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Dal bianco - cartografia dei sensi

Residenza d'artista di Lucrezia Gabrieli

L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.


L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.

Dal bianco - cartografia dei sensi

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Formal Interference

Progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili

Dal 7 di maggio 2014 Le Murate. Progetti Arte Contemporanea ha ospitato Formal Interference, un progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili (progetto di arte pubblica basato a Firenze) e con John O’Hare & Gordon Culshaw, curatori dal 2006 al 2010 di Wolstenholme Projects (galleria di Liverpool che ha esposto il lavoro di artisti affermati, britannici ed internazionali, quali Keren Cytter, Mark Lewis, Paul Rooney, Jordan Baseman e Wolfgang Tilmans e offerto, allo stesso tempo, una piattaforma espositiva per artisti emergenti e collettivi artistici quali the Centre of Attention di Londra e Stand Assembly/Moot di Nottingham).

La pubblicità e l’informazione estetizzano i messaggi provenienti da qualunque ambito pubblico. Gli eventi sono riportati in maniera uniforme senza alcuna considerazione riguardo la loro sostanza. I cittadini sono alienati da tali modalità comunicative che hanno il solo effetto, in sostanza, di renderli impotenti rispetto al m

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Dal 7 di maggio 2014 Le Murate. Progetti Arte Contemporanea ha ospitato Formal Interference, un progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili (progetto di arte pubblica basato a Firenze) e con John O’Hare & Gordon Culshaw, curatori dal 2006 al 2010 di Wolstenholme Projects (galleria di Liverpool che ha esposto il lavoro di artisti affermati, britannici ed internazionali, quali Keren Cytter, Mark Lewis, Paul Rooney, Jordan Baseman e Wolfgang Tilmans e offerto, allo stesso tempo, una piattaforma espositiva per artisti emergenti e collettivi artistici quali the Centre of Attention di Londra e Stand Assembly/Moot di Nottingham).

La pubblicità e l’informazione estetizzano i messaggi provenienti da qualunque ambito pubblico. Gli eventi sono riportati in maniera uniforme senza alcuna considerazione riguardo la loro sostanza. I cittadini sono alienati da tali modalità comunicative che hanno il solo effetto, in sostanza, di renderli impotenti rispetto al messaggio.
Questa forzata impotenza cresce quando gli spazi personali, pubblici, virtuali, testuali e narrativi vengono trasformati in spazi estetici. Per affrontare e neutralizzare tali tecniche di controllo è necessario che gli artisti si riapproprino dei linguaggi estetici sottraendoli dalla sfavorevole associazione con le aree di senso legate al mercato e all’intrattenimento.
L’attenzione critica verso tali sottigliezze formali può mostrare quanto una trasmissione aggressiva dell’informazione stimoli precisi comportamenti e risposte: solo attraverso l’introduzione di sottili elementi perturbatori questa finzione di autorità può essere palesata e rimossa.
Il fine di questo progetto è  stato di contrastare e sfidare la legittimità di questa retorica estetizzante insidiosamente autoritaria. Gli artisti prescelti sono stati selezionati in considerazione della qualità e dello sviluppo della loro pratica artistica: CAAPO mira a costituire un programma internazionale di arte pubblica che includa una varietà di nuovi lavori in grado di esplorare i temi dell’appropriazione, della contaminazione e della corruzione.

Gli artisti partecipanti sono stati: Kathryn Ashill, Lee Campbell, Jamie Davies, John O’Hare, Brychan Tudor e Spazi Docili

Il programma ha previsto, oltre ad eventi di arte pubblica in giro per la città, anche una serie di workshop, incontri e dibattiti aperti al pubblico organizzati presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.

Formal Interference è un progetto sostenuto da:  British Council, Wales Arts Internationa, Comune di Firenze, Associazione Mus.e e Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.

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Little Boy

Residenza d'artista del Teatro dell'Elce

Lo spettacolo al centro del progetto di residenza del Teatro dell’Elce è stato Little Boy, una versione per la scena de La coscienza al bando, carteggio pubblicato negli anni Sessanta, in cui la causa è quella anti-nucleare e a confrontarsi con essa sono Günther Anders, un intellettuale engagé, e Claude Eatherly, il pilota americano che ha dato il via libera al rilascio della bomba su Hiroshima. “Little boy” è il nome in codice della bomba di Hiroshima.

Günther Anders, filosofo e scrittore, tra i fondatori del movimento anti-nucleare in Germania, viene a conoscenza della situazione di Eatherly leggendo per caso un articolo sulla rivista Newsweek nel 1959. Agli occhi di Anders, noto per le riflessioni sul “dislivello prometeico” tra l’uomo e la tecnica nell’era atomica, Eatherly appare subito come l’anti-Eichmann: a differenza dell’ex-funzionario nazista – uno dei maggiori responsabili dei campi di sterminio il quale, processato in quegli anni,

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Lo spettacolo al centro del progetto di residenza del Teatro dell’Elce è stato Little Boy, una versione per la scena de La coscienza al bando, carteggio pubblicato negli anni Sessanta, in cui la causa è quella anti-nucleare e a confrontarsi con essa sono Günther Anders, un intellettuale engagé, e Claude Eatherly, il pilota americano che ha dato il via libera al rilascio della bomba su Hiroshima. “Little boy” è il nome in codice della bomba di Hiroshima.

Günther Anders, filosofo e scrittore, tra i fondatori del movimento anti-nucleare in Germania, viene a conoscenza della situazione di Eatherly leggendo per caso un articolo sulla rivista Newsweek nel 1959. Agli occhi di Anders, noto per le riflessioni sul “dislivello prometeico” tra l’uomo e la tecnica nell’era atomica, Eatherly appare subito come l’anti-Eichmann: a differenza dell’ex-funzionario nazista – uno dei maggiori responsabili dei campi di sterminio il quale, processato in quegli anni, si riteneva innocente dichiarando di aver solo obbedito agli ordini dei superiori – Eatherly ha conservato la sua coscienza e non riesce a tacitare il rimorso per il suo “atto”. Anders decide di scrivergli e alla prima lettera seguirà un carteggio di oltre due anni.
Una selezione delle lettere del carteggio compone il testo dello spettacolo: dalle parole scritte e inviate reciprocamente dai due protagonisti affiorano linee tematiche diverse e complementari. La prima, la più evidente, è il mettersi a servizio di una causa. La causa anti-nucleare, nello specifico. Un’altra linea, drammatica e urgente, è quella della lotta per la riabilitazione di Eatherly: Anders cercherà in ogni modo di aiutare l’amico a uscire dall’ospedale psichiatrico. La terza linea, implicita e paradossale, è quella del ruolo del singolo rispetto alle grandi cause.
Proprio questa terza linea costituisce l’indagine di fondo dello spettacolo, il suo nucleo problematico. C’è
un’apparente incompatibilità tra ciò che l’essere umano fa e desidera come individuo e ciò che egli fa e desidera come membro della specie? La dedizione a una causa è materia da santi o da folli? Il militante è un eroe o un fanatico? Perché spesso agire in una relazione tra singoli va in contrasto con l’agire per il bene comune?

Little Boy

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Formal Interference

Progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili

Formal Interference

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Janne-Camilla Lyster 

Danzatrice

Janne-Camilla Lyster è una danzatrice, coreografa e scrittrice norvegese. Lavora nel campo della danza contemporanea dal 2006 e nel 2019 ha completato il suo progetto di dottorato artistico presso l’Accademia nazionale delle arti di Oslo: Poesia coreografica: creazione di spartiti letterari per la danza. Lyster ha pubblicato una serie di raccolte di poesie, oltre a una raccolta di spartiti coreografici e due romanzi. Dal 2021 è professore associato di coreografia presso l’Accademia Nazionale delle Arti di Oslo. Il suo lavoro è stato presentato a livello nazionale e internazionale. www.jannecamillalyster.no

Janne-Camilla Lyster è una danzatrice, coreografa e scrittrice norvegese. Lavora nel campo della danza contemporanea dal 2006 e nel 2019 ha completato il suo progetto di dottorato artistico presso l’Accademia nazionale delle arti di Oslo: Poesia coreografica: creazione di spartiti letterari per la danza. Lyster ha pubblicato una serie di raccolte di poesie, oltre a una raccolta di spartiti coreografici e due romanzi. Dal 2021 è professore associato di coreografia presso l’Accademia Nazionale delle Arti di Oslo. Il suo lavoro è stato presentato a livello nazionale e internazionale. www.jannecamillalyster.no

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Brychan Tudor

Brychan Tudor usa amalgamare fra di loro luce proiettata e strutture tridimensionali per creare una forma di stratificazione che esplori e ridefinisca i confini spaziali. Questo processo produce sottili mutamenti del ‘sentire’ e gioca con la nozione di una memoria esperienziale ‘fisica’. Attraverso una ripetizione controllata, tali proiezioni aiutano ad aprire un dialogo tra le alterazioni fisiche del luogo e le nozioni spaziali che esse esprimono.
http://www.creativeassault.org/BRYCHAN-TUDOR-1


Brychan Tudor usa amalgamare fra di loro luce proiettata e strutture tridimensionali per creare una forma di stratificazione che esplori e ridefinisca i confini spaziali. Questo processo produce sottili mutamenti del ‘sentire’ e gioca con la nozione di una memoria esperienziale ‘fisica’. Attraverso una ripetizione controllata, tali proiezioni aiutano ad aprire un dialogo tra le alterazioni fisiche del luogo e le nozioni spaziali che esse esprimono.
http://www.creativeassault.org/BRYCHAN-TUDOR-1

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Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello, artista, vive e lavora a Firenze. Si è laureato presso l’Università di Palermo, facoltà di Lettere e Filosofia, con una tesi in storia dell’arte contemporanea.

Negli anni ’90 comincia ad esporre e collaborare con artisti italiani ed esteri. La sua attività spazia dalle tecniche ad olio e inchiostro alla fotografia, al collage, all’istallazione, individuando nei temi della memoria, del confronto culturale, della relazione tra il sacro e l’immaginario personale e della ricerca sullo spazio come luogo da leggere e interpretare artisticamente il proprio fulcro tematico. Ha esposto in Italia e all’estero, ed è uno dei membri del progetto Spazi docili.

Fabrizio Ajello, artista, vive e lavora a Firenze. Si è laureato presso l’Università di Palermo, facoltà di Lettere e Filosofia, con una tesi in storia dell’arte contemporanea.

Negli anni ’90 comincia ad esporre e collaborare con artisti italiani ed esteri. La sua attività spazia dalle tecniche ad olio e inchiostro alla fotografia, al collage, all’istallazione, individuando nei temi della memoria, del confronto culturale, della relazione tra il sacro e l’immaginario personale e della ricerca sullo spazio come luogo da leggere e interpretare artisticamente il proprio fulcro tematico. Ha esposto in Italia e all’estero, ed è uno dei membri del progetto Spazi docili.

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Spazi Docili

Firenze è un brand. Lo stereotipo, conosciuto in tutto il mondo, della città rinascimentale. Firenze, tuttavia, è anche l’indiscussa capitale delle difficoltà italiane nel comprendere e gestire il contemporaneo e il relativo rapporto con il passato. Spazi Docili è la risposta in chiave di progetto di arte pubblica a questa realtà sconcertante ed esemplare. Il progetto è nato durante il 2008 ed è curato da Fabrizio Ajello e Christian Costa.
http://www.spazidocili.org


Firenze è un brand. Lo stereotipo, conosciuto in tutto il mondo, della città rinascimentale. Firenze, tuttavia, è anche l’indiscussa capitale delle difficoltà italiane nel comprendere e gestire il contemporaneo e il relativo rapporto con il passato. Spazi Docili è la risposta in chiave di progetto di arte pubblica a questa realtà sconcertante ed esemplare. Il progetto è nato durante il 2008 ed è curato da Fabrizio Ajello e Christian Costa.
http://www.spazidocili.org

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Christian Costa

Christian Costa, artista e critico, vive e lavora tra Napoli e Varsavia. Si occupa di arte pubblica da più di dieci anni. Ha mostrato il suo lavoro in svariati paesi e in progetti/eventi, quali: la Biennale di Venezia, il World Expo, la Biennale di Liverpool, l’European Culture Congress, e altri.
Dal 2005, insieme all’artista Fabrizio Ajello e alle curatrici Barbara D’Ambrosio e Costanza Meli, lavora al progetto di arte pubblica, Progetto Isole, basato a Palermo.
Dal 2007 lavora al progetto di arte pubblica N.EST, curato da Danilo Capasso e focalizzato sull’enorme e assai diversificata parte orientale di Napoli.
Nel 2008 fonda, insieme all’artista Fabrizio Ajello, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, incentrato sulla città di Firenze e che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio e interventi, workshop, mostre, residenze artistiche organizzate come curatori, talk. Dal 2015 l’artista Stefano Giuri entra a far parte stabilmente del progetto.
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Christian Costa, artista e critico, vive e lavora tra Napoli e Varsavia. Si occupa di arte pubblica da più di dieci anni. Ha mostrato il suo lavoro in svariati paesi e in progetti/eventi, quali: la Biennale di Venezia, il World Expo, la Biennale di Liverpool, l’European Culture Congress, e altri.
Dal 2005, insieme all’artista Fabrizio Ajello e alle curatrici Barbara D’Ambrosio e Costanza Meli, lavora al progetto di arte pubblica, Progetto Isole, basato a Palermo.
Dal 2007 lavora al progetto di arte pubblica N.EST, curato da Danilo Capasso e focalizzato sull’enorme e assai diversificata parte orientale di Napoli.
Nel 2008 fonda, insieme all’artista Fabrizio Ajello, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, incentrato sulla città di Firenze e che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio e interventi, workshop, mostre, residenze artistiche organizzate come curatori, talk. Dal 2015 l’artista Stefano Giuri entra a far parte stabilmente del progetto.
Nel 2014 Officina Marinoni, Spazi Docili e STALKER danno vita a Biennale Urbana, piattaforma culturale basata a Venezia che esplora a livello internazionale le pratiche estetiche che affrontano la dimensione urbana ed ambientale.

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John O’Hare

“Attraverso una pratica site-specific il mio intento è quello di riaffermare l’onnipresente/trascurato. Il mio lavoro esplora le potenzialità interattive dei processi decisionali relativi alla forma e, attraverso l’attenzione alla loro diffusione per mezzo dei nuovi media, le loro più ampie attrattive e applicazioni.”
https://sites.google.com/site/johnohare27/


“Attraverso una pratica site-specific il mio intento è quello di riaffermare l’onnipresente/trascurato. Il mio lavoro esplora le potenzialità interattive dei processi decisionali relativi alla forma e, attraverso l’attenzione alla loro diffusione per mezzo dei nuovi media, le loro più ampie attrattive e applicazioni.”
https://sites.google.com/site/johnohare27/

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Jamie Davies

“Da dove facciamo discendere il nostro divenire? La mia pratica artistica esplora i concetti di intimità, identità, autorità. Costruisco oggetti per mettere in discussione quanto un singolo soggetto, utilizzando una metodologia non soggettiva, possa essere ampliato. Questi oggetti appaiono come invenzioni personali e artificiali, e le loro imperfezioni e fragilità come un tentativo per cercare di eliminare ogni senso di autobiografia dal lavoro.”
http://www.creativeassault.org/JAMIE-DAVIES-1  


“Da dove facciamo discendere il nostro divenire? La mia pratica artistica esplora i concetti di intimità, identità, autorità. Costruisco oggetti per mettere in discussione quanto un singolo soggetto, utilizzando una metodologia non soggettiva, possa essere ampliato. Questi oggetti appaiono come invenzioni personali e artificiali, e le loro imperfezioni e fragilità come un tentativo per cercare di eliminare ogni senso di autobiografia dal lavoro.”
http://www.creativeassault.org/JAMIE-DAVIES-1  

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LET ME BE

Giuseppe Comuniello e Camilla Guarino

Come uno sguardo, come un soffio. Come quando qualcuno ti avvicina con cura una mano vicino alle labbra sporche ma tu capisci e lo precedi. Come la luce alle sei del mattino d’estate. Sai quando non riesci più a riaddormentarti e allora esci sul balcone per capire cosa fare? Come quando fai qualcosa che non avresti mai creduto di poter fare e pensi che allora forse è possibile. Forse a volte è possibile vedere la stessa cosa.

Un paesaggio di corpi, luci e storie si apre davanti a infiniti movimenti, interpretazioni, fisicità. Immaginari apparentemente uguali cambiano di volta in volta creando molteplici variazioni e punti di vista. Un piccolo mondo con un suo linguaggio, un pianeta contenitore di energie che esplodono in una rete di relazioni tra l’elemento descritto, chi descrive e chi immagina. Uno sguardo sempre più confuso che mette in discussione chi è che guida la visione dell’altro.

***

Il progetto nasce nel 2019 dall’urgenza di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniell

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Come uno sguardo, come un soffio. Come quando qualcuno ti avvicina con cura una mano vicino alle labbra sporche ma tu capisci e lo precedi. Come la luce alle sei del mattino d’estate. Sai quando non riesci più a riaddormentarti e allora esci sul balcone per capire cosa fare? Come quando fai qualcosa che non avresti mai creduto di poter fare e pensi che allora forse è possibile. Forse a volte è possibile vedere la stessa cosa.

Un paesaggio di corpi, luci e storie si apre davanti a infiniti movimenti, interpretazioni, fisicità. Immaginari apparentemente uguali cambiano di volta in volta creando molteplici variazioni e punti di vista. Un piccolo mondo con un suo linguaggio, un pianeta contenitore di energie che esplodono in una rete di relazioni tra l’elemento descritto, chi descrive e chi immagina. Uno sguardo sempre più confuso che mette in discussione chi è che guida la visione dell’altro.

