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Trying to Grow Wings

È una comunità che lotta, che spiega le ali per volare nonostante un presente difficile quella raccontata nelle opere di Ana Vujovic per MAD Murate Art District.

Inaugura  il 28 aprile “Trying to grow wings”, l’articolato  progetto dell’artista serba curato da Renata Summo O’Connell, Artegiro, commissionato e prodotto da MAD Murate Art District.

La mostra, che si sviluppa nei vari ambienti del complesso, dal portico esterno fino alle celle al primo piano, è il frutto di una lunga residenza negli spazi del centro di arte contemporanea, dove l’artista ha lavorato per oltre un mese ad un progetto interamente site-specific.

 

Partendo da una tradizione pre-slavica di tessituraantica arte femminileAna Vujovic ha a lungo investigato il rapporto tra tradizione, storia, questione di genere da un lato, e sul ruolo dell’errore, del glitch dall’altro, come scrive la storica dell’arte Sladjana Petrović Varagić a proposito del suo lavoro. Un lavoro di

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È una comunità che lotta, che spiega le ali per volare nonostante un presente difficile quella raccontata nelle opere di Ana Vujovic per MAD Murate Art District.

Inaugura  il 28 aprile “Trying to grow wings”, l’articolato  progetto dell’artista serba curato da Renata Summo O’Connell, Artegiro, commissionato e prodotto da MAD Murate Art District.

La mostra, che si sviluppa nei vari ambienti del complesso, dal portico esterno fino alle celle al primo piano, è il frutto di una lunga residenza negli spazi del centro di arte contemporanea, dove l’artista ha lavorato per oltre un mese ad un progetto interamente site-specific.

 

Partendo da una tradizione pre-slavica di tessituraantica arte femminileAna Vujovic ha a lungo investigato il rapporto tra tradizione, storia, questione di genere da un lato, e sul ruolo dell’errore, del glitch dall’altro, come scrive la storica dell’arte Sladjana Petrović Varagić a proposito del suo lavoro. Un lavoro di ricerca che, dalle tecniche tradizionali del suo paese d’origine approda oggi a Firenze, ibridando la pratica di quest’artista contemporanea con materie e simboli della lunga tradizione locale.

Attraverso il concetto di canone e del gesto di tessitura, già al centro della serie Kanonatra, l’artista si è calata nel contesto fiorentino scegliendo di utilizzare come materia prima sete e carte pregiate, grazie alla collaborazione di Antico Setificio Fiorentino e Rossi1931.

 

Il fil rouge che attraversa il corpus di opere create per la mostra è il simbolo dell’uccello, che l’artista ha individuato sia nel pattern del tessuto rinascimentale “Uccellini” sia in alcune carte tradizionali: lo ritroviamo in tutti gli ambienti, dall’esterno all’interno di MAD, quale simbolo di resilienza. La nostra città, fiera di una bellezza antica e presente, è fin dal primo sopralluogo fiorentino apparsa all’artista autentica e resistente grazie al senso profondo di Comunità, riscoperto da Ana Vujovic quale segno fondante il MAD, e potente strumento di reazione e rivivificazione estetica.

 

I versi della poetessa Etel Adnan citati nel titolo, “Non stiamo giocando un gioco di dolore, stiamo cercando di sviluppare le ali e volare” (trying to grow wings), definiscono l’invito dell’artista a liberarsi dalle complesse difficoltà del presente per andare oltre.

Come in tre capitoli, dall’audio esterno sotto il loggiato, con i versi di Adnan letti dall’artista,  fino al culmine in sala Anna Banti, passando per le complesse installazioni nelle tre celle, l’artista utilizza la materia per costruire un complesso palinsesto di significati che scava, costruisce, moltiplica i livelli di senso e di lettura del lavoro.

“L’attesa generata nel loggiato attraverso anticipazioni  sensoriali e visive” spiega Valentina Gensini, “diviene esplorazione multimediale nelle celle al primo piano dove le pareti, il soffitto e il pavimento acquisiscono una dimensione polimorfa e generativa: Vujovic ci proietta in ambienti che divorano, scavano, estroflettono molteplici strati di senso in una sollecitazione continua dello sguardo, avvinto in una esplorazione mai paga. L’esperienza culmina in sala Anna Banti, dove una sfolgorante seta pregiata tessuta a mano si mostra tesa in due versi opposti, brandello di compiutezza estetica, sospeso in una tensione perenne che ne svela l’ordito, la dimensione processuale e la complessità.  L’estetizzazione del lacerto sembra dunque l’unica istanza possibile in un mondo in cui la tecnologia brutalizzante del mondo programmato esclude l’errore della sapienza collettiva femminile, in una ricerca estetica che alla perfezione compiuta predilige la poetica del frammento, da conquistare con coraggio oltre il velo di Maja”.

Trying to Grow Wings

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Le simmetrie dei desideri
Le simmetrie dei desideri

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Le simmetrie dei desideri | Interviste

Ilaria Turba
Interventi di Ilaria Turba, Cristina Giachi, Giorgio Bacci, Valentina Gensini
Credits Luca Segato

Le simmetrie dei desideri | Interviste

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Le simmetrie dei desideri | Video

di Ilaria Turba
credits Luca Segato

Le simmetrie dei desideri | Video

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Il Respiro dei Sogni | Estratti dai Sogni

Alcuni dei sogni donati dai cittadini di Firenze per l'opera di Jacopo Baboni Schilingi

Sogno Onirico | Angeli e stupro
Sogno Onirico | Leonessa
Progetto | Casa al mare
Progetto | Amore a Boboli
Sogno Utopico | Fratelli cosmici
Sogno Utopico | Firenze colorata
Il Respiro dei Sogni | Estratto dell'installazione interattiva
Il Respiro dei Sogni | Estratti dai Sogni

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Il Respiro dei Sogni | Video

di Jacopo Baboni Schilingi

Il Respiro dei Sogni | Video

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Il Respiro dei Sogni | Gallery

di Jacopo Baboni Schilingi

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Il Respiro dei sogni | Interviste
Il Respiro dei sogni | Interviste

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Le simmetrie dei desideri | gallery

Ilaria Turba
credits Alisa Martynova

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Raccolta dei sogni | Gallery

Il Respiro dei Sogni | Jacopo Baboni Schilingi

Raccolta dei sogni | Gallery

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Il respiro dei sogni

Dall’8 settembre al MAD Murate Art District di Firenze in mostra il lavoro di Jacopo Baboni Schilingi che raccoglie i sogni dei cittadini che hanno aderito alla call dell’artista

 

Sogni elaborati durante la notte, sogni nel cassetto o utopie personali e collettive, auspici per il pianeta o per il futuro. Jacopo Baboni Schilingi ha raccolto ognuna di queste suggestioni per trasformarle nelle voci di un’unica grande installazione. Si intitola il Respiro dei sogni la mostra che dall’8 settembre (e fino al 15 ottobre) inaugura MAD Murate Art District, centro di arte contemporanea e residenze d’artista del Comune di Firenze gestito da MUS.E.

Nell’installazione – che per un unico giorno, l’8 settembre, sarà fruibile al Terzo Giardino e per il resto del tempo al primo piano di MAD – sono infatti raccolti i sogni delle persone che hanno partecipato alla open call dello scorso maggio e che l’artista ha ascoltato e suddiviso in tre tracce audio interpretate dalle voci

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Dall’8 settembre al MAD Murate Art District di Firenze in mostra il lavoro di Jacopo Baboni Schilingi che raccoglie i sogni dei cittadini che hanno aderito alla call dell’artista

 

Sogni elaborati durante la notte, sogni nel cassetto o utopie personali e collettive, auspici per il pianeta o per il futuro. Jacopo Baboni Schilingi ha raccolto ognuna di queste suggestioni per trasformarle nelle voci di un’unica grande installazione. Si intitola il Respiro dei sogni la mostra che dall’8 settembre (e fino al 15 ottobre) inaugura MAD Murate Art District, centro di arte contemporanea e residenze d’artista del Comune di Firenze gestito da MUS.E.

Nell’installazione – che per un unico giorno, l’8 settembre, sarà fruibile al Terzo Giardino e per il resto del tempo al primo piano di MAD – sono infatti raccolti i sogni delle persone che hanno partecipato alla open call dello scorso maggio e che l’artista ha ascoltato e suddiviso in tre tracce audio interpretate dalle voci di Cristina Abati e Riccardo Rombi. Il risultato è un flusso di sogni sussurrati, freddamente esposti o interpretati, vissuti, tutti accompagnati da un video e da una traccia musicale inedita, composta dall’artista a partire dall’integrazione del racconto con le respirazioni e le pulsazioni cardiache.

Visioni oniriche, proiezioni personali e utopie collettive, queste le tre “macroaree” in cui Baboni Schilingi ha suddiviso il lavoro, creando un percorso che, a partire dalle celle dell’ex carcere fiorentino, culmina nella sala Anna Banti, all’interno della quale il visitatore troverà Argo – il dispositivo concepito da Baboni per misurare e visualizzare il suo respiro 24 ore su 24 – provando in prima persona a “sognare” e allo stesso tempo a comporre musica con il semplice movimento delle mani.

Il progetto di Jacopo Baboni Schilingi, curato da Valentina Gensini, direttore artistico di MAD, e Renata Summo O’Connell, Presidente di Artegiro, è finanziato da ANCI, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, all’interno di LUMEN- Progetto RIVA, ideato e prodotto da MAD, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Institut Francais, Accademia di Belle Arti di Firenze, Conservatorio Luigi Cherubini, EMI – Ensemble de Musique Interactive, con il supporto di Fondazione CR Firenze.

I cittadini, fiorentini e non, sognano a voce alta: dopo aver condiviso la dimensione più intima del proprio immaginario onirico, della proiezione verso il futuro, ma anche del proprio battito e del proprio respiro, misurati dal sensore Argo, la nostra Comunità potrà finalmente abitare spazi sonori disegnati dal grande compositore Jacopo Baboni Schilingi presso MAD Murate Art District e presso il Terzo Giardino; – ha detto Valentina Gensini, direttore artistico di MAD – . In due versioni completamente diverse, i sogni rivivranno ad alta voce con il sound design dell’artista, e potranno essere percorsi, attraversati, vissuti. Con un lavoro commissionato dal Progetto RIVA Baboni Schilingi propone questa installazione partecipativa dopo un lungo percorso di ascolto del territorio, di formazione con i giovani artisti dell’Accademia e del Conservatorio, di dedizione artistica alla città”.

Il Respiro dei Sogni – ha commentato Renata Summo O’Connell propone immagini, suoni e installazioni multimediali che raccolgono e raccontano in modalità assolutamente contemporanee le voci di sognatori, gli ideali e i desideri di cittadini fiorentini e non, narrati lungo l’Arno e restituiti in una corale e inattesa opera d’arte. Un lungo respiro di sogni, tanto digitale quanto organicamente naturale, che dall’Arno ci unisce al cuore della città”.

La capacità di sognare ci accomuna tutti: donne, uomini, giovani, anziani – ha spiegato Jacopo Baboni Schilingi -. È quella capacità inconscia grazie alla quale siamo tutti un po’ come degli artisti in grado di vivere esperienze profonde, misteriose, paurose, fantasiose. Attraverso il respiro dei sogni ho deciso di dar voce al vostro inconscio”.

Baboni Schilingi, artista di respiro internazionale e protagonista di una lunga residenza al MAD Murate Art District, ha invitato in una prima fase di “raccolta dei sogni” a passeggiare liberamente nel Terzo Giardino (per un massimo di 10 minuti) registrando sul telefono, sotto forma di messaggio vocale, uno o più sogni da “regalare” alla città di Firenze.

Ciascun vocale è stato interpretato da un’attrice e da un attore in modo da tutelare l’anonimato di chi ha “donato” la propria riflessione. A ciascuno dei partecipanti è stato applicato sul torace il sensore Argo, che registra le pulsazioni cardiache e misura le respirazioni, dati fisiologici che utilizzati dall’artista per comporre la partitura sonora dedicata a ciascun sogno.

Argo è uno speciale dispositivo concepito per misurare il respiro di Jacopo Baboni Schilingi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, basato sulla tecnologia sviluppata da David Kuller (attraverso la sua società MyAir). Un computer dedicato e un algoritmo monitorano costantemente i dati in entrata: la lunghezza dei respiri, il volume totale dagli ultimi 10 secondi a 1 minuto di respiro, la frequenza del respiro, l’espansione e la compressione della gabbia toracica. I dati, trasmessi e interpretati in diretta dal sensore che indossa, creano una simbiosi tra la tecnologia e il processo più intimo della vita di un essere umano: la respirazione. Attraverso la conversione di questi dati in funzioni semantiche, ARGO genera musica e video senza fine.

Si ringrazia il Consorzio di Bonifica Medio Valdarno per il determinante contributo alla manutenzione del Terzo Giardino.

Il respiro dei sogni

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TIRED DON GIOVANNI
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TIRED DON GIOVANNI

Con questo lavoro su Don Giovanni INGRATE intende continuare il processo di sperimentazione che ha come scopo una destrutturazione ed espansione dei repertori, delle forme classiche e della forma Opera in particolare, tentando di “disturbarle” e ricomprenderle profondamente, in un’ottica molteplice e contemporanea. In questo contesto i linguaggi artistici si combinano in nuove interpretazioni e il materiale di origine (formalmente e contenutisticamente) si espande in nuove forme ibride e ricomposte.

I video-appunti coreografici di Letizia Renzini, Marina Giovannini e Lucrezia Palandri guidano (non senza ironia e con solida visione intimamente femminista) il processo di ricomprensione dell’Opera “Don Giovanni” di Mozart-Da Ponte, cuore semantico del progetto TIRED DON GIOVANNI, realizzato da INGRATE ETS grazie al contributo del progetto Toscanaincontemporanea2022.

Il repertorio mozartiano cui si attinge, ricomposto live per questo primo step, è acusmatico, ovvero proviene d

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Con questo lavoro su Don Giovanni INGRATE intende continuare il processo di sperimentazione che ha come scopo una destrutturazione ed espansione dei repertori, delle forme classiche e della forma Opera in particolare, tentando di “disturbarle” e ricomprenderle profondamente, in un’ottica molteplice e contemporanea. In questo contesto i linguaggi artistici si combinano in nuove interpretazioni e il materiale di origine (formalmente e contenutisticamente) si espande in nuove forme ibride e ricomposte.

I video-appunti coreografici di Letizia Renzini, Marina Giovannini e Lucrezia Palandri guidano (non senza ironia e con solida visione intimamente femminista) il processo di ricomprensione dell’Opera “Don Giovanni” di Mozart-Da Ponte, cuore semantico del progetto TIRED DON GIOVANNI, realizzato da INGRATE ETS grazie al contributo del progetto Toscanaincontemporanea2022.

Il repertorio mozartiano cui si attinge, ricomposto live per questo primo step, è acusmatico, ovvero proviene da registrazioni storiche dell’Opera e viene in parte letteralmente sintetizzato e reso midi: un processo di astrazione e simbolizzazione realizzato in collaborazione con Lorenzo Brusci, processo che, in qualche modo, concorre a mettere in crisi quello che il tempo e le stratificazioni critiche hanno effettuato sull’opera e sul carattere del suo protagonista. Il Don Giovanni di Mozart Da Ponte è considerato – con pressoché unanime ed illustre ostinazione – il paladino e il custode dell’edonismo e dell’impulso vitale, il dispensatore di stimoli energetici, il generoso e inesauribile distributore di piacere, l’aristocratico bon vivant refrattario ai legami e alle limitazioni della libertà. In realtà con le sue arie veloci, il confronto musicale constante con il servo, il commendatore alle calcagna e le donne che lo vogliono punire e possedere, Don Giovanni è forse piuttosto corrispondente allo stanco maschio cisgender contemporaneo, sopraffatto dai doveri sociali della propria mascolinità, costantemente in burn-out, che agisce ormai in un vuoto e stancante automatismo in risposta alle proprie pulsioni mortali credendole vitali, schiacciato dagli eventi, dal dover fare, dalla crescita, diktat della società̀ patriarcale in cui è immerso, che prima gli chiede di essere performante, e poi lo uccide.

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Letizia Renzini

Regista, DJ e artista performativa

Regista, musicista, DJ, lavora come creatrice nel nuovo teatro musicale, arti performative, installazioni e musica elettronica/visiva; artista audio e video, performer, Letizia Renzini lavora internazionalmente sulla composizione e organizzazione dei linguaggi plurimi. Ha lavorato per molti anni per il 3° canale della RAI come dj e speaker per la trasmissione “Battiti”. Ha curato rassegne e festival incentrati sulla sound art, le arti performative e la nuova musica (Murate Vive nel 2007, Postelettronica nel 2012, Short Format nel 2013) e ha insegnato Arti Multimediali e Studi sul Cinema all’Istituto Marangoni per la Moda, le Arti e il Design (2018/2020). I suoi lavori di nuovo teatro musicale e le sue performance musicali e visive (per adulti e bambini) sono stati visti, ascoltati e prodotti presso luoghi d’arte internazionali e festival per le arti contemporanee e performative come la Biennale di Venezia, Festival Romaeuropa (I) Operadagen Rotterdam (NL), Nati

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Regista, musicista, DJ, lavora come creatrice nel nuovo teatro musicale, arti performative, installazioni e musica elettronica/visiva; artista audio e video, performer, Letizia Renzini lavora internazionalmente sulla composizione e organizzazione dei linguaggi plurimi. Ha lavorato per molti anni per il 3° canale della RAI come dj e speaker per la trasmissione “Battiti”. Ha curato rassegne e festival incentrati sulla sound art, le arti performative e la nuova musica (Murate Vive nel 2007, Postelettronica nel 2012, Short Format nel 2013) e ha insegnato Arti Multimediali e Studi sul Cinema all’Istituto Marangoni per la Moda, le Arti e il Design (2018/2020). I suoi lavori di nuovo teatro musicale e le sue performance musicali e visive (per adulti e bambini) sono stati visti, ascoltati e prodotti presso luoghi d’arte internazionali e festival per le arti contemporanee e performative come la Biennale di Venezia, Festival Romaeuropa (I) Operadagen Rotterdam (NL), National Theatre Amsterdam, Mozarteum Salzburg (A), Radialsystem Berlin (D), Fabbrica Europa Firenze (I), Parco della Musica Roma (I), Centro Cultural de Belem (P), State Theatre Pretoria (SA), Macro Roma, The Place London (GB), Opéra de Lille (FR), Tanzeshus Stockholm (S), Royal Opera House London (GB), CCS Strozzina Firenze (I), Walpurgis Antwerp (B), Bimhuis Amsterdam (NL), Concertgebouw Brugge (B): Elbphilarmonie di Amburgo, Cité de La Musique Parigi (F), e altri. La sua opera “Il Ballo delle Ingrate” ha vinto il premio internazionale Music Theatre Now! nel 2016. Ha debuttato con il suo spettacolo “Decameron 2.0” al Festival Dei due Mondi 61 di Spoleto nel 2018. Il suo spettacolo “Love, You son of a bitch – a Scarlatti project” prodotto da Staatsoper Unter den Linden debutta a Berlino nell’ottobre 2019. Nell’ottobre 2020 cura e dirige la prima edizione del festival di arti performative Happening! alla Manifattura Tabacchi di Firenze, incentrato sulle connessioni tra Performance, Performing Arts, Opera e Arte installativa. Nel 2021 Renzini fonda INGRATE ETS con i colleghi Luisa Zuffo e Fabrizio Massini, e presenta il suo ultimo lavoro “Inferno”, concerto-sonorizzazione dal vivo del capolavoro del cinema muto italiano del 1911.

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INGRATE ETS

INGRATE ETS si è formalmente costituita nel 2021 ma è attiva in varie forme da oltre 10 anni. Il gruppo si è precedentemente appoggiato all’amministrazione dell’associazione Cab 008 che ha permesso la gestione amministrativa dei progetti e degli spettacoli co-prodotti da Istituzioni italiane e straniere.
L’attività dell’associazione INGRATE ETS si concentra sulla creazione di progetti legati al nuovo teatro musicale, all’opera contemporanea, al multimedia e alle performance multidisciplinari. Le produzioni incorporano arti performative (cioè teatro, danza) con generi che includono concerti musicali, installazioni e arti visive. Come organizzatori, curiamo e produciamo eventi che includono festival, workshop ed eventi. L’attività si strutturata su tre linee di intervento: Produzione, Training, Programmazione. Queste linee si alimentano a vicenda, creando un ecosistema virtuoso e diffuso in vari luoghi della nostra Regione e del territorio nazionale e intern

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INGRATE ETS si è formalmente costituita nel 2021 ma è attiva in varie forme da oltre 10 anni. Il gruppo si è precedentemente appoggiato all’amministrazione dell’associazione Cab 008 che ha permesso la gestione amministrativa dei progetti e degli spettacoli co-prodotti da Istituzioni italiane e straniere.
L’attività dell’associazione INGRATE ETS si concentra sulla creazione di progetti legati al nuovo teatro musicale, all’opera contemporanea, al multimedia e alle performance multidisciplinari. Le produzioni incorporano arti performative (cioè teatro, danza) con generi che includono concerti musicali, installazioni e arti visive. Come organizzatori, curiamo e produciamo eventi che includono festival, workshop ed eventi. L’attività si strutturata su tre linee di intervento: Produzione, Training, Programmazione. Queste linee si alimentano a vicenda, creando un ecosistema virtuoso e diffuso in vari luoghi della nostra Regione e del territorio nazionale e internazionale in sinergia con il patrimonio locale e con i soggetti produttivi già esistenti. Per incoraggiare nuove relazioni tra arti e istituzioni artistiche, ed accorciare le distanze tra arti del passato (i Beni Culturali) e la produzione contemporanea.

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63° Festival dei Popoli
63° Festival dei Popoli

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63° Festival dei Popoli

Realizzati da registe e registi provenienti dalle migliori scuole di cinema europee, dieci film che ci spingono a immaginare le strade possibili del cinema del reale negli anni a venire, a sondarne le correnti sotterranee e gli sguardi inattesi.

Realizzati da registe e registi provenienti dalle migliori scuole di cinema europee, dieci film che ci spingono a immaginare le strade possibili del cinema del reale negli anni a venire, a sondarne le correnti sotterranee e gli sguardi inattesi.

63° Festival dei Popoli

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Le simmetrie dei desideri

Ilaria Turba, a cura di Giorgio Bacci e Valentina Gensini

Le simmetrie dei desideri è un progetto di ricerca nato in dialogo con i cittadini che abitano il quartiere di Sant’Ambrogio e il Complesso delle Murate, riattivando un ricco tessuto di memorie personali e territoriali che sottolinea la feconda e complessa articolazione della società contemporanea.
Significativamente, il lavoro si riallaccia alla straordinaria esperienza vissuta da Ilaria Turba nel corso dei quattro anni trascorsi a Marsiglia come artiste associée di Le ZEF – scène nationale de Marseille, di cui il progetto attuale costituisce un capitolo collegato eppure totalmente nuovo. In quella circostanza la pratica della panificazione, rituale antico che accomuna tutte le culture mediterranee, aveva condotto a una iconica materializzazione dei desideri della comunità nei pani dei desideri. Nella residenza fiorentina l’artista ha ricercato oggetti privati e d’affezione in quanto veicoli di desideri, storie e immaginari. I pani rituali impastati con i marsigliesi

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Le simmetrie dei desideri è un progetto di ricerca nato in dialogo con i cittadini che abitano il quartiere di Sant’Ambrogio e il Complesso delle Murate, riattivando un ricco tessuto di memorie personali e territoriali che sottolinea la feconda e complessa articolazione della società contemporanea.
Significativamente, il lavoro si riallaccia alla straordinaria esperienza vissuta da Ilaria Turba nel corso dei quattro anni trascorsi a Marsiglia come artiste associée di Le ZEF – scène nationale de Marseille, di cui il progetto attuale costituisce un capitolo collegato eppure totalmente nuovo. In quella circostanza la pratica della panificazione, rituale antico che accomuna tutte le culture mediterranee, aveva condotto a una iconica materializzazione dei desideri della comunità nei pani dei desideri. Nella residenza fiorentina l’artista ha ricercato oggetti privati e d’affezione in quanto veicoli di desideri, storie e immaginari. I pani rituali impastati con i marsigliesi sono dunque serviti da attivatori di un nuovo percorso partecipativo con gli abitanti delle Murate e del quartiere di Sant’Ambrogio. I cittadini sono stati coinvolti in un percorso di ricerca, identitario e migrante al tempo stesso, il cui esito immediato e più visibile è stata la raccolta di oggetti appartenenti agli intervistati, messi idealmente in simmetrico dialogo con i desideri espressi dagli abitanti di Marsiglia, in un sentire condiviso di aspirazioni e desideri.
Durante il mese di residenza Ilaria Turba ha dunque progressivamente collocato negli spazi espositivi oggetti, pani e immagini fotografiche cui ha lavorato in progress, creando una personale topografia del quartiere. Gli oggetti sono a loro volta accompagnati da racconti e tracce del processo di ricerca: ogni singolo elemento è parte di una narrazione collettiva, di una mappatura delle memorie e delle istanze, oltre che dei desideri della nostra comunità.

Al primo piano l’idea di comunità è evocata dal tavolo dei pani di Marsiglia, circondato dagli oggetti affidati all’artista dagli abitanti del quartiere. Nelle celle invece è possibile ritrovare lo studio dell’artista e spazi di ascolto e visualizzazione di documenti, per ripercorrere il processo di ricerca e di mappatura, ascoltare le voci delle persone coinvolte, ricomporre le tracce e la stratificazione di questo percorso collettivo, un palinsesto in cui ogni singolo elemento rinvia a una costellazione di vissuti e relazioni, indagata e sollecitata dall’artista con attenzione.

Ilaria Turba ha incontrato e coinvolto gli abitanti di Sant’Ambrogio recandosi nelle loro case, negli spazi artigiani o commerciali, nel mercato e per la strada, bussando all’interno delle comunità e delle redazioni, delle università e dei ristoranti, delle associazioni e di atelier. Adesso la vita del quartiere e gli oggetti importanti per la comunità entrano nello spazio dell’arte, protagonisti di questa esposizione.

Il lungo processo di rigenerazione e riqualificazione delle Murate prosegue dunque prendendo sempre nuove forme.

 

Le simmetrie dei desideri

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Ilaria Turba

Artista visiva

Ilaria Turba è un artista visiva. Utilizza come media privilegiati la fotografia, il video e l’animazione per la creazione di opere, installazioni, progetti territoriali, site specific e progetti di comunicazione.

I suoi lavori sono il risultato di un percorso personale che intreccia sperimentazione visiva con altre discipline: scienze sociali, arti performative e storia orale, spesso in collaborazione con altri artisti, artigiani e professionisti. Le tematiche principali del suo percorso sono: identità e immaginari collettivi, rapporto tra presente e memoria attraverso oggetti, fotografie, storie e luoghi.

Lavora spesso in contesti sociali difficili e complessi integrando in varia forma, in fase di creazione o nella diffusione della sua opera, processi partecipativi e workshop rivolti ad un pubblico generico o a gruppi di persone in contesti specifici. Negli ultimi anni ha lavorato frequentemente con adolescenti e bambini.

JEST è il suo primo libro fotografico pubblicato dall’e

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Ilaria Turba è un artista visiva. Utilizza come media privilegiati la fotografia, il video e l’animazione per la creazione di opere, installazioni, progetti territoriali, site specific e progetti di comunicazione.

I suoi lavori sono il risultato di un percorso personale che intreccia sperimentazione visiva con altre discipline: scienze sociali, arti performative e storia orale, spesso in collaborazione con altri artisti, artigiani e professionisti. Le tematiche principali del suo percorso sono: identità e immaginari collettivi, rapporto tra presente e memoria attraverso oggetti, fotografie, storie e luoghi.

Lavora spesso in contesti sociali difficili e complessi integrando in varia forma, in fase di creazione o nella diffusione della sua opera, processi partecipativi e workshop rivolti ad un pubblico generico o a gruppi di persone in contesti specifici. Negli ultimi anni ha lavorato frequentemente con adolescenti e bambini.

JEST è il suo primo libro fotografico pubblicato dall’editore berlinese Peperoni Books a fine 2016. Il libro è stato selezionato in “How We See: Photobooks by Women” un libro e una reading room a cura di 10×10 Photobooks (NY), presentato in anteprima in ottobre 2018 alla New Public Library e Photo-Aperture
Photobook Awards nel 2019.
La prima mostra monografica del progetto è stata presentata presso l’Atelier, spazio per l’arte contemporanea della città di Nantes nel 2018 con una serie di atti performativi e installativi tra cui la performance “Eventails” firmata con Ambra Senatore e prodotta dal CCNN.

Dal 2018 è artista associata al teatro nazionale Le ZEF di Marsiglia, dove ha sviluppato: “Le désir de regarder loin” un progetto quadriennale sui quartieri nord della città. Il progetto è in partenariato con il Mucem, il museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo, dove è stato presentato il progetto in una doppia mostra monografica a giugno 2021, selezionata nel programma ufficiale del festival internazionale Les Rencontres de la photographie d’Arles. Una tappa del progetto è stata selezionata per Manifesta13 nel 2020.

Nel 2020 è tra i vincitori della nona edizione dell’Italian Council a sostegno dell’arte contemporanea italiana
all’estero, promosso dal Ministero della Cultura Italiano.

 

I suoi progetti sono stati presentati nei seguenti musei e istituzioni:
Mucem, Marseille (FR); Centre Pompidou, Paris, (FR); Castello di Rivoli, Turin (I); Brooklyn Children’s Museum, New York (US); Le Cent Quatre Paris (FR), Espace for contemporary art “Atelier” Ville de Nantes (FR), Museo della Triennale, Milan (I); Museo Archeologico, Naples (I); Museo Fotografia Contemporanea, Milan (I); PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea, Milan (I); Museo Diffuso della Resistenza, Turin (I); m.a.x. museo, Chiasso (CH); Museo d’arte di Mendrisio, Mendrisio (CH); Casa Testori, Milan (I)., Istituto Italiano di Cultura di Marseille (FR) et Maputo (MZ).

