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Tabit Rida

Fotografo

Rida Tabit, 25 anni, è nato a Marrakech, in Marocco. La sua passione per la fotografia nasce nel 2017 con un interesse verso la fotografia sociale e documentaristica. Il suo lavoro riflette principalmente la sua più importante fonte di ispirazione: la cultura marocchina. Nel 2020 ha co-fondato, insieme ad altri 13 giovani fotografi marocchini, il collettivo Noorseen. Nello stesso anno, dopo essersi laureato in Scienza Economiche e Sociali, ha iniziato a usare la fotografia come strumento di ricerca per esaminare proprio problemi di carattere sociale ed economico. Per Rida, la fotografia è un mezzo finalizzato a una migliore conoscenza del mondo, delle persone attorno a lui e di sè stesso.

Rida Tabit, 25 anni, è nato a Marrakech, in Marocco. La sua passione per la fotografia nasce nel 2017 con un interesse verso la fotografia sociale e documentaristica. Il suo lavoro riflette principalmente la sua più importante fonte di ispirazione: la cultura marocchina. Nel 2020 ha co-fondato, insieme ad altri 13 giovani fotografi marocchini, il collettivo Noorseen. Nello stesso anno, dopo essersi laureato in Scienza Economiche e Sociali, ha iniziato a usare la fotografia come strumento di ricerca per esaminare proprio problemi di carattere sociale ed economico. Per Rida, la fotografia è un mezzo finalizzato a una migliore conoscenza del mondo, delle persone attorno a lui e di sè stesso.

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Incubazioni Oniriche

Progetto di Laura Cionci

Incubazioni Oniriche

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If the wind blows in Florence...?

Presentazione della mostra
30 giugno 2021

Credits Kor D.L. O'Connell 2021
If the wind blows in Florence...?

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If the wind blows in Florence...?

Workshop al MAD
15 giugno 2021

Credits Kor D.L. O'Connell 2021
If the wind blows in Florence...?

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If the wind blows in Florence...?

Mostra dell'artista giapponese Mariko Hori, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art e Ailae

If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recen

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If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recente pandemia, con il suo carattere di catastrofe globale, invita a una nuova apertura e rispetto per l’equilibrio della natura, così come alla realizzazione di un profondo punto di contatto tra gli esseri umani e tutte le creature viventi.

L’installazione di Mariko Hori, curata da Renata Summo-O’Connell, ha incluso la partecipazione diretta di cittadini fiorentini che hanno risposto al suo invito disseminato via Instagram e ai giovani artisti Grazie ad una partnership con l’Accademia di Belle Arti, a immaginarsi una possibile continuazione dell’incipit ” Cosa accade se il vento soffia a Firenze?”.

Nelle sale e nelle celle al primo piano del MAD, immagini, suoni e parole, che il pubblico potrà udire e leggere, trascritte, invitano a partecipare in questa riflessione collettiva che Mariko Hori articola, sala dopo sala, creando e ricreando atmosfere e esperienze sensoriali con una particolare attenzione agli spazi tra gli spazi, il tempo tra i tempi, una costante nel lavoro artistico dell’artista.

Il lavoro è stato sviluppato in preparazione e durante il periodo di residenza artistica presso MAD Murate Art District, ispirato e nutrito dalla natura, la cultura e dal linguaggio vivo, in una Firenze che rinasce, in una era che è indubbiamente nuova.

” If the wind blows in Florence…” apre al pubblico il 30 giugno e sarà visitabile fino al 4 settembre 2021.

Per meglio comprendere i contenuti e le peculiarità della mostra è previsto un programma di visite guidate gratuite – che andrà avanti fino alla fine del mese – curate da un gruppo di studentesse dell’Accademia di Belle Arti, formate direttamente da Mariko Hori, Renata Summo O’Connell e dalla direttrice artistica di MAD, Valentina Gensini.
Si comincia mercoledì 7 luglio, per poi proseguire l’8, 9, 14, 15, 16, 20, 21, 22, 23, 27, 28, 29 e infine il 30 luglio, sempre con un doppio orario, alle 17:30 e alle 18:30.

In collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Ailae, Villa Romana e Numeroventi.
La mostra rientra all’interno del progetto Citizens, Fondazione CRF, in partnership con ABI Firenze.

Opening 30 giugno: dalle 14.30 alle 19.30 mostra aperta con prenotazione obbligatoria; 17.30 talk con l’artista Mariko Hori e la curatrice Renata Summo O’Connell e Valentina Gensini con prenotazione obbligatoria

 

If the wind blows in Florence...?

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Mishima Code Gallery

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

Mishima Code Gallery

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Mishima Code

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconog

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L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconografia di Mishima, a partire dai suoi romanzi e dai temi in essi trattati. In esposizione alcuni lavori inediti, site specific, e una selezione di installazioni pittorico digitali che si nutrono dei linguaggi e delle tecnologie contemporanee per dare vita a dispositivi artistici, presentate in esposizioni museali in Italia e Giappone negli ultimi 5 anni.

A cura del critico e filosofo Roberto Mastroianni, organizzata da fund4art, in collaborazione con MAD – Murate Art District, “Mishima Code” prosegue infatti il percorso iniziato al Palazzo Ducale di Genova con “Luce Spazio Tempo” nel 2013, al MAG di Amalfi e Palazzo Bufalini a Spoleto con “Persona” nel 2017, e un primo studio proprio su Mishima nel 2015 a Torino.

 

A partire da una formazione e da una pratica della pittura tradizionale giapponese, Fukushi Ito ha sviluppato una poetica contemporanea la cui natura espressiva si nutre dell’eredità dell’arte europea e italiana del ‘900. Da molti anni, la sua produzione si concentra su problemi di natura onto-antropologica che indagano l’emersione della realtà nello spazio e nel tempo, alla ricerca di un dialogo tra le forme di vita occidentali ed estremo orientali nel tentativo di dare risposta alle universali domande di senso dell’umanità. In questo percorso, le diverse figure esemplari di umanità con cui Ito si è confrontata danno vita a una galleria di personaggi notevoli di natura socio-politica e artistica che diventano una specie di galleria tipologica dal carattere esemplare, con cui lei entra in relazione. Tra tutti questi personaggi (Macchiavelli, Leonardo, Musashi, Fallaci,  Fontana…), Mishima ricopre un posto particolare.

“Mishima Code” consta di una ventina di opere di forme e dimensioni differenti divisi tra computer drawing e assemblage. In questi lavori, come ne “Il mare della fertilità”, “Algoritmo” o l’installazione a piramidi “Mishima P”, il carattere iconico viene ottenuto sovrapponendo immagini, foto realistiche di paesaggi, dei personaggi stessi, riproduzioni dei loro scritti e delle loro opere dando vita ad una rappresentazione virtuale che produce una realtà dilatata, anche grazie ad immagini digitali estratte dal mondo del web e della comunicazione televisiva, che sono successivamente stampate su pannelli di tela. La saturazione e la sovrapposizione delle immagini e la loro proiezione nell’ambiente espositivo, grazie all’uso della luce montata all’interno delle installazioni a forma di poliedro, restituisce la sensazione immersiva di una contemporaneità popolata di immagini e figure che circondano la nostra esistenza e formano il tessuto connettivo del mondo globalizzato. Così come le opere in trasparenza costituiscono un’installazione che partendo da immagini digitali interagiscono con la luce e le pellicole di rivestimento in un paziente lavoro di ri-composizione del reale. La mostra presenta il filo rosso della poetica e della sperimentazione su materiali e linguaggi. Tutte le serie realizzate dall’artista negli ultimi 30 anni portano il titolo “In the space and in the time”, visto l’interesse costante di Ito per la relazione tra la luce, l’ombra e la rappresentazione tecnologica.

 

Mishima Code” è quindi il dialogo differito nello spazio e nel tempo tra due artisti – Mishima e Ito – che tentano di unire, nella loro poetica e nella loro ricerca artistica, i linguaggi e i temi della ricerca estetica e della cultura dell’occidente europeo con quelli ereditati dalla tradizione estremo asiatica di riferimento. Non solo una mostra celebrativa, ma un percorso di riflessione e ricerca che ha portato Ito ad assumere e interpretare i temi sollevati da Mishima, rendendoli opere dal grande impatto emotivo e immaginario e dalla raffinata delicatezza visiva tipica di un’arte che si pone come ponte tra Oriente e Occidente. Il punto di partenza sono i libri, i temi, i titoli e le parole chiave della poetica di Mishima, scrittore, drammaturgo, saggista e poeta, a circa 50 anni dalla sua morte, avvenuta tramite Seppuku (suicidio rituale giapponese) per protestare contro l’occidentalizzazione del Giappone e la crisi e collasso dello spirito tradizionale nipponico e dell’etica dei Samurai cui era legato. Acceso nazionalista, ebbe notorietà anche come attore, regista cinematografico e artista marziale. Il dialogo di Ito con Mishima si nutre di opposizioni e somiglianze che permettono a questa relazione artistica di rappresentare iconicamente le contraddizioni del nostro tempo.

 

In occasione dell’inaugurazione, il 1 luglio alle ore 11.30, si terrà un incontro su Sopravvivenza, ricorrenza e trasformazione dei modelli culturali nell’arte, a cui parteciperanno l’artista Fukushi Ito, il curatore Roberto Mastroianni, Valentina Gensini, direttrice del MAD, Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini e founder di #Boycottmanels, e Luca Bravi, ricercatore presso il Dipartimento di Formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia (FORLILPSI) dell’Università di Firenze. Si parlerà di questione di genere, delle trasformazioni globali dei linguaggi artistici e del rapporto tra tradizione e innovazione. Completano l’iniziativa, la proiezione del cortometraggio “Fukushi Ito-Mishima”, a cura di Christian Velcich, e la nuova composizione musicale di Sachito Hata, creata appositamente per la mostra e dedicata a Yukio Mishima.

“Il valore esistenziale, si potrebbe dire antropologico e spirituale delle immagini ispirate al corpus letterario e biografico di Mishima diventano il terreno di gioco di una ricerca da parte di Fukushi Ito, che si snoda tra fotografia, computer drawing e scultura installativa e, nello stesso tempo, si presentano come un omaggio alla figura del grande scrittore giapponese, alla sua vita, produzione e poetica. – dice il curatore Roberto Mastroianni – La mostra è, infatti, il risultato di un’indagine in qualche modo etimologico-filosofica sui luoghi, i temi, i libri e la poetica di Mishima: Fukushi Ito ha realizzato le proprie opere a partire da un dialogo decennale con lo scrittore giapponese, articolandolo intorno ai temi, alle immagini e alle parole evocative della narrativa di Mishima (morte, onore, devozione, sigillo, desiderio, grazia, tradizione…), accettando la sollecitazione che proviene dai libri di Mishima, dai luoghi in cui sono ambientati e dalle tematiche socio-politiche che in essi sono affrontate”.

 

“Sono molto felice di festeggiare i miei 40 anni in Italia, e in particolare a Firenze, che è stata la prima città in cui ho vissuto in questo paese, è un bel traguardo proporre la mia mostra personale proprio qui!”. dichiara l’artista Fukushi Ito.

Mishima Code

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Mishima Code Audioguida

Audioguida alla mostra con Fukushi Ito, intervistata da Francesca Martini

Mishima Code Audioguida

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Fukushi Ito

Artista visivo

Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire

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Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. Da ciò deriva la predilezione nell’accostamento di materiali antichi a contemporanei, come la carta giapponese e i pigmenti all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass, alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led. In particolare è proprio la luce, lo strumento privilegiato che essa utilizza volutamente al fine di coinvolgere il pubblico con l’intento di amplificarne gli stimoli sensoriali. Il suo lavoro porta l’artista a entrare e uscire costantemente da due culture.

 

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Lee Campbell

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

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Kathryn Ashill

La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com


La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com

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Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

Progetto RIVA

Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

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Di queste luci si servirà la notte (2017) | Adrian Paci

Progetto RIVA 2021

Di queste luci si servirà la notte (2017) | Adrian Paci

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40.000 chiodi (2018), Tracce sul territorio (2018) | Paolo Masi

Progetto RIVA 2021

40.000 chiodi (2018), Tracce sul territorio (2018) | Paolo Masi

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Il diario popolare (2020)

Progetto RIVA 2021

Il diario popolare (2020)

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If the wind blows in Florence...?

di Mariko Hori, a cura di Renata Summo O'Connell

If the wind blows in Florence...?

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Il diario popolare (2020)

Progetto RIVA 2021

Il diario popolare (2020) è un archivio di memorie collettive costruito da cittadini che, attraverso la condivisione di interviste, ricordi e documenti, creano un museo dell’immateriale legato alla propria città. È qui presentato il capitolo riguardante l’Arno, composto dalle memorie sul fiume della comunità fiorentina, raccolte in videoregistrazioni e ettuate presso MAD, e da ricordi spontanei liberamente raccolti sul sito web.

Vuoi partecipare inviando il tuo racconto? Registrati seduto davanti a un muro bianco, poggiando il cellulare in orizzontale su un supporto stabile e invia il materiale a info.mad@musefirenze.it.
Lo condivideremo su ildiariopopolare.it.




Il diario popolare (2020) è un archivio di memorie collettive costruito da cittadini che, attraverso la condivisione di interviste, ricordi e documenti, creano un museo dell’immateriale legato alla propria città. È qui presentato il capitolo riguardante l’Arno, composto dalle memorie sul fiume della comunità fiorentina, raccolte in videoregistrazioni e ettuate presso MAD, e da ricordi spontanei liberamente raccolti sul sito web.

Vuoi partecipare inviando il tuo racconto? Registrati seduto davanti a un muro bianco, poggiando il cellulare in orizzontale su un supporto stabile e invia il materiale a info.mad@musefirenze.it.
Lo condivideremo su ildiariopopolare.it.


Il diario popolare (2020)

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Di queste luci si servirà la notte (2017) | Adrian Paci

Progetto RIVA 2021

Ho immaginato un passaggio, una barca che va sul fiume, una presenza che è, in qualche modo, naturale per un fiume. Ho voluto aggiungere anche un gesto di rottura, rumoroso: un generatore che nutre con la propria energia la luce di fili, fibre ottiche che vanno sotto l’acqua nella profondità del fiume Arno.
È una profondità misteriosa perché nascosta dalla torbidezza delle acque, e i fili tentano di portare la luce, di pescare l’immagine del fondo del fiume.”

Di queste luci si servirà la notte (2017) testimonia una lunga permanenza creativa di Adrian Paci a Firenze: all’invito del Progetto RIVA l’artista albanese rispose prima con una performance sul fiume ed in seguito con la video-installazione omonima.
Lo scheletro sospeso di una barca con una coda di filamenti che illuminano l’ambiente circostante richiama l’esperienza performativa che è poeticamente narrata dal video.

Un renaiolo naviga l’Arno dalla sua piccola imbarcazione e con gesti lenti e



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Ho immaginato un passaggio, una barca che va sul fiume, una presenza che è, in qualche modo, naturale per un fiume. Ho voluto aggiungere anche un gesto di rottura, rumoroso: un generatore che nutre con la propria energia la luce di fili, fibre ottiche che vanno sotto l’acqua nella profondità del fiume Arno.
È una profondità misteriosa perché nascosta dalla torbidezza delle acque, e i fili tentano di portare la luce, di pescare l’immagine del fondo del fiume.”

Di queste luci si servirà la notte (2017) testimonia una lunga permanenza creativa di Adrian Paci a Firenze: all’invito del Progetto RIVA l’artista albanese rispose prima con una performance sul fiume ed in seguito con la video-installazione omonima.
Lo scheletro sospeso di una barca con una coda di filamenti che illuminano l’ambiente circostante richiama l’esperienza performativa che è poeticamente narrata dal video.

Un renaiolo naviga l’Arno dalla sua piccola imbarcazione e con gesti lenti e cadenzati muove i fili luminosi che si immergono nelle acque del fiume alla ricerca di nuove luci e nuovi significati nascosti.
La scia illumina il fondale torbido e misterioso dell’Arno in una poetica indagine archeologica del fiume che poco mostra e molto nasconde.

Il silenzio dell’azione è rotto dal suono di un generatore di corrente che attiva le fibre ottiche: l’artista lo ha scelto, come in altre opere, ricordando il rumore dei generatori che illuminavano le abitazioni della sua Albania, ricreando una sorta di paesaggio sonoro emozionale.
“Di queste luci si servirà la notte è un tentativo di creare un dialogo tra la superficie e la profondità, tra la luce e il buio; e l’uomo, che diventa un attivatore di questo dialogo, senza pretendere di risolverlo, senza pretendere di svelare tutto, di portare tutto alla conoscenza”.
L’opera, prodotta dal Progetto RIVA, fu esposta per la prima volta al Museo Novecento nella mostra dedicata all’artista che coinvolse anche le Murate. In seguito è stata presentata alla National Gallery of Arts di Tirana per la prima monografica dedicata ad Adrian Paci nel suo Paese nel 2019, prima di tornare a Firenze
in questa occasione.


Di queste luci si servirà la notte (2017) | Adrian Paci

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40.000 chiodi (2018) | Paolo Masi

Progetto RIVA 2021

40.000 chiodi (2018) contrassegna permanentemente la seconda cella al terzo piano delle Murate dopo il lungo lavoro realizzato su commissione del Progetto RIVA per la mostra QUI (2018). La parete, una sorta di mappa geografica del dolore, ha preso vita in maniera circostanziata, nel progredire spontaneo del lavoro e nella reazione stessa del muro e del suo disgregarsi sotto la vibrazione del martello e la ferita dei chiodi.

In questo luogo prima di clausura e poi di detenzione, Masi ha voluto restituire il legame obbligato di chi abitava le celle prigioniero delle loro pareti, allo stesso tempo ostili e rappresentanti l’unica alterità con cui al detenuto è dato rapportarsi. Da qui nasce la contrapposizione con il fiume, in eterno movimento, le cui acque non abitano mai lo stesso luogo.



40.000 chiodi (2018) contrassegna permanentemente la seconda cella al terzo piano delle Murate dopo il lungo lavoro realizzato su commissione del Progetto RIVA per la mostra QUI (2018). La parete, una sorta di mappa geografica del dolore, ha preso vita in maniera circostanziata, nel progredire spontaneo del lavoro e nella reazione stessa del muro e del suo disgregarsi sotto la vibrazione del martello e la ferita dei chiodi.

In questo luogo prima di clausura e poi di detenzione, Masi ha voluto restituire il legame obbligato di chi abitava le celle prigioniero delle loro pareti, allo stesso tempo ostili e rappresentanti l’unica alterità con cui al detenuto è dato rapportarsi. Da qui nasce la contrapposizione con il fiume, in eterno movimento, le cui acque non abitano mai lo stesso luogo.


40.000 chiodi (2018) | Paolo Masi

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Tracce sul territorio (2018) | Paolo Masi

Progetto RIVA 2021

Tracce sul territorio comprende due serie di polaroid realizzate nel corso della residenza artistica dell’autore presso MAD per il Progetto RIVA nel 2018.
Dedicati uno al Complesso delle Murate e l’altro al fiume Arno, i due cicli, uno a colori e l’altro in bianco e nero, qui rappresentati in una selezione significativa, uniscono i due luoghi non solo dal punto di vista concettuale, ma anche stilistico.

Le serie di polaroid, realizzate fino dagli anni Settanta, testimoniano l’attenzione ossessiva dell’artista per il segno. Negli scatti ravvicinati lo sguardo dissolve il contesto e si concentra unicamente sulle tracce, impronte umane o naturali, cristallizzate dalla fotografia che ne restituisce racconti cifrati, sequenze iconiche e preziose capaci di rappresentare l’anima profonda dei luoghi.




Tracce sul territorio comprende due serie di polaroid realizzate nel corso della residenza artistica dell’autore presso MAD per il Progetto RIVA nel 2018.
Dedicati uno al Complesso delle Murate e l’altro al fiume Arno, i due cicli, uno a colori e l’altro in bianco e nero, qui rappresentati in una selezione significativa, uniscono i due luoghi non solo dal punto di vista concettuale, ma anche stilistico.

Le serie di polaroid, realizzate fino dagli anni Settanta, testimoniano l’attenzione ossessiva dell’artista per il segno. Negli scatti ravvicinati lo sguardo dissolve il contesto e si concentra unicamente sulle tracce, impronte umane o naturali, cristallizzate dalla fotografia che ne restituisce racconti cifrati, sequenze iconiche e preziose capaci di rappresentare l’anima profonda dei luoghi.


Tracce sul territorio (2018) | Paolo Masi

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Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

Progetto RIVA 2021

Un passato fuori dal tempo (2019) propone un paesaggio surreale: oggetti cristallizzati dai fanghi in memoria della grande alluvione del 1966 a Firenze divengono un insolito, eppur familiare, teatro di una rinascita post-apocalittica. Questo paesaggio fuori dal tempo realizzato dall’artista cinese in residenza presso MAD, evoca la spiritualità e il comportamento della comunità in occasione di grandi eventi catastrofici, a seguito dei quali la vita rinasce, riprende le proprie consuetudini, ritrova la capacità di creare e produrre. Concepita in epoca pre-pandemica, l’opera può essere oggi riletta come un segno di speranza verso una nuova rinascita.

L’opera è stata selezionata all’interno dei lavori realizzati nel corso delle residenze artistiche China Project, nell’ambito degli scambi MAD tra Italia e Cina, in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Sichuan e Zhong Art International.



Un passato fuori dal tempo (2019) propone un paesaggio surreale: oggetti cristallizzati dai fanghi in memoria della grande alluvione del 1966 a Firenze divengono un insolito, eppur familiare, teatro di una rinascita post-apocalittica. Questo paesaggio fuori dal tempo realizzato dall’artista cinese in residenza presso MAD, evoca la spiritualità e il comportamento della comunità in occasione di grandi eventi catastrofici, a seguito dei quali la vita rinasce, riprende le proprie consuetudini, ritrova la capacità di creare e produrre. Concepita in epoca pre-pandemica, l’opera può essere oggi riletta come un segno di speranza verso una nuova rinascita.

L’opera è stata selezionata all’interno dei lavori realizzati nel corso delle residenze artistiche China Project, nell’ambito degli scambi MAD tra Italia e Cina, in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Sichuan e Zhong Art International.


Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

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Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang
Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

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Benedetta Manfriani

Artista visiva e cantante

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Janine Gaëlle Dieudji

co-fondatore e direttore Black History Month Florence

Janine Gaëlle Dieudji è di nazionalità francese e camerunese, laureata in Cultura e Relazioni Internazionali dell’Università di Lione 3 in Francia. Ha conseguito un Master in Scienze Politiche presso l’Università di Parigi 2 Panthéon Assas. Da sei anni vive a Firenze, una città di cui si è innamorata. È così che Firenze è diventata la sua casa e il luogo dove ha iniziato a costruire la sua carriera di professionista dell’arte. Si considera una “multilocale”, credendo che apparteniamo a tutti i luoghi in cui abbiamo vissuto. La casa è il luogo dove la mente può creare e sentirsi riposata allo stesso tempo. È a questo che serve il viaggio della vita, a esplorare per diventare la persona che decidiamo di essere.

Janine Gaëlle Dieudji è di nazionalità francese e camerunese, laureata in Cultura e Relazioni Internazionali dell’Università di Lione 3 in Francia. Ha conseguito un Master in Scienze Politiche presso l’Università di Parigi 2 Panthéon Assas. Da sei anni vive a Firenze, una città di cui si è innamorata. È così che Firenze è diventata la sua casa e il luogo dove ha iniziato a costruire la sua carriera di professionista dell’arte. Si considera una “multilocale”, credendo che apparteniamo a tutti i luoghi in cui abbiamo vissuto. La casa è il luogo dove la mente può creare e sentirsi riposata allo stesso tempo. È a questo che serve il viaggio della vita, a esplorare per diventare la persona che decidiamo di essere.

Justin Randolph Thompson

co-fondatore e direttore Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson è un artista dei nuovi media, facilitatore culturale ed educatore nato a Peekskill, NY nel ’79. Vive tra l’Italia e gli Stati Uniti dal 1999, Thompson è co-fondatore e direttore del Black History Month Florence, un’esplorazione sfaccettata delle culture diasporiche africane e africane nel contesto dell’Italia fondata nel 2016.
Thompson ha ricevuto il Louise Comfort Tiffany Award, il Franklin Furnace Fund Award, il Visual Artist Grant della Fundacion Marcelino Botin, due Foundation for Contemporary Arts Emergency Grants, una Jerome Fellowship dal Franconia Sculpture Park e una Emerging Artist Fellowship dal Socrates Sculpture Park. La sua vita e il suo lavoro cercano di approfondire le discussioni sulla stratificazione socio-culturale e l’organizzazione gerarchica, impiegando comunità temporanee e fugaci come monumenti e promuovendo progetti che collegano l’attivismo sociale del discorso accademico e le strategie di network

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Justin Randolph Thompson è un artista dei nuovi media, facilitatore culturale ed educatore nato a Peekskill, NY nel ’79. Vive tra l’Italia e gli Stati Uniti dal 1999, Thompson è co-fondatore e direttore del Black History Month Florence, un’esplorazione sfaccettata delle culture diasporiche africane e africane nel contesto dell’Italia fondata nel 2016.
Thompson ha ricevuto il Louise Comfort Tiffany Award, il Franklin Furnace Fund Award, il Visual Artist Grant della Fundacion Marcelino Botin, due Foundation for Contemporary Arts Emergency Grants, una Jerome Fellowship dal Franconia Sculpture Park e una Emerging Artist Fellowship dal Socrates Sculpture Park. La sua vita e il suo lavoro cercano di approfondire le discussioni sulla stratificazione socio-culturale e l’organizzazione gerarchica, impiegando comunità temporanee e fugaci come monumenti e promuovendo progetti che collegano l’attivismo sociale del discorso accademico e le strategie di networking del fai da te in incontri annuali e biennali, condivisione e gesti di collettività.

Kiluanji Kia Henda

Luanda-Angola, 1979, Kiluanji Kia Henda è un autodidatta con un profondo trampolino di lancio in questo  campo poichè viene da una famiglia di appassionati di fotografia. Il suo taglio concettuale è stato affinato grazie alla sua immersione anche nei campi della musica, nel teatro d’avanguardia e collaborando con un collettivo di artisti emergenti nella scena artistica di Luanda. Kia Henda ha partecipato a diversi programmi di residenza in città come Venezia, Città del Capo, Parigi, Amman e Sharjah, New York e Arles.

Le mostre personali selezionate da Kia Henda includono Something Happen on the Way to Heaven, al Museo di Arte di Nuoro (2020), The Isle of Venus al Museo di Lovanio a Leuven (2020),  A City Called Mirage all’International Studio and Curatorial Program (ISCP) di New York (2017), In the Days of a Dark Safari alla Galeria Filomena Soares di Lisbona e alla Goodman Gallery di Cape Town (2017) e Self-Portrait As A White Man alla Galleria Fonti di Napoli (2010

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Luanda-Angola, 1979, Kiluanji Kia Henda è un autodidatta con un profondo trampolino di lancio in questo  campo poichè viene da una famiglia di appassionati di fotografia. Il suo taglio concettuale è stato affinato grazie alla sua immersione anche nei campi della musica, nel teatro d’avanguardia e collaborando con un collettivo di artisti emergenti nella scena artistica di Luanda. Kia Henda ha partecipato a diversi programmi di residenza in città come Venezia, Città del Capo, Parigi, Amman e Sharjah, New York e Arles.

Le mostre personali selezionate da Kia Henda includono Something Happen on the Way to Heaven, al Museo di Arte di Nuoro (2020), The Isle of Venus al Museo di Lovanio a Leuven (2020),  A City Called Mirage all’International Studio and Curatorial Program (ISCP) di New York (2017), In the Days of a Dark Safari alla Galeria Filomena Soares di Lisbona e alla Goodman Gallery di Cape Town (2017) e Self-Portrait As A White Man alla Galleria Fonti di Napoli (2010).

Kia Henda ha partecipato a mostre collettive presso numerose istituzioni, tra cui Barbican Art Center di Lonodon (2020), Migros Museum di Zurigo (2020), Centre Georges Pompidou di Parigi (2020), Zeitz MOCAA di Città del Capo (2019), Tate Modern di Londra (2019), MAAT di Lisbona (2018), il National Museum of African Art – Smithsonian Institution di Washington D.C. (2015) e il Guggenheim Museum di Bilbao (2015).

Il suo lavoro è stato esposto alla Biennale di Gwangju (2018), all’Assemblea di Bergen (2013), alla Biennale di San Paolo (2010), alla Biennale di Venezia (2007) e alla Triennale di Luanda (2007). Nel 2017, Kia Henda ha ricevuto il Frieze Artist Award.

Ha presentato la sua opera The Fortress nel cortile della Somerset House (Londra) nel 2019. L’artista ha vinto il premio nazionale per la cultura e le arti dell’Angola nel 2012. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche, tra cui la Tate Modern (Londra), il Museo d’Arte Moderna (Varsavia), il Centre George Pompidou (Parigi), il Pérez Art Museum (Miami) e la Coleção de Arte Moderna Calouste Gulbenkian (Lisbona).

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The isle of Venus | Kiluanji Kia Henda A cura di BHMF 2021

L’isola di Venere è una meditazione sulla miopia socio-psicologica. autoimposta prodotta dalla trasformazione delle città in siti museali tematici, ancorati al romanticismo del Rinascimento o al fascino grintoso del medievale.

La mentalità isolana si riferisce all’idea che l’isolamento e la mancanza di considerazione per tutto ciò che è al di là dei propri confini produce un senso di superiorità insulare nella sua desensibilizzazione. Nel nostro caso questo aggettivo non è riservato a coloro che sono geograficamente “tagliati fuori “, ma si riversa su quelle società così abitualmente impegnate a stabilire i termini, le norme, i canoni, i confini e i valori su cui prosperano, che raramente si accorgono della finzione intensamente costruita dal loro lavoro .

L’isola di Venere è una meditazione sulla miopia socio-psicologica prodotta dalla trasformazione delle città in siti museali tematici, ancorati al romanticismo del Rinascimento o al fascino grintoso del medievale. Parte integrante di questa patina è l’allontanamento di tutte le realtà non allineate, capaci invece di evocare  efficacemente le basi sociali di questo sbarramento coerente.

In collaborazione con M

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La mentalità isolana si riferisce all’idea che l’isolamento e la mancanza di considerazione per tutto ciò che è al di là dei propri confini produce un senso di superiorità insulare nella sua desensibilizzazione. Nel nostro caso questo aggettivo non è riservato a coloro che sono geograficamente “tagliati fuori “, ma si riversa su quelle società così abitualmente impegnate a stabilire i termini, le norme, i canoni, i confini e i valori su cui prosperano, che raramente si accorgono della finzione intensamente costruita dal loro lavoro .

L’isola di Venere è una meditazione sulla miopia socio-psicologica prodotta dalla trasformazione delle città in siti museali tematici, ancorati al romanticismo del Rinascimento o al fascino grintoso del medievale. Parte integrante di questa patina è l’allontanamento di tutte le realtà non allineate, capaci invece di evocare  efficacemente le basi sociali di questo sbarramento coerente.

In collaborazione con MAD Murate Art District
fino al 28/02 MAD Murate Art District, Sala Anna Banti

The isle of Venus | Kiluanji Kia Henda A cura di BHMF 2021

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Victor Fotso Nyie

Scultore

Victor Fotso Nyie è nato nel 1990 a Douala, in Camerun e vive e lavora a Faenza. Nel 2018 ha frequentato il Biennio di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha frequentato l’Istituito Tecnico Superiore Tonito Emiliani / Diploma di Tecnico Superiore per la progettazione e prototipazione di prodotti ceramici, Faenza, IT nel 2015. La sua ricerca artistica lo porta ad esplorare la varietà e la bellezza umana, senza dimenticare una dimensione spirituale. Crea opere che richiamano la sua terra d’origine, l’Africa, che si fondono con altre che descrivono metaforicamente il mondo globalizzato in cui viviamo. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali tra cui The Armory show, New York city 2020, Stand P420 gallery,(2020), III Biennale d’Arte don Franco Patruno, a cura di Gianni Ceroli, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO) (2020).To be going to, a cura di Francesca Bertazzoni & Davide Ferri, P420, (2019) Nel 2020 partecipa al

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Victor Fotso Nyie è nato nel 1990 a Douala, in Camerun e vive e lavora a Faenza. Nel 2018 ha frequentato il Biennio di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha frequentato l’Istituito Tecnico Superiore Tonito Emiliani / Diploma di Tecnico Superiore per la progettazione e prototipazione di prodotti ceramici, Faenza, IT nel 2015. La sua ricerca artistica lo porta ad esplorare la varietà e la bellezza umana, senza dimenticare una dimensione spirituale. Crea opere che richiamano la sua terra d’origine, l’Africa, che si fondono con altre che descrivono metaforicamente il mondo globalizzato in cui viviamo. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali tra cui The Armory show, New York city 2020, Stand P420 gallery,(2020), III Biennale d’Arte don Franco Patruno, a cura di Gianni Ceroli, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO) (2020).To be going to, a cura di Francesca Bertazzoni & Davide Ferri, P420, (2019) Nel 2020 partecipa al progetto Research Residency per BHMF, OCAD University, (Firenze). Vincitore di vari premi tra cui il Premio Roberto Daolio, 2018 la III Biennale d’Arte Don Franco Patruno, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO), (2019). Tra le sue prossime mostre il Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO), IT (solo) (2020) e la Biennale del Mediterraneo, Repubblica di San Marino (2020).

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Francis Offman

Artista

Francis Offman è nato a Butare, in Ruanda, nel 1987. Si è trasferito in Italia nel 1999. Vive e lavora a Bologna. Dopo aver studiato Scienze dell’Amministrazione all’Università degli Studi di Milano ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove ha studiato Pittura con Luca Bertolo. Nel 2018-2019 ha partecipato a diverse mostre collettive tra cui Tragitti divaganti, distrazioni da una meta durante Open Tour 2018. Nello stesso anno partecipa al workshop Q-Rated a Nuoro promosso dalla Quadriennale di Roma. Nel 2020 partecipa alla YGBI Research Residency organizzata dal Black History Month Florence in collaborazione con Ontario College of Art and Design di Firenze. È uno degli artisti selezionati di Mediterranea 19 – Biennale Giovani Artisti (San Marino, 2021).

Francis Offman è nato a Butare, in Ruanda, nel 1987. Si è trasferito in Italia nel 1999. Vive e lavora a Bologna. Dopo aver studiato Scienze dell’Amministrazione all’Università degli Studi di Milano ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove ha studiato Pittura con Luca Bertolo. Nel 2018-2019 ha partecipato a diverse mostre collettive tra cui Tragitti divaganti, distrazioni da una meta durante Open Tour 2018. Nello stesso anno partecipa al workshop Q-Rated a Nuoro promosso dalla Quadriennale di Roma. Nel 2020 partecipa alla YGBI Research Residency organizzata dal Black History Month Florence in collaborazione con Ontario College of Art and Design di Firenze. È uno degli artisti selezionati di Mediterranea 19 – Biennale Giovani Artisti (San Marino, 2021).

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Emmanuel Yoro

Visual artist

Emmanuel Yoro è un artista visivo italiano di origine ivoriana che lavora tra Vicenza e Milano. Adottando una pratica artistica che abbraccia collage, design, moda, grafica e fotografia, scompone in immagini le questioni delle molteplici sfaccettature della sua identità culturale e le diverse sfumature della queerness.