***

Il progetto nasce nel 2019 dall’urgenza di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniello, di esternare come può svilupparsi la descrizione di uno spettacolo di danza, e più in generale di qualsiasi opera d’arte, a una persona cieca. Come arriva l’immagine a Giuseppe? E come Camilla può tradurla e trasmettergliela? Non esistono regole, esiste solo una complicità tra i due maturata nel tempo che permette loro di creare un linguaggio nuovo fatto di parole e movimento, arricchito di volta in volta da nuovi gesti e visioni. I due interpreti hanno deciso di guardarsi da fuori nel corso della descrizione di uno spettacolo. Durante questo processo si sono resi conto di aver creato a loro volta una piccola e intima partitura coreografica oltre che delle dinamiche relazionali. La rielaborazione della descrizione porta con sé riflessioni, associazioni, ricordi e visioni frutto di esperienze personali che se trasmesse possono influenzare la visione dell’altro. Si creano quindi dei filtri nella trasmissione di una visione che vanno a modificare la percezione di chi non vede. Anche chi descrive vedrà con occhi diversi la realtà che lo circonda. Un lavoro in cui si confondono ripetutamente gli sguardi, le immagini si intrecciano, non esistono guide, non esiste giusto o sbagliato.

 

Creazione e interpretazione: Giuseppe Comuniello e Camilla Guarino
Drammaturgia: Camilla Guarino
Assistente: Silvia Berti
Light Designer: Pietro Millosevich, Gabriele Termine
Artista sonoro: Umberto Foddis
Creazione video: Gabriele Termine
Prodotto da Versiliadanza
Co-prodotto da: Centro Internazionale della danza CID, MAD Murate Art District, Associazione MUS.E, Comune di Firenze.
Sostenuto da Compagnia Virgilio Sieni, Fondazione CR Firenze

LET ME BE

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Benedetta Manfriani

Artista visiva e cantante

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Teatro dell'Elce

Compagnia teatrale

Il Teatro dell’Elce nasce a Firenze nel 2006 su iniziativa del regista Marco Di Costanzo, dell’attore Stefano Parigi e del sound designer Andrea Pistolesi. Nel tempo il gruppo originario si arricchisce di nuove collaborazioni e diviene un nucleo di produzione di spettacoli e altri progetti teatrali. L’attività del Teatro dell’Elce coniuga la ricerca sul lavoro dell’attore con la volontà di rivolgersi a un pubblico il più possibile vasto e differenziato, al fine di produrre un teatro popolare di qualità. Le produzioni del Teatro dell’Elce sono state distribuite sul territorio nazionale e la compagnia è stata rappresentante dell’Italia al Festival International du Théâtre d’Alger 2010 (Algeria) e al Festival Internacional de Teatro por la Paz 2011 e 2012 a Barrancabermeja (Colombia).

Il Teatro dell’Elce nasce a Firenze nel 2006 su iniziativa del regista Marco Di Costanzo, dell’attore Stefano Parigi e del sound designer Andrea Pistolesi. Nel tempo il gruppo originario si arricchisce di nuove collaborazioni e diviene un nucleo di produzione di spettacoli e altri progetti teatrali. L’attività del Teatro dell’Elce coniuga la ricerca sul lavoro dell’attore con la volontà di rivolgersi a un pubblico il più possibile vasto e differenziato, al fine di produrre un teatro popolare di qualità. Le produzioni del Teatro dell’Elce sono state distribuite sul territorio nazionale e la compagnia è stata rappresentante dell’Italia al Festival International du Théâtre d’Alger 2010 (Algeria) e al Festival Internacional de Teatro por la Paz 2011 e 2012 a Barrancabermeja (Colombia).

Camilla Guarino

Danzatrice e performer

Camilla Guarino si avvicina alla danza classica e contemporanea fin da piccola, per poi integrare i suoi studi con laboratori teatrali e coreografici tenuti da Claudia Castellucci, Jacopo Jenna, Teatro Valdoca, Muta Imago e Armando Punzo. Si avvicina al coreografo Virgilio Sieni nel 2015, dopo un laboratorio di critica giornalistica tenuto da Massimo Marino e Altre Velocità. Laureata con una tesi magistrale sui Dieci anni di Accademia sull’arte del gesto di Virgilio Sieni, è coinvolta come interprete e stagista nel lavoro dell’artista. Nel 2015 collabora con la Biennale Danza di Venezia e nel 2018 vi partecipa con il progetto Biennale College ASAC seguito da Elisa Vaccarino. Fa parte dell’associazione BlaubArt – dance webzine, che si occupa di danza nel territorio bolognese e tiene corsi di teatro presso le scuole dell’infanzie e primarie. Attualmente frequenta il Master in drammaturgia presso l’Accademia d’arte Drammatica Silvio d’Amico e insieme al danzatore non ved

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Camilla Guarino si avvicina alla danza classica e contemporanea fin da piccola, per poi integrare i suoi studi con laboratori teatrali e coreografici tenuti da Claudia Castellucci, Jacopo Jenna, Teatro Valdoca, Muta Imago e Armando Punzo. Si avvicina al coreografo Virgilio Sieni nel 2015, dopo un laboratorio di critica giornalistica tenuto da Massimo Marino e Altre Velocità. Laureata con una tesi magistrale sui Dieci anni di Accademia sull’arte del gesto di Virgilio Sieni, è coinvolta come interprete e stagista nel lavoro dell’artista. Nel 2015 collabora con la Biennale Danza di Venezia e nel 2018 vi partecipa con il progetto Biennale College ASAC seguito da Elisa Vaccarino. Fa parte dell’associazione BlaubArt – dance webzine, che si occupa di danza nel territorio bolognese e tiene corsi di teatro presso le scuole dell’infanzie e primarie. Attualmente frequenta il Master in drammaturgia presso l’Accademia d’arte Drammatica Silvio d’Amico e insieme al danzatore non vedente Giuseppe Comuniello sta lavorando allo spettacolo Let Me Be.

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Giuseppe Comuniello

Danzatore e performer

Giuseppe Comuniello comincia il suo percorso nella danza nel 2009 con il coreografo Virgilio Sieni, con il quale collabora ancora oggi. Ha lavorato inoltre per coreografi nazionali e internazionali come Alessandro Schiattarella, Emanuel Gat, Emanuel Rosenberg e Michela Lucenti/Ballettto Civile con Bed Lambs, spettacolo vincitore del premio Danza&Danza come migliore produzione italiana. Contemporaneamente comincia un percorso sulla trasmissione del movimento attraverso la contact improvisation, tenendo laboratori sul movimento aperti a tutti in collaborazione con l’associazione MUVet di Bologna, la compagnia Teatro Danzabile di Lugano, la Galleria degli Uffizi e con il Sert di Firenze per il recupero delle  tossicodipendenze. Dal 2016 collabora con il Festival Oriente Occidente per il network internazionale sulla danza accessibile. I suoi ultimi lavori sono Danza cieca, creato e interpretato insieme a Virgilio Sieni per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e Lonely Planet,

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Giuseppe Comuniello comincia il suo percorso nella danza nel 2009 con il coreografo Virgilio Sieni, con il quale collabora ancora oggi. Ha lavorato inoltre per coreografi nazionali e internazionali come Alessandro Schiattarella, Emanuel Gat, Emanuel Rosenberg e Michela Lucenti/Ballettto Civile con Bed Lambs, spettacolo vincitore del premio Danza&Danza come migliore produzione italiana. Contemporaneamente comincia un percorso sulla trasmissione del movimento attraverso la contact improvisation, tenendo laboratori sul movimento aperti a tutti in collaborazione con l’associazione MUVet di Bologna, la compagnia Teatro Danzabile di Lugano, la Galleria degli Uffizi e con il Sert di Firenze per il recupero delle  tossicodipendenze. Dal 2016 collabora con il Festival Oriente Occidente per il network internazionale sulla danza accessibile. I suoi ultimi lavori sono Danza cieca, creato e interpretato insieme a Virgilio Sieni per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e Lonely Planet, il primo studio di un lavoro di ricerca con Camilla Guarino sulla percezione debuttato con il sostegno del Teatro Comunale di Ferrara all’interno della rassegna “La società a teatro”. Questo ultimo progetto si è sviluppato in Let me be prodotto da Versiliadanza.

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CATCH THE RHYTHM

Spettacolo

Come si afferra il ritmo? E qual è la musica nascosta dentro gli oggetti? Quale legame unisce la gravità ed il tempo?
Sospensione…  Cambi di velocità…  Caos…  Risate inaspettate…
Sono alcuni degli aspetti che generano e costituiscono lo spettacolo “CATCH THE RHYTHM!”.

Il rendezvous di tre artisti a tutto tondo che genera la magia di uno spettacolo dove gli spettatori letteralmente “CATTURANO IL RITMO!”.
Il binomio Ritmo-Giocoleria, sarà un elemento fondamentale dell’espressione scenica attraverso sequenze ritmiche di percussione corporale, giocoleria e clownerie musicale.
Siete pronti a catturare il ritmo?

Un progetto a cura di Francesco Gherardi e con la collaborazione di Niccolò Piccioli, Federico Macchi e Francesco Gori.
Riprese Video Tommaso Tancredi

La primissima del video di presentazione di “Catch the Rhythm!“, Compagnia Ball Percussion, e la Performance digitale – numero integrale estratto dallo spettacolo realizzato a Murate Art District – all






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Come si afferra il ritmo? E qual è la musica nascosta dentro gli oggetti? Quale legame unisce la gravità ed il tempo?
Sospensione…  Cambi di velocità…  Caos…  Risate inaspettate…
Sono alcuni degli aspetti che generano e costituiscono lo spettacolo “CATCH THE RHYTHM!”.

Il rendezvous di tre artisti a tutto tondo che genera la magia di uno spettacolo dove gli spettatori letteralmente “CATTURANO IL RITMO!”.
Il binomio Ritmo-Giocoleria, sarà un elemento fondamentale dell’espressione scenica attraverso sequenze ritmiche di percussione corporale, giocoleria e clownerie musicale.
Siete pronti a catturare il ritmo?

Un progetto a cura di Francesco Gherardi e con la collaborazione di Niccolò Piccioli, Federico Macchi e Francesco Gori.
Riprese Video Tommaso Tancredi

La primissima del video di presentazione di “Catch the Rhythm!“, Compagnia Ball Percussion, e la Performance digitale – numero integrale estratto dallo spettacolo realizzato a Murate Art District – all’interno della rassegna digitale di Inverno Fiorentino, come anteprima del nuovo spettacolo a Firenze nel 2021.
Una produzione promossa da Associazione dei Desideri iovoglio.org e realizzata in collaborazione con Murate Art Discritc.

***
La Compagnia Ball Percussion dal 2013 porta avanti la ricerca sul ritmo e la manipolazione di oggetti e questa nuova creazione per avvicinare sempre più persone a queste forme d’arte, un invito suonato ad accenti forti per essere tutti più vicini al palcoscenico e le piazze di Firenze nel 2021, con la rinnovata voglia di fare spettacolo e di fruirne, battendo all’unisono lo stesso ritmo

CATCH THE RHYTHM

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CATCH THE RHYTHM | Performance digitale

La primissima del video di presentazione di “Catch the Rhythm!“, Compagnia Ball Percussion, e la Performance digitale – numero integrale estratto dallo spettacolo realizzato a Murate Art District – all’interno della rassegna digitale di Inverno Fiorentino, come anteprima del nuovo spettacolo a Firenze nel 2021.
Una produzione promossa da Associazione dei Desideri iovoglio.org e realizzata in collaborazione con Murate Art Discritc.

Un progetto a cura di Francesco Gherardi e con la collaborazione di Niccolò Piccioli, Federico Macchi e Francesco Gori.
Riprese Video Tommaso Tancredi


***
La Compagnia Ball Percussion dal 2013 porta avanti la ricerca sul ritmo e la manipolazione di oggetti e questa nuova creazione per avvicinare sempre più persone a queste forme d’arte, un invito suonato ad accenti forti per essere tutti più vicini al palcoscenico e le piazze di Firenze nel 2021, con la rinnovata voglia di fare spettacolo e di fruirne, battendo all’unisono lo stesso ritmo

CATCH THE RHYTHM Performance digitale
CATCH THE RHYTHM | Performance digitale

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CATCH THE RHYTHM

Come si afferra il ritmo? E qual è la musica nascosta dentro gli oggetti? Quale legame unisce la gravità ed il tempo? Sospensione… Cambi di velocità… Caos… Risate inaspettate…Sono alcuni degli aspetti che generano e costituiscono lo spettacolo “CATCH THE RHYTHM!”.
Un progetto a cura di Francesco Gherardi e con la collaborazione di Niccolò Piccioli, Federico Macchi e Francesco Gori.
Riprese Video Tommaso Tancredi

CATCH THE RHYTHM
il teaser
CATCH THE RHYTHM

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Francesco Gori

Autore e attore

Francesco Gori, autore e attore, vive a Firenze dove lavora con MUS.E come mediatore culturale e teatrale nei Musei Civici Fiorentini. Membro della compagnia teatrale Chille della Balanza, dal 2015 conduce laboratori didattici sulle forme dell’espressione – scrittura, arti visive, musica, danza e teatro – in scuole e istituti di formazione superiore.

Francesco Gori, autore e attore, vive a Firenze dove lavora con MUS.E come mediatore culturale e teatrale nei Musei Civici Fiorentini. Membro della compagnia teatrale Chille della Balanza, dal 2015 conduce laboratori didattici sulle forme dell’espressione – scrittura, arti visive, musica, danza e teatro – in scuole e istituti di formazione superiore.

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Gaia Nanni

Attrice

Gaia Nanni, classe 1981, riceve nel 2013 la sua prima candidatura ai Premi UBU come migliore attrice.

Ha lavorato con Ferzan Ozpetek, Gianfranco Pedullà, Claudio Morganti, Alessandro Riccio, Maurizio De Giovanni, Antonio Frazzi, Massimo Sgorbani, Leonardo Pieraccioni e molti altri. Nel 2019 riceve il Premio per il Cinema Renzo Montagnani.

Diplomata al Teatro Puccini di Firenze si dedica al teatro da oltre quindici anni rendendolo la sua attività principale.

Gaia Nanni, classe 1981, riceve nel 2013 la sua prima candidatura ai Premi UBU come migliore attrice.

Ha lavorato con Ferzan Ozpetek, Gianfranco Pedullà, Claudio Morganti, Alessandro Riccio, Maurizio De Giovanni, Antonio Frazzi, Massimo Sgorbani, Leonardo Pieraccioni e molti altri. Nel 2019 riceve il Premio per il Cinema Renzo Montagnani.

Diplomata al Teatro Puccini di Firenze si dedica al teatro da oltre quindici anni rendendolo la sua attività principale.

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GRAND TOUR : UN DIARIO POPOLARE

Questa performance si delinea per “Gran Tour” e “Il Diario Popolare” come l’occasione di unire le loro sinergie e i loro contenuti nella creazione di una performance virtuale volta a sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza e il valore del ricordo e della Memoria Collettiva.
Pronti a pedalare?

Gaia Nanni e Francesco Gori ci guidano in un tour virtuale di alcune zone di Firenze
GRAND TOUR : UN DIARIO POPOLARE

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GRAND TOUR : UN DIARIO POPOLARE

Performance digitale di Memorie Collettive

Gaia Nanni e Francesco Gori ci guideranno in un tour virtuale di alcune zone di Firenze, limitrofe alla Manifattura Tabacchi, raccontando i quartieri e dialogando virtualmente con le interviste dei cittadini coinvolti in questo primo Grand Tour digitale.
Questa performance si delinea per “Gran Tour” e “Il Diario Popolare” come l’occasione di unire le loro sinergie e i loro contenuti nella creazione di una performance virtuale volta a sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza e il valore del ricordo e della Memoria Collettiva.
Potrete seguire l’evento nella diretta FB di martedì 29 dalle 19.00 in poi sulla pagina di Diario Popolare e di Io Voglio.
Pronti a pedalare?

Un progetto a cura Io Voglio_Ass.dei desideri
Concept e drammaturgia Iacopo Braca
Sviluppo progetto e coordinamento Carolina Pezzini
Conducono la performance Gaia Nanni e Francesco Gori
Riprese Video Tommaso Tancredi e Claudia Ceville
Si ringrazia Francesca Merz; Mirco Rufilli; Manifattura Ta







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Gaia Nanni e Francesco Gori ci guideranno in un tour virtuale di alcune zone di Firenze, limitrofe alla Manifattura Tabacchi, raccontando i quartieri e dialogando virtualmente con le interviste dei cittadini coinvolti in questo primo Grand Tour digitale.
Questa performance si delinea per “Gran Tour” e “Il Diario Popolare” come l’occasione di unire le loro sinergie e i loro contenuti nella creazione di una performance virtuale volta a sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza e il valore del ricordo e della Memoria Collettiva.
Potrete seguire l’evento nella diretta FB di martedì 29 dalle 19.00 in poi sulla pagina di Diario Popolare e di Io Voglio.
Pronti a pedalare?

Un progetto a cura Io Voglio_Ass.dei desideri
Concept e drammaturgia Iacopo Braca
Sviluppo progetto e coordinamento Carolina Pezzini
Conducono la performance Gaia Nanni e Francesco Gori
Riprese Video Tommaso Tancredi e Claudia Ceville
Si ringrazia Francesca Merz; Mirco Rufilli; Manifattura Tabacchi; l’Assessorato del Comune di Firenze; Murate Art District (MAD).

GRAND TOUR : UN DIARIO POPOLARE

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Noi ritorneremo! - Lighthouse Live Streaming da Murate Art District tratto da “La resistenza a Firenze” di C. Francovich

Un progetto di produzione continua di reading sulla cultura civile | Teatro dell'Elce

Lighthouse, un progetto di produzione continua di reading sulla cultura civile, si sposta sul web. “Noi ritorneremo!” è l’intestazione di un volantino distribuito dai soldati tedeschi per le strade di Firenze il 6 agosto 1944, pochi giorni prima di lasciare la città, scacciati dall’insurrezione dei fiorentini e dall’incalzare degli alleati. Se è vero che la Storia non consentì ai nazisti di dar seguito a quella minaccia, la sua eco sinistra risuona come monito per tutti coloro che pensano che la libertà sia uno stato acquisito e permanente.

