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I versi delle mani

Residenza d'artista a cura di Marta Bellu

Un progetto di Marta Bellu con Agnese Banti e Laura Lucioli
I versi delle mani

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Alessia Mallardo

Artista

Danzatrice e danzaterapeuta, psicologa e ricercatrice di processi inconsci, sensibili, visibili e invisibili. Da sempre interessata a esplorare quel territorio di confine che si trova tra la luce e l’ombra. Pratica la danza sia come forma d’arte sia come strumento a servizio del sociale e del diritto all’infanzia. Il Butoh, tra i tanti insegnamenti ricevuti, è il suo strumento prediletto; una pratica somatica, giovane, flessibile ed in costante evoluzione, dove il corpo è uno spazio dove poter sperimentare nuove ricerche, nuovi materiali. Esplorar-si. Raccontar-si. Danzar-si.

Danzatrice e danzaterapeuta, psicologa e ricercatrice di processi inconsci, sensibili, visibili e invisibili. Da sempre interessata a esplorare quel territorio di confine che si trova tra la luce e l’ombra. Pratica la danza sia come forma d’arte sia come strumento a servizio del sociale e del diritto all’infanzia. Il Butoh, tra i tanti insegnamenti ricevuti, è il suo strumento prediletto; una pratica somatica, giovane, flessibile ed in costante evoluzione, dove il corpo è uno spazio dove poter sperimentare nuove ricerche, nuovi materiali. Esplorar-si. Raccontar-si. Danzar-si.

Marrakech - In times of stillness

Rida Tabit, a cura di Roï Saade
all'interno del Middle East Now 2021

Middle East Now, in collaborazione con MAD, presenta in anteprima il lavoro del giovane fotografo marocchino Tabit Rida, 25 anni, uno dei talenti emergenti della fotografia dal Middle East. Fotografo autodidatta, Rida è sceso in strada per documentare la sua città natale, Marrakech, in questo momento storico senza precedenti. Mentre l’industria del turismo, principale fonte di reddito per la città, è stata pesantemente colpita dalla pandemia, Rida ha colto l’occasione per fotografare i numerosi cambiamenti e osservare la realtà spesso trascurata di Marrakech, al di là del turismo e della folla. Questo progetto, tra immagini fisse e video registrati col suo smartphone, rivela incontri di vita quotidiana in tempi di quiete, ricorda che il tempo non si è davvero fermato, e che la resistenza umana è un fenomeno naturale.

 

Progetto e mostra a cura del fotografo e artista libanese Roï Saade. Coordinamento set design di Archivio Personale.

 

Middle East Now, in collaborazione con MAD, presenta in anteprima il lavoro del giovane fotografo marocchino Tabit Rida, 25 anni, uno dei talenti emergenti della fotografia dal Middle East. Fotografo autodidatta, Rida è sceso in strada per documentare la sua città natale, Marrakech, in questo momento storico senza precedenti. Mentre l’industria del turismo, principale fonte di reddito per la città, è stata pesantemente colpita dalla pandemia, Rida ha colto l’occasione per fotografare i numerosi cambiamenti e osservare la realtà spesso trascurata di Marrakech, al di là del turismo e della folla. Questo progetto, tra immagini fisse e video registrati col suo smartphone, rivela incontri di vita quotidiana in tempi di quiete, ricorda che il tempo non si è davvero fermato, e che la resistenza umana è un fenomeno naturale.

 

Progetto e mostra a cura del fotografo e artista libanese Roï Saade. Coordinamento set design di Archivio Personale.