Una sensibilità afro-diasporica e un’estetica cruda e monocromatica caratterizzano la sua ricerca e la sua recente produzione artistica, sempre nel tentativo di una più ampia ridefinizione del sé che dimora nel simposio tra passato e presente, tra memoria e immaginazione.

Emmanuel Yoro è un artista visivo italiano di origine ivoriana che lavora tra Vicenza e Milano. Adottando una pratica artistica che abbraccia collage, design, moda, grafica e fotografia, scompone in immagini le questioni delle molteplici sfaccettature della sua identità culturale e le diverse sfumature della queerness.

Una sensibilità afro-diasporica e un’estetica cruda e monocromatica caratterizzano la sua ricerca e la sua recente produzione artistica, sempre nel tentativo di una più ampia ridefinizione del sé che dimora nel simposio tra passato e presente, tra memoria e immaginazione.

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Raziel Perin

Artista

Raziel Perin è nato nel 1992 nella Repubblica Dominicana. Ha ricevuto un BFA in Arti Visive alla Naba Milano. Attingendo alla sua esperienza personale, alle associazioni mentali e ai riferimenti culturali, Raziel Perin crea opere d’arte misteriose, inaspettate e dirette che richiamano precisi momenti di chiarezza e densi ricordi che evocano la complessità del processo di riconciliazione dell’identità diasporica liberata dagli stereotipi occidentali. Perin è nato nell’entroterra della Repubblica Dominicana, dove ha vissuto fino all’età di quattro anni. Nel 1996 si trasferisce nel Nord Italia con la madre. La sua produzione artistica prende forma tra due realtà molto distanti, radicate nel bisogno di essere accettato come “l’Altro” e allo stesso tempo sentendo il dovere di sopprimere la parte sensibile della sua storia personale, che riemerge costantemente. L’introspezione e la riconnessione con gli echi di quei legami ancestrali che

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Raziel Perin è nato nel 1992 nella Repubblica Dominicana. Ha ricevuto un BFA in Arti Visive alla Naba Milano. Attingendo alla sua esperienza personale, alle associazioni mentali e ai riferimenti culturali, Raziel Perin crea opere d’arte misteriose, inaspettate e dirette che richiamano precisi momenti di chiarezza e densi ricordi che evocano la complessità del processo di riconciliazione dell’identità diasporica liberata dagli stereotipi occidentali. Perin è nato nell’entroterra della Repubblica Dominicana, dove ha vissuto fino all’età di quattro anni. Nel 1996 si trasferisce nel Nord Italia con la madre. La sua produzione artistica prende forma tra due realtà molto distanti, radicate nel bisogno di essere accettato come “l’Altro” e allo stesso tempo sentendo il dovere di sopprimere la parte sensibile della sua storia personale, che riemerge costantemente. L’introspezione e la riconnessione con gli echi di quei legami ancestrali che sembravano essere stati recisi in questo processo di “sbiancamento” ne sono il risultato e si incanalano in disegni, dipinti, sculture e installazioni che uniscono e sintetizzano una serie di elementi ricorrenti. Il suo corpo di lavoro trasmette un’irresistibile metafora visiva degli strati di memoria personale e della storia culturale che informano e intensificano la sua esperienza del presente.

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Binta Diaw

Visual artist

Binta Diaw, nata nel 1995, è un’artista visiva senegalese-italiana con sede a Milano.

La sua ricerca è volta alla creazione di installazioni di varie dimensioni e opere che commentano fenomeni sociali come la migrazione, l’immigrazione e l’antropologia, ma anche come il suo corpo si relaziona con la natura e le nozioni di identità. Sfidando lo sguardo occidentale attraverso una realtà sovvertita, la sua pratica mette in discussione le percezioni di italianità e africanità in relazione al suo patrimonio culturale e alla sua educazione.

Abbracciando l’arte visiva con una metodologia fortemente intersezionale, afro-diasporica e femminista basata su un’esperienza fisica e personale, è in grado di esplorare i molteplici strati del suo essere una persona di colore, il suo essere come corpo sociale e la sua posizione come donna nera in un contesto occidentale.

Ha studiato Belle Arti all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e ha ottenuto un MA al

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Binta Diaw, nata nel 1995, è un’artista visiva senegalese-italiana con sede a Milano.

La sua ricerca è volta alla creazione di installazioni di varie dimensioni e opere che commentano fenomeni sociali come la migrazione, l’immigrazione e l’antropologia, ma anche come il suo corpo si relaziona con la natura e le nozioni di identità. Sfidando lo sguardo occidentale attraverso una realtà sovvertita, la sua pratica mette in discussione le percezioni di italianità e africanità in relazione al suo patrimonio culturale e alla sua educazione.

Abbracciando l’arte visiva con una metodologia fortemente intersezionale, afro-diasporica e femminista basata su un’esperienza fisica e personale, è in grado di esplorare i molteplici strati del suo essere una persona di colore, il suo essere come corpo sociale e la sua posizione come donna nera in un contesto occidentale.

Ha studiato Belle Arti all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e ha ottenuto un MA all’ESAD Grenoble-Valence, in Francia. Nel 2018 si è trasferita in Germania per uno stage presso SAVVY Contemporary, a Berlino. Nel 2020 debutta con la sua prima personale alla Galleria Giampaolo Abbondio di Milano.

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Gettare il Sasso e nascondere la mano | BHMF 2021

Questa mostra impegna l'ostinazione socio-spirituale che riconosce l'ovvio ma è consapevole di ciascuno di noi come custodi di un'agenzia poco riconosciuta.

Gettare il Sasso e nascondere la mano è una mostra collettiva dedicata agli artisti della prima edizione della YGBI Research Residency sviluppata in collaborazione con OCAD e The Student Hotel nel febbraio 2020 sotto la guida di Andrea Fatona e Leaf Jerlefia. La residenza riflette su spazi di non-performatività, sulla collettività e sulla nozione di diaspora. Riunendo cinque artisti afro- discendenti di età inferiore ai 35 anni e residenti in Italia, la mostra progettata per le celle di Murate Art District abbraccia una serie di narrazioni collettive che collegano la spiritualità e i riti afro-discendenti all’educazione, la storia coloniale e la sua materialità all’attivismo storico. La mostra è radicalmente fondata su un approccio sperimentale alla condivisione collettiva dello spazio.

La frase Gettare il sasso e nascondere la mano è stata pronunciata da Cécile Kyenge come una descrizione di un futile tentativo di non essere ritenuto responsabile per l’at

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Gettare il Sasso e nascondere la mano è una mostra collettiva dedicata agli artisti della prima edizione della YGBI Research Residency sviluppata in collaborazione con OCAD e The Student Hotel nel febbraio 2020 sotto la guida di Andrea Fatona e Leaf Jerlefia. La residenza riflette su spazi di non-performatività, sulla collettività e sulla nozione di diaspora. Riunendo cinque artisti afro- discendenti di età inferiore ai 35 anni e residenti in Italia, la mostra progettata per le celle di Murate Art District abbraccia una serie di narrazioni collettive che collegano la spiritualità e i riti afro-discendenti all’educazione, la storia coloniale e la sua materialità all’attivismo storico. La mostra è radicalmente fondata su un approccio sperimentale alla condivisione collettiva dello spazio.

La frase Gettare il sasso e nascondere la mano è stata pronunciata da Cécile Kyenge come una descrizione di un futile tentativo di non essere ritenuto responsabile per l’attuazione di violenza sfacciata e intenzionale. La sua è stata una risposta alle mani platealmente nascoste, responsabili del danno sociale e del sostentamento di valori fratturati.

Questa mostra impegna l’ostinazione socio-spirituale che riconosce l’ovvio ma è consapevole di ciascuno di noi come custodi di un’agenzia poco riconosciuta. Le opere costituiscono un invito alla capacità collettiva di sviluppare strategie di resistenza ma anche una critica in relazione alla miopia dell’individualismo egoico. Il progetto nasce sulla scia di una serie di mostre personali che si sono svolte presso il Museo MA*GA nell’ambito del progetto di ricerca The Recovery Plan che è stato messo in pausa dalla seconda fase di serrate nell’autunno 2020 ed è accompagnato da cinque volumi monografici on line ciascuno dedicato a uno degli artisti coinvolti.

In collaborazione con MAD Murate Art District
fino al 28/02 MAD Murate Art District, celle, piano 1

Gettare il Sasso e nascondere la mano | BHMF 2021

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Constanza Villarreal

Visual Artist

Nata in Argentina (1978) , vive e lavora a Roma. Artista tessile, della ceramica e della carta.
Gli oggetti quotidiani nel contesto domestico e le situazioni di vita ordinaria le danno un terreno da cui esplorare la poetica del quotidiano. Essi costituiscono il punto di partenza da cui esplora la nozione di abitazione. L’interesse che ha per lo spazio che abitiamo e per come lo abitiamo deriva dalle esperienze di vita, specialmente quella della migrazione e della maternità.
Inizia a lavorare con vecchia biancheria da casa, trovata, regalata o ereditata, trattandola e sbiancandola per creare una superficie di recupero su cui lavorare. Macchie, strappi e altri segni d’uso li popolano come passi dimenticati attraverso un paesaggio, trasmettendo un senso di presenza temporanea. A tutte queste tracce aggiunge le sue.
Col tempo, le macchie e i segni diventano un punto fermo del linguaggio visivo. Con materiali acquosi crea inchiostri dai paesaggi che incontra. Resti bruciati di


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Nata in Argentina (1978) , vive e lavora a Roma. Artista tessile, della ceramica e della carta.
Gli oggetti quotidiani nel contesto domestico e le situazioni di vita ordinaria le danno un terreno da cui esplorare la poetica del quotidiano. Essi costituiscono il punto di partenza da cui esplora la nozione di abitazione. L’interesse che ha per lo spazio che abitiamo e per come lo abitiamo deriva dalle esperienze di vita, specialmente quella della migrazione e della maternità.
Inizia a lavorare con vecchia biancheria da casa, trovata, regalata o ereditata, trattandola e sbiancandola per creare una superficie di recupero su cui lavorare. Macchie, strappi e altri segni d’uso li popolano come passi dimenticati attraverso un paesaggio, trasmettendo un senso di presenza temporanea. A tutte queste tracce aggiunge le sue.
Col tempo, le macchie e i segni diventano un punto fermo del linguaggio visivo. Con materiali acquosi crea inchiostri dai paesaggi che incontra. Resti bruciati di un incendio selvaggio, resti botanici e domestici o oggetti urbani arrugginiti trovati per strada, attraversano il suo lavoro, trasformati in pigmenti di colore e luminosità unici.

Constanza Villareal, Artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

Artista

Constanza Villareal, Artista
STAY WITH ME Art in turbolent times
Constanza Villareal, Artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

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Mariko Hori

Artista

Nata a Hyogo, in Giappone, attualmente abita ad Amsterdam dopo aver vissuto a Belgrado, Serbia, negli ultimi anni. Mariko ha partecipato a numerose Biennali tra cui la Biennale di Nakanojo 2019 ( https://nakanojo-biennale.com/english) e la Settimana della Cultura 2019 a Plovdiv, Capitale Europea della Cultura, in Bulgaria; ha collaborato recentemente con Olfactory Oosterdok di Amsterdam, e sarà presente alla Folkstone Triennale 2021.
Mariko è stata un’architetto di successo che a un certo punto ha capito che non occorreva costruire più case ma piuttosto accrescere e veicolare la conoscenza e la comunicazione della storia attraverso l’arte (https://marikohori.space/). Da quel momento, Mariko è costantemente a alla ricerca di atmosfere da ricreare nelle sue installazioni.
Il progetto di Mariko per la sua prima residenza in Italia, la recente residenza Artegiro, è stato descritto dall’artista giapponese come un “pensare all’ambiente e al senso dell’esiste

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Nata a Hyogo, in Giappone, attualmente abita ad Amsterdam dopo aver vissuto a Belgrado, Serbia, negli ultimi anni. Mariko ha partecipato a numerose Biennali tra cui la Biennale di Nakanojo 2019 ( https://nakanojo-biennale.com/english) e la Settimana della Cultura 2019 a Plovdiv, Capitale Europea della Cultura, in Bulgaria; ha collaborato recentemente con Olfactory Oosterdok di Amsterdam, e sarà presente alla Folkstone Triennale 2021.
Mariko è stata un’architetto di successo che a un certo punto ha capito che non occorreva costruire più case ma piuttosto accrescere e veicolare la conoscenza e la comunicazione della storia attraverso l’arte (https://marikohori.space/). Da quel momento, Mariko è costantemente a alla ricerca di atmosfere da ricreare nelle sue installazioni.
Il progetto di Mariko per la sua prima residenza in Italia, la recente residenza Artegiro, è stato descritto dall’artista giapponese come un “pensare all’ambiente e al senso dell’esistenza, cercando una nuova architettura”. L’artista indica come oggetto del suo interesse “quell’aura particolare, quell’atmosfera di cui godono solo le cose che sono esistite da lungo tempo, che è costituita dal tempo, dallo spazio che scorre”, descrivendo questa atmosfera speciale come ‘un senso dell’esistenza’ ( qualcosa al di là del significato concettuale) , il MA 間 MA, parola giapponese che estende il concetto di spazio negativo oltre, per definire un continuum che abbraccia il tempo e lo spazio.

Per maggiori dettagli sul lavoro di Mariko, consultare il link: https://marikohori.space/biography

 

Susanna Schoenberg, artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

Artista

Susanna Schoenberg,
artista
STAY WITH ME Art in turbolent times
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Francesco Pellegrino

Musicista e artista visivo

Francesco Pellegrino è un artista multimediale e musicista; i suoi lavori includono musica elettroacustica, performance e installazioni. Come musicista si esibisce in concerti elettroacustici per strumenti vari (tra cui sax, tromba, clarinetto e vari oggetti) e live electronics; suona nel trio elettroacustico3D3, con Maurizio Montini e Andrea Venturoli. Come artista crea installazioni della forte componente sonora, ambienti immersivi, inviti alla contemplazione. Le sue installazioni sono state esposte a Firenze, Livorno, Stoccolma, Città del Messico, Chongquing ed altre.

Francesco Pellegrino è un artista multimediale e musicista; i suoi lavori includono musica elettroacustica, performance e installazioni. Come musicista si esibisce in concerti elettroacustici per strumenti vari (tra cui sax, tromba, clarinetto e vari oggetti) e live electronics; suona nel trio elettroacustico3D3, con Maurizio Montini e Andrea Venturoli. Come artista crea installazioni della forte componente sonora, ambienti immersivi, inviti alla contemplazione. Le sue installazioni sono state esposte a Firenze, Livorno, Stoccolma, Città del Messico, Chongquing ed altre.

The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

The time of Discretion è l’ultimo progetto a lungo termine dell’artista fiorentina Lisa Mara Batacchi, che presentò un capitolo del lavoro nella mostra omonima prodotta da MAD nel 2018 all'interno del ciclo Global Identities

Quest’anno  con Silvana Editoriale esce la pubblicazione di tutto il progetto. La narrazione cronologica è cadenzata da immagini in presa diretta, opere e still dal film, che verranno in parte proiettati durante questa presentazione.

Sia la mostra che il libro sono stati curati da Veronica Caciolli.

Il progetto prende le mosse dalla partecipazione dell’artista alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong utilizza la tintura naturale ad indaco per realizzare tessuti tradizionali e celebrativi, oltre che per interrogare i propri avi. Dalla doppia esperienza con le donne Hmong, uniche custodi di questo processo, l’artista ha realizzato due tessuti: l’uno, trasportato in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, ha costituito il lavoro per la Biennale

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Quest’anno  con Silvana Editoriale esce la pubblicazione di tutto il progetto. La narrazione cronologica è cadenzata da immagini in presa diretta, opere e still dal film, che verranno in parte proiettati durante questa presentazione.

Sia la mostra che il libro sono stati curati da Veronica Caciolli.

Il progetto prende le mosse dalla partecipazione dell’artista alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong utilizza la tintura naturale ad indaco per realizzare tessuti tradizionali e celebrativi, oltre che per interrogare i propri avi. Dalla doppia esperienza con le donne Hmong, uniche custodi di questo processo, l’artista ha realizzato due tessuti: l’uno, trasportato in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, ha costituito il lavoro per la Biennale mongola. L’altro, l’immagine dell’odierna pubblicazione, rappresenta l’interpretazione di due esagrammi dell’I-Ching, interrogati sul destino imminente del mondo. Nel 2018 questi due lavori, assieme ad un video, due installazioni, cinque arazzi, quattro serie fotografiche e materiale documentario, hanno costituito la prima restituzione pubblica di questo ciclo di lavori, proprio alle Murate.

Il viaggio, l’esperienza e il lavoro di Lisa Mara Batacchi hanno offerto l’opportunità di affrontare una quanto mai interessante e puntuale serie di questioni: le reciproche interferenze o impermeabilità tra differenti culture, lo status di alcune minoranze etniche, gli esiti della globalizzazione, i ruoli della produzione industriale e manuale, le teorie sulla decrescita, la potenza o la miseria della memoria, il ruolo dell’arte. La complessità di questi temi, oltre che dalle due relatrici, è stata affrontata nel libro dalle molteplici prospettive di Sumesh Sharma, Federico Campagna, Valentina Gioia Levy, Wang Xiaomei.

 

 

The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

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7° Firenze FilmCorti Festival | Premio Cinematografico Spazio Giovani 2020

Dieci giovani registi in gara per la seconda edizione del Premio Cinematografico "Spazio Giovani": chi saranno i primi tre classificati? Lo scopriamo in diretta dalla Sala del Cenacolo dell'Accademia, dopo aver assistito alla proiezione di tutti i corti in gara. L'evento si svolge nell'ambito del 7° Firenze FilmCorti Festival.

7° Firenze FilmCorti Festival | Premio Cinematografico Spazio Giovani 2020
7° Firenze FilmCorti Festival | Premio Cinematografico Spazio Giovani 2020

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7a edizione del Firenze Film Corti Festival | LOSING SIGHT - Official Trailer

Documentario di Jorgo Kokkinidis

LOSING SIGHT - Official Trailer
Jorgo Kokkinidis
7a edizione del Firenze Film Corti Festival | LOSING SIGHT - Official Trailer

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7a edizione del Firenze Film Corti Festival | ANNA di Dekel Berenson,

Alla 7a edizione del Firenze Film Corti Festival trionfa come miglior opera in assoluto ANNA di Dekel Berenson, cortometraggio ambientato nell’Ucraina orientale devastata dalla guerra, che racconta la storia di una madre single anziana, disperatamente desiderosa di un cambiamento  radicale della propria vita.

ANNA di Dekel Berenson
7a edizione del Firenze Film Corti Festival | ANNA di Dekel Berenson,

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7X7 Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Evento speciale di punta di questa edizione di Middle East Now festival

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali – Myriam Boulos, Sina Shiri, Abdo Shanan, Amir Hazim, Reem Falaknaz, Erdem Varol, Mouad Abillat – riuniti per fornire una personale prospettiva visiva della loro città – Beirut, Tehran, Algieri, Baghdad, Dubai, Istanbul, Marrakesh – in un giorno specifico della settimana.

Il risultato, SEVEN BY SEVEN, è una voce e una visione collettiva, e al tempo stesso un insieme di punti di vista personali e fortemente originali sulla vita delle persone in Medioriente, una narrazione visiva alternativa alla rappresentazione mediatica di queste città, molto spesso negativa e legata ai fatti della cronaca e della geopolitica.

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

SEVEN BY SEVEN viene inolt

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Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali – Myriam Boulos, Sina Shiri, Abdo Shanan, Amir Hazim, Reem Falaknaz, Erdem Varol, Mouad Abillat – riuniti per fornire una personale prospettiva visiva della loro città – Beirut, Tehran, Algieri, Baghdad, Dubai, Istanbul, Marrakesh – in un giorno specifico della settimana.

Il risultato, SEVEN BY SEVEN, è una voce e una visione collettiva, e al tempo stesso un insieme di punti di vista personali e fortemente originali sulla vita delle persone in Medioriente, una narrazione visiva alternativa alla rappresentazione mediatica di queste città, molto spesso negativa e legata ai fatti della cronaca e della geopolitica.

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

SEVEN BY SEVEN viene inoltre presentato anche attraverso una speciale piattaforma online – 7×7.middleastnow.it – che permette ai visitatori di approfondire in digitale il lavoro dei 7 fotografi e il loro racconto visivo delle città in cui vivono.

La mostra ha avuto il coordinamento di Alessandra Capodacqua, e il progetto di allestimento è stato curato da Archivio Personale.

7X7 Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Progetto originale prodotto da Middle East Now Festival, ideato e curato da Roï Saade e co-prodotto da Murate Art District.

“In quest’epoca di rivoluzioni, disordini, esclusione e individualismo, la fotografia può svolgere un ruolo fondamentale nel costruire ponti tra le comunità del Medio Oriente e del Nord Africa. L’obiettivo di questo progetto è esplorare le differenze e le somiglianze trovate in ogni città e celebrare la loro diversità e complessità” , Roï Saade.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

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Myriam Boulos

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Myriam Boulos. Nata a Beirut nel 1992, laureata in fotografia presso l’Academie Libanaise des Beaux Arts nel 2015, ha preso parte a mostre collettive internazionali, tra cui Photomed, Beirut Art Fair, Berlin PhotoWeek, Mashreq to Maghreb (Dresda, Germania), Beyond boundaries (New York), C’est Beyrouth (Parigi) e 3ème biennale des Photographes du monde arabe (Parigi), e ricevuto il Byblos Bank Award for Photography nel 2014. Usa la sua macchina fotografica per interrogare la città e la sua gente, e le sue foto sono un mix di documentario e ricerca personale.

Myriam Boulos. Nata a Beirut nel 1992, laureata in fotografia presso l’Academie Libanaise des Beaux Arts nel 2015, ha preso parte a mostre collettive internazionali, tra cui Photomed, Beirut Art Fair, Berlin PhotoWeek, Mashreq to Maghreb (Dresda, Germania), Beyond boundaries (New York), C’est Beyrouth (Parigi) e 3ème biennale des Photographes du monde arabe (Parigi), e ricevuto il Byblos Bank Award for Photography nel 2014. Usa la sua macchina fotografica per interrogare la città e la sua gente, e le sue foto sono un mix di documentario e ricerca personale.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Myriam Boulos | Mondays in Beirut

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali in un giorno specifico della settimana.

Myriam Boulos | Mondays in Beirut

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Myriam Boulos | Mondays in Beirut

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

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Sina Shiri

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Sina Shiri. E’ nato a Rasht, Iran nel 1991. Ha iniziato a fotografare all’età di 16 anni e da allora ha lavorato in diverse agenzie di stampa e riviste iraniane come fotografo. Oggi è un freelance e si concentra su tematiche e questioni sociali.

Sina Shiri. E’ nato a Rasht, Iran nel 1991. Ha iniziato a fotografare all’età di 16 anni e da allora ha lavorato in diverse agenzie di stampa e riviste iraniane come fotografo. Oggi è un freelance e si concentra su tematiche e questioni sociali.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali in un giorno specifico della settimana.

Sina Shiri | Tuesday in Tehran

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

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Abdo Shanan

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Abdo Shanan Abdo è nato nel 1982 a Orano, in Algeria, da padre sudanese e madre algerina. Ha studiato ingegneria presso l’Università di Sirte, in Libia, fino al 2006. Nel 2012 uno stage presso Magnum Photos Paris gli ha dato l’opportunità di riflettere sul suo approccio fotografico e realizzare il suo primo racconto per la rivista “Rukh”. Le sue fotografie sono state pubblicate da numerose riviste e quotidiani internazionali. Nel 2015 ha ricevuto una nomination per il Magnum Foundation Emergency Fund, nel 2019 ha vinto il premio CAP (Contemporary African Photography) per il suo progetto “Dry”, nello stesso anno è selezionato per Joop Swart Masterclass da World Press Photo.

Abdo Shanan Abdo è nato nel 1982 a Orano, in Algeria, da padre sudanese e madre algerina. Ha studiato ingegneria presso l’Università di Sirte, in Libia, fino al 2006. Nel 2012 uno stage presso Magnum Photos Paris gli ha dato l’opportunità di riflettere sul suo approccio fotografico e realizzare il suo primo racconto per la rivista “Rukh”. Le sue fotografie sono state pubblicate da numerose riviste e quotidiani internazionali. Nel 2015 ha ricevuto una nomination per il Magnum Foundation Emergency Fund, nel 2019 ha vinto il premio CAP (Contemporary African Photography) per il suo progetto “Dry”, nello stesso anno è selezionato per Joop Swart Masterclass da World Press Photo.

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali in un giorno specifico della settimana.

Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

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Amir Hazim

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Amir Hazim è un artista e fotografo basato a Baghdad. Si è laureato al Baghdad College of Fine Arts e ha iniziato il suo percorso professionale nel 2019, pubblicando su Arab News, The National e molti altri.

Amir Hazim è un artista e fotografo basato a Baghdad. Si è laureato al Baghdad College of Fine Arts e ha iniziato il suo percorso professionale nel 2019, pubblicando su Arab News, The National e molti altri.

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali in un giorno specifico della settimana.

Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

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Reem Falaknaz

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Reem Falaknaz documenta con il suo lavoro artistico il panorama sociale e fisico degli Emirati Arabi Uniti e i suoi abitanti. Nel 2014 ha preso parte al prestigioso Arab Documentary Photography Program, e le sue partecipazioni internazionali includono il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti alla Biennale di Architettura di Venezia 2016 e la Biennale di Lahore del 2020.

Reem Falaknaz documenta con il suo lavoro artistico il panorama sociale e fisico degli Emirati Arabi Uniti e i suoi abitanti. Nel 2014 ha preso parte al prestigioso Arab Documentary Photography Program, e le sue partecipazioni internazionali includono il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti alla Biennale di Architettura di Venezia 2016 e la Biennale di Lahore del 2020.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali in un giorno specifico della settimana.

Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

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Erdem Varol

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Erdem Varol. Nato nel 1988, vive a Istanbul. Nel 2017 Erdem ha pubblicato il suo primo libro “Free Fall” insieme a due fanzine, pubblicate rispettivamente nel 2018 e nel 2019. Ha tenuto mostre personali e collettive in Turchia, Italia, Francia e altrove.

Erdem Varol. Nato nel 1988, vive a Istanbul. Nel 2017 Erdem ha pubblicato il suo primo libro “Free Fall” insieme a due fanzine, pubblicate rispettivamente nel 2018 e nel 2019. Ha tenuto mostre personali e collettive in Turchia, Italia, Francia e altrove.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali in un giorno specifico della settimana.

Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

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Mouad Abillat 

7X7 Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Mouad Abillat è un fotografo e regista marocchino. Ha una laurea in Tecnico Audiovisivo e ha studiato anche fotografia e sceneggiatura, che ha influenzato il suo stile portandolo a sviluppare un interesse per la narrazione. Fotografando con uno stile unico ed originale i giovani per le strade di Marrakech, si sforza di ritrarre le contraddizioni e lottare contro gli stereotipi che oggi devono affrontare le nuove generazioni.

Mouad Abillat è un fotografo e regista marocchino. Ha una laurea in Tecnico Audiovisivo e ha studiato anche fotografia e sceneggiatura, che ha influenzato il suo stile portandolo a sviluppare un interesse per la narrazione. Fotografando con uno stile unico ed originale i giovani per le strade di Marrakech, si sforza di ritrarre le contraddizioni e lottare contro gli stereotipi che oggi devono affrontare le nuove generazioni.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

Protagoniste le opere di 7 giovani talentuosi fotografi mediorientali in un giorno specifico della settimana.

Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

Come parte integrante del progetto il curatore ha ideato, in esclusiva per il festival, 7 newspapers che si potranno sfogliare in mostra: 7 quotidiani nelle cui pagine si sviluppa il racconto per immagini di ogni giorno di una ipotetica settimana in Medio Oriente.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

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La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival

La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival si sposta sul web: la  trasmissione sul sito del Festival di tutti e 35 i cortometraggi in concorso sarà on streaming gratuito sul sito firenzefilmcortifestival.com/festival-online

Alcuni ospiti, tra cui Alessandro Haber, Jesus Garcés Lambert, Elisabetta Pandimiglio, Wilma Labate, Gianluca Arcopinto, lasceranno un loro contributo, con videomessaggi di saluto e riflessione.
Sono inoltre previsti talk a distanza, come per il regista Giacomo Campiotti.

La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival si sposta sul web: la  trasmissione sul sito del Festival di tutti e 35 i cortometraggi in concorso sarà on streaming gratuito sul sito firenzefilmcortifestival.com/festival-online

Alcuni ospiti, tra cui Alessandro Haber, Jesus Garcés Lambert, Elisabetta Pandimiglio, Wilma Labate, Gianluca Arcopinto, lasceranno un loro contributo, con videomessaggi di saluto e riflessione.
Sono inoltre previsti talk a distanza, come per il regista Giacomo Campiotti.

I locali MAD sono sottoposti a sanificazione e le postazioni prevedono distanziamento secondo le normative anti-Covid19.
L’accesso è consentito solo con mascherina.

 

La rassegna dedicata all’universo del cortometraggio in programma dal 27 al 30 ottobre a MAD – Murate Art District e alla Limonaia di Villa Strozzi.

Sarà un’edizione molto attenta al racconto dello stato dell’arte dell’industria del cinema duramente colpita dal Covid-19, con un occhio di riguardo verso q



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La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival si sposta sul web: la  trasmissione sul sito del Festival di tutti e 35 i cortometraggi in concorso sarà on streaming gratuito sul sito firenzefilmcortifestival.com/festival-online

Alcuni ospiti, tra cui Alessandro Haber, Jesus Garcés Lambert, Elisabetta Pandimiglio, Wilma Labate, Gianluca Arcopinto, lasceranno un loro contributo, con videomessaggi di saluto e riflessione.
Sono inoltre previsti talk a distanza, come per il regista Giacomo Campiotti.

I locali MAD sono sottoposti a sanificazione e le postazioni prevedono distanziamento secondo le normative anti-Covid19.
L’accesso è consentito solo con mascherina.

 

La rassegna dedicata all’universo del cortometraggio in programma dal 27 al 30 ottobre a MAD – Murate Art District e alla Limonaia di Villa Strozzi.

Sarà un’edizione molto attenta al racconto dello stato dell’arte dell’industria del cinema duramente colpita dal Covid-19, con un occhio di riguardo verso quelle produzioni che si distinguono per il loro taglio autoriale, innovativo e contemporaneo”.
La Direttrice artistica e regista Teresa Paoli

In questa 7a edizione 35 cortometraggi in programma provenienti da 17 paesi diversi.
Incontri, proiezioni, eventi speciali nel pieno rispetto delle norme anti-contagio.

Tra i registi invitati anche Giacomo Campiotti, il regista sarà protagonista di un incontro intitolato “Il valore delle storie”(venerdì 30 ottobre ore 17:30, Limonaia di Villa Strozzi). Un’occasione per parlare di cinema, televisione, racconto audiovisivo, partendo dal suo percorso artistico, e dalla sua ricerca di storie di senso da portare sullo schermo. Già aiuto regista di Mario Monicelli, ha lavorato con Ermanno Olmi e ha firmato il film candidato ai Golden Globes come miglior film straniero “Come due coccodrilli”. Ha diretto serie italiane e internazionali per la televisione come “Zivago” con Keira Knightley e Sam Neil, “Giuseppe Moscati”, “Non è mai troppo tardi”, “Liberi di scegliere”, “Ognuno è perfetto”. È il regista della serie cult “Braccialetti Rossi”. In questo momento sta lavorando ad una nuova produzione sulla storia di Chiara Lubich.

A Campiotti si aggiunge la regista Wilma Labate, al Firenze Film Corti Festival con  “Arrivederci Saigon” (28 ottobre, ore 21 – Limonaia di Villa Strozzi) il film che racconta l’incredibile storia delle Stars, la giovanissima band italiana che dalla provincia toscana viene spedita inaspettatamente in Vietnam, a suonare nelle basi militari americane.

Nella stessa giornata – alla presenza del regista Giovanni Guidelli – la proiezione del cortometraggio realizzato col sostegno Bando Personalità illustri della Regione Toscana “Farinata: La Tredicesima Notte” e la proiezione di “Scuola Calcio”, film del collettivo Mina. Gianluca Arcopinto, produttore e organizzatore di più di cento film, e figura di riferimento del cinema indipendente italiano e la regista Elisabetta Pandimiglio, ne hanno curato la direzione artistica e saranno presenti al festival.

Da segnalare anche l’evento “Fare Cinema d’arte, con la proiezione del film “Io, Leonardo” e l’incontro con il regista Jesus Garces Lambert, che nel 2018 ha diretto il film “Caravaggio – L’anima e il sangue”, documentario più visto in sala nella storia del cinema italiano.

Per il secondo anno consecutivo il Firenze Film Corti Festival focalizza la sua attenzione sulle opere dei giovani. Attraverso la sezione del Festival denominata “Concorso Spazio giovani“, riservata agli studenti delle Accademie, delle Università, delle Scuole di cinema e degli Istituti superiori, sono pervenute opere di estremo interesse. Le opere finaliste potranno essere apprezzate via streaming giovedì 29 ottobre. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Firenze

Per maggiori informazioni: firenzefilmcortifestival.com

 

I premi assegnati dalla giuria finale presieduta da Emanuela Mascherini e composta da Federico Berti (giornalista, scrittore di cinema), Simona De Simone/Nuanda Sheridan (regista), Stefano Mutolo (co-fondatore CNA Cinema e distributore) e Marta Savina (regista e sceneggiatrice):

Miglior Film di Finzione

IT’S ME di Andrea Casaseca
Per la capacità di raccontare in maniera matura il tema del bullismo, con un sapiente utilizzo di un valido cast di attori, mettendo in scena la linea sottile che separa l’innocenza dalla crudeltà.

Miglior regia. 

ATLAS di Maciej Kawalski
Per la regia ambiziosa e ben consapevole che dirige attori e sceglie inquadrature in maniera chirurgica a creare un’opera di matura consapevolezza del cinema breve.

Miglior opera prima

LOSING SIGHT di Jorgo Kokkinidis
Per la chiara e netta grammatica visiva fondata su un’attenta composizione delle inquadrature, l’uso dei colori e della luce, in un linguaggio documentaristico.

Miglior sceneggiatura

EXAM di Sonia K. Hadad
Per la capacità di rendere interessante e avvincente una narrativa apparentemente semplice, senza mai banalizzare le sfumature emotive della protagonista.

Miglior attore

Riccardo De Filippis
nel corto IL PRIMO GIORNO DI MATILDE di Rosario Capozzolo

Per il talento e la capacità di esprimere tutte le inquietudini nascoste nell’animo del personaggio protagonista, nel suo giorno più difficile.

Miglior attrice

Lucrezia Guidone
nel corto SOFFIO di Nicola Ragone
Per la grande abilità di dare voce ad un personaggio senza l’uso della parola. Gli ultimi cento passi di una donna che va incontro all’ultimo soffio di vita

Miglior documentario

IL RITRATTO DI MIA MADRE di Tavo Ruiz
Per il coraggio di andare fino in fondo su un tema doloroso, quasi respingente, ma essenziale da portare all’attenzione del pubblico. Per la qualità artistica e tecnica e per la rara capacità di descrivere  l’intero arco narrativo dei personaggi, mostrando non solo il dramma sanitario ed esistenziale al centro del racconto, ma anche la soluzione allo stesso.