 

Festival e Teatri:
Les Rencontres internationales de la photographie d’Arles, (FR); Festival Trajectoires, Nantes (FRA), Festival Videoformes, Clermont-Ferrand (FR); Théâtre Louis Aragon – Tremblay-en-France, Paris (FR); Deux Scènes – Scène Nationale de Besançon (FR), Festival Filosofia di Modena, Modena (I); Festival Fotografia Europea, Reggio Emilia (I); Lunigiana Land Art (I), Teatro Litta, Milan (I), Css Friuli Venezia Giulia (I); Festival Orestiadi, Gibellina (I), Festival Castellinaria, Bellinzona (CH), Festival Animac, Catalunya (ES), Festival In Teatro,
Ancona (I), Giffoni Film Festival (I).

Ha lavorato e collaborato con:
Fondazione Giovanni Agnelli (I), Amnesty International, Kessels Krammer (NL), Centre Chorégraphique National de Nantes (F), Fondazione Vico Magistretti (I), RSI (swiss Broadcasting), Fondazione Pro-helvetia (CH), Fondazione Dalmine / Tenaris , UNASAM (I), Micamera (I).

Premi, sostegni ricevuti e residenze:
2020 Italian Council MiBACT (Italian Ministry of Culture) – 2018-21 artist associé à Le ZEF- Scène Nationale de Marseille – 2019 I-portunus, Creative Europe (UE), 2011 prize Fondation Varenne, Festival Videoformes; 2010 prize MOVIN UP – Gai MiBAC (Italian Ministry of Culture); 2007 Cinema d’autore, DECS ( Swiss-Italian Department of Culture).

Le simmetrie dei desideri
Le simmetrie dei desideri

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Le simmetrie dei desideri

Le simmetrie dei desideri è un progetto costruito con i cittadini che abitano il quartiere di Sant’Ambrogio e il Complesso delle Murate.
Partendo dalla straordinaria esperienza vissuta nel corso dei quattro anni di residenza d’artista nei quartieri nord di Marsiglia, come artiste associée di Le ZEF – scène nationale de Marseille, Ilaria Turba ha ricercato oggetti privati e d’affezione che fossero forti veicoli di desideri, storie e immaginari. Se nel progetto sviluppato in Francia a materializzare i desideri della comunità era stata la pratica della panificazione, rituale antico che accomuna tutte le culture mediterranee, nella residenza fiorentina i manufatti francesi sono serviti da attivatori di un nuovo percorso partecipativo con gli abitanti delle Murate e del quartiere di Sant’Ambrogio. Il lungo processo di rigenerazione e riqualificazione di questo luogo unico prosegue dunque prendendo sempre nuove forme.

Ilaria Turba ha intervistato i cittadini chiedendo in pr


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Le simmetrie dei desideri è un progetto costruito con i cittadini che abitano il quartiere di Sant’Ambrogio e il Complesso delle Murate.
Partendo dalla straordinaria esperienza vissuta nel corso dei quattro anni di residenza d’artista nei quartieri nord di Marsiglia, come artiste associée di Le ZEF – scène nationale de Marseille, Ilaria Turba ha ricercato oggetti privati e d’affezione che fossero forti veicoli di desideri, storie e immaginari. Se nel progetto sviluppato in Francia a materializzare i desideri della comunità era stata la pratica della panificazione, rituale antico che accomuna tutte le culture mediterranee, nella residenza fiorentina i manufatti francesi sono serviti da attivatori di un nuovo percorso partecipativo con gli abitanti delle Murate e del quartiere di Sant’Ambrogio. Il lungo processo di rigenerazione e riqualificazione di questo luogo unico prosegue dunque prendendo sempre nuove forme.

Ilaria Turba ha intervistato i cittadini chiedendo in prestito oggetti simbolici, attivatori di memorie e narrazioni, cogliendo corrispondenze speculari, simmetrie consonanti con i desideri francesi.
Durante il mese di residenza l’artista ha collocato progressivamente negli spazi espositivi oggetti, pani e immagini fotografiche cui ha lavorato in progress, creando una vera e propria topografia emozionale del quartiere. Gli oggetti, abbinati secondo singolari corrispondenze della forma e dello spirito, sono accompagnati da racconti, desideri e tracce del processo di ricerca: ogni singolo elemento è parte di una narrazione collettiva, di una mappatura delle memorie e dei sentimenti, oltre che dei desideri della nostra comunità.

Le simmetrie dei desideri

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PLURIVERSI. Riflessioni e diffrazioni da un’esperienza espositiva

a cura di Marcello Aitiani e Luisa Puddu,
Collana “Filosofia della Scienza” diretta da Silvano Tagliagambe, ARACNE editore 2022

a cura di Marcello Aitiani e Luisa Puddu,
Collana “Filosofia della Scienza” diretta da Silvano Tagliagambe, ARACNE editore 2022

 

Il libro affronta una serie di temi e problemi della città contemporanea, con riferimento anche alla situazione di Prato, attraverso saggi e contributi di importanti studiosi di differenti discipline, in dialogo tra loro, alcuni dei quali parteciperanno all’incontro.

«La città – osserva l’artista Marcello Aitiani – è un organismo complesso, un tessuto fatto di molte realtà, consonanti e dissonanti. Compito di un’arte urbana è di incarnare nella propria opera la visione di un pluriverso estetico e di rilanciarla all’esterno per favorire l’evoluzione di un sentire sistemico, relazionale e non frantumato. Dunque non è bene intervenire per settori isolati ignorando i molti fili intrecciati che costituiscono il tessuto di ogni città».

La rassegna espositiva Pluriversi, il libro omonimo (che funge anche da catalogo), e Tessere per l


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a cura di Marcello Aitiani e Luisa Puddu,
Collana “Filosofia della Scienza” diretta da Silvano Tagliagambe, ARACNE editore 2022

 

Il libro affronta una serie di temi e problemi della città contemporanea, con riferimento anche alla situazione di Prato, attraverso saggi e contributi di importanti studiosi di differenti discipline, in dialogo tra loro, alcuni dei quali parteciperanno all’incontro.

«La città – osserva l’artista Marcello Aitiani – è un organismo complesso, un tessuto fatto di molte realtà, consonanti e dissonanti. Compito di un’arte urbana è di incarnare nella propria opera la visione di un pluriverso estetico e di rilanciarla all’esterno per favorire l’evoluzione di un sentire sistemico, relazionale e non frantumato. Dunque non è bene intervenire per settori isolati ignorando i molti fili intrecciati che costituiscono il tessuto di ogni città».

La rassegna espositiva Pluriversi, il libro omonimo (che funge anche da catalogo), e Tessere per la felicità (il progetto urbano generale di cui è parte) sono stati promossi dalla Fondazione Opera Santa Rita di Prato. Essi rispecchiano le idee progettuali messe a disposizione da Aitiani e discusse all’interno di un gruppo di lavoro interdisciplinare.

PLURIVERSI. Riflessioni e diffrazioni da un’esperienza espositiva

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FUGA

Black History Month Florence | VII edizione

FUGA

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Trying to Grow Wings

Parole di Ana Vujovic, Renata Summo O'Connell, Valentina Gensini

Trying to Grow Wings

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come sa di sale lo pane altrui | Nidhal Chamekh

Black History Month Florence | VII edizione

This exhibition brings together two bodies of work that question and provoke notions of the archive as witness, the archive as bystander. The mixed media works seemingly struggling to hold tight accuracy, to shake the ambiguity that is preserved for the empirical lens of zoological anatomy, the classification of mug shots, the precision of mechanical drawings and the personal intimations that hold them together. Chamekh’s childhood in popular districts of Tunis and the persecution of his militant family deeply impact on his art located at the intersection of the biographic and the political, as he draws memories transformed into testimonies.

This exhibition brings together two bodies of work that question and provoke notions of the archive as witness, the archive as bystander. The mixed media works seemingly struggling to hold tight accuracy, to shake the ambiguity that is preserved for the empirical lens of zoological anatomy, the classification of mug shots, the precision of mechanical drawings and the personal intimations that hold them together. Chamekh’s childhood in popular districts of Tunis and the persecution of his militant family deeply impact on his art located at the intersection of the biographic and the political, as he draws memories transformed into testimonies.

come sa di sale lo pane altrui | Nidhal Chamekh

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Hazel | Kevin Jerome Everson

Black History Month Florence | VII edizione

The solo project Hazel by Kevin Jerome Everson is born from misremembered or misinterpreted memories in relation to the iconic song and album Maggot Brain. The work draws upon the artist’s memory of what inspired the guitar solo that is the song’s focus, the skewed remembering of a lie designed to inspire passionate and mournful playing. The actuality of the tracks history and what was exchanged between bandleader George Clinton and the guitar player become alternative perceptions, insight and imaginings in this work dedicated to guitarist Eddie Hazel and the sonic realm functions as an element that is familiar yet dissonant, remembered but hauntingly distant.

The solo project Hazel by Kevin Jerome Everson is born from misremembered or misinterpreted memories in relation to the iconic song and album Maggot Brain. The work draws upon the artist’s memory of what inspired the guitar solo that is the song’s focus, the skewed remembering of a lie designed to inspire passionate and mournful playing. The actuality of the tracks history and what was exchanged between bandleader George Clinton and the guitar player become alternative perceptions, insight and imaginings in this work dedicated to guitarist Eddie Hazel and the sonic realm functions as an element that is familiar yet dissonant, remembered but hauntingly distant.

Hazel | Kevin Jerome Everson

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FUGA

Black History Month Florence | VII edizione

The seventh edition of Black History Month Florence has arrived bringing with it a new cultural center The Recovery Plan at SRISA functioning as a hub for information, dialogues, research and exchange throughout the month. This edition also represents an expansion of the program shifting into Black History Fuori le Mura.  Extending the reach of the program to collectivize the incredible organizational efforts being carried out in the cities of Bologna, Torino, Roma and Milano, but also pointing towards newly formed collaborations in Paris, Black History Fuori le Mura is the fruit of collective organization that brings together a range of associations, individuals and institutions and is a shared space for the co-promotion of Black History Month events. This platform intends to be generative of a template for a national and international reflection on the recovery of Black History.

 

This edition is framed through the thematic title FUGA. FUGA is a meditation on the fugitivity of

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The seventh edition of Black History Month Florence has arrived bringing with it a new cultural center The Recovery Plan at SRISA functioning as a hub for information, dialogues, research and exchange throughout the month. This edition also represents an expansion of the program shifting into Black History Fuori le Mura.  Extending the reach of the program to collectivize the incredible organizational efforts being carried out in the cities of Bologna, Torino, Roma and Milano, but also pointing towards newly formed collaborations in Paris, Black History Fuori le Mura is the fruit of collective organization that brings together a range of associations, individuals and institutions and is a shared space for the co-promotion of Black History Month events. This platform intends to be generative of a template for a national and international reflection on the recovery of Black History.

 

This edition is framed through the thematic title FUGA. FUGA is a meditation on the fugitivity of Blackness (Moten, Harney 2013) and its non-fixity permeating geo-cultural realities and blurring the lines between the local and the transnational. It is also a reflection on the push back that continues to persist in the Italian context in relation to discourse around peoples and cultures of African descent prompting many towards flight. FUGA in music is a compositional element where a melodic theme is introduced by one voice only to be taken up successively by others.  This edition wants to provide the call and response necessary to collectively engage in the work that needs to be done in order to move beyond the conceptions that are too often restricted by the flatness and limited frame of Blackness as reflected in mass media, institutional structures and academic discourse in Italy and beyond. Shifting from BHMF to BHFM is about engaging in a form of frequency modulation needed to listen and be heard.

FUGA

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De-clouding

Giulio Saverio Rossi

De-clouding

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Marrakech - In times of stillness

Rida Tabit, a cura di Roï Saade
all'interno del Middle East Now 2021

Middle East Now, in collaborazione con MAD, presenta in anteprima il lavoro del giovane fotografo marocchino Tabit Rida, 25 anni, uno dei talenti emergenti della fotografia dal Middle East. Fotografo autodidatta, Rida è sceso in strada per documentare la sua città natale, Marrakech, in questo momento storico senza precedenti. Mentre l’industria del turismo, principale fonte di reddito per la città, è stata pesantemente colpita dalla pandemia, Rida ha colto l’occasione per fotografare i numerosi cambiamenti e osservare la realtà spesso trascurata di Marrakech, al di là del turismo e della folla. Questo progetto, tra immagini fisse e video registrati col suo smartphone, rivela incontri di vita quotidiana in tempi di quiete, ricorda che il tempo non si è davvero fermato, e che la resistenza umana è un fenomeno naturale.

 

Progetto e mostra a cura del fotografo e artista libanese Roï Saade. Coordinamento set design di Archivio Personale.

 

Middle East Now, in collaborazione con MAD, presenta in anteprima il lavoro del giovane fotografo marocchino Tabit Rida, 25 anni, uno dei talenti emergenti della fotografia dal Middle East. Fotografo autodidatta, Rida è sceso in strada per documentare la sua città natale, Marrakech, in questo momento storico senza precedenti. Mentre l’industria del turismo, principale fonte di reddito per la città, è stata pesantemente colpita dalla pandemia, Rida ha colto l’occasione per fotografare i numerosi cambiamenti e osservare la realtà spesso trascurata di Marrakech, al di là del turismo e della folla. Questo progetto, tra immagini fisse e video registrati col suo smartphone, rivela incontri di vita quotidiana in tempi di quiete, ricorda che il tempo non si è davvero fermato, e che la resistenza umana è un fenomeno naturale.

 

Progetto e mostra a cura del fotografo e artista libanese Roï Saade. Coordinamento set design di Archivio Personale.

 

Marrakech - In times of stillness

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Tabit Rida

Photographer

25 years old, born in Marrakech, Morocco. Rida’s passion for photography started in 2017 with a focus on social and documentary photography. His work reflects first and foremost his primary source of inspiration, which is the Moroccan culture.

In 2020, he co-founded Noorseen collective along with 13 moroccan young photographers.

After graduating with a master degree in Economics and Social sciences in 2020, he started using the medium of photography as a tool research to deal with social and economic issues.

For Rida, photography is a means to an end that he uses for a better understanding of the world, the people around him, and his own self.

25 years old, born in Marrakech, Morocco. Rida’s passion for photography started in 2017 with a focus on social and documentary photography. His work reflects first and foremost his primary source of inspiration, which is the Moroccan culture.

In 2020, he co-founded Noorseen collective along with 13 moroccan young photographers.

After graduating with a master degree in Economics and Social sciences in 2020, he started using the medium of photography as a tool research to deal with social and economic issues.

For Rida, photography is a means to an end that he uses for a better understanding of the world, the people around him, and his own self.

Incubazioni Oniriche

Progetto di Laura Cionci

Incubazioni Oniriche

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If the wind blows in Florence...?

Presentazione della mostra
30 giugno 2021

Credits Kor D.L. O'Connell 2021
If the wind blows in Florence...?

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If the wind blows in Florence...?

Workshop al MAD
15 giugno 2021

Credits Kor D.L. O'Connell 2021
If the wind blows in Florence...?

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If the wind blows in Florence...?

Mostra dell'artista giapponese Mariko Hori, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art e Ailae

If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recen

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If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recente pandemia, con il suo carattere di catastrofe globale, invita a una nuova apertura e rispetto per l’equilibrio della natura, così come alla realizzazione di un profondo punto di contatto tra gli esseri umani e tutte le creature viventi.

L’installazione di Mariko Hori, curata da Renata Summo-O’Connell, ha incluso la partecipazione diretta di cittadini fiorentini che hanno risposto al suo invito disseminato via Instagram e ai giovani artisti Grazie ad una partnership con l’Accademia di Belle Arti, a immaginarsi una possibile continuazione dell’incipit ” Cosa accade se il vento soffia a Firenze?”.

Nelle sale e nelle celle al primo piano del MAD, immagini, suoni e parole, che il pubblico potrà udire e leggere, trascritte, invitano a partecipare in questa riflessione collettiva che Mariko Hori articola, sala dopo sala, creando e ricreando atmosfere e esperienze sensoriali con una particolare attenzione agli spazi tra gli spazi, il tempo tra i tempi, una costante nel lavoro artistico dell’artista.

Il lavoro è stato sviluppato in preparazione e durante il periodo di residenza artistica presso MAD Murate Art District, ispirato e nutrito dalla natura, la cultura e dal linguaggio vivo, in una Firenze che rinasce, in una era che è indubbiamente nuova.

” If the wind blows in Florence…” apre al pubblico il 30 giugno e sarà visitabile fino al 4 settembre 2021.

Per meglio comprendere i contenuti e le peculiarità della mostra è previsto un programma di visite guidate gratuite – che andrà avanti fino alla fine del mese – curate da un gruppo di studentesse dell’Accademia di Belle Arti, formate direttamente da Mariko Hori, Renata Summo O’Connell e dalla direttrice artistica di MAD, Valentina Gensini.
Si comincia mercoledì 7 luglio, per poi proseguire l’8, 9, 14, 15, 16, 20, 21, 22, 23, 27, 28, 29 e infine il 30 luglio, sempre con un doppio orario, alle 17:30 e alle 18:30.

In collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Ailae, Villa Romana e Numeroventi.
La mostra rientra all’interno del progetto Citizens, Fondazione CRF, in partnership con ABI Firenze.

Opening 30 giugno: dalle 14.30 alle 19.30 mostra aperta con prenotazione obbligatoria; 17.30 talk con l’artista Mariko Hori e la curatrice Renata Summo O’Connell e Valentina Gensini con prenotazione obbligatoria

 

If the wind blows in Florence...?

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Mishima Code Gallery

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

Mishima Code Gallery

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Mishima Code

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconog

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L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconografia di Mishima, a partire dai suoi romanzi e dai temi in essi trattati. In esposizione alcuni lavori inediti, site specific, e una selezione di installazioni pittorico digitali che si nutrono dei linguaggi e delle tecnologie contemporanee per dare vita a dispositivi artistici, presentate in esposizioni museali in Italia e Giappone negli ultimi 5 anni.

A cura del critico e filosofo Roberto Mastroianni, organizzata da fund4art, in collaborazione con MAD – Murate Art District, “Mishima Code” prosegue infatti il percorso iniziato al Palazzo Ducale di Genova con “Luce Spazio Tempo” nel 2013, al MAG di Amalfi e Palazzo Bufalini a Spoleto con “Persona” nel 2017, e un primo studio proprio su Mishima nel 2015 a Torino.

 

A partire da una formazione e da una pratica della pittura tradizionale giapponese, Fukushi Ito ha sviluppato una poetica contemporanea la cui natura espressiva si nutre dell’eredità dell’arte europea e italiana del ‘900. Da molti anni, la sua produzione si concentra su problemi di natura onto-antropologica che indagano l’emersione della realtà nello spazio e nel tempo, alla ricerca di un dialogo tra le forme di vita occidentali ed estremo orientali nel tentativo di dare risposta alle universali domande di senso dell’umanità. In questo percorso, le diverse figure esemplari di umanità con cui Ito si è confrontata danno vita a una galleria di personaggi notevoli di natura socio-politica e artistica che diventano una specie di galleria tipologica dal carattere esemplare, con cui lei entra in relazione. Tra tutti questi personaggi (Macchiavelli, Leonardo, Musashi, Fallaci,  Fontana…), Mishima ricopre un posto particolare.

“Mishima Code” consta di una ventina di opere di forme e dimensioni differenti divisi tra computer drawing e assemblage. In questi lavori, come ne “Il mare della fertilità”, “Algoritmo” o l’installazione a piramidi “Mishima P”, il carattere iconico viene ottenuto sovrapponendo immagini, foto realistiche di paesaggi, dei personaggi stessi, riproduzioni dei loro scritti e delle loro opere dando vita ad una rappresentazione virtuale che produce una realtà dilatata, anche grazie ad immagini digitali estratte dal mondo del web e della comunicazione televisiva, che sono successivamente stampate su pannelli di tela. La saturazione e la sovrapposizione delle immagini e la loro proiezione nell’ambiente espositivo, grazie all’uso della luce montata all’interno delle installazioni a forma di poliedro, restituisce la sensazione immersiva di una contemporaneità popolata di immagini e figure che circondano la nostra esistenza e formano il tessuto connettivo del mondo globalizzato. Così come le opere in trasparenza costituiscono un’installazione che partendo da immagini digitali interagiscono con la luce e le pellicole di rivestimento in un paziente lavoro di ri-composizione del reale. La mostra presenta il filo rosso della poetica e della sperimentazione su materiali e linguaggi. Tutte le serie realizzate dall’artista negli ultimi 30 anni portano il titolo “In the space and in the time”, visto l’interesse costante di Ito per la relazione tra la luce, l’ombra e la rappresentazione tecnologica.

 

Mishima Code” è quindi il dialogo differito nello spazio e nel tempo tra due artisti – Mishima e Ito – che tentano di unire, nella loro poetica e nella loro ricerca artistica, i linguaggi e i temi della ricerca estetica e della cultura dell’occidente europeo con quelli ereditati dalla tradizione estremo asiatica di riferimento. Non solo una mostra celebrativa, ma un percorso di riflessione e ricerca che ha portato Ito ad assumere e interpretare i temi sollevati da Mishima, rendendoli opere dal grande impatto emotivo e immaginario e dalla raffinata delicatezza visiva tipica di un’arte che si pone come ponte tra Oriente e Occidente. Il punto di partenza sono i libri, i temi, i titoli e le parole chiave della poetica di Mishima, scrittore, drammaturgo, saggista e poeta, a circa 50 anni dalla sua morte, avvenuta tramite Seppuku (suicidio rituale giapponese) per protestare contro l’occidentalizzazione del Giappone e la crisi e collasso dello spirito tradizionale nipponico e dell’etica dei Samurai cui era legato. Acceso nazionalista, ebbe notorietà anche come attore, regista cinematografico e artista marziale. Il dialogo di Ito con Mishima si nutre di opposizioni e somiglianze che permettono a questa relazione artistica di rappresentare iconicamente le contraddizioni del nostro tempo.

 

In occasione dell’inaugurazione, il 1 luglio alle ore 11.30, si terrà un incontro su Sopravvivenza, ricorrenza e trasformazione dei modelli culturali nell’arte, a cui parteciperanno l’artista Fukushi Ito, il curatore Roberto Mastroianni, Valentina Gensini, direttrice del MAD, Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini e founder di #Boycottmanels, e Luca Bravi, ricercatore presso il Dipartimento di Formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia (FORLILPSI) dell’Università di Firenze. Si parlerà di questione di genere, delle trasformazioni globali dei linguaggi artistici e del rapporto tra tradizione e innovazione. Completano l’iniziativa, la proiezione del cortometraggio “Fukushi Ito-Mishima”, a cura di Christian Velcich, e la nuova composizione musicale di Sachito Hata, creata appositamente per la mostra e dedicata a Yukio Mishima.

“Il valore esistenziale, si potrebbe dire antropologico e spirituale delle immagini ispirate al corpus letterario e biografico di Mishima diventano il terreno di gioco di una ricerca da parte di Fukushi Ito, che si snoda tra fotografia, computer drawing e scultura installativa e, nello stesso tempo, si presentano come un omaggio alla figura del grande scrittore giapponese, alla sua vita, produzione e poetica. – dice il curatore Roberto Mastroianni – La mostra è, infatti, il risultato di un’indagine in qualche modo etimologico-filosofica sui luoghi, i temi, i libri e la poetica di Mishima: Fukushi Ito ha realizzato le proprie opere a partire da un dialogo decennale con lo scrittore giapponese, articolandolo intorno ai temi, alle immagini e alle parole evocative della narrativa di Mishima (morte, onore, devozione, sigillo, desiderio, grazia, tradizione…), accettando la sollecitazione che proviene dai libri di Mishima, dai luoghi in cui sono ambientati e dalle tematiche socio-politiche che in essi sono affrontate”.

 

“Sono molto felice di festeggiare i miei 40 anni in Italia, e in particolare a Firenze, che è stata la prima città in cui ho vissuto in questo paese, è un bel traguardo proporre la mia mostra personale proprio qui!”. dichiara l’artista Fukushi Ito.

Mishima Code

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Mishima Code Audioguida

Audioguida alla mostra con Fukushi Ito, intervistata da Francesca Martini

Mishima Code Audioguida

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Fukushi Ito

Artista visivo

Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire

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Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. Da ciò deriva la predilezione nell’accostamento di materiali antichi a contemporanei, come la carta giapponese e i pigmenti all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass, alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led. In particolare è proprio la luce, lo strumento privilegiato che essa utilizza volutamente al fine di coinvolgere il pubblico con l’intento di amplificarne gli stimoli sensoriali. Il suo lavoro porta l’artista a entrare e uscire costantemente da due culture.

 

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Lee Campbell

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

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Kathryn Ashill

La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com


La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com

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Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

Progetto RIVA

Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

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Di queste luci si servirà la notte (2017) | Adrian Paci

Progetto RIVA 2021

Di queste luci si servirà la notte (2017) | Adrian Paci

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40.000 chiodi (2018), Tracce sul territorio (2018) | Paolo Masi

Progetto RIVA 2021

40.000 chiodi (2018), Tracce sul territorio (2018) | Paolo Masi

Available in:

Il diario popolare (2020)

Progetto RIVA 2021

Il diario popolare (2020)

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If the wind blows in Florence...?

di Mariko Hori, a cura di Renata Summo O'Connell

If the wind blows in Florence...?

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Folk Tales (2020)

RIVA Project 2021

Folk Tales (2020) is an archive of collective memories built by locals through the sharing of interviews, recollections and documents, creating a museum of the intangible assets linked to their city. Here,
we present the chapter devoted to the Arno River, made up of memories collected from the Florentine community and gathered in video-recordings at MAD, and of spontaneous recollections posted on the web site.

Do you want to share your recollections? Sit against a white wall and record your story, placing your mobile phone horizontally on a stable support, then send your recording to info.mad@musefirenze.it.
We will share it on ildiariopopolare.it.



Folk Tales (2020) is an archive of collective memories built by locals through the sharing of interviews, recollections and documents, creating a museum of the intangible assets linked to their city. Here,
we present the chapter devoted to the Arno River, made up of memories collected from the Florentine community and gathered in video-recordings at MAD, and of spontaneous recollections posted on the web site.

Do you want to share your recollections? Sit against a white wall and record your story, placing your mobile phone horizontally on a stable support, then send your recording to info.mad@musefirenze.it.
We will share it on ildiariopopolare.it.

Folk Tales (2020)

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Lights to serve the night (2017) | Adrian Paci

RIVA Project 2021

I imagined a landscape, a boat floating on the river, a presence that is, somehow, natural for a river. I wanted to add a gesture, a noisy fracture: a generator that nurtures strings of underwater fibre optic lights with its power; a bundle of optical fibres nestled in the mysterious, muddy depths of the Arno that try to bring light to the image of the river bottom.”

Lights to serve the night (2017) testifies to Adrian Paci’s long creative stay in Florence:
as a response to the invitation of the RIVA Project, the Albanian artist initially produced a performance along the river, then a video installation with the same name.
The floating skeleton of a boat trailing filaments of light that illuminate the surrounding environment recalls the performance experience that is poetically narrated in the video.
A paddler glides his small boat along the Arno; with slow, rhythmical movements, he also stirs the luminous wires plunged into the water of the river, searching for new lights a


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I imagined a landscape, a boat floating on the river, a presence that is, somehow, natural for a river. I wanted to add a gesture, a noisy fracture: a generator that nurtures strings of underwater fibre optic lights with its power; a bundle of optical fibres nestled in the mysterious, muddy depths of the Arno that try to bring light to the image of the river bottom.”

Lights to serve the night (2017) testifies to Adrian Paci’s long creative stay in Florence:
as a response to the invitation of the RIVA Project, the Albanian artist initially produced a performance along the river, then a video installation with the same name.
The floating skeleton of a boat trailing filaments of light that illuminate the surrounding environment recalls the performance experience that is poetically narrated in the video.
A paddler glides his small boat along the Arno; with slow, rhythmical movements, he also stirs the luminous wires plunged into the water of the river, searching for new lights and hidden meanings. The luminous trail illuminates the murky, mysterious bed of the Arno as if it were a poetic archaeological exploration of the river, revealing little and concealing much.
The silent rowing is broken by the noise of a generator that activates optical fibres; a noise that,
as in others of his works, is reminiscent of the generators that lit the houses in Albania, recreating a sort
of emotional soundscape.
“Lights to serve the night is an attempt to establish a dialogue between surfaces and depths, between light and dark; a dialogue ignited by man, who does not expect to resolve it, to reveal it, to bring everything
to knowledge.”
This work was produced by the RIVA Project and was exhibited for the first time at the Museo Novecento in the exhibit devoted to Paci, which also involved the Murate. It was later presented at the National Gallery of Arts in Tirana in 2019 for the first solo organised for Adrian Paci in his country before returning to Florence
on this occasion.

Lights to serve the night (2017) | Adrian Paci

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40,000 nails (2018) | Paolo Masi

RIVA Project 2021

40,000 nails (2018) permanently marks the second cell on the third floor of the Le Murate Complex after the long work carried out on commission by the RIVA Project for the QUI solo show (2018). The wall, meant as a geographical map of a iction, took shape gradually, as the work progressed and as the wall reacted, collapsing under the blows of the hammer and the wounds caused by the nails. In this place of seclusion and, at a later stage, of confinement, Masi wanted to reproduce the forced bond of the persons living in those cells, the prisoners of those hostile walls that were anyway the only element of the outer world the convicts could deal with. Hence the contraposition with the river, which is instead in constant flow, whose waters never inhabit the same place.

40,000 nails (2018) permanently marks the second cell on the third floor of the Le Murate Complex after the long work carried out on commission by the RIVA Project for the QUI solo show (2018). The wall, meant as a geographical map of a iction, took shape gradually, as the work progressed and as the wall reacted, collapsing under the blows of the hammer and the wounds caused by the nails. In this place of seclusion and, at a later stage, of confinement, Masi wanted to reproduce the forced bond of the persons living in those cells, the prisoners of those hostile walls that were anyway the only element of the outer world the convicts could deal with. Hence the contraposition with the river, which is instead in constant flow, whose waters never inhabit the same place.

40,000 nails (2018) | Paolo Masi

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Traces on the Territory (2018) | Paolo Masi

RIVA Project 2021

Traces on the Territory includes two series of Polaroid photographs, taken during the author’s artist residency at MAD for the RIVA Project in 2018.
On display here is a significant selection of both cycles, devoted to the Le Murate Complex and the Arno River, respectively. These works – one in colour and one in black and white – unite the two places not only from a conceptual but also from a stylistic point of view.