 

Marrakech - In times of stillness

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Maria Rosa Sossai

Curatrice, fondadrice ALA accademia libera delle arti

Maria Rosa Sossai è ricercatrice nel campo delle pratiche artistiche partecipative e delle politiche dell’educazione, e studiosa nel settore del video e film d’artista. Nel 2018 ha co-fondato ‘fuoriregistro quaderno di pedagogia e arte contemporanea’, Boîte edizioni. Nel 2012 ha fondato Accademia Libera delle Arti, www.alagroup.org, piattaforma indipendente di educazione e arte contemporanea. Ha curato mostre e progetti in Italia e all’estero, tra cui: Museo Civico di Castelbuono, Accademia di Belle Arti di Brera, Matera Capitale Europea 2019 per il Museo M.E.M.O.RI.; Museo MAN di Nuoro, Nomas Foundation, the American Academy, la Real Academia de España a Roma, Tel Aviv Museum, SongEun ArtSpace di Seoul, Villa Panza. E’ stata visiting critic for the MFA program at Parsons Fine Arts, New York. E’ autrice di numerose pubblicazioni: Vivere insieme l’arte come azione educativa, Torri del vento, Palermo, 2017; Arte video, storie e culture del video d’artista in Italia,

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Maria Rosa Sossai è ricercatrice nel campo delle pratiche artistiche partecipative e delle politiche dell’educazione, e studiosa nel settore del video e film d’artista. Nel 2018 ha co-fondato ‘fuoriregistro quaderno di pedagogia e arte contemporanea’, Boîte edizioni. Nel 2012 ha fondato Accademia Libera delle Arti, www.alagroup.org, piattaforma indipendente di educazione e arte contemporanea. Ha curato mostre e progetti in Italia e all’estero, tra cui: Museo Civico di Castelbuono, Accademia di Belle Arti di Brera, Matera Capitale Europea 2019 per il Museo M.E.M.O.RI.; Museo MAN di Nuoro, Nomas Foundation, the American Academy, la Real Academia de España a Roma, Tel Aviv Museum, SongEun ArtSpace di Seoul, Villa Panza. E’ stata visiting critic for the MFA program at Parsons Fine Arts, New York. E’ autrice di numerose pubblicazioni: Vivere insieme l’arte come azione educativa, Torri del vento, Palermo, 2017; Arte video, storie e culture del video d’artista in Italia, Silvana Editoriale, Milano, 2002; Film d’artista, percorsi e confronti tra arte e cinema, Silvana Editoriale, Milano, 2009.

Riconciliarsi con chi? Con che cosa? Perché?

Workshop a cura di Maria Rosa Sossai

Riconciliarsi con chi? Con che cosa? Perché?

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Roi Saade

Curatore

Roi Saade è un designer, artista e curatore nato e cresciuto in Libano, attualmente basato a Montreal. Ha conseguito un Master in Fine Arts alla Holy Spirit University – USEK in Libano, e dopo anni di lavoro come grafico, la sua originale percezione visiva e la curiosità lo hanno portato a delineare un suo percorso creativo. Usa la fotografia come strumento per accedere a luoghi sconosciuti. È stato premiato dall’Arab Documentary Photography Program (ADPP) sostenuto da The Arab Fund for Arts and Colture, Magnum Foundation e Prince Claus Fund. Roi è anche designer di DogFood Magazine, una rivista fotografica indipendente che combina materiale d’archivio misto a un pizzico di cinismo.

Roi Saade è un designer, artista e curatore nato e cresciuto in Libano, attualmente basato a Montreal. Ha conseguito un Master in Fine Arts alla Holy Spirit University – USEK in Libano, e dopo anni di lavoro come grafico, la sua originale percezione visiva e la curiosità lo hanno portato a delineare un suo percorso creativo. Usa la fotografia come strumento per accedere a luoghi sconosciuti. È stato premiato dall’Arab Documentary Photography Program (ADPP) sostenuto da The Arab Fund for Arts and Colture, Magnum Foundation e Prince Claus Fund. Roi è anche designer di DogFood Magazine, una rivista fotografica indipendente che combina materiale d’archivio misto a un pizzico di cinismo.