Miglior film di animazione

LA GIOSTRA DI NINA di Valerio Berruti
Per la delicatezza, l’originalità dello sguardo e la maestria nell’uso dell’animazione, con un magico equilibrio costruito evitando eccessi di minimalismo, facili trucchi retorici e soluzioni narrative espositive.

Miglior Film Sperimentale

PANDEMIA di Yiannis Biliris
Per aver affrontato un tema di grande attualità da una particolare prospettiva. Per aver trasformato la quotidianità in un’opera dal forte impatto visivo, suggellandola con una colonna sonora perfettamente in grado di esaltarne il significato.

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Le sceneggiature premiate

Primo premio a FORGIVE ISMAIL di Mirza Ekinovic
Ambientato in un campo di rifugiati, per l’urgenza del tema trattato e l’eleganza nello sviluppo del racconto e dei suoi personaggi che non scadono mai nel banale o nello stereotipato.

Secondo premio a PORTRAIT OF A MEXICANA POET IN IOWA CITY di James Fitzmaurice
Per la capacità di restituire con sagacia, complessità e senso dell’intrattenimento la tempesta perfetta dell’incontro di menti eccellenti come Kurt Vonnegut e Raymond Carver in un momento di svolta della letteratura occidentale e del modo di raccontare enormi cambiamenti storici e sociali.

Terzo premio a LO SFRATTO di Tiziana Cristiano
Per la pulizia e la delicatezza con cui viene trattato il tema degli ultimi in maniera comica e surreale.

Menzione a NO FLY BIRD di Ivan Drago
Per l’originalità dell’idea e la delicatezza nel presentare una narrativa che si presta perfettamente ad un’animazione, con un occhio di riguardo per i più piccoli.

Menzione a EMMA SULLA RIVA DEL FIUME di Gianluca Papadia
Per aver saputo mettere al centro del racconto, l’affascinante mondo della pittura, con una abile alternanza spazio temporale. Un piccolo grande “mosaico” che coinvolge fino all’ultima sequenza.

Menzione a PAPPAGALLO BLUES di Milena Cappabianca
Per la delicatezza con cui racconta le nuances delle relazioni e dei sentimenti, utilizzando la musica come un contrappunto intessuto nella struttura stessa della storia.

Premio speciale ELENA BERTOLDI va  a SOTTO IL CIELO DI SPAGNA di Lidia Popolano
Per la maniacale ricostruzione storica di una pagina poco affrontata della nostra storia come la partecipazione italiana alla Guerra Civile Spagnola, inscritta nei canoni classici e solidi del racconto storico popolare tipico del cinema e della fiction italiana.

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Le Menzioni speciali dell’Associazione Rive Gauche – Festival

Menzione Sceneggiatura:

THE SHELL di Hakal Unal. 
The shell è un viaggio a ritroso da parte di una pittrice di mezza età non sposata ed essenzialmente dedita alla madre. Viene per tutti il momento di fare i conti con se stesso, col proprio passato e con i conflitti interiori sopiti, ma non repressi. Il modo col quale viene descritta la storia di Shell è impeccabile ed un ritratto nel quale tutti possono ritrovarsi.

Menzioni  Film:

IL VESTITO di Massimo Ravallese
Apparentemente si potrebbe dire “storie di ordinaria immigrazione”. Ma in realtà Rive Gauche – Festival ha ravvisato, nel lavoro di Massimo Ravallese, una profondità di accenti e di toni e una dialettica serrata tra personaggi, chelo rendono sicuramente meritevole di una menzione speciale.

TO HER di Jacopo Ardolino 
una menzione speciale per il modo del tutto particolare e convincente col quale il film tratta il mito di Orfeo ed Euridice.
Infatti l’Autore, con coraggio e originalità sperimentale, conferisce al film una svolta determinata dall’incontro do Orfeo con il pittore e traccia un esito del film brillantemente conseguenziale.

IL QUADRO ALLE TUE SPALLE di Frida Bruno
L’Associazione ha trovato veramente interessante l’impianto psicologico che è alla base di questo film. L’autore, Frida Bruno, è riuscita a dare alla storia una scrittura cinematografica ad un tempo lineare e complessa: una storia, che si innesta nel tragico background del protagonista, che lascia interessanti interrogativi nella testa dello spettatore, assolvendo così ad uni dei compiti che, in genere, il cinema dovrebbe sempre tenere presente.

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Il programma

Martedì 27 Ottobre
15:30 INTRODUZIONE AL FESTIVAL

16:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Anna, Dekel Berenson, Ucraina, 15 min.
A picture in the 21st century, Stefan Pecher, Austria, 4:21 min. Deaf love, Michele Bertini Malgarini, Italia, 15 min.
The Role, Farnoosh Samadi, Iran, 11:51 min.
Retratos de Mi madre, Tavo Ruiz, Messico, 11 min.
Newyork Rhapsody, Salvatore D’alia, USA, 14 min.
Tono Menor, Ivan Sainz Pardon, Spagna, 11 min.

18:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Umbrella dance for Hong Kong, Wong King Fai, Hong Kong, 15 min. Making men, Antoine Paier, Belgio, 19:41 min.
Exam, Sonia k Hadad, Iran, 15 min.
Soffio, Nicola Rangone, Italia, 9:41 min.
Pandemia, Yannis Biliris, 4 min.
In the night, Tibault Buccellato, USA, 6 min

Mercoledì 28 Ottobre
15:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO

15:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Proiezione dei film finalisti del Concorso Spazio Giovani 2020.
Them, Robin Lochman, Germania, 15 min.
Materia Celeste, Andrea, Gatopoulos, Italia, 15 min. Coming Back Sunny, Noriko Yuasa, Giappone, 15 min. Danke Aus, Luca Amhofer, Austria, 06:48 min.
Depot Asmara, Beatrice Möller, Eritrea, 25 min.
Fifteen, Sébastien Blanc, UK, 15 min.

17:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Il vestito, Massimo Ravallese, Italia, 15 min.
Extrasezon, Ioachim Stroe, Romania, 20 min.
Losing Sight, Jorgo Kokkinidis, Belgio, 36:08 min.

Giovedi 29 Ottobre
15:00 PROIEZIONE STREAMING OPERE FINALISTE DEL PREMIO CINEMATOGRAFICO SPAZIO GIOVANI 2020

18:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Luce, Ciro Apicella, USA, 11 min.
I Resign, Jay Mohanm, USA, 7 min.
It’s me, Andrea Casaseca, Spagna, 11:34 min. Il terzo atto, Petrasso, Italia, 11:25 min.
La Giostra di Nina, Valerio Berruti, Italia, 11 min. Xy, Anna Karín Lárusdóttir, Islanda, 15:57 min. Delitto Naturale, Valentina Bertuzzi, Italia, 15 min.

Venerdì 30 Ottobre
09:30 CONCORSO SCENEGGIATURE / SCREENPLAY CONTEST

14:30 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Il quadro alle tue spalle, Frida Bruno, Italia, 18 min.
Song Sparrow, Farzaneh Omidvarnia, Iran-DK, 12 min. Apocalypse, Andrea Cecconati, Italia, 19:12 min.
To Her, Jacopo Ardolino, Italia, 13 min.
Atlas, Maciej Matthew Kawalski, Polonia, 30 min.
Il primo giorno di Matilde, Rosario Capozzolo, Italia, 9:55 min.

 

LE SEDI DEL 7° FIRENZE FILMCORTI FESTIVAL:

MURATE ART DISTRICT – Piazza delle Murate
LIMONAIA DI VILLA STROZZI – Via Pisana 77
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FIRENZE – Via Ricasoli 66

 

Scopri il programma completo >>

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Il Festival è organizzato dall’Associazione Rive Gauche
Presidente: Marino Demata
Presidente del Firenze Film Corti Festival: Francesco Grifoni
Direttrice artistica del 7° Firenze Film Corti Festival: Teresa Paoli
Presidente della Giuria del 7° Firenze Film Corti Festival: Emanuela Mascherini
Vicepresidente del Firenze Film Corti Festival: Maria Rosaria Perill

Sono partner del Firenze Film Corti Festival:
MiBACT, Consiglio Regionale della Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Comune di Firenze, Mus.e, MAD – Murate Art District, Accademia Belle Arti di Firenze, The Animattikon Project, INKTIP, Hollywood screenings Film Festival, Edinburgh Short Film Festival, Piemonte DocuMenteur FilmFest, Blue Danube FilmFestival.

LA STRUTTURA DEL FESTIVAL 2020
Presidente Rive Gauche – Festival: Marino Demata
Presidente 7FFF: Francesco Grifoni
Vice Presidente 7FFF: Maria Rosaria Perilli
Direttrice Artistica 7FFF: Teresa Paoli

LA GIURIA
Presidente Giuria 7FFF: Emanuela Mascherini
Federico Berti
Simona De Simone
Stefano Mutolo
Marta Savina

IL COMITATO SCIENTIFICO ARTISTICO
Massimo Becattini
Mimmo Calopresti
Valentina Gensini
Claudio Rocca

La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival

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Francesca Merz

Curatrice Il Diario Popolare | Progetto RIVA

Torinese di nascita, fiorentina di adozione. Cultural project manager, consulente strategico per lo sviluppo delle risorse culturali, storica e critica d’arte, da anni si occupa dell’ideazione, organizzazione e gestione di eventi culturali in tutto il mondo. Attualmente collabora con l’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli a Firenze, è a capo dell’ufficio marketing della società Contemporanea Progetti, nella ideazione e gestione delle mostre internazionali, e si occupa con la sua associazione Fund4art, della strutturazione di progetti di marketing e innovazione territoriale, strategie d’ascolto della cittadinanza e consulenza nell’ambito della valorizzazione e gestione dei distretti culturali, nonché di promozione di eventi di divulgazione su temi umanitari. Proprio nell’ambito dei progetti di ascolto della cittadinanza e di studio delle memorie dei territori, si iscrive la sua passione giornalistica, scrive per Nena-News di Palestina

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Torinese di nascita, fiorentina di adozione. Cultural project manager, consulente strategico per lo sviluppo delle risorse culturali, storica e critica d’arte, da anni si occupa dell’ideazione, organizzazione e gestione di eventi culturali in tutto il mondo. Attualmente collabora con l’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli a Firenze, è a capo dell’ufficio marketing della società Contemporanea Progetti, nella ideazione e gestione delle mostre internazionali, e si occupa con la sua associazione Fund4art, della strutturazione di progetti di marketing e innovazione territoriale, strategie d’ascolto della cittadinanza e consulenza nell’ambito della valorizzazione e gestione dei distretti culturali, nonché di promozione di eventi di divulgazione su temi umanitari. Proprio nell’ambito dei progetti di ascolto della cittadinanza e di studio delle memorie dei territori, si iscrive la sua passione giornalistica, scrive per Nena-News di Palestina principalmente, nonché per CuCo, Cultura Commestibile

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Yuval Avital

Musicista e artista visivo

Nato a Gerusalemme nel 1977 e residente a Milano, l’artista multimediale, compositore e chitarrista Yuval Avital sviluppa le sue opere in diversi spazi, tra cui luoghi pubblici, siti di archeologia industriale, teatri e musei, sfidando le tradizionali categorie cristallizzate che separano le arti. Nelle sue mostre, performance, installazioni immersive, total-operas, “rituali” musicali su larga scala e concerti si possono trovare danzatori, ensemble di musica contemporanea, maestri di culture antiche, individui o comunità reclutate, proiezioni multi-video, ambienti tattili meditativi, strumenti tecnologici avanzati, materiali d’archivio, dati scientifici, Sound-Sculpture, pittura e opere d’arte a stampa.
Ogni opera d’arte di Avital è un microcosmo esperienziale, poetico ed emozionale unico, con una propria identità, frutto di una meticolosa ricerca condotta in un linguaggio accuratamente codificato, che affronta i temi ricorrenti dell’archeti

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Nato a Gerusalemme nel 1977 e residente a Milano, l’artista multimediale, compositore e chitarrista Yuval Avital sviluppa le sue opere in diversi spazi, tra cui luoghi pubblici, siti di archeologia industriale, teatri e musei, sfidando le tradizionali categorie cristallizzate che separano le arti. Nelle sue mostre, performance, installazioni immersive, total-operas, “rituali” musicali su larga scala e concerti si possono trovare danzatori, ensemble di musica contemporanea, maestri di culture antiche, individui o comunità reclutate, proiezioni multi-video, ambienti tattili meditativi, strumenti tecnologici avanzati, materiali d’archivio, dati scientifici, Sound-Sculpture, pittura e opere d’arte a stampa.
Ogni opera d’arte di Avital è un microcosmo esperienziale, poetico ed emozionale unico, con una propria identità, frutto di una meticolosa ricerca condotta in un linguaggio accuratamente codificato, che affronta i temi ricorrenti dell’archetipo e della struttura; la condizione umana dell’era ancestrale e del ribes globale; la natura e l’ibridità; il rituale e la scienza.
Le opere d’arte sonora e visiva di Avital sono state presentate in musei, fondazioni d’arte, luoghi ed eventi d’arte come la Biennale MANIFESTA, GAM – Torino, MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma; Biennale OSTRALE di Dresda, Fondazione La Fabbrica del Cioccolato in Svizzera, Chiesa di Sant’Antonio a Istanbul, Museo Marino Marini a Firenze; Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” a Milano.

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Parola di Artista Le Opere e i Giorni | Yuval Avital, musicista e artista visivo

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Yuval Avital, musicista e artista visivo

Parola di Artista Le Opere e i Giorni |
Yuval Avital, musician and visual artist
Parola di Artista Le Opere e i Giorni | Yuval Avital, musicista e artista visivo

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Pietro Gaglianò

Curatore

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le libertà individuali, prediligendo il contesto urbano, architettonico e sociale come scena delle pratiche artistiche contemporanee. Ha curato progetti speciali e mostre in Italia e all’estero. Da anni sperimenta formati ibridi dello spazio di verifica dell’arte, in cui esperienze di laboratorio e formazione si innestano sul modello tradizionale della mostra e del convegno.

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le libertà individuali, prediligendo il contesto urbano, architettonico e sociale come scena delle pratiche artistiche contemporanee. Ha curato progetti speciali e mostre in Italia e all’estero. Da anni sperimenta formati ibridi dello spazio di verifica dell’arte, in cui esperienze di laboratorio e formazione si innestano sul modello tradizionale della mostra e del convegno.

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Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Pietro Gaglianò, curatore

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Pietro Gaglianò, curatore

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni
Pietro Gaglianò, curatore
Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Pietro Gaglianò, curatore

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Luigi Presicce

Artista

Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976) vive a Firenze. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lecce, scegliendo deliberatamente di non discutere la tesi. Il suo lavoro è stato influenzato dai suoi studi indipendenti. Nel 2007 ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive (CSAV) presso la Fondazione Antonio Ratti di Como con Joan Jonas. Nel 2008, nell’ambito di Artist in Residence, ha partecipato al workshop in Viafarini a Milano con Kim Jones. A Milano, nel 2008 ha fondato, con Luca Francesconi e Valentina Suma, Brownmagazine e in seguito Brown Project Space, per il quale cura la programmazione. Nel 2011 con Giusy Checola e Salvatore Baldi ha fondato a Lecce Archiviazioni (esercizi di indagine e discussione sul Sud contemporaneo). Nel 2012 ha preso parte a Artists in Residence al MACRO di Roma, estendendo il suo invito ad altri nove artisti (Laboratorio). Dal 2010, con Luigi NegroEmilio FantinGiancarlo Norese e Cesare Pietroiusti è coinvolto nel progetto

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Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976) vive a Firenze. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lecce, scegliendo deliberatamente di non discutere la tesi. Il suo lavoro è stato influenzato dai suoi studi indipendenti. Nel 2007 ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive (CSAV) presso la Fondazione Antonio Ratti di Como con Joan Jonas. Nel 2008, nell’ambito di Artist in Residence, ha partecipato al workshop in Viafarini a Milano con Kim Jones. A Milano, nel 2008 ha fondato, con Luca Francesconi e Valentina Suma, Brownmagazine e in seguito Brown Project Space, per il quale cura la programmazione. Nel 2011 con Giusy Checola e Salvatore Baldi ha fondato a Lecce Archiviazioni (esercizi di indagine e discussione sul Sud contemporaneo). Nel 2012 ha preso parte a Artists in Residence al MACRO di Roma, estendendo il suo invito ad altri nove artisti (Laboratorio). Dal 2010, con Luigi NegroEmilio FantinGiancarlo Norese e Cesare Pietroiusti è coinvolto nel progetto Lu Cafausu che promuove La festa dei vivi (che riflettono sulla morte) e con il quale è stato invitato da AND AND AND a dOCUMENTA13, Kassel. Dal 2016 è membro fondatore della Fondazione Lac o le Mon a San Cesario di Lecce. Con Francesco Lauretta dal 2017 fa parte della Scuola di Santa Rosa, una libera scuola di disegno en plein air basata a Firenze e New York. È stato selezionato per lo Studio Program 2018 presso Artists Allianc Inc, New York e TAD Residency al Monastero del Carmine, Bergamo. Ha ideato e curato nel 2018 e 2019 Simposio di pittura presso la Fondazione Lac o le Mon, una residenza/piattaforma centrata sulla pittura italiana degli ultimi trent’anni.

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Luigi Presicce, artista

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Luigi Presicce, artista

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Luigi Presicce, artista
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Luigi Presicce, artista

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Bendetta Manfriani

Artista visiva e cantante | Residenza d'Artista e Progetti

Bendetta Manfriani
Artista visiva e cantante
Bendetta Manfriani

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Benedetta Manfriani, artista visiva e cantante

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Benedetta Manfriani, artista visiva e cantante

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Benedetta Manfriani, artista visiva e cantante
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Benedetta Manfriani, artista visiva e cantante

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Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

Mediterranea # Habitus/Ethos
Installazione multimediale e performativa di Benedetta Manfriani
Sound design Agnese Banti
Performers Coro CONfusion.

Benedetta Manfriani Mediterranea # Habitus/Ethos
Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti
Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

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Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole

Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti

Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole
Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti
Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole

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L'arte prende casa nelle scuole

Residenza d'artista nelle scuole

Le aule (non utilizzate) diventano atelier e gli artisti offrono laboratori gratuiti ai ragazzi
Il progetto ideato da MAD Murate Art District in collaborazione con l’Assessorato all’istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana, è partito per l’anno scolastico 2018/2019 all’Istituto comprensivo Oltrarno e all’Istituto comprensivo Poliziano. I primi due artisti coinvolti sono stati Rossella Liccione e Francesco Pellegrino

A novembre 2018 ha inaugurato un importante progetto pilota di collaborazione tra artisti del territorio e gli istituti scolastici fiorentini partendo da un progetto della Associazione MUS.E con l’Istituto Comprensivo Oltrarno (Dirigente prof.ssa Paola Salmoiraghi), promosso dal Comune di Firenze (Direzione Istruzione).

L’iniziativa ha visto le strutture scolastiche mettere a disposizione un’aula non utilizzata per accogliere un artista contemporaneo che lavora quotidianamente a scuola. L’artista ospitato, ha offerto un laboratorio gratuito


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Le aule (non utilizzate) diventano atelier e gli artisti offrono laboratori gratuiti ai ragazzi
Il progetto ideato da MAD Murate Art District in collaborazione con l’Assessorato all’istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana, è partito per l’anno scolastico 2018/2019 all’Istituto comprensivo Oltrarno e all’Istituto comprensivo Poliziano. I primi due artisti coinvolti sono stati Rossella Liccione e Francesco Pellegrino

A novembre 2018 ha inaugurato un importante progetto pilota di collaborazione tra artisti del territorio e gli istituti scolastici fiorentini partendo da un progetto della Associazione MUS.E con l’Istituto Comprensivo Oltrarno (Dirigente prof.ssa Paola Salmoiraghi), promosso dal Comune di Firenze (Direzione Istruzione).

L’iniziativa ha visto le strutture scolastiche mettere a disposizione un’aula non utilizzata per accogliere un artista contemporaneo che lavora quotidianamente a scuola. L’artista ospitato, ha offerto un laboratorio gratuito per gli studenti dell’Istituto coinvolgendo di settimana in settimana classi diverse. Il progetto intendeva creare una situazione virtuosa di scambio tra scuole e artisti. Le strutture scolastiche che hanno messo a disposizione aule non utilizzate come studi d’artista, hanno accolto l’artista selezionato ad abitare quotidianamente la scuola e offrire un laboratorio settimanale gratuito per gli studenti.

La condivisione di spazi e ambienti ha creato una relazione tra artista e “abitanti della scuola” siano essi alunni, personale docente, di segreteria o collaboratori scolastici, dando vita ad una piccola comunità sperimentale aperta ad esperienze laboratoriali altamente innovative. Tali esperienze laboratoriali sono state guidate, seguite e monitorate da Mus.e, che ha supportato e incoraggiato progetti inediti e sperimentali.

Durante l’anno scolastico 2019/2020 il progetto è stato implementato portando a cinque il numero delle scuole coinvolte. MAD ha proposto cinque diverse residenze:

Rossella Liccione presso l’Istituto Comprensivo Poliziano
Francesco Pellegrino presso l’Istituto Comprensivo Oltrarno
Fosca presso l’Istituto Comprensivo Pirandello
Casey Kaufmann e Alessandro Cassigoli presso L’Istituto Comprensivo Vespucci
Torrick Ablack, in arte Toxic presso la Scuola Secondaria di primo grado “Dino Compagni”

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana nell’ambito di Toscanaincontemporanea 2018 e Toscanaincontemporanea 2019, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio Firenze.

L'arte prende casa nelle scuole

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Toxic

Street artist

Nato nel Bronx nel 1965 da famiglia caraibica. Come molti altri ragazzi di quel quartiere turbolento, cercava di esprimere la sua rabbia giovanile attraverso una forma spontanea di affermazione d’identità: disegnando graffiti sui malconci muri di case tutte uguali, plumbee ed anonime o sui vagoni malandati e squallidi della metropolitana. Insieme ad alcuni dei suoi “colleghi” di maggior talento, viene notato e nel momento in cui so lancia il Graffitismo come forma d’arte a pieno titolo, Toxic è nel gruppo dei migliori. Compagno di strada di leggende dell’arte contemporanea come Basquiat, Haring, Rammelzee, A One ed altri, Toxic ha partecipato alla crescita di questa corrente artistica underground che dalle strade più povere della metropoli americana è poi approfata in alcune gallerie famose, transitando anche per la Factory di Andy Warhol, e in innumerevoli mostre museali. Toxic ha continuato a lavorare su tele (e muri), trasferendosi in Europa (Francia e Italia). Protago

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Nato nel Bronx nel 1965 da famiglia caraibica. Come molti altri ragazzi di quel quartiere turbolento, cercava di esprimere la sua rabbia giovanile attraverso una forma spontanea di affermazione d’identità: disegnando graffiti sui malconci muri di case tutte uguali, plumbee ed anonime o sui vagoni malandati e squallidi della metropolitana. Insieme ad alcuni dei suoi “colleghi” di maggior talento, viene notato e nel momento in cui so lancia il Graffitismo come forma d’arte a pieno titolo, Toxic è nel gruppo dei migliori. Compagno di strada di leggende dell’arte contemporanea come Basquiat, Haring, Rammelzee, A One ed altri, Toxic ha partecipato alla crescita di questa corrente artistica underground che dalle strade più povere della metropoli americana è poi approfata in alcune gallerie famose, transitando anche per la Factory di Andy Warhol, e in innumerevoli mostre museali. Toxic ha continuato a lavorare su tele (e muri), trasferendosi in Europa (Francia e Italia). Protagonista ormai di numerose mostre, attualmente Toxic vive e dipinge in Toscana.

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Rosa Jijón 

Artista

Rosa Jijón (Quito 1968, vive e lavora a Roma dal 2000.) è artista visiva, attivista e mediatrice culturale e Segretario Culturale del IILA, Istituto Italo-Latinoamericano. È stata direttrice del CAC, Centro de Arte Contemporaneo di Quito, Ecuador (2013-2015).  Ha fatto parte del progetto Lettere di Donne (Cartas de Mujeres) UN Women, Quito, come coordinatrice artistica e documentaristica, e del Progetto Sarsan, partecipazione attraverso l’arte con bambini e ragazzi Rom, a Roma.  I soggetti del suo lavoro artistico trattano della mobilità umana in contesti migratori, dei territori e frontiere, della geopolitica e della produzione artistica partecipativa assieme a organizzazioni di base. Ha rappresentato l’Ecuador alla 54ma Biennale d’Arte di Venezia, 2011.

Rosa Jijón (Quito 1968, vive e lavora a Roma dal 2000.) è artista visiva, attivista e mediatrice culturale e Segretario Culturale del IILA, Istituto Italo-Latinoamericano. È stata direttrice del CAC, Centro de Arte Contemporaneo di Quito, Ecuador (2013-2015).  Ha fatto parte del progetto Lettere di Donne (Cartas de Mujeres) UN Women, Quito, come coordinatrice artistica e documentaristica, e del Progetto Sarsan, partecipazione attraverso l’arte con bambini e ragazzi Rom, a Roma.  I soggetti del suo lavoro artistico trattano della mobilità umana in contesti migratori, dei territori e frontiere, della geopolitica e della produzione artistica partecipativa assieme a organizzazioni di base. Ha rappresentato l’Ecuador alla 54ma Biennale d’Arte di Venezia, 2011.

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Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Rosa Jijón, artista

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Rosa Jijón, artista

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni
Rosa Jijón, artistA
Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Rosa Jijón, artista

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L'arte prende casa nelle scuole | Toxic

Residenza d'artista nelle scuole di Toxic

Firenze, da culla del Rinascimento a promotrice della street art, conferma nel tempo la sua vocazione all’arte in ogni sua forma ed espressione, offrendo anche una mappa on line in continuo aggiornamento. La Scuola Dino Compagni con l’opera di Toxic è stata parte di questo grande museo a cielo aperto.
La street art è rappresentazione della società contemporanea, è un linguaggio fatto di simboli e significati non sempre svelati ma che arriva diretta allo sguardo di chi la incontra, è’ racconto contemporaneo, storytelling in tempo reale. Un polo didattico e culturale completo, che si può immaginare come un microcosmo perfetto, nel quale ogni elemento costituisce parte integrante e fondamentale del tutto. Questa è la visione di Toxic espressa in VERITAS attraverso la rappresentazione dei 4 elementi acqua, fuoco, aria, terra, che costituiscono la composizione di ogni sostanza esistente. “è la prima scuola in città pensata e costruita con gli spazi e la funzionalità di un

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Firenze, da culla del Rinascimento a promotrice della street art, conferma nel tempo la sua vocazione all’arte in ogni sua forma ed espressione, offrendo anche una mappa on line in continuo aggiornamento. La Scuola Dino Compagni con l’opera di Toxic è stata parte di questo grande museo a cielo aperto.
La street art è rappresentazione della società contemporanea, è un linguaggio fatto di simboli e significati non sempre svelati ma che arriva diretta allo sguardo di chi la incontra, è’ racconto contemporaneo, storytelling in tempo reale. Un polo didattico e culturale completo, che si può immaginare come un microcosmo perfetto, nel quale ogni elemento costituisce parte integrante e fondamentale del tutto. Questa è la visione di Toxic espressa in VERITAS attraverso la rappresentazione dei 4 elementi acqua, fuoco, aria, terra, che costituiscono la composizione di ogni sostanza esistente. “è la prima scuola in città pensata e costruita con gli spazi e la funzionalità di un centro civico avanzato”.
La scuola secondo Plutarco non deve riempire le menti come un vaso, ma accendere il fuoco per il gusto della ricerca e l’amore della VERITÀ come potente mezzo per rendere l’uomo libero. Questo è stato il messaggio scelto da Toxic per la sua opera, VERITAS, che ha occupato circa 400 metri quadri di parete esterna della Dino Compagni.
Da sempre Toxic con la sua arte contribuisce attivamente a progetti di beneficenza e di valorizzazione artistica di spazi urbani come la nuova scuola di Campo di Marte.

L'arte prende casa nelle scuole | Toxic

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Rossella Liccione

Artista visivo

Rossella Liccione vive ed opera a Firenze presso il suo laboratorio artistico, collaborando con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affiancando i docenti nella Scuola di decorazione, dove ha conseguito il diploma Accademico di I livello in decorazione e successiva specializzazione di II livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo” ed un Master in Textile. L’Artista elabora un linguaggio di geometrie irregolari che sfruttano la luce e la trasparenza per esaltare l’intensità del colore.

Rossella Liccione vive ed opera a Firenze presso il suo laboratorio artistico, collaborando con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affiancando i docenti nella Scuola di decorazione, dove ha conseguito il diploma Accademico di I livello in decorazione e successiva specializzazione di II livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo” ed un Master in Textile. L’Artista elabora un linguaggio di geometrie irregolari che sfruttano la luce e la trasparenza per esaltare l’intensità del colore.

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L'arte prende casa nelle scuole | Rossella Liccione

Residenza d'artista nelle scuole di Rossella Liccione

Rossella Liccione durante la propria residenza d’artista a scuola ha lavorato con i ragazzi ed i docenti dell’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Emozione = Identità, è stato il titolo scelto per questo progetto di residenza d’artista. Vi è il tentativo, in questa esperienza, di riappropriarsi del proprio io, ovvero, io allievo emozionandomi comunico le diverse sensazioni, attraverso i colori le forme e le infinite combinazioni, interagendo con un materiale palpabile, facile da lavorare, come il pvc. Attraverso questo processo creativo, emerge il singolo “allievo” con le sue caratteristiche, la sua creatività, così da riconoscersi ed identificarsi attraverso tale espressione, per poter essere “se stessi” in mezzo al gruppo, per condividere il proprio elaborato, ed essere parte integrando del lavoro di squadra. I canali scelti per q

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Rossella Liccione durante la propria residenza d’artista a scuola ha lavorato con i ragazzi ed i docenti dell’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Emozione = Identità, è stato il titolo scelto per questo progetto di residenza d’artista. Vi è il tentativo, in questa esperienza, di riappropriarsi del proprio io, ovvero, io allievo emozionandomi comunico le diverse sensazioni, attraverso i colori le forme e le infinite combinazioni, interagendo con un materiale palpabile, facile da lavorare, come il pvc. Attraverso questo processo creativo, emerge il singolo “allievo” con le sue caratteristiche, la sua creatività, così da riconoscersi ed identificarsi attraverso tale espressione, per poter essere “se stessi” in mezzo al gruppo, per condividere il proprio elaborato, ed essere parte integrando del lavoro di squadra. I canali scelti per questa esperienza sono stati “i sensi”, punto focale di tutto il processo creativo, indipendenti dalle materie coinvolte per svolgere i laboratori con i ragazzi della scuola Machiavelli. La particolarità dell’esperienza è stata quella di lavorare con le diverse materie, così da allargare i punti di vista e comprendere che da una singola esperienza di emozioni, pensieri, il lavoro unico e personale di ogni allievo, apre a nuovi mondi. Un semplice elaborato di forme e colori può diventare una melodia, può esprimersi attraverso la poesia, combinare con le regole della matematica, esprimersi con un’altra lingua, etc…etc…. La sperimentazione di coinvolgere le diverse materie scolastiche, nell’attività creativa, ha dato risultati molto positivi. Semplicemente meraviglioso, lo stupore dei ragazzi nel vedere, che ciò di cui avevo esposto verbalmente all’inizio, di questa straordinaria esperienza, è stato possibile realizzarlo, e soprattutto che i principali attori erano loro. L’esperienza laboratoriale è cominciata ascoltando la musica, con gli occhi chiusi, per potersi emozionare, ed esprimere tale sensazione attraverso i colori e le sue combinazioni, creando svariate forme con il pvc, dando un nome o un titolo a ciascun elaborato. L’esperienza “si conclude” con la performance della “Campana della Vita”, gioco performativo, svolto nel giardino della scuola, dove ogni singolo allievo indossava degli auricolari, con gli occhi chiusi, e ascoltando la musica, doveva attraversare sette quadrati di diverso materiale, simulando il gioco della campana. In questo processo si attivano e prendono vita tutti i sensi: dall’udito al tatto alla vista, e inconsciamente, quando siamo in uno stato di pace interiore e serenità e gratificazione si attivano anche “l’olfatto e il gusto”, l’immaginazione, crea sogni, e ci porta in uno stato di sazietà, e dove l’aria che respiriamo ha il profumo della bellezza e dell’armonia’. Rossella Liccione

L'arte prende casa nelle scuole | Rossella Liccione

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Pellegrino, musicista e artista visivo

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Francesco Pellegrino, musicista e artista visivo

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Francesco Pellegrino, musicista e artista visivo
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Pellegrino, musicista e artista visivo

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Black History Month Florence 2020

Questo progetto espositivo ha esaminato l’adempimento degli obblighi sociali nei confronti del lavoro sporco, le carenze di confronto culturale, l’annientamento della storia e le politiche di rispettabilità.
Gli artisti in mostra hanno attinto ciascuno da esperienze di permanenza in Italia che li spinge a coinvolgere le città di Roma, Umbertide, Milano e Firenze come siti di produzione culturale con la necessità di impegnare la storia senza esserne vittime.

L’attivista Pape Diaw, in un’intervista del 2013, ha parlato di “… sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito”. Questa contraddizione in termini è posta in un contesto sociale in cui il lavoro sporco sussiste per mantenere uno status governato da politiche di rispettabilità e di controllo sociale. Un’insistenza sulle narrazioni personali come una sostituzione delle appiattite proiezioni di Blackness, la costruzione di ponti tra un passato coloniale e una realtà neocoloniale contemporanea e l’inconsistenza de


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Questo progetto espositivo ha esaminato l’adempimento degli obblighi sociali nei confronti del lavoro sporco, le carenze di confronto culturale, l’annientamento della storia e le politiche di rispettabilità.
Gli artisti in mostra hanno attinto ciascuno da esperienze di permanenza in Italia che li spinge a coinvolgere le città di Roma, Umbertide, Milano e Firenze come siti di produzione culturale con la necessità di impegnare la storia senza esserne vittime.

L’attivista Pape Diaw, in un’intervista del 2013, ha parlato di “… sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito”. Questa contraddizione in termini è posta in un contesto sociale in cui il lavoro sporco sussiste per mantenere uno status governato da politiche di rispettabilità e di controllo sociale. Un’insistenza sulle narrazioni personali come una sostituzione delle appiattite proiezioni di Blackness, la costruzione di ponti tra un passato coloniale e una realtà neocoloniale contemporanea e l’inconsistenza della monumentalità permeano tutte queste opere con una meditazione sul passato come indicatore di ciò che è in arrivo.

La mostra, a cura di Black History Month Florence, nell’ambito della V edizione del BHMF, in collaborazione con Villa Romana (Florence), Civitella Ranieri Foundation (Umbertide) e Galleria Continua (San Gimignano), presenta il lavoro di 6 artisti internazionali che hanno utilizzato il contesto italiano come luogo di produzione artistica. Una serie di opere trasversali spinge a una rielaborazione di nozioni stereotipate del made in Italy che tendono a escludere gli afro-discendenti, svelando attitudini coloniali e invitando e rompere preconcetti.

