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Roberto Barzanti

politico

Roberto Barzanti, nato a Monterotondo Marittimo (Grosseto) il 24 gennaio 1939, residente a Siena. Ha insegnato “Storia della letteratura italiana” ai corsi di lingua e cultura italiana all’Università di Siena per stranieri. Nel 1956 si iscrisse al PSI e successivamente, nel 1964, aderì al PSIUP dalla fondazione. Nel 1967 fu eletto al consiglio comunale di Siena. E’stato sindaco, dal 1969 al 1974 della città di Siena. Dopo lo scioglimento del PSIUP, nel 1973 aderì al Partito Comunista Italiano. Nel 1975 entrò a far parte del comitato della federazione del PCI di Siena. Svolse un’intensa attività pubblicistica collaborando a giornali e riviste, quale “L’Unità” e “Problemi del socialismo”.
Alle consultazioni regionali del 15 – 16 giugno 1975 fu eletto nella circoscrizione di Siena con 4.225 preferenze, nella lista del Partito Comunista Italiano. Fino al settembre 1979 – data delle sue dimissioni per ricoprire l’incarico di vicesindaco di Siena e di pr

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Roberto Barzanti, nato a Monterotondo Marittimo (Grosseto) il 24 gennaio 1939, residente a Siena. Ha insegnato “Storia della letteratura italiana” ai corsi di lingua e cultura italiana all’Università di Siena per stranieri. Nel 1956 si iscrisse al PSI e successivamente, nel 1964, aderì al PSIUP dalla fondazione. Nel 1967 fu eletto al consiglio comunale di Siena. E’stato sindaco, dal 1969 al 1974 della città di Siena. Dopo lo scioglimento del PSIUP, nel 1973 aderì al Partito Comunista Italiano. Nel 1975 entrò a far parte del comitato della federazione del PCI di Siena. Svolse un’intensa attività pubblicistica collaborando a giornali e riviste, quale “L’Unità” e “Problemi del socialismo”.
Alle consultazioni regionali del 15 – 16 giugno 1975 fu eletto nella circoscrizione di Siena con 4.225 preferenze, nella lista del Partito Comunista Italiano. Fino al settembre 1979 – data delle sue dimissioni per ricoprire l’incarico di vicesindaco di Siena e di presidente dell’Associazione Intercomunale – fece parte della Giunta regionale come assessore al decentramento, enti locali, affari generali e personale. È stato vicepresidente del Parlamento europeo dal 14 gennaio 1992 al 18 luglio 1994. È stato sindaco di Siena dal 1969 al 1974, quindi assessore nella giunta della Regione Toscana dal 1975 al 1979 con l’incarico degli affari generali. Quindi è stato vicesindaco del comune di Siena fino al 1984.
È stato eletto al Parlamento europeo alle elezioni europee del 1984, e poi riconfermato nel 1989 e nel 1994, per le liste del PCI e del PDS. È stato presidente della delegazione per le relazioni con il Giappone e della commissione per la gioventù, la cultura, l’istruzione, i mezzi di comunicazione e lo sport e vicepresidente del Parlamento. Risiede a Siena, dove è presidente dell’Accademia degli Intronati e dal marzo 2012 presidente della Biblioteca comunale degli Intronati.

Questo contenuto appare solo nell' archivio.

Per Enrico Crispolti La storia dell'arte e la critica militante

Abstract degli interventi in occasione del convengno in memoria dello storico dell'arte Enrico Crispolti

La curatela come atto critico. Pratiche e scelte di metodo dopo la formazione alla Scuola di Specializzazione di Siena.

Interventi del 31 ottobre 2019, MAD Murate Art District, Firenze

 

-Maria Fratelli, Case Museo e Progetti speciali, Comune di Milano

Il passato declinato al presente e coniugato al futuro

I temi della conservazione delle collezioni, della salvaguardia e della trasmissione del patrimonio culturale e della diffusione della conoscenza sono diventati prioritari. Come operatori museali siamo infatti responsabili del patrimonio che curiamo per trasmetterlo al futuro e per renderlo fruibile ai visitatori, ma la responsabilità deve estendersi a coloro che forse non entreranno mai nelle nostre sale, perché il nostro mestiere ha una rilevante valenza sociale. L’arte è materia viva e, con la scuola, i musei debbono concorrere a condividere e a promuovere un’etica di rispetto della cultura e di apertura alla diversità. Il museo è garante della molteplicità delle id

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La curatela come atto critico. Pratiche e scelte di metodo dopo la formazione alla Scuola di Specializzazione di Siena.