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Tabit Rida

Fotografo

Rida Tabit, 25 anni, è nato a Marrakech, in Marocco. La sua passione per la fotografia nasce nel 2017 con un interesse verso la fotografia sociale e documentaristica. Il suo lavoro riflette principalmente la sua più importante fonte di ispirazione: la cultura marocchina. Nel 2020 ha co-fondato, insieme ad altri 13 giovani fotografi marocchini, il collettivo Noorseen. Nello stesso anno, dopo essersi laureato in Scienza Economiche e Sociali, ha iniziato a usare la fotografia come strumento di ricerca per esaminare proprio problemi di carattere sociale ed economico. Per Rida, la fotografia è un mezzo finalizzato a una migliore conoscenza del mondo, delle persone attorno a lui e di sè stesso.

Rida Tabit, 25 anni, è nato a Marrakech, in Marocco. La sua passione per la fotografia nasce nel 2017 con un interesse verso la fotografia sociale e documentaristica. Il suo lavoro riflette principalmente la sua più importante fonte di ispirazione: la cultura marocchina. Nel 2020 ha co-fondato, insieme ad altri 13 giovani fotografi marocchini, il collettivo Noorseen. Nello stesso anno, dopo essersi laureato in Scienza Economiche e Sociali, ha iniziato a usare la fotografia come strumento di ricerca per esaminare proprio problemi di carattere sociale ed economico. Per Rida, la fotografia è un mezzo finalizzato a una migliore conoscenza del mondo, delle persone attorno a lui e di sè stesso.

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Programma Firenze FilmCorti Festival 2021
Programma Firenze FilmCorti Festival 2021

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Incubazioni Oniriche

Progetto di Laura Cionci

Incubazioni Oniriche

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CC-Collettivo CLUSTER

Gruppo di professioniste/i della voce

Il gruppo, formato da professioniste/i della voce, esprime l’esigenza di condividere giornate di studio, formazione, autoformazione e approfondimento sul tema della vocalità, della musica e del suono in generale e di poter condividere questi momenti con la cittadinanza in uno spazio conosciuto e accessibile alla comunità.
La musica, di cui lo studio della voce fa parte, è in Italia per lo più estromessa dalla formazione di base scolastica e confinata alle scuole specifiche. Il dilettante e amatore quindi è molto spesso un dilettante- ascoltatore e non esecutore.
La voce e le sue potenzialità espressive della parola e del canto sono invece al centro di società coese e originarie, fanno parte del quotidiano e sono connesse con i significati di vita e di morte; la voce attraversa lo spazio per la comunicazione razionale e poetica tra gli esseri, è gioia e trascendenza, conoscenza del corpo e della materia.
Il gruppo vuole, a partire da questa consapevolezza della centralità del


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Il gruppo, formato da professioniste/i della voce, esprime l’esigenza di condividere giornate di studio, formazione, autoformazione e approfondimento sul tema della vocalità, della musica e del suono in generale e di poter condividere questi momenti con la cittadinanza in uno spazio conosciuto e accessibile alla comunità.
La musica, di cui lo studio della voce fa parte, è in Italia per lo più estromessa dalla formazione di base scolastica e confinata alle scuole specifiche. Il dilettante e amatore quindi è molto spesso un dilettante- ascoltatore e non esecutore.
La voce e le sue potenzialità espressive della parola e del canto sono invece al centro di società coese e originarie, fanno parte del quotidiano e sono connesse con i significati di vita e di morte; la voce attraversa lo spazio per la comunicazione razionale e poetica tra gli esseri, è gioia e trascendenza, conoscenza del corpo e della materia.
Il gruppo vuole, a partire da questa consapevolezza della centralità dell’espressione vocale, organizzare un training condiviso settimanale e dei momenti di approfondimento con artisti e tecnici della voce, della musica e del suono.
Tutte le giornate possono aprirsi a chi è incuriosito e interessato al tema e alle pratiche che vengono proposte.

CC-Collettivo CLUSTER
Angela Burico
Benedetta Manfriani
Cristina Abati
Maria Caterina Frani
Francesca Lanza
Maria Pecchioli

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If the wind blows in Florence...?

Presentazione della mostra
30 giugno 2021

Credits Kor D.L. O'Connell 2021
If the wind blows in Florence...?

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If the wind blows in Florence...?