Protagoniste le ricerche degli artisti M’Barek Bouhchichi (Morocco), Adji Dieye (Italy/Senegal), Sasha Huber (Switzerland/Finland), Delio Jasse (Angola/Italy), Amelia Umuhire (Rwanda/Germany), Nari Ward (Jamaica/USA).

Insieme hanno formato una melodia armonica che è discordante con la narrativa prescritta, centralizzata e consumata ma trova allineamento per trasmettere il suo potere e la capacità di arricchire la melodia secolare.

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Black History Month Florence 2020

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

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M’barek Bouhchichi

Artista visivo e installativo, scultore

Nato nel 1975 ad Akka, in Marocco, vive e lavora a Tahanaout, vicino a Marrakech, dove insegna arte. Usando la pittura, la scultura, il disegno o anche il video, M’barek Bouhchichi ha sviluppato il suo lavoro attraverso un linguaggio provvisorio fondato sull’esplorazione dei limiti tra il nostro discorso interno e la sua estensione verso il mondo esterno, il reale, l’altro. Pone le sue opere al crocevia tra l’estetica e il sociale, esplorando i campi associati come possibilità di auto-definizione.

Recentemente, il suo lavoro è stato esposto con la mostra personale Les mains noires (Kulte, Rabat, Marocco, 2016), come mostra collettiva Documents bilingues (MUCEM, Marsiglia, Francia, 2017),  Le Maroc contemporain (Institut du Monde Arabe , Parigi, Francia, 2014), Between walls (Le 18, Marrakech, Morocco, 2017).

Nato nel 1975 ad Akka, in Marocco, vive e lavora a Tahanaout, vicino a Marrakech, dove insegna arte. Usando la pittura, la scultura, il disegno o anche il video, M’barek Bouhchichi ha sviluppato il suo lavoro attraverso un linguaggio provvisorio fondato sull’esplorazione dei limiti tra il nostro discorso interno e la sua estensione verso il mondo esterno, il reale, l’altro. Pone le sue opere al crocevia tra l’estetica e il sociale, esplorando i campi associati come possibilità di auto-definizione.

Recentemente, il suo lavoro è stato esposto con la mostra personale Les mains noires (Kulte, Rabat, Marocco, 2016), come mostra collettiva Documents bilingues (MUCEM, Marsiglia, Francia, 2017),  Le Maroc contemporain (Institut du Monde Arabe , Parigi, Francia, 2014), Between walls (Le 18, Marrakech, Morocco, 2017).

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M’barek Bouhchichi

Terre - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

M’barek Bouhchichi

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Adji Dieye

Fotografa

Adji Dieye è una fotografa italo-senegalese nata a Milano nel 1991. Laureata in Nuove Tecnologie per l’Arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. Negli ultimi anni ha viaggiato tra Milano e Dakar, concentrando la sua ricerca sull’influenza della pubblicità nella cultura visiva africana. Il suo lavoro esplora diversi aspetti delle società dell’Africa occidentale: l’influenza della pubblicità nella costruzione di un’identità nazionale e la spiritualità sincretica che rimane centrale per le comunità africane.

La pratica artistica di Adji Dieye spinge i confini della fotografia nel tentativo di indagare gli archetipi che costituiscono la cultura visiva africana. Nella sua ricerca il continente africano non è mai considerato fine a se stesso; rappresenta invece un ponte verso ulteriori indagini su realtà sociali e geopolitiche più ampie.

Adji Dieye è una fotografa italo-senegalese nata a Milano nel 1991. Laureata in Nuove Tecnologie per l’Arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. Negli ultimi anni ha viaggiato tra Milano e Dakar, concentrando la sua ricerca sull’influenza della pubblicità nella cultura visiva africana. Il suo lavoro esplora diversi aspetti delle società dell’Africa occidentale: l’influenza della pubblicità nella costruzione di un’identità nazionale e la spiritualità sincretica che rimane centrale per le comunità africane.

La pratica artistica di Adji Dieye spinge i confini della fotografia nel tentativo di indagare gli archetipi che costituiscono la cultura visiva africana. Nella sua ricerca il continente africano non è mai considerato fine a se stesso; rappresenta invece un ponte verso ulteriori indagini su realtà sociali e geopolitiche più ampie.

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Adji Dieye

Red fever - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Adji Dieye

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Sasha Huber

Fotografa, video artista, performer

Sasha Huber è un’artista visiva svizzero-haitiana, nata a Zurigo, Svizzera nel 1975. Vive e lavora a Helsinki, in Finlandia. Il lavoro di Huber si occupa principalmente della politica della memoria e dell’appartenenza, in particolare in relazione ai residui coloniali abbandonati nell’ambiente. Sensibile ai fili sottili che collegano il passato e il presente, utilizza il materiale d’archivio all’interno di una pratica creativa stratificata che comprende interventi basati sulla performance, video, fotografia e collaborazioni. Huber rivendica anche l’uso della pistola ad aria compressa, consapevole del suo significato simbolico come arma, ma che offre al contempo il potenziale per rinegoziare dinamiche dove il potere non è bilanciato. È nota per il suo contributo di ricerca artistica alla campagna Demounting Louis Agassiz, che mira a smantellare l’eredità razzista meno conosciuta ma controversa del glaciologo. Questo progetto a lungo termine (dal

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Sasha Huber è un’artista visiva svizzero-haitiana, nata a Zurigo, Svizzera nel 1975. Vive e lavora a Helsinki, in Finlandia. Il lavoro di Huber si occupa principalmente della politica della memoria e dell’appartenenza, in particolare in relazione ai residui coloniali abbandonati nell’ambiente. Sensibile ai fili sottili che collegano il passato e il presente, utilizza il materiale d’archivio all’interno di una pratica creativa stratificata che comprende interventi basati sulla performance, video, fotografia e collaborazioni. Huber rivendica anche l’uso della pistola ad aria compressa, consapevole del suo significato simbolico come arma, ma che offre al contempo il potenziale per rinegoziare dinamiche dove il potere non è bilanciato. È nota per il suo contributo di ricerca artistica alla campagna Demounting Louis Agassiz, che mira a smantellare l’eredità razzista meno conosciuta ma controversa del glaciologo. Questo progetto a lungo termine (dal 2008) si è occupato di portare alla luce e riparare la storia poco conosciuta e le eredità culturali del naturalista e glaciologo svizzero Louis Agassiz (1807-1873), un influente sostenitore del razzismo “scientifico” che sosteneva la segregazione e l’ “igiene razziale”. Huber ha tenuto mostre personali alla Fondazione Hasselblad (Project Room) a Göteborg e ha partecipato a numerose mostre internazionali, tra cui la 56a Biennale di Venezia nel 2015 (mostra collaterale: Frontier Reimagined), la 19a Biennale di Sydney nel 2014 e alla 29a Biennale di San Paolo nel 2010.

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Sasha Huber

The Firsts-Edmonia Lewis - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Sasha Huber

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Delio Jasse

Fotografo

Delio Jasse è nato nel 1980 a Luanda, in Angola, vive e lavora a Milano. Nel suo lavoro fotografico spesso intreccia immagini trovate con particolari di vite passate (foto tessere trovate, album di famiglia) per tracciare collegamenti tra la fotografia – in particolare il concetto di “immagine latente” – e la memoria.

Jasse è anche noto per aver sperimentato processi di stampa fotografica analogica, tra cui cianotipia, platino e primi processi di stampa come il “Van Dyke Brown”, oltre a sviluppare proprie tecniche di stampa personali.

Le sue mostre recenti includono: MAXXI, Roma (2018); Villa Romana, Firenze (2018); Biennale dell’immagine, Lugano (solo, 2017); Collezione Walther, Neu-Ulm (2017); SAVVY Contemporary, Berlino (2017); Bamako Encounters, Bamako (2017); Biennale di Lagos, Lagos (2017); Tiwani Contemporary, Londra (solo, 2016); Walther Collection Project Space, NY (2016); Mostra internazionale Dak’art Biennale (2016); e il Padigli

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Delio Jasse è nato nel 1980 a Luanda, in Angola, vive e lavora a Milano. Nel suo lavoro fotografico spesso intreccia immagini trovate con particolari di vite passate (foto tessere trovate, album di famiglia) per tracciare collegamenti tra la fotografia – in particolare il concetto di “immagine latente” – e la memoria.

Jasse è anche noto per aver sperimentato processi di stampa fotografica analogica, tra cui cianotipia, platino e primi processi di stampa come il “Van Dyke Brown”, oltre a sviluppare proprie tecniche di stampa personali.

Le sue mostre recenti includono: MAXXI, Roma (2018); Villa Romana, Firenze (2018); Biennale dell’immagine, Lugano (solo, 2017); Collezione Walther, Neu-Ulm (2017); SAVVY Contemporary, Berlino (2017); Bamako Encounters, Bamako (2017); Biennale di Lagos, Lagos (2017); Tiwani Contemporary, Londra (solo, 2016); Walther Collection Project Space, NY (2016); Mostra internazionale Dak’art Biennale (2016); e il Padiglione dell’Angola, 56a Biennale di Venezia (2015). È stato uno dei tre finalisti del BES Photo Prize (2014) e ha vinto l’Iwalewa Art Award nel 2015.

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Delio Jasse

Pontus - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Delio Jasse

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Amelia Umuhire

Video artista, regista

Amelia Umuhire, nata nel 1991 a Kigali in Ruanda, vive come artista e regista a Berlino. Nel 2015 ha scritto e girato la sua prima serie web, Polyglot, in cui segue con la sua macchina fotografica giovani artisti ruandesi “sradicati” a Londra e Berlino. La serie è stata proiettata in numerosi festival, tra cui il Festival D’Angers, il Tribeca Film Festival e il Geneva International Film Festival, dove è stata nominata Best International Web Series nel 2015. Il suo cortometraggio Mugabo è un cortometraggio sperimentale ambientato a Kigali: esplora la questione di come tornare in patria e come affrontare il passato. Nel 2017 è stato premiato come miglior film sperimentale al Blackstar Film Festival ed è attualmente in tournée in festival in Nord America e, tra gli altri, proiettato al MOCA di Los Angeles, all’MCA Chicago, all’Ann Arbor Film Festival e allo Smithsonian African American Film Festival. Nel 2018 Amelia Umuhire ha prodotto il lungometraggio radiofo

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Amelia Umuhire, nata nel 1991 a Kigali in Ruanda, vive come artista e regista a Berlino. Nel 2015 ha scritto e girato la sua prima serie web, Polyglot, in cui segue con la sua macchina fotografica giovani artisti ruandesi “sradicati” a Londra e Berlino. La serie è stata proiettata in numerosi festival, tra cui il Festival D’Angers, il Tribeca Film Festival e il Geneva International Film Festival, dove è stata nominata Best International Web Series nel 2015. Il suo cortometraggio Mugabo è un cortometraggio sperimentale ambientato a Kigali: esplora la questione di come tornare in patria e come affrontare il passato. Nel 2017 è stato premiato come miglior film sperimentale al Blackstar Film Festival ed è attualmente in tournée in festival in Nord America e, tra gli altri, proiettato al MOCA di Los Angeles, all’MCA Chicago, all’Ann Arbor Film Festival e allo Smithsonian African American Film Festival. Nel 2018 Amelia Umuhire ha prodotto il lungometraggio radiofonico Vaterland per la stazione radio tedesca Deutschlandfunk Kultur. Racconta la storia di suo padre Innocent Seminega da giovane studente, insegnante, marito e padre fino alla sua morte per mano degli estremisti hutu. Nel febbraio di quest’anno Umuhire ha tenuto la sua prima mostra personale a Decad Berlin.

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Amelia Umuhire

Untitled - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Amelia Umuhire

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Nari Ward

Fotografo, video artista, scultore

Nari Ward (nato nel 1963 a St. Andrew, Giamaica; vive e lavora a New York) è noto per le sue installazioni scultoree composte da materiale di scarto trovato e raccolto nel suo quartiere. Ha riutilizzato oggetti come passeggini, carrelli della spesa, bottiglie, porte, televisori, registratori di cassa e lacci delle scarpe.

Ward ricontestualizza questi oggetti trovati in giustapposizioni stimolanti che creano significati metaforici complessi per affrontare questioni sociali e politiche che circondano la razza, la povertà e la cultura del consumo. Lascia intenzionalmente aperto il significato del suo lavoro, consentendo allo spettatore di fornire la propria interpretazione.

Mostre personali del suo lavoro sono state organizzate presso l’Institute of Contemporary Art, Boston (2017); SocratesSculpture Park, New York (2017); The Barnes Foundation, Philadelphia (2016); Pérez Art Museum Miami (2015); Savannah College of Art e Design Museum of Art, Savannah, GA (2015); Museo d’ar

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Nari Ward (nato nel 1963 a St. Andrew, Giamaica; vive e lavora a New York) è noto per le sue installazioni scultoree composte da materiale di scarto trovato e raccolto nel suo quartiere. Ha riutilizzato oggetti come passeggini, carrelli della spesa, bottiglie, porte, televisori, registratori di cassa e lacci delle scarpe.

Ward ricontestualizza questi oggetti trovati in giustapposizioni stimolanti che creano significati metaforici complessi per affrontare questioni sociali e politiche che circondano la razza, la povertà e la cultura del consumo. Lascia intenzionalmente aperto il significato del suo lavoro, consentendo allo spettatore di fornire la propria interpretazione.

Mostre personali del suo lavoro sono state organizzate presso l’Institute of Contemporary Art, Boston (2017); SocratesSculpture Park, New York (2017); The Barnes Foundation, Philadelphia (2016); Pérez Art Museum Miami (2015); Savannah College of Art e Design Museum of Art, Savannah, GA (2015); Museo d’arte della Louisiana State University, Baton Rouge, LA (2014); The Fabric Workshop and Museum, Philadelphia (2011); Massachusetts Museum of Contemporary Art, North Adams, MA (2011); Isabella Stewart Gardner Museum, Boston (2002); e Walker Art Center, Minneapolis, MN (2001, 2000).

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Nari Ward

Immigrist Male Figure Wall Tryptich - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Nari Ward

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Justin Randolph Thompson su BHMF 2020

Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2020

Justin Randolph Thompson
Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2020
Justin Randolph Thompson su BHMF 2020

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Introduzione a cura del curatore

Justin Randolph Thompson, co-fondatore e direttore Black History Month Florence

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Introduction
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Introduzione a cura del curatore

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 concept a cura del curatore

Justin Randolph Thompson, co-fondatore e direttore Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson, co-founder and director Black History Month Florence
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 concept a cura del curatore

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Justin Randolph Thompson su Amelia Umuhire

Justin Randolph Thompson, co-fondatore e direttore Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson su Amelia Umuhire
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Justin Randolph Thompson su Amelia Umuhire

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Justin Randolph Thompson su Sasha Huber

Justin Randolph Thompson, co-founder and director Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson su Sasha Huber
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Justin Randolph Thompson su Sasha Huber

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

Janine Gaëlle Dieudji su M'Barek Bouhchichi

Janine Gaëlle Dieudji su M'Barek Bouhchichi
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

Janine Gaelle Dieudji su Adji Dieye

Janine Gaelle Dieudji su Adji Dieye
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

Janine Gaelle Dieudji su Delio Jasse

Janine Gaelle Dieudji su Delio Jasse
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

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Piero Mottola

Florentine Voices

Piero Mottola è artista e musicista sperimentale, docente di Sound Design e Plastica Ornamentale all’Accademia di Belle Arti di Roma. Direttore del LER Laboratorio di Estetica del Rumore, la sua formazione avviene nell’ambito della Teoria Eventualista presso il Centro Studi Jartrakor di Roma dove nel 1988 tiene la sua prima personale con gli esperimenti interattivi “Miglioramento-Peggioramento” e “Bello-Brutto”.  Indaga la soggettività e la libera interpretazione del fruitore a strutture visive e sonore attraverso esperimenti e misurazioni. È stato invitato da diverse università internazionali a tenere conferenze e a svolgere master sulla relazione tra rumore ed emozione. I risultati di tali ricerche sono stati pubblicati nel libro Passeggiate emozionali, dal rumore alla Musica Relazionale, presentato in diverse università italiane e internazionali e nell’ambito di trasmissioni culturali della radiotelevisione italiana, Rai Uno, Rai Radio Tre e Radio Cultura Argenti

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Piero Mottola è artista e musicista sperimentale, docente di Sound Design e Plastica Ornamentale all’Accademia di Belle Arti di Roma. Direttore del LER Laboratorio di Estetica del Rumore, la sua formazione avviene nell’ambito della Teoria Eventualista presso il Centro Studi Jartrakor di Roma dove nel 1988 tiene la sua prima personale con gli esperimenti interattivi “Miglioramento-Peggioramento” e “Bello-Brutto”.  Indaga la soggettività e la libera interpretazione del fruitore a strutture visive e sonore attraverso esperimenti e misurazioni. È stato invitato da diverse università internazionali a tenere conferenze e a svolgere master sulla relazione tra rumore ed emozione. I risultati di tali ricerche sono stati pubblicati nel libro Passeggiate emozionali, dal rumore alla Musica Relazionale, presentato in diverse università italiane e internazionali e nell’ambito di trasmissioni culturali della radiotelevisione italiana, Rai Uno, Rai Radio Tre e Radio Cultura Argentina. Queste ricerche sono state presentate anche in diverse istituzioni museali nazionali e internazionali: Palazzo Esposizioni, Roma (1993); MAMBA, Museo Arte Moderno, Buenos Aires (2013); Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2013); MACRO, Museo d’arte contemporanea, Roma (2015, 2017; 2018); Museo Hermann Nitsch-Fondazione Morra, Napoli (2009, 2015, 2019); MAC Museo d’arte contemporanea, Santiago del Cile (2016); Beijing Institute of Graphic Communication (2017); Istituto di Cultura Italiano, Pechino (2017);  Museo della Certosa di S. Lucia, Rome (2018); Museo della Certosa di S. Martino, Castel S. Elmo, Napoli (2018, 2019); CCK Kirchner Cultural Center, Buenos Aires (2019); Istituto Italiano di Cultura, Buenos Aires (2019).

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Florentine Voices

Piero Mottola

Florentine Voices, primo progetto nato sotto l’egida di Murate Art District  è lo step fiorentino di una ricerca finora condotta a Valencia, Lisbona, Tenerife, Roma, Santiago del Cile, Lipsia, Varsavia, L’Avana, Buenos Aires, Wuhan, Shanghai, Pechino.

Alle persone che hanno partecipato all’esperimento negli scorsi mesi, convocati con bando pubblico, è stato chiesto di associare a dieci parametri emozionali (paura, angoscia, agitazione, collera, tristezza, stupore, eccitazione, piacere, gioia, calma) suoni e rumori prodotti esclusivamente con la voce e con il proprio corpo. Le centinaia di frammenti sonori ottenuti sono stati catalogati e intrecciati dall’artista in composizioni realizzate mediante l’ “autocorrelatore acustico”, un sistema capace di costruire algoritmi e trasformarli in opere grafiche che assomigliano a quadri astratti e variopinti. In questo modo l’opera restituisce un composito e fluttuante ritratto emotivo e internazionale della città.

Nelle t

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Florentine Voices, primo progetto nato sotto l’egida di Murate Art District  è lo step fiorentino di una ricerca finora condotta a Valencia, Lisbona, Tenerife, Roma, Santiago del Cile, Lipsia, Varsavia, L’Avana, Buenos Aires, Wuhan, Shanghai, Pechino.

Alle persone che hanno partecipato all’esperimento negli scorsi mesi, convocati con bando pubblico, è stato chiesto di associare a dieci parametri emozionali (paura, angoscia, agitazione, collera, tristezza, stupore, eccitazione, piacere, gioia, calma) suoni e rumori prodotti esclusivamente con la voce e con il proprio corpo. Le centinaia di frammenti sonori ottenuti sono stati catalogati e intrecciati dall’artista in composizioni realizzate mediante l’ “autocorrelatore acustico”, un sistema capace di costruire algoritmi e trasformarli in opere grafiche che assomigliano a quadri astratti e variopinti. In questo modo l’opera restituisce un composito e fluttuante ritratto emotivo e internazionale della città.

Nelle tre celle al primo piano di MAD è invece esposto un excursus del lavoro dell’artista che  riconduce alle origini delle sperimentazioni degli anni Ottanta e primi anni Novanta sul concetto di “Miglioramento Peggioramento” estetico e delle categorie di “Bello Brutto”, in cui l’artista si poneva il problema della misurazione del processo creativo con pratiche relazionali attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico.

Infine, l’esuberanza cromatica delle opere più recenti, esposte nell’ultima cella, rivela il processo di ricerca dell’artista, volto a restituire partiture visive che rispondono alla ricerca di godimento estetico espressa dal fruitore.

 

 

Florentine Voices

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Florentine Voices, Piero Mottola

Florentine voices, prosegue a Firenze la ricerca sperimentale itinerante e in progress condotta dall’artista Piero Mottola volta ad indagare le potenzialità evocative e musicali della voce di persone comuni, in diverse aree geografiche del pianeta. 

Florentine Voices, Piero Mottola

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Florentine Voices

Piero Mottola

Florentine Voices | Piero Mottola
Florentine Voices

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China Project 2019

China Project 2019 - Progetto RIVA

Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.


Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.

China Project 2019

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Xiang Zhang

Scultore

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

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China Project 2019 - Xiang Zhang

China Project 2019 - Progetto RIVA

China Project 2019 - Xiang Zhang

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Yanrong Liu

Pittrice

Nasce nel 1987 a Hangzhou, provincia di Zhejiang. Attualmente lavora e vive a Chongqing e Hangzhou, è docente nel Dipartimento di Grafica, dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan. La direzione della sua ricerca artistica si concentra su “tempo e spazio”, con “oggetti” e “luce” come materie principali. Attua modalità di azione artistica diverse dalla mostra attraverso la scrittura e la pittura.  

Nasce nel 1987 a Hangzhou, provincia di Zhejiang. Attualmente lavora e vive a Chongqing e Hangzhou, è docente nel Dipartimento di Grafica, dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan. La direzione della sua ricerca artistica si concentra su “tempo e spazio”, con “oggetti” e “luce” come materie principali. Attua modalità di azione artistica diverse dalla mostra attraverso la scrittura e la pittura.  

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China Project 2019 - Yanrong Liu

China Project - Progetto RIVA

China Project 2019 - Yanrong Liu

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6a edizione del Firenze Film Corti Festival

Dal 30 maggio al 2 giugno e dal 16 al 19 ottobre a Murate Art Ditrict si svolgerà l’ormai tradizionale e sempre più atteso secondo appuntamento con il FilmCorti Festival a Firenze.
Giunto alla sua 6° edizione, e forte dei grandi successi delle precedenti edizioni, il Firenze FilmCorti Festival riapre al pubblico nella seconda sessione dedicata ai cartoni animati e film per le scuole, alle sceneggiature e ai film innovativi e sperimentali.

Dal 30 maggio al 2 giugno si svolgerà l’ormai tradizionale e sempre più atteso appuntamento con i film corti a Firenze.

Giunto alla sua 6° edizione, e forte dei grandi successi delle precedenti edizioni, il Firenze FilmCorti Festival si aprirà al pubblico giovedì 30 maggio mattina per proseguire fino a domenica 2 giugno, quando in serata saranno premiati i migliori film in concorso, prescelti dalla Giuria presieduta dal regista Mimmo Calopresti, su 700 film iscritti da tutto il mondo. Il primo elemento di novità è costituito dalla istituzione dello Spazio Giovani: una sezione inedita costruita in partnership con Murate Art District e Accademia di Belle Arti di Firenze, in cui, durante le 4 mattinate del Festival, giovani registi provenienti dall’Accademia e dalle scuole di cinema, potranno mostrare le loro opere al pubblico.

Altro elemento di novità assoluta è la proiezione del nuovo straordinario docufilm “Cantiere 2 agosto. Cronaca di una strage”, con la presenza

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Dal 30 maggio al 2 giugno si svolgerà l’ormai tradizionale e sempre più atteso appuntamento con i film corti a Firenze.

Giunto alla sua 6° edizione, e forte dei grandi successi delle precedenti edizioni, il Firenze FilmCorti Festival si aprirà al pubblico giovedì 30 maggio mattina per proseguire fino a domenica 2 giugno, quando in serata saranno premiati i migliori film in concorso, prescelti dalla Giuria presieduta dal regista Mimmo Calopresti, su 700 film iscritti da tutto il mondo. Il primo elemento di novità è costituito dalla istituzione dello Spazio Giovani: una sezione inedita costruita in partnership con Murate Art District e Accademia di Belle Arti di Firenze, in cui, durante le 4 mattinate del Festival, giovani registi provenienti dall’Accademia e dalle scuole di cinema, potranno mostrare le loro opere al pubblico.

Altro elemento di novità assoluta è la proiezione del nuovo straordinario docufilm “Cantiere 2 agosto. Cronaca di una strage”, con la presenza degli autori e delle più importanti cariche istituzionali del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna e della Regione Toscana.
Nel corso della prima serata, sarà consegnato ad Angelo Tantaro, vice Presidente del Festival, il prestigioso premio “Tatiana Pavlova 2019”  per i meriti della rivista Diari di cineclub, di cui è Direttore.
Il Festival sarà un’occasione importante per incontri, dibattiti, visioni con ospiti di grande prestigio, da David Riondino, ai registi Matteo Belli, Paolo Sassanelli, Antonietta De Lillo, che presenteranno le loro opere più recenti in prima visione in Toscana e che saranno introdotti dalla nuova Direttrice Artistica del Festival, l’attrice e regista Cristina Puccinelli 

PROGRAMMA DEGLI EVENTI SPECIALI MAGGIO

  Giovedì 30 maggio
15.00  Incontro su “Cinema e altre arti visuali” con la partecipazione di Valentina Gensini, Direttrice Artistica de Murate Art District, Claudio Rocca Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze Marino Demata Presidente del Firenze FilmCorti Festival

17.30 Panel CNA cinema e audiovisivo, Toscana e CNA agroalimentare Dialogo tra settori per la valorizzazione del territorio 20.00 Consegna Premio Nazionale “Tatiana Pavlova 2019” a Diari di Cineclub. Riconoscimento Nazionale per la Divulgazione dell’Arte Contemporanea

20.30 David Riondino presenta  “Corti di carta. Digressione su sonetti, strambotti e affini”. 

Venerdì 31 maggio  
18.30 “Voci-Volto” incontro col regista Matteo Belli sulla voce dell’attore.

20.30 Proiezione del Docufilm “Cantiere 2 agosto. Cronaca di una strage” alla presenza di Simonetta Saliera, Presidente dell’Assemblea legislativa Emilia-Romagna, Matteo Belli, regista, Cinzia Venturoli, storica, Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione  Parenti delle vittime Eugenio Giani, Presidente del Consiglio della Regione Toscana, Stefania Ippoliti Presidente Italia Film Commission, Valentina  Gensini, Direttrice Artistica de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.    

Sabato 1 giugno
18.30 Proiezione de film “Il signor Rotpeter” di Antonietta De Lillo con la partecipazione della regista

20.30     Proiezion del film lungometraggio “Due piccoli italiani” di Paolo Sassanelli con la partecipazione del regista 20.31

Domenica 2 giugno
17.00 Incontro con il Festival di Edimburgo, proiezione dei film fuori concorso dal Festival di Edimburgo

18.00 Incontro col regista Mimmo Calopresti, Presidente della Giuria del 6° Firenze FilmCorti Festival

20.00 Sul palco, in Piazza de Le Murate, la Cerimonia delle Premiazioni e a seguire spettacolo musicale con il gruppo Nuove Trasparenze.

La giuria che ha selezionato i film in vista della partecipazione alla sessione autunnale è stata composta da Paola Dei, scrittrice e psicoterapeuta, Oronzo Luciano Vittorio Ricci, pittore, Ruben Chaviano, violinista, Vittoria Angela Romei, pittrice. Inoltre l’architetta e scrittrice Alessandra Cotoloni, la scrittrice Giulia Zoppi, il poli strumentista Stefano Macrillò, lo scrittore e critico letterario Francesco Ricci e un nome del cinema come Giacomo De Bastiani. Saranno presenti il 18 ottobre durante e premiazioni della sezione dei film sperimentali.

Due le menzioni speciali che il Festival ha deciso di assegnare in modo eccezionale in questa edizione. La prima per i Video d’Arte viene assegnata a Nicola Raffaetà per il cortometraggio Equilibrio e la seconda lezione speciale per il Book Trailer a Francesco Grifoni per I signori del silenzio. 

Il terzo posto del podio è di  In brief di Carlo Perissi
L’autore riesce a trattare il tema grandioso dell’evoluzione attraverso le linee essenziali di un poetico sguardo, che da una parte narra il macrocosmico ciclo di vita dell’universo e dall’altra affianca il microcosmico battito di ciglia dell’esistenza simbolica delle tre generazioni, battito che ha in se il senso dell’amore. Il linguaggio ha potuto contare su una fotografia emblematica e un commento musicale che ha saputo presentare la tradizione e l’innovazione attraverso l’utilizzo della sonorità antica del santur, strumento di origine mediorientale, affiancato da un uso non invadente dei suoni tecnologici.”

Il secondo premio va a Antonio La Camera, presente assieme a Francesco Sottile, che ha interpretato il ruolo del protagonista centrale e creato le musiche del film, per Nel ritrovo del silenzio.
La struttura (quiete-rottura delle quiete- ricomposizione della quiete), il ritmo (ora pausato, ora vertiginoso), la potenza espressionistica delle immagini (ad esempio il sangue che dai timpani scende sul collo, ad esempio l’indistinta confusione del centro cittadino), la musica che asseconda alla perfezione la narrazione visiva. Tutto, ma proprio tutto, concorre a fare di Nel ritrovo del silenzio, una intensa e riuscitissima testimonianza artistica della condizione dell’uomo moderno.

primo classificato, il coreano Takeshi Kushida, per il suo lavoro Koe/Voice.
La giuria ha ritenuto infatti di assegnare il primo premio assoluto al film Koe/Voice “perché il regista ha dato vita a un film delicato che colpisce per le sue immagini che ti entrano dentro e ti inchiodano davanti a quelle sensazioni di musicalità. Un inno al valore dell’ascolto, al ritrovare un silenzio interiore inteso nella sua accezione più bella e ampia. La necessità di ritrovare se stessi dentro un mondo caotico, colmo di rumore e veloce. Ritrovare la piacevolezza dell’ascolto di se stessi.”

 

Il programma degli incontri:

16 ottobre ore 10.00 – 15.00
Animazione e film delle scuole

Animazione. In concorso:
To my children – Shwan Dler Qaradaki – min. 20,00
Dodici minuti di pioggia – IT – Fabio Teriaca – min. 05,58
Il bisonte – IT – Diego Piacenti – min. 03,05
Paper Kite – Bulg. – min. 08,00
SugarLove – IT – Laura Luchetti – min. 09,00
The nap – IT – Adolfo di Molfetta –min. 08,15
Time in the forest – Mex – Juan Paulin – min. 06,33

Film realizzati dalle scuole:
Cambia_menti – Secondaria di primo gr. Dante Alighieri – Modugno (Bari) – min.10,00
Enea e Didone – Primaria Rodari – Cecina (LI) – min. 19,58
La nascita di Roma – Primaria Rodari Cecina (Li) – min. 20,00
Elia & il capo – IT Anel Syzdykova – FRame School – min. 04,14

Film dal Festival Animattikon di Cipro (Fuori concorso)
Disappear – NL – Hndrikus De Vaan – min. 04,07
May be it’s me – Cyp. – Dimiytri Simou – min. 06,10

Proclamazione dei vincitori e premiazioni

17 ottobre ore 15.00 – 20.00
Programma Sceneggiature finaliste

Illustrazione delle sceneggiature e Intervista con gli autori:

Don – IT – Alberto Battistutti
Ferretti brothers vs Real Madrid – IT – Roberto Costantini e Luca Labarile
From the face of an angel – USA – Frank Vespe
Ascolta come batte forte il tuo cuore – IT – Giuseppe Rasi
Hisack Henderson – IT – Fabio Quatela
Al termine della notte – IT – Daniel Coffaro
La matematica dell’eco – IT – Davide Lo Schiavo
La strada segnata – IT – Michele Iovine
Brennhausen – USA – Diana Cignoni
Farfallina bella e bianca – IT – Chiara Rossi
Come l’impronta di un quadro – IT – Lidia Popolano
Cronaca nera per le muse – IT – Alma Carrano
Anatomy of a Crime Scene – USA – Candice Delevante
Il prezzo – IT – Raffaele Putorti
Italians without a cause – IT – Lucia Braccalenti
Koko – Usa – J Scott Vajner & Anjani K Pandey
La venditrice di stoffe – IT – Daniela Giordano
Made in America – USA – B K (Anonimo)
Ogni cosa deve finire – IT – Matteo Mantero
House of Jade – Usa – Tomek P. Chenczke)
Mind the gap – IT – Gianluca Papadia
No man’s land – UK – Tom Canning
Rabbit still hiding – Tur – Hakan Ünal
Sabato – IT – Cristina Toccafondi
Say nothing – Usa – Jon Freda
Supermarket love story – IT – Mark Petrasso
The butterfly – IT – Lorenzo Breschi
The Haunting of Reactor Five – USA – Robert Cox

Ore 19.30 – Proclamazione dei vincitori e premiazioni

18 ottobre ore 15.00 – 20:00
Programma Film Innovativi e Sperimentali

ore 15.00 – Proiezioni Film in concorso:

Connecting… – Ger. – Stefan Ghedina – min. 17,28
A bad habit – IT – Luca D’Onofrio – min. 04,52
Before you go – IT – Laura Pellegrini – min. 03,45
I signori del silenzio – IT – Francesco Grifoni – min. 3,51
In brief – IT – Carlo Petrassi – min. 06,32
Kaleidoscape – IT – Daniele Pauletto – min. 06,08
Koe/Voice – Jap. – Takeshi Kushida – 09,00
Firstly T – Pol. – Jacek Jędrzejczak – min. 04,12
Hate dialogues – Ger. – Rupert Jorg – min. 04,33
Equilibrio – IT – Nicola Raffaetà – min. 09,43

Ore 16.30 – Proiezione fuori concorso
Il sole si riprese il giorno – IT – Alessandro Fiero – min. 17,01

Ore 17.00 – Proiezioni Film in concorso
Memoria Data – Usa/IT – Lori Felker – min. 12,00
Merry go round – UKR – Ihor Podolchak – min.
Patient 1642 – Usa – Tommaso Frangini – min. 04,45
Phosphens – Bel. – Frank Ravel – min. 05,00
Portrait – Usa – Robert Peche – min. 0,52
Le porte – IT – Antonio D’Aquila – min. 15,25
Medium rare – IT – Luca Cioci – min. 04,35
Nel ritrovo del silenzio – IT – Antonio La Camera – min. 06.05
Transience – Colum. – David Barrera – min. 27,00
Orpheus and Eurydice – IT – Lorenzo Breschi – min. 01.00

Ore 19.30 Proclamazione dei vincitori . Premiazioni.