The Polaroid series, which Masi has produced since the seventies, testify to the artist’s obsessive attention to the sign. In the close-ups, the gaze dissolves the context, focusing solely on the traces, be it human or natural prints, crystallised by the photograph that relays ciphered tales, iconic and precious sequences that embody the deep folds of these places.


Traces on the Territory includes two series of Polaroid photographs, taken during the author’s artist residency at MAD for the RIVA Project in 2018.
On display here is a significant selection of both cycles, devoted to the Le Murate Complex and the Arno River, respectively. These works – one in colour and one in black and white – unite the two places not only from a conceptual but also from a stylistic point of view.

The Polaroid series, which Masi has produced since the seventies, testify to the artist’s obsessive attention to the sign. In the close-ups, the gaze dissolves the context, focusing solely on the traces, be it human or natural prints, crystallised by the photograph that relays ciphered tales, iconic and precious sequences that embody the deep folds of these places.

Traces on the Territory (2018) | Paolo Masi

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Past beyond time (2019) | Zhang Xiang

RIVA Project 2021

Past beyond time (2019) features a surreal landscape: objects crystallised in the mud, in memory of the great flood of Florence in 1966, become an unusual, yet familiar, stage for a post-apocalyptic rebirth. This timeless landscape created by the Chinese artist during a residency at MAD evokes the spirit and behaviour of a community on the occasion of dramatic catastrophic events, which are followed by a rebirth, when life resumes its habits and people are once again able to create and produce. This work was conceived before the onset of the Covid-19 pandemic and today can be re-read as a sign of hope toward a new rebirth.

This work was selected among the creations produced during the China Project artist residencies, in the framework of cultural exchanges held by MAD between Italy and China, in collaboration with the Academy of Fine Arts of Sichuan and Zhong Art International.

Past beyond time (2019) features a surreal landscape: objects crystallised in the mud, in memory of the great flood of Florence in 1966, become an unusual, yet familiar, stage for a post-apocalyptic rebirth. This timeless landscape created by the Chinese artist during a residency at MAD evokes the spirit and behaviour of a community on the occasion of dramatic catastrophic events, which are followed by a rebirth, when life resumes its habits and people are once again able to create and produce. This work was conceived before the onset of the Covid-19 pandemic and today can be re-read as a sign of hope toward a new rebirth.

This work was selected among the creations produced during the China Project artist residencies, in the framework of cultural exchanges held by MAD between Italy and China, in collaboration with the Academy of Fine Arts of Sichuan and Zhong Art International.

Past beyond time (2019) | Zhang Xiang

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Past beyond time (2019) | Zhang Xiang
Past beyond time (2019) | Zhang Xiang

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Benedetta Manfriani

Visual Artist and singer

A visual artist and singer, over the years he has explored different techniques and languages – video, installations, photography, music, ceramics, graphics – giving life to multiform works. He collaborates with Tempo Reale, both in teaching and in the production of multimedia works, and with the Catalyst theatre company. He is currently artist in residence at MAD Murate Art District. As part of the RIVA Project he directed the sound performance Rivers in 2018, participating in a sound installation of Tempo Reale Festival in 2017. In 2016 he created CONfusion, a multi-ethnic vocal group made up of people from many countries around the world, working for the inclusion of migrants through music and performance, also active at the Puccini Theatre in Florence.

A visual artist and singer, over the years he has explored different techniques and languages – video, installations, photography, music, ceramics, graphics – giving life to multiform works. He collaborates with Tempo Reale, both in teaching and in the production of multimedia works, and with the Catalyst theatre company. He is currently artist in residence at MAD Murate Art District. As part of the RIVA Project he directed the sound performance Rivers in 2018, participating in a sound installation of Tempo Reale Festival in 2017. In 2016 he created CONfusion, a multi-ethnic vocal group made up of people from many countries around the world, working for the inclusion of migrants through music and performance, also active at the Puccini Theatre in Florence.

Janine Gaëlle Dieudji

co-founder and director Black History Month Florence

Janine Gaëlle Dieudji is a bi-national French and Cameroonian graduate of Culture and International Relations from Lyon 3 University in France. She also holds a Master Degree in Political Science from Paris 2 Panthéon Assas University.

She’s been living in Florence, Italy, for the past six years, a city she has since fallen in love with. This is how Florence became home to her and the place where she started to build her career as an art professional. She considers herself as a ‘multi­local’ by believing that we belong to all the places we have lived in. Home is where the mind can create and feel rested at the same time. This is what the life journey is made for, exploring to become the person we decide to be.

Janine Gaëlle Dieudji is a bi-national French and Cameroonian graduate of Culture and International Relations from Lyon 3 University in France. She also holds a Master Degree in Political Science from Paris 2 Panthéon Assas University.

She’s been living in Florence, Italy, for the past six years, a city she has since fallen in love with. This is how Florence became home to her and the place where she started to build her career as an art professional. She considers herself as a ‘multi­local’ by believing that we belong to all the places we have lived in. Home is where the mind can create and feel rested at the same time. This is what the life journey is made for, exploring to become the person we decide to be.

Justin Randolph Thompson

co-founder and director Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson is a new media artist, cultural facilitator and educator born in Peekskill, NY in ’79. Living between Italy and the US since 1999, Thompson is Co-Founder and Director of Black History Month Florence, a multi-faceted exploration of African and African Diasporic cultures in the context of Italy founded in 2016.
Thompson is a recipient of a Louise Comfort Tiffany Award, a Franklin Furnace Fund Award, a Visual Artist Grant from the Fundacion Marcelino Botin, two Foundation for Contemporary Arts Emergency Grants, A Jerome Fellowship from Franconia Sculpture Park and an Emerging Artist Fellowship from Socrates Sculpture Park. His life and work seek to deepen the discussions around socio-cultural stratification and hierarchical organization by employing fleeting temporary communities as monuments and fostering projects that connect academic discourse social activism and DIY networking strategies in annual and biennial gathering, sharing and gestures of collectivity.

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Justin Randolph Thompson is a new media artist, cultural facilitator and educator born in Peekskill, NY in ’79. Living between Italy and the US since 1999, Thompson is Co-Founder and Director of Black History Month Florence, a multi-faceted exploration of African and African Diasporic cultures in the context of Italy founded in 2016.
Thompson is a recipient of a Louise Comfort Tiffany Award, a Franklin Furnace Fund Award, a Visual Artist Grant from the Fundacion Marcelino Botin, two Foundation for Contemporary Arts Emergency Grants, A Jerome Fellowship from Franconia Sculpture Park and an Emerging Artist Fellowship from Socrates Sculpture Park. His life and work seek to deepen the discussions around socio-cultural stratification and hierarchical organization by employing fleeting temporary communities as monuments and fostering projects that connect academic discourse social activism and DIY networking strategies in annual and biennial gathering, sharing and gestures of collectivity.

 

 

Kiluanji Kia Henda

Luanda-Angola, 1979, Kiluanji Kia Henda is an autodidact which a profound springboard into this realm comes from growing up in a household of photography enthusiasts. His conceptual edge was sharpened by immersing himself into music, avant-garde theater and collaborating with a collective of emerging artists in Luanda ́s art scene. Kia Henda participated in several residency programs in cities such as Venice, Cape Town, Paris, Amman and Sharjah, New York and Arles.

Kia Henda´s selected solo exhibitions includes Something Happen on the Way to Heaven, at Museo di Arte di Nuoro (2020), The Isle of Venus at Museum of Leuven in Leuven (2020),  A City Called Mirage at the International Studio and Curatorial Program (ISCP) in New York (2017), In the Days of a Dark Safari at Galeria Filomena Soares in Lisbon and Goodman Gallery in Cape Town (2017) and Self-Portrait As A White Man at Galleria Fonti in Naples (2010).

Kia Henda has participated in group exhibitions at numerous institutions,

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Luanda-Angola, 1979, Kiluanji Kia Henda is an autodidact which a profound springboard into this realm comes from growing up in a household of photography enthusiasts. His conceptual edge was sharpened by immersing himself into music, avant-garde theater and collaborating with a collective of emerging artists in Luanda ́s art scene. Kia Henda participated in several residency programs in cities such as Venice, Cape Town, Paris, Amman and Sharjah, New York and Arles.

Kia Henda´s selected solo exhibitions includes Something Happen on the Way to Heaven, at Museo di Arte di Nuoro (2020), The Isle of Venus at Museum of Leuven in Leuven (2020),  A City Called Mirage at the International Studio and Curatorial Program (ISCP) in New York (2017), In the Days of a Dark Safari at Galeria Filomena Soares in Lisbon and Goodman Gallery in Cape Town (2017) and Self-Portrait As A White Man at Galleria Fonti in Naples (2010).

Kia Henda has participated in group exhibitions at numerous institutions, amongst which Barbican Art Center in Lonodon (2020), Migros Museum in Zurich (2020), Centre Georges Pompidou in Paris (2020), Zeitz MOCAA in Cape Town (2019), Tate Modern in London (2019), MAAT in Lisbon (2018), the National Museum of African Art – Smithsonian Institution in Washington D.C. (2015) and the Guggenheim Museum in Bilbao (2015).

His work was shown at the Gwangju Biennale (2018), Bergen Assembly (2013), São Paulo Biennale (2010), Venice Biennale (2007) and the Luanda Triennale (2007). In 2017, Kia Henda received the Frieze Artist Award. He presented his work The Fortress in the Somerset House courtyard (London) in 2019. The artist won Angola’s National Culture and Arts Award in 2012. His work can be found in public collections, including Tate Modern (London), the Museum of Modern Art (Warsaw), Centre George Pompidou (Paris), Pérez Art Museum (Miami) and Coleção de Arte Moderna Calouste Gulbenkian (Lisbon).

Available in:

The isle of Venus | Kiluanji Kia Henda A cura di BHMF 2021

Isle of Venus is a meditation on the socio-psycho and self imposed short sightedness produced by the transformation of cities into theme based museum sites, whether anchored in the romanticism of the Renaissance or in the gritty appeal of the medieval.

Isle of Venus is a site specific installation by Kiluanji Kia Henda conceptualized during the artists sojourn in Florence as a reflection on the city, its history and its relationship to transitory people whether tourists or other seemingly impermanent residents.

Island mentality refers to the notion that isolation and lack of consideration for all beyond one’s borders produces a sense of superiority that is insular in its desensitization. This notion is not reserved for those geographically cut off from others but spills over onto those societies so habitually engaged in establishing the terms, norms, canons, borders and values that they thrive on, that they rarely take notice of the labor intensively constructed fiction or the painstakingly preserved facade.

Isle of Venus is a meditation on the socio-psycho and self imposed short sightedness produced by the transformation of cities into theme based museum sites, whether anchored in the romanticism of the Renaissance or in the gr

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Isle of Venus is a site specific installation by Kiluanji Kia Henda conceptualized during the artists sojourn in Florence as a reflection on the city, its history and its relationship to transitory people whether tourists or other seemingly impermanent residents.

Island mentality refers to the notion that isolation and lack of consideration for all beyond one’s borders produces a sense of superiority that is insular in its desensitization. This notion is not reserved for those geographically cut off from others but spills over onto those societies so habitually engaged in establishing the terms, norms, canons, borders and values that they thrive on, that they rarely take notice of the labor intensively constructed fiction or the painstakingly preserved facade.

Isle of Venus is a meditation on the socio-psycho and self imposed short sightedness produced by the transformation of cities into theme based museum sites, whether anchored in the romanticism of the Renaissance or in the gritty appeal of the medieval. Part and parcel of this veneer is the distancing of all things unaligned with, or that effectively, evoke the social underpinnings of this consistent barrage.

Curated by BHMF in collaboration with MAD Murate Art District;
MAD Murate Art District, Sala Anna Banti 03/02-28/02/2021
Black History Month Florence.VI Edizione. OSTINATO

The isle of Venus | Kiluanji Kia Henda A cura di BHMF 2021

Available in:

Victor Fotso Nyie

Artist

Victor Fotso Nyie was born in 1990 in Douala, Cameroon and lives and works in Faenza. In 2018 he attended the Biennium of Sculpture at the Academy of Fine Arts in Bologna. He attended the Istituito Tecnico Superiore Tonito Emiliani / Diploma of Superior Technician for the design and prototyping of ceramic products, Faenza, IT in 2015. His artistic research leads him to explore human variety and beauty, without forgetting a spiritual dimension. He creates works that recall his homeland, Africa, which merge with others that metaphorically describe the globalized world in which we live. He has participated in numerous group and solo exhibitions including The Armory show, New York city 2020, Stand P420 gallery,(2020), III Biennale d’Arte don Franco Patruno, curated by Gianni Ceroli, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO) (2020).To be going to, curated by Francesca Bertazzoni & Davide Ferri, P420, (2019) In 2020 he participated in the project Research Residency for BHMF, OCAD

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Victor Fotso Nyie was born in 1990 in Douala, Cameroon and lives and works in Faenza. In 2018 he attended the Biennium of Sculpture at the Academy of Fine Arts in Bologna. He attended the Istituito Tecnico Superiore Tonito Emiliani / Diploma of Superior Technician for the design and prototyping of ceramic products, Faenza, IT in 2015. His artistic research leads him to explore human variety and beauty, without forgetting a spiritual dimension. He creates works that recall his homeland, Africa, which merge with others that metaphorically describe the globalized world in which we live. He has participated in numerous group and solo exhibitions including The Armory show, New York city 2020, Stand P420 gallery,(2020), III Biennale d’Arte don Franco Patruno, curated by Gianni Ceroli, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO) (2020).To be going to, curated by Francesca Bertazzoni & Davide Ferri, P420, (2019) In 2020 he participated in the project Research Residency for BHMF, OCAD University, (Florence). Winner of various awards including the Roberto Daolio Prize, 2018 the III Art Biennale Don Franco Patruno, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO), (2019). His next exhibitions include Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO), IT (only) (2020) and the Biennale del Mediterraneo, Republic of San Marino (2020).

Available in:

Francis Offman

Artist

Francis Offman (b. 1987, Butare) lives and works in Bologna.
In 2021, Offman took part in a workshop project for Valentino’s Autumn/Winter Haute Couture Show 2021-22.
2022 group shows include: Expressions. The Epilogue, Castello di Rivoli Museum of Contemporary Art, Italy; YGI-Group show, United States; The 3 ecologies, MACTE, Italy; The Tending of the Otherwise, Italy as well as the second iteration of Throw the Stone and Hide your Hand at the Italian Cultural Institute in Paris, France. In 2021, Offman had solo exhibitions at P420 Gallery, Italy; Baleno International, Italy; Herald St | Museum St, United Kingdom and MA*GA Museum, Italy. He also had a two-person show with Christian Offman at The Garage Lab, Italy. Previous group exhibitions include The Geological Viens, Palazzo D’Accursio, Italy; Painting in Person, Castello di Rivoli Museum, Italy; Italy at Frieze, Italian Embassy, United Kingdom; MEDITERRANEA 19 Young Artists Biennale: School of Waters, Republic of San Marino; P

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Francis Offman (b. 1987, Butare) lives and works in Bologna.
In 2021, Offman took part in a workshop project for Valentino’s Autumn/Winter Haute Couture Show 2021-22.
2022 group shows include: Expressions. The Epilogue, Castello di Rivoli Museum of Contemporary Art, Italy; YGI-Group show, United States; The 3 ecologies, MACTE, Italy; The Tending of the Otherwise, Italy as well as the second iteration of Throw the Stone and Hide your Hand at the Italian Cultural Institute in Paris, France. In 2021, Offman had solo exhibitions at P420 Gallery, Italy; Baleno International, Italy; Herald St | Museum St, United Kingdom and MA*GA Museum, Italy. He also had a two-person show with Christian Offman at The Garage Lab, Italy. Previous group exhibitions include The Geological Viens, Palazzo D’Accursio, Italy; Painting in Person, Castello di Rivoli Museum, Italy; Italy at Frieze, Italian Embassy, United Kingdom; MEDITERRANEA 19 Young Artists Biennale: School of Waters, Republic of San Marino; Painting Stone, Villa Lontana, Italy; Throw the Stone and Hide your Hand, Murate Art District, Italy (2021); Premio Combat Prize 2020, Giovanni Fattori Civic Museum, Italy; Premio Zucchelli 2019, Zucchelli Foundation, Italy (2020); Open Tour 2019, Academy of Fine Arts of Bologna, Italy; Rundgang 2019, Art Academy, Germany, Art White Night, Academy of Fine Arts of Bologna, Italy (2019); Decoration between history, nature and poetry, Zucchelli Foundation, Italy; Open Tour, Academy of Fine Arts of Bologna, Italy; Rambling rides, distractions from a destination, P420, Italy; Art white Night, Academy of Fine Arts of Bologna, Italy; Scrap-Collective, Monumental Complex of Baraccano, Italy; Monsters-phenomena, Monumental Complex of Baraccano, Italy (2018).
Awards received include: Agitu Ideo Gudeta Fellowship – Performance Act Award (2021); Emilia-Romagna Region Award in support and dissemination of Contemporary Art; 9th edition of the Francesco Fabbri Award for Contemporary Arts (finalist); Premio Combat Prize (honourable mention) (2020); Eighth edition of the Francesco Fabbri Award for Contemporary Arts; Zucchelli Prize Scholarship; Tree Time workshop with Massimo Bartolini; Contemporary Minds Prize (finalist) (2019); ArtUp Collectibles Award; Switch The Rules, curated by the Elica and the Ermanno Casoli Foundation (finalist) (2018).

Emmanuel Yoro

Visual artist

Emmanuel Yoro is an Italian visual artist of Ivorian origin working between Vicenza and Milan. Adopting an artistic practice that embraces collage, design, fashion, graphics and photography, he breaks down into images the questions of the multiple facets of his cultural identity and different nuances of queerness.

An Afro-diasporic sensibility and a raw and monochromatic aesthetic characterize his research and recent artistic production, always in the attempt of a wider redefinition of the self that dwells in the symposium between past and present, between memory and imagination.

Emmanuel Yoro is an Italian visual artist of Ivorian origin working between Vicenza and Milan. Adopting an artistic practice that embraces collage, design, fashion, graphics and photography, he breaks down into images the questions of the multiple facets of his cultural identity and different nuances of queerness.

An Afro-diasporic sensibility and a raw and monochromatic aesthetic characterize his research and recent artistic production, always in the attempt of a wider redefinition of the self that dwells in the symposium between past and present, between memory and imagination.

Available in:

Raziel Perin

Artist

Raziel Perin was born in 1992 in the Dominican Republic. He received a BFA in Visual Arts at Naba Milano. Drawing upon his personal experience, mental associations and cultural references, Raziel Perin creates mysterious, unexpected and direct works of art that recall precise moments of clarity and dense memories that evoke the complexity of the process of reconciliation of the diasporic identity freed from Western stereotypes. Perin was born in the hinterland of the Dominican Republic, where he lived until the age of four. In 1996 he moved to Northern Italy with his mother. His artistic production takes shape between two very distant realities, rooted in the need to be accepted as “the Other” and at the same time feeling the duty to suppress the sensitive part of his personal history, which constantly re-emerges. The introspection and reconnection with the echoes of those ancestral bonds that seemed to have been severed in this process of ‘whitening’ are the re

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Raziel Perin was born in 1992 in the Dominican Republic. He received a BFA in Visual Arts at Naba Milano. Drawing upon his personal experience, mental associations and cultural references, Raziel Perin creates mysterious, unexpected and direct works of art that recall precise moments of clarity and dense memories that evoke the complexity of the process of reconciliation of the diasporic identity freed from Western stereotypes. Perin was born in the hinterland of the Dominican Republic, where he lived until the age of four. In 1996 he moved to Northern Italy with his mother. His artistic production takes shape between two very distant realities, rooted in the need to be accepted as “the Other” and at the same time feeling the duty to suppress the sensitive part of his personal history, which constantly re-emerges. The introspection and reconnection with the echoes of those ancestral bonds that seemed to have been severed in this process of ‘whitening’ are the result and are channeled into drawings, paintings, sculptures and installations that unite and synthesize a series of recurring elements. His body of work conveys a compelling visual metaphor of the layers of personal memory and cultural history that inform and intensify his experience of the present.

Available in:

Binta Diaw

Visual artist

Binta Diaw born in1995 is a Senegalese-Italian visual artist based in Milan, Italy. 

Her research is aimed at the creation of installations of various dimensions and works commenting social phenomena like migration and immigration, anthropology as well as her body in relationship with nature and notions of identity. Defying the Western gaze through a subverted reality, her practice questions perceptions of Italianness and Africanness in relation to her own cultural heritage and upbringing.

Embracing visual art with a strongly intersectional, afro-diasporic and feminist methodology based on a physical, personal experience, she is ultimately able to explore the multiple layers of her blackness, her self as a social body and her position as a black woman in a Western context. She studied Fine Arts at the Academy of fine arts of Brera in Milan and obtained a MA at ESAD Grenoble-Valence, in France. In 2018 she moved to Germany for an internship at SAVVY Contemporary, Berlin. In 2020 she de

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Binta Diaw born in1995 is a Senegalese-Italian visual artist based in Milan, Italy. 

Her research is aimed at the creation of installations of various dimensions and works commenting social phenomena like migration and immigration, anthropology as well as her body in relationship with nature and notions of identity. Defying the Western gaze through a subverted reality, her practice questions perceptions of Italianness and Africanness in relation to her own cultural heritage and upbringing.

Embracing visual art with a strongly intersectional, afro-diasporic and feminist methodology based on a physical, personal experience, she is ultimately able to explore the multiple layers of her blackness, her self as a social body and her position as a black woman in a Western context. She studied Fine Arts at the Academy of fine arts of Brera in Milan and obtained a MA at ESAD Grenoble-Valence, in France. In 2018 she moved to Germany for an internship at SAVVY Contemporary, Berlin. In 2020 she debuted with her first solo show at Galleria Giampaolo Abbondio in Milan.

Available in:

Gettare il Sasso e nascondere la mano | BHMF 2021

The works form an invitation towards a collective capacity for developing strategies of resistance but also a critique in relation to the shortsightedness of self-aggrandizing individualism.

Gettare il sasso e nascondere la mano is a collective exhibition dedicated to the artists of the first edition of the YGBI Research Residency developed in collaboration with OCAD and The Student Hotel in February 2020 under the mentorship of Andrea Fatona and Leaf Jerlefia.  The residence reflected on spaces of non-performativity, collectivity and the notion of diaspora. Bringing together five Afro-descendant artists under 35 and residing in Italy, the resulting exhibition designed for the cells of Murate Art District embraces a series of narratives that link spirituality to education and colonial history and its materiality to historical activism.

The exhibition is rooted in an experimental approach to the collective sharing of space.

The phrase Gettare il sasso e nascondere la mano (throwing a stone and hiding the hand) was voiced by Cécile Kyenge as a description of a futile attempt at not being held accountable for the enactment of blatant and intentional violence. Her

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Gettare il sasso e nascondere la mano is a collective exhibition dedicated to the artists of the first edition of the YGBI Research Residency developed in collaboration with OCAD and The Student Hotel in February 2020 under the mentorship of Andrea Fatona and Leaf Jerlefia.  The residence reflected on spaces of non-performativity, collectivity and the notion of diaspora. Bringing together five Afro-descendant artists under 35 and residing in Italy, the resulting exhibition designed for the cells of Murate Art District embraces a series of narratives that link spirituality to education and colonial history and its materiality to historical activism.

The exhibition is rooted in an experimental approach to the collective sharing of space.

The phrase Gettare il sasso e nascondere la mano (throwing a stone and hiding the hand) was voiced by Cécile Kyenge as a description of a futile attempt at not being held accountable for the enactment of blatant and intentional violence. Her’s was a response to the hands hidden in plain sight responsible for social damage and the sustenance of fractured values. This exhibition engages the socio-spiritual obstinacy that recognizes the obvious yet is cognizant of each of us as keepers of under-acknowledged agency.

The works form an invitation towards a collective capacity for developing strategies of resistance but also a critique in relation to the shortsightedness of self-aggrandizing individualism. The project comes in the wake of a series of solo exhibitions that were held at the MAGA Museum within the research project The Recovery Plan that was put on pause by the second phase of lockdowns in Fall of 2020 which is accompanied by five monographic online volumes each on dedicated to one of the artists involved.

 

Curated by Black History Month Florence
In collaboration with Murate Art District
MAD Murate Art District, celle, piano 1

Gettare il Sasso e nascondere la mano | BHMF 2021

Available in:

Constanza Villarreal

Visual Artist

1978 Born in Argentina,  lives and works in Rome. Textile, ceramics and paper artist.

Quotidian objects in the domestic context and ordinary life situations, give me a ground from where to explore the poetics of the everyday. They constitute the starting point from where I explore notions of dwelling.  The interest I have in the space we inhabit and in how we inhabit comes from my own life experiences, especially that of migrating and motherhood.
I started working with old home linens, found, given or inherited, treating and whitening them to create a reclaimed surface to work on. Stains, tears and other signs of use populate them like forgotten steps across a landscape, conveying a sense of temporary presence. To all this traces i have added mine.
Over time, staining and mark making became a staple of my visual language. I work with water media, and create inks from the landscapes I come across. Burnt remains from a wild fire, botanical and domestic remainders or rusted urban obje

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1978 Born in Argentina,  lives and works in Rome. Textile, ceramics and paper artist.

Quotidian objects in the domestic context and ordinary life situations, give me a ground from where to explore the poetics of the everyday. They constitute the starting point from where I explore notions of dwelling.  The interest I have in the space we inhabit and in how we inhabit comes from my own life experiences, especially that of migrating and motherhood.
I started working with old home linens, found, given or inherited, treating and whitening them to create a reclaimed surface to work on. Stains, tears and other signs of use populate them like forgotten steps across a landscape, conveying a sense of temporary presence. To all this traces i have added mine.
Over time, staining and mark making became a staple of my visual language. I work with water media, and create inks from the landscapes I come across. Burnt remains from a wild fire, botanical and domestic remainders or rusted urban objects found on the street, run across my work, transformed into pigments of unique colour and luminosity

Constanza Villareal, Artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

Artista

Constanza Villareal, Artista
STAY WITH ME Art in turbolent times
Constanza Villareal, Artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

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Mariko Hori

Artista

Born in Kobe, Japan. Based in Belgrade, Serbia or Amsterdam, the Netherlanbds.
The works of Mariko Hori, consisting mainly of installations, are study of alternative way of architecture without building, through modest but characteristic way of choice of objects
and placing them intentionally.
Her interests have been in ‘atmosphere’ and ‘Ma’, a Japanese word which takes the concept of negative space farther, to define a continuum which spans both space and time.   For example,  ‘the space -in between’  or  ‘pause in time’  might at first appear that there is nothing between the structures, but actually there is  ‘Ma’, emptiness,  blank space or time exist. And the space and the time have a very slight difference.
She has been researching about the way objects are being.  Particular attention is paid to the space between them as each objects carries with itself many places that each need their
space to unfold meaning. A particular ‘aura’  or  ‘atm




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Born in Kobe, Japan. Based in Belgrade, Serbia or Amsterdam, the Netherlanbds.
The works of Mariko Hori, consisting mainly of installations, are study of alternative way of architecture without building, through modest but characteristic way of choice of objects
and placing them intentionally.
Her interests have been in ‘atmosphere’ and ‘Ma’, a Japanese word which takes the concept of negative space farther, to define a continuum which spans both space and time.   For example,  ‘the space -in between’  or  ‘pause in time’  might at first appear that there is nothing between the structures, but actually there is  ‘Ma’, emptiness,  blank space or time exist. And the space and the time have a very slight difference.
She has been researching about the way objects are being.  Particular attention is paid to the space between them as each objects carries with itself many places that each need their
space to unfold meaning. A particular ‘aura’  or  ‘atmosphere’, that only things which have existed for a long time have, is made by time, space in flow. She describes this special atmosphere as ‘sense of existence’.
As  her  lifetime  practice,  she is trying  to find  the possibilities to  reproduce a certain atmosphere, the ‘sense of existence’ ( something beyond conceptual meaning ) and how to
share the feelings, qualia.
In spite of the fact that she studied architecture, she stopped liking  drawing – up new architectural plans since she was more attracted by aesthetic aspects of aged deterioration
and felt  that she will never be able to recreate the strong sense of enduring existence that old things have. It also appears to her  that modern societies are building  too many new
buildings which ultimately might end up as surplus.
She believes that one of the next steps for architecture is to try to create alternative spaces without buildings.  This ‘new way of architecture’ could be atmosphere itself, and in her
practice, she experiments with various materials  such as found objects, especially, which hold some kind of aura,  the air,  smells,  sounds,  lights,  dust,  as well as individual
imagination, in order to find the new potential experience which could be imaginative and real at the same time.

Susanna Schoenberg, artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

Artist

Susanna Schoenberg,
artista
STAY WITH ME Art in turbolent times
Susanna Schoenberg, artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

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Francesco Pellegrino

musician and visual artist

Francesco Pellegrino is a multimedia artist and musician; his works include electroacoustic music, performances and installations. As a musician he performs in electroacoustic concerts for various instruments (including sax, trumpet, clarinet and various objects) and live electronics; he plays in the electroacoustic trio3D3, with Maurizio Montini and Andrea Venturoli. As an artist he creates installations with a strong sound component, immersive environments, invitations to contemplation. His installations have been exhibited in Florence, Livorno, Stockholm, Mexico City, Chongquing and others.

Francesco Pellegrino is a multimedia artist and musician; his works include electroacoustic music, performances and installations. As a musician he performs in electroacoustic concerts for various instruments (including sax, trumpet, clarinet and various objects) and live electronics; he plays in the electroacoustic trio3D3, with Maurizio Montini and Andrea Venturoli. As an artist he creates installations with a strong sound component, immersive environments, invitations to contemplation. His installations have been exhibited in Florence, Livorno, Stockholm, Mexico City, Chongquing and others.

The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

The time of Discretion è l’ultimo progetto a lungo termine dell’artista fiorentina Lisa Mara Batacchi, che presentò un capitolo del lavoro nella mostra omonima prodotta da MAD nel 2018 all'interno del ciclo Global Identities

Quest’anno  con Silvana Editoriale esce la pubblicazione di tutto il progetto. La narrazione cronologica è cadenzata da immagini in presa diretta, opere e still dal film, che verranno in parte proiettati durante questa presentazione.

