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Lucrezia Gabrieli

Danzatrice

Lucrezia Gabrieli è una danzatrice nata a Verona nel 1995. Frequenta gli studi professionali presso l’Opus Ballet (FI), I.D.A. (RA) e studia all’estero seguendo corsi aperti.
Nel 2016 danza in “LaborAzione – Corpo di donna” di Leonardo Diana; nel 2017 è selezionata per Biennale College e studia con Loris Petrillo.
Nel 2018 partecipa al “Festival Cinema e Donne” (Firenze), “Arte in Vetrina (Tolmezzo, Udine, Grado) e {Te}che (Finale Ligure); presenta “Millimetro cubo” in PiattaformaA35 Fabbrica Europa e Scenari Contemporeanei ed è una delle giovani coreografe del CIMD Incubatore (Milano).
Nel  2019 partecipa a “TURNING_Orlando’s version” di Alessandro Sciarroni e viene selezionata per la coreografia progetto “Anghiari Dance Hub 2019”; continua a studiare con laboratori di coreografi internazionali ed è interessati a spettacoli per luoghi non convenzionali.




Lucrezia Gabrieli è una danzatrice nata a Verona nel 1995. Frequenta gli studi professionali presso l’Opus Ballet (FI), I.D.A. (RA) e studia all’estero seguendo corsi aperti.
Nel 2016 danza in “LaborAzione – Corpo di donna” di Leonardo Diana; nel 2017 è selezionata per Biennale College e studia con Loris Petrillo.
Nel 2018 partecipa al “Festival Cinema e Donne” (Firenze), “Arte in Vetrina (Tolmezzo, Udine, Grado) e {Te}che (Finale Ligure); presenta “Millimetro cubo” in PiattaformaA35 Fabbrica Europa e Scenari Contemporeanei ed è una delle giovani coreografe del CIMD Incubatore (Milano).
Nel  2019 partecipa a “TURNING_Orlando’s version” di Alessandro Sciarroni e viene selezionata per la coreografia progetto “Anghiari Dance Hub 2019”; continua a studiare con laboratori di coreografi internazionali ed è interessati a spettacoli per luoghi non convenzionali.

Questo contenuto appare solo nell' archivio.

Stretching one's arms again

Residenza di Lucrezia Gabrieli

Il progetto desiderava coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà.
L’interesse non è volto alla descrizione bensì a creare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di una porzione del reale. Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko e utilizzando il pretesto del codice cromatico, entriamo nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità.  Si è esplorato il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la fiducia, il coraggio di delimitare uno spazio di interazione in cui giocare con l’equilibrio, il ritmo, la vicinanza.
La scarpa da punta è stata qui utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui è semplice prolungamento del corpo.



Il progetto desiderava coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà.
L’interesse non è volto alla descrizione bensì a creare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di una porzione del reale. Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko e utilizzando il pretesto del codice cromatico, entriamo nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità.  Si è esplorato il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la fiducia, il coraggio di delimitare uno spazio di interazione in cui giocare con l’equilibrio, il ritmo, la vicinanza.
La scarpa da punta è stata qui utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui è semplice prolungamento del corpo.

Stretching one's arms again

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