6a edizione del Firenze Film Corti Festival

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Gabriele Dini

Scultore e artista installativo

Nato a Viareggio, Gabriele Dini dopo aver concluso gli studi presso il dipartimento di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, segue un biennio di specializzazione presso il Royal College of Art di Londra. Tra il 2017 e il 2019 ha partecipato a quattro residenze d’artista, la prima nel 2017 presso il MAC Museum of Contemporary Art, Istituto Italiano di Cultura, in Cile; nel 2018 viene ospitato dal Siena Art Institute, poi la Fondazione Pistoletto di Biella e infine le Murate Art District e il Sichuan Arti Institute nel 2019. Molte le sue esposizioni, tra le quali alcune personali, a palazzo Ridolfi a Firenze nel 2019, con Iconosmash, ad Asciano in provincia di Siena l’anno seguente, presso il Museo Archeologico Palazzo Corboli, con dormancy; infine a Carrara nel 2017, la Tekè Gallery ospita Augmented fragility. Nel 2014 vince il Thames Barrier Award a Londra e nello stesso anno riceve l’Augustus Martin Award presso il Royal College of Art di Londr

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Nato a Viareggio, Gabriele Dini dopo aver concluso gli studi presso il dipartimento di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, segue un biennio di specializzazione presso il Royal College of Art di Londra. Tra il 2017 e il 2019 ha partecipato a quattro residenze d’artista, la prima nel 2017 presso il MAC Museum of Contemporary Art, Istituto Italiano di Cultura, in Cile; nel 2018 viene ospitato dal Siena Art Institute, poi la Fondazione Pistoletto di Biella e infine le Murate Art District e il Sichuan Arti Institute nel 2019. Molte le sue esposizioni, tra le quali alcune personali, a palazzo Ridolfi a Firenze nel 2019, con Iconosmash, ad Asciano in provincia di Siena l’anno seguente, presso il Museo Archeologico Palazzo Corboli, con dormancy; infine a Carrara nel 2017, la Tekè Gallery ospita Augmented fragility. Nel 2014 vince il Thames Barrier Award a Londra e nello stesso anno riceve l’Augustus Martin Award presso il Royal College of Art di Londra.

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China Project 2019 - Every fragment is a gift

Residenza d'artista in Cina di Gabriele Dini

In antropologia, l’idea che i valori sociali di una civiltà siano imbevuti nei materiali è ben nota e consolidata da ampie ricerche su scambi e regali come parte di rituali del passato. I banchetti etruschi cosi’ come i protocolli descritti nei primi testi cinesi ci aiutano a comprendere come le cose trascendano la loro funzione dall’ utile al simbolico. Cosi’, quando intatti e quando in detriti, i frammenti degli oggetti in ceramica arrivano fino a noi come un dono fatto da mondi che vengono da lontano su cui continuare a intessere storie fatte di associazioni, classificazioni tipologiche, narrative personali, connessioni storiografiche.

Il progetto artistico e’ stato finalizzato alla produzione di una serie di opere ispirate dalla civilta’ etrusca e quella cinese, che si formano su credenze e tradizioni legate alla ceramica, ai suoi processi e al valore del dono.

Nel 2014 e’ stata scoperta in Cina una lavorazione della ceramica finora sconosciuta chiamata ‘Coal-Clay

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In antropologia, l’idea che i valori sociali di una civiltà siano imbevuti nei materiali è ben nota e consolidata da ampie ricerche su scambi e regali come parte di rituali del passato. I banchetti etruschi cosi’ come i protocolli descritti nei primi testi cinesi ci aiutano a comprendere come le cose trascendano la loro funzione dall’ utile al simbolico. Cosi’, quando intatti e quando in detriti, i frammenti degli oggetti in ceramica arrivano fino a noi come un dono fatto da mondi che vengono da lontano su cui continuare a intessere storie fatte di associazioni, classificazioni tipologiche, narrative personali, connessioni storiografiche.

Il progetto artistico e’ stato finalizzato alla produzione di una serie di opere ispirate dalla civilta’ etrusca e quella cinese, che si formano su credenze e tradizioni legate alla ceramica, ai suoi processi e al valore del dono.

Nel 2014 e’ stata scoperta in Cina una lavorazione della ceramica finora sconosciuta chiamata ‘Coal-Clay Composite Ceramics’ che utilizza impasti e metodologie simili a quelle del bucchero etrusco. Ci sono due botteghe a conduzione familiare che tramandano questa tradizione alle generazioni successive: Zeng Qinghong workshop in Yingjing, e Huang Bin Xue in Gaoxian County, entrambi nella provincia di Sichuan.

China Project 2019 - Every fragment is a gift

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Giulio Saverio Rossi

Artista visivo

Nasce a Massa nel 1988, ma vive e lavora a Torino. Nel 2012 si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, per poi seguire un master in printmaking presso la Fondazione il Bisonte per lo studio dell’arte grafica di Firenze e concludere gli studi nel 2016 con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Torino. Ha partecipato a vari progetti di residenza d’artista, tra cui nel 2019 al China Project curato da Le Murate Art District di Firenze. Tra le sue esposizioni, si contano sette personali, nel 2019 presso il Sichuan Fine Arts Institute, Nuova scuola delle nuvole e della nebbia, nello stesso anno si inaugura Studiovisit 2019 presso Casa di Masaccio – Centro per l’arte contemporanea, nel 2018 a Torino con Chiasmo presso Alley Summer. Giorgio Galotti, e nello stesso anno è presente al CAR DRDE di Bologna con Ogni cosa rappresa; nel 2017 espone al K+D poject di Torino, con Bordi/Borders/Bords#1, nel 2015 a Bologna No subject presso LOCALEDUE, e infine è presen

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Nasce a Massa nel 1988, ma vive e lavora a Torino. Nel 2012 si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, per poi seguire un master in printmaking presso la Fondazione il Bisonte per lo studio dell’arte grafica di Firenze e concludere gli studi nel 2016 con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Torino. Ha partecipato a vari progetti di residenza d’artista, tra cui nel 2019 al China Project curato da Le Murate Art District di Firenze. Tra le sue esposizioni, si contano sette personali, nel 2019 presso il Sichuan Fine Arts Institute, Nuova scuola delle nuvole e della nebbia, nello stesso anno si inaugura Studiovisit 2019 presso Casa di Masaccio – Centro per l’arte contemporanea, nel 2018 a Torino con Chiasmo presso Alley Summer. Giorgio Galotti, e nello stesso anno è presente al CAR DRDE di Bologna con Ogni cosa rappresa; nel 2017 espone al K+D poject di Torino, con Bordi/Borders/Bords#1, nel 2015 a Bologna No subject presso LOCALEDUE, e infine è presente al Castello Malaspina di Massa con Thaumàzein. Nel 2019 vince il premio Be the difference with art a Bassano del Grappa, nel 2018 riceve il premio Francesco Fabbri, nel 2017 il premio Combat Prize per la pittura, nel 2016 riceve l’Academy Now e il Combat Prize.

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China Project 2019 - Nuova scuola delle nuvole e della nebbia

Residenza d'artista in Cina di Giulio Saverio Rossi

Il progetto Nuova scuola delle nuvole e della nebbia si sviluppa a partire dalla pratica del disegno, inteso come elemento che si trova alla base sia della tradizione rinascimentale che dell’evoluzione artistica in Cina.

Durante le quattro settimane di residenza si è creato una scuola temporanea dedicata al disegno continuo delle nuvole così come appaiono in cielo. Partendo dai recenti studi che teorizzano la possibilità che le nuvole scompaiano definitivamente dai nostri cieli a causa del riscaldamento globale si è elaborato una continua mappatura delle nuvole, tesa da un lato a raccogliere la forma del transitorio, dall’altro a creare una mappatura visiva non più basata sulla conoscenza del suolo ma sulle nuvole.

Il progetto ha creato un incontro ideale fra le due identità coinvolte nella residenza, la Toscana e La Cina, che trova una propria affermazione all’interno del medium del disegno inteso duplicemente sia come accettazione dell’effimero della forma che del suo t

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Il progetto Nuova scuola delle nuvole e della nebbia si sviluppa a partire dalla pratica del disegno, inteso come elemento che si trova alla base sia della tradizione rinascimentale che dell’evoluzione artistica in Cina.

Durante le quattro settimane di residenza si è creato una scuola temporanea dedicata al disegno continuo delle nuvole così come appaiono in cielo. Partendo dai recenti studi che teorizzano la possibilità che le nuvole scompaiano definitivamente dai nostri cieli a causa del riscaldamento globale si è elaborato una continua mappatura delle nuvole, tesa da un lato a raccogliere la forma del transitorio, dall’altro a creare una mappatura visiva non più basata sulla conoscenza del suolo ma sulle nuvole.

Il progetto ha creato un incontro ideale fra le due identità coinvolte nella residenza, la Toscana e La Cina, che trova una propria affermazione all’interno del medium del disegno inteso duplicemente sia come accettazione dell’effimero della forma che del suo tentativo di fermarla sulla carta tentando, in un gesto simbolico e paradossale, di impedire la scomparsa delle nuvole.

E’ stato chiesto di partecipare sia a persone senza una particolare preparazione artistica, sia ad artisti cinesi emergenti o affermati che si renderanno disponibili su invito diretto a diventare membri della Scuola.

China Project 2019 - Nuova scuola delle nuvole e della nebbia

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Bettina Buck

Sui Generis | Autoritratti

Bettina Buck (Colonia 1974, Berlino 2018) si è diplomata presso il Kunsthochschule für Medien di Colonia e ha poi ottenuto un Master in Fine Art presso Goldsmiths, University of London.  La sua ricerca si concentrasulla nozione scultura come durata e collasso, caso e trasformazione. Mostre selezionate: 2018 Raumfolgen, Schloß Burgau, Düren; 2016 City Dance Köln; Tutta l’Italia è silenziosa  Accademia Tedesca di Villa Massimo e Accademia Reale di Spagna, Roma 2014 Another Interlude, Performance, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, To continue. Notes towards a Sculpture Cycle: Scale, Nomas Foundation, Roma; 2012 A House of Leaves, David Roberts Art Foundation, London; 2011 V&A cycle (performance), performance, Postmodernism: Style and Subversion 1970-1990: Friday Late: The Postmodern Look, V&A, London; 2010 Platzhalter, Galerie Monitor, Roma; 2007 Reaparecidos, Museo de la Ciudad, Quito. Tra il 2009 e il 2017 ha realizzato cinque Invite projects, u

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Bettina Buck (Colonia 1974, Berlino 2018) si è diplomata presso il Kunsthochschule für Medien di Colonia e ha poi ottenuto un Master in Fine Art presso Goldsmiths, University of London.  La sua ricerca si concentrasulla nozione scultura come durata e collasso, caso e trasformazione. Mostre selezionate: 2018 Raumfolgen, Schloß Burgau, Düren; 2016 City Dance Köln; Tutta l’Italia è silenziosa  Accademia Tedesca di Villa Massimo e Accademia Reale di Spagna, Roma 2014 Another Interlude, Performance, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, To continue. Notes towards a Sculpture Cycle: Scale, Nomas Foundation, Roma; 2012 A House of Leaves, David Roberts Art Foundation, London; 2011 V&A cycle (performance), performance, Postmodernism: Style and Subversion 1970-1990: Friday Late: The Postmodern Look, V&A, London; 2010 Platzhalter, Galerie Monitor, Roma; 2007 Reaparecidos, Museo de la Ciudad, Quito. Tra il 2009 e il 2017 ha realizzato cinque Invite projects, una serie di mostre strutturate come un dialogo tra la propria pratica e quella di un’artista con il cui lavoro ha sentito un rapporto di intimità e confronto: Cologne, 2009; Berlin 2011; London, 2012; Exeter, 2013; Berlin, 2017.

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Chiara Camoni

Sui Generis | Autoritratti

Chiara Camoni (Piacenza, 1974) vive a lavora a Fabbiano, in Alta Versilia. Diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, lavora per alcuni anni con l’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali di Napoli. Insieme ad altri artisti fonda il Magra – Museo d’Arte contemporanea di Granara. Con Cecilia Canziani sta sviluppando il ciclo di seminari La Giusta Misura, avviato presso le Murate Progetti Arte Contemporanea di Firenze. Tra le mostre recenti: Zenzic, con Anna Barham, curata da Caterina Avataneo, Arcade Gallery, London; Sisters, MIMA – Middlesbrough Institute of Modern Art, Middlesbrough; La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie, curata da Marina Dacci, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia; Il disegno del disegno, curata da Saretto Cincinelli, Museo Novecento, Firenze.

Chiara Camoni (Piacenza, 1974) vive a lavora a Fabbiano, in Alta Versilia. Diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, lavora per alcuni anni con l’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali di Napoli. Insieme ad altri artisti fonda il Magra – Museo d’Arte contemporanea di Granara. Con Cecilia Canziani sta sviluppando il ciclo di seminari La Giusta Misura, avviato presso le Murate Progetti Arte Contemporanea di Firenze. Tra le mostre recenti: Zenzic, con Anna Barham, curata da Caterina Avataneo, Arcade Gallery, London; Sisters, MIMA – Middlesbrough Institute of Modern Art, Middlesbrough; La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie, curata da Marina Dacci, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia; Il disegno del disegno, curata da Saretto Cincinelli, Museo Novecento, Firenze.

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Sui Generis | Autoritratti

Chiara Camoni / Bettina Buck con le parole di Cecilia Canziani e una conferenza di Chiara Frugoni

Le ricerche di Chiara Frugoni sono state fonte di ispirazione nel corso di tutto il progetto con assonanze tra il luogo e le riflessioni del seminario e i temi da lei trattati, su Chiara d’Assisi e sul ruolo del convento come luogo non solo di esclusione, ma anche di emancipazione.

Il percorso si è sviluppato in tre momenti: letture collettive, una lecture pubblica e infine, a dare un ritmo al pensiero, l’azione collettiva del lavoro al telaio, al quale – nel corso dei mesi – si sono alternate tante diverse mani di artigiane, artiste e curatrici che hanno lasciato traccia del loro operato realizzando un tappeto che è anche il fulcro del percorso espositivo. Non essendo possibile raccontare in forma di mostra i seminari, Autoritratti rappresenta il tentativo di ridistribuire, attraverso una serie di opere e ulteriori momenti di approfondimento, il senso di un percorso costruito di relazioni tra persone e ambiti del sapere, con le parole di libri e con le opere di autori div

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Le ricerche di Chiara Frugoni sono state fonte di ispirazione nel corso di tutto il progetto con assonanze tra il luogo e le riflessioni del seminario e i temi da lei trattati, su Chiara d’Assisi e sul ruolo del convento come luogo non solo di esclusione, ma anche di emancipazione.

Il percorso si è sviluppato in tre momenti: letture collettive, una lecture pubblica e infine, a dare un ritmo al pensiero, l’azione collettiva del lavoro al telaio, al quale – nel corso dei mesi – si sono alternate tante diverse mani di artigiane, artiste e curatrici che hanno lasciato traccia del loro operato realizzando un tappeto che è anche il fulcro del percorso espositivo. Non essendo possibile raccontare in forma di mostra i seminari, Autoritratti rappresenta il tentativo di ridistribuire, attraverso una serie di opere e ulteriori momenti di approfondimento, il senso di un percorso costruito di relazioni tra persone e ambiti del sapere, con le parole di libri e con le opere di autori diversi e distanti nel tempo. Le opere di Chiara Camoni e Bettina Buck in mostra invitano a riflettere sulla relazione tra corpo e spazio, sul modo in cui i corpi costruiscono ambienti, i gesti generano mondi, i mondi raccontano relazioni, e le relazioni sono un modo per reinventare le modalità di stare insieme, produrre, esporre.

I gesti e le voci di chi ha partecipato agli incontri sono custoditi e rappresentati da un tappeto presentato in mostra e tessuto con la supervisione della tessitrice Paola Aringes.

Attorno a questo oggetto che è anche un luogo, un corpus di lavori inediti di Chiara Camoni fa a sua volta spazio ai lavori realizzati da Bettina Buck tra il 2010 e il 2017. Unite da una riflessione comune sulla scultura e da un’attitudine dialogica, i lavori delle due artiste si offrono come punti di vista l’una sul lavoro dell’altra.

Sui Generis | Autoritratti

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Sui Generis | Autoritratti

Prende il via da un ciclo di incontri dedicati all’identità di genere. I pensieri e le azioni condivisi negli incontri hanno costituito la genesi del progetto che si formalizza ora in un singolare percorso espositivo. 

Sui Generis | Autoritratti

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Mohammad Alfaraj

Fotografo, video artist

La pratica di Mohammad Alfaraj (nato nel 1993 ad Al Hassa, KSA, dove vive e lavora), è incentrata sulla sua esplorazione della relazione tra forme e concetti, ed è visibile attraverso storie sovrapposte nei suoi collage fotografici, raggruppando e mettendo in contrasto soggetti reali e non. Il lavoro di Alfaraj utilizza spesso anche materiali naturali trovati nella sua città natale e li combina con giochi per bambini e storie di persone che lavorano la terra, nel tentativo di creare un piano dove uomo e natura convivono, con un sottofondo di speranza. Un attivista socio-ambientale nel cuore, il suo breve documentario Lost, 2015 (che è stato premiato al primo posto nella categoria studenti al Saudi Film Festival), cattura lo stato latente della nozione di temporalità per gli arabi apolidi, che vivono come rifugiati nel loro luogo di nascita e l’effetto disumanizzante che questo provoca. Questo contesto “poco familiare” ritrae la bellezza velenosa della natura quan

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La pratica di Mohammad Alfaraj (nato nel 1993 ad Al Hassa, KSA, dove vive e lavora), è incentrata sulla sua esplorazione della relazione tra forme e concetti, ed è visibile attraverso storie sovrapposte nei suoi collage fotografici, raggruppando e mettendo in contrasto soggetti reali e non. Il lavoro di Alfaraj utilizza spesso anche materiali naturali trovati nella sua città natale e li combina con giochi per bambini e storie di persone che lavorano la terra, nel tentativo di creare un piano dove uomo e natura convivono, con un sottofondo di speranza. Un attivista socio-ambientale nel cuore, il suo breve documentario Lost, 2015 (che è stato premiato al primo posto nella categoria studenti al Saudi Film Festival), cattura lo stato latente della nozione di temporalità per gli arabi apolidi, che vivono come rifugiati nel loro luogo di nascita e l’effetto disumanizzante che questo provoca. Questo contesto “poco familiare” ritrae la bellezza velenosa della natura quando è vissuta come una nemesi durante la paralisi politica.
Alfaraj si è laureato in ingegneria meccanica alla KFUPM nel 2017. La sua recente mostra personale; Still Life and Plastic Dreams, Athr Gallery, Jeddah KSA (2020) e mostre collettive includono I Love You Urgently, 21,39 SAC, Jeddah, KSA (2020), Durational Portrait; Una breve panoramica della video arte in Arabia Saudita, Athr Gallery, Jeddah, KSA (2020), Sharjah Islamic Festival, Sharjah, UAE (2019). Il suo lavoro è stato anche mostrato alla Sharjah Art Foundation; Le Murate Pac, Firenze (2019); Athr Gallery, Jeddah (2018); 21,39 Jeddah Arts (2017, 2019); Saudi Film Festival, Dammam (2015) e Dubai International Film Festival (2014). Alfaraj ha lavorato come programmatore sia al Saudi Film Festival che al festival della casa di poesia a Dammam.

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The glass between us

Mostra di punta del Middle East Now Festival 2019

THE GLASS BETWEEN US MOHAMMAD ALFARAJ

L’artista saudita protagonista di una residenza realizzata da Middle East Now, MAD Murate Art District e Crossway Foundation Residency in collaborazione con PIA Palazzina Indiano Arte della Compagnia Virgilio Sieni.

La quinta edizione di “Middle East Now x Crossway Foundation Residency”, in partnership con una delle più importanti organizzazioni che promuove i giovani creativi dal Medio Oriente ha proposto la mostra personale di Mohammad Alfaraj, nato in Arabia Saudita nel 1993 e attualmente residente nella provincia Est del paese.

“The glass between us“ è il titolo della sua prima mostra personale che ha presentato a Firenze: una sperimentazione sul suono e sull’immagine per guardare alla vita attraverso gli occhi di un bambino.
In questo nuovo lavoro di ricerca la sorpresa e l’inaspettato nella vita quotidiana creano un enorme mosaico.

La mostra ha proposto opere realizzate dall’artista in Arabia Saudita e a Firenze


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THE GLASS BETWEEN US MOHAMMAD ALFARAJ

L’artista saudita protagonista di una residenza realizzata da Middle East Now, MAD Murate Art District e Crossway Foundation Residency in collaborazione con PIA Palazzina Indiano Arte della Compagnia Virgilio Sieni.

La quinta edizione di “Middle East Now x Crossway Foundation Residency”, in partnership con una delle più importanti organizzazioni che promuove i giovani creativi dal Medio Oriente ha proposto la mostra personale di Mohammad Alfaraj, nato in Arabia Saudita nel 1993 e attualmente residente nella provincia Est del paese.

“The glass between us“ è il titolo della sua prima mostra personale che ha presentato a Firenze: una sperimentazione sul suono e sull’immagine per guardare alla vita attraverso gli occhi di un bambino.
In questo nuovo lavoro di ricerca la sorpresa e l’inaspettato nella vita quotidiana creano un enorme mosaico.

La mostra ha proposto opere realizzate dall’artista in Arabia Saudita e a Firenze nell’ambito di un laboratorio per bambini: un’esperienza sensoriale e visiva semplice nella forma, ma che approfondisce un tema fondamentale e importante, attorno al quale vuole creare un dialogo.

Un progetto di Middle East Now Now, Crossway Foundation e MAD Murate Art District
Il Progetto è stato realizzato nell’ambito di Toscanaincontemporanea2019 con il sostegno di Regione Toscana e Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

The glass between us

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The glass between us

Mostra di punta del Middle East Film Festival 2019

The glass between us

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Michelangelo Pistoletto

Artista Visivo

Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I Quadri specchianti costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica.
Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movi

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Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I Quadri specchianti costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica.
Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista. A partire dal 1967 realizza, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che rappresentano le prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che Pistoletto svilupperà nel corso dei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società. Tra il 1975 e il 1976 realizza nella Galleria Stein di Torino un ciclo di dodici mostre consecutive, Le Stanze, il primo di una serie di complessi lavori articolati nell’arco di un anno, chiamati “continenti di tempo”, come Anno Bianco (1989) e Tartaruga Felice (1992).
Nel 1978 tiene una mostra nel corso della quale presenta due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: Divisione e moltiplicazione dello specchio e L’arte assume la religione. All’inizio degli anni Ottanta realizza una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Dal 1985 al 1989 crea la serie di volumi “scuri” denominata Arte dello squallore. Nel corso degli anni Novanta, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, mette l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l’Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l’artista annuncia quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d’arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”.
Nel 2010 è autore del saggio Il Terzo Paradiso, pubblicato in italiano, inglese, francese e tedesco. Nel 2012 si fa promotore del Rebirth-day, prima giornata universale della rinascita, festeggiata ogni anno il 21 dicembre con iniziative realizzate in diversi luoghi del mondo. Nel 2013 il Museo del Louvre di Parigi ospita la sua mostra personale Michelangelo Pistoletto, année un – le paradis sur terre. In questo stesso anno riceve a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura.
Nel maggio del 2015 la Universidad de las Artes de L’Avana gli conferisce la laurea honoris causa. Nello stesso anno realizza un’opera di grandi dimensioni, intitolata Rebirth, collocata nel parco del Palazzo delle Nazioni di Ginevra sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Nel 2017 viene pubblicato il suo testo Ominiteismo e Demopraxia. Manifesto per una rigenerazione della società. Tra il 2018 e il 2020 è ulteriormente intensificata l’attività del Terzo Paradiso, in particolare attraverso lo sviluppo di una rete internazionale di Ambasciate e di Forum. In questi stessi anni è inoltre particolarmente attivo in vari paesi dell’America Latina con mostre personali e diverse iniziative legate al Terzo Paradiso

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Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

Presentazione del libro "Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società" di Michelangelo Pistoletto

Michelangelo Pistoletto – Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso a cura di MAD Murate Art District, Accademia di Belle Arti di Firenze, Associazione Nottola di Minerva, Chiarelettere e Cittadellarte

 

A MAD Murate Art District un appuntamento con Manifesto per una rigenerazione della società: dialogo tra Michelangelo Pistoletto, Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, e Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto ha presentato il 1 aprile 2019 il suo libro “Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società” (Chiarelettere editore srl), un manuale per una trasformazione responsabile della società che apre una preziosa occasione di dialogo: esercitata da ognuno nelle piccole occupazioni del quotidiano, ed accolta come pratica di ogni piccola comunità, la demopraxia potrà ispirare relazioni più complesse all’interno della società civile e della dialettica tra artisti, cittadini,

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Michelangelo Pistoletto – Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso a cura di MAD Murate Art District, Accademia di Belle Arti di Firenze, Associazione Nottola di Minerva, Chiarelettere e Cittadellarte

 

A MAD Murate Art District un appuntamento con Manifesto per una rigenerazione della società: dialogo tra Michelangelo Pistoletto, Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, e Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto ha presentato il 1 aprile 2019 il suo libro “Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società” (Chiarelettere editore srl), un manuale per una trasformazione responsabile della società che apre una preziosa occasione di dialogo: esercitata da ognuno nelle piccole occupazioni del quotidiano, ed accolta come pratica di ogni piccola comunità, la demopraxia potrà ispirare relazioni più complesse all’interno della società civile e della dialettica tra artisti, cittadini, imprenditori, giovani in formazione.

La due giorni dedicata al grande artista internazionale è proseguita e si è conclusa martedì 2 aprile  2019 all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove il maestro Pistoletto ha tenuto una lectio magistralis rivolta agli studenti e aperta anche al pubblico esterno. In seguito la presentazione del restauro dell’opera monumentale “Dietrofront”, a cura del restauratore Alberto Casciani e dei tecnici del CNR Cristiano Riminesi, Fabio Tarani e Rachele Manganelli Del Fa.

Un appuntamento presentato nell’ambito del Progetto Riva diretto da Valentina Gensini, e del programma triennale IDENTITIES Leggere il contemporaneo realizzato dall’Associazione Culturale La Nottola di Minerva in collaborazione con Mus.e, MAD Murate Art District per il Comune di Firenze.

Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

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Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

Presentazione del libro "Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società" di Michelangelo Pistoletto

Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

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The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

The time of Discretion è l’ultimo progetto a lungo termine dell’artista fiorentina Lisa Mara Batacchi, che presentò un capitolo del lavoro nella mostra omonima prodotta da MAD nel 2018 all'interno del ciclo Global Identities

The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

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Progetto RIVA | 2019

a cura di Valentina Gensini

Nel 2019 sono proseguiti i talk e i workshop internazionali, tra cui è di particolare rilevanza l’incontro presentato a MAD con Michelangelo Pistoletto, in collaborazione con  Accademia di belle Arti, e le conferenze curate da LWCircus, oltre al ciclo di incontri a cura del Prof. Antonio Capestro, in collaborazione con CISDU e Università degli Studi di Firenze. Allo stesso modo è continuata la costante manutenzione del parco fluviale del Terzo Giardino e le relative visite guidate a cura dell’area mediazione dell’Associazione Mus.e. È stato portato avanti il progetto di collaborazione con Zhong Art International, ha visto due professori dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan effettuare un periodo residenza presso Murate Art District. Questi eventi hanno permesso di compiere un percorso di avvicinamento alla grande mostra del pluriennale Progetto RIVA, prevista nel 2020, e posticipata al 2021 a causa delle restrizioni messe in atto per contrastare la pandemia da Covid-19.

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Nel 2019 sono proseguiti i talk e i workshop internazionali, tra cui è di particolare rilevanza l’incontro presentato a MAD con Michelangelo Pistoletto, in collaborazione con  Accademia di belle Arti, e le conferenze curate da LWCircus, oltre al ciclo di incontri a cura del Prof. Antonio Capestro, in collaborazione con CISDU e Università degli Studi di Firenze. Allo stesso modo è continuata la costante manutenzione del parco fluviale del Terzo Giardino e le relative visite guidate a cura dell’area mediazione dell’Associazione Mus.e. È stato portato avanti il progetto di collaborazione con Zhong Art International, ha visto due professori dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan effettuare un periodo residenza presso Murate Art District. Questi eventi hanno permesso di compiere un percorso di avvicinamento alla grande mostra del pluriennale Progetto RIVA, prevista nel 2020, e posticipata al 2021 a causa delle restrizioni messe in atto per contrastare la pandemia da Covid-19.

 

Progetto RIVA | 2019

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Because time in this place does not obey an order

Because time in this place does not obey an order - Black History Month Florence 2019

Because Time In This Place Does Not Obey An Order | Karyn Olivier

A cura di Black History Month Florence
Con la partnership di MAD Murate Art District

In collaborazione con:
Boomker Sound Studios
Syracuse University Florence
SRISA
Vivaio Il Giardiniere
Antonella Bundu
Chris Norcross

Pretesto:
E non si respire più
E non ci si vede più
Ma nella fuga, compagno
Nella paura, compagno
Come nella lotta, compagno
Resterò sempre a fianco a te.
Collettivo Victor Jara, Le Murate

Queste erano le parole scritte e cantate dal collettivo musicale Victor Jara giorni dopo la rivolta del 1974 alle prigioni de Le Murate. La protesta contro le condizioni di vita non idonee e le forze oppressive sono frequenti nei siti che separano, volontariamente o con la forza, i gruppi sociali dal mondo che li circonda.

La natura socio-spirituale di ciò che è giusto e il valore umano sono alla radice della contemplazione nell’ isolamento. Questi sentimenti scaturiti dall’incontro dell’artista con Le Murate.















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Because Time In This Place Does Not Obey An Order | Karyn Olivier

A cura di Black History Month Florence
Con la partnership di MAD Murate Art District

In collaborazione con:
Boomker Sound Studios
Syracuse University Florence
SRISA
Vivaio Il Giardiniere
Antonella Bundu
Chris Norcross

Pretesto:
E non si respire più
E non ci si vede più
Ma nella fuga, compagno
Nella paura, compagno
Come nella lotta, compagno
Resterò sempre a fianco a te.
Collettivo Victor Jara, Le Murate

Queste erano le parole scritte e cantate dal collettivo musicale Victor Jara giorni dopo la rivolta del 1974 alle prigioni de Le Murate. La protesta contro le condizioni di vita non idonee e le forze oppressive sono frequenti nei siti che separano, volontariamente o con la forza, i gruppi sociali dal mondo che li circonda.

La natura socio-spirituale di ciò che è giusto e il valore umano sono alla radice della contemplazione nell’ isolamento. Questi sentimenti scaturiti dall’incontro dell’artista con Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, hanno guidato il progetto.

Per la quarta edizione del Black History Month Firenze Karyn Olivier, l’attuale Borsista del Rome Prize all’American Academy in Rome, ha presentato Because Time In This Place Does Not Obey An Order, una serie di installazioni site specific che si cimentano con il rapporto tra giustizia e spiritualità.

Le opere hanno coinvolto la storia del complesso de Le Murate e la sua trasformazione da sito di reclusione spirituale a spazio carcerario, in lotta tra la continuità e il contrasto tra le storie che evoca. La salute mentale, la critica sociale, l’isolamento, la chiusura della storia e la confusione dei sensi mettono i giardini di clausura in dialogo con le parole ferme di Martin Luther King Jr. scritte da una cella di prigionia rivelando tracce di una vita a porte chiuse che reclama diritti universali.

Because time in this place does not obey an order

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Because time in this place does not obey an order

Because time in this place does not obey an order - Black History Month Florence 2019

Because time in this place does not obey an order

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Justin Randolph Thompson | BHMF 2019

Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2019

Justin Randolph Thompson
Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2019
Justin Randolph Thompson | BHMF 2019

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Lucio Ruvidotti

Fumettista

Lucio Ruvidotti, è un giovane autore attivo nel mondo delle autoproduzioni e nella pagina del settimanale Pagina99, il suo recente libro ritrae “Il principe delle tenebre” in un romanzo biografico ricco di ritmi, colori e sperimentazione che dona a un’icona , evoluzione naturale della collana BD Rock.

Lucio Ruvidotti, è un giovane autore attivo nel mondo delle autoproduzioni e nella pagina del settimanale Pagina99, il suo recente libro ritrae “Il principe delle tenebre” in un romanzo biografico ricco di ritmi, colori e sperimentazione che dona a un’icona , evoluzione naturale della collana BD Rock.

Miles. Assolo a fumetti

Miles. Assolo a fumetti - Black History Month Florence 2019

MILES Assolo a Fumetti di Lucio Ruvidotti A cura di Black History Month Florence

Miles Davis è una delle figure più iconiche della storia del jazz. La sua biografia è un esempio di complessa evoluzione e persistenza artistica. Per molti versi, il jazz è spesso lontano dall’apprezzamento delle giovani generazioni e la magia della sua espansione del suono e dell’impatto culturale viene quindi poco compresa. Questa mostra assume la forma del fumetto per raccontare la vita al tempo di Davis e gli impulsi dietro alcune delle sue composizioni che sono diventate icone del jazz. Lucio Ruvidotti ha trasformato l’amore per il jazz in una striscia che invita lo spettatore a uno sguardo intimo verso l’artista e celebrando l’impatto che ha avuto sul mondo della musica; come Ruvidotti stesso spiega:

“Ho cercato di raccontare la storia di questa figura, il principe delle tenebre, il grande artista, approfittando di alcuni episodi della sua esuberante vita esagerata

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MILES Assolo a Fumetti di Lucio Ruvidotti A cura di Black History Month Florence

Miles Davis è una delle figure più iconiche della storia del jazz. La sua biografia è un esempio di complessa evoluzione e persistenza artistica. Per molti versi, il jazz è spesso lontano dall’apprezzamento delle giovani generazioni e la magia della sua espansione del suono e dell’impatto culturale viene quindi poco compresa. Questa mostra assume la forma del fumetto per raccontare la vita al tempo di Davis e gli impulsi dietro alcune delle sue composizioni che sono diventate icone del jazz. Lucio Ruvidotti ha trasformato l’amore per il jazz in una striscia che invita lo spettatore a uno sguardo intimo verso l’artista e celebrando l’impatto che ha avuto sul mondo della musica; come Ruvidotti stesso spiega:

“Ho cercato di raccontare la storia di questa figura, il principe delle tenebre, il grande artista, approfittando di alcuni episodi della sua esuberante vita esagerata. Ma soprattutto l’obiettivo era mostrare, attraverso il linguaggio dei fumetti, la musica, incredibilmente evoluta, da lui composta, dagli anni Quaranta agli anni Novanta”

La striscia a fumetti pubblicata nel 2018 da Edizioni BD racconta la storia attraverso otto capitoli intitolati con i nomi di alcune delle sue composizioni più importanti. Ogni parte del libro si distingue anche per un diverso uso del colore e della composizione della tavola. La mostra affianca ai disegni originali realizzati dall’artista una serie di stampe del fumetto, accompagnata dalla musica di Miles Davis che pervade la sala Emeroteca delle Murate.

Miles. Assolo a fumetti

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Edoardo Delille

Fotografo

Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità.  Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie   appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)

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Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità.  Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie   appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) realizzando corporate e progetti fotografici dedicati. Membro del collettivo di fotografi Riverboom, negli ultimi anni usa diversi mezzi espressivi (video, stop-motion, uso di droni, collage) per raccontare le sue storie sempre impegnate da un fine sociale. Le foto dei suoi progetti sono state esposte in numerose mostre internazionali e fanno parte di collezioni private.