Al racconto vibrante tratto dal resoconto di Carlo Francovich si intrecciano i video originali realizzati presso Murate Art District e in esterno notte per le strade della città di Firenze: le trame video ampliano le risonanze associative della parola e del suono, lo spazio diviene materia poetica per l’evento stesso. Un percorso dal tramonto all’alba per le strade vuote del coprifuoco, la vicenda di un’occupazione, una lotta e

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Lighthouse, un progetto di produzione continua di reading sulla cultura civile, si sposta sul web. “Noi ritorneremo!” è l’intestazione di un volantino distribuito dai soldati tedeschi per le strade di Firenze il 6 agosto 1944, pochi giorni prima di lasciare la città, scacciati dall’insurrezione dei fiorentini e dall’incalzare degli alleati. Se è vero che la Storia non consentì ai nazisti di dar seguito a quella minaccia, la sua eco sinistra risuona come monito per tutti coloro che pensano che la libertà sia uno stato acquisito e permanente.

Al racconto vibrante tratto dal resoconto di Carlo Francovich si intrecciano i video originali realizzati presso Murate Art District e in esterno notte per le strade della città di Firenze: le trame video ampliano le risonanze associative della parola e del suono, lo spazio diviene materia poetica per l’evento stesso. Un percorso dal tramonto all’alba per le strade vuote del coprifuoco, la vicenda di un’occupazione, una lotta e una liberazione.

con Erik Haglund, Stefano Parigi, Carolina Pezzini, Monica Santoro
video Maria Montesi
regia Marco Di Costanzo

***

Il progetto Lighthouse

le risonanze associative della parola e del suono, gli spazi ospitanti divengono materia poetica dell’evento. Un percorso dal tramonto all’alba per le strade vuote del coprifuoco, la vicenda di un’occupazione, una lotta e una liberazione.

***

“Noi ritorneremo!” tratto da “La resistenza a Firenze” di C. Francovich

“Noi ritorneremo!” è l’intestazione di un volantino distribuito dai soldati tedeschi per le strade di Firenze il 6 agosto 1944, pochi giorni prima di lasciare la città, scacciati dall’insurrezione dei fiorentini e dall’incalzare degli alleati. Se è vero che la Storia non consentì ai nazisti di dar seguito a quella minaccia, la sua eco sinistra risuona come monito per tutti coloro che pensano che la libertà sia uno stato acquisito e permanente. La vicenda della liberazione di Firenze tra il ’43 e il ’44 è il racconto della presa di coscienza, da parte di un popolo, della propria dignità e della conseguente scelta di combattere per ottenerla.

Noi ritorneremo! - Lighthouse Live Streaming da Murate Art District tratto da “La resistenza a Firenze” di C. Francovich

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La Riva: along the 𝄐

Residenza d'artista di Kirsten Stromberg - Progetto RIVA

La Riva: along the 𝄐

Artist/Composer: Kirsten Stromberg
Performers: Francesco Toninelli, Renato Grieco, Francesco Pellegrino

Performance musicale e installazione inedite, frutto di una residenza di ricerca su partiture grafiche ispirate all’ecologia relazionale delle piante lungo le rive del fiume Arno a Firenze. Lavorando con linee che tracciano gli spazi vuoti tra strutture di crescita complesse, si costituirà la base di partiture scritte e interpretate da Kirsten Stromberg (voce), e suonate da Francesco Pellegrino (live electronics),  Francesco Toninelli (oboe, percussioni / vibrafono) Renato Grieco (violoncello). Né composizione strutturata del tutto classica, né del tutto improvvisata, questo progetto si snoda lungo la linea tra strutture urbane, interne e naturali, evidenziando l’interazione dei rapporti umano / pianta e ascoltando la musica di una zona di Firenze che viene spesso ignorata. La composizione, strutturata durante la residenza d’artista press


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La Riva: along the 𝄐

Artist/Composer: Kirsten Stromberg
Performers: Francesco Toninelli, Renato Grieco, Francesco Pellegrino

Performance musicale e installazione inedite, frutto di una residenza di ricerca su partiture grafiche ispirate all’ecologia relazionale delle piante lungo le rive del fiume Arno a Firenze. Lavorando con linee che tracciano gli spazi vuoti tra strutture di crescita complesse, si costituirà la base di partiture scritte e interpretate da Kirsten Stromberg (voce), e suonate da Francesco Pellegrino (live electronics),  Francesco Toninelli (oboe, percussioni / vibrafono) Renato Grieco (violoncello). Né composizione strutturata del tutto classica, né del tutto improvvisata, questo progetto si snoda lungo la linea tra strutture urbane, interne e naturali, evidenziando l’interazione dei rapporti umano / pianta e ascoltando la musica di una zona di Firenze che viene spesso ignorata. La composizione, strutturata durante la residenza d’artista presso MAD Murate Art District, è finalizzata ad un performance e una installazione che faranno parte della mostra del progetto RIVA.


La Riva: along the 𝄐

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Penelope Morout

Danzatrice, performer e coreografa

Penelope Morout è una artista performativa greco-francese con un background di Danza e Architettura. Ha iniziato i suoi studi al Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance di Londra e si è laureata alla Greek National School of Dance di Atene (KSOT). Ha anche una laurea e un master in Ingegneria dell’Architettura presso l’Università Tecnica Nazionale di Atene (NTUA) e un master in Pratiche Teatrali presso l’ArtEZ University of the Arts di Arnhem, Paesi Bassi.

Ha seguito corsi e partecipato a varie scuole e festival in tutto il mondo. Penelope ha collaborato professionalmente con varie compagnie di danza e teatro. Come artista indipendente e interdisciplinare, i suoi strumenti espressivi sono il disegno, la danza, l’artigianato e le riprese. Nel 2018 ha diretto e coreografato lo spettacolo teatrale Folie à Deux (2019 – Teatro Sfendoni). Per questa produzione ha collaborato anche con Ioannis Kritikopoulos per la progettazione delle scenografie. Nel 2019 ha coreografato

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Penelope Morout è una artista performativa greco-francese con un background di Danza e Architettura. Ha iniziato i suoi studi al Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance di Londra e si è laureata alla Greek National School of Dance di Atene (KSOT). Ha anche una laurea e un master in Ingegneria dell’Architettura presso l’Università Tecnica Nazionale di Atene (NTUA) e un master in Pratiche Teatrali presso l’ArtEZ University of the Arts di Arnhem, Paesi Bassi.

Ha seguito corsi e partecipato a varie scuole e festival in tutto il mondo. Penelope ha collaborato professionalmente con varie compagnie di danza e teatro. Come artista indipendente e interdisciplinare, i suoi strumenti espressivi sono il disegno, la danza, l’artigianato e le riprese. Nel 2018 ha diretto e coreografato lo spettacolo teatrale Folie à Deux (2019 – Teatro Sfendoni). Per questa produzione ha collaborato anche con Ioannis Kritikopoulos per la progettazione delle scenografie. Nel 2019 ha coreografato e realizzato la scenografia dello spettacolo teatrale Ψ. I progetti futuri includono la partecipazione all’Amsterdam Fringe Festival nel settembre 2020 con T.E.P. | The Elephant Project, una collaborazione artivista con la coreografa Christina Mastori (una performance di installazione dal vivo già presentata al COME TOGETHER #4 Festival di Amsterdam nel febbraio 2019, NL), oltre alla prima con la sua performance di danza solista HIIT | High-Intensity Identity Training nel settembre 2020 ad Amsterdam e le prove del suo nuovo progetto SKIN.

Penelope Morout

Danzatrice, performer e coreografa

Penelope Morout, Danzatrice, performer e coreografa
Penelope Morout

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H.I.I.T. (High Intensity Identity Training)

Residenza d'artista di Penelope Morout

H.I.I.T. (High-Intensity Identity Training): Strategie di autocoscienza in un mondo consumista è un progetto di ricerca artistica che comprende sia una tesi di laurea che una performance di danza solista. È iniziato come ricerca artistica nel settembre 2018, durante gli studi di Master Theatre Practices (MTP) presso l’ArtEZ University of the Arts, ad Arnhem, Olanda. Nel giugno 2019 è diventata un’installazione artistica ed entro maggio 2021 dovrebbe essere creata una performance di danza solista di 45′.

H.I.I.T. sottolinea l’urgenza di sfuggire ai preconcetti stereotipati, accettando la possibilità di più sé che abitano un solo corpo. Poiché il corpo non può essere facilmente dissociato dall’identità, la sua immagine è costantemente utilizzata dalla cultura del consumo di oggi per costruire identità conformi alle aspettative sociali e commerciali. Più l’accento è posto sull’apparenza e sulla rappresentazione, più l’immagine del corpo umano che viene promos

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H.I.I.T. (High-Intensity Identity Training): Strategie di autocoscienza in un mondo consumista è un progetto di ricerca artistica che comprende sia una tesi di laurea che una performance di danza solista. È iniziato come ricerca artistica nel settembre 2018, durante gli studi di Master Theatre Practices (MTP) presso l’ArtEZ University of the Arts, ad Arnhem, Olanda. Nel giugno 2019 è diventata un’installazione artistica ed entro maggio 2021 dovrebbe essere creata una performance di danza solista di 45′.

H.I.I.T. sottolinea l’urgenza di sfuggire ai preconcetti stereotipati, accettando la possibilità di più sé che abitano un solo corpo. Poiché il corpo non può essere facilmente dissociato dall’identità, la sua immagine è costantemente utilizzata dalla cultura del consumo di oggi per costruire identità conformi alle aspettative sociali e commerciali. Più l’accento è posto sull’apparenza e sulla rappresentazione, più l’immagine del corpo umano che viene promossa è quella di un corpo sano e in forma. Quanto più l’aspetto esteriore è considerato una proiezione del sé interiore, tanto più lo stato fluido dell’identità è compromesso. Con l’avvento di internet e della realtà virtuale, il senso di appartenenza, di connessione fisica tra di loro si perde spesso. Inserirsi in questo modello di società consumistica, potrebbe temporaneamente costituire un modo per ristabilire quel senso. Tuttavia, le relazioni e gli eventi imprevedibili si verificano costantemente attraverso e attraverso il tempo, che sfidano l’esistenza umana. Di fronte a un evento traumatico, lo stato di shock e di perplessità che ci travolge è tale che si genera il bisogno di trovare nuove identità, nuove forme per incarnare lo stato attuale di precarietà. In quel punto liminale, le identità si scontrano con l’immaginario del consumatore culturale.

H.I.I.T. (High Intensity Identity Training)

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Lucrezia Gabrieli

Danzatrice

Lucrezia Gabrieli è una danzatrice nata a Verona nel 1995. Frequenta gli studi professionali presso l’Opus Ballet (FI), I.D.A. (RA) e studia all’estero seguendo corsi aperti.
Nel 2016 danza in “LaborAzione – Corpo di donna” di Leonardo Diana; nel 2017 è selezionata per Biennale College e studia con Loris Petrillo.
Nel 2018 partecipa al “Festival Cinema e Donne” (Firenze), “Arte in Vetrina (Tolmezzo, Udine, Grado) e {Te}che (Finale Ligure); presenta “Millimetro cubo” in PiattaformaA35 Fabbrica Europa e Scenari Contemporeanei ed è una delle giovani coreografe del CIMD Incubatore (Milano).
Nel  2019 partecipa a “TURNING_Orlando’s version” di Alessandro Sciarroni e viene selezionata per la coreografia progetto “Anghiari Dance Hub 2019”; continua a studiare con laboratori di coreografi internazionali ed è interessati a spettacoli per luoghi non convenzionali.




Lucrezia Gabrieli è una danzatrice nata a Verona nel 1995. Frequenta gli studi professionali presso l’Opus Ballet (FI), I.D.A. (RA) e studia all’estero seguendo corsi aperti.
Nel 2016 danza in “LaborAzione – Corpo di donna” di Leonardo Diana; nel 2017 è selezionata per Biennale College e studia con Loris Petrillo.
Nel 2018 partecipa al “Festival Cinema e Donne” (Firenze), “Arte in Vetrina (Tolmezzo, Udine, Grado) e {Te}che (Finale Ligure); presenta “Millimetro cubo” in PiattaformaA35 Fabbrica Europa e Scenari Contemporeanei ed è una delle giovani coreografe del CIMD Incubatore (Milano).
Nel  2019 partecipa a “TURNING_Orlando’s version” di Alessandro Sciarroni e viene selezionata per la coreografia progetto “Anghiari Dance Hub 2019”; continua a studiare con laboratori di coreografi internazionali ed è interessati a spettacoli per luoghi non convenzionali.

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Stretching one's arms again

Residenza di Lucrezia Gabrieli

Il progetto desiderava coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà.
L’interesse non è volto alla descrizione bensì a creare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di una porzione del reale. Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko e utilizzando il pretesto del codice cromatico, entriamo nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità.  Si è esplorato il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la fiducia, il coraggio di delimitare uno spazio di interazione in cui giocare con l’equilibrio, il ritmo, la vicinanza.
La scarpa da punta è stata qui utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui è semplice prolungamento del corpo.



Il progetto desiderava coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà.
L’interesse non è volto alla descrizione bensì a creare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di una porzione del reale. Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko e utilizzando il pretesto del codice cromatico, entriamo nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità.  Si è esplorato il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la fiducia, il coraggio di delimitare uno spazio di interazione in cui giocare con l’equilibrio, il ritmo, la vicinanza.
La scarpa da punta è stata qui utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui è semplice prolungamento del corpo.

Stretching one's arms again

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Laura Cionci

Artista visivo e performer

Laura Cionci (Roma, 1980) è un’artista e performer. La sua ricerca coltiva pratiche relazionali per lo sviluppo di processi creativi volti a riarticolare le potenzialità energetiche umane in relazione alla biodiversità e al territorio.

Il suo lavoro è stato presentato in State of Grace, Darebin Art Centre, Melbourne (2020); Vi.Vedo/Viu.Vos, Museu de Arte Contemporânea de Campinas, Saõ Paulo (2019); BienNolo, Milano (2019); 101, the beginning of infinity, MIM, Museum of Innocence, Mildura (2019); Paisaje Privado, Museo Casa de la Memoria, Medellín (2018); Una Mirada al Bosque Vertical, Museo de Arquitectura Leopoldo Rother, Universidad Nacional, Bogotà (2018); Fremantle Biennale (2017), Australia; Bienal de Arte Público, Cali (2016); Teatrum Botanicum, Parco Arte Vivente, Torino (2016); Proyecto H, Museo del Carnaval e Teatro de Verano, Montevideo (2014); Carnevalma, Centro Cultural Borges, Buenos Aires (2013).

Il suo primo libro, Stato di Grazia, è stato pubblicato nel 2020

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Laura Cionci (Roma, 1980) è un’artista e performer. La sua ricerca coltiva pratiche relazionali per lo sviluppo di processi creativi volti a riarticolare le potenzialità energetiche umane in relazione alla biodiversità e al territorio.

Il suo lavoro è stato presentato in State of Grace, Darebin Art Centre, Melbourne (2020); Vi.Vedo/Viu.Vos, Museu de Arte Contemporânea de Campinas, Saõ Paulo (2019); BienNolo, Milano (2019); 101, the beginning of infinity, MIM, Museum of Innocence, Mildura (2019); Paisaje Privado, Museo Casa de la Memoria, Medellín (2018); Una Mirada al Bosque Vertical, Museo de Arquitectura Leopoldo Rother, Universidad Nacional, Bogotà (2018); Fremantle Biennale (2017), Australia; Bienal de Arte Público, Cali (2016); Teatrum Botanicum, Parco Arte Vivente, Torino (2016); Proyecto H, Museo del Carnaval e Teatro de Verano, Montevideo (2014); Carnevalma, Centro Cultural Borges, Buenos Aires (2013).

Il suo primo libro, Stato di Grazia, è stato pubblicato nel 2020 da postmedia books.

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Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

Mediterranea # Habitus/Ethos
Installazione multimediale e performativa di Benedetta Manfriani
Sound design Agnese Banti
Performers Coro CONfusion.

Benedetta Manfriani Mediterranea # Habitus/Ethos
Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti
Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

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Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole

Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti

Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole
Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti
Benedetta Manfriani su Togli il tuo piede dalle nostre gole

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Togli il tuo piede dalle nostre gole

Residenza d'artista di Benedetta Manfriani e del Coro CONfusion

Il progetto di residenza “Togli il tuo piede dalle nostre gole” verteva su una considerazione: il nuovo millennio si è aperto all’insegna di un’emozione brutale e arcaica: la rabbia. Quella degli uomini che non accettano il rifiuto di una donna, quella di chi vede un nemico in chi è ancora più povero di lui, quella subdola, feroce e contagiosa diffusa dal web, che avvelena le vite. La rabbia non può essere eliminata, ma è possibile imparare a comprenderla, interpretarla e indirizzarla nell’espressione creativa. Essa può avere una funzione vitale, e può, come l’ansia e la depressione, chiamare ad un cambiamento di rotta come individui e come società. Ciascuno di noi consuma le proprie angosce da solo, vivendole come un problema individuale, ma nell’indirizzarsi a ciò che sta intorno, la voce esprime prima di tutto una posizione, quella di un orizzonte, e poi una relazione di spazi, corpi, linguaggi. Il canto ha la capacità di sciogliere il mutismo in cui la soffe

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Il progetto di residenza “Togli il tuo piede dalle nostre gole” verteva su una considerazione: il nuovo millennio si è aperto all’insegna di un’emozione brutale e arcaica: la rabbia. Quella degli uomini che non accettano il rifiuto di una donna, quella di chi vede un nemico in chi è ancora più povero di lui, quella subdola, feroce e contagiosa diffusa dal web, che avvelena le vite. La rabbia non può essere eliminata, ma è possibile imparare a comprenderla, interpretarla e indirizzarla nell’espressione creativa. Essa può avere una funzione vitale, e può, come l’ansia e la depressione, chiamare ad un cambiamento di rotta come individui e come società. Ciascuno di noi consuma le proprie angosce da solo, vivendole come un problema individuale, ma nell’indirizzarsi a ciò che sta intorno, la voce esprime prima di tutto una posizione, quella di un orizzonte, e poi una relazione di spazi, corpi, linguaggi. Il canto ha la capacità di sciogliere il mutismo in cui la sofferenza ingabbia l’anima.