Sia la mostra che il libro sono stati curati da Veronica Caciolli.

Il progetto prende le mosse dalla partecipazione dell’artista alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong utilizza la tintura naturale ad indaco per realizzare tessuti tradizionali e celebrativi, oltre che per interrogare i propri avi. Dalla doppia esperienza con le donne Hmong, uniche custodi di questo processo, l’artista ha realizzato due tessuti: l’uno, trasportato in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, ha costituito il lavoro per la Biennale

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Quest’anno  con Silvana Editoriale esce la pubblicazione di tutto il progetto. La narrazione cronologica è cadenzata da immagini in presa diretta, opere e still dal film, che verranno in parte proiettati durante questa presentazione.

Sia la mostra che il libro sono stati curati da Veronica Caciolli.

Il progetto prende le mosse dalla partecipazione dell’artista alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong utilizza la tintura naturale ad indaco per realizzare tessuti tradizionali e celebrativi, oltre che per interrogare i propri avi. Dalla doppia esperienza con le donne Hmong, uniche custodi di questo processo, l’artista ha realizzato due tessuti: l’uno, trasportato in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, ha costituito il lavoro per la Biennale mongola. L’altro, l’immagine dell’odierna pubblicazione, rappresenta l’interpretazione di due esagrammi dell’I-Ching, interrogati sul destino imminente del mondo. Nel 2018 questi due lavori, assieme ad un video, due installazioni, cinque arazzi, quattro serie fotografiche e materiale documentario, hanno costituito la prima restituzione pubblica di questo ciclo di lavori, proprio alle Murate.

Il viaggio, l’esperienza e il lavoro di Lisa Mara Batacchi hanno offerto l’opportunità di affrontare una quanto mai interessante e puntuale serie di questioni: le reciproche interferenze o impermeabilità tra differenti culture, lo status di alcune minoranze etniche, gli esiti della globalizzazione, i ruoli della produzione industriale e manuale, le teorie sulla decrescita, la potenza o la miseria della memoria, il ruolo dell’arte. La complessità di questi temi, oltre che dalle due relatrici, è stata affrontata nel libro dalle molteplici prospettive di Sumesh Sharma, Federico Campagna, Valentina Gioia Levy, Wang Xiaomei.

 

 

The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

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7° Firenze FilmCorti Festival | Premio Cinematografico Spazio Giovani 2020

Dieci giovani registi in gara per la seconda edizione del Premio Cinematografico "Spazio Giovani": chi saranno i primi tre classificati? Lo scopriamo in diretta dalla Sala del Cenacolo dell'Accademia, dopo aver assistito alla proiezione di tutti i corti in gara. L'evento si svolge nell'ambito del 7° Firenze FilmCorti Festival.

7° Firenze FilmCorti Festival | Premio Cinematografico Spazio Giovani 2020
7° Firenze FilmCorti Festival | Premio Cinematografico Spazio Giovani 2020

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7a edizione del Firenze Film Corti Festival | LOSING SIGHT - Official Trailer

Documentario di Jorgo Kokkinidis

LOSING SIGHT - Official Trailer
Jorgo Kokkinidis
7a edizione del Firenze Film Corti Festival | LOSING SIGHT - Official Trailer

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7a edizione del Firenze Film Corti Festival | ANNA di Dekel Berenson,

Alla 7a edizione del Firenze Film Corti Festival trionfa come miglior opera in assoluto ANNA di Dekel Berenson, cortometraggio ambientato nell’Ucraina orientale devastata dalla guerra, che racconta la storia di una madre single anziana, disperatamente desiderosa di un cambiamento  radicale della propria vita.

ANNA di Dekel Berenson
7a edizione del Firenze Film Corti Festival | ANNA di Dekel Berenson,

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Monday-Myriam Boulos-Beirut

Evento speciale di punta di questa edizione di Middle East Now festival

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers – Myriam Boulos, Sina Shiri, Abdo Shanan, Amir Hazim, Reem Falaknaz, Erdem Varol, Mouad Abillat – brought together to provide a personal visual perspective of their city – Beirut, Tehran, Algieri, Baghdad, Dubai, Istanbul, Marrakesh – on a specific day of the week.

The result, SEVEN BY SEVEN, is a collective voice and vision, and at the same time a set of personal and highly original points of view on the life of people in the Middle East, a visual narrative alternative to the media representation of these cities, very often negative and linked to the facts of news and geopolitics.

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

SEVEN BY SEVEN is also presented through a special online platf

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The works of 7 talented young Middle Eastern photographers – Myriam Boulos, Sina Shiri, Abdo Shanan, Amir Hazim, Reem Falaknaz, Erdem Varol, Mouad Abillat – brought together to provide a personal visual perspective of their city – Beirut, Tehran, Algieri, Baghdad, Dubai, Istanbul, Marrakesh – on a specific day of the week.

The result, SEVEN BY SEVEN, is a collective voice and vision, and at the same time a set of personal and highly original points of view on the life of people in the Middle East, a visual narrative alternative to the media representation of these cities, very often negative and linked to the facts of news and geopolitics.

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

SEVEN BY SEVEN is also presented through a special online platform – 7×7.middleastnow.it – which allows visitors to digitally explore the work of the 7 photographers and their visual account of the cities in which they live.

 

 

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Monday-Myriam Boulos-Beirut

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Original project produced by Middle East Now Festival, conceived and curated by Roï Saade and co-produced by Murate Art District.

"In this era of revolutions, unrest, exclusion and individualism, photography can play a fundamental role in building bridges between communities in the Middle East and North Africa. The objective of this project is to explore the differences and similarities found in each city and celebrate their diversity and complexity". , Roï Saade.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

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Myriam Boulos

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Myriam Boulos. Born in Beirut in 1992, she graduated in photography from the Academie Libanaise des Beaux Arts in 2015. She has taken part in international group exhibitions including Photomed, Beirut Art Fair, Berlin PhotoWeek, Mashreq to Maghreb (Dresden, Germany), Beyond boundaries (New York), C’est Beyrouth (Paris) and 3ème biennale des Photographes du monde arabe (Paris), and received the Byblos Bank Award for Photography in 2014. He uses his camera to interrogate the city and its people, and his photos are a mix of documentary and personal research.

Myriam Boulos. Born in Beirut in 1992, she graduated in photography from the Academie Libanaise des Beaux Arts in 2015. She has taken part in international group exhibitions including Photomed, Beirut Art Fair, Berlin PhotoWeek, Mashreq to Maghreb (Dresden, Germany), Beyond boundaries (New York), C’est Beyrouth (Paris) and 3ème biennale des Photographes du monde arabe (Paris), and received the Byblos Bank Award for Photography in 2014. He uses his camera to interrogate the city and its people, and his photos are a mix of documentary and personal research.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Myriam Boulos | Mondays in Beirut

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers on a specific day of the week

Myriam Boulos | Mondays in Beirut

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Myriam Boulos | Mondays in Beirut

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

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Sina Shiri

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Sina Shiri. He was born in Rasht, Iran in 1991. He started photography at the age of 16 and has since worked in various Iranian press agencies and magazines as a photographer. Today he is a freelancer and focuses on social issues and themes.

Sina Shiri. He was born in Rasht, Iran in 1991. He started photography at the age of 16 and has since worked in various Iranian press agencies and magazines as a photographer. Today he is a freelancer and focuses on social issues and themes.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers on a specific day of the week

Sina Shiri | Tuesday in Tehran

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Sina Shiri | Tuesday in Tehran

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Abdo Shanan

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Abdo was born in 1982 in Oran, Algeria, to a Sudanese father and Algerian mother. He studied engineering at the University of Sirte, Libya, until 2006. In 2012 an internship at Magnum Photos Paris gave him the opportunity to reflect on his photographic approach and produce his first short story for the magazine “Rukh”. His photographs have been published in numerous international magazines and newspapers. In 2015 he received a nomination for the Magnum Foundation Emergency Fund, in 2019 he won the CAP (Contemporary African Photography) award for his project “Dry”, in the same year he was selected for Joop Swart Masterclass by World Press Photo.

Abdo was born in 1982 in Oran, Algeria, to a Sudanese father and Algerian mother. He studied engineering at the University of Sirte, Libya, until 2006. In 2012 an internship at Magnum Photos Paris gave him the opportunity to reflect on his photographic approach and produce his first short story for the magazine “Rukh”. His photographs have been published in numerous international magazines and newspapers. In 2015 he received a nomination for the Magnum Foundation Emergency Fund, in 2019 he won the CAP (Contemporary African Photography) award for his project “Dry”, in the same year he was selected for Joop Swart Masterclass by World Press Photo.

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers on a specific day of the week

Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Abdo Shanan | Wednedays in Algiers

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Amir Hazim

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Amir Hazim is an artist and photographer based in Baghdad. He graduated from Baghdad College of Fine Arts and began his professional career in 2019, publishing in Arab News, The National and many others.

Amir Hazim is an artist and photographer based in Baghdad. He graduated from Baghdad College of Fine Arts and began his professional career in 2019, publishing in Arab News, The National and many others.

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers on a specific day of the week

Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

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7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

7X7| Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Amir Hazim | Thursdays in Baghdad

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Reem Falaknaz

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Reem Falaknaz documents with his artistic work the social and physical landscape of the United Arab Emirates and its inhabitants. In 2014 he took part in the prestigious Arab Documentary Photography Program, and his international participations include the United Arab Emirates Pavilion at the Venice Architecture Biennale 2016 and the Lahore Biennale in 2020.

Reem Falaknaz documents with his artistic work the social and physical landscape of the United Arab Emirates and its inhabitants. In 2014 he took part in the prestigious Arab Documentary Photography Program, and his international participations include the United Arab Emirates Pavilion at the Venice Architecture Biennale 2016 and the Lahore Biennale in 2020.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers on a specific day of the week

Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Reem Falaknaz | Fridays in Dubai

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Erdem Varol

Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Erdem Varol. Born in 1988, he lives in Istanbul. In 2017 Erdem published his first book “Free Fall” together with two fanzines, published in 2018 and 2019 respectively. He has held solo and group exhibitions in Turkey, Italy, France and elsewhere.

Erdem Varol. Born in 1988, he lives in Istanbul. In 2017 Erdem published his first book “Free Fall” together with two fanzines, published in 2018 and 2019 respectively. He has held solo and group exhibitions in Turkey, Italy, France and elsewhere.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers on a specific day of the week

Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Erdem Varol | Saturdays in Instanbul

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Mouad Abillat 

7X7 Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade

Mouad Abillat is a Moroccan photographer and director. He has a degree in Audiovisual Technician and has also studied photography and screenwriting, which has influenced his style and led him to develop an interest in storytelling. By photographing young people on the streets of Marrakech with a unique and original style, he strives to portray the contradictions and fight against the stereotypes faced by the new generations today.

Mouad Abillat is a Moroccan photographer and director. He has a degree in Audiovisual Technician and has also studied photography and screenwriting, which has influenced his style and led him to develop an interest in storytelling. By photographing young people on the streets of Marrakech with a unique and original style, he strives to portray the contradictions and fight against the stereotypes faced by the new generations today.

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7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

The works of 7 talented young Middle Eastern photographers on a specific day of the week

Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

This content is avaiable only in this archive.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

As an integral part of the project, the curator has created, exclusively for the festival, 7 newspapers that can be browsed in the exhibition: 7 newspapers in whose pages the story is developed through images of every day of a hypothetical week in the Middle East.

7X7 | Transcultural narratives from the Middle east and North Africa. Curated by Roi Saade | Mouad Abillat | Sundays in Marrakesh

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La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival

La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival si sposta sul web: la  trasmissione sul sito del Festival di tutti e 35 i cortometraggi in concorso sarà on streaming gratuito sul sito firenzefilmcortifestival.com/festival-online

Alcuni ospiti, tra cui Alessandro Haber, Jesus Garcés Lambert, Elisabetta Pandimiglio, Wilma Labate, Gianluca Arcopinto, lasceranno un loro contributo, con videomessaggi di saluto e riflessione.
Sono inoltre previsti talk a distanza, come per il regista Giacomo Campiotti.

La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival si sposta sul web: la  trasmissione sul sito del Festival di tutti e 35 i cortometraggi in concorso sarà on streaming gratuito sul sito firenzefilmcortifestival.com/festival-online

Alcuni ospiti, tra cui Alessandro Haber, Jesus Garcés Lambert, Elisabetta Pandimiglio, Wilma Labate, Gianluca Arcopinto, lasceranno un loro contributo, con videomessaggi di saluto e riflessione.
Sono inoltre previsti talk a distanza, come per il regista Giacomo Campiotti.

I locali MAD sono sottoposti a sanificazione e le postazioni prevedono distanziamento secondo le normative anti-Covid19.
L’accesso è consentito solo con mascherina.

 

La rassegna dedicata all’universo del cortometraggio in programma dal 27 al 30 ottobre a MAD – Murate Art District e alla Limonaia di Villa Strozzi.

Sarà un’edizione molto attenta al racconto dello stato dell’arte dell’industria del cinema duramente colpita dal Covid-19, con un occhio di riguardo verso q



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La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival si sposta sul web: la  trasmissione sul sito del Festival di tutti e 35 i cortometraggi in concorso sarà on streaming gratuito sul sito firenzefilmcortifestival.com/festival-online

Alcuni ospiti, tra cui Alessandro Haber, Jesus Garcés Lambert, Elisabetta Pandimiglio, Wilma Labate, Gianluca Arcopinto, lasceranno un loro contributo, con videomessaggi di saluto e riflessione.
Sono inoltre previsti talk a distanza, come per il regista Giacomo Campiotti.

I locali MAD sono sottoposti a sanificazione e le postazioni prevedono distanziamento secondo le normative anti-Covid19.
L’accesso è consentito solo con mascherina.

 

La rassegna dedicata all’universo del cortometraggio in programma dal 27 al 30 ottobre a MAD – Murate Art District e alla Limonaia di Villa Strozzi.

Sarà un’edizione molto attenta al racconto dello stato dell’arte dell’industria del cinema duramente colpita dal Covid-19, con un occhio di riguardo verso quelle produzioni che si distinguono per il loro taglio autoriale, innovativo e contemporaneo”.
La Direttrice artistica e regista Teresa Paoli

In questa 7a edizione 35 cortometraggi in programma provenienti da 17 paesi diversi.
Incontri, proiezioni, eventi speciali nel pieno rispetto delle norme anti-contagio.

Tra i registi invitati anche Giacomo Campiotti, il regista sarà protagonista di un incontro intitolato “Il valore delle storie”(venerdì 30 ottobre ore 17:30, Limonaia di Villa Strozzi). Un’occasione per parlare di cinema, televisione, racconto audiovisivo, partendo dal suo percorso artistico, e dalla sua ricerca di storie di senso da portare sullo schermo. Già aiuto regista di Mario Monicelli, ha lavorato con Ermanno Olmi e ha firmato il film candidato ai Golden Globes come miglior film straniero “Come due coccodrilli”. Ha diretto serie italiane e internazionali per la televisione come “Zivago” con Keira Knightley e Sam Neil, “Giuseppe Moscati”, “Non è mai troppo tardi”, “Liberi di scegliere”, “Ognuno è perfetto”. È il regista della serie cult “Braccialetti Rossi”. In questo momento sta lavorando ad una nuova produzione sulla storia di Chiara Lubich.

A Campiotti si aggiunge la regista Wilma Labate, al Firenze Film Corti Festival con  “Arrivederci Saigon” (28 ottobre, ore 21 – Limonaia di Villa Strozzi) il film che racconta l’incredibile storia delle Stars, la giovanissima band italiana che dalla provincia toscana viene spedita inaspettatamente in Vietnam, a suonare nelle basi militari americane.

Nella stessa giornata – alla presenza del regista Giovanni Guidelli – la proiezione del cortometraggio realizzato col sostegno Bando Personalità illustri della Regione Toscana “Farinata: La Tredicesima Notte” e la proiezione di “Scuola Calcio”, film del collettivo Mina. Gianluca Arcopinto, produttore e organizzatore di più di cento film, e figura di riferimento del cinema indipendente italiano e la regista Elisabetta Pandimiglio, ne hanno curato la direzione artistica e saranno presenti al festival.

Da segnalare anche l’evento “Fare Cinema d’arte, con la proiezione del film “Io, Leonardo” e l’incontro con il regista Jesus Garces Lambert, che nel 2018 ha diretto il film “Caravaggio – L’anima e il sangue”, documentario più visto in sala nella storia del cinema italiano.

Per il secondo anno consecutivo il Firenze Film Corti Festival focalizza la sua attenzione sulle opere dei giovani. Attraverso la sezione del Festival denominata “Concorso Spazio giovani“, riservata agli studenti delle Accademie, delle Università, delle Scuole di cinema e degli Istituti superiori, sono pervenute opere di estremo interesse. Le opere finaliste potranno essere apprezzate via streaming giovedì 29 ottobre. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Firenze

Per maggiori informazioni: firenzefilmcortifestival.com

 

I premi assegnati dalla giuria finale presieduta da Emanuela Mascherini e composta da Federico Berti (giornalista, scrittore di cinema), Simona De Simone/Nuanda Sheridan (regista), Stefano Mutolo (co-fondatore CNA Cinema e distributore) e Marta Savina (regista e sceneggiatrice):

Miglior Film di Finzione

IT’S ME di Andrea Casaseca
Per la capacità di raccontare in maniera matura il tema del bullismo, con un sapiente utilizzo di un valido cast di attori, mettendo in scena la linea sottile che separa l’innocenza dalla crudeltà.

Miglior regia. 

ATLAS di Maciej Kawalski
Per la regia ambiziosa e ben consapevole che dirige attori e sceglie inquadrature in maniera chirurgica a creare un’opera di matura consapevolezza del cinema breve.

Miglior opera prima

LOSING SIGHT di Jorgo Kokkinidis
Per la chiara e netta grammatica visiva fondata su un’attenta composizione delle inquadrature, l’uso dei colori e della luce, in un linguaggio documentaristico.

Miglior sceneggiatura

EXAM di Sonia K. Hadad
Per la capacità di rendere interessante e avvincente una narrativa apparentemente semplice, senza mai banalizzare le sfumature emotive della protagonista.

Miglior attore

Riccardo De Filippis
nel corto IL PRIMO GIORNO DI MATILDE di Rosario Capozzolo

Per il talento e la capacità di esprimere tutte le inquietudini nascoste nell’animo del personaggio protagonista, nel suo giorno più difficile.

Miglior attrice

Lucrezia Guidone
nel corto SOFFIO di Nicola Ragone
Per la grande abilità di dare voce ad un personaggio senza l’uso della parola. Gli ultimi cento passi di una donna che va incontro all’ultimo soffio di vita

Miglior documentario

IL RITRATTO DI MIA MADRE di Tavo Ruiz
Per il coraggio di andare fino in fondo su un tema doloroso, quasi respingente, ma essenziale da portare all’attenzione del pubblico. Per la qualità artistica e tecnica e per la rara capacità di descrivere  l’intero arco narrativo dei personaggi, mostrando non solo il dramma sanitario ed esistenziale al centro del racconto, ma anche la soluzione allo stesso.

Miglior film di animazione

LA GIOSTRA DI NINA di Valerio Berruti
Per la delicatezza, l’originalità dello sguardo e la maestria nell’uso dell’animazione, con un magico equilibrio costruito evitando eccessi di minimalismo, facili trucchi retorici e soluzioni narrative espositive.

Miglior Film Sperimentale

PANDEMIA di Yiannis Biliris
Per aver affrontato un tema di grande attualità da una particolare prospettiva. Per aver trasformato la quotidianità in un’opera dal forte impatto visivo, suggellandola con una colonna sonora perfettamente in grado di esaltarne il significato.

_______________________

Le sceneggiature premiate

Primo premio a FORGIVE ISMAIL di Mirza Ekinovic
Ambientato in un campo di rifugiati, per l’urgenza del tema trattato e l’eleganza nello sviluppo del racconto e dei suoi personaggi che non scadono mai nel banale o nello stereotipato.

Secondo premio a PORTRAIT OF A MEXICANA POET IN IOWA CITY di James Fitzmaurice
Per la capacità di restituire con sagacia, complessità e senso dell’intrattenimento la tempesta perfetta dell’incontro di menti eccellenti come Kurt Vonnegut e Raymond Carver in un momento di svolta della letteratura occidentale e del modo di raccontare enormi cambiamenti storici e sociali.

Terzo premio a LO SFRATTO di Tiziana Cristiano
Per la pulizia e la delicatezza con cui viene trattato il tema degli ultimi in maniera comica e surreale.

Menzione a NO FLY BIRD di Ivan Drago
Per l’originalità dell’idea e la delicatezza nel presentare una narrativa che si presta perfettamente ad un’animazione, con un occhio di riguardo per i più piccoli.

Menzione a EMMA SULLA RIVA DEL FIUME di Gianluca Papadia
Per aver saputo mettere al centro del racconto, l’affascinante mondo della pittura, con una abile alternanza spazio temporale. Un piccolo grande “mosaico” che coinvolge fino all’ultima sequenza.

Menzione a PAPPAGALLO BLUES di Milena Cappabianca
Per la delicatezza con cui racconta le nuances delle relazioni e dei sentimenti, utilizzando la musica come un contrappunto intessuto nella struttura stessa della storia.

Premio speciale ELENA BERTOLDI va  a SOTTO IL CIELO DI SPAGNA di Lidia Popolano
Per la maniacale ricostruzione storica di una pagina poco affrontata della nostra storia come la partecipazione italiana alla Guerra Civile Spagnola, inscritta nei canoni classici e solidi del racconto storico popolare tipico del cinema e della fiction italiana.

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Le Menzioni speciali dell’Associazione Rive Gauche – Festival

Menzione Sceneggiatura:

THE SHELL di Hakal Unal. 
The shell è un viaggio a ritroso da parte di una pittrice di mezza età non sposata ed essenzialmente dedita alla madre. Viene per tutti il momento di fare i conti con se stesso, col proprio passato e con i conflitti interiori sopiti, ma non repressi. Il modo col quale viene descritta la storia di Shell è impeccabile ed un ritratto nel quale tutti possono ritrovarsi.

Menzioni  Film:

IL VESTITO di Massimo Ravallese
Apparentemente si potrebbe dire “storie di ordinaria immigrazione”. Ma in realtà Rive Gauche – Festival ha ravvisato, nel lavoro di Massimo Ravallese, una profondità di accenti e di toni e una dialettica serrata tra personaggi, chelo rendono sicuramente meritevole di una menzione speciale.

TO HER di Jacopo Ardolino 
una menzione speciale per il modo del tutto particolare e convincente col quale il film tratta il mito di Orfeo ed Euridice.
Infatti l’Autore, con coraggio e originalità sperimentale, conferisce al film una svolta determinata dall’incontro do Orfeo con il pittore e traccia un esito del film brillantemente conseguenziale.

IL QUADRO ALLE TUE SPALLE di Frida Bruno
L’Associazione ha trovato veramente interessante l’impianto psicologico che è alla base di questo film. L’autore, Frida Bruno, è riuscita a dare alla storia una scrittura cinematografica ad un tempo lineare e complessa: una storia, che si innesta nel tragico background del protagonista, che lascia interessanti interrogativi nella testa dello spettatore, assolvendo così ad uni dei compiti che, in genere, il cinema dovrebbe sempre tenere presente.

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Il programma

Martedì 27 Ottobre
15:30 INTRODUZIONE AL FESTIVAL

16:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Anna, Dekel Berenson, Ucraina, 15 min.
A picture in the 21st century, Stefan Pecher, Austria, 4:21 min. Deaf love, Michele Bertini Malgarini, Italia, 15 min.
The Role, Farnoosh Samadi, Iran, 11:51 min.
Retratos de Mi madre, Tavo Ruiz, Messico, 11 min.
Newyork Rhapsody, Salvatore D’alia, USA, 14 min.
Tono Menor, Ivan Sainz Pardon, Spagna, 11 min.

18:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Umbrella dance for Hong Kong, Wong King Fai, Hong Kong, 15 min. Making men, Antoine Paier, Belgio, 19:41 min.
Exam, Sonia k Hadad, Iran, 15 min.
Soffio, Nicola Rangone, Italia, 9:41 min.
Pandemia, Yannis Biliris, 4 min.
In the night, Tibault Buccellato, USA, 6 min

Mercoledì 28 Ottobre
15:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO

15:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Proiezione dei film finalisti del Concorso Spazio Giovani 2020.
Them, Robin Lochman, Germania, 15 min.
Materia Celeste, Andrea, Gatopoulos, Italia, 15 min. Coming Back Sunny, Noriko Yuasa, Giappone, 15 min. Danke Aus, Luca Amhofer, Austria, 06:48 min.
Depot Asmara, Beatrice Möller, Eritrea, 25 min.
Fifteen, Sébastien Blanc, UK, 15 min.

17:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Il vestito, Massimo Ravallese, Italia, 15 min.
Extrasezon, Ioachim Stroe, Romania, 20 min.
Losing Sight, Jorgo Kokkinidis, Belgio, 36:08 min.

Giovedi 29 Ottobre
15:00 PROIEZIONE STREAMING OPERE FINALISTE DEL PREMIO CINEMATOGRAFICO SPAZIO GIOVANI 2020

18:00 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Luce, Ciro Apicella, USA, 11 min.
I Resign, Jay Mohanm, USA, 7 min.
It’s me, Andrea Casaseca, Spagna, 11:34 min. Il terzo atto, Petrasso, Italia, 11:25 min.
La Giostra di Nina, Valerio Berruti, Italia, 11 min. Xy, Anna Karín Lárusdóttir, Islanda, 15:57 min. Delitto Naturale, Valentina Bertuzzi, Italia, 15 min.

Venerdì 30 Ottobre
09:30 CONCORSO SCENEGGIATURE / SCREENPLAY CONTEST

14:30 PROIEZIONE FILM IN CONCORSO
Il quadro alle tue spalle, Frida Bruno, Italia, 18 min.
Song Sparrow, Farzaneh Omidvarnia, Iran-DK, 12 min. Apocalypse, Andrea Cecconati, Italia, 19:12 min.
To Her, Jacopo Ardolino, Italia, 13 min.
Atlas, Maciej Matthew Kawalski, Polonia, 30 min.
Il primo giorno di Matilde, Rosario Capozzolo, Italia, 9:55 min.

 

LE SEDI DEL 7° FIRENZE FILMCORTI FESTIVAL:

MURATE ART DISTRICT – Piazza delle Murate
LIMONAIA DI VILLA STROZZI – Via Pisana 77
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FIRENZE – Via Ricasoli 66

 

Scopri il programma completo >>

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Il Festival è organizzato dall’Associazione Rive Gauche
Presidente: Marino Demata
Presidente del Firenze Film Corti Festival: Francesco Grifoni
Direttrice artistica del 7° Firenze Film Corti Festival: Teresa Paoli
Presidente della Giuria del 7° Firenze Film Corti Festival: Emanuela Mascherini
Vicepresidente del Firenze Film Corti Festival: Maria Rosaria Perill

Sono partner del Firenze Film Corti Festival:
MiBACT, Consiglio Regionale della Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Comune di Firenze, Mus.e, MAD – Murate Art District, Accademia Belle Arti di Firenze, The Animattikon Project, INKTIP, Hollywood screenings Film Festival, Edinburgh Short Film Festival, Piemonte DocuMenteur FilmFest, Blue Danube FilmFestival.

LA STRUTTURA DEL FESTIVAL 2020
Presidente Rive Gauche – Festival: Marino Demata
Presidente 7FFF: Francesco Grifoni
Vice Presidente 7FFF: Maria Rosaria Perilli
Direttrice Artistica 7FFF: Teresa Paoli

LA GIURIA
Presidente Giuria 7FFF: Emanuela Mascherini
Federico Berti
Simona De Simone
Stefano Mutolo
Marta Savina

IL COMITATO SCIENTIFICO ARTISTICO
Massimo Becattini
Mimmo Calopresti
Valentina Gensini
Claudio Rocca

La 7a edizione del Firenze Film Corti Festival

Available in:

Francesca Merz

Curatrice Il Diario Popolare | Progetto RIVA

Torinese di nascita, fiorentina di adozione. Cultural project manager, consulente strategico per lo sviluppo delle risorse culturali, storica e critica d’arte, da anni si occupa dell’ideazione, organizzazione e gestione di eventi culturali in tutto il mondo. Attualmente collabora con l’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli a Firenze, è a capo dell’ufficio marketing della società Contemporanea Progetti, nella ideazione e gestione delle mostre internazionali, e si occupa con la sua associazione Fund4art, della strutturazione di progetti di marketing e innovazione territoriale, strategie d’ascolto della cittadinanza e consulenza nell’ambito della valorizzazione e gestione dei distretti culturali, nonché di promozione di eventi di divulgazione su temi umanitari. Proprio nell’ambito dei progetti di ascolto della cittadinanza e di studio delle memorie dei territori, si iscrive la sua passione giornalistica, scrive per Nena-News di Palestina

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Torinese di nascita, fiorentina di adozione. Cultural project manager, consulente strategico per lo sviluppo delle risorse culturali, storica e critica d’arte, da anni si occupa dell’ideazione, organizzazione e gestione di eventi culturali in tutto il mondo. Attualmente collabora con l’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli a Firenze, è a capo dell’ufficio marketing della società Contemporanea Progetti, nella ideazione e gestione delle mostre internazionali, e si occupa con la sua associazione Fund4art, della strutturazione di progetti di marketing e innovazione territoriale, strategie d’ascolto della cittadinanza e consulenza nell’ambito della valorizzazione e gestione dei distretti culturali, nonché di promozione di eventi di divulgazione su temi umanitari. Proprio nell’ambito dei progetti di ascolto della cittadinanza e di studio delle memorie dei territori, si iscrive la sua passione giornalistica, scrive per Nena-News di Palestina principalmente, nonché per CuCo, Cultura Commestibile

Available in:

Yuval Avital

Musician and visual artist

Born in Jerusalem in 1977 and living in Milan, multimedia artist, composer and guitarist Yuval Avital develops his works in a variety of spaces, including public venues, industrial archaeological sites, theatres and museums, challenging the traditional crystallized categories that separate the arts. In his exhibitions, performances, immersive installations, total-operas, large-scale musical ‘rituals’, and concerts one can find dancers, contemporary music ensembles, masters of ancient cultures, recruited individuals or communities, multi-video projections, meditative tactile ambients, advanced technological instruments, archive materials, scientific data, Sound-Sculpture, painting and printed artworks.
Each of Avital’s artworks is a unique experiential, poetic and emotional microcosm with its own identity, fruit of a meticulous research carried out in a carefully coded language, confronting the reoccurring themes of archetype and structure; ancestral and currant global-era human c

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Born in Jerusalem in 1977 and living in Milan, multimedia artist, composer and guitarist Yuval Avital develops his works in a variety of spaces, including public venues, industrial archaeological sites, theatres and museums, challenging the traditional crystallized categories that separate the arts. In his exhibitions, performances, immersive installations, total-operas, large-scale musical ‘rituals’, and concerts one can find dancers, contemporary music ensembles, masters of ancient cultures, recruited individuals or communities, multi-video projections, meditative tactile ambients, advanced technological instruments, archive materials, scientific data, Sound-Sculpture, painting and printed artworks.
Each of Avital’s artworks is a unique experiential, poetic and emotional microcosm with its own identity, fruit of a meticulous research carried out in a carefully coded language, confronting the reoccurring themes of archetype and structure; ancestral and currant global-era human condition; nature and hybridity; ritual and science.
Avital’s sound and visual artworks have been presented in museums, art foundations, venues and art events such as MANIFESTA Biennial, GAM – Torino, MACRO Museum of Contemporary Art Rome; OSTRALE Dresden Biennial, La Fabbrica del Cioccolato Foundation in Switzerland, Saint Antoine Church Istanbul, Marino Marini Museum in Florence; National Science and Technology Museum “Leonardo da Vinci” in Milan.