Interventi del 31 ottobre 2019, MAD Murate Art District, Firenze

 

-Maria Fratelli, Case Museo e Progetti speciali, Comune di Milano

Il passato declinato al presente e coniugato al futuro

I temi della conservazione delle collezioni, della salvaguardia e della trasmissione del patrimonio culturale e della diffusione della conoscenza sono diventati prioritari. Come operatori museali siamo infatti responsabili del patrimonio che curiamo per trasmetterlo al futuro e per renderlo fruibile ai visitatori, ma la responsabilità deve estendersi a coloro che forse non entreranno mai nelle nostre sale, perché il nostro mestiere ha una rilevante valenza sociale. L’arte è materia viva e, con la scuola, i musei debbono concorrere a condividere e a promuovere un’etica di rispetto della cultura e di apertura alla diversità. Il museo è garante della molteplicità delle identità che nelle opere prendono forma e delle esperienze dell’uomo che nelle sale sono approdate attraversando terre e popoli in modo non sempre positivo e felice. Anche di questa prevaricazione serve oggi conservare memoria, per pensare con una diversa coscienza al futuro.

 

-Cecilia Canziani, curatrice indipendente

Ripensare le pratiche curatoriali. La giusta misura

La giusta misura è una pratica di condivisione di letture e azioni, ma soprattutto di tempo, tra un’artista e una curatrice. Un processo che ha gradualmente incluso altre voci e altri corpi, attorno all’idea di genere come asimmetria, di lavoro e pensiero come pratiche collettive, del tempo come dimensione necessaria per la costruzione di saperi condivisi, e che ha trovato una sua dimensione operativa su invito di Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, Firenze. A partire da questo progetto si parlerà di reciprocità e dialogo come punto di partenza – o di arrivo – di un atto critico.

 

-Andrea Bruciati, Villa Adriana e Villa d’Este, Tivoli

Varius, Multiplex, Multiformis

L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae ha l’obiettivo di favorire la ricerca, la valorizzazione e la diffusione delle conoscenze riguardanti il patrimonio culturale che custodisce, al fine di condividerne valori e originalità con il resto del mondo.

In questo quadro progetta il futuro attraverso la promozione della creatività, della qualità della vita e delle diversità culturali presenti sul territorio; lavora inoltre per assicurare l’accessibilità totale e la fruizione del patrimonio culturale, monitorando l’efficienza e la qualità dei servizi al pubblico.

La cultura contemporanea è valorizzata con programmi e progetti che, attraverso le creazioni artistiche più attuali, veicolano e amplificano il messaggio universale dei siti UNESCO.

 

-Valentina Gensini, MAD Murate Art District, Firenze

Museo come dispositivo, arte nello spazio pubblico, produzione: le pratiche artistiche e il rigore della committenza pubblica

Enrico Crispolti ha aperto numerosi filoni di indagine che hanno lasciato un segno profondo nella mia formazione e nell’approccio al lavoro: la visione nel contesto, attuata in relazione ai progetti di lettura e interpretazione del patrimonio; il dialogo con gli artisti e l’incontro personale, al centro della visione programmatica del centro delle Murate; l’arte pubblica come visione che permea il territorio e la comunità, da cui il Progetto RIVA.

In tutti i casi il presupposto dell’attitudine etica è un elemento centrale nel lavoro e nella pratica quotidiana.

 

-Marco Tonelli, Palazzo Collicola, Spoleto

Storia dell’arte e museologia: decostruzioni, bricolage e effimero intrattenimento

Ciò che la metodologia storiografica insegnata e praticata da Enrico Crispolti ha lasciato alle future generazioni è un sistema di approcci e conoscenze specifiche sull’arte moderna e contemporanea secondo percorsi basati su competenze scientifiche, studio, ricerca. Oggi queste competenze sembrano dover essere ripensate a causa di decostruzioni del senso stesso della storia e della storia dell’arte.

Chi dirige musei non può prescindere da questi cambiamenti né da competenze specifiche, dovendo però ripensarle. Non tutto però sembra lecito per quanto ci sia muova su narrative parallele, aperte e arbitrarie. Né si possono scambiare revisioni del senso della storia e della pratica museologica con pratiche non fondate su metodi ma su improvvisazioni e fraintendimenti a fronte di pratiche curatoriali che si muovono spesso su titoli a effetto, citazioni, omissioni, intrattenimento e mancanze.

 

-Arabella Natalini, Museo degli Innocenti, Firenze

Tra arte pubblica, centri d’arte e musei. L’arte e il suo contesto come esercizio

Per quanto la messa a punto di un metodo di studio dell’arte contemporanea sia elemento imprescindibile per lo sviluppo di una consapevolezza critica, l’esperienza testimonia che non esiste una formula unica per la buona riuscita di una mostra.

Come ricordava Enrico Crispolti, bisogna “sapere e saper fare”, e la creazione di ogni progetto espositivo è necessariamente legata all’“ambiente” per il quale esso è concepito. Ciò è particolarmente evidente nella sfera dell’arte pubblica, ma rappresenta un aspetto sostanziale anche quando si operi all’interno di un museo, o di un centro d’arte contemporanea.

Naturalmente, la riflessione di partenza, la sua elaborazione, la scelta degli artisti e delle opere, costituisce l’elemento chiave per la riuscita di un progetto d’arte, ma tra l’ideazione e la sua messa in opera si inseriscono molteplici variabili: talvolta queste risulteranno limiti riduttivi, altre volte saranno invece in grado di offrire nuovi spunti, di dare forza e originalità all’esito finale.

Attraverso un breve excursus su alcuni progetti realizzati, tenterò di evidenziare come la curatela non sia solo un atto critico che prende corpo nell’ambito di un determinato contesto storico, ma come quest’ultimo lo definisca e lo plasmi, contribuendo a lasciar trasparire, di volta in volta, il senso del mondo in cui viviamo.

 

-Luigia Lonardelli, MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Curatori nonostante tutto

La formazione senese è stata prima di tutto un’esperienza comunitaria, dove si imparava a sviluppare pensieri, attitudini e pratiche collettive senza rinunciare alle specificità e ai background personali. Con spirito maieutico la docenza di Enrico Crispolti non richiedeva atteggiamenti specifici, se non pretendere una base di studio della storia, mai messa in discussione o minata da fervori di formazione manageriale. Alla certosa di Pontignano si entrava per la prima volta con il tremore e la vertigine del non sapere e con la sola sicurezza del desiderio di imparare. Arrivata alla Scuola di specializzazione cercando una protezione, nello studio della storia dell’arte, dalle facili infatuazioni della curatela, negli anni di laboratori, studio, viaggi, lezioni mi è sembrato fosse possibile non dover rinunciare a nessuna delle due identità: “operare” non era solo accostabile a “ricercare”, ma necessario a supportare la verifica costante delle funzioni del nostro lavoro di storici.

 

-Manuela Pacella, curatrice indipendente

Vivacità di sguardo

Attraverso esempi del mio percorso critico e curatoriale, l’intervento ambisce a restituire una corretta memoria dell’insegnamento ricevuto da Enrico Crispolti durante gli anni di studio presso la Scuola di Specializzazione di Siena.

Come si desume dal titolo, l’intervento vuole essere in parte commemorativo – attraverso il concreto ricordo del sorprendente e sempre vivido sguardo di Crispolti – e in parte concentrarsi sull’essenza del suo insegnamento che ancora oggi guida molte delle mie scelte professionali.

Nonostante evidenti differenze di aree di ricerca come di gusto e un approccio – il mio – meno orizzontale e più verticale, si vuole riconoscere l’eredità di Crispolti nella mia odierna pratica curatoriale soprattutto nell’importanza data alla ricerca e alla qualità, nel ravvivare costantemente la mia curiosità e nel seguire un’etica professionale a volte probabilmente poco elastica ma di cui continuamente riconosco le origini al tempo trascorso a Siena.

 

-Linda Kaiser, curatrice indipendente

Musei d’impresa. Identità e prospettive vent’anni dopo

Il 12 e 13 giugno del 1999 si tenne alla Certosa di Pontignano, allora sede dei corsi della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Siena, il convegno – ideato e curato dalla sottoscritta – dal titolo: Musei d’impresa. Identità e prospettive.

Vennero affrontati, nella maniera più interdisciplinare possibile, i temi di dibattito, allora agli albori, ma di grande attualità, intorno a un nuovo modello museale. Si incontrarono, nell’occasione, ed esposero le proprie istanze, i curatori e direttori di archivi e musei d’impresa toscani e del resto d’Italia. Si fece il punto della situazione e si rese possibile un proficuo scambio culturale, che dovrebbe essere proprio di ogni struttura di ricerca.

Enrico Crispolti diede carta bianca all’organizzazione di un evento che segnò, poi, l’intero “movimento”, che già avevo fatto nascere in Assolombarda sotto l’egida di Confindustria, e che si perfezionerà nella costituzione dell’Associazione Museimpresa nel 2001.

Oggi i musei e gli archivi d’impresa si sono evoluti ulteriormente, ma soffrono anch’essi la crisi dei tempi: culturale, economica e sociale. Quale identità rispecchiano ancora e quale futuro si prospetta per loro?

Per Enrico Crispolti La storia dell'arte e la critica militante

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