MAD Murate Art District è stato il luogo ideale per il progetto di residenza, essendo stato per secoli un luogo di reclusione volontaria o coatta. Le sue pietre mute nascondono le voci delle monache murate vive, dei detenuti comuni, dei prigionieri politici e dei partigiani. Le Murate diventano paradigma della reclusione fisica e interiore. Il lavoro durante la residenza si è concentrato essenzialmente sull’esplorazione della voce e della potenzialità di risonanza di tutto il corpo attraverso esercizi di tecniche vocali di varie tradizioni. Durante la residenza verrà inoltre prodotto un video che documenterà le attività di ricerca e produzione della performance e che diventerà esso stesso un’installazione multimediale.

“Togli il tuo piede dalle nostre gole e allora potrai sentire con quale voce le donne
parlano.” Catharine MacKinnon

 

CONfusion è un gruppo vocale formato da persone provenienti da diversi paesi del mondo, nato nel 2016 come progetto di inclusione di migranti e rifugiati, ideato e diretto da Benedetta Manfriani, in collaborazione con l’Associazione Progetto Accoglienza, e ora con sede anche presso il Teatro Puccini di Firenze. È un melting pot di musiche, lingue, colori, laboratorio e spazio di contaminazione di culture, e generi musicali e artistici diversi. Il coro, che regolarmente lavora sia sul repertorio popolare delle diverse tradizioni musicali, sia su brani di autori contemporanei, ha riscosso, in due anni di attività concertistica e performativa, un notevole successo di pubblico, coinvolgendo molte centinaia di persone. CONfusion ha svolto un’importante attività di sensibilizzazione anche attraverso iniziative quali prove aperte alla cittadinanza, flash-mob per strada e su mezzi pubblici, incontri nelle scuole. In due anni di attività hanno partecipato alle attività del coro oltre 80 persone provenienti da Gambia, Ghana, Nigeria, Camerun, Senegal, Congo, Togo, Mali, Guinea, Yemen, Costa d’Avorio, Armenia, Pakistan, Siria, Francia, Germania, Usa, Uk, Olanda, e tanti italiani del territorio del Mugello e di Firenze.

Togli il tuo piede dalle nostre gole

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L'arte prende casa nelle scuole | Associazione Fosca

Residenza d'artista nelle scuole dell'Associazione Fosca

Il progetto è nato dalla volontà di condividere lo sguardo e il pensiero di un giovane pubblico nel momento in cui si decide di costruire delle opere che parlano di emozioni fondanti dell’umano. Lo sguardo privo di sovrastrutture, in connessione con zone dell’essere umano spesso non più vive e pulsanti negli adulti strutturati, diventa una risorsa artistica ed è quindi un elemento con cui è prezioso entrare in dialogo e confrontarsi.

Le fiabe sono fonti di archetipi e metafore importanti per affrontare zone complesse dell’animo umano; per questo la paura ha preso in scena le sembianze del Lupo: un archetipo articolato e difficile da sciogliere e comprendere come la paura di cui è rappresentante. E’ la rappresentazione metaforica della paura verso qualcosa che si reputa oscuro ma che seduce. La paura che si desidera provare come quando da bambini si scendevano le scale di una cantina buia per sentire il brivido dell’ignoto lungo la schiena. Questo metalupo, questa figura

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Il progetto è nato dalla volontà di condividere lo sguardo e il pensiero di un giovane pubblico nel momento in cui si decide di costruire delle opere che parlano di emozioni fondanti dell’umano. Lo sguardo privo di sovrastrutture, in connessione con zone dell’essere umano spesso non più vive e pulsanti negli adulti strutturati, diventa una risorsa artistica ed è quindi un elemento con cui è prezioso entrare in dialogo e confrontarsi.

Le fiabe sono fonti di archetipi e metafore importanti per affrontare zone complesse dell’animo umano; per questo la paura ha preso in scena le sembianze del Lupo: un archetipo articolato e difficile da sciogliere e comprendere come la paura di cui è rappresentante. E’ la rappresentazione metaforica della paura verso qualcosa che si reputa oscuro ma che seduce. La paura che si desidera provare come quando da bambini si scendevano le scale di una cantina buia per sentire il brivido dell’ignoto lungo la schiena. Questo metalupo, questa figura al di là del lupo dei boschi, è colui che è stato indagato insieme ai ragazzi e alle ragazze che hanno partecipato in varie forme al progetto.

L'arte prende casa nelle scuole | Associazione Fosca

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Francesco Gori

Attore, autore e musicista

Francesco Gori

Autore, attore, musicista, vive a Firenze dove lavora con MUS.E come mediatore culturale e teatrale nei Musei Civici Fiorentini. PhD in Studi Culturali con una tesi Sull’indistruttibilità dell’uomo primitivo, da 10 anni porta avanti una ricerca artistica sulla dimensione del rito e del mito all’origine della cultura, attraverso spettacoli, performance, installazioni, conferenze, pubblicazioni, in Italia e all’estero. Specializzato in teatro trasformatore con Juan Carlos Corazza nel quadro del programma di formazione olistica SAT di Claudio Naranjo, ha realizzato due spettacoli di teatro rituale: La Bestia. Un rito apotropaico (2017) Penteo. Un rito iniziatico (2019). Nel 2018 è uscito il suo libro-manifesto Futurismo Paleolitico. Manuale di sopravvivenza per Neobabilonesi. Dal 2015 conduce laboratori didattici sulle forme originarie dell’espressione – gesto, recitazione, musica, scrittura, arti visive – in scuole e istituti di formazione sup

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Francesco Gori

Autore, attore, musicista, vive a Firenze dove lavora con MUS.E come mediatore culturale e teatrale nei Musei Civici Fiorentini. PhD in Studi Culturali con una tesi Sull’indistruttibilità dell’uomo primitivo, da 10 anni porta avanti una ricerca artistica sulla dimensione del rito e del mito all’origine della cultura, attraverso spettacoli, performance, installazioni, conferenze, pubblicazioni, in Italia e all’estero. Specializzato in teatro trasformatore con Juan Carlos Corazza nel quadro del programma di formazione olistica SAT di Claudio Naranjo, ha realizzato due spettacoli di teatro rituale: La Bestia. Un rito apotropaico (2017) Penteo. Un rito iniziatico (2019). Nel 2018 è uscito il suo libro-manifesto Futurismo Paleolitico. Manuale di sopravvivenza per Neobabilonesi. Dal 2015 conduce laboratori didattici sulle forme originarie dell’espressione – gesto, recitazione, musica, scrittura, arti visive – in scuole e istituti di formazione superiore. Attualmente sta lavorando al suo terzo spettacolo di teatro rituale, sugli antichi riti misterici di Eleusi all’origine del teatro greco.

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Cellule. Vivere insieme separati

Residenza d'artista di Francesco Gori

Cellule. Vivere insieme separati

Il laboratorio sperimentale di teatro Cellule, vivere insieme separati, organizzato dall’Associazione dei Desideri e condotto da Francesco Gori, con il sostegno della Fondazione CR Firenze. Il percorso tematico del laboratorio si sviluppa lungo le tracce degli antichi riti misterici da cui sono nate le prime forme di teatro, ancora legate alla dimensione rituale e trasformativa piuttosto che allo spettacolo e all’intrattenimento; in esso confluiscono elementi del teatro trasformatore, del teatro fisico, del movimento autentico e della danza butoh.
Il laboratorio è orientato alla creazione collettiva di una performance finale che avrà luogo nel dicembre 2020. La performance sarà site-specific per gli spazi dell’ex carcere delle Murate e si propone di utilizzare il distanziamento fisico e le restrizioni comportamentali attualmente vigenti come risorsa creativa, per dare vita a un’azione rituale che possa dare un contributo di fiducia e spera

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Cellule. Vivere insieme separati

Il laboratorio sperimentale di teatro Cellule, vivere insieme separati, organizzato dall’Associazione dei Desideri e condotto da Francesco Gori, con il sostegno della Fondazione CR Firenze. Il percorso tematico del laboratorio si sviluppa lungo le tracce degli antichi riti misterici da cui sono nate le prime forme di teatro, ancora legate alla dimensione rituale e trasformativa piuttosto che allo spettacolo e all’intrattenimento; in esso confluiscono elementi del teatro trasformatore, del teatro fisico, del movimento autentico e della danza butoh.
Il laboratorio è orientato alla creazione collettiva di una performance finale che avrà luogo nel dicembre 2020. La performance sarà site-specific per gli spazi dell’ex carcere delle Murate e si propone di utilizzare il distanziamento fisico e le restrizioni comportamentali attualmente vigenti come risorsa creativa, per dare vita a un’azione rituale che possa dare un contributo di fiducia e speranza rispetto alla crisi che stiamo attraversando.

Cellule. Vivere insieme separati

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L'attore e il suo naso

Residenza d'artista del Teatro dell'Elce

Per la prima edizione del Laboratorio di formazione per attori, Murate Art District in collaborazione con Comune di Firenze e Teatro dell’Elce ha offerto una Borsa di Studio per la partecipazione gratuita al laboratorio teatrale “L’attore e il suo naso”. Ad un candidato meritevole è stata quindi data la possibilità di acquisire nuove esperienze attraverso un programma vario e strutturato e gli insegnamenti di attori professionisti.

Laboratorio per attori, allievi attori o appassionati con forte motivazione guidato da Marco Di Costanzo, regista del Teatro dell’Elce.

“Chi è la persona che il pubblico vede sulla scena?”. “È il personaggio!”, risponderanno alcuni. “Ma no, è l’attore!”, risponderanno altri. “Come può il personaggio stupirsi di un evento che l’attore già conosce perché previsto dal copione?”. “Come può stupirsene ogni volta, durante ogni prova, durante ogni replica?”.

Il laboratorio “L’attore e il suo naso” si

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Per la prima edizione del Laboratorio di formazione per attori, Murate Art District in collaborazione con Comune di Firenze e Teatro dell’Elce ha offerto una Borsa di Studio per la partecipazione gratuita al laboratorio teatrale “L’attore e il suo naso”. Ad un candidato meritevole è stata quindi data la possibilità di acquisire nuove esperienze attraverso un programma vario e strutturato e gli insegnamenti di attori professionisti.

Laboratorio per attori, allievi attori o appassionati con forte motivazione guidato da Marco Di Costanzo, regista del Teatro dell’Elce.

“Chi è la persona che il pubblico vede sulla scena?”. “È il personaggio!”, risponderanno alcuni. “Ma no, è l’attore!”, risponderanno altri. “Come può il personaggio stupirsi di un evento che l’attore già conosce perché previsto dal copione?”. “Come può stupirsene ogni volta, durante ogni prova, durante ogni replica?”.

Il laboratorio “L’attore e il suo naso” si propone di studiare il paradosso attore-personaggio attraverso la pedagogia del clown ed è articolato in tre moduli:

  1. Introduzione alla presenza del clown.
  2. Il clown e l’improvvisazione.
  3. La presenza del clown e il testo drammatico.

Il clown è alla base di ogni personaggio. Il clown siamo noi stessi, inevitabilmente impreparati alla vita.

L'attore e il suo naso

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Lonely Planet

Residenza d'artista di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniello

Come uno sguardo, come un soffio. Come quando qualcuno ti avvicina con cura una mano vicino alle labbra sporche ma tu capisci e lo precedi. Come la luce alle sei del mattino d’estate. Sai quando non riesci più a riaddormentarti e allora esci sul balcone per capire cosa fare? Come quando fai qualcosa che non avresti mai creduto di poter fare e pensi che allora forse è possibile. Forse a volte è possibile vedere la stessa cosa.

Un paesaggio di corpi, luci e storie si apre davanti a infiniti movimenti, interpretazionifisicità. Immaginari apparentemente uguali cambiano di volta in volta, giorno dopo giorno, creando molteplici variazioni e punti di vista su uno stesso tema.

Lonely Planet, un piccolo mondo con un suo linguaggio, un pianeta contenitore di energie che esplodono in una rete di relazioni tra l’elemento descritto, chi descrive e chi immagina. Uno sguardo sempre più confuso che mette in discussione chi è che guida la visione dell’altro.

 

Lonely Planet vuol

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Come uno sguardo, come un soffio. Come quando qualcuno ti avvicina con cura una mano vicino alle labbra sporche ma tu capisci e lo precedi. Come la luce alle sei del mattino d’estate. Sai quando non riesci più a riaddormentarti e allora esci sul balcone per capire cosa fare? Come quando fai qualcosa che non avresti mai creduto di poter fare e pensi che allora forse è possibile. Forse a volte è possibile vedere la stessa cosa.

Un paesaggio di corpi, luci e storie si apre davanti a infiniti movimenti, interpretazionifisicità. Immaginari apparentemente uguali cambiano di volta in volta, giorno dopo giorno, creando molteplici variazioni e punti di vista su uno stesso tema.

Lonely Planet, un piccolo mondo con un suo linguaggio, un pianeta contenitore di energie che esplodono in una rete di relazioni tra l’elemento descritto, chi descrive e chi immagina. Uno sguardo sempre più confuso che mette in discussione chi è che guida la visione dell’altro.

 

Lonely Planet vuole raccontare un’esperienza. Il progetto, costituito da due sezioni, nasce dall’urgenza di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniello, non vedente, di far conoscere come può svilupparsi la descrizione di uno spettacolo di danza a una persona cieca. Come arriva l’immagine dei corpi a Giuseppe? E come Camilla può tradurla e trasmetterla a lui? Non esistono regole, esiste solo una complicità tra i due maturata nel tempo che permette loro di creare un linguaggio nuovo fatto di parole e movimento, arricchito di volta in volta da nuovi gesti e visioni. I due interpreti hanno deciso di guardarsi da fuori nel corso della descrizione di uno spettacolo. Durante questo processo si sono resi conto di aver creato a loro volta una piccola e intima partitura coreografica che costituisce la prima parte dello spettacolo.

Ma la fruizione di una performance non si ferma alla sola osservazione. La rielaborazione di ciò che abbiamo visto in scena è parte fondamentale del percorso percettivo. Riflessioni, associazioni, ricordi e visioni sono frutto di un’esperienza personale che se trasmessa può influenzare la visione dell’altro. Cosa ha visto quindi Giuseppe alla fine dello spettacolo? E come può rendersi conto se ciò che si è immaginato è realmente accaduto sul palco? Attraverso un confronto con gli altri spettatori l’interprete completa e arricchisce la sua esperienza percettiva. Allo stesso modo Camilla si domanda se ciò che ha cercato di tradurre è giusto o meno. Ma non esiste un giusto o sbagliato nella fruizione dell’arte. Le due visioni complementari infatti si uniscono creando uno spettacolo in cui si confondono lo sguardo reale con quello rielaborato da Giuseppe. Le immagini si intrecciano, non esistono guide, e Giuseppe lo mostrerà nella ricostruzione della coreografia, ribaltando questa volta la prospettiva; adesso è lui a mostrarci ciò che ha visto.

Al pubblico prima dello spettacolo verrà consegnato il Manifesto per un nuovo sguardo, una piccola guida sulla descrizione degli spettacoli di danza che possa stimolare l’interpretazione della prima parte dello spettacolo e che possa essere utilizzata dal pubblico in altre occasioni.

Lo spettacolo può essere preceduto da un laboratorio aperto a tutti costituito da un insieme di pratiche che si focalizzeranno sulla percezione dello spazio interno ed esterno, sull’ascolto dell’altro attraverso il linguaggio del corpo e attraverso l’incontro. Si può essere ovunque in qualsiasi momento, possiamo essere chiunque si voglia se la mente riesce a uscire dalle solite abitudini quotidiane, tra le quali quelle motorie. Le distanze si modificano, le voci e i suoni diventano un punto di riferimento, il corpo dell’altro un sostegno. Una parte del laboratorio sarà dedicata alla descrizione del movimento. Come poter descrivere e trasmettere una breve partitura coreografica attraverso parole e movimento? Anche in questo caso l’immaginazione sarà il punto di partenza.

Lonely Planet

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Claudia Catarzi

Danzatrice e performer

Dopo una formazione alla Accademia di Belle Arti di Firenze, inizia la sua carriera lavorando con l’Ensemble di Micha Van Hoecke. Successivamente danza con compagnie quali Dorky Park/ Constanza Macras (Berlin), Compagnia Virgilio Sieni, Aldes/ Roberto Castello, Company Blu/ Alessandro Certini e Charlotte Zerbey, En-Knap Group/ Iztok Kovač (Ljubljana), Làszlò Hudi (J.Nadj – Budapest), tra le altre.
Nel 2009 è parte di Choreoroam, progetto di ricerca della coreografa israeliana Yasmeen Godder (Tel Aviv). Successivamente è invitata a seguire il lavoro della compagnia Batsheva Dance Company di Ohad Naharin.
Parte integrante della sua attività è inoltre l’improvvisazione e la composizione in tempo reale. Dal 2011 comincia a lavorare a creazioni personali.
A novembre 2014 debutta con il nuovo lavoro Intorno al fatto di cadere a Romaeuropa/DNA. Con questo lavoro nasce la collaborazione con l’artista/ costumista Chiara Pellizzer a Malmö. Successivamente è chiamata da Virgilio


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Dopo una formazione alla Accademia di Belle Arti di Firenze, inizia la sua carriera lavorando con l’Ensemble di Micha Van Hoecke. Successivamente danza con compagnie quali Dorky Park/ Constanza Macras (Berlin), Compagnia Virgilio Sieni, Aldes/ Roberto Castello, Company Blu/ Alessandro Certini e Charlotte Zerbey, En-Knap Group/ Iztok Kovač (Ljubljana), Làszlò Hudi (J.Nadj – Budapest), tra le altre.
Nel 2009 è parte di Choreoroam, progetto di ricerca della coreografa israeliana Yasmeen Godder (Tel Aviv). Successivamente è invitata a seguire il lavoro della compagnia Batsheva Dance Company di Ohad Naharin.
Parte integrante della sua attività è inoltre l’improvvisazione e la composizione in tempo reale. Dal 2011 comincia a lavorare a creazioni personali.
A novembre 2014 debutta con il nuovo lavoro Intorno al fatto di cadere a Romaeuropa/DNA. Con questo lavoro nasce la collaborazione con l’artista/ costumista Chiara Pellizzer a Malmö. Successivamente è chiamata da Virgilio Sieni a presentare un nuovo lavoro all’intero del progetto “Umano/ produzione CANGO / cantieri internazionali sui linguaggi del corpo e della danza” per il quale crea Studio davanti a una testa. Nell’anno 2017 è scelta come danzatrice dell’anno da Tiago Bartolomeu Costa nel libro annuale della danza, balletto e performance 2017, “Jahrbuch 2017 der tanz – Zeitschrift für Ballett, Tanz und Performance”, con “40.000 centimetri quadrati”:Tänzerin des Jahres: “Claudia Catarzi (Italy) in 40.000 centimetri quadrati – Tiago Bartolomeu Costa.
Claudia Catarzi è attualmente artista associata del CDCN di Bordeaux, La Manufacture | Bordeaux- Nouvelle Aquitaine.

Con lo studio a due “Posare il tempo”, Catarzi prosegue la propria ricerca sulle figurazioni, sui parametri della sua composizione e sul ritmo dei suoi paesaggi in movimento, visitati in un viaggio intimo e in una dimensione psicologica partecipata di sottile e forte impatto. La relatività delle connessioni è nella trama del suo operare scultoreo, in dialogo con il suono, per una scrittura scenica peculiare, per una costellazione pittorica di elementi corporei asciutti, privi di ogni compiacimento. Gli istanti, da decifrare e inseguire, si concatenano a opera della pura presenza in un’idea dell’arte del corpo raffinata, controllata, ampliata nei dettagli di una partitura dinamica esatta che elabora segni poetici in un montaggio accuratissimo, scevro di descrizioni nella propria chiarezza nettamente modellata e scandita. Lo studio è stato presentanto alla Biennale Danza Venezia 2020

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Claudia Caldarano

Danzatrice e performer

CLAUDIA CALDARANO

performer e artista visiva interessata alla distorsione della percezione.

Diplomata in Grafica d’Arte Incisoria al Bisonte (2017), Diplomata Attrice alla Paolo Grassi di Milano (2010), Diplomata Assistente Coreografo con Micha Van Hoecke (2006). Si forma in danza classica Vaganova con Marina Van Hoecke e in danza contemporanea partecipando a vari laboratori (es. Teri Waikel, Iris Erez, Arkadi Zaides), e incontri di improvvisazione, e alla Biennale College Danza (2013 e 2015).

Dal 2010 realizza proprie creazioni premiate nell’ambito dell’arte performativa e visiva, tra i quali: nel 2020 vince Supernova Pergine Festival, NaoCrea e theWorkRoom, nel 2019 OfficineCaos, Corto in danza e Anghiari dance hub, nel 2017 espone al Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato come Finalista a TU 35 EXPANDED e per il Premio di incisione “Giuseppe Maestri” di Ravenna, e le sue Stampe sono state segnalate dalla giuria del premio “Combat Prize”e pubblicate in t

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CLAUDIA CALDARANO

performer e artista visiva interessata alla distorsione della percezione.

Diplomata in Grafica d’Arte Incisoria al Bisonte (2017), Diplomata Attrice alla Paolo Grassi di Milano (2010), Diplomata Assistente Coreografo con Micha Van Hoecke (2006). Si forma in danza classica Vaganova con Marina Van Hoecke e in danza contemporanea partecipando a vari laboratori (es. Teri Waikel, Iris Erez, Arkadi Zaides), e incontri di improvvisazione, e alla Biennale College Danza (2013 e 2015).

Dal 2010 realizza proprie creazioni premiate nell’ambito dell’arte performativa e visiva, tra i quali: nel 2020 vince Supernova Pergine Festival, NaoCrea e theWorkRoom, nel 2019 OfficineCaos, Corto in danza e Anghiari dance hub, nel 2017 espone al Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato come Finalista a TU 35 EXPANDED e per il Premio di incisione “Giuseppe Maestri” di Ravenna, e le sue Stampe sono state segnalate dalla giuria del premio “Combat Prize”e pubblicate in tutti i rispettivi cataloghi, nel 2013 è semifinalista al Premio Scenario e riceve la nomina di miglior spettacolo del Festival Trasparenze, nel 2012 vince il premio Artu, Vetrina GDA Network Anticorpi XL e Mosaico Danza.

Ha collaborato in modo stretto alla realizzazione di due spettacoli selezionati nel 2020 per la Biennale Teatro e per la Biennale danza: “Pandora” del Teatro dei Gordi (Compagnia sostenuta dal Teatro Franco Parenti di Milano che nel 2019 vince il Premio Hystrio-Iceberg, e nel 2015 vince il bando ‘funder 35’ ‘T.R.E.), e “Posare il tempo” di Claudia Catarzi (produzione de La Manufacture – Centre Chorégraphique National Bordeaux).

Lavora come attrice e danzatrice per, tra gli altri, Company Blu, Aldes, Aia Taumastica e con continuità dal 2014 con la Compagnia Virgilio Sieni di cui è danzatrice, anche solista ed è stata assistente per “l’Accademia sull’arte del gesto”.

È socia fondatrice di mo-wan teatro con cui organizza il Deep Festival.

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Posare il tempo

Residenza d'artista di Claudia Catarzi e Claudia Caldarano

Questo lavoro nasce da una condizione immaginata. È una declinazione della visione, a volte un tentativo di simultaneità di tempi e spazi.

Ciò che in natura e in scienza non si può avere, è una forte attrattiva per chi ama maneggiare strumenti utili per l’assurdo, per l’eccezionale.

La materia prima sono due corpi, due elementi dell’ordinario, due persone, due ritratti, due entità scultoree, due frammenti, due e, a volte, un unico. Come creta nelle mani di uno scultore i due corpi sono a servizio di questo esperimento, dello stare e restare e del posare, della trasformazione.

Posiamo per essere guardarti e posiamo il nostro peso, ineluttabilmente sottostiamo alle leggi fisiche della gravità e misteriosamente parliamo senza parole con i nostri corpi, raccontando storie non udibili.

Posare il tempo invita ciascuno spettatore a lasciare da parte il suo insaziabile bisogno di comprendere.

“Il percorso è carnale piuttosto che concettuale e il pensiero è legato al “qui

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Questo lavoro nasce da una condizione immaginata. È una declinazione della visione, a volte un tentativo di simultaneità di tempi e spazi.

Ciò che in natura e in scienza non si può avere, è una forte attrattiva per chi ama maneggiare strumenti utili per l’assurdo, per l’eccezionale.

La materia prima sono due corpi, due elementi dell’ordinario, due persone, due ritratti, due entità scultoree, due frammenti, due e, a volte, un unico. Come creta nelle mani di uno scultore i due corpi sono a servizio di questo esperimento, dello stare e restare e del posare, della trasformazione.

Posiamo per essere guardarti e posiamo il nostro peso, ineluttabilmente sottostiamo alle leggi fisiche della gravità e misteriosamente parliamo senza parole con i nostri corpi, raccontando storie non udibili.

Posare il tempo invita ciascuno spettatore a lasciare da parte il suo insaziabile bisogno di comprendere.

“Il percorso è carnale piuttosto che concettuale e il pensiero è legato al “qui ed ora” che sostiene la scrittura della storia tra i corpi, guida le metamorfosi dei pensieri che vi operano e trasforma costantemente la materia prima: la figura umana […] Nel mio lavoro il tempo opera la progressione della composizione, lo spazio genera le connessioni e il peso radica il senso del gesto”. Claudia Catarzi

Con lo studio a due “Posare il tempo”, prosegue la  ricerca sulle figurazioni, sui parametri della sua composizione e sul ritmo dei suoi paesaggi in movimento, visitati in un viaggio intimo e in una dimensione psicologica partecipata di sottile e forte impatto. La relatività delle connessioni è nella trama del suo operare scultoreo, in dialogo con il suono, per una scrittura scenica peculiare, per una costellazione pittorica di elementi corporei asciutti, privi di ogni compiacimento. Gli istanti, da decifrare e inseguire, si concatenano a opera della pura presenza in un’idea dell’arte del corpo raffinata, controllata, ampliata nei dettagli di una partitura dinamica esatta che elabora segni poetici in un montaggio accuratissimo, scevro di descrizioni nella propria chiarezza nettamente modellata e scandita.

Posare il tempo

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Posare il tempo, Claudia Catarzi E Claudia Caldarano

Con lo studio a due “Posare il tempo”, Catarzi prosegue la propria ricerca sulle figurazioni, sui parametri della sua composizione e sul ritmo dei suoi paesaggi in movimento, visitati in un viaggio intimo e in una dimensione psicologica partecipata di sottile e forte impatto. La relatività delle connessioni è nella trama del suo operare scultoreo, in dialogo con il suono, per una scrittura scenica peculiare, per una costellazione pittorica di elementi corporei asciutti, privi di ogni compiacimento. Gli istanti, da decifrare e inseguire, si concatenano a opera della pura presenza in un’idea dell’arte del corpo raffinata, controllata, ampliata nei dettagli di una partitura dinamica esatta che elabora segni poetici in un montaggio accuratissimo, scevro di descrizioni nella propria chiarezza nettamente modellata e scandita.

‘‘Il percorso è carnale piuttosto che concettuale e il pensiero è legato al “qui ed ora” che sostiene la scrittura della storia tra i corpi, guida le metamorfosi dei pensieri che vi operano e trasforma costantemente la materia prima: la figura umana […] Nel mio lavoro il tempo opera la progressione della composizione, lo spazio genera le connessioni e il peso radica il senso del gesto.”

Posare il tempo, Claudia Catarzi e Claudia Caldarano
Biennale Danza Venezia 2020
co-produzione CANGO
Posare il tempo, Claudia Catarzi E Claudia Caldarano

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Attivisti della danza

gruppo aperto di danzatori e coreografi indipendenti

Attivisti della danza è un gruppo aperto di danzatori e coreografi indipendenti con base a Firenze e dintorni. Dal 2012 ci incontriamo riflettendo attivamente sulle esigenze della nostra professione in Italia. All’interno di questo dibattito è nato Sharing Training, progetto di condivisione di “pratiche del corpo”, volto a garantire una continuità di incontri/lezioni per danzatori professionisti, condotti a rotazione dai membri del gruppo.

Sharing Training ha un’organizzazione orizzontale, funziona grazie ad un’economia dello scambio e donazioni da parte dei partecipanti. La partecipazione è libera, secondo due modalità: proponendo un training da condividere con gli altri partecipanti o prendendo parte agli incontri per seguire le pratiche proposte. Circa 90 artisti, italiani e stranieri, affermati ed emergenti, hanno condotto gli incontri.

Attivisti della danza è un gruppo aperto di danzatori e coreografi indipendenti con base a Firenze e dintorni. Dal 2012 ci incontriamo riflettendo attivamente sulle esigenze della nostra professione in Italia. All’interno di questo dibattito è nato Sharing Training, progetto di condivisione di “pratiche del corpo”, volto a garantire una continuità di incontri/lezioni per danzatori professionisti, condotti a rotazione dai membri del gruppo.

Sharing Training ha un’organizzazione orizzontale, funziona grazie ad un’economia dello scambio e donazioni da parte dei partecipanti. La partecipazione è libera, secondo due modalità: proponendo un training da condividere con gli altri partecipanti o prendendo parte agli incontri per seguire le pratiche proposte. Circa 90 artisti, italiani e stranieri, affermati ed emergenti, hanno condotto gli incontri.

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Sharing training

Residenza d'artista di Attivisti della danza

Sharing training è una pratica di condivisione rivolta a danzatrici e danzatori professionisti. L’obiettivo è creare una rete di competenze e percorsi di ricerca tramite l’organizzazione continuativa di incontri orizzontali.

Nell’ambito di OHT_Little Fun Palace, Attivisti della Danza (Firenze) crea una piattaforma di dialogo.

Sharing Training é un progetto di condivisione di “pratiche del corpo”, volto a garantire una continuità di incontri/lezioni per danzatori professionisti.

Sharing training è una pratica di condivisione rivolta a danzatrici e danzatori professionisti. L’obiettivo è creare una rete di competenze e percorsi di ricerca tramite l’organizzazione continuativa di incontri orizzontali.

Nell’ambito di OHT_Little Fun Palace, Attivisti della Danza (Firenze) crea una piattaforma di dialogo.

Sharing Training é un progetto di condivisione di “pratiche del corpo”, volto a garantire una continuità di incontri/lezioni per danzatori professionisti.

Sharing training

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Sharing training

Residenza d'artista di Attivisti della danza

Sharing training

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Sharing training

Residenza d'artista di Attivisti della danza

Sharing training

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Maria Elena Gattuso

Regista e attrice

Maria Elena Gattuso è attrice e regista, direttrice della compagnia italo-francese PerBacco

Maria Elena Gattuso è attrice e regista, direttrice della compagnia italo-francese PerBacco

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Lo scrittore

Residenza d'artista di Adelaide Mancuso

Lo scrittore

è uno spettacolo di narrazione per voce femminile nato nel 2017.

Prende ispirazione da uno degli aneddoti del libro ” Il fuoco dentro. Oriana e Firenze” di Riccardo Nencini e racconta in maniera romanzata la vita della giovanissima staffetta partigiana Oriana Fallaci.
Il racconto si svolge in una Firenze negli anni della seconda guerra mondiale tratteggiata dagli occhi di una bambina coraggiosa che diventata staffetta partigiana vive e lotta per la libertà e la pace.
Tutto gira veloce come le ruote di una bicicletta attorno a questa infanzia, piena di pericoli e speranze, che forse apre spunti e certo chiarisce il carattere di una delle giornaliste più importanti del secolo scorso.
Si riflette e ci si immerge in questo mondo dove la linea che divide reale e surreale diventa sempre più sottile e l’impatto della guerra e le sue conseguenze segnano come cicatrici permanenti la protagonista. Parole che scorrono mischiate a vecchie canzoni che creano e rompono un


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Lo scrittore

è uno spettacolo di narrazione per voce femminile nato nel 2017.

Prende ispirazione da uno degli aneddoti del libro ” Il fuoco dentro. Oriana e Firenze” di Riccardo Nencini e racconta in maniera romanzata la vita della giovanissima staffetta partigiana Oriana Fallaci.
Il racconto si svolge in una Firenze negli anni della seconda guerra mondiale tratteggiata dagli occhi di una bambina coraggiosa che diventata staffetta partigiana vive e lotta per la libertà e la pace.
Tutto gira veloce come le ruote di una bicicletta attorno a questa infanzia, piena di pericoli e speranze, che forse apre spunti e certo chiarisce il carattere di una delle giornaliste più importanti del secolo scorso.
Si riflette e ci si immerge in questo mondo dove la linea che divide reale e surreale diventa sempre più sottile e l’impatto della guerra e le sue conseguenze segnano come cicatrici permanenti la protagonista. Parole che scorrono mischiate a vecchie canzoni che creano e rompono un’immaginario nello spettatore lasciandolo infine con un sapore agrodolce in bocca.

Oriana Fallaci è stata decisamente una persona e un personaggio pubblico complesso e caleidoscopico che ha segnato e modificato con il suo lavoro e le sue idee la storia del giornalismo italiano. Lo spettacolo però non vuole esprimere un giudizio politico o giornalistico, vuole soltanto ricordare e celebrare un pezzo di passato che almeno in parte ha contribuito a dar vita al nostro presente. Oriana è solo una delle tante bambine che con piccoli gesti ha permesso di realizzare una grande impresa.

Oggi la nostra di impresa è quella portare alle nuove generazioni un esempio che sia di ispirazione per combattere le diverse sfide della modernità con la stessa viva speranza.

Lo scrittore

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Fulvio Cauteruccio

Attore

Fulvio Cauteruccio vive a Firenze dove ha frequentato la “Bottega Teatrale” di Vittorio Gassman ed è stato membro della Compagnia Teatrale Krypton per oltre 20 anni, fino al 2013. Oltre a svolgere attività registica e attorale, è stato il Direttore del laboratorio di cultura teatrale e dell’attore presso il Teatro Studio di Scandicci.
Con “UBU RE” di Jarry è stato finalista agli “Olimpici del Teatro” dell’ETI come migliore spettacolo dell’anno nel 2005. Tra gli spettacoli più importanti da lui interpretati “FINALE DI PARTITA” di Beckett, “LA TEMPESTA” di Shakespeare, “NELLA SOLITUDINE DEI CAMPI DI COTONE” di Koltes , “UNO, NESSUNO E CENTOMILA” di Pirandello “TERRONI D’ITALIA” scritto, diretto e interpretato dallo stesso Fulvio Cauteruccio in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Negli anni più recenti, tra le collaborazioni più rilevanti, ha interpretato il ruolo di coprotagonista accanto a Fulvio Fals

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Fulvio Cauteruccio vive a Firenze dove ha frequentato la “Bottega Teatrale” di Vittorio Gassman ed è stato membro della Compagnia Teatrale Krypton per oltre 20 anni, fino al 2013. Oltre a svolgere attività registica e attorale, è stato il Direttore del laboratorio di cultura teatrale e dell’attore presso il Teatro Studio di Scandicci.
Con “UBU RE” di Jarry è stato finalista agli “Olimpici del Teatro” dell’ETI come migliore spettacolo dell’anno nel 2005. Tra gli spettacoli più importanti da lui interpretati “FINALE DI PARTITA” di Beckett, “LA TEMPESTA” di Shakespeare, “NELLA SOLITUDINE DEI CAMPI DI COTONE” di Koltes , “UNO, NESSUNO E CENTOMILA” di Pirandello “TERRONI D’ITALIA” scritto, diretto e interpretato dallo stesso Fulvio Cauteruccio in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Negli anni più recenti, tra le collaborazioni più rilevanti, ha interpretato il ruolo di coprotagonista accanto a Fulvio Falsarano in “BRATTARO MON AMOUR” di Paolo Cagnan, Regia di Andrea Bernard, Produzione Teatro Stabile di Bolzano. Con “PORCILE” di P.P. Pasolini Regia di Valerio Binasco, Produzione del Teatro Metastasio di Prato è stato candidato nella terna come MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA al premio “Le Maschere del Teatro 2016” presso il Teatro Mercadante di Napoli.
Nel 2016 ha debuttato al Teatro San Ferdinando di Napoli con “FERDINANDO” di Annibale Ruccello, regia di Nadia Baldi, in una coproduzione della Compagnia “Teatro Segreto” di Ruggero Cappuccio e il Teatro Nazionale di Napoli.
Nel 2019 ha interpretato Creonte in” Edipo a Colono” di Sofocle con la regia del maestro lituano RImas Tuminas produzione Teatro Stabile/Teatro Nazionale di Napoli con debutto nel Teatro Grande degli Scavi di Pompei e in tournèe in Italia e all’estero nella prossima stagione.
In televisione ha lavorato tra il 2000/2001 ad “Un posto al sole” nel 2004 e nel 2010 “La Squadra“ di RAI 3 , su Canale 5 è andato in onda con “L’uomo della carità” accanto a Giulio Scarpati. Nel film “Legami di sangue” ha interpretato uno dei personaggi principali accanto ad Arnoldo Foà, nel 2018 ha partecipato ad un episodio della fiction “Il Commissario Montalbano” su Rai Uno.
E’ regista e protagonista di “ELLEPI: JUST A PERFECT DAY”.

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Laboratorio di formazione per attori

Residenza d'artista di Fulvio Cauteruccio

Strutturato come residenza d’artista, Fulvio Cauteruccio ha dato vita ad un laboratorio di formazione per attori nell’inverno del 2019 che, una volta portato a termine, vedrà la messa in scena di uno spettacolo aperto alla cittadinanza.

Sul modello della “Bottega Teatrale” di Vittorio Gassman, in cui Fulvio Cauteruccio si è formato, e grazie all’esperienza maturata come Direttore del “Laboratorio di cultura teatrale e dell’attore” presso il Teatro Studio di Scandicci, punto di riferimento per la formazione di giovani attori, il percorso didattico prevede che gli allievi sperimentino la propria capacità espressiva e lo spazio scenico attraverso esercizi individuali e di gruppo. A dirigere le lezioni sono, oltre a Fulvio Cauteruccio, attori professionisti.

Grazie ad una call lanciata da Murate Art District è stata offerta una Borsa di Studio per la partecipazione gratuita al laboratorio. Ad un candidato meritevole è stata quindi data la possibilità di acquis

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Strutturato come residenza d’artista, Fulvio Cauteruccio ha dato vita ad un laboratorio di formazione per attori nell’inverno del 2019 che, una volta portato a termine, vedrà la messa in scena di uno spettacolo aperto alla cittadinanza.

Sul modello della “Bottega Teatrale” di Vittorio Gassman, in cui Fulvio Cauteruccio si è formato, e grazie all’esperienza maturata come Direttore del “Laboratorio di cultura teatrale e dell’attore” presso il Teatro Studio di Scandicci, punto di riferimento per la formazione di giovani attori, il percorso didattico prevede che gli allievi sperimentino la propria capacità espressiva e lo spazio scenico attraverso esercizi individuali e di gruppo. A dirigere le lezioni sono, oltre a Fulvio Cauteruccio, attori professionisti.

Grazie ad una call lanciata da Murate Art District è stata offerta una Borsa di Studio per la partecipazione gratuita al laboratorio. Ad un candidato meritevole è stata quindi data la possibilità di acquisire nuove esperienze attraverso un programma vario e strutturato, sostenuto dall’insegnamento di attori professionisti.

Gli argomenti generali del corso sono:

Elementi di base della recitazione
Movimento ed espressione corporea
Dizione, uso della voce e tecniche vocali
Improvvisazione
Lettura ed analisi del testo teatrale

Le lezioni si tengono presso Murate Art District a cadenza settimanale ogni lunedì sera e hanno durata di 2 ore ciascuna

Laboratorio di formazione per attori

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Florentine Voices

Piero Mottola

Florentine Voices | Piero Mottola
Florentine Voices

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Concerto integrale Florentine Voices

Piero Mottola e il coro delle Florentine e Chinese Voices

Concerto integrale Florentine Voices, Piero Mottola
Concerto integrale Florentine Voices

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Giancarlo Cauteruccio

Regista, attore, scenografo

Giancarlo Cauteruccio è nato a Marano Marchesato, Cosenza, il 1 luglio 1956. Dal 1975 vive e opera a Firenze. Presso l’Università di Firenze ha studiato arte e architettura. Giancarlo Cauteruccio è un regista, uno scenografo e un attore. Cauteruccio è uno dei registi più innovativi nell’area della seconda avanguardia teatrale italiana. Giancarlo Cauteruccio ha inoltre svolto attività didattica in Italia e negli Usa. E’ direttore artistico del Teatro Studio di Scandicci, in provincia di Firenze, dal 1992. Dal 2003 dirige la Collana di teatro delle Edizioni della Meridiana ed è docente incaricato per il Corso di Scenografia presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Dal 2004 è responsabile delle attività teatrali e degli eventi urbani del Comune di Scandicci. Giancarlo Cauteruccio ha partecipato tra il 2005 e il 2006 come curatore al Laboratorio di ricerca per studenti universitari sulle metodologie e tecniche per il progetto dell’evento urbano or

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Giancarlo Cauteruccio è nato a Marano Marchesato, Cosenza, il 1 luglio 1956. Dal 1975 vive e opera a Firenze. Presso l’Università di Firenze ha studiato arte e architettura. Giancarlo Cauteruccio è un regista, uno scenografo e un attore. Cauteruccio è uno dei registi più innovativi nell’area della seconda avanguardia teatrale italiana. Giancarlo Cauteruccio ha inoltre svolto attività didattica in Italia e negli Usa. E’ direttore artistico del Teatro Studio di Scandicci, in provincia di Firenze, dal 1992. Dal 2003 dirige la Collana di teatro delle Edizioni della Meridiana ed è docente incaricato per il Corso di Scenografia presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Dal 2004 è responsabile delle attività teatrali e degli eventi urbani del Comune di Scandicci. Giancarlo Cauteruccio ha partecipato tra il 2005 e il 2006 come curatore al Laboratorio di ricerca per studenti universitari sulle metodologie e tecniche per il progetto dell’evento urbano organizzati in collaborazione con Accademia di Belle Arti, Isia, Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Il laboratorio ha affrontato temi come la sperimentazione dei sistemi illuminotecnici, macchinerie tecnologiche applicate alle arti sceniche ed era finalizzato alla realizzazione di un evento scenico nello spazio urbano.

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inQuanto teatro

Compagnia teatrale

inQuanto teatro è una compagnia fondata a Firenze nel 2010. Realizza spettacoli, laboratori e progetti sul territorio, con un approccio multidisciplinare che punta a mettere in comunicazione le diverse competenze artistiche. Sia che si tratti di presentare uno spettacolo che di condurre un laboratorio, l’obiettivo è lo stesso. Coltivare e trasmettere una maggiore consapevolezza espressiva, nella convinzione che questa sia uno strumento fondamentale di comprensione del mondo e partecipazione, in particolare per le giovani generazioni.

Nei suoi progetti la compagnia ha coinvolto e continua a coinvolgere giovani professionisti (dalla grafica alla scrittura, passando per la composizione musicale, la fotografia e la video arte) integrando il loro contributo al lavoro del nucleo artistico, formato da: Giacomo Bogani (regista, attore e formatore) Andrea Falcone (scrittore), Floor Robert (coreografa e performer).

inQuanto teatro vince il premio Scenario Infanzia nel 2018, e ottiene negli a

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inQuanto teatro è una compagnia fondata a Firenze nel 2010. Realizza spettacoli, laboratori e progetti sul territorio, con un approccio multidisciplinare che punta a mettere in comunicazione le diverse competenze artistiche. Sia che si tratti di presentare uno spettacolo che di condurre un laboratorio, l’obiettivo è lo stesso. Coltivare e trasmettere una maggiore consapevolezza espressiva, nella convinzione che questa sia uno strumento fondamentale di comprensione del mondo e partecipazione, in particolare per le giovani generazioni.

Nei suoi progetti la compagnia ha coinvolto e continua a coinvolgere giovani professionisti (dalla grafica alla scrittura, passando per la composizione musicale, la fotografia e la video arte) integrando il loro contributo al lavoro del nucleo artistico, formato da: Giacomo Bogani (regista, attore e formatore) Andrea Falcone (scrittore), Floor Robert (coreografa e performer).

inQuanto teatro vince il premio Scenario Infanzia nel 2018, e ottiene negli anni vari riconoscimenti in prestigiosi concorsi nazionali (vincitore del Bando SIAE Sillumina nel 2017, finalista al Premio DNA di Romaeuropa Festival nel 2016, vincitore del Bando Giovani Artisti per Dante di Ravenna Festival nel 2015, vincitore del bando Giovani in Scena nel 2013, Menzione della Giuria al Premio Scenario 2011, finalista al Premio Scenario Infanzia nel 2010), e importanti collaborazioni come quelle con Kinkaleri, La Piccionaia, il Teatro di Rifredi, Associazione Muse e MAD Murate Art District. Dal 2014 partecipa con proposte originali alle attività culturali del Comune di Firenze, realizzando eventi per la rassegna Estate fiorentina.

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Power Tales

Residenza d'artista di inQuanto teatro

Power Tales è stato un evento speciale curato da inQuanto Teatro per Estate Fiorentina 2019, in collaborazione con Edizioni Black Coffee. Il progetto è nato dalla pubblicazione di Freeman’s: Power, il nuovo numero della rivista letteraria di John Freeman, un volume che raccoglie le voci di scrittori contemporanei che hanno risposto (con racconti, poesie, saggi) al quesito: COS’È IL POTERE? A questa domanda ha voluto rispondere anche la compagnia teatrale inQuanto teatro, lavorando su una selezione di testi e preparando performance e letture in un laboratorio aperto alla cittadinanza. L’esito è stato presentato al pubblico il 6 settembre 2019 dalle ore 18.00 presso Murate Art District in una serata che ha visto la partecipazione del curatore John Freeman e di tanti altri ospiti.
Chiunque ha potuto prendere parte alla creazione. È basto iscriversi per accedere all’Open Lab di conoscenza, in cui ci è stato selezionato il gruppo di lavoro per l’evento finale: un modo pe

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Power Tales è stato un evento speciale curato da inQuanto Teatro per Estate Fiorentina 2019, in collaborazione con Edizioni Black Coffee. Il progetto è nato dalla pubblicazione di Freeman’s: Power, il nuovo numero della rivista letteraria di John Freeman, un volume che raccoglie le voci di scrittori contemporanei che hanno risposto (con racconti, poesie, saggi) al quesito: COS’È IL POTERE? A questa domanda ha voluto rispondere anche la compagnia teatrale inQuanto teatro, lavorando su una selezione di testi e preparando performance e letture in un laboratorio aperto alla cittadinanza. L’esito è stato presentato al pubblico il 6 settembre 2019 dalle ore 18.00 presso Murate Art District in una serata che ha visto la partecipazione del curatore John Freeman e di tanti altri ospiti.
Chiunque ha potuto prendere parte alla creazione. È basto iscriversi per accedere all’Open Lab di conoscenza, in cui ci è stato selezionato il gruppo di lavoro per l’evento finale: un modo per mettere in comune voci e idee, corpi e memorie, per dare una risposta alla stessa domanda, per farlo insieme. La residenza presso MAD ha poi permesso di sviluppare il progetto in vista della presentazione al pubblico.

Power Tales

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Sotterraneo

Compagnia teatrale

Sotterraneo si forma a Firenze nel 2005 come gruppo di ricerca teatrale composto da un nucleo autoriale fisso cui si affianca un cluster di collaboratori che variano a seconda dei progetti. Ogni lavoro del gruppo è una sonda lanciata a indagare le possibilità linguistiche del teatro, luogo a un tempo fisico e intellettuale, antico e irrimediabilmente contemporaneo. Con opere trasversali e stratificate nella ricerca su forme e contenuti, Sotterraneo si muove attraverso i formati – dallo spettacolo frontale al site-specific passando per la performance – focalizzando le contraddizioni e i coni d’ombra del presente, secondo un approccio avant-pop che cerca di cantare il nostro tempo rimanendo in equilibrio fra l’immaginario collettivo e il pensiero più anticonvenzionale, considerando la scena un luogo di cittadinanza e gesti quotidiani di cultura che allenano la coscienza critica del pubblico, destinatario e centro di senso di ogni nostro progetto.

Sotterraneo negli anni riceve

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Sotterraneo si forma a Firenze nel 2005 come gruppo di ricerca teatrale composto da un nucleo autoriale fisso cui si affianca un cluster di collaboratori che variano a seconda dei progetti. Ogni lavoro del gruppo è una sonda lanciata a indagare le possibilità linguistiche del teatro, luogo a un tempo fisico e intellettuale, antico e irrimediabilmente contemporaneo. Con opere trasversali e stratificate nella ricerca su forme e contenuti, Sotterraneo si muove attraverso i formati – dallo spettacolo frontale al site-specific passando per la performance – focalizzando le contraddizioni e i coni d’ombra del presente, secondo un approccio avant-pop che cerca di cantare il nostro tempo rimanendo in equilibrio fra l’immaginario collettivo e il pensiero più anticonvenzionale, considerando la scena un luogo di cittadinanza e gesti quotidiani di cultura che allenano la coscienza critica del pubblico, destinatario e centro di senso di ogni nostro progetto.

Sotterraneo negli anni riceve alcuni tra i più importanti riconoscimenti teatrali a livello nazionale e internazionale: Premio Lo Straniero (2009), Premio Ubu Speciale (2009), Premio Hystrio Castel dei Mondi (2010), Silver Laurel Wreath Award / MESS Festival di Sarajevo (2011) per Dies irae, Eolo Award (2012) per La Repubblica dei Bambini, ACT Festival Prize (2012) e BE FESTIVAL 1st Prize (2012) per Homo ridens, Best of Be Festival (2016) per Overload_studio, Premio Ubu Spettacolo dell’anno (2018) per Overload, Premo Scenari Pagani (2019).

Sotterraneo si forma attorno allo spettacolo 11/10 in apnea (Generazione Premio Scenario 2005). Negli anni successivi produce spettacoli che circuitano nelle più importanti piazze italiane e internazionali: Post-it (2007), La Cosa 1 (2008), il Dittico sulla specie composto da Dies irae _ 5 episodi intorno alla fine della specie (2009) e L’origine delle specie _ da Charles Darwin (2010), Homo ridens (2011), lo spettacolo di teatro infanzia La Repubblica dei bambini (2011), il Daimon Project composto da BE LEGEND! (2013) e BE NORMAL! (2013), lo spettacolo WAR NOW! (2014, in coregia col regista lettone Valters Sīlis nell’ambito del progetto europeo Shared Space), Il giro del mondo in 80 giorni (2015), Overload (2017), Shakespearology (2019) e lo spettacolo per bambini I futurnauti (2019) toccano le principali città della penisola e approdano in Spagna, Germania, Francia, Inghilterra, Portogallo, Olanda, Svizzera, Russia, Bosnia Erzegovina, Slovenia, Croazia, Cile. Negli stessi anni Sotterraneo cura anche progetti di altro formato: corti teatrali, performance in site-specific, mise-en-espace, progetti su commissione. Nel 2012 il collettivo viene scelto dal prestigioso Rossini Opera Festival di Pesaro per dirigere Il signor Bruschino di Gioachino Rossini.

Sotterraneo si occupa anche di formazione teatrale, curando progetti laboratoriali per varie strutture tra le quali Comune di Firenze, Fondazione Toscana Spettacolo, Centrale Fies, Amat, Irigem, Fanny & Alexander, Laboratorio Nove, Università degli Studi di Firenze, Associazione Teatrale Pistoiese, Theatre of Europe (London), Istituto italiano di cultura (London), Be Festival (Birmingham), Teatro de La Abadia (Madrid).

Nel biennio 2008-2009 la compagnia è sostenuta dal progetto ETI “Nuove Creatività”, dal 2008 a oggi riceve un contributo annuale dalla Regione Toscana, mentre dal 2015 viene riconosciuto e finanziato dal Comune di Firenze e dal Ministero dei Beni Culturali. Dal 2007 entra a far parte del progetto Fies Factory creato da Centrale Fies, dal 2013 è compagnia residente presso l’Associazione Teatrale Pistoiese, nel 2017 entra a far parte del network europeo Apap – Performing Europe 2020 e nel 2019 del network europeo SHIFT KEY.

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Theater Fit

Residenza d'artista di Sotterraneo

L’evento Theatre-fit _ allenamento al fare teatrale si è svolto a Firenze presso la Sala Ketty La Rocca delle Murate dal 2 al 6 settembre 2019. Si è trattato di una masterclass gratuita di teatro per giovano attori con una dimostrazione finale aperta al pubblico: un percorso professionalizzante di 35 ore in cui in cui i partecipanti hanno potuto formarsi su alcuni aspetti centrali del fare teatrale – dalla presenza all’ascolto, dalla capacità improvvisativa alla composizione scenica – attraverso esercizi e pratiche legate al corpo, alla voce, al canto, alla danza.
Sotterraneo solitamente gestisce i propri progetti formativi estendendo ai partecipanti il proprio metodo di ricerca, e motivando questi ultimi a sentirsi parte attiva e integrante del percorso. Le varie fasi di costruzione del prodotto scenico che il gruppo affronta per ogni produzione vengono riproposte e illustrate ai partecipanti per quello che sono: non solo esercizi per formare un allievo, ma anche e soprattu

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L’evento Theatre-fit _ allenamento al fare teatrale si è svolto a Firenze presso la Sala Ketty La Rocca delle Murate dal 2 al 6 settembre 2019. Si è trattato di una masterclass gratuita di teatro per giovano attori con una dimostrazione finale aperta al pubblico: un percorso professionalizzante di 35 ore in cui in cui i partecipanti hanno potuto formarsi su alcuni aspetti centrali del fare teatrale – dalla presenza all’ascolto, dalla capacità improvvisativa alla composizione scenica – attraverso esercizi e pratiche legate al corpo, alla voce, al canto, alla danza.
Sotterraneo solitamente gestisce i propri progetti formativi estendendo ai partecipanti il proprio metodo di ricerca, e motivando questi ultimi a sentirsi parte attiva e integrante del percorso. Le varie fasi di costruzione del prodotto scenico che il gruppo affronta per ogni produzione vengono riproposte e illustrate ai partecipanti per quello che sono: non solo esercizi per formare un allievo, ma anche e soprattutto metodo di creazione di un gruppo di ricerca esteso, allargato, reso partecipe.
Nel caso di Theatre-fit, per allargare l’offerta formativa e offrire ai partecipanti uno spettro più ampio di possibilità, abbiamo deciso di coinvolgere anche Massimiliano Civica, regista pluripremiato (3 premi Ubu) e attuale consulente artistico del Teatro Metastasio di Prato, che ha sviluppato un lavoro sul concetto di “attore/autore” e sulla costruzione/decostruzione del personaggio: il laboratorio dunque è stato gestito per i primi due giorni e mezzo da Civica, e per la seconda parte da Sotterraneo – che ha lavorato principalmente sull’addestramento alla composizione scenica e sul concetto di teatro come “filosofia in azione”.
I partecipanti a Theatre-fit sono stati selezionati in seguito a una call pubblica che ha visto più di 60 domande di candidatura, da cui sono state selezionate 22 persone giovani e giovanissime: l’obiettivo, pienamente raggiunto, era quello di fornire loro un’esperienza professionalizzante, totalmente gratuita, che potesse aiutarli nella loro crescita artistica e incentivarli all’approfondimento della pratica teatrale, rendendoli coscienti di quanto sia al tempo stesso complessa, stratificata e in grado di accrescere lo spirito critico.
È stato estremamente stimolante, a detta di chi ha gestito il laboratorio e di chi lo ha seguito, mettere a confronto le poetiche e le modalità di lavoro profondamente diverse di Civica e Sotterraneo: il primo portato a una pedagogia teatrale profondissima e rigorosissima, che attraverso esercizi, dimostrazioni pratiche e brevi conferenze riesce a guidare gli attori verso un’incredibile consapevolezza di sé e dei propri strumenti espressivi; i secondi portatori di un fare teatrale più cinetico e propulsivo, insieme caotico e maniacale, con cui bombardare i partecipanti di stimoli performativi diversissimi allo scopo di disinnescare il pensiero razionale per accendere il pensiero in azione.
Il doppio laboratorio si è concluso con una dimostrazione finale aperta a pubblico, in cui sono stati selezionati alcuni degli esercizi proposti durante la settimana e restituiti agli spettatori in una sequenza ragionata che restituisse il senso, anche attraverso l’uso di una voce off, di quello che era stato il percorso formativo intrapreso.

Theater Fit

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Theater Fit

Residenza d'artista di Sotterraneo

Theater Fit

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Emigranti cià cià cià

Residenza d'artista di Fulvio Cauteruccio

Emigranti cià cià cià è un monologo, scritto a due mani da Fulvio Cauteruccio e Giuseppe Mazza, che racconta le vicissitudini di un emigrante siciliano strappato prematuramente ai propri affetti e ai propri sogni e provato durante una residenza d’artista presso Murate Art District nell’estate del 2019.

Giuseppe, protagonista e narratore della storia, avrebbe voluto diventare “attore di arte drammatica” ed invece si ritrova a lavorare in un ufficio postale in un isolato paese del Trentino Alto Adige.
Con estrema leggerezza Giuseppe, oramai vecchio ed in pensione, racconta la storia della sua vita, partendo dai giorni da studente nella Sicilia sudorientale appena uscita dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Pian piano il riso iniziale diventerà amaro, nel momento in cui la narrazione delle vicende di Giuseppe porterà a comprendere la tragicità di chi ha lasciato la propria casa per ritrovarsi in luoghi spesso ostili e di chi per poter sperare in un futu

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Emigranti cià cià cià è un monologo, scritto a due mani da Fulvio Cauteruccio e Giuseppe Mazza, che racconta le vicissitudini di un emigrante siciliano strappato prematuramente ai propri affetti e ai propri sogni e provato durante una residenza d’artista presso Murate Art District nell’estate del 2019.

Giuseppe, protagonista e narratore della storia, avrebbe voluto diventare “attore di arte drammatica” ed invece si ritrova a lavorare in un ufficio postale in un isolato paese del Trentino Alto Adige.
Con estrema leggerezza Giuseppe, oramai vecchio ed in pensione, racconta la storia della sua vita, partendo dai giorni da studente nella Sicilia sudorientale appena uscita dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Pian piano il riso iniziale diventerà amaro, nel momento in cui la narrazione delle vicende di Giuseppe porterà a comprendere la tragicità di chi ha lasciato la propria casa per ritrovarsi in luoghi spesso ostili e di chi per poter sperare in un futuro migliore è stato costretto a rinunciare a tutto ciò che possiede.

Lo spettacolo ripercorre alcuni punti focali della storia d’Italia (l’Unità d’Italia, la migrazione dal sud al nord, la tragedia dei minatori italiani a Marcinelle) e si pone l’intento di far sorgere nello spettatore una domanda: come è possibile che gli italiani abbiano dimenticato che i loro padri ed i loro nonni siano emigrati in tutto il mondo? Perché si vuole negare aiuto a chi percorre strade di terra e di mare in cerca di accoglienza e di un futuro?

Emigranti cià cià cià, messo in scena dall’Associazione Culturale Impresa Fulvio Cauteruccio, vuole essere un manifesto dell’accoglienza come atto di umanità e come dovere di uno stato democratico e civile.

Emigranti cià cià cià

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Penteo. Un rito iniziatico

Residenza d'artista di Francesco Gori

Residenza di produzione aperta alla cittadinanza: quando i cittadini diventano protagonisti di pièces sperimentali

Penteo. Un rito iniziatico
Ideazione e drammaturgia: Francesco Gori

Penteo” è una riscrittura delle Baccanti di Euripide dal punto di vista del protagonista maschile Penteo. La vicenda del giovane re di Tebe cessa di essere una tragedia, dove l’empietà di un uomo è punita con la condanna sua e di tutta la sua stirpe, per diventare un rito collettivo di iniziazione che coinvolge un attore, venti performer e il pubblico.

Lo spettacolo è stato prodotto nel corso della residenza artistica a MAD Murate Art District, in cui è stato composto il collettivo di performer del dramma satiresco che prelude alla tragedia di Penteo, che ha dato vita a ben 4 repliche sold out tra l’aprile ed il maggio 2019.

Da piccolo il re di Tebe, Penteo, perse il padre ed fu cresciuto dalle donne, ma delle donne non conobbe la natura, le teme e le maltratta poiché non conosce se st


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Residenza di produzione aperta alla cittadinanza: quando i cittadini diventano protagonisti di pièces sperimentali

Penteo. Un rito iniziatico
Ideazione e drammaturgia: Francesco Gori

Penteo” è una riscrittura delle Baccanti di Euripide dal punto di vista del protagonista maschile Penteo. La vicenda del giovane re di Tebe cessa di essere una tragedia, dove l’empietà di un uomo è punita con la condanna sua e di tutta la sua stirpe, per diventare un rito collettivo di iniziazione che coinvolge un attore, venti performer e il pubblico.

Lo spettacolo è stato prodotto nel corso della residenza artistica a MAD Murate Art District, in cui è stato composto il collettivo di performer del dramma satiresco che prelude alla tragedia di Penteo, che ha dato vita a ben 4 repliche sold out tra l’aprile ed il maggio 2019.

Da piccolo il re di Tebe, Penteo, perse il padre ed fu cresciuto dalle donne, ma delle donne non conobbe la natura, le teme e le maltratta poiché non conosce se stesso. Non conoscendo se stesso non riesce a riconoscere l’Altro, sia esso donna o dio, baccante o Dioniso.
Fu per questo che Dioniso – prigioniero di Penteo nella sua reggia – lo convinse a travestirsi da donna per andare a spiare le baccanti nei boschi del monte Citero. Le baccanti, scopertolo, lo fanno a pezzi. A decapitarlo la sua stessa madre, Agave.
È così che Penteo vivrà sulla sua pelle lo 
σπαραγμός (sparagmòs):il rito particolarmente violento dei misteri dionisiaci che consiste nello smembramento rituale. Come Dioniso, il dio maschio-femmina, morì fanciullo sbranato dai titani e risorse dalla coscia del padre, Zeus, adesso che la sua spoglia di re viene deposta – e con essa la sua volontà, la sua arroganza, il suo ego –  e Penteo diventa un iniziato a Dioniso.

Con: Francesco Gori e Filippo Bagordo, Benedetta Bronzini, Giovanna Brunelli, Lorenzo Caponnetto, Silvia Catani, Tommaso Ciabatti, Giulia Ciccarelli, Ilaria Jina Corsi, Filippo Focardi, Barbara Gerini, Tommaso Laponti, Ester Mauro Scucces, Maria Montesi, Gabriele Orsini, Filippo Pasciuto, Lorenzo Pellegrini, Michele Vangioni, Melody Waysieh Behbahani, Chiara Zavattaro. E con la straordinaria partecipazione di Lorenzo Pezzatini

Regia: Francesco Gori e Gloria Amaranti

Art: Parama Libralesso

Costumi: Marion Gizard

Luci e Suoni: Martino Lega

Grafica: Silvia Catani

Supporto Tecnico: Michele Vangioni

Penteo. Un rito iniziatico

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Penteo. Un rito iniziatico

Residenza d'artista di Francesco Gori

Penteo. Un rito iniziatico

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Marta Bellu

Danzatrice e psicologa

Marta Bellu è danzatrice, psicologa e istruttrice di programmi Mindfulness based, ricercatrice del corpo e della mente. Inizia i suoi studi al Balletto di Toscana e approfondisce lo studio della danza contemporanea con diversi maestri e percorsi trasversali: s dicata allo studio di teatro, voce e performance in un percorso di Formazione Professionale in Coreografia Interdiscliplinare e frequentando la scuola di Teatro Sociale e Performing Arts. Dal 2014 si occupa di progetti di ricerca artistica tra cui Iniziali e How to do Things with Words con cui vince il sostegno da ADAC Association of Dance and Contemporary Arts in Tuscany, un lavoro sul linguaggio che parte dal dialogo con la composizione musicale in continua trasformazione che prosegue in una ricerca che indaga la relazione tra pratiche contemplative, suono e linguaggio all’interno del progetto Where else?

Marta Bellu è danzatrice, psicologa e istruttrice di programmi Mindfulness based, ricercatrice del corpo e della mente. Inizia i suoi studi al Balletto di Toscana e approfondisce lo studio della danza contemporanea con diversi maestri e percorsi trasversali: s dicata allo studio di teatro, voce e performance in un percorso di Formazione Professionale in Coreografia Interdiscliplinare e frequentando la scuola di Teatro Sociale e Performing Arts. Dal 2014 si occupa di progetti di ricerca artistica tra cui Iniziali e How to do Things with Words con cui vince il sostegno da ADAC Association of Dance and Contemporary Arts in Tuscany, un lavoro sul linguaggio che parte dal dialogo con la composizione musicale in continua trasformazione che prosegue in una ricerca che indaga la relazione tra pratiche contemplative, suono e linguaggio all’interno del progetto Where else?

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Iniziali_Lab

Residenza d'artista di Marta Bellu

INIZIALI é un progetto nato ad Aprile 2015 con la collaborazione del Vivaio del Malcantone che ha visto la partecipazione di I.G. (Irene Galli), A.S (Anaita Safai), E.O.(Edoardo Orofino), F.C. (Francesco Cioppi), L.L. (Laura Lucioli), F.S. (Francesca Sera), G.G (Gabriele Gonzi), A.B (Angela Burico), C.C (Cristina Rizzo). INIZIALI è un complesso di informazioni, di energia e di trasformazioni realizzato in un corpo fisico e mosso dal sentire, ossia dall’incorporazione di un input. L’input utilizzato per questo processo fisiologico sulla sensazione sono parole, ovvero inizi, scaturite da libere associazioni da e per il corpo con cui non hanno una relazione di significato ma solo di senso. Ogni inizio e legato ad un iniziale che lo inventa, lo incorpora, lo metabolizza e lo restituisce in qualche forma non predeterminata. INIZIALI è una proposta di attività espressiva con valenza pedagogica che si avvale delle tecniche della danza e del teatro per generare un contesto che utilizzi

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INIZIALI é un progetto nato ad Aprile 2015 con la collaborazione del Vivaio del Malcantone che ha visto la partecipazione di I.G. (Irene Galli), A.S (Anaita Safai), E.O.(Edoardo Orofino), F.C. (Francesco Cioppi), L.L. (Laura Lucioli), F.S. (Francesca Sera), G.G (Gabriele Gonzi), A.B (Angela Burico), C.C (Cristina Rizzo). INIZIALI è un complesso di informazioni, di energia e di trasformazioni realizzato in un corpo fisico e mosso dal sentire, ossia dall’incorporazione di un input. L’input utilizzato per questo processo fisiologico sulla sensazione sono parole, ovvero inizi, scaturite da libere associazioni da e per il corpo con cui non hanno una relazione di significato ma solo di senso. Ogni inizio e legato ad un iniziale che lo inventa, lo incorpora, lo metabolizza e lo restituisce in qualche forma non predeterminata. INIZIALI è una proposta di attività espressiva con valenza pedagogica che si avvale delle tecniche della danza e del teatro per generare un contesto che utilizzi il corpo come luogo di confronto e conoscenza estesa a tutti, divenendo mezzo di comunicazione e facilitando l’espressione delle potenzialità creative e poetiche dell’essere umano. Attraverso le azioni performative e l’apertura dei processi alla cittadinanza si intende innescare un processo di pensiero e di dialogo dove l’incontro con le differenze diventa risorsa per una riflessione condivisa sul senso dell’abitare il corpo, dandogli parola.

INIZIALI_LAB è un laboratorio inclusivo di esplorazione ed espressione sul corpo e il movimento sensibile alla differenza. È rivolto a persone con disabilità intellettiva e non, amatori e ricercatori del corpo, praticanti esperti. Il progetto riguarda un gruppo integrato di adulti tra cui alcuni con Sindrome di Down, che invita alla pratica della ricerca corporea e del movimento. Il laboratorio è aperto a persone che vogliono intraprendere un nuovo percorso e adulti con disabilità intellettiva che abbiano autonomia nella gestione personale e nell’accompagnamento. Il progetto si propone di indagare i processi trasformativi sul linguaggio del corpo e della danza creando uno spazio di ricerca personale ed espressiva attraverso la cura della relazione e la creazione di comunità. I principi etici del progetto riguardano l’accoglienza: promuovere la partecipazione di persone con diversi livelli di complessità di linguaggio e il dialogo: creare eventi artistici di condivisione espressiva con la comunità attraverso il corpo e la parola in diversi spazi del territorio. Il progetto si configura inoltre come luogo di attraversamento che parla con l’esterno, invitando artisti, pubblico, persone comuni a entrare in contatto con i processi che in modo trasversale mostrano un output della ricerca in atto. Parte integrante del lavoro è la sua apertura all’esterno, invitando il pubblico a partecipare a degli eventi in cui mostreremo il materiale su cui stiamo lavorando e il suo sviluppo attraverso il dialogo. Inoltre artisti esterni saranno invitati a partecipare ad alcuni incontri di lavoro e a proporre input o inizi di processi di ricerca.

INIZIALI_LAB è curato da Marta Bellu in collaborazione con Gabriele Gonzi e Angela Burico, che curano focus di lavoro interdisciplinari che riguardano la ricerca vocale e il teatro.

La prima fase di residenza è stata chiusa dalla performance inedita Dia_logos, dall’inizio di tutto un po’ il 14 giugno 2019. Attraversare la parola come un’apertura, nel senso più ampio del termine. Possa essere questa non solo una parola ma un luogo: quel luogo di attraversamento e di specificazione del linguaggio all’interno di un “corpo comune”. In funzione di questo linguaggio hanno preso corpo e parola affermazioni che valgono sempre almeno per un caso specifico, che dunque esiste; l’estensione è sempre totale, proiettata al di fuori e riguarda tutti. Ora la parola si è resa onda, pura relazione dove le forme attraverso le quali si esprime ciò di cui parliamo (gesti, suoni, colori) sono anche dei contenitori vuoti, a volte si assentano come lo sfondo a volte si stagliano come figure danzanti, parlanti di quello, dell’altro. Con Angela Burico, Edoardo Orofino, Gabriele Gonzi, Laura Lucioli e Mosè Risaliti.

Iniziali_Lab

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Little Boy

Residenza d'artista a cura del Teatro dell'Elce

Little Boy

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Compagnia Simona Bucci

Compagnia di danza contemporanea

COMPAGNIA SIMONA BUCCI

Direzione artistica Simona Bucci, già danzatrice solista della Alwin Nikolais Dance Company, coordinatrice dell’Accademia Isola Danza La Biennale di Venezia, assistente di Carolyn Carlson, già direttore artistico e coreografa della Compagnia Imago, nel 2002 fonda la Compagnia che prenderà il suo nome.

Nel 2018 si affianca la direzione artistica di Roberto Lori, danzatore e coreografo marchigiano, attivo in Italia e all’estero.

La Compagnia Simona Bucci inizia la sua attività con il solo Di ombre cerchiati gli occhi, commissione la Biennale di Venezia 2002, coreografia di Simona Bucci.
Nell’estate del 2004 debutta a Roma con Path, solo dedicato ad Alwin Nikolais, e Nik conferenza spettacolo sullo stesso Nikolais.
Nel novembre del 2005 debutta a Civitanova Marche con I Rimasti, ispirata a “Il natale dei rimasti” di Angelo Morbelli, coreografia di Simona Bucci, musica originale di Paki Zennaro, vincendo il concorso “Coreografo d’Europa” e il prem

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COMPAGNIA SIMONA BUCCI

Direzione artistica Simona Bucci, già danzatrice solista della Alwin Nikolais Dance Company, coordinatrice dell’Accademia Isola Danza La Biennale di Venezia, assistente di Carolyn Carlson, già direttore artistico e coreografa della Compagnia Imago, nel 2002 fonda la Compagnia che prenderà il suo nome.

Nel 2018 si affianca la direzione artistica di Roberto Lori, danzatore e coreografo marchigiano, attivo in Italia e all’estero.

La Compagnia Simona Bucci inizia la sua attività con il solo Di ombre cerchiati gli occhi, commissione la Biennale di Venezia 2002, coreografia di Simona Bucci.
Nell’estate del 2004 debutta a Roma con Path, solo dedicato ad Alwin Nikolais, e Nik conferenza spettacolo sullo stesso Nikolais.
Nel novembre del 2005 debutta a Civitanova Marche con I Rimasti, ispirata a “Il natale dei rimasti” di Angelo Morbelli, coreografia di Simona Bucci, musica originale di Paki Zennaro, vincendo il concorso “Coreografo d’Europa” e il premio “Danza&Danza 2005” come migliore produzione italiana di danza contemporanea.
Nel 2007 La Biennale di Venezia commissiona alla Compagnia la coreografia Arresi alla notte, presentata al 5. Festival Internazionale di Danza Contemporanea di Venezia e coprodotto dal Festival Oriente Occidente di Rovereto.
Nel 2008 la Compagnia debutta con il suo primo lavoro dedicato a un pubblico giovane (dai 5 agli 8 anni) dal titolo Giorgio e il drago, coreografie di Simona Bucci, liberamente ispirato alla leggenda di San Giorgio e il drago, coprodotto da La Corte Ospitale di Rubiera e dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.
Del 2009 è Indissolubile eco, un duetto liberamente ispirato all’opera di Francisco Goya, “Disparate matrimonial”, coreografia di Simona Bucci.
Del 2010 è lo studio di Boxville, una nuova produzione dedicata a un pubblico giovane, omaggio ad Alwin Nikolais per il centenario della sua nascita (1910-2010) che debutterà, nella sua versione definitiva, al Teatro degli Industri di Grosseto ad ottobre 2011 con il titolo: Boxville_ballata di cartone.
Del 2011 è anche lo spettacolo Giuditta e Oloferne, coreografia di Simona Bucci, coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, con il sostegno del CCN – Centre Chorégraphique National di Roubaix di Carolyn Carlson.
Del 2012 è lo spettacolo Malbianco, lavoro liberamente ispirato al romanzo Cecità di Josè Saramago, con la coreografia di Carmelo Scarcella e Frida Vannini, con la direzione artistica di Simona Bucci.
Nel 2013 iniziano le prove della nuova produzione ispirata alla tragedia shakespeariana Macbeth, dal titolo Enter Lady Macbeth, coreografia di Simona Bucci, che indaga il femmineo nella tragedia stessa, con debutto nel maggio 2014 a fabbrica Europa, Firenze.
Dal 2013 alla Compagnia Simona Bucci viene affidata la direzione artistica per la sessione danza presso il Teatro delle Arti di Lastra a Signa (Fi), per la programmazione di spettacoli di compagnie nazionali e internazionali, oltre a un’intensa attività di formazione attraverso laboratori, prove aperte, incontri con il pubblico.
Del 2015 è la nuova produzione per bambini Il gatto con gli stivali, coreografia di Roberto Lori, parte recitate a cura di Fabio Bacaloni, direzione artistica di Simona Bucci.
In occasione del “150° anniversario delle relazioni Italia/Giappone”, nel 2016 la Compagnia produce lo spettacolo Me/Moire coreografia dell’artista giapponede Yumiko Yoshioka, regia Camilla Giani, spettacolo di danza butoh.
Oltre alle proprie produzioni, la Compagnia ha in repertorio altre importanti co-produzioni: Home, coproduzione con Dance Gallery di Perugia e la trilogia “Le 100 giornate di Salò” con Mascarà Teatro Popolare d’arte (2015-2017).
Nel 2017 la Compagnia produce un nuovo lavoro dedicato ai bambini, Brutto anatroccolo, coreografia di Roberto Lori parte recitate a cura di Fabio Bacaloni, direzione artistica di Simona Bucci.

Nel Maggio 2018 debutta a Firenze, nell’ambito del Festival Fabbrica Europa, con la nuova produzione Interrogai me stesso, lavoro creato da Simona Bucci per l’artista giapponese Hal Yamanouchi.

Con la direzione artistica di Roberto Lori, inoltre, organizza l’evento Face_Off, festival danza urbana nella città di Matelica (MC), giunto ormai alla sua quinta edizione, in collaborazione con la Proloco di Matelica, Amat e il contributo del Comune di Matelica.

La Compagnia ogni anno sostiene e produce i lavori di giovani artisti-coreografi.

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Preludi e fughe. Geografia antropica

Residenza d'artista della Compagnia Simona Bucci

Uno sguardo che si posa per “un istante”.
Un istante che grazie a questa attenzione si frantuma in innumerevoli frammenti pregni ed evocativi.
Gli accadimenti si inseguono, si scontrano, si intrecciano, si fronteggiano, uguali ed opposti, ma fusi in un unico corpo di corpi.
Malinconia, grottesco, gioia, forza e vulnerabilità, quiete, dolore, rimorso, nel costante inarrestabile mutamento del divenire.

“We did not come to remain whole.
We came to lose our leaves like the trees, Trees that start again,
Drawing up from the great roots.” Robert Bly

Un progetto di danza con musica dal vivo, commissionato alla Compagnia Simona Bucci da Stresa Festival, per la stagione 2019. Il progetto nasce da un’idea del direttore artistico, il Maestro Gianandrea Noseda, in collaborazione con Carmelo di Gennaro, di realizzare un progetto coreografico che prenda ispirazione ed energia da uno dei capolavori di Dimitri Shostakovich, 24 Preludi e Fughe op.87. Lo spettacolo, firmato da Simona Bucci



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Uno sguardo che si posa per “un istante”.
Un istante che grazie a questa attenzione si frantuma in innumerevoli frammenti pregni ed evocativi.
Gli accadimenti si inseguono, si scontrano, si intrecciano, si fronteggiano, uguali ed opposti, ma fusi in un unico corpo di corpi.
Malinconia, grottesco, gioia, forza e vulnerabilità, quiete, dolore, rimorso, nel costante inarrestabile mutamento del divenire.

“We did not come to remain whole.
We came to lose our leaves like the trees, Trees that start again,
Drawing up from the great roots.” Robert Bly

Un progetto di danza con musica dal vivo, commissionato alla Compagnia Simona Bucci da Stresa Festival, per la stagione 2019. Il progetto nasce da un’idea del direttore artistico, il Maestro Gianandrea Noseda, in collaborazione con Carmelo di Gennaro, di realizzare un progetto coreografico che prenda ispirazione ed energia da uno dei capolavori di Dimitri Shostakovich, 24 Preludi e Fughe op.87. Lo spettacolo, firmato da Simona Bucci, ha visto la presenza in scena di un pianista e di sette danzatori uomini.

Preludi e fughe. Geografia antropica

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The Time of discretion. Chapter one

Ciclo Global Identity

The time of Discretion. Chapter one
di Lisa Batacchi, a cura di Veronica Caciolli
Chiude il ciclo GLOBAL IDENTITIES. Postcolonial and cross-cultural Narratives L’esposizione è stata una metaforica e necessaria retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, dal 2015 al 2017. La mostra constava di due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e di circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra batik, installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici. The Time of Discretion è un progetto transnazionale in progress, che schiude questioni complesse ed estremamente sensibili, che valicano largamente i confini dell’arte.
La mostra incrociava esperienza e rappresentazione, poneva drammaticamente a confronto Oriente e Occidente, avanzando un denso scenario teorico in relazione ai processi di globalizzazione. Il progetto prendeva le m


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The time of Discretion. Chapter one
di Lisa Batacchi, a cura di Veronica Caciolli
Chiude il ciclo GLOBAL IDENTITIES. Postcolonial and cross-cultural Narratives L’esposizione è stata una metaforica e necessaria retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, dal 2015 al 2017. La mostra constava di due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e di circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra batik, installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici. The Time of Discretion è un progetto transnazionale in progress, che schiude questioni complesse ed estremamente sensibili, che valicano largamente i confini dell’arte.
La mostra incrociava esperienza e rappresentazione, poneva drammaticamente a confronto Oriente e Occidente, avanzando un denso scenario teorico in relazione ai processi di globalizzazione. Il progetto prendeva le mosse dalla partecipazione di Lisa Batacchi alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong (originario dell’area siberiano-mongolica), osserva quotidianamente una ritualità tradizionale. Custodisce in particolare una pratica specifica, considerata divinatoria, quella della tintura naturale ad indaco. Una grande tenda così realizzata dall’artista, manualmente, con lentezza e discrezione, assieme alle donne Hmong, è stata in seguito trasportata in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, per la performance di inaugurazione della Biennale. Il cavallo-mucca ivi rappresentato, espone una simbologia derivata da un oracolo cinese della tradizione classica, interrogato preliminarmente dall’artista, le cui sentenze sono governate da una logica di casualità, attraverso il lancio ripetuto di monete. Una casualità intesa evidentemente come non casuale ma segretamente determinata, regola anche deliberatamente, il comportamento progressivo di Lisa Batacchi.
Una successiva esperienza presso questo popolo le ha permesso la tintura di un altro tessuto, che attinge ancora ai significati espressi nel quarantesimo e nel secondo esagramma dell’I-Ching (La liberazione – Il ricettivo). A questi, si affiancano in mostra ulteriori venti lavori multimediali, prodotti per questa esposizione e mostrati in anteprima per lo spazio de Le murate. La collaborazione con differenti tipi di maestrie, attività che caratterizza una delle direzioni del progetto, è stata estesa dall’artista anche al territorio locale, dapprima nella città di Firenze, dove attraverso gli antichi telai della Fondazione Lisio, ha potuto realizzare cinque arazzi in tessuto. Un toli, amuleto usualmente indossato e utilizzato dagli sciamani mongoli, è stato invece riprodotto su larga scala, a fini performativi oltre che espositivi, in parternship con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
La mostra è stata inoltre arricchita da quattro serie fotografiche che da una parte documentano la performance svolta per la Land Art Mongolia Biennal, il backstage materiale di questo primo capitolo e da una raccolta che rappresenta la bellezza, la persistenza della tradizione e la fragilità di un mondo parzialmente isolato, alle soglie della globalizzazione ma ancora magicamente possibile. Un video, che anticipa un lungometraggio di prossima produzione, ripercorreva le tappe paesaggistiche, relazionali e culturali della Mongolia, dell’Inner Mongolia e della Cina meridionale, in cui poesia, immaginari e narrazioni si confondono.

The Time of discretion. Chapter one

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Mountaintops

Black History Month Florence 2018
Murate Artlab

Mountaintops è stato un laboratorio artistico progettato per bambini della scuola primaria che celebra Martin Luther King Jr. mentre spingeva i partecipanti a sognare oltre ciò che possono vedere e ad aspirare a ciò che appare fuori dalla loro portata. Attingendo al discorso del 1968 in cui King afferma: “Sono stato in cima alla montagna” il laboratorio è stato costituito dall’intreccio di tre attività che sfruttassero il linguaggio dell’installazione scultorea e le caratteristiche della performance. Il workshop prevedeva la creazione di un paesaggio montano a 360 gradi, una serie di montagne topografiche in cima a pali di legno e la creazione di una superficie da arrampicata. Riflettendo sull’eredità di Martin Luther King, i tre elementi hanno esaminato il significato dei sogni e dell’ambizione, l’importanza della leadership e le strategie per superare gli ostacoli.

 

Fasi del laboratorio artistico. Da dove mi trovo: Si rifletteva sul c

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Mountaintops è stato un laboratorio artistico progettato per bambini della scuola primaria che celebra Martin Luther King Jr. mentre spingeva i partecipanti a sognare oltre ciò che possono vedere e ad aspirare a ciò che appare fuori dalla loro portata. Attingendo al discorso del 1968 in cui King afferma: “Sono stato in cima alla montagna” il laboratorio è stato costituito dall’intreccio di tre attività che sfruttassero il linguaggio dell’installazione scultorea e le caratteristiche della performance. Il workshop prevedeva la creazione di un paesaggio montano a 360 gradi, una serie di montagne topografiche in cima a pali di legno e la creazione di una superficie da arrampicata. Riflettendo sull’eredità di Martin Luther King, i tre elementi hanno esaminato il significato dei sogni e dell’ambizione, l’importanza della leadership e le strategie per superare gli ostacoli.

 

Fasi del laboratorio artistico. Da dove mi trovo: Si rifletteva sul concetto di creare i nostri ostacoli. Il primo elemento del workshop è stato dedicato alla realizzazione di una pittura paesaggistica autoreggente a 360 gradi. Una serie di post indipendenti sosteneva delle cime montuose in cartone ritagliate e dipinte dai partecipanti al workshop. Queste vette sono state attaccate alla cima dei post di supporto mettendo i partecipanti al centro di un piccolo spazio circondato dalle montagne di loro creazione. La vasta gamma di colori ricreava la fresca alba da un lato e il caldo tramonto dall’altro. Ci vuole un villaggio: Esaminando la forma delle mappe topografiche e il potere simbolico dello scettro, quest’opera comportava la fusione di una piccola catena montuosa in gesso che è stata montata sopra un palo di legno per creare un bastone. Solo quando tutti gli scettri sono stati messi insieme, si è creata una catena montuosa. Questo elemento sottolineava l’importanza della leadership e l’importanza simultanea della collaborazione e della comunità. La scalata: L’ultimo elemento del workshop riguardava il superamento degli ostacoli. Implicava l’apposizione di una serie di prese su roccia da arrampicata su una parete in legno a forma di montagna e l’esplorazione della scalata di questa forma. Una serie di prese per l’arrampicata su roccia create dall’artista sono state attaccate alla superficie della montagna, ciascuna posizionata in base alle scelte dei partecipanti. Una volta riuniti i partecipanti hanno provato l’arrampicata su questo muro imparando alcuni trucchi e tecniche di arrampicata su roccia. Il laboratorio è stato condotto da Justin Randolph Thompson, Black History Month Florence, in collaborazione con Utopia Italy, MAD Murate Art District e MUS.E

Mountaintops

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JOSEPH un monologo fisico interpretato da Marco D’Agostin

coreografia di Alessandro Sciarroni

JOSEPH, un monologo fisico interpretato da Marco D’Agostin ed ideato da Alessandro Sciarroni, coreografo e performer che nella sua pratica unisce i linguaggi della danza contemporanea a quelli delle arti visive e performative.all’interno di Secret Florence

Nel monologo fisico e tecnologico ideato da Alessandro Sciarroni, l’interprete Marco D’Agostin si muove sospeso in una dimensione tra reale e virtuale. Volgendo le spalle al pubblico per tutta la durata della performance, l’interprete di Joseph si muove davanti alla web cam di un computer portatile il cui desktop viene proiettato su uno schermo visibile al pubblico: tramite espedienti utilizzati fino dalla nascita della video-arte come l’effetto specchio e il circuito chiuso, si gioca il dialogo tra il soggetto e la sua immagine, che si duplica e si scompone in una ricerca inquieta ed intrigante; finché all’esecutore unico dell’assolo si sostituisce una imprevista molteplicità di sguardi e di cor

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JOSEPH, un monologo fisico interpretato da Marco D’Agostin ed ideato da Alessandro Sciarroni, coreografo e performer che nella sua pratica unisce i linguaggi della danza contemporanea a quelli delle arti visive e performative.all’interno di Secret Florence

Nel monologo fisico e tecnologico ideato da Alessandro Sciarroni, l’interprete Marco D’Agostin si muove sospeso in una dimensione tra reale e virtuale. Volgendo le spalle al pubblico per tutta la durata della performance, l’interprete di Joseph si muove davanti alla web cam di un computer portatile il cui desktop viene proiettato su uno schermo visibile al pubblico: tramite espedienti utilizzati fino dalla nascita della video-arte come l’effetto specchio e il circuito chiuso, si gioca il dialogo tra il soggetto e la sua immagine, che si duplica e si scompone in una ricerca inquieta ed intrigante; finché all’esecutore unico dell’assolo si sostituisce una imprevista molteplicità di sguardi e di corpi, aprendo una dimensione nuova e inattesa.

L’autore della performance, prende in prestito il nome da colui che assume su di sé la paternità dell’uomo che nasconde il divino, ma non ci è dato sapere chi sia Joseph, ne dove sia. Non sappiamo se si tratti dell’uomo che vediamo in scena oppure di uno di quegli occhi sconosciuti capitati per caso all’interno del sistema rappresentativo. Il solo perde la sua connotazione di evento performato da un esecutore unico e si riempie di sguardi meravigliati, deformati, raddoppiati e amplificati. Di corpi esposti e pronti all’esposizione, là fuori, chissà dove, dall’altra parte del mondo, ma nel medesimo istante.

JOSEPH un monologo fisico interpretato da Marco D’Agostin

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