Workshop al MAD
15 giugno 2021

Credits Kor D.L. O'Connell 2021
If the wind blows in Florence...?

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Kirsten Stromberg

Artista interdisciplinare

Kirsten Stromberg (nata a San Francisco, CA USA, vive e lavora a Firenze, Italia) è un’artista interdisciplinare che lavora con mixed media, pittura/disegno, sound art e musica sperimentale. Sue aree di ricerca includono: educazione artistica e impegno estetico per la trasformazione individuale e sociale, dolore e recupero nel world body, ricerca femminista e arte contemporanea. Ha conseguito la laurea presso il Dartmouth College, dove è stata Senior Fellow in musica elettro-acustica e arte. Nel 2005 ha completato il suo MFA in Arts and Consciousness Studies presso la JFKU. Ha studiato per oltre 20 anni con le artisti Rose Shakinovsky e Claire Gavronsky frequentando numerosi workshop e residenze con loro sia in Italia che in Sud Africa. Il lavoro di Kirsten è stato mostrato / eseguito in mostre personali e collettive a livello internazionale in differenti luoghi, tra cui: Le Murate PAC e Fabbrica Europa a Firenze; LACE e Huntington Beach Center for The Arts nell’area di

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Kirsten Stromberg (nata a San Francisco, CA USA, vive e lavora a Firenze, Italia) è un’artista interdisciplinare che lavora con mixed media, pittura/disegno, sound art e musica sperimentale. Sue aree di ricerca includono: educazione artistica e impegno estetico per la trasformazione individuale e sociale, dolore e recupero nel world body, ricerca femminista e arte contemporanea. Ha conseguito la laurea presso il Dartmouth College, dove è stata Senior Fellow in musica elettro-acustica e arte. Nel 2005 ha completato il suo MFA in Arts and Consciousness Studies presso la JFKU. Ha studiato per oltre 20 anni con le artisti Rose Shakinovsky e Claire Gavronsky frequentando numerosi workshop e residenze con loro sia in Italia che in Sud Africa. Il lavoro di Kirsten è stato mostrato / eseguito in mostre personali e collettive a livello internazionale in differenti luoghi, tra cui: Le Murate PAC e Fabbrica Europa a Firenze; LACE e Huntington Beach Center for The Arts nell’area di Los Angeles; The SF Arts Commission, 21 Grand and Works / San Jose ‘nella San Francisco Bay Area; oltre a mostre e progetti a New York, Londra, Copenaghen e Berlino.

Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

Pondweed Variations
Performance live 19 maggio 2021

1. Renato Grieco, Solo for Double Bass
2. Francesco Pellegrino, Solo for Clarinet
3. Francesco Toninelli, Solo for Percussion
Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

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Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

Ribwort Plantain Interlude
Performance live 19 maggio 2021

Renato Grieco, Double Bass
Francesco Pellegrino, Saxophone
Francesco Toninelli, Percussion
Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

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Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

Ribwort Sonata
Performance live 19 maggio 2021

Renato Grieco, Double Bass
Francesco Pellegrino, Clarinet
Francesco Toninelli, Percussion
Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

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Florence Korea Film Fest

Obiettivo del Festival, oltre alla cooperazione culturale ed istituzionale tra l’Italia e la Corea, è la promozione del seducente universo culturale coreano attraverso la lente d’ingrandimento del grande schermo, delle esposizioni d’arte e dei convegni.

Tra prime visioni e classici contemporanei, il festival, unico nel suo genere in tutta Italia, offre documentari, cortometraggi, film e ampie retrospettive sui principali registi della cinematografia coreana, con la partecipazione degli stessi autori. Dal 2007 l’Associazione promuove, oltre al Cinema Coreano in Italia, anche il cinema italiano in Corea del Sud, collaborando con i maggiori festival del paese alla programmazione nei loro palinsesti di retrospettive e rassegne dei protagonisti del nostro cinema.