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Parola di Artista Le Opere e i Giorni | Yuval Avital, musicista e artista visivo

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Yuval Avital, musician and visual artist

Parola di Artista Le Opere e i Giorni |
Yuval Avital, musician and visual artist
Parola di Artista Le Opere e i Giorni | Yuval Avital, musicista e artista visivo

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Pietro Gaglianò

Curator

Pietro Gaglianò (1975) is an art critic and curator. After graduating in architecture he deepened the relationship between the aesthetics of power and individual freedoms, preferring the urban, architectural and social context as the scene of contemporary art practices. He has curated special projects and exhibitions in Italy and abroad. For years he has been experimenting with hybrid formats of the art verification space, in which laboratory and training experiences are grafted onto the traditional model of exhibition and conference.

Pietro Gaglianò (1975) is an art critic and curator. After graduating in architecture he deepened the relationship between the aesthetics of power and individual freedoms, preferring the urban, architectural and social context as the scene of contemporary art practices. He has curated special projects and exhibitions in Italy and abroad. For years he has been experimenting with hybrid formats of the art verification space, in which laboratory and training experiences are grafted onto the traditional model of exhibition and conference.

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Pietro Gaglianò, curator

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Pietro Gaglianò, curator

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni
Pietro Gaglianò, curatore
Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Pietro Gaglianò, curator

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Luigi Presicce

Artist

Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976) lives in Florence. He attended the Academy of Fine Arts in Lecce, deliberately choosing not to discuss his thesis. His work has been influenced by his independent studies. In 2007 he attended the Advanced Course in Visual Arts (CSAV) at the Antonio Ratti Foundation in Como with Joan Jonas. In 2008, as part of Artist in Residence, he participated in the workshop in Viafarini in Milan with Kim Jones. In Milan, in 2008, with Luca Francesconi and Valentina Suma, he founded Brownmagazine and later Brown Project Space, for which he is responsible for programming. In 2011 with Giusy Checola and Salvatore Baldi he founded Archiviazioni in Lecce (exercises of investigation and discussion on the contemporary South). In 2012 he took part in Artists in Residence at MACRO in Rome, extending his invitation to nine other artists (Laboratorio). Since 2010, with Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese and Cesare Pietroiusti he has been involved in the Lu Cafaus

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Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976) lives in Florence. He attended the Academy of Fine Arts in Lecce, deliberately choosing not to discuss his thesis. His work has been influenced by his independent studies. In 2007 he attended the Advanced Course in Visual Arts (CSAV) at the Antonio Ratti Foundation in Como with Joan Jonas. In 2008, as part of Artist in Residence, he participated in the workshop in Viafarini in Milan with Kim Jones. In Milan, in 2008, with Luca Francesconi and Valentina Suma, he founded Brownmagazine and later Brown Project Space, for which he is responsible for programming. In 2011 with Giusy Checola and Salvatore Baldi he founded Archiviazioni in Lecce (exercises of investigation and discussion on the contemporary South). In 2012 he took part in Artists in Residence at MACRO in Rome, extending his invitation to nine other artists (Laboratorio). Since 2010, with Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese and Cesare Pietroiusti he has been involved in the Lu Cafausu project that promotes La festa dei vivi (reflecting on death) and with which he was invited by AND AND to dOCUMENTA13, Kassel. Since 2016 he has been a founding member of the Lac o le Mon Foundation in San Cesario di Lecce. With Francesco Lauretta since 2017 he has been part of the Scuola di Santa Rosa, a free school of drawing en plein air based in Florence and New York. He has been selected for the 2018 Studio Program at Artists Allianc Inc, New York and TAD Residency at Monastero del Carmine, Bergamo. He conceived and curated in 2018 and 2019 the Symposium of Painting at the Lac o le Mon Foundation, a residence/platform focused on Italian painting of the last thirty years.

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Luigi Presicce, artist

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen Luigi Presicce, artist

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Luigi Presicce, artista
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Luigi Presicce, artist

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Bendetta Manfriani

Artista visiva e cantante | Residenza d'Artista e Progetti

Bendetta Manfriani
Artista visiva e cantante
Bendetta Manfriani

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Benedetta Manfriani, visual artist and singer

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Benedetta Manfriani, visual artist and singer

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Benedetta Manfriani, artista visiva e cantante
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Benedetta Manfriani, visual artist and singer

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Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

Mediterranea # Habitus/Ethos
Installazione multimediale e performativa di Benedetta Manfriani
Sound design Agnese Banti
Performers Coro CONfusion.

Benedetta Manfriani Mediterranea # Habitus/Ethos
Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti
Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

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Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole

Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti

Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole
Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti
Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole

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L'arte prende casa nelle scuole

Residenza d'artista nelle scuole

Le aule (non utilizzate) diventano atelier e gli artisti offrono laboratori gratuiti ai ragazzi
Il progetto ideato da MAD Murate Art District in collaborazione con l’Assessorato all’istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana, è partito per l’anno scolastico 2018/2019 all’Istituto comprensivo Oltrarno e all’Istituto comprensivo Poliziano. I primi due artisti coinvolti sono stati Rossella Liccione e Francesco Pellegrino

A novembre 2018 ha inaugurato un importante progetto pilota di collaborazione tra artisti del territorio e gli istituti scolastici fiorentini partendo da un progetto della Associazione MUS.E con l’Istituto Comprensivo Oltrarno (Dirigente prof.ssa Paola Salmoiraghi), promosso dal Comune di Firenze (Direzione Istruzione).

L’iniziativa ha visto le strutture scolastiche mettere a disposizione un’aula non utilizzata per accogliere un artista contemporaneo che lavora quotidianamente a scuola. L’artista ospitato, ha offerto un laboratorio gratuito


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Le aule (non utilizzate) diventano atelier e gli artisti offrono laboratori gratuiti ai ragazzi
Il progetto ideato da MAD Murate Art District in collaborazione con l’Assessorato all’istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana, è partito per l’anno scolastico 2018/2019 all’Istituto comprensivo Oltrarno e all’Istituto comprensivo Poliziano. I primi due artisti coinvolti sono stati Rossella Liccione e Francesco Pellegrino

A novembre 2018 ha inaugurato un importante progetto pilota di collaborazione tra artisti del territorio e gli istituti scolastici fiorentini partendo da un progetto della Associazione MUS.E con l’Istituto Comprensivo Oltrarno (Dirigente prof.ssa Paola Salmoiraghi), promosso dal Comune di Firenze (Direzione Istruzione).

L’iniziativa ha visto le strutture scolastiche mettere a disposizione un’aula non utilizzata per accogliere un artista contemporaneo che lavora quotidianamente a scuola. L’artista ospitato, ha offerto un laboratorio gratuito per gli studenti dell’Istituto coinvolgendo di settimana in settimana classi diverse. Il progetto intendeva creare una situazione virtuosa di scambio tra scuole e artisti. Le strutture scolastiche che hanno messo a disposizione aule non utilizzate come studi d’artista, hanno accolto l’artista selezionato ad abitare quotidianamente la scuola e offrire un laboratorio settimanale gratuito per gli studenti.

La condivisione di spazi e ambienti ha creato una relazione tra artista e “abitanti della scuola” siano essi alunni, personale docente, di segreteria o collaboratori scolastici, dando vita ad una piccola comunità sperimentale aperta ad esperienze laboratoriali altamente innovative. Tali esperienze laboratoriali sono state guidate, seguite e monitorate da Mus.e, che ha supportato e incoraggiato progetti inediti e sperimentali.

Durante l’anno scolastico 2019/2020 il progetto è stato implementato portando a cinque il numero delle scuole coinvolte. MAD ha proposto cinque diverse residenze:

Rossella Liccione presso l’Istituto Comprensivo Poliziano
Francesco Pellegrino presso l’Istituto Comprensivo Oltrarno
Fosca presso l’Istituto Comprensivo Pirandello
Casey Kaufmann e Alessandro Cassigoli presso L’Istituto Comprensivo Vespucci
Torrick Ablack, in arte Toxic presso la Scuola Secondaria di primo grado “Dino Compagni”

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana nell’ambito di Toscanaincontemporanea 2018 e Toscanaincontemporanea 2019, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio Firenze.

L'arte prende casa nelle scuole

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Toxic

Street artist

Nato nel Bronx nel 1965 da famiglia caraibica. Come molti altri ragazzi di quel quartiere turbolento, cercava di esprimere la sua rabbia giovanile attraverso una forma spontanea di affermazione d’identità: disegnando graffiti sui malconci muri di case tutte uguali, plumbee ed anonime o sui vagoni malandati e squallidi della metropolitana. Insieme ad alcuni dei suoi “colleghi” di maggior talento, viene notato e nel momento in cui so lancia il Graffitismo come forma d’arte a pieno titolo, Toxic è nel gruppo dei migliori. Compagno di strada di leggende dell’arte contemporanea come Basquiat, Haring, Rammelzee, A One ed altri, Toxic ha partecipato alla crescita di questa corrente artistica underground che dalle strade più povere della metropoli americana è poi approfata in alcune gallerie famose, transitando anche per la Factory di Andy Warhol, e in innumerevoli mostre museali. Toxic ha continuato a lavorare su tele (e muri), trasferendosi in Europa (Francia e Italia). Protago

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Nato nel Bronx nel 1965 da famiglia caraibica. Come molti altri ragazzi di quel quartiere turbolento, cercava di esprimere la sua rabbia giovanile attraverso una forma spontanea di affermazione d’identità: disegnando graffiti sui malconci muri di case tutte uguali, plumbee ed anonime o sui vagoni malandati e squallidi della metropolitana. Insieme ad alcuni dei suoi “colleghi” di maggior talento, viene notato e nel momento in cui so lancia il Graffitismo come forma d’arte a pieno titolo, Toxic è nel gruppo dei migliori. Compagno di strada di leggende dell’arte contemporanea come Basquiat, Haring, Rammelzee, A One ed altri, Toxic ha partecipato alla crescita di questa corrente artistica underground che dalle strade più povere della metropoli americana è poi approfata in alcune gallerie famose, transitando anche per la Factory di Andy Warhol, e in innumerevoli mostre museali. Toxic ha continuato a lavorare su tele (e muri), trasferendosi in Europa (Francia e Italia). Protagonista ormai di numerose mostre, attualmente Toxic vive e dipinge in Toscana.

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Rosa Jijón 

Artist

Rosa Jijón (born in Quito, Ecuador in 1968, based in Rome from 2000). She is Visual artist, activist, cultural mediator and Cultural Secretary of the IILA, ​​Italo-Latin American Institute. She was Director of the CAC, Centro de Arte Contemporaneo di Quito, Ecuador (2013-2015). She has been part of the project “Women’s Letters” (Cartas de Mujeres) UN Women, as artistic coordinator and documentary film maker and also of the “Sa’r san Project”, which involved through art children of the Roma community in Rome, Italy. Her artistic research is focused on several photographic projects and sociological research, relating to the situation of men and women immigrants in Italy. She represented Ecuador at 54 Venice Biennial (2011).

Rosa Jijón (born in Quito, Ecuador in 1968, based in Rome from 2000). She is Visual artist, activist, cultural mediator and Cultural Secretary of the IILA, ​​Italo-Latin American Institute. She was Director of the CAC, Centro de Arte Contemporaneo di Quito, Ecuador (2013-2015). She has been part of the project “Women’s Letters” (Cartas de Mujeres) UN Women, as artistic coordinator and documentary film maker and also of the “Sa’r san Project”, which involved through art children of the Roma community in Rome, Italy. Her artistic research is focused on several photographic projects and sociological research, relating to the situation of men and women immigrants in Italy. She represented Ecuador at 54 Venice Biennial (2011).

Available in:

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Rosa Jijón, artist

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Rosa Jijón, artist

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni
Rosa Jijón, artistA
Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Rosa Jijón, artist

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L'arte prende casa nelle scuole | Toxic

Residenza d'artista nelle scuole di Toxic

Firenze, da culla del Rinascimento a promotrice della street art, conferma nel tempo la sua vocazione all’arte in ogni sua forma ed espressione, offrendo anche una mappa on line in continuo aggiornamento. La Scuola Dino Compagni con l’opera di Toxic è stata parte di questo grande museo a cielo aperto.
La street art è rappresentazione della società contemporanea, è un linguaggio fatto di simboli e significati non sempre svelati ma che arriva diretta allo sguardo di chi la incontra, è’ racconto contemporaneo, storytelling in tempo reale. Un polo didattico e culturale completo, che si può immaginare come un microcosmo perfetto, nel quale ogni elemento costituisce parte integrante e fondamentale del tutto. Questa è la visione di Toxic espressa in VERITAS attraverso la rappresentazione dei 4 elementi acqua, fuoco, aria, terra, che costituiscono la composizione di ogni sostanza esistente. “è la prima scuola in città pensata e costruita con gli spazi e la funzionalità di un

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Firenze, da culla del Rinascimento a promotrice della street art, conferma nel tempo la sua vocazione all’arte in ogni sua forma ed espressione, offrendo anche una mappa on line in continuo aggiornamento. La Scuola Dino Compagni con l’opera di Toxic è stata parte di questo grande museo a cielo aperto.
La street art è rappresentazione della società contemporanea, è un linguaggio fatto di simboli e significati non sempre svelati ma che arriva diretta allo sguardo di chi la incontra, è’ racconto contemporaneo, storytelling in tempo reale. Un polo didattico e culturale completo, che si può immaginare come un microcosmo perfetto, nel quale ogni elemento costituisce parte integrante e fondamentale del tutto. Questa è la visione di Toxic espressa in VERITAS attraverso la rappresentazione dei 4 elementi acqua, fuoco, aria, terra, che costituiscono la composizione di ogni sostanza esistente. “è la prima scuola in città pensata e costruita con gli spazi e la funzionalità di un centro civico avanzato”.
La scuola secondo Plutarco non deve riempire le menti come un vaso, ma accendere il fuoco per il gusto della ricerca e l’amore della VERITÀ come potente mezzo per rendere l’uomo libero. Questo è stato il messaggio scelto da Toxic per la sua opera, VERITAS, che ha occupato circa 400 metri quadri di parete esterna della Dino Compagni.
Da sempre Toxic con la sua arte contribuisce attivamente a progetti di beneficenza e di valorizzazione artistica di spazi urbani come la nuova scuola di Campo di Marte.

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Rossella Liccione

Artista visivo

Rossella Liccione vive ed opera a Firenze presso il suo laboratorio artistico, collaborando con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affiancando i docenti nella Scuola di decorazione, dove ha conseguito il diploma Accademico di I livello in decorazione e successiva specializzazione di II livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo” ed un Master in Textile. L’Artista elabora un linguaggio di geometrie irregolari che sfruttano la luce e la trasparenza per esaltare l’intensità del colore.

Rossella Liccione vive ed opera a Firenze presso il suo laboratorio artistico, collaborando con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affiancando i docenti nella Scuola di decorazione, dove ha conseguito il diploma Accademico di I livello in decorazione e successiva specializzazione di II livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo” ed un Master in Textile. L’Artista elabora un linguaggio di geometrie irregolari che sfruttano la luce e la trasparenza per esaltare l’intensità del colore.

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L'arte prende casa nelle scuole | Rossella Liccione

Residenza d'artista nelle scuole di Rossella Liccione

Rossella Liccione durante la propria residenza d’artista a scuola ha lavorato con i ragazzi ed i docenti dell’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Emozione = Identità, è stato il titolo scelto per questo progetto di residenza d’artista. Vi è il tentativo, in questa esperienza, di riappropriarsi del proprio io, ovvero, io allievo emozionandomi comunico le diverse sensazioni, attraverso i colori le forme e le infinite combinazioni, interagendo con un materiale palpabile, facile da lavorare, come il pvc. Attraverso questo processo creativo, emerge il singolo “allievo” con le sue caratteristiche, la sua creatività, così da riconoscersi ed identificarsi attraverso tale espressione, per poter essere “se stessi” in mezzo al gruppo, per condividere il proprio elaborato, ed essere parte integrando del lavoro di squadra. I canali scelti per q

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Rossella Liccione durante la propria residenza d’artista a scuola ha lavorato con i ragazzi ed i docenti dell’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Emozione = Identità, è stato il titolo scelto per questo progetto di residenza d’artista. Vi è il tentativo, in questa esperienza, di riappropriarsi del proprio io, ovvero, io allievo emozionandomi comunico le diverse sensazioni, attraverso i colori le forme e le infinite combinazioni, interagendo con un materiale palpabile, facile da lavorare, come il pvc. Attraverso questo processo creativo, emerge il singolo “allievo” con le sue caratteristiche, la sua creatività, così da riconoscersi ed identificarsi attraverso tale espressione, per poter essere “se stessi” in mezzo al gruppo, per condividere il proprio elaborato, ed essere parte integrando del lavoro di squadra. I canali scelti per questa esperienza sono stati “i sensi”, punto focale di tutto il processo creativo, indipendenti dalle materie coinvolte per svolgere i laboratori con i ragazzi della scuola Machiavelli. La particolarità dell’esperienza è stata quella di lavorare con le diverse materie, così da allargare i punti di vista e comprendere che da una singola esperienza di emozioni, pensieri, il lavoro unico e personale di ogni allievo, apre a nuovi mondi. Un semplice elaborato di forme e colori può diventare una melodia, può esprimersi attraverso la poesia, combinare con le regole della matematica, esprimersi con un’altra lingua, etc…etc…. La sperimentazione di coinvolgere le diverse materie scolastiche, nell’attività creativa, ha dato risultati molto positivi. Semplicemente meraviglioso, lo stupore dei ragazzi nel vedere, che ciò di cui avevo esposto verbalmente all’inizio, di questa straordinaria esperienza, è stato possibile realizzarlo, e soprattutto che i principali attori erano loro. L’esperienza laboratoriale è cominciata ascoltando la musica, con gli occhi chiusi, per potersi emozionare, ed esprimere tale sensazione attraverso i colori e le sue combinazioni, creando svariate forme con il pvc, dando un nome o un titolo a ciascun elaborato. L’esperienza “si conclude” con la performance della “Campana della Vita”, gioco performativo, svolto nel giardino della scuola, dove ogni singolo allievo indossava degli auricolari, con gli occhi chiusi, e ascoltando la musica, doveva attraversare sette quadrati di diverso materiale, simulando il gioco della campana. In questo processo si attivano e prendono vita tutti i sensi: dall’udito al tatto alla vista, e inconsciamente, quando siamo in uno stato di pace interiore e serenità e gratificazione si attivano anche “l’olfatto e il gusto”, l’immaginazione, crea sogni, e ci porta in uno stato di sazietà, e dove l’aria che respiriamo ha il profumo della bellezza e dell’armonia’. Rossella Liccione

L'arte prende casa nelle scuole | Rossella Liccione

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Pellegrino, musician e Visual artist

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Francesco Pellegrino, musician e Visual artist

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Francesco Pellegrino, musicista e artista visivo
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Pellegrino, musician e Visual artist

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Adji Dieye

Photographer

Adji Dieye is an ItaloSenegalese photographer born in Milan in 1991. She graduated in New Technologies for Art at the Academy of Fine Arts of Brera in Milan. Over the past years she has been traveling between Milan and Dakar, focusing her research on the influence of advertisement in the African visual culture. Her work explores different facets of West African societies; the influence of advertising in the construction of a national identity and the syncretic spirituality that remains central to African communities.

Adji Dieye’s artistic practice pushes the boundaries of photography in an attempt to investigate the archetypes that constitute African visual cultures. In her research, the continent is never considered an end in itself; instead, it represents a bridge towards further investigations into broader social and geopolitical realities.

Adji Dieye is an ItaloSenegalese photographer born in Milan in 1991. She graduated in New Technologies for Art at the Academy of Fine Arts of Brera in Milan. Over the past years she has been traveling between Milan and Dakar, focusing her research on the influence of advertisement in the African visual culture. Her work explores different facets of West African societies; the influence of advertising in the construction of a national identity and the syncretic spirituality that remains central to African communities.

Adji Dieye’s artistic practice pushes the boundaries of photography in an attempt to investigate the archetypes that constitute African visual cultures. In her research, the continent is never considered an end in itself; instead, it represents a bridge towards further investigations into broader social and geopolitical realities.

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Black History Month Florence 2020

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

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M’barek Bouhchichi

Visual artist

Born in 1975, Akka, Morocco, he lives and works in Tahanaout next to Marrakech where he teaches art. Using painting, sculpture, drawing or even video, M’barek Bouhchichi develops his work through a tentative language grounded on the exploration of the limits between our internal discourse and its extension towards the outer world, the actual, the other. He places his works at the crossroad between the aesthetic and the social, exploring associated fields as possibilities for self-definition.

Recently, his work has been exhibited as a solo show Les mains noires (Kulte, Rabat, Morocco, 2016), as collective exhibition Documents bilingues (MUCEM, Marseille, France, 2017), as well as Le Maroc contemporain (Institut du Monde Arabe, Paris, France, 2014), Between walls (Le 18, Marrakech, Morocco, 2017).

Born in 1975, Akka, Morocco, he lives and works in Tahanaout next to Marrakech where he teaches art. Using painting, sculpture, drawing or even video, M’barek Bouhchichi develops his work through a tentative language grounded on the exploration of the limits between our internal discourse and its extension towards the outer world, the actual, the other. He places his works at the crossroad between the aesthetic and the social, exploring associated fields as possibilities for self-definition.

Recently, his work has been exhibited as a solo show Les mains noires (Kulte, Rabat, Morocco, 2016), as collective exhibition Documents bilingues (MUCEM, Marseille, France, 2017), as well as Le Maroc contemporain (Institut du Monde Arabe, Paris, France, 2014), Between walls (Le 18, Marrakech, Morocco, 2017).

M’barek Bouhchichi

Terre - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

M’barek Bouhchichi

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Adji Dieye

Red fever - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Black History Month Florence 2020

An exhibition that examines the implementation of social obligations towards dirty work, the shortcomings of cultural assimilation, the silencing of histories and the politics of respectability.

The artists in the exhibition each draw upon experiences of a periods of permanence in Italy that pushes them to engage the cities of Rome, Umbertide, Milan and Florence as sites for cultural production with the need to engage history while not falling victim to it.

Activist Pape Diaw, in a 2013 interview spoke of “…sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito “, literally getting our hands dirty to do a clean job. This contradiction is at the core of a social context where dirty work is engaged in to maintain a status governed by the politics of respectability and social policing.

The exhibition, curated by Black History Month Florence, as part of the 5th edition of BHMF, in collaboration with Villa Romana (Florence), Civitella Ranieri Foundation (Umbertide) and Galleria Continua (San Gim

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An exhibition that examines the implementation of social obligations towards dirty work, the shortcomings of cultural assimilation, the silencing of histories and the politics of respectability.

The artists in the exhibition each draw upon experiences of a periods of permanence in Italy that pushes them to engage the cities of Rome, Umbertide, Milan and Florence as sites for cultural production with the need to engage history while not falling victim to it.

Activist Pape Diaw, in a 2013 interview spoke of “…sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito “, literally getting our hands dirty to do a clean job. This contradiction is at the core of a social context where dirty work is engaged in to maintain a status governed by the politics of respectability and social policing.

The exhibition, curated by Black History Month Florence, as part of the 5th edition of BHMF, in collaboration with Villa Romana (Florence), Civitella Ranieri Foundation (Umbertide) and Galleria Continua (San Gimignano), presents the work of 6 international artists who have used the Italian context as a place of artistic production. A series of transversal works leads to a reworking of stereotyped notions of Made in Italy that tend to exclude Afro-descendents, revealing colonial attitudes and inviting and breaking preconceptions.

An insistence on personal narratives as an override to the flattened projections of Blackness, the construction of bridges between a colonial past and a neo-colonial contemporary reality and the ethereality of monumentality all infuse these works with a meditation on the past as a marker of what’s to come.

Together they form a harmonic melody that is discordant with the prescribed, centralized, consumed narrative but finds just enough alignment to relay its power to enrich the age-old tune

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

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Sasha Huber

Photographer, video artist, performer

Sasha Huber (CH/FI) is a visual artist of Swiss-Haitian heritage, born in Zurich, Switzerland in 1975. She lives and works in Helsinki, Finland. Huber’s work is primarily concerned with the politics of memory and belonging, particularly in relation to colonial residue left in the environment. Sensitive to the subtle threads connecting history and the present, she uses and responds to archival material within a layered creative practice that encompasses performance-based interventions, video, photography, and collaborations. Huber is also claiming the compressed-air staple gun, aware of its symbolic significance as a weapon, while offering the potential to renegotiate unequal power dynamics. She is known for her artistic research contribution to the Demounting Louis Agassiz campaign, aiming at dismantling the glaciologist’s lesser-known but contentious racist heritage. This long-term project (since 2008) has been concerned with unearthing and redressing the little-known history

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Sasha Huber (CH/FI) is a visual artist of Swiss-Haitian heritage, born in Zurich, Switzerland in 1975. She lives and works in Helsinki, Finland. Huber’s work is primarily concerned with the politics of memory and belonging, particularly in relation to colonial residue left in the environment. Sensitive to the subtle threads connecting history and the present, she uses and responds to archival material within a layered creative practice that encompasses performance-based interventions, video, photography, and collaborations. Huber is also claiming the compressed-air staple gun, aware of its symbolic significance as a weapon, while offering the potential to renegotiate unequal power dynamics. She is known for her artistic research contribution to the Demounting Louis Agassiz campaign, aiming at dismantling the glaciologist’s lesser-known but contentious racist heritage. This long-term project (since 2008) has been concerned with unearthing and redressing the little-known history and cultural legacies of the Swiss-born naturalist and glaciologist Louis Agassiz (1807-1873), an influential proponent of “scientific” racism who advocated for segregation and “racial hygiene”. Huber has had solo exhibitions such as at the Hasselblad Foundation (Project Room) in Gothenburg and participated in numerous international exhibitions, including the 56th la Biennale di Venezia in 2015 (collateral exhibition: Frontier Reimagined), the 19th Biennale of Sydney in 2014, and in the 29th Biennial of São Paulo in 2010.

Sasha Huber

The Firsts-Edmonia Lewis - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Delio Jasse

Photographer

Delio Jasse was born in 1980 in Luanda, Angola and lives and works in Milan. In his photographic work, he often interweaves found images with clues from past lives (found passport photos, family albums) to draw links between photography – in particular the concept of the ‘latent image’ – and memory.

Jasse is also known for experimenting with analogue photographic printing processes, including cyanotype, platinum and early printing processes such as ‘Van Dyke Brown’, as well as developing his own printing techniques.

Recent exhibitions include: MAXXI, Rome (2018); Villa Romana, Florence (2018); Biennale dell’immagine, Lugano (solo, 2017); Walther Collection, Neu-Ulm (2017); SAVVY Contemporary, Berlin (2017); Bamako Encounters, Bamako (2017); Lagos Biennial, Lagos (2017); Tiwani Contemporary, London (solo, 2016); Walther Collection Project Space, NY (2016); Dak’art Biennale international exhibition (2016); and the Angolan Pavilion, 56th Venice

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Delio Jasse was born in 1980 in Luanda, Angola and lives and works in Milan. In his photographic work, he often interweaves found images with clues from past lives (found passport photos, family albums) to draw links between photography – in particular the concept of the ‘latent image’ – and memory.

Jasse is also known for experimenting with analogue photographic printing processes, including cyanotype, platinum and early printing processes such as ‘Van Dyke Brown’, as well as developing his own printing techniques.

Recent exhibitions include: MAXXI, Rome (2018); Villa Romana, Florence (2018); Biennale dell’immagine, Lugano (solo, 2017); Walther Collection, Neu-Ulm (2017); SAVVY Contemporary, Berlin (2017); Bamako Encounters, Bamako (2017); Lagos Biennial, Lagos (2017); Tiwani Contemporary, London (solo, 2016); Walther Collection Project Space, NY (2016); Dak’art Biennale international exhibition (2016); and the Angolan Pavilion, 56th Venice Biennale (2015). He was one of three finalists in the BES Photo Prize (2014) and won the Iwalewa Art Award in 2015.

Delio Jasse

Pontus - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Amelia Umuhire

Video artist, director

Amelia Umuhire, born 1991 in Kigali Rwanda, lives as an artist and filmmaker in Berlin. In 2015 she wrote and filmed her first web series, Polyglot, in which she follows young deracinated London- and Berlin-based Rwandese artists with her camera. The series has been shown at numerous festivals, including the Festival D’Angers, the Tribeca Film Festival and the Geneva International Film Festival, where it was named Best International Web Series in 2015. Her short film Mugabo is an experimental short film set in Kigali. It explores the question of how to return to one´s homeland and how to deal with the past. In 2017 it was awarded Best Experimental Film at the Blackstar Film Festival and is currently touring festivals in North America and amongst others screened at MOCA Los Angeles, the MCA Chicago, the Ann Arbor Film Festival and the Smithsonian African American Film Festival. In 2018 Amelia Umuhire produced the radio feature Vaterland for the German radio station Deutschlandfun

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Amelia Umuhire, born 1991 in Kigali Rwanda, lives as an artist and filmmaker in Berlin. In 2015 she wrote and filmed her first web series, Polyglot, in which she follows young deracinated London- and Berlin-based Rwandese artists with her camera. The series has been shown at numerous festivals, including the Festival D’Angers, the Tribeca Film Festival and the Geneva International Film Festival, where it was named Best International Web Series in 2015. Her short film Mugabo is an experimental short film set in Kigali. It explores the question of how to return to one´s homeland and how to deal with the past. In 2017 it was awarded Best Experimental Film at the Blackstar Film Festival and is currently touring festivals in North America and amongst others screened at MOCA Los Angeles, the MCA Chicago, the Ann Arbor Film Festival and the Smithsonian African American Film Festival. In 2018 Amelia Umuhire produced the radio feature Vaterland for the German radio station Deutschlandfunk Kultur. It tells the story of her father Innocent Seminega as a young student, teacher, husband and father until his death at the hands of the Hutu extremists. In February this year Umuhire had her first solo exhibition at Decad Berlin.

Amelia Umuhire

Untitled - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Amelia Umuhire

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Nari Ward

Fotografo, video artista, scultore

Nari Ward (nato nel 1963 a St. Andrew, Giamaica; vive e lavora a New York) è noto per le sue installazioni scultoree composte da materiale di scarto trovato e raccolto nel suo quartiere. Ha riutilizzato oggetti come passeggini, carrelli della spesa, bottiglie, porte, televisori, registratori di cassa e lacci delle scarpe.

Ward ricontestualizza questi oggetti trovati in giustapposizioni stimolanti che creano significati metaforici complessi per affrontare questioni sociali e politiche che circondano la razza, la povertà e la cultura del consumo. Lascia intenzionalmente aperto il significato del suo lavoro, consentendo allo spettatore di fornire la propria interpretazione.

Mostre personali del suo lavoro sono state organizzate presso l’Institute of Contemporary Art, Boston (2017); SocratesSculpture Park, New York (2017); The Barnes Foundation, Philadelphia (2016); Pérez Art Museum Miami (2015); Savannah College of Art e Design Museum of Art, Savannah, GA (2015); Museo d’ar

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Nari Ward (nato nel 1963 a St. Andrew, Giamaica; vive e lavora a New York) è noto per le sue installazioni scultoree composte da materiale di scarto trovato e raccolto nel suo quartiere. Ha riutilizzato oggetti come passeggini, carrelli della spesa, bottiglie, porte, televisori, registratori di cassa e lacci delle scarpe.

Ward ricontestualizza questi oggetti trovati in giustapposizioni stimolanti che creano significati metaforici complessi per affrontare questioni sociali e politiche che circondano la razza, la povertà e la cultura del consumo. Lascia intenzionalmente aperto il significato del suo lavoro, consentendo allo spettatore di fornire la propria interpretazione.

Mostre personali del suo lavoro sono state organizzate presso l’Institute of Contemporary Art, Boston (2017); SocratesSculpture Park, New York (2017); The Barnes Foundation, Philadelphia (2016); Pérez Art Museum Miami (2015); Savannah College of Art e Design Museum of Art, Savannah, GA (2015); Museo d’arte della Louisiana State University, Baton Rouge, LA (2014); The Fabric Workshop and Museum, Philadelphia (2011); Massachusetts Museum of Contemporary Art, North Adams, MA (2011); Isabella Stewart Gardner Museum, Boston (2002); e Walker Art Center, Minneapolis, MN (2001, 2000).

Nari Ward

Immigrist Male Figure Wall Tryptich - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Justin Randolph Thompson su BHMF 2020

Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2020

Justin Randolph Thompson
Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2020
Justin Randolph Thompson su BHMF 2020

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Introduction by the curator

Justin Randolph Thompson, co-founder and director Black History Month Florence

Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020 Introduction
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Introduction by the curator

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Concept by the curator

Justin Randolph Thompson, co-founder and director Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson, co-founder and director Black History Month Florence
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Concept by the curator

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Justin Randolph Thompson about Amelia Umuhire

Justin Randolph Thompson, co-founder and director Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson su Amelia Umuhire
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Justin Randolph Thompson about Amelia Umuhire

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Justin Randolph Thompson about Sasha Huber

Justin Randolph Thompson, co-founder and director Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson su Sasha Huber
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019 Justin Randolph Thompson about Sasha Huber

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

Janine Gaëlle Dieudji su M'Barek Bouhchichi

Janine Gaëlle Dieudji su M'Barek Bouhchichi
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2020

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019

Janine Gaelle Dieudji about Adji Dieye

Janine Gaelle Dieudji su Adji Dieye
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019

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Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019

Janine Gaelle Dieudji about Delio Jasse

Janine Gaelle Dieudji su Delio Jasse
Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito BHMF 2019

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Piero Mottola

Florentine Voices

Piero Mottola is an experimental artist and musician, professor of Sound Design and Ornamental Plastic at the Accademia di Belle Arti of Rome. Director of the LER Laboratorio di Estetica del Rumore, He formed himeself within the Eventualist Theory at the Centro Studi Jartrakor in Rome, where in 1988 he held his first solo exhibition with interactive experiments “Improvement-Degradation” and “Bello-Brutto”. He investigates the subjectivity and free interpretation of the user to visual and sound structures through experiments and measurements. He has been invited by several international universities to give lectures and to carry out master’s degrees on the relationship between noise and emotion. The results of these researches have been published in the book Passeggiate emozionali, dal rumore alla Musica Relazionale (Emotional Walks, from noise to Relational Music), presented in several Italian and international universities and in the cultural transmissions of the Italian rad

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Piero Mottola is an experimental artist and musician, professor of Sound Design and Ornamental Plastic at the Accademia di Belle Arti of Rome. Director of the LER Laboratorio di Estetica del Rumore, He formed himeself within the Eventualist Theory at the Centro Studi Jartrakor in Rome, where in 1988 he held his first solo exhibition with interactive experiments “Improvement-Degradation” and “Bello-Brutto”. He investigates the subjectivity and free interpretation of the user to visual and sound structures through experiments and measurements. He has been invited by several international universities to give lectures and to carry out master’s degrees on the relationship between noise and emotion. The results of these researches have been published in the book Passeggiate emozionali, dal rumore alla Musica Relazionale (Emotional Walks, from noise to Relational Music), presented in several Italian and international universities and in the cultural transmissions of the Italian radio and television, Rai Uno, Rai Radio Tre and Radio Cultura Argentina. These researches have also been presented in several national and international museums: MAMBA, Museo Arte Moderno, Buenos Aires (2013); Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome (2013); MACRO, Museo d’arte contemporanea, Rome (2015, 2017; 2018); Museo Hermann Nitsch-Fondazione Morra, Napoli (2009, 2015, 2019); MAC Museo d’arte contemporanea, Santiago del Cile (2016); Beijing Institute of Graphic Communication (2017); Istituto di Cultura Italiano, Pechino (2017); Museo della Certosa di S. Lucia, Rome (2018); Museo della Certosa di S. Martino, Castel S. Elmo, Naples (2018, 2019); CCK Kirchner Cultural Center, Buenos Aires (2019); Istituto Italiano di Cultura, Buenos Aires (2019).

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Florentine Voices

Piero Mottola

The work, composed by the artist following an investigation into the emotional reactions of the Florentine community, returns a composite and fluctuating emotional portrait of the City.

The “Voices” project is an itinerant, in progress and experimental research aimed at investigating the evocative and musical potential of the voice of ordinary people, in different geographical areas of the planet.

The research, so far carried out at Valencia, Lisbon, Tenerife, Rome, Santiago de Chile, Leipzig, Warsaw, Havana, Buenos Aires, Wuhan, Shanghai, Beijing, now reaches Florence. To the citizens participating in the experiment, convened with a public call, were asked to associate ten emotional parameters (fear, anguish, agitation, anger, sadness, astonishment, excitement, pleasure, joy, calm) with sounds and noises produced exclusively with the voice and the body. The hundreds of sound fragments obtained were catalogued and twisted into compositions created using the Acoustic Autocorrelator,

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The work, composed by the artist following an investigation into the emotional reactions of the Florentine community, returns a composite and fluctuating emotional portrait of the City.

The “Voices” project is an itinerant, in progress and experimental research aimed at investigating the evocative and musical potential of the voice of ordinary people, in different geographical areas of the planet.

The research, so far carried out at Valencia, Lisbon, Tenerife, Rome, Santiago de Chile, Leipzig, Warsaw, Havana, Buenos Aires, Wuhan, Shanghai, Beijing, now reaches Florence. To the citizens participating in the experiment, convened with a public call, were asked to associate ten emotional parameters (fear, anguish, agitation, anger, sadness, astonishment, excitement, pleasure, joy, calm) with sounds and noises produced exclusively with the voice and the body. The hundreds of sound fragments obtained were catalogued and twisted into compositions created using the Acoustic Autocorrelator, a device capable of create random algorithms of emotional-acoustic walks for acoustic environments.

The three cells on the first floor present an excursus of  Mottola’s work which takes us back to the origins of the experiments of the 1980s and the early 1990s about the concept of “Improvement, Worsening” aesthetic and the categories of “Beautiful, Ugly”, in which the artist reflected on measuring the creative process with relational practices through the direct involvement of the public.

The chromatic exuberance of the most recent works, exhibited in the last cell, reveals the research process of the artist, aimed at restore visual scores responding to the search for aesthetic enjoyment expressed by the user, capable of stimulating the construction of an incentive work to arouse different and profound interpretations on the emotional level.

 

Florentine Voices

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Florentine Voices, Piero Mottola

Florentine voices, continues in Florence the itinerant and in progress experimental research conducted by the artist Piero Mottola aimed at investigating the evocative and musical potential of the voice of ordinary people in different geographical areas of the planet. 

Florentine Voices, Piero Mottola

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Florentine Voices

Piero Mottola

Florentine Voices | Piero Mottola
Florentine Voices

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China Project 2019

China Project 2019 - Progetto RIVA

Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.


Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.

China Project 2019

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Xiang Zhang

Scultore

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

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China Project 2019 - Xiang Zhang

China Project 2019 - Progetto RIVA

China Project 2019 - Xiang Zhang

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Yanrong Liu

Pittrice

Nasce nel 1987 a Hangzhou, provincia di Zhejiang. Attualmente lavora e vive a Chongqing e Hangzhou, è docente nel Dipartimento di Grafica, dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan. La direzione della sua ricerca artistica si concentra su “tempo e spazio”, con “oggetti” e “luce” come materie principali. Attua modalità di azione artistica diverse dalla mostra attraverso la scrittura e la pittura.  

Nasce nel 1987 a Hangzhou, provincia di Zhejiang. Attualmente lavora e vive a Chongqing e Hangzhou, è docente nel Dipartimento di Grafica, dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan. La direzione della sua ricerca artistica si concentra su “tempo e spazio”, con “oggetti” e “luce” come materie principali. Attua modalità di azione artistica diverse dalla mostra attraverso la scrittura e la pittura.  

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China Project 2019 - Yanrong Liu

China Project - Progetto RIVA

China Project 2019 - Yanrong Liu

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6a edizione del Firenze Film Corti Festival

Dal 30 maggio al 2 giugno e dal 16 al 19 ottobre a Murate Art Ditrict si svolgerà l’ormai tradizionale e sempre più atteso secondo appuntamento con il FilmCorti Festival a Firenze.
Giunto alla sua 6° edizione, e forte dei grandi successi delle precedenti edizioni, il Firenze FilmCorti Festival riapre al pubblico nella seconda sessione dedicata ai cartoni animati e film per le scuole, alle sceneggiature e ai film innovativi e sperimentali.

Dal 30 maggio al 2 giugno si svolgerà l’ormai tradizionale e sempre più atteso appuntamento con i film corti a Firenze.

Giunto alla sua 6° edizione, e forte dei grandi successi delle precedenti edizioni, il Firenze FilmCorti Festival si aprirà al pubblico giovedì 30 maggio mattina per proseguire fino a domenica 2 giugno, quando in serata saranno premiati i migliori film in concorso, prescelti dalla Giuria presieduta dal regista Mimmo Calopresti, su 700 film iscritti da tutto il mondo. Il primo elemento di novità è costituito dalla istituzione dello Spazio Giovani: una sezione inedita costruita in partnership con Murate Art District e Accademia di Belle Arti di Firenze, in cui, durante le 4 mattinate del Festival, giovani registi provenienti dall’Accademia e dalle scuole di cinema, potranno mostrare le loro opere al pubblico.

Altro elemento di novità assoluta è la proiezione del nuovo straordinario docufilm “Cantiere 2 agosto. Cronaca di una strage”, con la presenza

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Dal 30 maggio al 2 giugno si svolgerà l’ormai tradizionale e sempre più atteso appuntamento con i film corti a Firenze.

Giunto alla sua 6° edizione, e forte dei grandi successi delle precedenti edizioni, il Firenze FilmCorti Festival si aprirà al pubblico giovedì 30 maggio mattina per proseguire fino a domenica 2 giugno, quando in serata saranno premiati i migliori film in concorso, prescelti dalla Giuria presieduta dal regista Mimmo Calopresti, su 700 film iscritti da tutto il mondo. Il primo elemento di novità è costituito dalla istituzione dello Spazio Giovani: una sezione inedita costruita in partnership con Murate Art District e Accademia di Belle Arti di Firenze, in cui, durante le 4 mattinate del Festival, giovani registi provenienti dall’Accademia e dalle scuole di cinema, potranno mostrare le loro opere al pubblico.

Altro elemento di novità assoluta è la proiezione del nuovo straordinario docufilm “Cantiere 2 agosto. Cronaca di una strage”, con la presenza degli autori e delle più importanti cariche istituzionali del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna e della Regione Toscana.
Nel corso della prima serata, sarà consegnato ad Angelo Tantaro, vice Presidente del Festival, il prestigioso premio “Tatiana Pavlova 2019”  per i meriti della rivista Diari di cineclub, di cui è Direttore.
Il Festival sarà un’occasione importante per incontri, dibattiti, visioni con ospiti di grande prestigio, da David Riondino, ai registi Matteo Belli, Paolo Sassanelli, Antonietta De Lillo, che presenteranno le loro opere più recenti in prima visione in Toscana e che saranno introdotti dalla nuova Direttrice Artistica del Festival, l’attrice e regista Cristina Puccinelli 

PROGRAMMA DEGLI EVENTI SPECIALI MAGGIO

  Giovedì 30 maggio
15.00  Incontro su “Cinema e altre arti visuali” con la partecipazione di Valentina Gensini, Direttrice Artistica de Murate Art District, Claudio Rocca Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze Marino Demata Presidente del Firenze FilmCorti Festival

17.30 Panel CNA cinema e audiovisivo, Toscana e CNA agroalimentare Dialogo tra settori per la valorizzazione del territorio 20.00 Consegna Premio Nazionale “Tatiana Pavlova 2019” a Diari di Cineclub. Riconoscimento Nazionale per la Divulgazione dell’Arte Contemporanea

20.30 David Riondino presenta  “Corti di carta. Digressione su sonetti, strambotti e affini”. 

Venerdì 31 maggio  
18.30 “Voci-Volto” incontro col regista Matteo Belli sulla voce dell’attore.

20.30 Proiezione del Docufilm “Cantiere 2 agosto. Cronaca di una strage” alla presenza di Simonetta Saliera, Presidente dell’Assemblea legislativa Emilia-Romagna, Matteo Belli, regista, Cinzia Venturoli, storica, Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione  Parenti delle vittime Eugenio Giani, Presidente del Consiglio della Regione Toscana, Stefania Ippoliti Presidente Italia Film Commission, Valentina  Gensini, Direttrice Artistica de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.    

Sabato 1 giugno
18.30 Proiezione de film “Il signor Rotpeter” di Antonietta De Lillo con la partecipazione della regista

20.30     Proiezion del film lungometraggio “Due piccoli italiani” di Paolo Sassanelli con la partecipazione del regista 20.31

Domenica 2 giugno
17.00 Incontro con il Festival di Edimburgo, proiezione dei film fuori concorso dal Festival di Edimburgo

18.00 Incontro col regista Mimmo Calopresti, Presidente della Giuria del 6° Firenze FilmCorti Festival

20.00 Sul palco, in Piazza de Le Murate, la Cerimonia delle Premiazioni e a seguire spettacolo musicale con il gruppo Nuove Trasparenze.

La giuria che ha selezionato i film in vista della partecipazione alla sessione autunnale è stata composta da Paola Dei, scrittrice e psicoterapeuta, Oronzo Luciano Vittorio Ricci, pittore, Ruben Chaviano, violinista, Vittoria Angela Romei, pittrice. Inoltre l’architetta e scrittrice Alessandra Cotoloni, la scrittrice Giulia Zoppi, il poli strumentista Stefano Macrillò, lo scrittore e critico letterario Francesco Ricci e un nome del cinema come Giacomo De Bastiani. Saranno presenti il 18 ottobre durante e premiazioni della sezione dei film sperimentali.

Due le menzioni speciali che il Festival ha deciso di assegnare in modo eccezionale in questa edizione. La prima per i Video d’Arte viene assegnata a Nicola Raffaetà per il cortometraggio Equilibrio e la seconda lezione speciale per il Book Trailer a Francesco Grifoni per I signori del silenzio. 

Il terzo posto del podio è di  In brief di Carlo Perissi
L’autore riesce a trattare il tema grandioso dell’evoluzione attraverso le linee essenziali di un poetico sguardo, che da una parte narra il macrocosmico ciclo di vita dell’universo e dall’altra affianca il microcosmico battito di ciglia dell’esistenza simbolica delle tre generazioni, battito che ha in se il senso dell’amore. Il linguaggio ha potuto contare su una fotografia emblematica e un commento musicale che ha saputo presentare la tradizione e l’innovazione attraverso l’utilizzo della sonorità antica del santur, strumento di origine mediorientale, affiancato da un uso non invadente dei suoni tecnologici.”

Il secondo premio va a Antonio La Camera, presente assieme a Francesco Sottile, che ha interpretato il ruolo del protagonista centrale e creato le musiche del film, per Nel ritrovo del silenzio.
La struttura (quiete-rottura delle quiete- ricomposizione della quiete), il ritmo (ora pausato, ora vertiginoso), la potenza espressionistica delle immagini (ad esempio il sangue che dai timpani scende sul collo, ad esempio l’indistinta confusione del centro cittadino), la musica che asseconda alla perfezione la narrazione visiva. Tutto, ma proprio tutto, concorre a fare di Nel ritrovo del silenzio, una intensa e riuscitissima testimonianza artistica della condizione dell’uomo moderno.

primo classificato, il coreano Takeshi Kushida, per il suo lavoro Koe/Voice.
La giuria ha ritenuto infatti di assegnare il primo premio assoluto al film Koe/Voice “perché il regista ha dato vita a un film delicato che colpisce per le sue immagini che ti entrano dentro e ti inchiodano davanti a quelle sensazioni di musicalità. Un inno al valore dell’ascolto, al ritrovare un silenzio interiore inteso nella sua accezione più bella e ampia. La necessità di ritrovare se stessi dentro un mondo caotico, colmo di rumore e veloce. Ritrovare la piacevolezza dell’ascolto di se stessi.”

 

Il programma degli incontri:

16 ottobre ore 10.00 – 15.00
Animazione e film delle scuole

Animazione. In concorso:
To my children – Shwan Dler Qaradaki – min. 20,00
Dodici minuti di pioggia – IT – Fabio Teriaca – min. 05,58
Il bisonte – IT – Diego Piacenti – min. 03,05
Paper Kite – Bulg. – min. 08,00
SugarLove – IT – Laura Luchetti – min. 09,00
The nap – IT – Adolfo di Molfetta –min. 08,15
Time in the forest – Mex – Juan Paulin – min. 06,33

Film realizzati dalle scuole:
Cambia_menti – Secondaria di primo gr. Dante Alighieri – Modugno (Bari) – min.10,00
Enea e Didone – Primaria Rodari – Cecina (LI) – min. 19,58
La nascita di Roma – Primaria Rodari Cecina (Li) – min. 20,00
Elia & il capo – IT Anel Syzdykova – FRame School – min. 04,14

Film dal Festival Animattikon di Cipro (Fuori concorso)
Disappear – NL – Hndrikus De Vaan – min. 04,07
May be it’s me – Cyp. – Dimiytri Simou – min. 06,10

Proclamazione dei vincitori e premiazioni

17 ottobre ore 15.00 – 20.00
Programma Sceneggiature finaliste

Illustrazione delle sceneggiature e Intervista con gli autori:

Don – IT – Alberto Battistutti
Ferretti brothers vs Real Madrid – IT – Roberto Costantini e Luca Labarile
From the face of an angel – USA – Frank Vespe
Ascolta come batte forte il tuo cuore – IT – Giuseppe Rasi
Hisack Henderson – IT – Fabio Quatela
Al termine della notte – IT – Daniel Coffaro
La matematica dell’eco – IT – Davide Lo Schiavo
La strada segnata – IT – Michele Iovine
Brennhausen – USA – Diana Cignoni
Farfallina bella e bianca – IT – Chiara Rossi
Come l’impronta di un quadro – IT – Lidia Popolano
Cronaca nera per le muse – IT – Alma Carrano
Anatomy of a Crime Scene – USA – Candice Delevante
Il prezzo – IT – Raffaele Putorti
Italians without a cause – IT – Lucia Braccalenti
Koko – Usa – J Scott Vajner & Anjani K Pandey
La venditrice di stoffe – IT – Daniela Giordano
Made in America – USA – B K (Anonimo)
Ogni cosa deve finire – IT – Matteo Mantero
House of Jade – Usa – Tomek P. Chenczke)
Mind the gap – IT – Gianluca Papadia
No man’s land – UK – Tom Canning
Rabbit still hiding – Tur – Hakan Ünal
Sabato – IT – Cristina Toccafondi
Say nothing – Usa – Jon Freda
Supermarket love story – IT – Mark Petrasso
The butterfly – IT – Lorenzo Breschi
The Haunting of Reactor Five – USA – Robert Cox

Ore 19.30 – Proclamazione dei vincitori e premiazioni

18 ottobre ore 15.00 – 20:00
Programma Film Innovativi e Sperimentali

ore 15.00 – Proiezioni Film in concorso:

Connecting… – Ger. – Stefan Ghedina – min. 17,28
A bad habit – IT – Luca D’Onofrio – min. 04,52
Before you go – IT – Laura Pellegrini – min. 03,45
I signori del silenzio – IT – Francesco Grifoni – min. 3,51
In brief – IT – Carlo Petrassi – min. 06,32
Kaleidoscape – IT – Daniele Pauletto – min. 06,08
Koe/Voice – Jap. – Takeshi Kushida – 09,00
Firstly T – Pol. – Jacek Jędrzejczak – min. 04,12
Hate dialogues – Ger. – Rupert Jorg – min. 04,33
Equilibrio – IT – Nicola Raffaetà – min. 09,43

Ore 16.30 – Proiezione fuori concorso
Il sole si riprese il giorno – IT – Alessandro Fiero – min. 17,01

Ore 17.00 – Proiezioni Film in concorso
Memoria Data – Usa/IT – Lori Felker – min. 12,00
Merry go round – UKR – Ihor Podolchak – min.
Patient 1642 – Usa – Tommaso Frangini – min. 04,45
Phosphens – Bel. – Frank Ravel – min. 05,00
Portrait – Usa – Robert Peche – min. 0,52
Le porte – IT – Antonio D’Aquila – min. 15,25
Medium rare – IT – Luca Cioci – min. 04,35
Nel ritrovo del silenzio – IT – Antonio La Camera – min. 06.05
Transience – Colum. – David Barrera – min. 27,00
Orpheus and Eurydice – IT – Lorenzo Breschi – min. 01.00

Ore 19.30 Proclamazione dei vincitori . Premiazioni.

6a edizione del Firenze Film Corti Festival

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Gabriele Dini

Scultore e artista installativo

Nato a Viareggio, Gabriele Dini dopo aver concluso gli studi presso il dipartimento di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, segue un biennio di specializzazione presso il Royal College of Art di Londra. Tra il 2017 e il 2019 ha partecipato a quattro residenze d’artista, la prima nel 2017 presso il MAC Museum of Contemporary Art, Istituto Italiano di Cultura, in Cile; nel 2018 viene ospitato dal Siena Art Institute, poi la Fondazione Pistoletto di Biella e infine le Murate Art District e il Sichuan Arti Institute nel 2019. Molte le sue esposizioni, tra le quali alcune personali, a palazzo Ridolfi a Firenze nel 2019, con Iconosmash, ad Asciano in provincia di Siena l’anno seguente, presso il Museo Archeologico Palazzo Corboli, con dormancy; infine a Carrara nel 2017, la Tekè Gallery ospita Augmented fragility. Nel 2014 vince il Thames Barrier Award a Londra e nello stesso anno riceve l’Augustus Martin Award presso il Royal College of Art di Londr

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Nato a Viareggio, Gabriele Dini dopo aver concluso gli studi presso il dipartimento di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, segue un biennio di specializzazione presso il Royal College of Art di Londra. Tra il 2017 e il 2019 ha partecipato a quattro residenze d’artista, la prima nel 2017 presso il MAC Museum of Contemporary Art, Istituto Italiano di Cultura, in Cile; nel 2018 viene ospitato dal Siena Art Institute, poi la Fondazione Pistoletto di Biella e infine le Murate Art District e il Sichuan Arti Institute nel 2019. Molte le sue esposizioni, tra le quali alcune personali, a palazzo Ridolfi a Firenze nel 2019, con Iconosmash, ad Asciano in provincia di Siena l’anno seguente, presso il Museo Archeologico Palazzo Corboli, con dormancy; infine a Carrara nel 2017, la Tekè Gallery ospita Augmented fragility. Nel 2014 vince il Thames Barrier Award a Londra e nello stesso anno riceve l’Augustus Martin Award presso il Royal College of Art di Londra.

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China Project 2019 - Every fragment is a gift

Residenza d'artista in Cina di Gabriele Dini

In antropologia, l’idea che i valori sociali di una civiltà siano imbevuti nei materiali è ben nota e consolidata da ampie ricerche su scambi e regali come parte di rituali del passato. I banchetti etruschi cosi’ come i protocolli descritti nei primi testi cinesi ci aiutano a comprendere come le cose trascendano la loro funzione dall’ utile al simbolico. Cosi’, quando intatti e quando in detriti, i frammenti degli oggetti in ceramica arrivano fino a noi come un dono fatto da mondi che vengono da lontano su cui continuare a intessere storie fatte di associazioni, classificazioni tipologiche, narrative personali, connessioni storiografiche.

Il progetto artistico e’ stato finalizzato alla produzione di una serie di opere ispirate dalla civilta’ etrusca e quella cinese, che si formano su credenze e tradizioni legate alla ceramica, ai suoi processi e al valore del dono.

Nel 2014 e’ stata scoperta in Cina una lavorazione della ceramica finora sconosciuta chiamata ‘Coal-Clay

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In antropologia, l’idea che i valori sociali di una civiltà siano imbevuti nei materiali è ben nota e consolidata da ampie ricerche su scambi e regali come parte di rituali del passato. I banchetti etruschi cosi’ come i protocolli descritti nei primi testi cinesi ci aiutano a comprendere come le cose trascendano la loro funzione dall’ utile al simbolico. Cosi’, quando intatti e quando in detriti, i frammenti degli oggetti in ceramica arrivano fino a noi come un dono fatto da mondi che vengono da lontano su cui continuare a intessere storie fatte di associazioni, classificazioni tipologiche, narrative personali, connessioni storiografiche.

Il progetto artistico e’ stato finalizzato alla produzione di una serie di opere ispirate dalla civilta’ etrusca e quella cinese, che si formano su credenze e tradizioni legate alla ceramica, ai suoi processi e al valore del dono.

Nel 2014 e’ stata scoperta in Cina una lavorazione della ceramica finora sconosciuta chiamata ‘Coal-Clay Composite Ceramics’ che utilizza impasti e metodologie simili a quelle del bucchero etrusco. Ci sono due botteghe a conduzione familiare che tramandano questa tradizione alle generazioni successive: Zeng Qinghong workshop in Yingjing, e Huang Bin Xue in Gaoxian County, entrambi nella provincia di Sichuan.

China Project 2019 - Every fragment is a gift

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Giulio Saverio Rossi

Artista visivo

Giulio Saverio Rossi (Massa, 1988) vive e lavora a Torino. Ha studiato pittura all’Accademia di Venezia e all’Accademia Albertina di Torino. Attualmente è docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Fra le sue mostre personali Il giardino di notte, Casa Masaccio (San Giovanni Valdarno, 2021); Nuova Scuola delle Nuvole e della Nebbia, Sichuan Fine Arts Institue (Chongqing, Cina, 2019). Il suo lavoro è stato presentato in mostre collettive, spazi istituzionali e musei fra cui Istituo Italiano di Cultura di Tokyo (Tokyo, 2021) e GAM (Torino, 2020).  Ha partecipato a programmi internazionali fra cui China Project, promosso da MAD Murate Art District e Zhong Art International (Chongqing, 2019); Mediterranea18, BJCEM (Albania, 2017); Real Presence, Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea (Belgrado, Rivoli, 2008). Nel 2020 è vincitore dell’avviso pubblico Cantica21. Italian contemporary art everywhere, promosso da MIC (DGCC) e MAECI (DGSP).  La sua

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Giulio Saverio Rossi (Massa, 1988) vive e lavora a Torino. Ha studiato pittura all’Accademia di Venezia e all’Accademia Albertina di Torino. Attualmente è docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Fra le sue mostre personali Il giardino di notte, Casa Masaccio (San Giovanni Valdarno, 2021); Nuova Scuola delle Nuvole e della Nebbia, Sichuan Fine Arts Institue (Chongqing, Cina, 2019). Il suo lavoro è stato presentato in mostre collettive, spazi istituzionali e musei fra cui Istituo Italiano di Cultura di Tokyo (Tokyo, 2021) e GAM (Torino, 2020).  Ha partecipato a programmi internazionali fra cui China Project, promosso da MAD Murate Art District e Zhong Art International (Chongqing, 2019); Mediterranea18, BJCEM (Albania, 2017); Real Presence, Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea (Belgrado, Rivoli, 2008). Nel 2020 è vincitore dell’avviso pubblico Cantica21. Italian contemporary art everywhere, promosso da MIC (DGCC) e MAECI (DGSP).  La sua opera è entrata recentemente a far parte della collezione Cassa Depositi e Prestiti.

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China Project 2019 - Nuova scuola delle nuvole e della nebbia

Residenza d'artista in Cina di Giulio Saverio Rossi

Il progetto Nuova scuola delle nuvole e della nebbia si sviluppa a partire dalla pratica del disegno, inteso come elemento che si trova alla base sia della tradizione rinascimentale che dell’evoluzione artistica in Cina.

Durante le quattro settimane di residenza si è creato una scuola temporanea dedicata al disegno continuo delle nuvole così come appaiono in cielo. Partendo dai recenti studi che teorizzano la possibilità che le nuvole scompaiano definitivamente dai nostri cieli a causa del riscaldamento globale si è elaborato una continua mappatura delle nuvole, tesa da un lato a raccogliere la forma del transitorio, dall’altro a creare una mappatura visiva non più basata sulla conoscenza del suolo ma sulle nuvole.

Il progetto ha creato un incontro ideale fra le due identità coinvolte nella residenza, la Toscana e La Cina, che trova una propria affermazione all’interno del medium del disegno inteso duplicemente sia come accettazione dell’effimero della forma che del suo t

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Il progetto Nuova scuola delle nuvole e della nebbia si sviluppa a partire dalla pratica del disegno, inteso come elemento che si trova alla base sia della tradizione rinascimentale che dell’evoluzione artistica in Cina.

Durante le quattro settimane di residenza si è creato una scuola temporanea dedicata al disegno continuo delle nuvole così come appaiono in cielo. Partendo dai recenti studi che teorizzano la possibilità che le nuvole scompaiano definitivamente dai nostri cieli a causa del riscaldamento globale si è elaborato una continua mappatura delle nuvole, tesa da un lato a raccogliere la forma del transitorio, dall’altro a creare una mappatura visiva non più basata sulla conoscenza del suolo ma sulle nuvole.

Il progetto ha creato un incontro ideale fra le due identità coinvolte nella residenza, la Toscana e La Cina, che trova una propria affermazione all’interno del medium del disegno inteso duplicemente sia come accettazione dell’effimero della forma che del suo tentativo di fermarla sulla carta tentando, in un gesto simbolico e paradossale, di impedire la scomparsa delle nuvole.

E’ stato chiesto di partecipare sia a persone senza una particolare preparazione artistica, sia ad artisti cinesi emergenti o affermati che si renderanno disponibili su invito diretto a diventare membri della Scuola.

China Project 2019 - Nuova scuola delle nuvole e della nebbia

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Bettina Buck

Sui Generis | Autoritratti

Bettina Buck (Cologne 1974, Berlin 2018) graduated from the Kunsthochschule für Medien in Cologne and then obtained a Masters in Fine Art from Goldsmiths, University of London.  Her research focuses on the notion of sculpture as duration and collapse, chance and transformation. Selected exhibitions: 2018 Raumfolgen, Schloß Burgau, Düren; 2016 City Dance Köln; All Italy is silent German Academy of Villa Massimo and Royal Academy of Spain, Rome 2014 Another Interlude, Performance, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome, To continue. Notes towards a Sculpture Cycle: Scale, Nomas Foundation, Rome; 2012 A House of Leaves, David Roberts Art Foundation, London; 2011 V&A cycle (performance), performance, Postmodernism: Style and Subversion 1970-1990: Friday Late: The Postmodern Look, V&A, London; 2010 Platzhalter, Galerie Monitor, Rome; 2007 Reaparecidos, Museo de la Ciudad, Quito. Between 2009 and 2017 she created five Invite projects, a series of exhibitions structured as

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Bettina Buck (Cologne 1974, Berlin 2018) graduated from the Kunsthochschule für Medien in Cologne and then obtained a Masters in Fine Art from Goldsmiths, University of London.  Her research focuses on the notion of sculpture as duration and collapse, chance and transformation. Selected exhibitions: 2018 Raumfolgen, Schloß Burgau, Düren; 2016 City Dance Köln; All Italy is silent German Academy of Villa Massimo and Royal Academy of Spain, Rome 2014 Another Interlude, Performance, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome, To continue. Notes towards a Sculpture Cycle: Scale, Nomas Foundation, Rome; 2012 A House of Leaves, David Roberts Art Foundation, London; 2011 V&A cycle (performance), performance, Postmodernism: Style and Subversion 1970-1990: Friday Late: The Postmodern Look, V&A, London; 2010 Platzhalter, Galerie Monitor, Rome; 2007 Reaparecidos, Museo de la Ciudad, Quito. Between 2009 and 2017 she created five Invite projects, a series of exhibitions structured as a dialogue between her own practice and that of an artist with whose work she felt a relationship of intimacy and confrontation: Cologne, 2009; Berlin 2011; London, 2012; Exeter, 2013; Berlin, 2017.

 

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Chiara Camoni

Sui Generis | Autoritratti

Chiara Camoni (Piacenza, 1974) lives and works in Fabbiano, Alta Versilia. Graduated in Sculpture at the Brera Academy of Fine Arts, she worked for some years with the Institute for the Dissemination of Natural Sciences in Naples. Together with other artists she founded the Magra – Museum of Contemporary Art in Granara. With Cecilia Canziani she is developing the cycle of seminars La Giusta Misura, started at the Murate Progetti Arte Contemporanea in Florence. Recent exhibitions include: Zenzic, with Anna Barham, curated by Caterina Avataneo, Arcade Gallery, London; Sisters, MIMA – Middlesbrough Institute of Modern Art, Middlesbrough; La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie, curated by Marina Dacci, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia; Il disegno del disegno, curated by Saretto Cincinelli, Museo Novecento, Florence.

Chiara Camoni (Piacenza, 1974) lives and works in Fabbiano, Alta Versilia. Graduated in Sculpture at the Brera Academy of Fine Arts, she worked for some years with the Institute for the Dissemination of Natural Sciences in Naples. Together with other artists she founded the Magra – Museum of Contemporary Art in Granara. With Cecilia Canziani she is developing the cycle of seminars La Giusta Misura, started at the Murate Progetti Arte Contemporanea in Florence. Recent exhibitions include: Zenzic, with Anna Barham, curated by Caterina Avataneo, Arcade Gallery, London; Sisters, MIMA – Middlesbrough Institute of Modern Art, Middlesbrough; La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie, curated by Marina Dacci, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia; Il disegno del disegno, curated by Saretto Cincinelli, Museo Novecento, Florence.

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Chiara Camoni / Bettina Buck with the words of Cecilia Canziani and a lecture by Chiara Frugoni

Chiara Frugoni’s research has been a source of inspiration throughout the whole project with similarities between the place and the reflections of the seminar and the themes she dealt with, on  Chiara of Assisi and on the role of the convent as a place not only of exclusion, but also of emancipation.

The course was developed in three moments: collective readings, a public lecture and finally, to give a rhythm to the thought, the collective action of the work at the loom, to which – over the course of the months – many different hands of craftswomen, artists and curators have alternated, leaving traces of their work, creating a carpet that is also the fulcrum of the exhibition. Since it is not possible to narrate the seminars in the form of an exhibition, Self-portraits represents an attempt to redistribute, through a series of works and further moments of in-depth study, the sense of a constructed path of relationships between people and areas of knowledge, with the

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Chiara Frugoni’s research has been a source of inspiration throughout the whole project with similarities between the place and the reflections of the seminar and the themes she dealt with, on  Chiara of Assisi and on the role of the convent as a place not only of exclusion, but also of emancipation.

The course was developed in three moments: collective readings, a public lecture and finally, to give a rhythm to the thought, the collective action of the work at the loom, to which – over the course of the months – many different hands of craftswomen, artists and curators have alternated, leaving traces of their work, creating a carpet that is also the fulcrum of the exhibition. Since it is not possible to narrate the seminars in the form of an exhibition, Self-portraits represents an attempt to redistribute, through a series of works and further moments of in-depth study, the sense of a constructed path of relationships between people and areas of knowledge, with the words of books and the works of different and distant authors.

The works by Chiara Camoni and Bettina Buck in the exhibition invite us to reflect on the relationship between body and space, on the way bodies build environments, gestures generate worlds, worlds tell relationships, and relationships are a way to reinvent the ways of being together, producing, exhibiting.
The gestures and voices of those who participated in the meetings are guarded and represented by a carpet presented in the exhibition and woven under the supervision of the weaver Paola Aringes.

Around this object, which is also a place, a corpus of unpublished works by Chiara Camoni makes room for the works made by Bettina Buck between 2010 and 2017.

United by a common reflection on sculpture and a dialogical attitude, the works of the two artists offer themselves as points of view on each other’s work.

 

Sui Generis | Autoritratti

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Sui Generis | Autoritratti

Prende il via da un ciclo di incontri dedicati all’identità di genere. I pensieri e le azioni condivisi negli incontri hanno costituito la genesi del progetto che si formalizza ora in un singolare percorso espositivo. 

Sui Generis | Autoritratti

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Mohammad Alfaraj

Photographer, video artist

Mohammad Alfaraj’s (b. 1993 in Al Hassa, KSA, where he lives and works), practice centers around his exploration of the relationship between forms and concepts, is visible through superimposed stories in his photographic collages, regrouping and contrasting fiction and non-fiction subjects. Alfaraj’s work also often uses natural materials found in his hometown and combines them with children games and stories from people working the land, as an attempt to create states of co-existence between man and nature with an undertone of hope. A socio-environment activist at heart, his short documentary Lost, 2015 (which was awarded first place in the student category at the Saudi Film Festival), captures the latent state of the notion of temporality for the stateless Arabs living as refugees in their place of birth, and the dehumanizing effect this plays. This “un-homely” context portrays the poisonous beauty of nature when lived as a nemesis under political paralysis.

Alfaraj g

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Mohammad Alfaraj’s (b. 1993 in Al Hassa, KSA, where he lives and works), practice centers around his exploration of the relationship between forms and concepts, is visible through superimposed stories in his photographic collages, regrouping and contrasting fiction and non-fiction subjects. Alfaraj’s work also often uses natural materials found in his hometown and combines them with children games and stories from people working the land, as an attempt to create states of co-existence between man and nature with an undertone of hope. A socio-environment activist at heart, his short documentary Lost, 2015 (which was awarded first place in the student category at the Saudi Film Festival), captures the latent state of the notion of temporality for the stateless Arabs living as refugees in their place of birth, and the dehumanizing effect this plays. This “un-homely” context portrays the poisonous beauty of nature when lived as a nemesis under political paralysis.

Alfaraj graduated with a BA in mechanical engineering from KFUPM in 2017. His recent solo show; Still Life and Plastic Dreams, Athr Gallery, Jeddah KSA (2020), and group shows include I Love You Urgently, 21,39 SAC, Jeddah, KSA (2020), Durational Portrait; A brief overview of video art in Saudi Arabia, Athr Gallery, Jeddah, KSA (2020), Sharjah Islamic Festival, Sharjah, UAE (2019). His work has also been shown at the Sharjah Art Foundation; Le Murate Pac, Florence (2019); Athr Gallery, Jeddah (2018); 21,39 Jeddah Arts (2017, 2019); Saudi Film Festival, Dammam (2015) and Dubai International Film Festival (2014). Alfaraj worked as a programmer in both the Saudi Film Festival and the poetry house festival in Dammam.

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The glass between us

Top exhibition of Middle East Now Festival 2019

Mohammad Alfaraj’s first solo exhibition, The Glass Between Us, is an experimentation on sound and image, viewing life through the lens of a child. His new body of work searches for the surprising and the unexpected in daily life, creating a huge mosaic formed by humans and their peers. Presenting works prepared in advance by the artist in Saudi Arabia, alongside new work made with children in Florence during a series of workshops, the exhibition presents a sensory and visual experience that may be simple in form, but depends on a fundamental and important subject around which it tried to create a dialogue.

Middle East Now, MAD Murate Art District and Crossway Foundation Residency in collaboration with PIA Palazzina Indiano Arte della Compagnia Virgilio Sieni.

Mohammad Alfaraj’s first solo exhibition, The Glass Between Us, is an experimentation on sound and image, viewing life through the lens of a child. His new body of work searches for the surprising and the unexpected in daily life, creating a huge mosaic formed by humans and their peers. Presenting works prepared in advance by the artist in Saudi Arabia, alongside new work made with children in Florence during a series of workshops, the exhibition presents a sensory and visual experience that may be simple in form, but depends on a fundamental and important subject around which it tried to create a dialogue.

Middle East Now, MAD Murate Art District and Crossway Foundation Residency in collaboration with PIA Palazzina Indiano Arte della Compagnia Virgilio Sieni.

The glass between us

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The glass between us

Mostra di punta del Middle East Film Festival 2019

The glass between us

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Michelangelo Pistoletto

Visual artist

Michelangelo Pistoletto was born in Biella in 1933. He began to exhibit his work in 1955 and in 1960 he had his first solo show at Galleria Galatea in Turin. An inquiry into self-portraiture characterizes his early work. In the two-year period 1961-1962 made the first Mirror Paintings, which directly include the viewer and real time in the work, and open up perspective, reversing the Renaissance perspective that had been closed by the twentieth-century avant-gardes. These works quickly brought Pistoletto international acclaim, leading, in the sixties, to one-man shows in important galleries and museums in Europe and the United States. The Mirror Paintings are the foundation of his subsequent artistic output and theoretical thought.
In 1965 and 1966 he produced a set of works entitled Minus Objects, considered fundamental to the birth of Arte Povera, an art movement of which Pistoletto was an animating force and a protagonist. In 1967 he began to work outside traditional exhibition spac

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Michelangelo Pistoletto was born in Biella in 1933. He began to exhibit his work in 1955 and in 1960 he had his first solo show at Galleria Galatea in Turin. An inquiry into self-portraiture characterizes his early work. In the two-year period 1961-1962 made the first Mirror Paintings, which directly include the viewer and real time in the work, and open up perspective, reversing the Renaissance perspective that had been closed by the twentieth-century avant-gardes. These works quickly brought Pistoletto international acclaim, leading, in the sixties, to one-man shows in important galleries and museums in Europe and the United States. The Mirror Paintings are the foundation of his subsequent artistic output and theoretical thought.
In 1965 and 1966 he produced a set of works entitled Minus Objects, considered fundamental to the birth of Arte Povera, an art movement of which Pistoletto was an animating force and a protagonist. In 1967 he began to work outside traditional exhibition spaces, with the first instances of that “creative collaboration” he developed over the following decades by bringing together artists from different disciplines and diverse sectors of society.
In 1975-76 he presented a cycle of twelve consecutive exhibitions, Le Stanze, at the Stein Gallery in Turin. This was the first of a series of complex, year-long works called “time continents”. Others are White Year (1989) and Happy Turtle (1992).
In 1978, in a show in Turin, Pistoletto defined two main directions his future artwork would take: Division and Multiplication of the Mirror and Art Takes On Religion. In the early eighties he made a series of sculptures in rigid polyurethane, translated into marble for his solo show in 1984 at Forte di Belvedere in Florence. From 1985 to 1989 he created the series of “dark” volumes called Art of Squalor. During the nineties, with Project Art and with the creation in Biella of Cittadellarte – Fondazione Pistoletto and the University of Ideas, he brought art into active relation with diverse spheres of society with the aim of inspiring and producing responsible social change. In 2003 he won the Venice Biennale’s Golden Lion for Lifelong Achievement. In 2004 the University of Turin awarded him a laurea honoris causa in Political Science. On that occasion the artist announced what has become the most recent phase of his work, Third Paradise.
In 2007, in Jerusalem, he received the Wolf Foundation Prize in the Arts, “for his constantly inventive career as an artist, educator and activist whose restless intelligence has created prescient forms of art that contribute to fresh understanding of the world.”
In 2010 he wrote the essay The Third Paradise, published in Italian, English, French and German. In 2012 he started promoting the Rebirth-day, first worldwide day of rebirth, celebrated every year on 21st December with initiatives taking place all around the world.
In 2013 the Louvre in Paris hosted his personal exhibition Michelangelo Pistoletto, année un – le paradis sur terre. In this same year he received the Praemium Imperiale for painting, in Tokyo.
In May 2015 he received a degree honoris causa from the Universidad de las Artes of Havana in Cuba. In the same year he realizes a work of big dimensions, called Rebirth, situated in the park of the Palais des Nations in Geneva, headquarters of the UN.
In 2017 the text written by Michelangelo Pistoletto Ominitheism and Demopraxy. Manifesto for a regeneration of society was published.
Between 2018 and 2020 the activity of the Third Paradise has further intensified, in particular through the development of an international network of Embassies and Forums. In these same years he has been particularly active in various South American countries, with personal exhibitions and a series of initiatives linked to the Third Paradise.

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Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

Presentazione del libro "Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società" di Michelangelo Pistoletto

Michelangelo Pistoletto – Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso a cura di MAD Murate Art District, Accademia di Belle Arti di Firenze, Associazione Nottola di Minerva, Chiarelettere e Cittadellarte

 

A MAD Murate Art District un appuntamento con Manifesto per una rigenerazione della società: dialogo tra Michelangelo Pistoletto, Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, e Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto ha presentato il 1 aprile 2019 il suo libro “Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società” (Chiarelettere editore srl), un manuale per una trasformazione responsabile della società che apre una preziosa occasione di dialogo: esercitata da ognuno nelle piccole occupazioni del quotidiano, ed accolta come pratica di ogni piccola comunità, la demopraxia potrà ispirare relazioni più complesse all’interno della società civile e della dialettica tra artisti, cittadini,

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Michelangelo Pistoletto – Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso a cura di MAD Murate Art District, Accademia di Belle Arti di Firenze, Associazione Nottola di Minerva, Chiarelettere e Cittadellarte

 

A MAD Murate Art District un appuntamento con Manifesto per una rigenerazione della società: dialogo tra Michelangelo Pistoletto, Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, e Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto ha presentato il 1 aprile 2019 il suo libro “Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società” (Chiarelettere editore srl), un manuale per una trasformazione responsabile della società che apre una preziosa occasione di dialogo: esercitata da ognuno nelle piccole occupazioni del quotidiano, ed accolta come pratica di ogni piccola comunità, la demopraxia potrà ispirare relazioni più complesse all’interno della società civile e della dialettica tra artisti, cittadini, imprenditori, giovani in formazione.

La due giorni dedicata al grande artista internazionale è proseguita e si è conclusa martedì 2 aprile  2019 all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove il maestro Pistoletto ha tenuto una lectio magistralis rivolta agli studenti e aperta anche al pubblico esterno. In seguito la presentazione del restauro dell’opera monumentale “Dietrofront”, a cura del restauratore Alberto Casciani e dei tecnici del CNR Cristiano Riminesi, Fabio Tarani e Rachele Manganelli Del Fa.

Un appuntamento presentato nell’ambito del Progetto Riva diretto da Valentina Gensini, e del programma triennale IDENTITIES Leggere il contemporaneo realizzato dall’Associazione Culturale La Nottola di Minerva in collaborazione con Mus.e, MAD Murate Art District per il Comune di Firenze.

Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

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Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

Presentazione del libro "Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società" di Michelangelo Pistoletto

Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

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The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

The time of Discretion è l’ultimo progetto a lungo termine dell’artista fiorentina Lisa Mara Batacchi, che presentò un capitolo del lavoro nella mostra omonima prodotta da MAD nel 2018 all'interno del ciclo Global Identities

The time of Discretion, a cura di Veronica Caciolli

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RIVA Project 2019

Promoted by the MUS.E Association under the artistic direction of Valentina Gensini

In 2019, the RIVA Project further explored its international focus through lectures and workshops. Of particular importance was the lecture held at MAD by Michelangelo Pistoletto, in partnership with the Academy of Fine Arts of Florence, as well as the conferences curated by LWCircus, and the cycle of encounters curated by Prof. Antonio Capestro, with the collaboration of CISDU and the University of Florence. The constant maintenance of the Terzo Giardino fluvial park continued, likewise its guided visits organised by the Mus.e. Association. The partnership programme with Zhong Art International was intensified and two professors from the Academy of Fine Arts of Sichuan spent a period of residency at Murate Art District. These events strengthened the process to the final goal: a grand pluriannual exhibit initially scheduled for 2020 and then postponed to 2021 due to the restrictions imposed to contrast the Covid-19 pandemic.

In 2019, the RIVA Project further explored its international focus through lectures and workshops. Of particular importance was the lecture held at MAD by Michelangelo Pistoletto, in partnership with the Academy of Fine Arts of Florence, as well as the conferences curated by LWCircus, and the cycle of encounters curated by Prof. Antonio Capestro, with the collaboration of CISDU and the University of Florence. The constant maintenance of the Terzo Giardino fluvial park continued, likewise its guided visits organised by the Mus.e. Association. The partnership programme with Zhong Art International was intensified and two professors from the Academy of Fine Arts of Sichuan spent a period of residency at Murate Art District. These events strengthened the process to the final goal: a grand pluriannual exhibit initially scheduled for 2020 and then postponed to 2021 due to the restrictions imposed to contrast the Covid-19 pandemic.

RIVA Project 2019

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Because time in this place does not obey an order

Because time in this place does not obey an order - Black History Month Florence 2019

Curated by BHMF With the partnership of MAD Murate Art District

In collaboration with: Boomker Sound Studios Syracuse University Florence SRISA Vivaio Il Giardiniere Antonella Bundu Chris Norcross

And we can no longer breathe And we can no longer see But, in the escape compagno In the fear, compagno Like in the fight, compagno I will be forever by your side

Collettivo Victor Jara, Le Murate

These were the words written and sung by the musical collective Victor Jara days after the 1974 revolt at le Murate jails. Protest against unfit living conditions and oppressive forces are frequent in sites which separate, either willingly or by force, social groups from the world that surrounds them. The socio-spiritual nature of what is just and human worth is at the root of contemplation in isolation. These feelings originated from the artist’s encounter with Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, they led the project. For the occasion of the fourth edition of Black History Month Florence

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Curated by BHMF With the partnership of MAD Murate Art District

In collaboration with: Boomker Sound Studios Syracuse University Florence SRISA Vivaio Il Giardiniere Antonella Bundu Chris Norcross

And we can no longer breathe And we can no longer see But, in the escape compagno In the fear, compagno Like in the fight, compagno I will be forever by your side

Collettivo Victor Jara, Le Murate

These were the words written and sung by the musical collective Victor Jara days after the 1974 revolt at le Murate jails. Protest against unfit living conditions and oppressive forces are frequent in sites which separate, either willingly or by force, social groups from the world that surrounds them. The socio-spiritual nature of what is just and human worth is at the root of contemplation in isolation. These feelings originated from the artist’s encounter with Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, they led the project. For the occasion of the fourth edition of Black History Month Florence current Rome Prize Fellow at the American Academy in Rome Karyn Olivier presents Because Time In This Place Does Not Obey An Order, a series of site specific installations that grapple with the relationship between justice and spirituality. The works engage the history of Le Murate and its transition from a site of spiritual recluse to a carceral space sifting through the continuity and contrast that these histories evoke. Mental health, social critique, isolation, the closeting of history and the conflation of senses set cloistered gardens in dialogue with the steady words of Martin Luther King Jr. writing from a jail cell and reveal traces of life behind closed doors which claims universal rights.

Because time in this place does not obey an order

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Because time in this place does not obey an order

Because time in this place does not obey an order - Black History Month Florence 2019

Because time in this place does not obey an order

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Justin Randolph Thompson | BHMF 2019

Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2019

Justin Randolph Thompson
Artista e Direttore Black History Month Florence | Residenza d'artista e Mostra 2019
Justin Randolph Thompson | BHMF 2019

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Lucio Ruvidotti

Fumettista e scrittore

Lucio Ruvidotti, is a young author active in the world of self-productions and on the page of the weekly Pagina99, his recent book portrays “The Prince of Darkness” in a biographical novel full of rhythms, colors and experimentation that gives natural evolution to an icon of the BD Rock necklace.

Lucio Ruvidotti, is a young author active in the world of self-productions and on the page of the weekly Pagina99, his recent book portrays “The Prince of Darkness” in a biographical novel full of rhythms, colors and experimentation that gives natural evolution to an icon of the BD Rock necklace.

Miles. Assolo a fumetti

Miles. Assolo a fumetti - Black History Month Florence 2019

Miles Davis is one of the most iconic figures of Jazz history. His biography is one of complex evolution and artistic persistance. In many ways jazz is often far removed from the appreciation of younger generations and the magic of its expansion of sound and cultural impact are hence too frequently lost. This exhibition takes on the form of the comic book in order to narrate the life and times of Davis and the impulses behind some of his compositions which have gone on to become jazz standards. Lucio Ruvidotti transformed a love for jazz into a comic book that invites the viewer to an intimate look at this artist and celebrates the impact that he has had on the world of music. These works engage an audience that spans generations bringing this figure to the forefront, as Ruvidotti explains himself:

“I tried to tell story of this figure, the prince of darkness, the great artist, taking advantage of some episodes of his exuberant exaggerated life. But above all the goal was to show, th

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Miles Davis is one of the most iconic figures of Jazz history. His biography is one of complex evolution and artistic persistance. In many ways jazz is often far removed from the appreciation of younger generations and the magic of its expansion of sound and cultural impact are hence too frequently lost. This exhibition takes on the form of the comic book in order to narrate the life and times of Davis and the impulses behind some of his compositions which have gone on to become jazz standards. Lucio Ruvidotti transformed a love for jazz into a comic book that invites the viewer to an intimate look at this artist and celebrates the impact that he has had on the world of music. These works engage an audience that spans generations bringing this figure to the forefront, as Ruvidotti explains himself:

“I tried to tell story of this figure, the prince of darkness, the great artist, taking advantage of some episodes of his exuberant exaggerated life. But above all the goal was to show, through the language of comics, his music, incredibly evolved from the forties to the nineties.”

The comic strip released in 2018 by Edizioni BD tells the story through eight chapters entitled with the names of some of his most important compositions. Each part of the book is also distinguished by a different use of the color and composition of the table. Alongside the original drawings made by the artist, the exhibition shows a series of cartoon prints, accompanied by the music of Miles Davis that pervades the Emeroteca delle Murate room.

Miles. Assolo a fumetti

Available in:

Edoardo Delille

Fotografo

Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità.  Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie   appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)

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Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità.  Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie   appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) realizzando corporate e progetti fotografici dedicati. Membro del collettivo di fotografi Riverboom, negli ultimi anni usa diversi mezzi espressivi (video, stop-motion, uso di droni, collage) per raccontare le sue storie sempre impegnate da un fine sociale. Le foto dei suoi progetti sono state esposte in numerose mostre internazionali e fanno parte di collezioni private.

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Paolo Woods

Fotografo

Nato in Olanda da padre canadese e madre olandese, Paolo Woods cresce in Italia e vive a Parigi e a Haiti. Sfruttando la fotografia come strumento d’investigazione, si dedica a progetti di lunga durata dai quali nasce ogni volta una mostra, un libro e una serie di pubblicazioni nella stampa internazionale. Dopo un’indagine sul mondo del petrolio e un’inchiesta sulle guerre americane in Afghanistan e Iraq, si è interessato alla conquista cinese dell’Africa, esperienza da cui è nato CHINAFRICA, libro co-firmato con il giornalista Serge Michel e tradotto in undici lingue. Nel 2010 ha completato il progetto Walk on my Eyes, un ritratto intimo della società iraniana. Tra il 2010 e il 2014 Woods ha vissuto ad Haiti, esperienza che ha portato sia la pubblicazione (2013) di STATE e PEPE che la mostra prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna. Ha esposto in Francia, Italia, Stati Uniti, China, Spagna, Germania, Austria e Olanda, e i suoi lavori sono conservati in molte collezio

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Nato in Olanda da padre canadese e madre olandese, Paolo Woods cresce in Italia e vive a Parigi e a Haiti. Sfruttando la fotografia come strumento d’investigazione, si dedica a progetti di lunga durata dai quali nasce ogni volta una mostra, un libro e una serie di pubblicazioni nella stampa internazionale. Dopo un’indagine sul mondo del petrolio e un’inchiesta sulle guerre americane in Afghanistan e Iraq, si è interessato alla conquista cinese dell’Africa, esperienza da cui è nato CHINAFRICA, libro co-firmato con il giornalista Serge Michel e tradotto in undici lingue. Nel 2010 ha completato il progetto Walk on my Eyes, un ritratto intimo della società iraniana. Tra il 2010 e il 2014 Woods ha vissuto ad Haiti, esperienza che ha portato sia la pubblicazione (2013) di STATE e PEPE che la mostra prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna. Ha esposto in Francia, Italia, Stati Uniti, China, Spagna, Germania, Austria e Olanda, e i suoi lavori sono conservati in molte collezioni pubbliche e private. Ha ricevuto vari premi fra cui due World Press Photo Awards.

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Incontri Confluenti

Progetto RIVA

Nell’autunno 2017 i fotografi Davide Virdis, Martino Marangoni e Giuseppe Toscano hanno elaborato un progetto originale per San Francesco, Comune di Pelago, e per Pontassieve. Il tema principale di questo lavoro era il rapporto tra il fiume Sieve e la comunità. Questo gruppo di ricerca ha prodotto un lavoro originale sul territorio tra Pelago e Pontassieve presentato durante la festa del patrono a Pelago-Pontassieve il 29 settembre 2018, in una esposizione pubblica delle fotografie prodotte. L’esposizione nello spazio pubblico, sui pannelli di affissione che permeano la dimensione urbana, viene proposta dunque in una dimensione di immediata e spontanea accessibilità. I tre autori hanno inoltre condotto un workshop sul campo con quattro giovani fotografe.

Nell’autunno 2017 i fotografi Davide Virdis, Martino Marangoni e Giuseppe Toscano hanno elaborato un progetto originale per San Francesco, Comune di Pelago, e per Pontassieve. Il tema principale di questo lavoro era il rapporto tra il fiume Sieve e la comunità. Questo gruppo di ricerca ha prodotto un lavoro originale sul territorio tra Pelago e Pontassieve presentato durante la festa del patrono a Pelago-Pontassieve il 29 settembre 2018, in una esposizione pubblica delle fotografie prodotte. L’esposizione nello spazio pubblico, sui pannelli di affissione che permeano la dimensione urbana, viene proposta dunque in una dimensione di immediata e spontanea accessibilità. I tre autori hanno inoltre condotto un workshop sul campo con quattro giovani fotografe.

Incontri Confluenti

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Paolo Masi

Progetto RIVA

Born in Florence in 1933, has been active since the 1950s. He studied first in Milan, then in other areas of Europe where he matched wits with other talents and came into contact with the work of the great European abstractionists from whom he learned the lessons of strict formal rigour. In the 1960s, his production shifted from abstract-geometric works to compositions showing an absolute sensibility for colour and, in the 1970s, to research and use of new materials. His works of this period are characterised by use of corrugated cardboard. In the works of the 1980s, he undertook intense research into colour in relation to space, creating works from which colour as a strong aspect of his personality is easily deduced. In the 2000s, Masi began using such new materials as Plexiglas, with which he has created rectangular and round works in brilliant colours. Since his early experiences with Informale painting and concrete abstractionism, Masi’s work has been articulated, complex and div

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Born in Florence in 1933, has been active since the 1950s. He studied first in Milan, then in other areas of Europe where he matched wits with other talents and came into contact with the work of the great European abstractionists from whom he learned the lessons of strict formal rigour. In the 1960s, his production shifted from abstract-geometric works to compositions showing an absolute sensibility for colour and, in the 1970s, to research and use of new materials. His works of this period are characterised by use of corrugated cardboard. In the works of the 1980s, he undertook intense research into colour in relation to space, creating works from which colour as a strong aspect of his personality is easily deduced. In the 2000s, Masi began using such new materials as Plexiglas, with which he has created rectangular and round works in brilliant colours. Since his early experiences with Informale painting and concrete abstractionism, Masi’s work has been articulated, complex and diversified at the technical-linguistic level. His works become conceptual markers in the landscape and, in the case of his Polaroids, act as analytic studies of urban codes. His intensive activity continues and is acknowledged both in Italy and abroad; his works are featured in the collections of MART of Rovereto, the Galleria d’Arte Moderna of Palazzo Pitti in Florence and the Galleria d’Arte Moderna of Turin, the Museo Pecci of Prato and the Museo Novecento of Florence. His works are all characterised by an unceasing experimental evolution capable of extending even to broad urban spaces.

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Paolo Masi

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Progetto RIVA
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The Time of discretion. Chapter one

Global Identity

The time of Discretion. Chapter one di Lisa Batacchi, curated by Veronica Caciolli closes the cycle GLOBAL IDENTITIES. Postcolonial and cross-cultural Narratives curated by Valentina Gensini. The Time of Discretion is presented as a metaphorical and necessary retrospective on a cycle of works developed specifically on the subject of discretion and intended as its first chapter, over the last two years. The show consists of two works made in the south of China together with the Hmong people and about twenty new works expressly produced for this occasion, including installations, tapestries, videos, photographs, documentary archives and symbolic finds. The Time of Discretion is a transnational project in progress, which opens up complex and extremely sensitive issues that widely extend the boundaries of art. The exhibition intersects experience and representation, dramatically confronting the East and the West, advancing a dense theoretical scenario in relation to the processes of global

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The time of Discretion. Chapter one di Lisa Batacchi, curated by Veronica Caciolli closes the cycle GLOBAL IDENTITIES. Postcolonial and cross-cultural Narratives curated by Valentina Gensini. The Time of Discretion is presented as a metaphorical and necessary retrospective on a cycle of works developed specifically on the subject of discretion and intended as its first chapter, over the last two years. The show consists of two works made in the south of China together with the Hmong people and about twenty new works expressly produced for this occasion, including installations, tapestries, videos, photographs, documentary archives and symbolic finds. The Time of Discretion is a transnational project in progress, which opens up complex and extremely sensitive issues that widely extend the boundaries of art. The exhibition intersects experience and representation, dramatically confronting the East and the West, advancing a dense theoretical scenario in relation to the processes of globalization. The project begins with the participation of Lisa Batacchi at the Land Art Mongolia Biennal of 2016, whose theme to be discussed concerned the interpretation of the axis that divides the sky from the earth. To do so, the artist reached Guizhou, a mountain village in southern China where the ancient Hmong people (originating from the Siberian-Mongol area), observe a traditional ritual daily. In particular, they hold a specific practice, considered divinatory, that of natural indigo dyeing. A large tent created by the artist, manually, slowly and discretely, together with the Hmong women, was later carried in a procession towards the sacred mountain Altan Ovoo, for the inaugural performance of the Biennale. The horse-cow represented there, shows a symbology derived from a Chinese oracle of the classical tradition, questioned preliminarily by the artist, whose sentences are governed by a logic of randomness, through the repeated tossing of coins. A randomness clearly understood as not accidental but secretly determined, also deliberately regulates the progressive behavior of Lisa Batacchi. A subsequent experience with this people allowed her to dye another fabric, which still draws on the meanings expressed in the fortieth and in the second hexagram of the I-Ching (The liberation – The receptive). Alongside these, there are further twenty multimedia works, produced for this exhibition and shown in preview for the Le Murate space. The collaboration with different types of mastery, activity that characterizes one of the directions of the project, has been extended by the artist to the local area, first in the city of Florence, where through the ancient looms of the Lisio Foundation, she has been able to realize five fabric tapestries. A toli, an amulet usually worn and used by Mongolian shamans, has instead been reproduced on a large scale, for performative as well as exhibition purposes, in parternship with the la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. A new batik dyed with guado (ancient vegetable color) will be realized during the summer together with Natural Color Culture in the Marche region and premiered at Le Murate on September the 4th. The exhibition is also enriched by four photographic series that on one hand document the performance for the Land Art Mongolia Biennal, the backstage material of this first chapter and a collection that represents the beauty, the persistence of tradition and the fragility of a world partially isolated, on the threshold of globalization but still magically possible. Eventually, a video, which anticipates an upcoming feature film, retraces the landscape, relational and cultural stages of Mongolia, Inner Mongolia and southern China, in which poetry, imagery and narration become confused. June 7th h 5.30 p.m. introduction to exhibition by Veronica Caciolli curator, Valentina Gensini artistic director Le murate. Progetti Arte Contemporanea and the artist Lisa Batacchi h 6.30 p.m. vernissage

In particular, they hold a specific practice, considered divinatory, that of natural indigo dyeing. A large tent created by the artist, manually, slowly and discretely, together with the Hmong women, was later carried in a procession towards the sacred mountain Altan Ovoo, for the inaugural performance of the Biennale.
The horse-cow represented there, shows a symbology derived from a Chinese oracle of the classical tradition, questioned preliminarily by the artist, whose sentences are governed by a logic of randomness, through the repeated tossing of coins. A randomness clearly understood as not accidental but secretly determined, also deliberately regulates the progressive behavior of Lisa Batacchi.
A subsequent experience with this people allowed her to dye another fabric, which still draws on the meanings expressed in the fortieth and in the second hexagram of the I-Ching (The liberation – The receptive).
Alongside these, there are further twenty multimedia works, produced for this exhibition and shown in preview for the Le Murate space.

The collaboration with different types of mastery, activity that characterizes one of the directions of the project, has been extended by the artist to the local area, first in the city of Florence, where through the ancient looms of the Lisio Foundation, she has been able to realize five fabric tapestries.
A toli, an amulet usually worn and used by Mongolian shamans, has instead been reproduced on a large scale, for performative as well as exhibition purposes, in parternship with the la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
A new batik dyed with guado (ancient vegetable color) will be realized during the summer together with Natural Color Culture in the Marche region and premiered at Le Murate on September the 4th.

The exhibition is also enriched by four photographic series that on one hand document the performance for the Land Art Mongolia Biennal, the backstage material of this first chapter and a collection that represents the beauty, the persistence of tradition and the fragility of a world partially isolated, on the threshold of globalization but still magically possible.
Eventually, a video, which anticipates an upcoming feature film, retraces the landscape, relational and cultural stages of Mongolia, Inner Mongolia and southern China, in which poetry, imagery and narration become confused.

Il progetto nell’ambito di ToscanaInContemporanea 2018

The Time of discretion. Chapter one

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Paolo Masi

The works on show engage the entire monumental complex, from the interior spaces of Le Murate. Progetti Arte Contemporanea to the public spaces of the complex such as the facade, the fountain in Piazza Madonna della Neve, the interior of the Semiottagono.

The former cells will host a series of site-specific installations that invite the visitor to reflect on the concepts of confinement and meditation.

The works – conceived by the artist to intentionally make use of ‘hard’ materials such as nails and steel wool, or to scratch and ‘mark’ the walls of the complex – are founded on actions of chromatic matrix and others of materic origin, consistently with the lengthy and structured path through art that has characterised his entire production. His actions in/on the spaces thus become conceptual markers along a course of serried, highly coherent research that doubles back to experimental practices first launched in the Seventies, now presented in a new guise an

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The works on show engage the entire monumental complex, from the interior spaces of Le Murate. Progetti Arte Contemporanea to the public spaces of the complex such as the facade, the fountain in Piazza Madonna della Neve, the interior of the Semiottagono.

The former cells will host a series of site-specific installations that invite the visitor to reflect on the concepts of confinement and meditation.

The works – conceived by the artist to intentionally make use of ‘hard’ materials such as nails and steel wool, or to scratch and ‘mark’ the walls of the complex – are founded on actions of chromatic matrix and others of materic origin, consistently with the lengthy and structured path through art that has characterised his entire production. His actions in/on the spaces thus become conceptual markers along a course of serried, highly coherent research that doubles back to experimental practices first launched in the Seventies, now presented in a new guise and with an authentic odour, rigorously measured against the spaces.

The exhibition also presents two never-before-seen Polaroid cycles, one dedicated to Le Murate, a space of isolation and reflection; the other to the Arno river, an open, changeling ambience, remindful of a world and a life outside the walls. ‘What most struck me was the aura of the site, where the stone walls carry evident signs of many passages, of cloistered nuns and prisoners,’ Paolo Masi has said. ‘With the Polaroid shots, I have tried to render this emotional visibility. The exhibition centres on pointing up the peculiarities of this space, so different from a gallery or a museum, which, as a production site, allows the imagination room to express itself freely and totally. On my very first visit here, I decided to give concrete form to feelings and emotions on two different planes: the dramatic, on the third floor, where the cells are linked by an extremely coercive history; while on the lower floor, the incised white of the wall, the two large cartons and the three folded papers suggest a geometry that is alternative to the sense of physical ‘enclosure’ that was the original function of the site.’

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From the meeting between Le Murate. Progetti Arte Contemporanea and Paolo Masi, a site specific project was born, which the Florentine artist wanted to dedicate to this unique place, a space of memory, imprisonment, voluntary but also forced imprisonment. Thus was born "Here. Paolo Masi" an important monographic exhibition composed of twelve monumental works specially conceived and created for the spaces of the Murate. The exhibition project is the result of a direct comparison between the artist, the environment and the history of the city complex under the sign of a new production.

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Ka Long Wong

Sculptor and teacher

A Son of Art (his father is a watercolour painter) Wong was born in Portuguese Macau in 1977. In 1996, he studied Sculpture at The Guangzhou Academy of Fine Arts, and gained a Master’s Degree in 2003. During his university life, he travelled The Silk Road and was inspired by what he saw there. Wong’s practice, both pedagogical and his production of art, are deeply informed by his experience of living in a colony where the acts of aggression and ‘civilization’ nurture each other. Long is currently lecturing at the Polytechnic University of Macau.

A Son of Art (his father is a watercolour painter) Wong was born in Portuguese Macau in 1977. In 1996, he studied Sculpture at The Guangzhou Academy of Fine Arts, and gained a Master’s Degree in 2003. During his university life, he travelled The Silk Road and was inspired by what he saw there. Wong’s practice, both pedagogical and his production of art, are deeply informed by his experience of living in a colony where the acts of aggression and ‘civilization’ nurture each other. Long is currently lecturing at the Polytechnic University of Macau.

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The impossible black tulip

Global Identity

The Impossible Black Tulip, third episode of the GLOBAL IDENTITIES Postcolonial and cross-cultural Narrative cycle, is a project that finds its reason in the exploration of the concept of belonging. The exhibition is named after the earliest known Chinese world map that unites western and eastern cartographic views and style. Maps and identities have a deep connection: As a crucial visualization of national borders, mapping has been linked to the political construction of national identity. However this map, symbol of cultural hybridity, confuses our concept of identity and, along with its rarity and exoticism, it was called the Impossible Black Tulip. Through this exhibition and participatory actions, this event wants to contribute to the post-colonial debates on hybridity, decolonization and fluid identity. In this reagard Macau represents an unique case-study: a Portuguese colony for 400 years, after the return to China in 1999 as a special administrative region (SAR) , identity mak

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The Impossible Black Tulip, third episode of the GLOBAL IDENTITIES Postcolonial and cross-cultural Narrative cycle, is a project that finds its reason in the exploration of the concept of belonging. The exhibition is named after the earliest known Chinese world map that unites western and eastern cartographic views and style. Maps and identities have a deep connection: As a crucial visualization of national borders, mapping has been linked to the political construction of national identity. However this map, symbol of cultural hybridity, confuses our concept of identity and, along with its rarity and exoticism, it was called the Impossible Black Tulip. Through this exhibition and participatory actions, this event wants to contribute to the post-colonial debates on hybridity, decolonization and fluid identity. In this reagard Macau represents an unique case-study: a Portuguese colony for 400 years, after the return to China in 1999 as a special administrative region (SAR) , identity making in Macao has been a process of incorporating instead of repressing or eliminating the identities of “the other”. How is the concept of hybridity related to belonging? Together with the local Chinese community (one of the biggest communities in the EU) and three artists from Macau, Eric FOK, Gue Jie CAI, and  Ka Long WONG we will investigate the different ways we can reflect on these concepts. We will inquire as to the legitimacy of basing an identity on only certain specific aspects of local colonial history, the relationship between belonging and ownership, and finally, the relationship between the memory of an area and the “modern” capitalist appropriation of the landscape. The various anti-migratory events and the increasing success of souverainiste parties have brought to light an urgent need to analyse the historical racialised constructions of identity in order to foster contemporary debate on a more fluid concept of identity. How can we define an “identity” today?

Artistic Direction: Valentina Gensini Curating: Livia Dubon Organization: Mus.e, Le Murate. Progetti Arte Contemporanea Coordinator: Sandy Chan Interpretation Panels: Veronica Gabriele e Livia Dubon Graphic Design: Athos de Martino Sponsor: Instituto Cultural do Governo da R.A.E. de Macau (I.C.M.), the Institute Confucio Florence, Macau Visual Students Art Zone Supporters: the Camões Institute of Lisbon, the Department of Languages, Literatures and Studies Interculturali of the University of Florence and the “Fernando Pessoa” Chair Contributions: Association Chì-na, Dragon Film Festival, Permanent workshop for the Peace – District 5, Florence.

The impossible black tulip

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Guo Jie Cai

Installation artist, painter, curator

Guo Jie Cai is an installation artist, teacher and curator. Born in Hsin Chu, Taiwan, he moved to Macau in 2011. Cai was awarded a BA in Painting and a MFA in Installation at National Taiwan University of Arts. He now focuses on painting, art installation, art curating and teaching. He is currently lecturer at the School of Arts of Macau Polytechnic Institute; Art instructor at Institute for Tourism Studies; Visual-Art instructor at Macau Art Museum; Youth member of Macau Artists Society; vice director of Art For All Society; and art consultant at Wind Box Community Development. The most recent solo exhibitions include “As Memory Whispers”, Nan Vam Lake Art Gallery , Macau Artists Society , Macau; “Between States of Mind –Cai Guo Jie Solo Exhibition”, New Tile House, Innoart, Taiwan; “Cores da cidade de Macau”, Rui Cunha Foundation Gallery, Macau, China

Guo Jie Cai is an installation artist, teacher and curator. Born in Hsin Chu, Taiwan, he moved to Macau in 2011. Cai was awarded a BA in Painting and a MFA in Installation at National Taiwan University of Arts. He now focuses on painting, art installation, art curating and teaching. He is currently lecturer at the School of Arts of Macau Polytechnic Institute; Art instructor at Institute for Tourism Studies; Visual-Art instructor at Macau Art Museum; Youth member of Macau Artists Society; vice director of Art For All Society; and art consultant at Wind Box Community Development. The most recent solo exhibitions include “As Memory Whispers”, Nan Vam Lake Art Gallery , Macau Artists Society , Macau; “Between States of Mind –Cai Guo Jie Solo Exhibition”, New Tile House, Innoart, Taiwan; “Cores da cidade de Macau”, Rui Cunha Foundation Gallery, Macau, China

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The impossible black tulip

Ciclo Global Identity

The impossible black tulip

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Lisa Batacchi

Artista visiva

Lisa Mara Batacchi si forma al Polimoda di Firenze con una lurea in fashion design lavorando in seguito per vari marchi di alta moda, in particolare per Vivienne Westwood a Londra. Successivamente consegue una laurea in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive, fra cui ricordiamo: 2°Something Else Cairo Biennale, Murate Art District (personale) a Firenze, Manifesta12 evento collaterale a Palermo, Art & Globalization Pavillion durante la 57a Biennale di Venezia, Dust space gallery a Milano, 4°Land Art Mongolia Biennale a Ulan Bator, Textile Arts Center a New York, Villa Ada a Roma, Clark House Initiative (personale) a Bombay, Villa Pacchiani a Pisa, riss (e) Zentrum (personale) a Varese, Mac, n a Pistoia. È vincitrice, tra gli altri, del premio italiano Movin’up per giovani artisti italiani all’estero. Negli ultimi anni ha tenuto laboratori e collaborato a progetti educativ

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Lisa Mara Batacchi si forma al Polimoda di Firenze con una lurea in fashion design lavorando in seguito per vari marchi di alta moda, in particolare per Vivienne Westwood a Londra. Successivamente consegue una laurea in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive, fra cui ricordiamo: 2°Something Else Cairo Biennale, Murate Art District (personale) a Firenze, Manifesta12 evento collaterale a Palermo, Art & Globalization Pavillion durante la 57a Biennale di Venezia, Dust space gallery a Milano, 4°Land Art Mongolia Biennale a Ulan Bator, Textile Arts Center a New York, Villa Ada a Roma, Clark House Initiative (personale) a Bombay, Villa Pacchiani a Pisa, riss (e) Zentrum (personale) a Varese, Mac, n a Pistoia. È vincitrice, tra gli altri, del premio italiano Movin’up per giovani artisti italiani all’estero. Negli ultimi anni ha tenuto laboratori e collaborato a progetti educativi con Palazzo Strozzi a Firenze, con ACAF Foundation a Shanghai, con Siena Art Institute, con Lottozero a Prato.

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The Time of discretion. Chapter one

Ciclo Global Identity

The Time of discretion. Chapter one

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Eric Fok

Conceptual artist

Eric Fok is an artist born in the later era of Portuguese Macau. With his maps and his meticulous brushwork Eric explores Macau’s identity by showing its transformations, developments and postcolonial phenomenon, merging space and time in a new fascinating dimension. His works were included in “Illustration Exhibition -Bologna Children’s Book Fair (2013)”, “Art Nova100 in China”, and the Portugal Oriental Foundation Art Award and are collected by The Orient Museum (Portugal), the University of Hong Kong  Museum and Art Gallery, the Macau Government Headquarters, the Cultural Affairs Bureau of the Macau S.A.R., and the Oriental Foundation (Macau). Website: www.behance.net/EricFok

Eric Fok is an artist born in the later era of Portuguese Macau. With his maps and his meticulous brushwork Eric explores Macau’s identity by showing its transformations, developments and postcolonial phenomenon, merging space and time in a new fascinating dimension. His works were included in “Illustration Exhibition -Bologna Children’s Book Fair (2013)”, “Art Nova100 in China”, and the Portugal Oriental Foundation Art Award and are collected by The Orient Museum (Portugal), the University of Hong Kong  Museum and Art Gallery, the Macau Government Headquarters, the Cultural Affairs Bureau of the Macau S.A.R., and the Oriental Foundation (Macau). Website: www.behance.net/EricFok

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Victoria DeBlassie

Artista interdisciplinare

Victoria DeBlassie è nata e cresciuta ad Albuquerque, New Mexico. Ha studiato presso The University of New Mexico nel 2009 e il California College of the Arts nel 2011. Di recente, ha ricevuto una borsa di studio Fulbright per l’Italia per l’anno accademico 2012-2013. Ha partecipato a numerose residenze artistiche, come F.AIR a Firenze, Italia, Atelier Real a Lisbona, Portogallo, Lakkos AIR a Heraklion, Crete, e più recentemente Apulia Land Arts Festival a Margherita di Savoia, Italia. Ha esposto a livello nazionale e internazionale, in sedi tra cui [AC] 2 Gallery di Albuquerque, NM, The de Young Museum di San Francisco, CA, e la Fondazione Biagiotti Progetto a Firenze, Italia. http://www.victoriadeblassie.com

Victoria DeBlassie è nata e cresciuta ad Albuquerque, New Mexico. Ha studiato presso The University of New Mexico nel 2009 e il California College of the Arts nel 2011. Di recente, ha ricevuto una borsa di studio Fulbright per l’Italia per l’anno accademico 2012-2013. Ha partecipato a numerose residenze artistiche, come F.AIR a Firenze, Italia, Atelier Real a Lisbona, Portogallo, Lakkos AIR a Heraklion, Crete, e più recentemente Apulia Land Arts Festival a Margherita di Savoia, Italia. Ha esposto a livello nazionale e internazionale, in sedi tra cui [AC] 2 Gallery di Albuquerque, NM, The de Young Museum di San Francisco, CA, e la Fondazione Biagiotti Progetto a Firenze, Italia. http://www.victoriadeblassie.com

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Maria Nissan

Artista installativa

Maria Nissan è un’artista installativa diplomata allo Studio Arts College International con una laurea in educazione artistica e una in disegno e pittura alla University of Georgia. Durante il suo soggiorno a Firenze Maria si è dedicata alla realizzazione di installazioni immersive e sensoriali. Il suo lavoro crea un’esperienza attraverso la trasformazione e manipolazione del riciclo organico dei materiali e coinvolgendo tutti i sensi. “Il mio lavoro vuole investigare i temi centrali dell’identità culturale e il concetto etereo di casa. Provenendo da una famiglia irachena e assira, con una educazione di stampo americano, il mio contesto genera il mio desiderio di creare progetti artistici multiculturali. Questi progetti legano insieme tendenze diverse e a volte opposte nel mio essere come i paesi nei quali ho sviluppato il mio lavoro.” www.marianissan.com

 

Maria Nissan è un’artista installativa diplomata allo Studio Arts College International con una laurea in educazione artistica e una in disegno e pittura alla University of Georgia. Durante il suo soggiorno a Firenze Maria si è dedicata alla realizzazione di installazioni immersive e sensoriali. Il suo lavoro crea un’esperienza attraverso la trasformazione e manipolazione del riciclo organico dei materiali e coinvolgendo tutti i sensi. “Il mio lavoro vuole investigare i temi centrali dell’identità culturale e il concetto etereo di casa. Provenendo da una famiglia irachena e assira, con una educazione di stampo americano, il mio contesto genera il mio desiderio di creare progetti artistici multiculturali. Questi progetti legano insieme tendenze diverse e a volte opposte nel mio essere come i paesi nei quali ho sviluppato il mio lavoro.” www.marianissan.com

 

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Interpretation of a seed

Global Identities

By Maria Nissan and Victoria DeBlassie curated by Daria Filardo There are myriad ways of tackling global issues, complicated balances, and politics that involve different areas of the world, and one of these is a physical and conceptual reflection on coffee. Coffee—a drink native to Ethiopia and spread over hundreds of years across many different parts of the planet— transnationalally combines different cultures and can just as well be symbol of a relaxed and shared moment of bonding as an element that underlines exploitation and extremely controversial global trade policies. It’s along this line that the presented work of Maria Nissan and Victoria DeBlassie operates, two young artists who have been collaborating on this theme for months. The intervention they’ve proposed for the Murate space takes ‘Interpretation of a Seed’ as its title and it is the result of questions that the artists have been asking themselves as well as of a common practice that began with the collect

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By Maria Nissan and Victoria DeBlassie curated by Daria Filardo There are myriad ways of tackling global issues, complicated balances, and politics that involve different areas of the world, and one of these is a physical and conceptual reflection on coffee. Coffee—a drink native to Ethiopia and spread over hundreds of years across many different parts of the planet— transnationalally combines different cultures and can just as well be symbol of a relaxed and shared moment of bonding as an element that underlines exploitation and extremely controversial global trade policies. It’s along this line that the presented work of Maria Nissan and Victoria DeBlassie operates, two young artists who have been collaborating on this theme for months. The intervention they’ve proposed for the Murate space takes ‘Interpretation of a Seed’ as its title and it is the result of questions that the artists have been asking themselves as well as of a common practice that began with the collection of coffee grounds used both in the moka machine as well as in American drip coffee that have become the raw material that once mixed with salt and flour and baked in the oven have given rise to sculptural objects. The artists have also collected the burlap sacks in which the coffee seeds themselves are transported and have been transformed into installational elements in the space. These elements, each used differently by each artist, are the common ground of a formal thought developed throughout the exhibition space. ‘Interpretation of a Seed’ takes form in two rooms on the ground floor of the Murate exhibition space, two similar but different places. One space—Maria Nissan’s—is activated by more sensorial and material characteristics with the presence of organic elements like sugar, the coffee sculptures, and the burlap sacks as chairs that invite a moment of relaxation and sharing, coffee culture viewed as an associative experience. The elements of the installation allude to the Middle Eastern culture of the artist (of Iraqi origins), to American culture, mixed with the Italian aspect where the presence of coffee is an obvious and cultural element of identity. The other room, created by Victoria DeBlassie, despite having the same elements in common with the first room, is more reminiscent of a certain type of ‘indie’ coffee house (apparently more respectful of the production processes but often in reality managed by multinationals like Starbucks), which is the case for Ethiocha Koffiehius, the name that the artist thought of for her space. Here the material elements converge in an action of conceptual protest. Elements and dates are collected on the chalkboards that underline the most complicated aspects of global trade, and affixed to the walls are images and posters that seem to allude to slogans used to capture consumers but that play with the ambiguity of the proposed messages that shifts the attention onto the hidden aspects and manipulated information. The double installation envelops the visitor both from a sensorial, material, and olfactory point of view as well as a space for thought and coming together. Starting from coffee, the two artists have spanned history and diverse geographies, reactivating our awareness of cultural, historical, and political realities, and all this just from the simple and ordinary gesture of having a coffee.

Interpretation of a seed

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Interpretation of a seed

Ciclo Global Identity

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Ila Beka

Video artist

Ila Bêka trained as an architect with a degree from the Università Iuav di Venezia of Venice and the École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville, where he studied with Aldo Rossi, Manfredo Tafuri, Vittorio Gregotti, Massimo Cacciari, Bernardo Secchi, Ugo La Pietra, Henri Ciriani and Jacques Lucan.

Since 2005 he has been working in collaboration with Louise Lemoine with whom he founded the research and creation platform Bêka & Lemoine. Described by The New York Times as “cult figures in the European architecture world”, Bêka and Lemoine focus their work on experimental new narrative and cinematographic forms in relation to contemporary architecture. Koolhaas Houselife, the first film Bêka co-directed with Lemoine in 2008, has been acclaimed by the international critique as “The architectural cult movie”.

Bêka has been invited to lecture and present his films at many international cultural institutions and prestigious

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Ila Bêka trained as an architect with a degree from the Università Iuav di Venezia of Venice and the École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville, where he studied with Aldo Rossi, Manfredo Tafuri, Vittorio Gregotti, Massimo Cacciari, Bernardo Secchi, Ugo La Pietra, Henri Ciriani and Jacques Lucan.

Since 2005 he has been working in collaboration with Louise Lemoine with whom he founded the research and creation platform Bêka & Lemoine. Described by The New York Times as “cult figures in the European architecture world”, Bêka and Lemoine focus their work on experimental new narrative and cinematographic forms in relation to contemporary architecture. Koolhaas Houselife, the first film Bêka co-directed with Lemoine in 2008, has been acclaimed by the international critique as “The architectural cult movie”.

Bêka has been invited to lecture and present his films at many international cultural institutions and prestigious universities such as Venice Biennale (2008, 2010, 2014), MoMA (New-York), Metropolitan Museum of Art (New-York), Centre Pompidou (Paris), Palais de Tokyo (Paris), Barbican Art Gallery (London), Canadian Centre for Architecture (Montréal), NAi (Rotterdam, NL), MAXXI (Rome), SALT (Istanbul), Harvard GSD, Architectural Association School of Architecture (London), Mextropoli (Mexico).

According to ArchDaily, one of the most visited architecture websites worldwide, their films “alter the face of architectural criticism”.

Ila Bêka is currently teaching at AA School, Architectural Association School of Architecture in London.

Bêka & Lemoine’s complete work (16 films) was acquired in 2016 by MoMA, Museum of Modern Art in New York, and is now part of its permanent collection. The acquisition of a complete work by MoMA, Museum of Modern Art is an extremely rare event for a living artist.

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Louise Lemoine

Video artist

Lemoine lives and works between France and Italy. Since 2005 she has been working in collaboration with her husband Ila Bêka with whom she founded the research and creation platform Bêka&Partners.

Presented by The New York Times as “cult figures in the European architecture world”, Lemoine and Bêka mainly focus their research on experimenting new narrative and cinematographic forms in relation to contemporary architecture.
Koolhaas Houselife, the first film she co-directed with Bêka in 2008, has been acclaimed by the international critique as “the architectural cult movie”. They self-financed the film in order to assure creative freedom.

Following the success of Koolhaus Houselife, Bêka and Lemoine shot the four other films that would make up their Living Architectures series. This series, which comprises Koolhaus Houselife; Pomerol, Herzog & de Meuron; Xmas Meier; Gehry’s Vertigo; and Inside Piano, follows the mundane realities of mai


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Lemoine lives and works between France and Italy. Since 2005 she has been working in collaboration with her husband Ila Bêka with whom she founded the research and creation platform Bêka&Partners.

Presented by The New York Times as &#