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Paolo Woods

Fotografo

Nato in Olanda da padre canadese e madre olandese, Paolo Woods cresce in Italia e vive a Parigi e a Haiti. Sfruttando la fotografia come strumento d’investigazione, si dedica a progetti di lunga durata dai quali nasce ogni volta una mostra, un libro e una serie di pubblicazioni nella stampa internazionale. Dopo un’indagine sul mondo del petrolio e un’inchiesta sulle guerre americane in Afghanistan e Iraq, si è interessato alla conquista cinese dell’Africa, esperienza da cui è nato CHINAFRICA, libro co-firmato con il giornalista Serge Michel e tradotto in undici lingue. Nel 2010 ha completato il progetto Walk on my Eyes, un ritratto intimo della società iraniana. Tra il 2010 e il 2014 Woods ha vissuto ad Haiti, esperienza che ha portato sia la pubblicazione (2013) di STATE e PEPE che la mostra prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna. Ha esposto in Francia, Italia, Stati Uniti, China, Spagna, Germania, Austria e Olanda, e i suoi lavori sono conservati in molte collezio

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Nato in Olanda da padre canadese e madre olandese, Paolo Woods cresce in Italia e vive a Parigi e a Haiti. Sfruttando la fotografia come strumento d’investigazione, si dedica a progetti di lunga durata dai quali nasce ogni volta una mostra, un libro e una serie di pubblicazioni nella stampa internazionale. Dopo un’indagine sul mondo del petrolio e un’inchiesta sulle guerre americane in Afghanistan e Iraq, si è interessato alla conquista cinese dell’Africa, esperienza da cui è nato CHINAFRICA, libro co-firmato con il giornalista Serge Michel e tradotto in undici lingue. Nel 2010 ha completato il progetto Walk on my Eyes, un ritratto intimo della società iraniana. Tra il 2010 e il 2014 Woods ha vissuto ad Haiti, esperienza che ha portato sia la pubblicazione (2013) di STATE e PEPE che la mostra prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna. Ha esposto in Francia, Italia, Stati Uniti, China, Spagna, Germania, Austria e Olanda, e i suoi lavori sono conservati in molte collezioni pubbliche e private. Ha ricevuto vari premi fra cui due World Press Photo Awards.

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Incontri Confluenti

Progetto RIVA

Nell’autunno 2017 i fotografi Davide Virdis, Martino Marangoni e Giuseppe Toscano hanno elaborato un progetto originale per San Francesco, Comune di Pelago, e per Pontassieve. Il tema principale di questo lavoro era il rapporto tra il fiume Sieve e la comunità. Questo gruppo di ricerca ha prodotto un lavoro originale sul territorio tra Pelago e Pontassieve presentato durante la festa del patrono a Pelago-Pontassieve il 29 settembre 2018, in una esposizione pubblica delle fotografie prodotte. L’esposizione nello spazio pubblico, sui pannelli di affissione che permeano la dimensione urbana, viene proposta dunque in una dimensione di immediata e spontanea accessibilità. I tre autori hanno inoltre condotto un workshop sul campo con quattro giovani fotografe.

Nell’autunno 2017 i fotografi Davide Virdis, Martino Marangoni e Giuseppe Toscano hanno elaborato un progetto originale per San Francesco, Comune di Pelago, e per Pontassieve. Il tema principale di questo lavoro era il rapporto tra il fiume Sieve e la comunità. Questo gruppo di ricerca ha prodotto un lavoro originale sul territorio tra Pelago e Pontassieve presentato durante la festa del patrono a Pelago-Pontassieve il 29 settembre 2018, in una esposizione pubblica delle fotografie prodotte. L’esposizione nello spazio pubblico, sui pannelli di affissione che permeano la dimensione urbana, viene proposta dunque in una dimensione di immediata e spontanea accessibilità. I tre autori hanno inoltre condotto un workshop sul campo con quattro giovani fotografe.

Incontri Confluenti

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Paolo Masi

Progetto RIVA

Nato a Firenze nel 1933, è attivo dagli anni cinquanta. La sua formazione  passa prima da Milano, poi in Europa, dove l’artista si confronta e viene a contatto con il lavoro dei grandi astrattisti europei dai quali apprende lezioni di forte rigore formale. La produzione intrapresa negli anni ’60 passa dalla realizzazione di opere astratto-geometriche per approdare ad una sensibilità assoluta per il colore e negli anni ’70 alla ricerca e l’utilizzo di nuovi materiali. I suoi lavori di questo periodo sono caratterizzati dall’utilizzo del cartone ondulato. Sono degli anni ’80 i lavori dove l’artista si dedica a un’appassionata ricerca sul colore in rapporto allo spazio, realizzando opere dalle quali si desume la sua forte personalità cromatica. Negli anni 2000 Masi si cimenta nell’utilizzo di nuovi materiali come il plexiglas con il quale realizza opere di forme rettangolari o tonde dai colori smaglianti. Dalle iniziali esperienze di pittura informale e dall’astrat

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Nato a Firenze nel 1933, è attivo dagli anni cinquanta. La sua formazione  passa prima da Milano, poi in Europa, dove l’artista si confronta e viene a contatto con il lavoro dei grandi astrattisti europei dai quali apprende lezioni di forte rigore formale. La produzione intrapresa negli anni ’60 passa dalla realizzazione di opere astratto-geometriche per approdare ad una sensibilità assoluta per il colore e negli anni ’70 alla ricerca e l’utilizzo di nuovi materiali. I suoi lavori di questo periodo sono caratterizzati dall’utilizzo del cartone ondulato. Sono degli anni ’80 i lavori dove l’artista si dedica a un’appassionata ricerca sul colore in rapporto allo spazio, realizzando opere dalle quali si desume la sua forte personalità cromatica. Negli anni 2000 Masi si cimenta nell’utilizzo di nuovi materiali come il plexiglas con il quale realizza opere di forme rettangolari o tonde dai colori smaglianti. Dalle iniziali esperienze di pittura informale e dall’astrattismo concreto Masi vanta un lavoro articolato, complesso e diversificato sul piano tecnico-linguistico. Le sue opere divengono marcatori concettuali del paesaggio e, come nel caso delle Polaroid, agiscono come studio analitico sui codici urbani. La sua intensa attività è confermata e riconosciuta sia in Italia che all’estero, con opere presenti nelle collezioni del Mart di Rovereto, della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e dalla Galleria d’Arte Moderna di Torino, del Museo Pecci di Prato e del Museo Novecento di Firenze. I suoi lavori sono caratterizzati da un’incessante evoluzione sperimentale capace di coinvolgere anche gli spazi urbani.

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Paolo Masi

Qui | Paolo Masi
Progetto RIVA
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The Time of discretion. Chapter one

Ciclo Global Identity

The time of Discretion. Chapter one
di Lisa Batacchi, a cura di Veronica Caciolli
Chiude il ciclo GLOBAL IDENTITIES. Postcolonial and cross-cultural Narratives L’esposizione è stata una metaforica e necessaria retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, dal 2015 al 2017. La mostra constava di due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e di circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra batik, installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici. The Time of Discretion è un progetto transnazionale in progress, che schiude questioni complesse ed estremamente sensibili, che valicano largamente i confini dell’arte.
La mostra incrociava esperienza e rappresentazione, poneva drammaticamente a confronto Oriente e Occidente, avanzando un denso scenario teorico in relazione ai processi di globalizzazione. Il progetto prendeva le m


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The time of Discretion. Chapter one
di Lisa Batacchi, a cura di Veronica Caciolli
Chiude il ciclo GLOBAL IDENTITIES. Postcolonial and cross-cultural Narratives L’esposizione è stata una metaforica e necessaria retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, dal 2015 al 2017. La mostra constava di due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e di circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra batik, installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici. The Time of Discretion è un progetto transnazionale in progress, che schiude questioni complesse ed estremamente sensibili, che valicano largamente i confini dell’arte.
La mostra incrociava esperienza e rappresentazione, poneva drammaticamente a confronto Oriente e Occidente, avanzando un denso scenario teorico in relazione ai processi di globalizzazione. Il progetto prendeva le mosse dalla partecipazione di Lisa Batacchi alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong (originario dell’area siberiano-mongolica), osserva quotidianamente una ritualità tradizionale. Custodisce in particolare una pratica specifica, considerata divinatoria, quella della tintura naturale ad indaco. Una grande tenda così realizzata dall’artista, manualmente, con lentezza e discrezione, assieme alle donne Hmong, è stata in seguito trasportata in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, per la performance di inaugurazione della Biennale. Il cavallo-mucca ivi rappresentato, espone una simbologia derivata da un oracolo cinese della tradizione classica, interrogato preliminarmente dall’artista, le cui sentenze sono governate da una logica di casualità, attraverso il lancio ripetuto di monete. Una casualità intesa evidentemente come non casuale ma segretamente determinata, regola anche deliberatamente, il comportamento progressivo di Lisa Batacchi.
Una successiva esperienza presso questo popolo le ha permesso la tintura di un altro tessuto, che attinge ancora ai significati espressi nel quarantesimo e nel secondo esagramma dell’I-Ching (La liberazione – Il ricettivo). A questi, si affiancano in mostra ulteriori venti lavori multimediali, prodotti per questa esposizione e mostrati in anteprima per lo spazio de Le murate. La collaborazione con differenti tipi di maestrie, attività che caratterizza una delle direzioni del progetto, è stata estesa dall’artista anche al territorio locale, dapprima nella città di Firenze, dove attraverso gli antichi telai della Fondazione Lisio, ha potuto realizzare cinque arazzi in tessuto. Un toli, amuleto usualmente indossato e utilizzato dagli sciamani mongoli, è stato invece riprodotto su larga scala, a fini performativi oltre che espositivi, in parternship con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
La mostra è stata inoltre arricchita da quattro serie fotografiche che da una parte documentano la performance svolta per la Land Art Mongolia Biennal, il backstage materiale di questo primo capitolo e da una raccolta che rappresenta la bellezza, la persistenza della tradizione e la fragilità di un mondo parzialmente isolato, alle soglie della globalizzazione ma ancora magicamente possibile. Un video, che anticipa un lungometraggio di prossima produzione, ripercorreva le tappe paesaggistiche, relazionali e culturali della Mongolia, dell’Inner Mongolia e della Cina meridionale, in cui poesia, immaginari e narrazioni si confondono.

The Time of discretion. Chapter one

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Paolo Masi

L’ex complesso carcerario è riletto da Masi come luogo della memoria legato alla reclusione, sia essa volontaria, quale convento, o coatta, come carcere. Le opere esposte coinvolgono l’intero complesso monumentale, dagli spazi interni de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea agli spazi pubblici del complesso come la facciatala fontana di Piazza Madonna della Neve o l’interno del Semiottagono. La relazione con gli spazi del distretto culturale delle Murate rende questo progetto una grande opera pubblica che riflette sulla storia di questo particolare brano di città.

Le ex celle saranno interessate da una serie di installazioni site specific invitando il visitatore ad una riflessione sul concetto di reclusione e meditazione. Le opere – che l’artista ha concepito utilizzando materiali volutamente “duri” come chiodi o lana d’acciaio oppure graffiando e “segnando” le pareti del complesso – tradiscono interventi sia di matrice cromatica che di 

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L’ex complesso carcerario è riletto da Masi come luogo della memoria legato alla reclusione, sia essa volontaria, quale convento, o coatta, come carcere. Le opere esposte coinvolgono l’intero complesso monumentale, dagli spazi interni de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea agli spazi pubblici del complesso come la facciatala fontana di Piazza Madonna della Neve o l’interno del Semiottagono. La relazione con gli spazi del distretto culturale delle Murate rende questo progetto una grande opera pubblica che riflette sulla storia di questo particolare brano di città.

Le ex celle saranno interessate da una serie di installazioni site specific invitando il visitatore ad una riflessione sul concetto di reclusione e meditazione. Le opere – che l’artista ha concepito utilizzando materiali volutamente “duri” come chiodi o lana d’acciaio oppure graffiando e “segnando” le pareti del complesso – tradiscono interventi sia di matrice cromatica che di origine materica, in coerenza con il percorso artistico lungo e strutturato che ha caratterizzato l’intera produzione dell’artista. Gli interventi sullo spazio divengono così marcatori concettuali, in una ricerca serrata e coerente che ripercorre pratiche sperimentali avviate negli anni Settanta in modo nuovo e con una fragranza autentica, rigorosamente misurata con lo spazio. Sono presentati inoltre, 2 cicli inediti di Polaroid, uno dedicato alle Murate, spazio di isolamento e riflessione, l’altro al fiume Arno, luogo libero e mutevole, memoria di un mondo e di una vita esterna.

Quello che mi ha colpito è stato il fascino del luogo, dove le pareti in pietra hanno evidente il passaggio delle tante presenze tra monache di clausura e  prigionieri . Attraverso le polaroid ho cercato di riportare questa visibilità emozionale. La mostra è centrata sull’evidenziare la particolarità di questo spazio, diverso da una galleria e da un museo, che essendo luogo di produzione consente alla immaginazione di esprimersi in maniera libera e totale. Già dalla mia prima visita, ho deciso di concretizzare sentimenti ed emozioni su due piani diversificati: quello drammatico, al terzo piano, dove le celle sono legate da un racconto estremamente costrittivo; mentre al piano inferiore, il bianco della parete incisa, i due grandi cartoni e le tre carte piegate, riportano a una geometria  alternativa al senso di chiusura fisica espressa dalla funzionalità originaria del luogo”. (Paolo Masi )

Masi rinuncia dunque ad ogni velleità espositiva per misurare il lavoro all’ambiente delle Murate, accogliendo nell’opera stessa la memoria storica ed emozionale del luogo. Una sfida importante e coraggiosa che ci spinge a ricreare una relazione profonda con questi spazi secolari e anche con la nostra identità, che predilige la residenza e la produzione quale modalità di approccio profondo, socialmente ed eticamente impegnato, estraneo al consumo culturale. Mi piace pensare che Le Murate, con la presenza sempre maggiore di giovani, abbiano accolto un grande senior e scelto di abitare qualche mese con lui per riscoprire il senso profondo di questo luogo e di modalità radicalmente alternative alla proposta culturale mainstream”.

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Paolo Masi

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Ka Long Wong

Scultore e insegnante

Ka Long Wong, figlio d’arte, è nato nella Macao portoghese nel 1977. La sua pratica, sia come professore presso il politecnico di Macao, sia come artista, è profondamente influenzata dai suoi viaggi sulla Via della Seta e dalla sua esperienza come cittadino coloniale, in cui i confini di aggressione e civilizzazione si fondono. Wong ha completato i suoi studi di  Scultura alla Accademia di Belle Arti di Guangzhou.

Ka Long Wong, figlio d’arte, è nato nella Macao portoghese nel 1977. La sua pratica, sia come professore presso il politecnico di Macao, sia come artista, è profondamente influenzata dai suoi viaggi sulla Via della Seta e dalla sua esperienza come cittadino coloniale, in cui i confini di aggressione e civilizzazione si fondono. Wong ha completato i suoi studi di  Scultura alla Accademia di Belle Arti di Guangzhou.

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The impossible black tulip

Ciclo Global Identity

The Impossible Black Tulip, terzo appuntamento del ciclo diretto da Valentina Gensini
GLOBAL IDENTITIES Postcolonial and cross-cultural Narratives, è un progetto che trova la sua ragione nell’esplorazione del concetto di appartenenza.
La mostra ha preso il nome dalla più antica mappa cinese che fonde concetti cartografici cinesi e occidentali. Mappe e identità hanno una correlazione profonda: trattandosi di rappresentazioni territoriali e di confini nazionali, l’azione di cartografare si collega alla politica identitaria nazionale di un paese.
Questa mappa, simbolo di ibridità culturale, mina il nostro concetto di identità e non a caso fu chiamata l’Impossibile Tulipano Nero, per la sua rarità e esotismo. Attraverso l’esposizione e l’azione partecipata, questa iniziativa vuole sondare e approfondire i dibattiti post-coloniali relativi ai concetti di ibridità, decolonizzazione e identità fluida.
Macao ne rappresenta un caso esemplare: colonia portoghese per quattrocent



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The Impossible Black Tulip, terzo appuntamento del ciclo diretto da Valentina Gensini
GLOBAL IDENTITIES Postcolonial and cross-cultural Narratives, è un progetto che trova la sua ragione nell’esplorazione del concetto di appartenenza.
La mostra ha preso il nome dalla più antica mappa cinese che fonde concetti cartografici cinesi e occidentali. Mappe e identità hanno una correlazione profonda: trattandosi di rappresentazioni territoriali e di confini nazionali, l’azione di cartografare si collega alla politica identitaria nazionale di un paese.
Questa mappa, simbolo di ibridità culturale, mina il nostro concetto di identità e non a caso fu chiamata l’Impossibile Tulipano Nero, per la sua rarità e esotismo. Attraverso l’esposizione e l’azione partecipata, questa iniziativa vuole sondare e approfondire i dibattiti post-coloniali relativi ai concetti di ibridità, decolonizzazione e identità fluida.
Macao ne rappresenta un caso esemplare: colonia portoghese per quattrocento anni, dopo l’annessione alla Cina nel 1999 come regione speciale amministrativa (SAR), ha scelto di affrontare la problematica identitaria attraverso un processo di costruzione orientato all’ggregazione anziché alla repressione o all’emarginazione dell’“altro”.
In che modo si relaziona il concetto di ibridità con quello di appartenenza? Insieme alla comunità cinese, tre artisti di Macao Eric FOK, Gue Jie CAI, Ka Long WONG hanno indagato i diversi modi di declinare questi concetti. Ci hanno fatto interrogare sulla legittimità di fondare una identità locale solo su alcuni aspetti di storia coloniale; sulla relazione tra appartenenza e proprietà; e infine, sul rapporto tra memoria del territorio e appropriazione del paesaggio da parte di una precisa idea architettonica di modernità. Le diverse manifestazioni anti-migratorie e il crescente successo dei partiti sovranisti rende urgente una revisione contemporanea di concetti come “identità nazionale” e “alterità”. Come definire oggi il termine “identità”?

The impossible black tulip

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Guo Jie Cai

Artista installativo, pittore, curatore

Guo Jie Cai è un artista, insegnante e curatore di installazioni. Nato a Hsin Chu, Taiwan, si è trasferito a Macao nel 2011. Cai ha conseguito una laurea in tecnica pittorica e un MFA in installazione presso la National Taiwan University of Arts. La sua pratica include pittura, installazioni, curatela e l’insegnamento. Attualmente è docente presso la Scuola d’arte del Politecnico di Macao, l’Istituto di Studi sul Turismo; il Museo d’Arte di Macao ed è membro della Società Artistica di Macao. Ricopre la carica di vicedirettore alla Società “Arte per Tutti” e consulente artistico presso Wind Box Community Development. Le mostre personali più recenti includono “As Memory Whispers”, Nan Vam Lake Art Gallery, Macao Artists Society, Macao; “Between States of Mind -Cai Guo Jie Solo Exhibition”, New Tile House, Innoart, Taiwan; “Cores da Cidade de Macao”, Rui Cunha Foundation Gallery, Macao, Cina

Guo Jie Cai è un artista, insegnante e curatore di installazioni. Nato a Hsin Chu, Taiwan, si è trasferito a Macao nel 2011. Cai ha conseguito una laurea in tecnica pittorica e un MFA in installazione presso la National Taiwan University of Arts. La sua pratica include pittura, installazioni, curatela e l’insegnamento. Attualmente è docente presso la Scuola d’arte del Politecnico di Macao, l’Istituto di Studi sul Turismo; il Museo d’Arte di Macao ed è membro della Società Artistica di Macao. Ricopre la carica di vicedirettore alla Società “Arte per Tutti” e consulente artistico presso Wind Box Community Development. Le mostre personali più recenti includono “As Memory Whispers”, Nan Vam Lake Art Gallery, Macao Artists Society, Macao; “Between States of Mind -Cai Guo Jie Solo Exhibition”, New Tile House, Innoart, Taiwan; “Cores da Cidade de Macao”, Rui Cunha Foundation Gallery, Macao, Cina

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The impossible black tulip

Ciclo Global Identity

The impossible black tulip

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Lisa Batacchi

Artista visiva

Lisa Mara Batacchi si forma al Polimoda di Firenze con una lurea in fashion design lavorando in seguito per vari marchi di alta moda, in particolare per Vivienne Westwood a Londra. Successivamente consegue una laurea in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive, fra cui ricordiamo: 2°Something Else Cairo Biennale, Murate Art District (personale) a Firenze, Manifesta12 evento collaterale a Palermo, Art & Globalization Pavillion durante la 57a Biennale di Venezia, Dust space gallery a Milano, 4°Land Art Mongolia Biennale a Ulan Bator, Textile Arts Center a New York, Villa Ada a Roma, Clark House Initiative (personale) a Bombay, Villa Pacchiani a Pisa, riss (e) Zentrum (personale) a Varese, Mac, n a Pistoia. È vincitrice, tra gli altri, del premio italiano Movin’up per giovani artisti italiani all’estero. Negli ultimi anni ha tenuto laboratori e collaborato a progetti educativ

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Lisa Mara Batacchi si forma al Polimoda di Firenze con una lurea in fashion design lavorando in seguito per vari marchi di alta moda, in particolare per Vivienne Westwood a Londra. Successivamente consegue una laurea in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive, fra cui ricordiamo: 2°Something Else Cairo Biennale, Murate Art District (personale) a Firenze, Manifesta12 evento collaterale a Palermo, Art & Globalization Pavillion durante la 57a Biennale di Venezia, Dust space gallery a Milano, 4°Land Art Mongolia Biennale a Ulan Bator, Textile Arts Center a New York, Villa Ada a Roma, Clark House Initiative (personale) a Bombay, Villa Pacchiani a Pisa, riss (e) Zentrum (personale) a Varese, Mac, n a Pistoia. È vincitrice, tra gli altri, del premio italiano Movin’up per giovani artisti italiani all’estero. Negli ultimi anni ha tenuto laboratori e collaborato a progetti educativi con Palazzo Strozzi a Firenze, con ACAF Foundation a Shanghai, con Siena Art Institute, con Lottozero a Prato.

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The Time of discretion. Chapter one

Ciclo Global Identity

The Time of discretion. Chapter one

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Eric Fok

Artista concettuale

Eric Fok è un’artista nato nell’ ultima fase della colonizzazione portoghese. Con le sue mappe meticolose esplora l’identità di Macao attraverso le sue trasformazioni, sviluppi e fenomeni post-coloniali, fondendo il tempo e lo spazio in una nuova e fascinante dimensione. I suoi lavori sono stati inclusi in: “Mostra degli illustratori” alla Children’s Book Fair di Bologna (2013), “Art Nova100 in China”, Fondazione Orientale. Sono state collezionate dal Museo Orientale (Portogallo), il Museo dell’ Università di Hong Kong, dal Governo di Macao e l’Istituto Culturale di Macao S.A.R. Website: www.behance.net/EricFok

Eric Fok è un’artista nato nell’ ultima fase della colonizzazione portoghese. Con le sue mappe meticolose esplora l’identità di Macao attraverso le sue trasformazioni, sviluppi e fenomeni post-coloniali, fondendo il tempo e lo spazio in una nuova e fascinante dimensione. I suoi lavori sono stati inclusi in: “Mostra degli illustratori” alla Children’s Book Fair di Bologna (2013), “Art Nova100 in China”, Fondazione Orientale. Sono state collezionate dal Museo Orientale (Portogallo), il Museo dell’ Università di Hong Kong, dal Governo di Macao e l’Istituto Culturale di Macao S.A.R. Website: www.behance.net/EricFok

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Victoria DeBlassie

Artista interdisciplinare

Victoria DeBlassie è nata e cresciuta ad Albuquerque, New Mexico. Ha studiato presso The University of New Mexico nel 2009 e il California College of the Arts nel 2011. Di recente, ha ricevuto una borsa di studio Fulbright per l’Italia per l’anno accademico 2012-2013. Ha partecipato a numerose residenze artistiche, come F.AIR a Firenze, Italia, Atelier Real a Lisbona, Portogallo, Lakkos AIR a Heraklion, Crete, e più recentemente Apulia Land Arts Festival a Margherita di Savoia, Italia. Ha esposto a livello nazionale e internazionale, in sedi tra cui [AC] 2 Gallery di Albuquerque, NM, The de Young Museum di San Francisco, CA, e la Fondazione Biagiotti Progetto a Firenze, Italia. http://www.victoriadeblassie.com

Victoria DeBlassie è nata e cresciuta ad Albuquerque, New Mexico. Ha studiato presso The University of New Mexico nel 2009 e il California College of the Arts nel 2011. Di recente, ha ricevuto una borsa di studio Fulbright per l’Italia per l’anno accademico 2012-2013. Ha partecipato a numerose residenze artistiche, come F.AIR a Firenze, Italia, Atelier Real a Lisbona, Portogallo, Lakkos AIR a Heraklion, Crete, e più recentemente Apulia Land Arts Festival a Margherita di Savoia, Italia. Ha esposto a livello nazionale e internazionale, in sedi tra cui [AC] 2 Gallery di Albuquerque, NM, The de Young Museum di San Francisco, CA, e la Fondazione Biagiotti Progetto a Firenze, Italia. http://www.victoriadeblassie.com

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Maria Nissan

Artista installativa

Maria Nissan è un’artista installativa diplomata allo Studio Arts College International con una laurea in educazione artistica e una in disegno e pittura alla University of Georgia. Durante il suo soggiorno a Firenze Maria si è dedicata alla realizzazione di installazioni immersive e sensoriali. Il suo lavoro crea un’esperienza attraverso la trasformazione e manipolazione del riciclo organico dei materiali e coinvolgendo tutti i sensi. “Il mio lavoro vuole investigare i temi centrali dell’identità culturale e il concetto etereo di casa. Provenendo da una famiglia irachena e assira, con una educazione di stampo americano, il mio contesto genera il mio desiderio di creare progetti artistici multiculturali. Questi progetti legano insieme tendenze diverse e a volte opposte nel mio essere come i paesi nei quali ho sviluppato il mio lavoro.” www.marianissan.com

 

Maria Nissan è un’artista installativa diplomata allo Studio Arts College International con una laurea in educazione artistica e una in disegno e pittura alla University of Georgia. Durante il suo soggiorno a Firenze Maria si è dedicata alla realizzazione di installazioni immersive e sensoriali. Il suo lavoro crea un’esperienza attraverso la trasformazione e manipolazione del riciclo organico dei materiali e coinvolgendo tutti i sensi. “Il mio lavoro vuole investigare i temi centrali dell’identità culturale e il concetto etereo di casa. Provenendo da una famiglia irachena e assira, con una educazione di stampo americano, il mio contesto genera il mio desiderio di creare progetti artistici multiculturali. Questi progetti legano insieme tendenze diverse e a volte opposte nel mio essere come i paesi nei quali ho sviluppato il mio lavoro.” www.marianissan.com

 

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Interpretation of a seed

Ciclo Global Identities

Ci sono molti modi per affrontare questioni globali, equilibri complicati, politiche che coinvolgono diverse aree del mondo, e uno di questi è una riflessione concettuale e fisica sul caffè. Il caffè – bevanda originaria dell’Etiopia e diffusa da centinaia di anni in molte aree del pianeta – riesce a unire in maniera transnazionale culture diverse e può essere un simbolo di un momento condiviso, ma anche elemento che sottolinea sfruttamenti e politiche di commercio globale estremamente controverse. E’ su questo crinale che si muove il lavoro presentato dalle artiste Maria Nissan e Victoria DeBlassie che hanno lavorato insieme sul tema da alcuni mesi. L’intervento che hanno proposto per MAD Murate Art District dal titolo Interpretation of a seed è stato il risultato delle domande che le artiste si sono poste. Tutto ha avuto origine dalla pratica comune della raccolta dei fondi di caffè della moka e del caffè americano che sono diventati il materiale

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Ci sono molti modi per affrontare questioni globali, equilibri complicati, politiche che coinvolgono diverse aree del mondo, e uno di questi è una riflessione concettuale e fisica sul caffè. Il caffè – bevanda originaria dell’Etiopia e diffusa da centinaia di anni in molte aree del pianeta – riesce a unire in maniera transnazionale culture diverse e può essere un simbolo di un momento condiviso, ma anche elemento che sottolinea sfruttamenti e politiche di commercio globale estremamente controverse. E’ su questo crinale che si muove il lavoro presentato dalle artiste Maria Nissan e Victoria DeBlassie che hanno lavorato insieme sul tema da alcuni mesi. L’intervento che hanno proposto per MAD Murate Art District dal titolo Interpretation of a seed è stato il risultato delle domande che le artiste si sono poste. Tutto ha avuto origine dalla pratica comune della raccolta dei fondi di caffè della moka e del caffè americano che sono diventati il materiale grezzo che mescolato con sale e farina e cotte al forno ha dato origine a oggetti scultorei. Le artiste hanno anche raccolto i sacchi di iuta, materiale per il trasporto dei chicchi di caffè diventato materiale installativo nello spazio. Questi elementi utilizzati diversamente sono il terreno comune di un pensiero formale sviluppato nello spazio della mostra. Interpretation of a seed prende corpo in due stanze del piano terra  due luoghi simili ma diversi. Uno spazio – quello di Maria Nissan – è attivato da caratteristiche più sensoriali e materiche con la presenza di elementi organici come lo zucchero, le sculture di caffè e i sacchi come sedute che invitano ad un momento di rilassamento e condivisione, alla ‘coffee culture’ come momento aggregativo. Gli elementi dell’installazione alludono alla cultura medio orientale dell’artista (di origini irakene) alla cultura americana, mescolate con quella italiana dove la presenza del caffè è un elemento culturale evidente e identitario. L’altra stanza realizzata di Victoria DeBlassie, pur avendo elementi comuni con la prima, ricorda più  le caffetterie ‘indie’ (apparentemente più rispettose del processo produttivo ma in realtà spesso gestite da multinazionali come Starbucks) come Ethiocha Koffiehuis, nome che l’artista ha pensato per il suo spazio. Qui gli elementi materici si fondono con un’azione di protesta concettuale. Su delle lavagne sono raccolti elementi e dati che sottolineano gli aspetti più complicati del commercio globale, e ai muri sono affisse immagini che sembrano alludere agli slogan usati per catturare i consumatori, ma giocano sull’ambiguità dei messaggi proposti che sposta l’attenzione sugli aspetti nascosti e manipolatori dell’informazione. La doppia installazione avvolge il visitatore sia dal punto di vista sensoriale, materico, olfattivo che come spazio di pensiero e aggregazione. A partire dal caffè le due artiste hanno spaziato nella storia e nelle diverse geografie riattivando la nostra consapevolezza – a partire da un gesto semplice e ordinario come prendere un caffè – su aspetti culturali, storici, politici.

Interpretation of a seed

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Interpretation of a seed

Ciclo Global Identity

Interpretation of a seed

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Ila Beka

Video artist

Laureato in architettura, si è diplomato allo IUAV di Venezia e all’École nationale supérieure d’architecture de Paris-Belleville studiando con Aldo Rossi, Manfredo Tafuri, Vittorio Gregotti, Massimo Cacciari, Bernardo Secchi, Ugo La Pietra e Henri Ciriani.

Come regista ha cominciato realizzando una serie di 168 microfilm per la Universal Studio, poi divenuti famosi anche come i Millimetraggi di Ila Bêka, con i quali ha vinto il Festival du Film Très Court di Parigi, il Premio Massimo Troisi e il festival Maremetraggio di Trieste.
In seguito ai Millimetraggi ha prodotto e realizzato una lunga serie di cortometraggi, fra cui I have seen my mother dancing in the clouds, vincitore del Torino Film Festival e selezionato dalla Academy Award di Los Angeles per partecipare agli Oscar come miglior cortometraggio italiano, In Utero, vincitore del Jameson Award per il migliore cortometraggio europeo e presentato in selezione ufficiale alla Semaine de la

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Laureato in architettura, si è diplomato allo IUAV di Venezia e all’École nationale supérieure d’architecture de Paris-Belleville studiando con Aldo Rossi, Manfredo Tafuri, Vittorio Gregotti, Massimo Cacciari, Bernardo Secchi, Ugo La Pietra e Henri Ciriani.

Come regista ha cominciato realizzando una serie di 168 microfilm per la Universal Studio, poi divenuti famosi anche come i Millimetraggi di Ila Bêka, con i quali ha vinto il Festival du Film Très Court di Parigi, il Premio Massimo Troisi e il festival Maremetraggio di Trieste.
In seguito ai Millimetraggi ha prodotto e realizzato una lunga serie di cortometraggi, fra cui I have seen my mother dancing in the clouds, vincitore del Torino Film Festival e selezionato dalla Academy Award di Los Angeles per partecipare agli Oscar come miglior cortometraggio italiano, In Utero, vincitore del Jameson Award per il migliore cortometraggio europeo e presentato in selezione ufficiale alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes, e Buongiorno, vincitore di oltre 60 film festival internazionali.

Nel 2003 fonda la casa di produzione BekaFilms con la quale ha prodotto e diretto il suo primo lungometraggio Quodlibet, presentato in selezione ufficiale al Festival del film Locarno, oltre a altri numerosi documentari e video d’artista.

Dal 2005 collabora con Louise Lemoine, con la quale ha creato la piattaforma creativa e di ricerca Bêka&Partners.
Definiti dal New York Times “figure culto nel mondo dell’architettura europea”, Ila Bêka e Louise Lemoine concentrano la loro ricerca sulla sperimentazione di nuove forme narrative e cinematografiche legate all’architettura contemporanea e alla città. Attraverso la loro opera mettono in discussione, attraverso uno sguardo soggettivo, dissacrante ed ironico, l’idealizzazione nella rappresentazione dell’architettura, esaltandone al contempo la vulnerabilità, la vitalità e la bellezza.
Koolhaas Houselife, realizzato nel 2008 e co-diretto da Louise Lemoine è stato acclamato dalla critica internazionale come “il film cult dell’architettura”.

Negli ultimi anni ha presentato i suoi film e tenuto delle conferenze sulla sua attività di ricerca presso alcune istituzioni culturali internazionali e prestigiose università come la Biennale di Venezia (2008, 2010, 2014), MoMA (New-York), Metropolitan Museum of Art (New-York), Centre Pompidou (Parigi), Palais de Tokyo (Parigi), Barbican Art Gallery (Londra), Canadian Centre for Architecture (Montréal), NAi (Rotterdam, NL), MAXXI (Roma), SALT (Istanbul), Harvard GSD e Architectural Association School of Architecture (Londra), Mextropoli (Mexico).

L’intera opera di Ila Bêka & Louise Lemoine (16 film) è stata acquisita nel 2016 dal MoMA Museum of Modern Art di New York ed è entrata a far parte della sua collezione permanente. L’acquisizione dell’intera produzione di un artista ancora vivente ed attivo è un evento estremamente raro.

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Louise Lemoine

Video artist

Lemoine vive e lavora tra Francia e Italia. Dal 2005 lavora in collaborazione con il marito Ila Bêka con il quale ha fondato la piattaforma di ricerca e creazione Bêka & Partners.