Il Florence Korea Film Fest ha firmato un Memorandum d’intesa con uno dei più importanti festival coreani JIFF – Jeonju International Film Festival. Il Festival collabora anche con il BIFF – Busan International F

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Obiettivo del Festival, oltre alla cooperazione culturale ed istituzionale tra l’Italia e la Corea, è la promozione del seducente universo culturale coreano attraverso la lente d’ingrandimento del grande schermo, delle esposizioni d’arte e dei convegni.

Tra prime visioni e classici contemporanei, il festival, unico nel suo genere in tutta Italia, offre documentari, cortometraggi, film e ampie retrospettive sui principali registi della cinematografia coreana, con la partecipazione degli stessi autori. Dal 2007 l’Associazione promuove, oltre al Cinema Coreano in Italia, anche il cinema italiano in Corea del Sud, collaborando con i maggiori festival del paese alla programmazione nei loro palinsesti di retrospettive e rassegne dei protagonisti del nostro cinema.

Il Florence Korea Film Fest ha firmato un Memorandum d’intesa con uno dei più importanti festival coreani JIFF – Jeonju International Film Festival. Il Festival collabora anche con il BIFF – Busan International Film Festival, primo festival della Corea e il più importante festival dell’Asia.

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If the wind blows in Florence...?

Mostra dell'artista giapponese Mariko Hori, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art e Ailae

If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recen

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If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recente pandemia, con il suo carattere di catastrofe globale, invita a una nuova apertura e rispetto per l’equilibrio della natura, così come alla realizzazione di un profondo punto di contatto tra gli esseri umani e tutte le creature viventi.

L’installazione di Mariko Hori, curata da Renata Summo-O’Connell, ha incluso la partecipazione diretta di cittadini fiorentini che hanno risposto al suo invito disseminato via Instagram e ai giovani artisti Grazie ad una partnership con l’Accademia di Belle Arti, a immaginarsi una possibile continuazione dell’incipit ” Cosa accade se il vento soffia a Firenze?”.

Nelle sale e nelle celle al primo piano del MAD, immagini, suoni e parole, che il pubblico potrà udire e leggere, trascritte, invitano a partecipare in questa riflessione collettiva che Mariko Hori articola, sala dopo sala, creando e ricreando atmosfere e esperienze sensoriali con una particolare attenzione agli spazi tra gli spazi, il tempo tra i tempi, una costante nel lavoro artistico dell’artista.

Il lavoro è stato sviluppato in preparazione e durante il periodo di residenza artistica presso MAD Murate Art District, ispirato e nutrito dalla natura, la cultura e dal linguaggio vivo, in una Firenze che rinasce, in una era che è indubbiamente nuova.

” If the wind blows in Florence…” apre al pubblico il 30 giugno e sarà visitabile fino al 4 settembre 2021.

Per meglio comprendere i contenuti e le peculiarità della mostra è previsto un programma di visite guidate gratuite – che andrà avanti fino alla fine del mese – curate da un gruppo di studentesse dell’Accademia di Belle Arti, formate direttamente da Mariko Hori, Renata Summo O’Connell e dalla direttrice artistica di MAD, Valentina Gensini.
Si comincia mercoledì 7 luglio, per poi proseguire l’8, 9, 14, 15, 16, 20, 21, 22, 23, 27, 28, 29 e infine il 30 luglio, sempre con un doppio orario, alle 17:30 e alle 18:30.

In collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Ailae, Villa Romana e Numeroventi.
La mostra rientra all’interno del progetto Citizens, Fondazione CRF, in partnership con ABI Firenze.

Opening 30 giugno: dalle 14.30 alle 19.30 mostra aperta con prenotazione obbligatoria; 17.30 talk con l’artista Mariko Hori e la curatrice Renata Summo O’Connell e Valentina Gensini con prenotazione obbligatoria

 

If the wind blows in Florence...?

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Mishima Code Gallery

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

Mishima Code Gallery

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Dal bianco - cartografia dei sensi

Residenza d'artista di Lucrezia Gabrieli

L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.


L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.

