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Bettina Buck

Sui Generis | Autoritratti

Bettina Buck (Colonia 1974, Berlino 2018) si è diplomata presso il Kunsthochschule für Medien di Colonia e ha poi ottenuto un Master in Fine Art presso Goldsmiths, University of London.  La sua ricerca si concentrasulla nozione scultura come durata e collasso, caso e trasformazione. Mostre selezionate: 2018 Raumfolgen, Schloß Burgau, Düren; 2016 City Dance Köln; Tutta l’Italia è silenziosa  Accademia Tedesca di Villa Massimo e Accademia Reale di Spagna, Roma 2014 Another Interlude, Performance, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, To continue. Notes towards a Sculpture Cycle: Scale, Nomas Foundation, Roma; 2012 A House of Leaves, David Roberts Art Foundation, London; 2011 V&A cycle (performance), performance, Postmodernism: Style and Subversion 1970-1990: Friday Late: The Postmodern Look, V&A, London; 2010 Platzhalter, Galerie Monitor, Roma; 2007 Reaparecidos, Museo de la Ciudad, Quito. Tra il 2009 e il 2017 ha realizzato cinque Invite projects, u

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Bettina Buck (Colonia 1974, Berlino 2018) si è diplomata presso il Kunsthochschule für Medien di Colonia e ha poi ottenuto un Master in Fine Art presso Goldsmiths, University of London.  La sua ricerca si concentrasulla nozione scultura come durata e collasso, caso e trasformazione. Mostre selezionate: 2018 Raumfolgen, Schloß Burgau, Düren; 2016 City Dance Köln; Tutta l’Italia è silenziosa  Accademia Tedesca di Villa Massimo e Accademia Reale di Spagna, Roma 2014 Another Interlude, Performance, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, To continue. Notes towards a Sculpture Cycle: Scale, Nomas Foundation, Roma; 2012 A House of Leaves, David Roberts Art Foundation, London; 2011 V&A cycle (performance), performance, Postmodernism: Style and Subversion 1970-1990: Friday Late: The Postmodern Look, V&A, London; 2010 Platzhalter, Galerie Monitor, Roma; 2007 Reaparecidos, Museo de la Ciudad, Quito. Tra il 2009 e il 2017 ha realizzato cinque Invite projects, una serie di mostre strutturate come un dialogo tra la propria pratica e quella di un’artista con il cui lavoro ha sentito un rapporto di intimità e confronto: Cologne, 2009; Berlin 2011; London, 2012; Exeter, 2013; Berlin, 2017.

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Chiara Camoni / Bettina Buck con le parole di Cecilia Canziani e una conferenza di Chiara Frugoni

Le ricerche di Chiara Frugoni sono state fonte di ispirazione nel corso di tutto il progetto con assonanze tra il luogo e le riflessioni del seminario e i temi da lei trattati, su Chiara d’Assisi e sul ruolo del convento come luogo non solo di esclusione, ma anche di emancipazione.

Il percorso si è sviluppato in tre momenti: letture collettive, una lecture pubblica e infine, a dare un ritmo al pensiero, l’azione collettiva del lavoro al telaio, al quale – nel corso dei mesi – si sono alternate tante diverse mani di artigiane, artiste e curatrici che hanno lasciato traccia del loro operato realizzando un tappeto che è anche il fulcro del percorso espositivo. Non essendo possibile raccontare in forma di mostra i seminari, Autoritratti rappresenta il tentativo di ridistribuire, attraverso una serie di opere e ulteriori momenti di approfondimento, il senso di un percorso costruito di relazioni tra persone e ambiti del sapere, con le parole di libri e con le opere di autori div

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Le ricerche di Chiara Frugoni sono state fonte di ispirazione nel corso di tutto il progetto con assonanze tra il luogo e le riflessioni del seminario e i temi da lei trattati, su Chiara d’Assisi e sul ruolo del convento come luogo non solo di esclusione, ma anche di emancipazione.

Il percorso si è sviluppato in tre momenti: letture collettive, una lecture pubblica e infine, a dare un ritmo al pensiero, l’azione collettiva del lavoro al telaio, al quale – nel corso dei mesi – si sono alternate tante diverse mani di artigiane, artiste e curatrici che hanno lasciato traccia del loro operato realizzando un tappeto che è anche il fulcro del percorso espositivo. Non essendo possibile raccontare in forma di mostra i seminari, Autoritratti rappresenta il tentativo di ridistribuire, attraverso una serie di opere e ulteriori momenti di approfondimento, il senso di un percorso costruito di relazioni tra persone e ambiti del sapere, con le parole di libri e con le opere di autori diversi e distanti nel tempo. Le opere di Chiara Camoni e Bettina Buck in mostra invitano a riflettere sulla relazione tra corpo e spazio, sul modo in cui i corpi costruiscono ambienti, i gesti generano mondi, i mondi raccontano relazioni, e le relazioni sono un modo per reinventare le modalità di stare insieme, produrre, esporre.

I gesti e le voci di chi ha partecipato agli incontri sono custoditi e rappresentati da un tappeto presentato in mostra e tessuto con la supervisione della tessitrice Paola Aringes.

Attorno a questo oggetto che è anche un luogo, un corpus di lavori inediti di Chiara Camoni fa a sua volta spazio ai lavori realizzati da Bettina Buck tra il 2010 e il 2017. Unite da una riflessione comune sulla scultura e da un’attitudine dialogica, i lavori delle due artiste si offrono come punti di vista l’una sul lavoro dell’altra.

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Prende il via da un ciclo di incontri dedicati all’identità di genere. I pensieri e le azioni condivisi negli incontri hanno costituito la genesi del progetto che si formalizza ora in un singolare percorso espositivo. 

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