Presentati dal New York Times come “figure cult nel mondo dell’architettura europea”, Lemoine e Bêka concentrano la loro ricerca principalmente sulla sperimentazione di nuove forme narrative e cinematografiche in relazione all’architettura contemporanea.
Koolhaas Houselife, il primo film che ha co-diretto con Bêka nel 2008, è stato acclamato dalla critica internazionale come “il film cult dell’architettura”. Hanno autofinanziato il film per garantirne la libertà creativa.

Dopo il successo di Koolhaus Houselife, Bêka e Lemoine hanno girato gli altri quattro film che avrebbero costituito la loro serie Living Architectures. Questa serie, che comprende Koolhaus Houselife; Pomerol, Herzog e de Meuron; Xmas Meier; Vertigo di Gehry; e Inside Piano, segue le realt


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Lemoine vive e lavora tra Francia e Italia. Dal 2005 lavora in collaborazione con il marito Ila Bêka con il quale ha fondato la piattaforma di ricerca e creazione Bêka & Partners.

Presentati dal New York Times come “figure cult nel mondo dell’architettura europea”, Lemoine e Bêka concentrano la loro ricerca principalmente sulla sperimentazione di nuove forme narrative e cinematografiche in relazione all’architettura contemporanea.
Koolhaas Houselife, il primo film che ha co-diretto con Bêka nel 2008, è stato acclamato dalla critica internazionale come “il film cult dell’architettura”. Hanno autofinanziato il film per garantirne la libertà creativa.

Dopo il successo di Koolhaus Houselife, Bêka e Lemoine hanno girato gli altri quattro film che avrebbero costituito la loro serie Living Architectures. Questa serie, che comprende Koolhaus Houselife; Pomerol, Herzog e de Meuron; Xmas Meier; Vertigo di Gehry; e Inside Piano, segue le realtà mondane della manutenzione di edifici di famosi architetti, tra cui Rem Koolhaas (la casa di Bordeaux), Frank Gehry (il Guggenheim di Bilbao) e Auguste Perret.

I suoi film sono stati selezionati e premiati in alcuni importanti festival cinematografici internazionali come CPH: DOX, Chicago International Film Festival, DocAviv, Torino Film Festival, FIFA, ecc.
È stata invitata a tenere conferenze e presentare i suoi film in molte istituzioni culturali internazionali e prestigiose università come la Biennale di Venezia (2008, 2010, 2014), MoMA (New York), Metropolitan Museum of Art (New-York), Centre Pompidou (Parigi ), Palais de Tokyo (Parigi), Barbican Art Gallery (Londra), Canadian Centre for Architecture (Montréal), NAi (Rotterdam, NL), MAXXI (Roma), Harvard GSD, Architectural Association School of Architecture (Londra), Mextropoli ( Messico).

I suoi film fanno parte di importanti collezioni d’arte, il CNAP ha acquisito nel 2014 una copia di Koolhaas Houselife e nel 2015 una copia dell’installazione video La Maddalena per le collezioni nazionali francesi. L’opera video Spiriti è stata commissionata dalla Fondazione Prada per la loro collezione privata.

Nel 2016 l’opera completa di Ila Bêka e Louise Lemoine (16 film) è stata acquisita dal MoMA, Museum of Modern Art di New York.

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Mountaintops

Black History Month Florence 2018
Murate Artlab

Mountaintops è stato un laboratorio artistico progettato per bambini della scuola primaria che celebra Martin Luther King Jr. mentre spingeva i partecipanti a sognare oltre ciò che possono vedere e ad aspirare a ciò che appare fuori dalla loro portata. Attingendo al discorso del 1968 in cui King afferma: “Sono stato in cima alla montagna” il laboratorio è stato costituito dall’intreccio di tre attività che sfruttassero il linguaggio dell’installazione scultorea e le caratteristiche della performance. Il workshop prevedeva la creazione di un paesaggio montano a 360 gradi, una serie di montagne topografiche in cima a pali di legno e la creazione di una superficie da arrampicata. Riflettendo sull’eredità di Martin Luther King, i tre elementi hanno esaminato il significato dei sogni e dell’ambizione, l’importanza della leadership e le strategie per superare gli ostacoli.

 

Fasi del laboratorio artistico. Da dove mi trovo: Si rifletteva sul c

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Mountaintops è stato un laboratorio artistico progettato per bambini della scuola primaria che celebra Martin Luther King Jr. mentre spingeva i partecipanti a sognare oltre ciò che possono vedere e ad aspirare a ciò che appare fuori dalla loro portata. Attingendo al discorso del 1968 in cui King afferma: “Sono stato in cima alla montagna” il laboratorio è stato costituito dall’intreccio di tre attività che sfruttassero il linguaggio dell’installazione scultorea e le caratteristiche della performance. Il workshop prevedeva la creazione di un paesaggio montano a 360 gradi, una serie di montagne topografiche in cima a pali di legno e la creazione di una superficie da arrampicata. Riflettendo sull’eredità di Martin Luther King, i tre elementi hanno esaminato il significato dei sogni e dell’ambizione, l’importanza della leadership e le strategie per superare gli ostacoli.

 

Fasi del laboratorio artistico. Da dove mi trovo: Si rifletteva sul concetto di creare i nostri ostacoli. Il primo elemento del workshop è stato dedicato alla realizzazione di una pittura paesaggistica autoreggente a 360 gradi. Una serie di post indipendenti sosteneva delle cime montuose in cartone ritagliate e dipinte dai partecipanti al workshop. Queste vette sono state attaccate alla cima dei post di supporto mettendo i partecipanti al centro di un piccolo spazio circondato dalle montagne di loro creazione. La vasta gamma di colori ricreava la fresca alba da un lato e il caldo tramonto dall’altro. Ci vuole un villaggio: Esaminando la forma delle mappe topografiche e il potere simbolico dello scettro, quest’opera comportava la fusione di una piccola catena montuosa in gesso che è stata montata sopra un palo di legno per creare un bastone. Solo quando tutti gli scettri sono stati messi insieme, si è creata una catena montuosa. Questo elemento sottolineava l’importanza della leadership e l’importanza simultanea della collaborazione e della comunità. La scalata: L’ultimo elemento del workshop riguardava il superamento degli ostacoli. Implicava l’apposizione di una serie di prese su roccia da arrampicata su una parete in legno a forma di montagna e l’esplorazione della scalata di questa forma. Una serie di prese per l’arrampicata su roccia create dall’artista sono state attaccate alla superficie della montagna, ciascuna posizionata in base alle scelte dei partecipanti. Una volta riuniti i partecipanti hanno provato l’arrampicata su questo muro imparando alcuni trucchi e tecniche di arrampicata su roccia. Il laboratorio è stato condotto da Justin Randolph Thompson, Black History Month Florence, in collaborazione con Utopia Italy, MAD Murate Art District e MUS.E

Mountaintops

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Ignas Krunglevičius

Compositore e artista visivo

Ignas Krunglevičius è compositore e artista visivo. Crea installazioni con suoni e immagini, video e oggetti che esplorano la psicologia dei processi del potere e il loro condizionamento sulla mente umana.

Il sonoro di questa installazione s’ispira all’opera Good Boy Bad Boy (1985) dell’artista americano Bruce Nauman, rivisitandola da un punto di vista attuale: gli attori che recitavano nel lavoro di Nauman sono stati sostituiti da una voce sintetica, sviluppata con una tecnologia che permette di simulare le inflessioni emotive, mentre lo scritto è stato modificato per riflettere il linguaggio auto-rappresentativo dei social media.

Ignas Krunglevičius è compositore e artista visivo. Crea installazioni con suoni e immagini, video e oggetti che esplorano la psicologia dei processi del potere e il loro condizionamento sulla mente umana.

Il sonoro di questa installazione s’ispira all’opera Good Boy Bad Boy (1985) dell’artista americano Bruce Nauman, rivisitandola da un punto di vista attuale: gli attori che recitavano nel lavoro di Nauman sono stati sostituiti da una voce sintetica, sviluppata con una tecnologia che permette di simulare le inflessioni emotive, mentre lo scritto è stato modificato per riflettere il linguaggio auto-rappresentativo dei social media.

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Ieva Rojūtė

Artista interdisciplinare

Ieva Rojūtė con le sue opere esplora le connessioni tra persone, ciò che sottende alla costruzione della famiglia, i conflitti interni alla identità individuali, le abitudini della vita quotidiana. A partire da ciò ritornano alcuni temi come la possibilità di fallire, la sfortuna, l’ansia, la paura, l’immaginazione, il non riuscire a realizzarsi. Nell’installazione site-specific Lithuanian sadness (traducibile come “tristezza lituana”) l’artista combina in modo diverso frasi già presenti in altri suoi lavori: «alcune espressioni tristi che ho raccolto nel tempo, che usiamo in riferimento alla vita e all’esistenza quando pur non essendoci niente di negativo non ci sentiamo bene lo stesso.»

Ieva Rojūtė con le sue opere esplora le connessioni tra persone, ciò che sottende alla costruzione della famiglia, i conflitti interni alla identità individuali, le abitudini della vita quotidiana. A partire da ciò ritornano alcuni temi come la possibilità di fallire, la sfortuna, l’ansia, la paura, l’immaginazione, il non riuscire a realizzarsi. Nell’installazione site-specific Lithuanian sadness (traducibile come “tristezza lituana”) l’artista combina in modo diverso frasi già presenti in altri suoi lavori: «alcune espressioni tristi che ho raccolto nel tempo, che usiamo in riferimento alla vita e all’esistenza quando pur non essendoci niente di negativo non ci sentiamo bene lo stesso.»

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Arnas Anskaitis

Artista interdisciplinare

Arnas Anskaitis è un artista interdisciplinare, nei suoi lavori confluiscono esperienze da aree differenti come fotografia, film, filosofia, linguistica. La sua nuova video installazione Letters from Home riguarda proprio il rapporto tra la lingua e la percezione: «La scrittura per me è interessante non solo nell’ambito del linguaggio, ma anche per la pratica della calligrafia. Come nascono le lettere dell’alfabeto? Sembra che la loro forma derivi dalla mano umana. Come sembrerebbero allora se non fossero scritte su un foglio di carta ma simulate in uno spazio tridimensionale?» I modelli 3D delle lettere nella proiezione generano un flusso di immagini. Significato letterale e d’immaginazione si sovrappongono, in riferimento all’origine della scrittura stessa, uno degli elementi primari della nostra identità umana.

Arnas Anskaitis è un artista interdisciplinare, nei suoi lavori confluiscono esperienze da aree differenti come fotografia, film, filosofia, linguistica. La sua nuova video installazione Letters from Home riguarda proprio il rapporto tra la lingua e la percezione: «La scrittura per me è interessante non solo nell’ambito del linguaggio, ma anche per la pratica della calligrafia. Come nascono le lettere dell’alfabeto? Sembra che la loro forma derivi dalla mano umana. Come sembrerebbero allora se non fossero scritte su un foglio di carta ma simulate in uno spazio tridimensionale?» I modelli 3D delle lettere nella proiezione generano un flusso di immagini. Significato letterale e d’immaginazione si sovrappongono, in riferimento all’origine della scrittura stessa, uno degli elementi primari della nostra identità umana.

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Andrej Polukord

Artista installativo e pittore

Andrej Polukord lavora con la pittura, l’installazione, la performance e il video per creare ambienti imprevedibili e situazioni assurde che producono doppi sensi e ambiguità: «Ciò che mi interessa in modo particolare è creare un senso di sorpresa. L’assurdo ci libera dalla serietà che caratterizza la nostra vita.» In questo caso l’artista attraverso una grande stampa a parete, un video e una serie di piccole sculture in ceramica – sospesi tra naturale e artificiale – elabora con fantasia uno degli elementi fondamentali della natura lituana, il fungo: simbolo del cercare e del trovare (ma come una sorpresa).

Andrej Polukord lavora con la pittura, l’installazione, la performance e il video per creare ambienti imprevedibili e situazioni assurde che producono doppi sensi e ambiguità: «Ciò che mi interessa in modo particolare è creare un senso di sorpresa. L’assurdo ci libera dalla serietà che caratterizza la nostra vita.» In questo caso l’artista attraverso una grande stampa a parete, un video e una serie di piccole sculture in ceramica – sospesi tra naturale e artificiale – elabora con fantasia uno degli elementi fondamentali della natura lituana, il fungo: simbolo del cercare e del trovare (ma come una sorpresa).

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A certain identity

A certain identity - Global Identities

GLOBAL IDENTITIES Postcolonial and cross-cultural Narratives
A certain identity Italia/Lituania
Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė A cura di Matteo Innocenti in collaborazione con Adrius Pocius, Alesia e Yuliya Savitskaya

Secondo appuntamento del ciclo GLOBAL IDENTITIES, diretto da Valentina Gensini, A certain identity è un progetto che mette in relazione artisti di differente nazionalità intorno alla questione dell’identità, migrando in diversi paesi europei. Per la prima mostra sono stati invitati in Italia i giovani artisti lituani Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė. Il titolo con la parola “certain”, in italiano “certa”, assume il doppio significato possibile: come aggettivo è sinonimo di certezza – l’identità in cui ci si può senza dubbio riconoscere – invece come aggettivo indefinito, senza qualità né quantità, indica un’identità tra molte possibili. Quattro artisti di una particolar



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GLOBAL IDENTITIES Postcolonial and cross-cultural Narratives
A certain identity Italia/Lituania
Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė A cura di Matteo Innocenti in collaborazione con Adrius Pocius, Alesia e Yuliya Savitskaya

Secondo appuntamento del ciclo GLOBAL IDENTITIES, diretto da Valentina Gensini, A certain identity è un progetto che mette in relazione artisti di differente nazionalità intorno alla questione dell’identità, migrando in diversi paesi europei. Per la prima mostra sono stati invitati in Italia i giovani artisti lituani Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė. Il titolo con la parola “certain”, in italiano “certa”, assume il doppio significato possibile: come aggettivo è sinonimo di certezza – l’identità in cui ci si può senza dubbio riconoscere – invece come aggettivo indefinito, senza qualità né quantità, indica un’identità tra molte possibili. Quattro artisti di una particolare nazionalità – scelti dal curatore del progetto in collaborazione con le istituzioni museali o Accademie di Belle Arti dei rispettivi paesi – sono invitati a “rappresentare” secondo la particolare inclinazione della propria ricerca, e secondo la cultura di provenienza, il fattore identitario attraverso una esposizione presso un paese ospite. La storia e la collocazione geografica della Lituania la rendono significativa sia per la questione dell’identità che per quella dei confini e dei rapporti all’interno del continente: poiché essa, al pari degli altri paesi baltici, si è costruita secondo un doppio moto di indipendenza e di annessione, tra la Russia e l’Europa – di cui è membro dal 2004 -. Il 2018 segna inoltre il centenario dell’indipendenza della nazione, avvenuta nel febbraio del 1918, a cui è seguito il costituirsi in Repubblica. Vernissage e artists talk: 5 aprile ore 17.30. La mostra è prodotta grazie alla collaborazione de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea – Mus.e con TUM associazione culturale (Italia/Italy), Fondazione per lo sviluppo della cultura dell’istruzione della persona (Bielorussia/Belarus), Vilnius Pataphysic Institute (Lituania/Lithuania). Con il contributo di Ministry of Culture of the Republic of Lithuania, Lithuanian Council for Culture. Con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Lituana nella Repubblica Italiana e del Consolato della Repubblica Lituana di Firenze

A certain identity

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A certain identity

Ciclo Global Identities

A certain identity

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Barthélémy Toguo

Artista

Barthélémy Toguo è nato in Camerun nel 1967 e ha studiato Belle Arti ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Si è trasferito in Europa nel 1993 e ha iniziato a esibirsi e fare performance mentre terminava i suoi studi a Grenoble (Francia), poi a Dusseldorf (Germania).
La geografia politica e i confini personali sono stati un argomento implicito nel suo lavoro in studio e esplicito nelle sue performance. Da un lato, i suoi acquerelli forniscono un forte impatto visivo, utilizzando un repertorio limitato di immagini e colori per rappresentare un mondo onirico di metamorfosi umane, animali e vegetali. D’altra parte, la realizzazione delle sue installazioni su larga scala è generalmente approssimativa e rapida e sottolinea i conflitti, i paradossi e l’estremismo dell’uomo. Le sue installazioni possono essere visti come un’inversione metaforica dello storico saccheggio dell’Africa subita durante il periodo coloniale.
Toguo ha recentemente tenuto una mostra pe

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Barthélémy Toguo è nato in Camerun nel 1967 e ha studiato Belle Arti ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Si è trasferito in Europa nel 1993 e ha iniziato a esibirsi e fare performance mentre terminava i suoi studi a Grenoble (Francia), poi a Dusseldorf (Germania).
La geografia politica e i confini personali sono stati un argomento implicito nel suo lavoro in studio e esplicito nelle sue performance. Da un lato, i suoi acquerelli forniscono un forte impatto visivo, utilizzando un repertorio limitato di immagini e colori per rappresentare un mondo onirico di metamorfosi umane, animali e vegetali. D’altra parte, la realizzazione delle sue installazioni su larga scala è generalmente approssimativa e rapida e sottolinea i conflitti, i paradossi e l’estremismo dell’uomo. Le sue installazioni possono essere visti come un’inversione metaforica dello storico saccheggio dell’Africa subita durante il periodo coloniale.
Toguo ha recentemente tenuto una mostra personale, “The Sick Opera”, al Palais de Tokyo di Parigi. La mostra ha incluso il suo lavoro dal 1999 al 2004. Ha esposto in molti altri prestigiosi musei, gallerie e Biennali a livello internazionale come il Bass Museum of Art di Miami, il Centre George Pompidou di Parigi, lo Houston Museum of Art, il Guangdong Museum of Art , Il Museo Migros di Zurigo e il Palazzo Strozzi di Firenze da quattro anni. Test di prova per mostre personali e collettive selezionate.

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Il viaggio immaginario

Barthélémy Toguo

Nell’ambito di un semestre dedicato alla tematica del post coloniale Murate Art District  ha prodotto una mostra inedita dal titolo Il viaggio immaginario di Barthélémy Toguo a cura di Janine Gaelle Dieudji e Justin Randolph Thompson, realizzata in collaborazione con Black History Month Florence e Institut Francais Italia.

Il progetto monografico racconta l’attitudine politica dell’artista, che interpreterà un Paese dalla forte volontà di riscatto: l’Africa di Toguo è un’Africa che rifiuta la ghettizzazione dei suoi artisti nel mercato dell’arte globale, e che altresì rifiuta di accettare una lettura coloniale della propria terra: “L’Africa non è una discarica!” gridano opere come Dustbin presentata per la prima volta in Italia.

 

Nell’ambito di un semestre dedicato alla tematica del post coloniale Murate Art District  ha prodotto una mostra inedita dal titolo Il viaggio immaginario di Barthélémy Toguo a cura di Janine Gaelle Dieudji e Justin Randolph Thompson, realizzata in collaborazione con Black History Month Florence e Institut Francais Italia.

Il progetto monografico racconta l’attitudine politica dell’artista, che interpreterà un Paese dalla forte volontà di riscatto: l’Africa di Toguo è un’Africa che rifiuta la ghettizzazione dei suoi artisti nel mercato dell’arte globale, e che altresì rifiuta di accettare una lettura coloniale della propria terra: “L’Africa non è una discarica!” gridano opere come Dustbin presentata per la prima volta in Italia.

 

Il viaggio immaginario

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Il viaggio immaginario

di Barthélémy Toguo a cura di Janine Gaelle Dieudji e Justin Randolph Thompson, realizzata in collaborazione con Black History Month Florence e Institut Francais Italia

Il viaggio immaginario

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Justin Randolph Thompson | BHMF 2018

Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2018

Justin Randolph Thompson
Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2018
Justin Randolph Thompson | BHMF 2018

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Adrian Paci

Adrian Paci (Scutari, 1969) è tra gli artisti più noti del panorama artistico internazionale. All’interno delle sue opere (pitture, installazioni, video, fotografie) indaga la condizione umana sempre in transito e la complessità delle dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro presente. Dopo gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Tirana, nel 1997 Paci lascia l’Albania e si trasferisce a Milano dove attualmente vive e lavora. Ha esposto con mostre personali in numerosi istituzioni internazionali tra cui: Museo MAXXI di Roma (2015); MAC, Musée d’Art Contemporain di Montréal (2014); Padiglione d’Arte Contemporanea – PAC a Milano (2014); Jeu de Paume a Parigi (2013); Mamco, Musée d’art moderne et contemporain di Ginevra (2013); National Gallery of Kosovo di Pristina (2012); Kunsthaus Zurich a Zurigo (2010); Bloomberg Space a Londra (2010); The Center for Contemporary Art – CCA di Tel Aviv (2009); MoMA PS1 di New York (2006); Moderna Museet

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Adrian Paci (Scutari, 1969) è tra gli artisti più noti del panorama artistico internazionale. All’interno delle sue opere (pitture, installazioni, video, fotografie) indaga la condizione umana sempre in transito e la complessità delle dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro presente. Dopo gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Tirana, nel 1997 Paci lascia l’Albania e si trasferisce a Milano dove attualmente vive e lavora. Ha esposto con mostre personali in numerosi istituzioni internazionali tra cui: Museo MAXXI di Roma (2015); MAC, Musée d’Art Contemporain di Montréal (2014); Padiglione d’Arte Contemporanea – PAC a Milano (2014); Jeu de Paume a Parigi (2013); Mamco, Musée d’art moderne et contemporain di Ginevra (2013); National Gallery of Kosovo di Pristina (2012); Kunsthaus Zurich a Zurigo (2010); Bloomberg Space a Londra (2010); The Center for Contemporary Art – CCA di Tel Aviv (2009); MoMA PS1 di New York (2006); Moderna Museet di Stoccolma (2005) e Contemporary Arts Museum di Houston (2005). Tra le numerose mostre collettive: 7° Bi-City Biennale of UrbanismArchitecture (UABB), Nantou Old Town a Shenzhen, 14° Biennale di Architettura di Venezia (2014), 48° e 51° Biennale di Arti Visive di Venezia (1999 e 2005), 15° Biennale di Sydney (2006) e Biennale di Lione (2009).

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Di queste luci si servirà la notte

Adrian Paci

L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita a Di queste luci si servirà la notte.

Un corpus di lavori articolato che vede al centro i temi della migrazione, dell’identità e del flusso, sviscerati con intensità e poesia. Rintracciando storie personali e richiamando alla mente fatti e trasformazioni della storia recente, Paci trascende l’esperienza personale e affronta la migrazione e la mobilità come condizione ontologica, quanto mai attuale in un momento storico in cui i concetti stessi di casa e di identità (culturale, politica e sociale) sono continuamente richiamati e messi in discussione. L’esistenza viene interpretata come una ricerca continua, un movimento perenne, e l’acqua diviene metafora dell’idea di scorrimento e di flusso.

Di queste luci si servirà la notte – spiega Adrian Pacinasce come intervento sul fiume Arno attraverso un azione

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L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita a Di queste luci si servirà la notte.

Un corpus di lavori articolato che vede al centro i temi della migrazione, dell’identità e del flusso, sviscerati con intensità e poesia. Rintracciando storie personali e richiamando alla mente fatti e trasformazioni della storia recente, Paci trascende l’esperienza personale e affronta la migrazione e la mobilità come condizione ontologica, quanto mai attuale in un momento storico in cui i concetti stessi di casa e di identità (culturale, politica e sociale) sono continuamente richiamati e messi in discussione. L’esistenza viene interpretata come una ricerca continua, un movimento perenne, e l’acqua diviene metafora dell’idea di scorrimento e di flusso.

Di queste luci si servirà la notte – spiega Adrian Pacinasce come intervento sul fiume Arno attraverso un azione performativa, ma poi il lavoro si sposta verso una riflessione sul dialogo e la tensione tra la luce e il buio, tra la superficie e la profondità, tra il visibile e l’invisibile. La presenza dell’uomo sembra quella di chi attiva questo dialogo senza pretendere di portarlo ad una conclusione”.

Presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, la mostra si sviluppa tra il primo e il terzo piano, con un’ampia sala di documentazione al piano terra. La scultura Home to go abita e risignifica la sala Colonne, mentre le celle dell’ex carcere duro ritrovano voce grazie al video Rasha, delicata e assoluta, che dialoga in modo forte e simbolico con questo luogo di dolore. Nelle celle al primo piano sono esposti i lavori pittorici e installativi di tre giovani artisti residenti in Toscana, Davide d’Amelio, Gianni Barelli e Lori Lako, selezionati direttamente da Adrian Paci a seguito del workshop tenuto lo scorso anno in questa sede, nell’ambito del progetto Riva.

A Montelupo Fiorentino, la Fornace Cioni Alderighi ospita la video installazione The Encounter(2011).

A Pelago, l’ex Fabbrica Tappeti a San Francesco accoglie la video installazione One and Twenty-Four Chairs (2013).

Di queste luci si servirà la notte

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Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita a Di queste luci si servirà la notte.
Un corpus di lavori articolato che vede al centro i temi della migrazione, dell’identità e del flusso, sviscerati con intensità e poesia. Rintracciando storie personali e richiamando alla mente fatti e trasformazioni della storia recente, Paci trascende l’esperienza personale e affronta la migrazione e la mobilità come condizione ontologica, quanto mai attuale in un momento storico in cui i concetti stessi di casa e di identità (culturale, politica e sociale) sono continuamente richiamati e messi in discussione. L’esistenza viene interpretata come una ricerca continua, un movimento perenne, e l’acqua diviene metafora dell’idea di scorrimento e di flusso.

Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

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Di queste luci si servirà la notte

Adrian Paci

Lights to Serve the Night, Adrian Paci
Di queste luci si servirà la notte

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Lori Lako

Di queste luci si servirà la notte

(1991 – POGRADEC, ALBANIA)

Vive e lavora a Firenze. Ha studiato Arti visivi e Nuovi Linguaggi Espressivi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Akademie der Bildenden Künste, Monaco di Baviera. Attraverso la sua ricerca riflette sulla condizione dell’uomo post-moderno surclassato da immagini e messaggi che ostacolano la decodifica del mondo, la memoria storica e l’ascolto del sé.

Tra le mostre recenti: Still Life, Terzopiano Arte Contemporanea, Lucca (2019); And whatever I do will become forever what I have done, Museo Novecento, Firenze (2019); Schermo a schermo; rassegna sul film e sul video sperimentale in Italia e in Albania, Black box, Tirana (2018); The sea is far, though my tears are salty, Galeria e Arteve, Shkoder (2018); Polis BBQ, Arte fiera, Bologna (2018); Premio nazionale per l’arte contemporanea “Idromeno”, Galeria e Arteve, Shkodër (2017); Di queste luci si servirà la notte, Le Murate / Progetti Arte Contemporanea, Firenze (2017)

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(1991 – POGRADEC, ALBANIA)

Vive e lavora a Firenze. Ha studiato Arti visivi e Nuovi Linguaggi Espressivi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Akademie der Bildenden Künste, Monaco di Baviera. Attraverso la sua ricerca riflette sulla condizione dell’uomo post-moderno surclassato da immagini e messaggi che ostacolano la decodifica del mondo, la memoria storica e l’ascolto del sé.

Tra le mostre recenti: Still Life, Terzopiano Arte Contemporanea, Lucca (2019); And whatever I do will become forever what I have done, Museo Novecento, Firenze (2019); Schermo a schermo; rassegna sul film e sul video sperimentale in Italia e in Albania, Black box, Tirana (2018); The sea is far, though my tears are salty, Galeria e Arteve, Shkoder (2018); Polis BBQ, Arte fiera, Bologna (2018); Premio nazionale per l’arte contemporanea “Idromeno”, Galeria e Arteve, Shkodër (2017); Di queste luci si servirà la notte, Le Murate / Progetti Arte Contemporanea, Firenze (2017); TU 35 Expanded, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato (2017); Downside-up, Tirana Art Lab, Tirana (2016); Era pacifica pare, Careof, Milano (2016).

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Lori Lako

Residenza d'Artista per la Mostra Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Lori Lako

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Davide D'amelio

Di queste luci si servirà la notte

(1990 – TERMOLI, ITALY)

Vive a Firenze da circa otto anni, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti, integrando gli studi con diversi progetti e laboratori con artisti e curatori.

Tra le mostre finora tenute si citano le più importanti: Give me five, a cura di Giorgio de Finisi, MAAM, Roma (2017); The stray statue paradox, a cura di Gabriele Tosi, SACI, Firenze, (2017); De pingendi natura, a cura di Pietro Gaglianò, SRISA gallery, Firenze (2016); Come sé, a cura di Arabella Natalini ed Elena Magini, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2016).

Il lavoro dell’artista si concentra sulla struttura e la storia dell’immagine e della visione, sviluppando una concezione duale tra i fenomeni normativi ed espressivi delle narrative. Questo lo porta a un interesse nelle questioni dell’infanzia e della sessualità, ideati come elementi entropici delle strutture sociali.

(1990 – TERMOLI, ITALY)

Vive a Firenze da circa otto anni, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti, integrando gli studi con diversi progetti e laboratori con artisti e curatori.

Tra le mostre finora tenute si citano le più importanti: Give me five, a cura di Giorgio de Finisi, MAAM, Roma (2017); The stray statue paradox, a cura di Gabriele Tosi, SACI, Firenze, (2017); De pingendi natura, a cura di Pietro Gaglianò, SRISA gallery, Firenze (2016); Come sé, a cura di Arabella Natalini ed Elena Magini, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2016).

Il lavoro dell’artista si concentra sulla struttura e la storia dell’immagine e della visione, sviluppando una concezione duale tra i fenomeni normativi ed espressivi delle narrative. Questo lo porta a un interesse nelle questioni dell’infanzia e della sessualità, ideati come elementi entropici delle strutture sociali.

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Davide D'amelio

Residenza d'Artista per la Mostra Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Davide D'amelio

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Gianni Barelli

Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Gianni Barelli nasce nel 1976 ad Arezzo, Italia. È un visual artist e performer, si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2002. Il suo lavoro si esprime attraverso vari media come video, istallazioni e performance. Nel 2012 è stato selezionato da VISUALCONTAINER Italian video art distributor, con il video Genesi o melanconia del dormiente. Nel 2013 partecipa al MAGAZINE BAU-contenitore di cultura contemporanea, con un progetto di lunga durata dal nome Archivio sincronico familiare, una piattaforma aperta sul tema della famiglia connessa con l’idea di memoria e rielaborazione della stessa. Ha lavorato in varie città europee in spazi espositivi indipendenti come INSTITUT FUR ALLES MOGLICHE in Berlino e GEBORGEN KAMERS in The Hague. Nel 2017 è stato selezionato dall’artista albanese Adrian Paci per contribuire alla sua mostra Di queste luci si servirà la notte presso Le MURATE – PROGETTI DI ARTE CONTEMPORANEA a Firenze. Recentemente ha partecipato

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Gianni Barelli nasce nel 1976 ad Arezzo, Italia. È un visual artist e performer, si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2002. Il suo lavoro si esprime attraverso vari media come video, istallazioni e performance. Nel 2012 è stato selezionato da VISUALCONTAINER Italian video art distributor, con il video Genesi o melanconia del dormiente. Nel 2013 partecipa al MAGAZINE BAU-contenitore di cultura contemporanea, con un progetto di lunga durata dal nome Archivio sincronico familiare, una piattaforma aperta sul tema della famiglia connessa con l’idea di memoria e rielaborazione della stessa. Ha lavorato in varie città europee in spazi espositivi indipendenti come INSTITUT FUR ALLES MOGLICHE in Berlino e GEBORGEN KAMERS in The Hague. Nel 2017 è stato selezionato dall’artista albanese Adrian Paci per contribuire alla sua mostra Di queste luci si servirà la notte presso Le MURATE – PROGETTI DI ARTE CONTEMPORANEA a Firenze. Recentemente ha partecipato la workshop Through Rituals (Make it Happen) degli artisti Stefan Pente e William Loche Wheeler presso VILLA ROMANA. Al momento sta lavorando ad un progetto in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica di Firenze.