Dal bianco - cartografia dei sensi

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Mishima Code

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconog

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L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconografia di Mishima, a partire dai suoi romanzi e dai temi in essi trattati. In esposizione alcuni lavori inediti, site specific, e una selezione di installazioni pittorico digitali che si nutrono dei linguaggi e delle tecnologie contemporanee per dare vita a dispositivi artistici, presentate in esposizioni museali in Italia e Giappone negli ultimi 5 anni.

A cura del critico e filosofo Roberto Mastroianni, organizzata da fund4art, in collaborazione con MAD – Murate Art District, “Mishima Code” prosegue infatti il percorso iniziato al Palazzo Ducale di Genova con “Luce Spazio Tempo” nel 2013, al MAG di Amalfi e Palazzo Bufalini a Spoleto con “Persona” nel 2017, e un primo studio proprio su Mishima nel 2015 a Torino.

 

A partire da una formazione e da una pratica della pittura tradizionale giapponese, Fukushi Ito ha sviluppato una poetica contemporanea la cui natura espressiva si nutre dell’eredità dell’arte europea e italiana del ‘900. Da molti anni, la sua produzione si concentra su problemi di natura onto-antropologica che indagano l’emersione della realtà nello spazio e nel tempo, alla ricerca di un dialogo tra le forme di vita occidentali ed estremo orientali nel tentativo di dare risposta alle universali domande di senso dell’umanità. In questo percorso, le diverse figure esemplari di umanità con cui Ito si è confrontata danno vita a una galleria di personaggi notevoli di natura socio-politica e artistica che diventano una specie di galleria tipologica dal carattere esemplare, con cui lei entra in relazione. Tra tutti questi personaggi (Macchiavelli, Leonardo, Musashi, Fallaci,  Fontana…), Mishima ricopre un posto particolare.

“Mishima Code” consta di una ventina di opere di forme e dimensioni differenti divisi tra computer drawing e assemblage. In questi lavori, come ne “Il mare della fertilità”, “Algoritmo” o l’installazione a piramidi “Mishima P”, il carattere iconico viene ottenuto sovrapponendo immagini, foto realistiche di paesaggi, dei personaggi stessi, riproduzioni dei loro scritti e delle loro opere dando vita ad una rappresentazione virtuale che produce una realtà dilatata, anche grazie ad immagini digitali estratte dal mondo del web e della comunicazione televisiva, che sono successivamente stampate su pannelli di tela. La saturazione e la sovrapposizione delle immagini e la loro proiezione nell’ambiente espositivo, grazie all’uso della luce montata all’interno delle installazioni a forma di poliedro, restituisce la sensazione immersiva di una contemporaneità popolata di immagini e figure che circondano la nostra esistenza e formano il tessuto connettivo del mondo globalizzato. Così come le opere in trasparenza costituiscono un’installazione che partendo da immagini digitali interagiscono con la luce e le pellicole di rivestimento in un paziente lavoro di ri-composizione del reale. La mostra presenta il filo rosso della poetica e della sperimentazione su materiali e linguaggi. Tutte le serie realizzate dall’artista negli ultimi 30 anni portano il titolo “In the space and in the time”, visto l’interesse costante di Ito per la relazione tra la luce, l’ombra e la rappresentazione tecnologica.

 

Mishima Code” è quindi il dialogo differito nello spazio e nel tempo tra due artisti – Mishima e Ito – che tentano di unire, nella loro poetica e nella loro ricerca artistica, i linguaggi e i temi della ricerca estetica e della cultura dell’occidente europeo con quelli ereditati dalla tradizione estremo asiatica di riferimento. Non solo una mostra celebrativa, ma un percorso di riflessione e ricerca che ha portato Ito ad assumere e interpretare i temi sollevati da Mishima, rendendoli opere dal grande impatto emotivo e immaginario e dalla raffinata delicatezza visiva tipica di un’arte che si pone come ponte tra Oriente e Occidente. Il punto di partenza sono i libri, i temi, i titoli e le parole chiave della poetica di Mishima, scrittore, drammaturgo, saggista e poeta, a circa 50 anni dalla sua morte, avvenuta tramite Seppuku (suicidio rituale giapponese) per protestare contro l’occidentalizzazione del Giappone e la crisi e collasso dello spirito tradizionale nipponico e dell’etica dei Samurai cui era legato. Acceso nazionalista, ebbe notorietà anche come attore, regista cinematografico e artista marziale. Il dialogo di Ito con Mishima si nutre di opposizioni e somiglianze che permettono a questa relazione artistica di rappresentare iconicamente le contraddizioni del nostro tempo.

 

In occasione dell’inaugurazione, il 1 luglio alle ore 11.30, si terrà un incontro su Sopravvivenza, ricorrenza e trasformazione dei modelli culturali nell’arte, a cui parteciperanno l’artista Fukushi Ito, il curatore Roberto Mastroianni, Valentina Gensini, direttrice del MAD, Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini e founder di #Boycottmanels, e Luca Bravi, ricercatore presso il Dipartimento di Formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia (FORLILPSI) dell’Università di Firenze. Si parlerà di questione di genere, delle trasformazioni globali dei linguaggi artistici e del rapporto tra tradizione e innovazione. Completano l’iniziativa, la proiezione del cortometraggio “Fukushi Ito-Mishima”, a cura di Christian Velcich, e la nuova composizione musicale di Sachito Hata, creata appositamente per la mostra e dedicata a Yukio Mishima.

“Il valore esistenziale, si potrebbe dire antropologico e spirituale delle immagini ispirate al corpus letterario e biografico di Mishima diventano il terreno di gioco di una ricerca da parte di Fukushi Ito, che si snoda tra fotografia, computer drawing e scultura installativa e, nello stesso tempo, si presentano come un omaggio alla figura del grande scrittore giapponese, alla sua vita, produzione e poetica. – dice il curatore Roberto Mastroianni – La mostra è, infatti, il risultato di un’indagine in qualche modo etimologico-filosofica sui luoghi, i temi, i libri e la poetica di Mishima: Fukushi Ito ha realizzato le proprie opere a partire da un dialogo decennale con lo scrittore giapponese, articolandolo intorno ai temi, alle immagini e alle parole evocative della narrativa di Mishima (morte, onore, devozione, sigillo, desiderio, grazia, tradizione…), accettando la sollecitazione che proviene dai libri di Mishima, dai luoghi in cui sono ambientati e dalle tematiche socio-politiche che in essi sono affrontate”.

 

“Sono molto felice di festeggiare i miei 40 anni in Italia, e in particolare a Firenze, che è stata la prima città in cui ho vissuto in questo paese, è un bel traguardo proporre la mia mostra personale proprio qui!”. dichiara l’artista Fukushi Ito.

Mishima Code

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Yukio Mishima

Scrittore

Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake, è stato uno scrittore giapponese tra i più originali e controversi della letteratura nipponica e internazionale. Nato il 14 gennaio 1925 a Tokyo ha una formazione influenzata dall’estetica e dalla letteratura europea, specialmente italiana e francese, di fine ‘800 inizio ‘900 e dal militarismo tradizionalista e nazionalista tipico del Giappone della prima metà del ‘ 900. Autore di alcuni romanzi centrali sulla dicotomia tra valori tradizionali e aridità spirituale del mondo contemporaneo dà forma a una poetica in bilico tra tradizione innovazione, tra culto del soldato poeta, del samurai, del corpo e delle arti marziali ed estetizzazione decadente. Il recupero di un ethos culturale nazionalista si unisce a un complesso rapporto con la propria omosessualità che lo porteranno ad abbracciare idee politiche nazionaliste e di estrema destra. Mishima affermo il valore della cultura del Giappone imperiale, criticando gli esiti del p

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Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake, è stato uno scrittore giapponese tra i più originali e controversi della letteratura nipponica e internazionale. Nato il 14 gennaio 1925 a Tokyo ha una formazione influenzata dall’estetica e dalla letteratura europea, specialmente italiana e francese, di fine ‘800 inizio ‘900 e dal militarismo tradizionalista e nazionalista tipico del Giappone della prima metà del ‘ 900. Autore di alcuni romanzi centrali sulla dicotomia tra valori tradizionali e aridità spirituale del mondo contemporaneo dà forma a una poetica in bilico tra tradizione innovazione, tra culto del soldato poeta, del samurai, del corpo e delle arti marziali ed estetizzazione decadente. Il recupero di un ethos culturale nazionalista si unisce a un complesso rapporto con la propria omosessualità che lo porteranno ad abbracciare idee politiche nazionaliste e di estrema destra. Mishima affermo il valore della cultura del Giappone imperiale, criticando gli esiti del processo di modernizzazione del paese. Temi ricorrenti della sua produzione sono il mito della forza e dell’eroismo, l’erotismo, il legame inscindibile fra sessualità e violenza, tra bellezza e morte. Nell’ultima fase della sua vita fondò un’organizzazione paramilitare, la Tatenokai (Società dello scudo), basata sull’esaltazione della cultura fisica e delle arti marziali che si poneva il compito di difendere la figura divina dell’Imperator e i valori tradizionali nipponici contro la modernizzazione. La sua prima opera Confessioni di una maschera (1949), parzialmente autobiografica, gli diede fama e successo internazionali che si consolidarono con La voce delle onde (1954), Il padiglione d’oro (1956), Il sapore della gloria (1963). Il 25 novembre 1970 si tolse la vita con il suicidio rituale samurai (Harakiri), come ultima protesta per la perdita dei valori tradizionali del Giappone contemporaneo.

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Roberto Mastroianni

Curatore

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, Dottore di Ricerca in Filosofia e Scienze della Comunicazione, membro del Comitato di Direzione della UNESCO Chair in Sustainable Development and Territory Management dell’Università degli Studi di Torino, Ricercatore Indipendente presso il C.I.R.Ce – Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Comunicazione e Presidente del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino. Le sue ricerche si concentrano principalmente sull’Estetica filosofica, la Teoria generale della Politica, l’Antropologia, la Semiotica, Urban Studies, Communication Studies and Cultural StudiesUrban Innovation and Cultural Heritage, Street Art e Graffiti-Writing, Urban Design UrbanArt, l’arte contemporanea e irregolare e la critica filosofica.

È autore e co-autore di diversi libri, articoli e saggi di teoria della politica, filosofia e critica d’arte e curato diverse es

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Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, Dottore di Ricerca in Filosofia e Scienze della Comunicazione, membro del Comitato di Direzione della UNESCO Chair in Sustainable Development and Territory Management dell’Università degli Studi di Torino, Ricercatore Indipendente presso il C.I.R.Ce – Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Comunicazione e Presidente del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino. Le sue ricerche si concentrano principalmente sull’Estetica filosofica, la Teoria generale della Politica, l’Antropologia, la Semiotica, Urban Studies, Communication Studies and Cultural StudiesUrban Innovation and Cultural Heritage, Street Art e Graffiti-Writing, Urban Design UrbanArt, l’arte contemporanea e irregolare e la critica filosofica.

È autore e co-autore di diversi libri, articoli e saggi di teoria della politica, filosofia e critica d’arte e curato diverse esposizioni in spazi pubblici e privati e musei e tenuto lezioni, seminari e conferenze in differenti Università italiane e straniere. Inoltre ha svolto attività di consulenza nell’analisi strategica e culturale per diverse agenzie internazionali, organizzazioni pubbliche e private e istituzioni politiche.

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Mishima Code Audioguida

Audioguida alla mostra con Fukushi Ito, intervistata da Francesca Martini

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Fukushi Ito

Artista visivo

Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire

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Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. Da ciò deriva la predilezione nell’accostamento di materiali antichi a contemporanei, come la carta giapponese e i pigmenti all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass, alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led. In particolare è proprio la luce, lo strumento privilegiato che essa utilizza volutamente al fine di coinvolgere il pubblico con l’intento di amplificarne gli stimoli sensoriali. Il suo lavoro porta l’artista a entrare e uscire costantemente da due culture.

 

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