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Gianni Barelli

Residenza d'Artista per la Mostra Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Gianni Barelli

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Cristina Mariani

Fiber artist

MOSTRE PASSATE / ESPERIENZE LAVORATIVE
Trame a Corte – Rocca di Sala Baganza (PR) (2017) – Associazione Arcadia
Fiber Art II Contaminazioni – Officina d’Arte e Tessuti e Museo del Tessile, Spoleto (PG) (2017) – Officina d’Arte e Tessuti, Comune di Spoleto
Young Fiber Contest II – Premio Maria Luisa Sponga, Imbiancheria del Vajro, Chieri (TO) (2017) – Comune di Chieri
Memoria Tessile – Casa della Memoria e della Storia, Roma, (2017) – Casa della Memoria e della Storia
Premio Valcellina 10 edizione – Palazzo d’Attimis, Maniago (PN) (2017) – Le Arti Tessili
Sculture Tessili – Museo Civico Archeologico di Anzio (RM) (2016) – Comune di Anzio, Museo Civico Archeologico
Trame a Corte – Rocca di Sala Baganza (PR) (2016) – Associazione Arcadia
Young Fiber Contest – Premio Maria Luisa Sponga, Imbiancheria del Vajro, Chieri (TO) (2016) – Comune di Chieri
Italia – Polonia. Suggestioni delle presenze polacche in Italia








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MOSTRE PASSATE / ESPERIENZE LAVORATIVE
Trame a Corte – Rocca di Sala Baganza (PR) (2017) – Associazione Arcadia
Fiber Art II Contaminazioni – Officina d’Arte e Tessuti e Museo del Tessile, Spoleto (PG) (2017) – Officina d’Arte e Tessuti, Comune di Spoleto
Young Fiber Contest II – Premio Maria Luisa Sponga, Imbiancheria del Vajro, Chieri (TO) (2017) – Comune di Chieri
Memoria Tessile – Casa della Memoria e della Storia, Roma, (2017) – Casa della Memoria e della Storia
Premio Valcellina 10 edizione – Palazzo d’Attimis, Maniago (PN) (2017) – Le Arti Tessili
Sculture Tessili – Museo Civico Archeologico di Anzio (RM) (2016) – Comune di Anzio, Museo Civico Archeologico
Trame a Corte – Rocca di Sala Baganza (PR) (2016) – Associazione Arcadia
Young Fiber Contest – Premio Maria Luisa Sponga, Imbiancheria del Vajro, Chieri (TO) (2016) – Comune di Chieri
Italia – Polonia. Suggestioni delle presenze polacche in Italia – Spazio 5, Roma (2016) – Associazione Zabaglia
Grafica e Web Designer (freelance), Milano – Lisbona – Roma (2010 – presente)
Clienti: Lydia Predominato, Museo Civico Archeologico di Anzio, Vilda Magazine, Cecilia De Paolis, Valentina Valoroso, Kering Group, Cascina Oro, IED Milano, Vanessa Marques Language Studio, Conexões em Movimento, Comitato 25, Espaço Espiral, The Food Temple, Stralis, Ambar Filmes, Left&Right, Studio Le Quattro Valli.
Mostra Collettiva di Artigianato Artistico – Art Casa, Lisbona (Portogallo) (2013) – Art Casa
Web Designer – YOOX, Milano (2011-2012)
Dissipatio HG – Mostra Collettiva, Chiostro di Voltorre (VA) (2011) – Associazione Stralis
Dissiparty – Mostra Collettiva, Parco Morselli, Gavirate (VA) (2011) – Associazione Stralis
Web Designer – TheHookCom, Milano (2010-2011)
Web Designer – AB Comunicazioni, Milano (2009-2010)
Grafica – Istituto Europeo di Design, Evento Fuorisalone, Milano (2008) – IED Milano, Segis
Airswap – Partecipazione al progetto in mostra a Manifesta 7, Manifattura Tabacchi, Rovereto (TN) (2008) – Airswap
Grafica – La Gallina Matta, collezione tessile, Milano (2007-2008)
Assistente di Sissy Rizzatto, artista, Milano (2007-2008)
Assistente di Angela Florio, artista e decoratrice, Milano (2007-2008)
Assistente di Katja Noppes, artista, Milano (2007)
Assistente di Italo Zuffi, artista, Milano (2006)
Gemine Muse – Young Artists in European Museums – Mostra Collettiva, Amstelkring Museum, Amsterdam (Paesi
Bassi) (2005) – NABA, GAI Giovani Artisti Italiani
Who Uses the Space? – Mostra Collettiva, Isola Art Center, Milano (2005) – NABA
PREMI E RICONOSCIMENTI
Menzione Speciale “per il recupero dell’immagine tradizionale dell’arazzo rivisitato con tecniche ed immagini digitali”
per l’opera “Circuit”, Young Fiber Contest – Premio Maria Luisa Sponga, Chieri (TO) (2016)
Secondo Premio per l’opera “Silk Road”, Trame a Corte, Rocca di Sala Baganza (PR) (2016)
COLLEZIONI
Museo Civico Archeologico di Anzio (RM), “Pro itu et reditu” donazione temporanea
Collezione Arazzi e Fiber Art Associazione Arcadia (PR), “Silk Road”
PUBBLICAZIONI
Premio Valcellina 10 edizione, catalogo mostra 2017 – Le Arti Tessili (in preparazione)
Tessere a mano, settembre 2017, Inaugurata la 14a edizione di Trame a Corte di Eva Basile
Trame a Corte 2017, catalogo mostra – Associazione Arcadia
Fiber Art II Contaminazioni , catalogo mostra 2017 – Officina d’Arte e Tessuti
Texere Newsletter , estate 2017, Art as Memory di Renata Pompas
Karmanews, giugno 2017, Arte come Memoria di Renata Pompas
TG Lazio, 30 maggio 2017 edizione delle 14, servizio sulla mostra Memoria Tessile alla Casa della Memoria
Il Messaggero Roma, 6 maggio 2017, Non pennelli ma ago e filo: ecco a voi la Fiber art di Silvia Donat Cattin
Portale Comune di Roma, maggio 2017, Memoria tessile, in mostra alla Casa della Memoria
Restart – Young Fiber Contest II, catalogo mostra 2017 – Comune di Chieri
Voce Romana, novembre-dicembre 2016, Sculture Tessili di Stefania Severi
Tessere a mano, settembre 2016, Trame a Corte 2016 di Gianpaolo Dal Maso
Trame a Corte 2016, catalogo mostra – Associazione Arcadia
Tramanda – Young Fiber Contest, catalogo mostra 2016 – Comune di Chieri
Dissipatio HG, catalogo mostra 2011 – Associazione Stralis
Gemine Muse 05, catalogo mostra 2005 – GAI
FORMAZIONE
Arazzo, Telaio Verticale, corso biennale, Scuola delle Arti Ornamentali San Giacomo – Roma (2015 – 2017)
Insegnante: Federica Luzzi
Tessitura, Telaio Orizzontale, corso biennale, Scuola delle Arti Ornamentali San Giacomo – Roma (2015 – 2017)
Insegnante: Lucia Pagliuca
Corso di tintura all’indaco naturale e tecnica a riserva shibori, Rosella Cilano, Associazione Tintura Naturale,
Milano (2016)
Feltro e seta, seminario, Sergio Milioni e Daniela Costanzo Giorgio, Accademia Koefia – Roma (2016)
Intangible Cultural Heritage, Workshop formativo sull’applicazione della Convenzione Unesco Patrimonio Culturale
Immateriale – UNESCO – Regione Lombardia – Tirano (SO), Poschiavo (Svizzera)(2015)
Web Design, Multimediamente – Milano (2009)
Product Design, indirizzo Arte e Design, Diploma di Laurea, Nuova Accademia di Belle Arti – Milano (2007)
Disegno e Figura dal vero , Scuola delle Arti Applicate del Castello Sforzesco – Milano (2002)
Maturità Classica, Liceo Classico Bartolomeo Zucchi – Monza (MB) (2001)

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Muratessili

Residenza d'artista e installazione di Cristina Mariani

MURATESSILI

All’interno del complesso delle murate un progetto che collega passato e presente grazie all’opera della fiber artist Cristina Mariani.

Dalle antiche maestranze fiorentine dell’Arte della Lana e di Calimala al progetto di Cristina Mariani vincitrice della Open Call per artisti contemporanei di MAD Murate art District 2017. Un progetto sostenuto grazie al finanziamento della Regione Toscana che affonda le proprie radici nell’arte della tessitura e riprende tecniche tramandate dalle maestranze artigianali toscane nel corso dei secoli. MURATESSILI è una lunga striscia di quasi 13 metri tessuta manualmente al telaio con la tecnica dello spolinato. Questa prevede, oltre all’ordito e alla trama di fondo, una seconda trama detta trama d’opera che forma il disegno vero a proprio tessuto con vari materiali tessili come lana maremmana, lino, seta lucchese, damaschi, velluti e broccati in grado di restituire i colori del variegato paesaggio toscano: gialli, ocra, marroni,

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MURATESSILI

All’interno del complesso delle murate un progetto che collega passato e presente grazie all’opera della fiber artist Cristina Mariani.

Dalle antiche maestranze fiorentine dell’Arte della Lana e di Calimala al progetto di Cristina Mariani vincitrice della Open Call per artisti contemporanei di MAD Murate art District 2017. Un progetto sostenuto grazie al finanziamento della Regione Toscana che affonda le proprie radici nell’arte della tessitura e riprende tecniche tramandate dalle maestranze artigianali toscane nel corso dei secoli. MURATESSILI è una lunga striscia di quasi 13 metri tessuta manualmente al telaio con la tecnica dello spolinato. Questa prevede, oltre all’ordito e alla trama di fondo, una seconda trama detta trama d’opera che forma il disegno vero a proprio tessuto con vari materiali tessili come lana maremmana, lino, seta lucchese, damaschi, velluti e broccati in grado di restituire i colori del variegato paesaggio toscano: gialli, ocra, marroni, verdi, azzurri. Alla ricerca artistica e alla pratica produzione tessile, si unisce l’elemento sonoro: il canto che è sempre stato una costante nel lavoro tessile come ritmo e elemento di coesione tra le lavoratrici, diventa l’elemento conduttore e rappresentazione grafica nella trama d’opera che si esprime in un’onda sonora di un canto popolare. Traccia e struttura del lavoro è una partitura visiva ispirata all’Inno delle tessitrici. legato agli scioperi del 1910, e simbolo del sentimento comune di lavoratrici che invocano unione nella riconquista dei diritti femminili.  In collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato Si ringrazia l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi per la concessione dell’Inno delle tessitrici

Muratessili

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Muratessili

Residenza d'artista e installazione di Cristina Mariani

Muratessili

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5a edizione del Firenze Film Corti Festival

Oltre 350 sono stati i film corti giunti da tutto il mondo che hanno partecipato alla Selection per la IV edizione di “Firenze FilmCorti International Festival”, il concorso organizzato  dall’Associazione Rive Gauche –  ArteCinema con sede a Firenze affiliata a Fedic (Federazione Italiana Cineclub).

L’obiettivo della manifestazione è quello di promuovere la conoscenza, l’incontro, il confronto e la collaborazione tra i giovani registi: il progetto, dopo la fase di selezione, si avvia adesso verso la conclusione.

Le finali si svolgeranno nelle giornate di sabato 1 luglio nella sede de Murate Art District in piazza delle Murate, e di domenica 2 luglio al Museo Novecento, dove alle ore 20 nel Chiostro avverrà anche la premiazione dei film vincitori.

Un festival sempre più internazionale, quello organizzato dall’Associazione Rive Gauche – ArteCinema, comprovato anche dal  successo dello scorso anno, con la vittoria del regista italiano Enrico Le Pera (quest’anno

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Oltre 350 sono stati i film corti giunti da tutto il mondo che hanno partecipato alla Selection per la IV edizione di “Firenze FilmCorti International Festival”, il concorso organizzato  dall’Associazione Rive Gauche –  ArteCinema con sede a Firenze affiliata a Fedic (Federazione Italiana Cineclub).

L’obiettivo della manifestazione è quello di promuovere la conoscenza, l’incontro, il confronto e la collaborazione tra i giovani registi: il progetto, dopo la fase di selezione, si avvia adesso verso la conclusione.

Le finali si svolgeranno nelle giornate di sabato 1 luglio nella sede de Murate Art District in piazza delle Murate, e di domenica 2 luglio al Museo Novecento, dove alle ore 20 nel Chiostro avverrà anche la premiazione dei film vincitori.

Un festival sempre più internazionale, quello organizzato dall’Associazione Rive Gauche – ArteCinema, comprovato anche dal  successo dello scorso anno, con la vittoria del regista italiano Enrico Le Pera (quest’anno Presidente della Giuria), che ha girato completamente in America il suo film “Lulù and the right words” . L’edizione precedente ha visto la partecipazione di film di grandi autori.

Un nome su tutti quello di Sharon Stone, produttrice e attrice di un film sull’Olocausto, premio Speciale della Giuria del Festival, a questo il link è possibile vedere il messaggio. (https://rivegauche-filmecritica.com/2016/11/25/iii-firenze-film-corti-festival-al-film-di-sharon-stone-sullolocausto-il-gran-premio-speciale-della-giuria/)

Questa edizione del Festival, oltre alla sezione dedicata ai “FilmCorti in Concorso” (17 finalisti), prevede per la prima volta quella per i “Directorial Debuts”, la sezione dedicata alle opere prime di registi esordienti (7 film in finale), e quella per le “Sceneggiature inedite” (10 script finalisti su oltre 100 inviati).

Ecco l’elenco dei premi che verranno assegnati nel corso della manifestazione: ·

per la sezione “FilmCorti in concorso”,
Premio per il miglior film, Premio per la migliore regia, Premio per la migliore sceneggiatura, Premio migliore attrice, Premio miglior attore, Premio migliore colonna sonora, Premio speciale della critica, Premio al film dal migliore valore produttivo;

per la sezione “Directorial Debuts”: Premio per la miglior opera prima, secondo e terzo Premio opere prime;

per la sezione “Sceneggiature inedite” Premio alla migliore sceneggiatura inedita, secondo e terzo Premio alle migliori sceneggiature per corti e lungometraggi.

Rive Gauche – ArteCinema, l’associazione e la rassegna al Museo Novecento
Rive Gauche è una libera associazione per la diffusione della cultura cinematografica e oltre all’ organizzazione del “Firenze FilmCorti International Festival” si è particolarmente specializzata nella ricerca di film di grande qualità mai proiettati in Italia, per offrirli in anteprima al proprio pubblico.

La rassegna di cinema viene riproposta anche quest’anno col titolo significativo “Inediti di autore”: per il secondo anno consecutivo a partire da

domenica 9 luglio avrà infatti luogo al Museo Novecento la rassegna cinematografica dedicata ai grandi registi e ai grandi film inediti in Italia. Pellicole, spesso anche molto recenti, che non hanno avuto alcuna circolazione nel nostro Paese, pur trattandosi di capolavori.
Il pubblico fiorentino, unico in Italia, avrà perciò anche quest’anno il privilegio di vedere film solitamente non disponibili.
Tra gli autori segnaliamo Xavier Dolan, Jim Jarmush, Andrzej Żuławski, Paul Schrader, Jia Zhangke e molte altre punte emergenti del cinema internazionaleIV Firenze FilmCorti International Festival Programma del Festival

Sabato 1 luglio – Murate Art District
Ore 10   Concorso Sceneggiature “Il ritorno” di Edda Valentini “Le viscere della follia” di Cristina Boracchi, Patrizia Finetti e Chiara Rossi “Napoleone awaening2 di Mark Axelrod “Reptil” di Francesco Colangelo “Il giovanotto col garofano rosso” di Marco Cacioppo
Ore 12  Directorial Debuts Last round (IT 09’) di Maro Cioni The block (CH 10’) di Nadine Boller Orchids never die (FR 27’) di Olivia Martinez de la Grange
Ore 14  Concorso Sceneggiature Gli occhi della pineta di Alberto De Santis e Livio Dorascenzi May ’68 di Duffy Hecht Luna rossa a Genova di Elena Bertoldi Il diario di Ugo Muccini di Roberto Merlino Il miglior nemico dell’uomo di Gabriella Montanari
Ore 16 Directorial Debuts Silence (Australia 14’) di Dejan Mrkic Pasapalabra ( IT/SP 04’) di Andrea Testini Other world ( Ger. 11’) di Sandro Japaridze
Ore 17 Film in Concorso Our nice Saturday’s nights ( IT ’24) di Davide Cancila Recall ( Hun 19’) di Daniel Reich La Misericordia di Firenze ( IT 17’) di Riccardo Valesi Goliath ( FR 18’) di Loich Barchè

Domenica 2 luglio – Museo Novecento – Altana
Ore 10 Film in Concorso The transfer (Isr 22’) di Michael Grudsky Oppressione ( IT 16’) di Alessio Del Donno Su Entu ( IT 11’) di Stefano Clari Bellissima ( IT 11’) di Alessandro Capitani Cloud Kumo ( Jap 14’) di Yvonne Ng Kamchatka ( IT 17’) di Mario Alessandro Paolelli
Ore 14.30 Film in Concorso Il sogno d’Or ( IT 14’) di Simone Rabassini Pyjama suicide (FR 05’) di Ruby Cicero e Arsene Chabrier Driven ( CH 09’) di Johannes Bachmann Crash ( China 21’) di Hong Heng Fai Polis Nea ( IT 16’) di Pierluigi Ferrandini The border ( UK 24’) di Norman Tamkivi In fila ( IT 04’) di Enzo Recchia e Fabio Romanelli Directorial Debuts Shadow ( Kor 18’) di Jae Won Jung

Museo Novecento – Chiostro Ore 20.00 Premiazione e proiezione dei film vincitori

5a edizione del Firenze Film Corti Festival

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Jihye Yeom

Dopo avere partecipato ad innumerevoli programmi di residenza d’artista in Ghana, Iran, Palestina, Brasile, e Colombia, Yeom attualmente vive e lavora a Seoul, Corea. La sua opera si focalizza su storie sociopolitiche in relazione a luoghi, principalmente lavorando con installazioni video a canale singolo. La sua mostra più recente è stata All Exiles Have A Hidden Luck (Tutti gli Esili Hanno Una Fortuna Nascosta) al Centro d’ Arte Sonje (Seoul 2015) in cui esplora il complesso ed ironico concetto di esilio che al contempo è volontario ed involontario, sociale ed estremamente individuale, trasferimento fisico e nomadismo mentale. Jihye Yeom ha conseguito un BFA dall’Università Nazionale di Seul, un Master dal Central Saint Martins ed un MFA a Goldsmiths, l’Università di Londra.

Dopo avere partecipato ad innumerevoli programmi di residenza d’artista in Ghana, Iran, Palestina, Brasile, e Colombia, Yeom attualmente vive e lavora a Seoul, Corea. La sua opera si focalizza su storie sociopolitiche in relazione a luoghi, principalmente lavorando con installazioni video a canale singolo. La sua mostra più recente è stata All Exiles Have A Hidden Luck (Tutti gli Esili Hanno Una Fortuna Nascosta) al Centro d’ Arte Sonje (Seoul 2015) in cui esplora il complesso ed ironico concetto di esilio che al contempo è volontario ed involontario, sociale ed estremamente individuale, trasferimento fisico e nomadismo mentale. Jihye Yeom ha conseguito un BFA dall’Università Nazionale di Seul, un Master dal Central Saint Martins ed un MFA a Goldsmiths, l’Università di Londra.

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Seoungwon Won

Realtà e illusione in queste scene si mescolano così magistralmente da renderle inscindibili, creando una realtà tangibile alternativa dove elementi caratterizzanti della fotografia vengono usati per rendere questa “verità” inconfutabilmente vivida. Per arrivare a questo risultato l’artista compie innumerevoli e meticolose modifiche alle sue fotografie, mentre disegna a primo getto, rivelando così molto chiaramente il processo di conflitto tra coscienza e subconscio. Il lungo viaggio per trovare cose e scene nella realtà comincia quando un schizzo di idea è realizzato. Poi, le centinaia di scene raccolte dalla macchina fotografica durante il viaggio sono montate come un fine collage. Come per gli ‘oggetti trovati’ dei surrealisti, le cose, frutto dell’incontro di coincidenze e inevitabilità, incarnano l’intenzione e il desiderio dell’artista. È nelle aperture di spazio e tempo che cose ultraterrene sono create con un sforzo così grande e, sebbene ultraterrene,

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Realtà e illusione in queste scene si mescolano così magistralmente da renderle inscindibili, creando una realtà tangibile alternativa dove elementi caratterizzanti della fotografia vengono usati per rendere questa “verità” inconfutabilmente vivida. Per arrivare a questo risultato l’artista compie innumerevoli e meticolose modifiche alle sue fotografie, mentre disegna a primo getto, rivelando così molto chiaramente il processo di conflitto tra coscienza e subconscio. Il lungo viaggio per trovare cose e scene nella realtà comincia quando un schizzo di idea è realizzato. Poi, le centinaia di scene raccolte dalla macchina fotografica durante il viaggio sono montate come un fine collage. Come per gli ‘oggetti trovati’ dei surrealisti, le cose, frutto dell’incontro di coincidenze e inevitabilità, incarnano l’intenzione e il desiderio dell’artista. È nelle aperture di spazio e tempo che cose ultraterrene sono create con un sforzo così grande e, sebbene ultraterrene, queste nascono dalla realtà.

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Jongku Kim

Scultore di formazione, Kim lavora primariamente con polvere di acciaio sulla tela neutra fin dagli ultimi anni ‘90. Macinando faticosamente sbarre metalliche, Kim riduce il ferro solido in polvere, trasformando un materiale forte e freddo in uno morbido e delicato. Usando forme calligrafiche, Kim applica la polvere sopra la tela come un flusso poetico di coscienza, mentre la colla poliuretanica ne ferma la sua volatilità sul supporto. Create orizzontalmente, le tele sono successivamente elevate verticalmente, permettendo alla gravità di portare verso il basso le polveri ancora sciolte. Le parole scritte in coreano non sono lette né da sinistra a destra né il contrario, ma fluiscono in un percorso non lineare. Non è importante capire ogni parola perché il significato del poema si arrende al significato espresso dal dipinto nel suo complesso come panorama poetico. Nella sua de-materializzazione dell’acciaio, una materia prima per la guerra ed il mercantilismo moderno, Kim rapp

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Scultore di formazione, Kim lavora primariamente con polvere di acciaio sulla tela neutra fin dagli ultimi anni ‘90. Macinando faticosamente sbarre metalliche, Kim riduce il ferro solido in polvere, trasformando un materiale forte e freddo in uno morbido e delicato. Usando forme calligrafiche, Kim applica la polvere sopra la tela come un flusso poetico di coscienza, mentre la colla poliuretanica ne ferma la sua volatilità sul supporto. Create orizzontalmente, le tele sono successivamente elevate verticalmente, permettendo alla gravità di portare verso il basso le polveri ancora sciolte. Le parole scritte in coreano non sono lette né da sinistra a destra né il contrario, ma fluiscono in un percorso non lineare. Non è importante capire ogni parola perché il significato del poema si arrende al significato espresso dal dipinto nel suo complesso come panorama poetico. Nella sua de-materializzazione dell’acciaio, una materia prima per la guerra ed il mercantilismo moderno, Kim rappresenta l’umiliazione del genere umano nella sua continua necessità di progresso.

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Yiyun Kang

Yiyun Kang è internazionalmente riconosciuta per i suoi progetti di video mapping. Piuttosto che concentrarsi sulla creazione di oggetti, lei esplora lo sviluppo di ambienti relazionali attraverso installazioni che si attuano nello spazio tramite proiezioni site specific. Il suo lavoro è stato esposto in diversi musei e gallerie d’Europa, Asia e Stati Uniti, ha partecipato vari programmi di residenza, incluso quello del Victoria and Albert Museum (Londra) ed il Museo Nazionale di Art Contemporanea della Corea. Il suo lavoro è stato mostrato a Museo di Arte di Seoul, Museo di Arte Contemporaneo di Taipei e alla Biennale dell’Architettura di Venezia del 2014. Ha conseguito una Laurea in Belle Arti all’Università Nazionale di Seoul ed un Master in Belle Arti al dipartimento di Design & Media Art dell’ UCLA (California, USA). A seguito del Master in Belle Arti (MFA) negli Stati Uniti, Kang lavorò, ed insegnò in Corea per 3 anni, per poi successivamente trasferendosi a Lon

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Yiyun Kang è internazionalmente riconosciuta per i suoi progetti di video mapping. Piuttosto che concentrarsi sulla creazione di oggetti, lei esplora lo sviluppo di ambienti relazionali attraverso installazioni che si attuano nello spazio tramite proiezioni site specific. Il suo lavoro è stato esposto in diversi musei e gallerie d’Europa, Asia e Stati Uniti, ha partecipato vari programmi di residenza, incluso quello del Victoria and Albert Museum (Londra) ed il Museo Nazionale di Art Contemporanea della Corea. Il suo lavoro è stato mostrato a Museo di Arte di Seoul, Museo di Arte Contemporaneo di Taipei e alla Biennale dell’Architettura di Venezia del 2014. Ha conseguito una Laurea in Belle Arti all’Università Nazionale di Seoul ed un Master in Belle Arti al dipartimento di Design & Media Art dell’ UCLA (California, USA). A seguito del Master in Belle Arti (MFA) negli Stati Uniti, Kang lavorò, ed insegnò in Corea per 3 anni, per poi successivamente trasferendosi a Londra, dove attualmente lavora e studia per conseguire un Dottorato al Royal College of Art .

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Sungpil Han

Sungpil Han crea arte principalmente attraverso la fotografia, il moving image ed installazioni per sostenere ed esaminare argomenti filosofici, problemi ambientali, ricerche di archetipi e relazioni tra realtà e le sue rappresentazioni, intese come gli antipodi di “vero” e “falso”. Assieme all’indagine sulla complessità delle diverse culture, l’artista esplora anche il soggetto della natura, proponendo nuove interpretazioni del nostro quotidiano. La sensibilità di Sungpil include nel suo lavoro umorismo e nel contempo elementi sublimi di bellezza. Sungpil ha conseguito un BFA in fotografia dall’Università di Chung-Ang, Corea e un Master in Curatela  del Design Contemporaneo, un programma congiunto offerto dall’Università di Kingston ed il Museo di Design di Londra.

Sungpil Han crea arte principalmente attraverso la fotografia, il moving image ed installazioni per sostenere ed esaminare argomenti filosofici, problemi ambientali, ricerche di archetipi e relazioni tra realtà e le sue rappresentazioni, intese come gli antipodi di “vero” e “falso”. Assieme all’indagine sulla complessità delle diverse culture, l’artista esplora anche il soggetto della natura, proponendo nuove interpretazioni del nostro quotidiano. La sensibilità di Sungpil include nel suo lavoro umorismo e nel contempo elementi sublimi di bellezza. Sungpil ha conseguito un BFA in fotografia dall’Università di Chung-Ang, Corea e un Master in Curatela  del Design Contemporaneo, un programma congiunto offerto dall’Università di Kingston ed il Museo di Design di Londra.

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Minjeong Guem

Minjeong Geum, vive e lavora a Seoul. Utilizza una varietà di mezzi espressivi tra cui la scultura, il video, lo spettacolo e l’installazione site-specific. La memoria collettiva e lo spazio sono questioni fondamentali nella sua ricerca. Concentrandosi sul contesto storico e la densità che certi spazi posseggono, l’artista deduce specifiche caratteristiche interne ed architettoniche come struttura della sua rappresentazione visuale. L’artista ricrea spazi privati e pubblici, realizzando resoconti nuovi ed ambigui. Guem ha conseguito un DFA dall’Università di Yonsei, Seoul, un MFA ed un BFA dall’Università di Hongik, Seoul. Ha completato importanti progetti d’arte pubblica commissionati da Lexus e Samsonite in Seoul e Busan. Nel 2014, Guem prese parte a ‘Green River’, un progetto di Residenza d’Artista di scambio Corea / Taiwan realizzato in Tamsui, Taiwan. I suoi lavori sono parte di collezioni private e pubbliche incluso il Museo d’Arte di Kumho e Museo d’Art

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Minjeong Geum, vive e lavora a Seoul. Utilizza una varietà di mezzi espressivi tra cui la scultura, il video, lo spettacolo e l’installazione site-specific. La memoria collettiva e lo spazio sono questioni fondamentali nella sua ricerca. Concentrandosi sul contesto storico e la densità che certi spazi posseggono, l’artista deduce specifiche caratteristiche interne ed architettoniche come struttura della sua rappresentazione visuale. L’artista ricrea spazi privati e pubblici, realizzando resoconti nuovi ed ambigui. Guem ha conseguito un DFA dall’Università di Yonsei, Seoul, un MFA ed un BFA dall’Università di Hongik, Seoul. Ha completato importanti progetti d’arte pubblica commissionati da Lexus e Samsonite in Seoul e Busan. Nel 2014, Guem prese parte a ‘Green River’, un progetto di Residenza d’Artista di scambio Corea / Taiwan realizzato in Tamsui, Taiwan. I suoi lavori sono parte di collezioni private e pubbliche incluso il Museo d’Arte di Kumho e Museo d’Arte di Seoul.

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Chan-Hyo Bae

Fin dal completamento degli studi alla Scuola di Belle Arti ‘Slade’ (UCL, Londra) nel 2007, Chan-Hyo Bae ha espresso nel suo lavoro sentimenti di estraniazione culturale ed emotiva, sperimentati dall’artista durante il periodo di studio in Inghilterra. La sua serie Existing in Costume (Esistendo in Costume), con meticolosa ricerca del dettaglio, crea scene elaborate di sé stesso come nobildonna occidentale, dall’epoca Elisabettiana fino all’età della Reggenza. Questa ricerca dell’individuo all’interno di una narrazione identitaria collettiva nazionalistica viene ulteriormente sviluppata nelle sue ultime opere che prediligono come soggetto il regno delle fiabe occidentali, storie che hanno permeato la nostra cultura e plasmato la nostra psiche. La sua ricerca attuale descrive il soggetto della punizione in riferimento all’esercizio del potere.

Fin dal completamento degli studi alla Scuola di Belle Arti ‘Slade’ (UCL, Londra) nel 2007, Chan-Hyo Bae ha espresso nel suo lavoro sentimenti di estraniazione culturale ed emotiva, sperimentati dall’artista durante il periodo di studio in Inghilterra. La sua serie Existing in Costume (Esistendo in Costume), con meticolosa ricerca del dettaglio, crea scene elaborate di sé stesso come nobildonna occidentale, dall’epoca Elisabettiana fino all’età della Reggenza. Questa ricerca dell’individuo all’interno di una narrazione identitaria collettiva nazionalistica viene ulteriormente sviluppata nelle sue ultime opere che prediligono come soggetto il regno delle fiabe occidentali, storie che hanno permeato la nostra cultura e plasmato la nostra psiche. La sua ricerca attuale descrive il soggetto della punizione in riferimento all’esercizio del potere.

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Straniamento – Seemingly familiar or seemingly unfamiliar

Mostra in collaborazione con il Korea Film Fest 2017

Dal 23 marzo 2017 è ritornato il Korea Film Fest, l’appuntamento che da anni avvicina Firenze alla cultura coreana attraverso un palinsesto ricco di eventi. MAD Murate Art District ha invitato 7 artisti e due curatrici coreane in residenza. Le opere esposte, realizzate da importanti artisti coreani, in parte noti al pubblico grazie alla Biennale di Venezia in parte presentati per la prima volta al pubblico italiano, sono state selezionate dalle curatrici Jiyoung LEE, rappresentante della Platform A, e Kko-kka LEE, ex-responsabile Pianificazione e Sviluppo Programma Accademico alla Busan Biennale 2016. Con titolo di Straniamento, termine italiano per descrivere l’effetto di lontananza e alienazione, i curatori intendevano promuovere un dialogo tra pubblico italiano e opere meno conosciute dell’arte contemporanea coreana per esporre ed esplorare attraverso il linguaggio visuale sentimenti condivisi e valori comuni.

Dal 23 marzo 2017 è ritornato il Korea Film Fest, l’appuntamento che da anni avvicina Firenze alla cultura coreana attraverso un palinsesto ricco di eventi. MAD Murate Art District ha invitato 7 artisti e due curatrici coreane in residenza. Le opere esposte, realizzate da importanti artisti coreani, in parte noti al pubblico grazie alla Biennale di Venezia in parte presentati per la prima volta al pubblico italiano, sono state selezionate dalle curatrici Jiyoung LEE, rappresentante della Platform A, e Kko-kka LEE, ex-responsabile Pianificazione e Sviluppo Programma Accademico alla Busan Biennale 2016. Con titolo di Straniamento, termine italiano per descrivere l’effetto di lontananza e alienazione, i curatori intendevano promuovere un dialogo tra pubblico italiano e opere meno conosciute dell’arte contemporanea coreana per esporre ed esplorare attraverso il linguaggio visuale sentimenti condivisi e valori comuni.

Straniamento – Seemingly familiar or seemingly unfamiliar

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Straniamento – Seemingly familiar or seemingly unfamiliar

Mostra in collaborazione con il Korea Film Fest 2017

Straniamento – Seemingly familiar or seemingly unfamiliar

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Clay Apenouvon

Artista installativo

Nato nel 1970 a Lomé, Togo. Vive e lavora sia ad Aubervilliers che a Lomé.

Clay Apenouvon ha partecipato a laboratori di pittura, arti grafiche e serigrafia in Togo prima di trasferirsi a Parigi dove ha continuato la sua iniziazione con gli artisti Claude Viallat e Mounir Fatmi.
Dopo aver esplorato il cartone come materiale, ha sviluppato il concetto “Plastic Attack” per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nocività della plastica. Più recentemente con il Film noir de Lampedusa (2015) ha denunciato l’indifferenza dell’Europa di fronte alla tragedia dell’immigrazione clandestina. Ha utilizzato un film estensibile nero per creare un’installazione in situ eccezionalmente potente ed evocativa.

Clay Apenouvon ha esposto i suoi lavori alla 1:54 Contemporary African Art Fair di Londra (2015) e nell’opera collettiva Visibles / Invisibles, l’Afrique urbaine et ses marges alla Fondation Blachère, Francia (2015). Per The Day That Come


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Nato nel 1970 a Lomé, Togo. Vive e lavora sia ad Aubervilliers che a Lomé.

Clay Apenouvon ha partecipato a laboratori di pittura, arti grafiche e serigrafia in Togo prima di trasferirsi a Parigi dove ha continuato la sua iniziazione con gli artisti Claude Viallat e Mounir Fatmi.
Dopo aver esplorato il cartone come materiale, ha sviluppato il concetto “Plastic Attack” per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nocività della plastica. Più recentemente con il Film noir de Lampedusa (2015) ha denunciato l’indifferenza dell’Europa di fronte alla tragedia dell’immigrazione clandestina. Ha utilizzato un film estensibile nero per creare un’installazione in situ eccezionalmente potente ed evocativa.

Clay Apenouvon ha esposto i suoi lavori alla 1:54 Contemporary African Art Fair di Londra (2015) e nell’opera collettiva Visibles / Invisibles, l’Afrique urbaine et ses marges alla Fondation Blachère, Francia (2015). Per The Day That Comes, creerà un’opera originale in situ.

Film noir per Lampedusa - Videozoom: Africana Womanism

Black History Month Florence 2017

Film noir per Lampedusa - Videozoom: Africana Womanism

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Film noir per Lampedusa - Videozoom: Africana Womanism

Black History Month Florence 2017

Ispirato al Black History Month celebrato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, l’evento fiorentino mette in risalto i contributi culturali della diaspora africana che hanno influenzato la cultura popolare Italiana.
Conferenze, proiezioni di film, letture di libri, mostre d’arte, eventi enogastronomici, concerti e spettacoli ricordano i più importanti passaggi della storia africana ponendola in relazione con il panorama contemporaneo fiorentino.

All’interno di questa iniziativa si inserisce la XV edizione della rassegna Videozoom curata da Antonella Pisilli che quest’anno presenta opere di 8 video artiste africane dal titolo “Africana womanism” e l’installazione “Film noir per Lampedusa” di Clay Apenouvon.

Videozoom: Africana Womanism è un progetto video “work in progress”: in mostra opere di video-arte contemporanea, presentate tenendo conto delle specificità culturali delle diverse realtà del mondo. Il progetto vuole proporre una visione nuova della do


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Ispirato al Black History Month celebrato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, l’evento fiorentino mette in risalto i contributi culturali della diaspora africana che hanno influenzato la cultura popolare Italiana.
Conferenze, proiezioni di film, letture di libri, mostre d’arte, eventi enogastronomici, concerti e spettacoli ricordano i più importanti passaggi della storia africana ponendola in relazione con il panorama contemporaneo fiorentino.

All’interno di questa iniziativa si inserisce la XV edizione della rassegna Videozoom curata da Antonella Pisilli che quest’anno presenta opere di 8 video artiste africane dal titolo “Africana womanism” e l’installazione “Film noir per Lampedusa” di Clay Apenouvon.

Videozoom: Africana Womanism è un progetto video “work in progress”: in mostra opere di video-arte contemporanea, presentate tenendo conto delle specificità culturali delle diverse realtà del mondo. Il progetto vuole proporre una visione nuova della donna africana attraverso l’occhio dell’artista; Africana Womanism, nello specifico, porta alla ribalta il ruolo di madri africane come leader nella lotta per ritrovare, ricostruire e creare un’integrità culturale che abbraccia gli antichi principi di reciprocità, equilibrio, armonia, giustizia, verità e ordine.
Fanno parte delle artiste di Africana Womanism: Nirdeva Alleck (Mauritius), Nathalie Mba Bikoro (Gabon), Rehema Chachage (Tanzania), Wanja Kimani (Kenia), Michèle Magema (RDC), Fatima Mazmouz (Marocco), Myriam Mihindou (Gabon), Tabita Rezaire (Francia-Guyana/Danese)

Film noir per Lampedusa, di Clay Apenouvon (Togo), interpreta una Lampedusa contemporanea, luogo di migrazioni; attraverso un’installazione site-specific, realizzata dall’artista per Murate Art District, si esplora la capacità dei materiali di essere supporto fisico e medium artistico per trasmettere il messaggio socio-politico dell’artista.
Non nuovo a questo tipo ti incursioni artistiche, Clay Apenouvon lavora con materiali plastici di colore nero, che evocano la liquida vischiosità del petrolio.

I due progetti sono stati inaugurati venerdì 3 febbraio 2017 alle ore 17.30 presso MAD Murate Art District.

Film noir per Lampedusa - Videozoom: Africana Womanism

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Justin Randolph Thompson | BHMF 2017

Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra

Justin Randolph Thompson su BHMF 2017
Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra