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Michele Borzoni

Fotografo

Michele Borzoni è nato nel 1979 a Firenze. Nel 2006 si diploma a New York, presso l’International Center of Photography in Documentary Photography and Photojournalism Program.

Vincitore della Tierney Fellowship 2009 e del Primo Premio Singles People in the News del World Press Photo 2010, mentre nel 2012 viene selezionato da Photo District News come uno dei “30 new and emerging photographers to watch”.

Membro fondatore del collettivo di fotografia documentaria TerraProject Photographers di cui fa parte dal 2006. Con il portfolio “Workforce”, un’indagine sul mercato del lavoro in Italia, vince il Premio Gabriele Basilico nel 2019. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali al Maxxi Museum di Roma, all’Institute du Monde Arabe a Parigi, al Complesso del Vittoriano a Roma e alla Biennale di FotoIndustria organizzata dalla Fondazione MAST di Bologna. Dal 2006 lavora con riviste italiane e internazionali tra cui Time, New York Times, Newsweek, M Magazin

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Michele Borzoni è nato nel 1979 a Firenze. Nel 2006 si diploma a New York, presso l’International Center of Photography in Documentary Photography and Photojournalism Program.

Vincitore della Tierney Fellowship 2009 e del Primo Premio Singles People in the News del World Press Photo 2010, mentre nel 2012 viene selezionato da Photo District News come uno dei “30 new and emerging photographers to watch”.

Membro fondatore del collettivo di fotografia documentaria TerraProject Photographers di cui fa parte dal 2006. Con il portfolio “Workforce”, un’indagine sul mercato del lavoro in Italia, vince il Premio Gabriele Basilico nel 2019. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali al Maxxi Museum di Roma, all’Institute du Monde Arabe a Parigi, al Complesso del Vittoriano a Roma e alla Biennale di FotoIndustria organizzata dalla Fondazione MAST di Bologna. Dal 2006 lavora con riviste italiane e internazionali tra cui Time, New York Times, Newsweek, M Magazine, Internazionale, e molte altre.

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Rivers | Yuval Avital

Nel lavoro seriale Rivers (Fiumi) (2018) due fiumi si intrecciano in un continuum sonoro: da un lato il paesaggio sonoro del fiume, registrato ed elaborato elettronicamente dal compositore israeliano Yuval Avital nella composizione originale con il soundscape dell’Arno, qui riprodotta; dall’altro il fiume umano creato dalla stratificazione di voci, versi di animali, respiri e frammenti di storie sussurrate in lingue diverse dal coro Con-Fusion, invitato a Montelupo da Yuval Avital con la collaborazione di Tempo Reale su commissione del Progetto RIVA 2018. Il coro, diretto da Benedetta Manfriani, ha eseguito una performance creando così un nuovo flusso, intrecciandosi in modo intenso e vitalistico con la composizione elettronica. Il risultato è l’unione di elementi complementari (locale/universale, umano/animale, acustico/digitale, memoria/presente) alla ricerca di un punto di incontro empatico tra opera e pubblico.
Rivers rappresenta sia una metafora sia una concreta azione sonora, nella quale la Voce, il Gesto e i Materiali registrati si intrecciano in un’esperienza spaziale e sensoriale, invitando il pubblico a immergersi e a ricercare un incontro intimo e umano con il fiume.

Rivers | Yuval Avital

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Nicholas Isherwood

Cantante e Compositore

Nicholas Isherwood è un basso (cantante) franco-americano, specializzato in musica contemporanea e barocca . Ruoli notevoli includono “Lucifer” nelle prime mondiali di Stockhausen s’ MontagDienstag, e Freitag da Licht a La Scala e l’Opera di Lipsia, e in Donnerstag aus Licht a Covent Garden.

Isherwood ha lavorato con Joel Cohen, William Christie, Peter Eötvös, Paul McCreesh, Nicholas McGegan, Kent Nagano, Zubin Mehta e Gennady Rozhdestvensky, nonché compositori Sylvano Bussotti, Elliott Carter, George Crumb, Hans Werner Henze, Mauricio Kagel, György Kurtág, Olivier Messiaen, Giacinto Scelsi, Karlheinz Stockhausen e Iannis Xenakis in luoghi come La Scala, Covent Garden, Théâtre des Champs-Élysées, Festival di Salisburgo, Concertgebouw, Staatsoper di Berlino, Konzerthaus di Vienna, Tanglewood ).

I suoi operistici ruoli includono: “Antinoo” di Monteverdi s’ Il ritorno d’Ulisse in Patria con Bo

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Nicholas Isherwood è un basso (cantante) franco-americano, specializzato in musica contemporanea e barocca . Ruoli notevoli includono “Lucifer” nelle prime mondiali di Stockhausen s’ MontagDienstag, e Freitag da Licht a La Scala e l’Opera di Lipsia, e in Donnerstag aus Licht a Covent Garden.

Isherwood ha lavorato con Joel Cohen, William Christie, Peter Eötvös, Paul McCreesh, Nicholas McGegan, Kent Nagano, Zubin Mehta e Gennady Rozhdestvensky, nonché compositori Sylvano Bussotti, Elliott Carter, George Crumb, Hans Werner Henze, Mauricio Kagel, György Kurtág, Olivier Messiaen, Giacinto Scelsi, Karlheinz Stockhausen e Iannis Xenakis in luoghi come La Scala, Covent Garden, Théâtre des Champs-Élysées, Festival di Salisburgo, Concertgebouw, Staatsoper di Berlino, Konzerthaus di Vienna, Tanglewood ).

I suoi operistici ruoli includono: “Antinoo” di Monteverdi s’ Il ritorno d’Ulisse in Patria con Boston barocco ; “Claudio” di Handel ‘s Agrippina con Nicholas McGegan; “Satiro” in di Rossi Orfeo e “Pan” nel Marais ‘ Alcyone con Les Arts Florissants ; “Joas” in Porpora s’ Il Gedeone con Martin Haselböck; “Frère Léon” in Saint François d’Assise di Messiaen nell’ultimo compositore che ha supervisionato la produzione; “Der Tod” in due produzioni di Viktor Ullmann ‘s Der Kaiser von Atlantis con l’ Internationale Bachakademie di Stoccarda e 2e2m, “Romeo” in Pascal Dusapin ‘s Roméo et Juliette al Festival di Avignone ; “Lear” di Toshio Hosokawa ‘s Vision of Lear per la Biennale di Monaco di Baviera ; “Il Testimone” di Sylvano Bussotti ‘s Tieste al Teatro dell’Opera di Roma, e “Micromégas” in Paul Méfano ‘s Micromégas . Recenti spettacoli includono il ruolo del medico in “L’Inondation” di Francesco Filidei all’Opéra de Rennes e all’Opéra de Nantes (autunno, 2019).

Oltre al canto, Isherwood ha avuto una carriera pedagogica estremamente attiva. È stato impegnato come professore (o assistente professore) di musica vocale e/o teatro musicale (opera) presso istituzioni in Francia, Germania e Stati Uniti, tra cui l’ IRCAM Summer Academy, Stockhausen-Kurse (Kürten, Germania), State Università di New York, Università di Notre Dame, Ecole Normale de Musique (Parigi), California Institute of the Arts e Università dell’Oregon (2008-2011). Dal 2015 al 2018 è stato professore di canto al CNSMD de Lyon e dal 2019 è professore di canto al Conservatoire de Montbéliard.

Ha presentato masterclass, workshop e conferenze al Mozarteum di Salisburgo ; Corsi estivi di Iannis Xenakis (Parigi); Conservatorio di Reims; Conservatorio di Parigi (CNSMP), California State University, Los Angeles ; Università di Stanford ; Università della California, Santa Barbara ; Università di Washington ; Università statale di San Francisco ; Istituto delle Arti della California ; ARIAM (Parigi); Conservatorio Giuseppe Verdi (Milano); Istituto della Voce Vivente (Berlino); Conservatorio di Troyes; Università di Città del Messico; Università Normale di Taiwan; al CCMIX (Parigi); IRCAM (Parigi); USC; Stato della California LA; Stato di Cal Riverside; Cal State Fullerton; Università di Harvard.

Tra le sue pubblicazioni, The Techniques of Singing descrive le tecniche necessarie per eseguire la musica vocale contemporanea.

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Trying to Grow Wings

Ana Vujovic
a cura di Renata Summo O'Connell

Trying to Grow Wings

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Ana Vujović

Artista

Ana Vujović è un’artista serba con sede a Belgrado. Ha conseguito un master in pittura presso l’Accademia di Belle Arti dell’Università di Belgrado. La ricerca dell’artista affronta le nostre contraddizioni, incluse l’appropriazione e l’uso della tradizione e dell’estetica tradizionale nella società contemporanea, compresa quella della sua regione, trascendendo tuttavia interpretazioni binarie di culture contrapposte dell’Europa orientale/occidentale. Il suo stile unico, che abbraccia installazioni multimediali, le consente di occuparsi di ferite e eredità sia storiche che contemporanee tradotte in installazioni avvincenti come una delle serie di Kanonatra, Glitch, allestita nel cortile di un edificio governativo di Belgrado, che tratta il valore simbolico dello sfruttamento del kilim. Ana Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive sia a livello nazionale che internazionale. È stata selezionata per numerose residenze internazional

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Ana Vujović è un’artista serba con sede a Belgrado. Ha conseguito un master in pittura presso l’Accademia di Belle Arti dell’Università di Belgrado. La ricerca dell’artista affronta le nostre contraddizioni, incluse l’appropriazione e l’uso della tradizione e dell’estetica tradizionale nella società contemporanea, compresa quella della sua regione, trascendendo tuttavia interpretazioni binarie di culture contrapposte dell’Europa orientale/occidentale. Il suo stile unico, che abbraccia installazioni multimediali, le consente di occuparsi di ferite e eredità sia storiche che contemporanee tradotte in installazioni avvincenti come una delle serie di Kanonatra, Glitch, allestita nel cortile di un edificio governativo di Belgrado, che tratta il valore simbolico dello sfruttamento del kilim. Ana Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive sia a livello nazionale che internazionale. È stata selezionata per numerose residenze internazionali ed è stata recentemente esposta allo Sharjah Islamic Art Festival nel dicembre 2021 con alcuni lavori della serie Kanonatra. Di recente è stata selezionata per la prossima Biennale dei Balcani del 2022. www.anavujovic.net

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Roberto Laneri

Musicista

Roberto Laneri ha studiato filosofia dell’Università di Roma, è diplomato in clarinetto presso il conservatorio di S. Cecilia e si è laureato in performance e composizione negli Stati Uniti. Dal 1972 si occupa di tecniche vocali e stati di coscienza: membro fondatore del gruppo EVT presso il Center for Music Experiment dell’Università di California, San Diego, l’anno dopo fonda PRIMA MATERIA, gruppo di improvvisazione vocale apparso nei più importanti festival europei di musica contemporanea. Conduce numerosissimi seminari di canto armonico, tra gli altri per il Freies Musik Zentrum (Monaco), Metamusik Festival (Berlino), Holland festival, Darmstad Musikintitute, A.S.T.P. (Zurigo), l’università di Roma “La Sapienza“, la Federazione Italiana Yoga, l’Universitè Holistique (Parigi), l’ordine Sufi in Occidente di Pir Vilayat, l’Atelier Exploration Harmoique (Marsiglia), East-West Music Encounter (Bombay), il Politecnico di Zurigo, l’Associazione Italiana di Psico

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Roberto Laneri ha studiato filosofia dell’Università di Roma, è diplomato in clarinetto presso il conservatorio di S. Cecilia e si è laureato in performance e composizione negli Stati Uniti. Dal 1972 si occupa di tecniche vocali e stati di coscienza: membro fondatore del gruppo EVT presso il Center for Music Experiment dell’Università di California, San Diego, l’anno dopo fonda PRIMA MATERIA, gruppo di improvvisazione vocale apparso nei più importanti festival europei di musica contemporanea. Conduce numerosissimi seminari di canto armonico, tra gli altri per il Freies Musik Zentrum (Monaco), Metamusik Festival (Berlino), Holland festival, Darmstad Musikintitute, A.S.T.P. (Zurigo), l’università di Roma “La Sapienza“, la Federazione Italiana Yoga, l’Universitè Holistique (Parigi), l’ordine Sufi in Occidente di Pir Vilayat, l’Atelier Exploration Harmoique (Marsiglia), East-West Music Encounter (Bombay), il Politecnico di Zurigo, l’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA), la Fondazione Isabella Scelsi. Dal 2007 tiene il corso di canto armonico nel quadro dei corsi di perfezionamento musicale a chiusi della Verna. Partecipa a congressi scientifici e trasmissioni televisive, tra cui in Italia “Incredibile“ (Rai1), “La ricerca dell’arca“ (Rai3), “Maurizio Costanzo show“ (Canale 5). È autore del libro di riferimento sul canto armonico LA VOCE DELL’ARCOBALENO (ed. Punto di Incontro). NEL CIELO DI INDRA, un altro libro dedicato alla pratica del canto armonico, è pubblicato da Terre Sommerse, Roma. Membro del Club di Budapest, ha insegnato fino al 2011 al Conservatorio Cherubini di Firenze.

Felipe Ferraz

Regista e antropologo

Felipe Ferraz è regista, produttore e antropologo. È co-fondatore di Wamãe I Antropologia Pública, un’associazione dedicata all’antropologia pubblica e visiva. È ricercatore presso CRIA, Centro em Rede de Investigação em Antropologia, e visitng professor all’IPS-Instituto Politécnico de Setúbal. I suoi ultimi lavori video affrontano questioni riguardanti la disuguaglianza, il post-colonialismo e la disabilità.

Felipe Ferraz è regista, produttore e antropologo. È co-fondatore di Wamãe I Antropologia Pública, un’associazione dedicata all’antropologia pubblica e visiva. È ricercatore presso CRIA, Centro em Rede de Investigação em Antropologia, e visitng professor all’IPS-Instituto Politécnico de Setúbal. I suoi ultimi lavori video affrontano questioni riguardanti la disuguaglianza, il post-colonialismo e la disabilità.

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Duarte Santo

Architetto

Duarte Santo è un architetto, paesaggista, e urbanista, educatore e ricercatore, attualmente è lavora presso la Cornell University. La sua ricerca, la pratica e l’insegnamento affrontarono l’arte, architettura, il paesaggio e il turismo. Santo si concentra su ecologie e progetti intersezionali, flussi materiali e “islandologie” [dialettiche isolane] esplorate attraverso la sperimentazione e il discorso che, insieme, affrontano le nature sensoriali e intersoggettive dello spazio.

Duarte Santo è un architetto, paesaggista, e urbanista, educatore e ricercatore, attualmente è lavora presso la Cornell University. La sua ricerca, la pratica e l’insegnamento affrontarono l’arte, architettura, il paesaggio e il turismo. Santo si concentra su ecologie e progetti intersezionali, flussi materiali e “islandologie” [dialettiche isolane] esplorate attraverso la sperimentazione e il discorso che, insieme, affrontano le nature sensoriali e intersoggettive dello spazio.

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Nidhal Chamekh

Artista

Nato nel 1985 a Dahmani, Tunisia, Nidhal Chamekh si è laureato alla Scuola di Belle Arti di Tunisi e all’Università della Sorbona di Parigi. Continua a lavorare e vivere tra le due città. Le creazioni di Nidhal riflettono sui tempi in cui abitiamo. La sua opera si colloca all’incrocio tra il biografico e il politico, il vissuto e lo storico, l’evento e l’archivio. Dal disegno alle installazioni, dalla fotografia ai video, le opere di Nidhal Chamekh analizzano la costituzione della nostra identità contemporanea.

Le sue opere sono state esposte alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Aïchi, alla Biennale di Yinchuan, alla Biennale di Dakar ed è stata esposta a Tunisi alle mostre Politics Collective, alla Kunsthaus di Amburgo, in Francia al Museo d’arte contemporanea MAC Lyon, durante la 12a edizione edizione di Bamako Encounters, in Italia presso FM Contemporary Art Center, a Londra presso Drawing Room, a CCA Lagos in Nigeria e Kadist a Parigi, a S

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Nato nel 1985 a Dahmani, Tunisia, Nidhal Chamekh si è laureato alla Scuola di Belle Arti di Tunisi e all’Università della Sorbona di Parigi. Continua a lavorare e vivere tra le due città. Le creazioni di Nidhal riflettono sui tempi in cui abitiamo. La sua opera si colloca all’incrocio tra il biografico e il politico, il vissuto e lo storico, l’evento e l’archivio. Dal disegno alle installazioni, dalla fotografia ai video, le opere di Nidhal Chamekh analizzano la costituzione della nostra identità contemporanea.

Le sue opere sono state esposte alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Aïchi, alla Biennale di Yinchuan, alla Biennale di Dakar ed è stata esposta a Tunisi alle mostre Politics Collective, alla Kunsthaus di Amburgo, in Francia al Museo d’arte contemporanea MAC Lyon, durante la 12a edizione edizione di Bamako Encounters, in Italia presso FM Contemporary Art Center, a Londra presso Drawing Room, a CCA Lagos in Nigeria e Kadist a Parigi, a San Paolo per Videobrasil Art Biennial e lo Skissernas Museum in Svezia.

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Black Archive Alliance IV | a cura di Jessica Sartiani

Black History Month Florence | VII edizione

Dopo quattro anni di sviluppo della piattaforma di ricerca Black Archive Alliance e nell’ambito di una residenza triennale al Murate Art District, presentiamo il quarto volume. In collaborazione con la nostra attuale ricercatrice in residenza, Jessica Sartiani che lavora al MAD da dicembre all’interno di una collaborazione triennale con BHFM, presentiamo una serie di documenti e ricerche. L’attuale volume di lavoro comprende ricerche di Roberto Bianchi sullo Sciopero della Fame del 1990, una serie di documenti dell’archivio personale di Mestre Boca Nua sul suo lavoro intorno alla Capoeira a Firenze e frammenti dell’archivio virtuale di Jordan Anderson su Black Queerness in Italia. Questi lavori si mettono in dialogo con le ricerche di Jessica Sartiani che guardano alle connessioni tra storia coloniale, emigrazione e produzione, consumo e marketing del caffè.

Dopo quattro anni di sviluppo della piattaforma di ricerca Black Archive Alliance e nell’ambito di una residenza triennale al Murate Art District, presentiamo il quarto volume. In collaborazione con la nostra attuale ricercatrice in residenza, Jessica Sartiani che lavora al MAD da dicembre all’interno di una collaborazione triennale con BHFM, presentiamo una serie di documenti e ricerche. L’attuale volume di lavoro comprende ricerche di Roberto Bianchi sullo Sciopero della Fame del 1990, una serie di documenti dell’archivio personale di Mestre Boca Nua sul suo lavoro intorno alla Capoeira a Firenze e frammenti dell’archivio virtuale di Jordan Anderson su Black Queerness in Italia. Questi lavori si mettono in dialogo con le ricerche di Jessica Sartiani che guardano alle connessioni tra storia coloniale, emigrazione e produzione, consumo e marketing del caffè.

Black Archive Alliance IV | a cura di Jessica Sartiani

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come sa di sale lo pane altrui | Nidhal Chamekh

Black History Month Florence | VII edizione

Questa mostra riunisce due serie di opere dello straordinario disegnatore Nidhal Chamekh che mettono in discussione la nozione dell’archivio come testimone, come spettatore. Le opere a tecnica mista inondano l’abisso di storiografie evacuate, che solo apparentemente fanno fatica a mantenere un’accuratezza puntuale, a mettere in discussione l’ambiguità dell’obiettivo empirico dell’anatomia zoologica, la classificazione delle foto segnaletiche, la precisione dei disegni meccanici con gli indizi personali che le tengono insieme.

L’infanzia di Chamekh nei quartieri popolari di Tunisi e la persecuzione della sua famiglia militante hanno un profondo impatto sulla sua arte, situata tra dimensione biografica e politica, mentre disegna ricordi trasformati in testimonianze, investigando la cosituzione della nostra identità contemporanea in relazione a eventi storici ed archivi.

Questa mostra riunisce due serie di opere dello straordinario disegnatore Nidhal Chamekh che mettono in discussione la nozione dell’archivio come testimone, come spettatore. Le opere a tecnica mista inondano l’abisso di storiografie evacuate, che solo apparentemente fanno fatica a mantenere un’accuratezza puntuale, a mettere in discussione l’ambiguità dell’obiettivo empirico dell’anatomia zoologica, la classificazione delle foto segnaletiche, la precisione dei disegni meccanici con gli indizi personali che le tengono insieme.

L’infanzia di Chamekh nei quartieri popolari di Tunisi e la persecuzione della sua famiglia militante hanno un profondo impatto sulla sua arte, situata tra dimensione biografica e politica, mentre disegna ricordi trasformati in testimonianze, investigando la cosituzione della nostra identità contemporanea in relazione a eventi storici ed archivi.

come sa di sale lo pane altrui | Nidhal Chamekh

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Hazel | Kevin Jerome Everson

Black History Month Florence | VII edizione

La mostra personale Hazel, del noto artista e regista Kevin Jerome Everson, nasce da ricordi mal rammentati o mal interpretati in relazione all’iconica canzone Maggot Brain dei Parliament Funkadelic. L’opera attinge alla memoria dell’artista riguardo a quanto ha ispirato il memorabile assolo di chitarra della canzone che dà il titolo all’album: il ricordo distorto, una finzione progettata per ispirare un’esecuzione appassionata. L’attualità della storia della traccia e gli scambi tra il leader della band, George Clinton, e il chitarrista Eddie Hazel diventano percezioni, intuizioni e immaginazioni alternative, in quest’opera dedicata proprio al chitarrista del gruppo. La dimensione sonora funziona come un elemento familiare ma dissonante, ricordata ma ossessivamente distante.

La mostra personale Hazel, del noto artista e regista Kevin Jerome Everson, nasce da ricordi mal rammentati o mal interpretati in relazione all’iconica canzone Maggot Brain dei Parliament Funkadelic. L’opera attinge alla memoria dell’artista riguardo a quanto ha ispirato il memorabile assolo di chitarra della canzone che dà il titolo all’album: il ricordo distorto, una finzione progettata per ispirare un’esecuzione appassionata. L’attualità della storia della traccia e gli scambi tra il leader della band, George Clinton, e il chitarrista Eddie Hazel diventano percezioni, intuizioni e immaginazioni alternative, in quest’opera dedicata proprio al chitarrista del gruppo. La dimensione sonora funziona come un elemento familiare ma dissonante, ricordata ma ossessivamente distante.

Hazel | Kevin Jerome Everson

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FUGA

Black History Month Florence | VII edizione

La settima edizione del Black History Month Florence è arrivata portando con sé un nuovo centro culturale, The Recovery Plan presso SRISA con la funzione di hub per informazioni, dialoghi, ricerca e scambio durante tutto il mese di febbraio. Questa edizione rappresenta anche un ampliamento del programma trasformandosi in Black History Fuori le Mura. Estendendo la portata dell’iniziativa per collettivizzare gli incredibili sforzi organizzativi in ​​corso nelle città di Bologna, Torino e Roma, ma puntando anche verso nuove collaborazioni a Parigi, Black History Fuori le Mura è il frutto di un’organizzazione collettiva che porta insieme una serie di associazioni, individui e istituzioni ed è uno spazio condiviso per la co-promozione degli eventi di Black History Month. Questa piattaforma vuole essere generatrice di un modello per una riflessione nazionale e internazionale sul recupero della Black History.

Questa edizione è inquadrata dal titolo tematico FUGA. FUGA è una

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La settima edizione del Black History Month Florence è arrivata portando con sé un nuovo centro culturale, The Recovery Plan presso SRISA con la funzione di hub per informazioni, dialoghi, ricerca e scambio durante tutto il mese di febbraio. Questa edizione rappresenta anche un ampliamento del programma trasformandosi in Black History Fuori le Mura. Estendendo la portata dell’iniziativa per collettivizzare gli incredibili sforzi organizzativi in ​​corso nelle città di Bologna, Torino e Roma, ma puntando anche verso nuove collaborazioni a Parigi, Black History Fuori le Mura è il frutto di un’organizzazione collettiva che porta insieme una serie di associazioni, individui e istituzioni ed è uno spazio condiviso per la co-promozione degli eventi di Black History Month. Questa piattaforma vuole essere generatrice di un modello per una riflessione nazionale e internazionale sul recupero della Black History.

Questa edizione è inquadrata dal titolo tematico FUGA. FUGA è una meditazione sulla fugacità di Blackness (Moten, Harney 2013) e sulla sua non fissità che permea le realtà geoculturali e offusca i confini tra il locale e il transnazionale. È anche una riflessione sul respingimento che continua a persistere nel contesto italiano in relazione al discorso su popoli e culture di origine africana che spinge molti alla fuga. FUGA in musica è un elemento compositivo in cui un tema melodico è introdotto da una voce solo per essere ripreso successivamente da altre. Questa edizione vuole fornire la chiamata e la risposta necessarie per impegnarsi collettivamente nel lavoro che deve essere svolto per andare oltre le concezioni che troppo spesso sono definite dalla piattezza e dalla cornice limitata della Blackness come riflessa nei mass media, nelle strutture istituzionali e nel discorso accademico in Italia e non solo.

Passare da BHMF a BHFM significa impegnarsi in una forma di modulazione di frequenza necessaria per ascoltare ed essere ascoltati.

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Vivente (2016) | Francesco Pellegrino

Progetto RIVA

Vivente (2016) | Francesco Pellegrino
Vivente (2016) | Francesco Pellegrino

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QuaranTeens - Scuole

Benedetta Manfriani e Valentina Gensini

QuaranTeens - Scuole

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QuaranTeens

Benedetta Manfriani

QuaranTeens

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ASINARA LAB 2021 - CONVIVUM

in collaborazione con LWCircus e con il padiglione Italia, XVII Biennale di Architettura di Venezia
Progetto RIVA

Continuano gli appuntamenti del Progetto RIVA, all’interno del progetto interregionale Neptune, in collaborazione con il padiglione Italia, XVII Biennale di Architettura di Venezia e LWCircus, grazie a quattro giorni di attività di informazione e comunicazione sui paesaggi e sulle comunità resilienti, in cui esporremo le iniziative e i risultati raggiunti grazie all’impegno pluriennale del Progetto RIVA.

Mercoledì 29 e giovedì 30 settembre, a partire dalle ore 18.00, trasmetteremo in diretta sulla nostra pagina di Facebook ASINARA LAB 2021 – CONVIVUM – “Asinara Arte e Natura, i paesaggi resilienti e il turismo sostenibile”, per parlare di ecosostenibilità e per promuovere un turismo responsabile nel Mediterraneo.

La partecipazione è gratuita e non necessita di invito.

 

È possibile vedere la registrazione degli eventi ai seguenti link:

https://www.facebook.com/murateartdistrict/posts/1958386580996944 (29 settembre 2021)
https://www.facebook.c

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Continuano gli appuntamenti del Progetto RIVA, all’interno del progetto interregionale Neptune, in collaborazione con il padiglione Italia, XVII Biennale di Architettura di Venezia e LWCircus, grazie a quattro giorni di attività di informazione e comunicazione sui paesaggi e sulle comunità resilienti, in cui esporremo le iniziative e i risultati raggiunti grazie all’impegno pluriennale del Progetto RIVA.

Mercoledì 29 e giovedì 30 settembre, a partire dalle ore 18.00, trasmetteremo in diretta sulla nostra pagina di Facebook ASINARA LAB 2021 – CONVIVUM – “Asinara Arte e Natura, i paesaggi resilienti e il turismo sostenibile”, per parlare di ecosostenibilità e per promuovere un turismo responsabile nel Mediterraneo.

La partecipazione è gratuita e non necessita di invito.

 

È possibile vedere la registrazione degli eventi ai seguenti link:

https://www.facebook.com/murateartdistrict/posts/1958386580996944 (29 settembre 2021)
https://www.facebook.com/murateartdistrict/posts/1959059214263014 (30 settembre 2021)

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De-clouding

Giulio Saverio Rossi

De-clouding

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Marrakech - In times of stillness

di Rida Tabit
a cura di Roi Saade

Marrakech - In times of stillness

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Rivers

di Peter Bialobrzeski

Rivers

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Il teatro di ricerca al Rondò di Bacco 1975-1978

Documenti dall'Archivio Teatrale Andres Neumann

a cura di Massimiliano Barbini e Andrea Strangio

Il teatro di ricerca al Rondò di Bacco 1975-1978

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Hieronymi

Residenza d'artista di Fabrizio Ajello

La residenza dell’artista Fabrizio Ajello presso il MAD (Murate Art District) riguarderà un percorso di ricerca e sviluppo del progetto Hieronymi sulla figura di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, predicatore, religioso e politico, dalle caratteristiche moderne e fortemente contradditorie. Attraverso un attento studio delle fonti e dell’immaginario scaturito negli anni dal personaggio storico ma al contempo leggendario verrà proposta una restituzione della ricerca che coinvolgerà diverse modalità espressive. Dal rapporto tra i caratteri peculiari dell’esperienza politica, religiosa, poetica e profetica del predicatore ferrarese e le peculiarità del nostro presente, il lavoro cercherà di restituire la complessità di una delle figure più interessanti e controverse del Rinascimento, attraverso un’indagine aperta sulla questione del potere, dell’immagine e del linguaggio.

La residenza dell’artista Fabrizio Ajello presso il MAD (Murate Art District) riguarderà un percorso di ricerca e sviluppo del progetto Hieronymi sulla figura di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, predicatore, religioso e politico, dalle caratteristiche moderne e fortemente contradditorie. Attraverso un attento studio delle fonti e dell’immaginario scaturito negli anni dal personaggio storico ma al contempo leggendario verrà proposta una restituzione della ricerca che coinvolgerà diverse modalità espressive. Dal rapporto tra i caratteri peculiari dell’esperienza politica, religiosa, poetica e profetica del predicatore ferrarese e le peculiarità del nostro presente, il lavoro cercherà di restituire la complessità di una delle figure più interessanti e controverse del Rinascimento, attraverso un’indagine aperta sulla questione del potere, dell’immagine e del linguaggio.

Hieronymi

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ARGO

Residenza artistica di Jacopo Baboni Schilingi

La residenza d’artista di Jacopo Baboni Schilingi, parte del nuovo ciclo del Progetto RIVA e iniziata nel settembre 2021, si svilupperà lungo l’arco di 12 mesi durante i quali Baboni Schilingi soggiornerà a intervalli regolari a Firenze, avendo a disposizione uno studio personale a MAD.

La sua presenza sarà però costante, anche durante la sua assenza: attraverso il dispositivo ARGO, infatti, in uno spazio a lui dedicato affacciato sulla sala Ketty La Rocca, i visitatori potranno vedere e seguire l’artista nella sua quotidianità. ARGO è un’installazione sonora e video che accompagnerà tutta la vita di Baboni Schilingi, traducendo in forma organica e in paesaggio sonoro il suo respiro e alcuni parametri vitali misurati 24 ore su 24, 7 giorni su 7, attraverso uno speciale dispositivo. Un computer dedicato e un algoritmo monitorano costantemente i dati in entrata: lunghezza e frequenza del respiro, espansione e compressione della gabbia toracica, ecc. I dati

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La residenza d’artista di Jacopo Baboni Schilingi, parte del nuovo ciclo del Progetto RIVA e iniziata nel settembre 2021, si svilupperà lungo l’arco di 12 mesi durante i quali Baboni Schilingi soggiornerà a intervalli regolari a Firenze, avendo a disposizione uno studio personale a MAD.

La sua presenza sarà però costante, anche durante la sua assenza: attraverso il dispositivo ARGO, infatti, in uno spazio a lui dedicato affacciato sulla sala Ketty La Rocca, i visitatori potranno vedere e seguire l’artista nella sua quotidianità. ARGO è un’installazione sonora e video che accompagnerà tutta la vita di Baboni Schilingi, traducendo in forma organica e in paesaggio sonoro il suo respiro e alcuni parametri vitali misurati 24 ore su 24, 7 giorni su 7, attraverso uno speciale dispositivo. Un computer dedicato e un algoritmo monitorano costantemente i dati in entrata: lunghezza e frequenza del respiro, espansione e compressione della gabbia toracica, ecc. I dati trasmessi e interpretati in diretta dal sensore che l’artista indossa, creano una simbiosi tra tecnologia e parametri vitali permettendoci di visualizzare e comprendere una versione esistenziale del presente. Attraverso la conversione di questi dati in funzioni semantiche, ARGO genera musica e immagini senza fine.

Gli appuntamenti che cadenzeranno questa residenza sono molteplici e prevedono, oltre all’installazione che investirà gli spazi di MAD e del Terzo Giardino nel settembre 2022 e che chiuderà questo percorso di Jacopo Baboni Schilingi e Murate Art District, momenti di formazione destinati agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e del Conservatorio Cherubini e la riproposizione di grandi performance della sua lunga carriera.
Il 4 novembre Jacopo Baboni Schilingi incontra la cittadinanza per presentare ARGO al MAD, alle ore 17:30.
Il 5 novembre, alle ore 18:00, invece verrà eseguita in anteprima italiana al Cinema La Compagnia, la pièce Cinere [une partie d’Alias- hommage au statut des femmes], di Elsa Revcolevschi e Jacopo Baboni Schilingi.

 

La mia estetica si ispira all’umano: le sue relazioni razionali, emotive e fisiologiche. Ma anche all’umano come rete di regimi sociali reali e virtuali. Noi umani siamo esseri linguistici, dotati di linguaggio. Abbiamo inventato diverse forme scrittura grazie alle quali lasciamo delle tracce per l’alterità. Queste tracce, a differenza degli altri animali del nostro pianeta, hanno una grande longevità, a volte millenaria, che supera la durata della nostra esistenza e che permette di mettere in relazione generazioni molto lontane nel tempo tra di loro. Quando un umano lascia una traccia ripone in essa l’intenzionalità di un dialogo con l’altro; un altro umano. Io chiamo « bellezza » questa intenzionalità al dialogo. Il dialogo è quella capacità umana [non animale, tanto meno vegetale] che permette di andare oltre l’istinto, la tassia, il gesto. Il dialogo è la capacità umana di creare almeno una ipotesi [spesso sono molteplici] che ha come fine la comprensione tra almeno due individui. Due umani. Tu mi parli o mi scrivi [mi lasci una traccia] ed io capisco [credo di capire] quello che mi vuoi trasmettere. E nel capire, nel comprendere, c’è tutto l’abisso della bellezza. Poiché nessuno può definire completamente la comprensione dell’altro. In questo senso, la bellezza naturale non esiste. In natura non c’è dialogo, c’è comunicazione. Le piante comunicano. Gli animali anche. Anche i fiumi con i laghi, e laghi con altri fiumi comunicano: i famosi « vasi comunicanti », ma non è dialogo. Le stelle, gli astri, comunicano, ma non è dialogo. Il dialogo è basato sul linguaggio ed il linguaggio [il verbo] è umano. La bellezza è quella relazione tra un artefatto intenzionale [voluto e creato dall’umano] e un altro umano. O l’ipotesi di un altro. La bellezza è quella tensione « scritta » e firmata [nel senso di fermata, come firmamento] dall’umano. E in quella « scritta », la firma, risiede tutta l’intenzionalità dell’umano. La potenza è uno scambio di energia. Senza due polarità non c’è potenza. La potenza esiste solo come relazione tra due [o più] polarità. Allora la bellezza, nella sua intenzionalità, è la potenza [come scambio di energia] tra due o più umani. Più una « cosa » risulta bella, più di fatto è potente nella sua intenzionalità di dialogo. 

Jacopo Baboni Schilingi

 

La residenza di Jacopo Baboni Schilngi, curata da Renata Summo O’Connell e Valentina Gensini, è finanziata da ANCI e da Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, all’interno di LUMEN- Progetto RIVA, ideato e prodotto da MAD, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Institut Francais, Accademia di Belle Arti di Firenze, Conservatorio Luigi Cherubini.

 

 


ARGO

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Jacopo Baboni Schilingi

Artista

Jacopo Baboni Schilingi proviene dalla musica cosiddetta “colta”, che unisce la scrittura e l’interattività. La stampa internazionale lo descrive come uno dei compositori più rappresentativi della sua generazione. È riconosciuto dai suoi concerti ed esposizioni nella cerchia dei conservatori e delle sale da concerto classiche: compositore in residenza all’IRCAM (7 anni), artista associato alla Saline Royale d’Arc-et-Senans (3 anni), curatore del colloquio annuale PRISMA nel mondo (dal 2000 ad oggi), artista associato del Festival EMW al Conservatorio Nazionale di Shanghai (4 anni), Visiting Professor alla Harvard University negli USA, Visiting Professor al Conservatorio di Wuhan (3 anni).

Le sue produzioni plastiche e musicali sono invitate ed esposte nelle nuove sale dedicate all’arte multidisciplinare che combinano immagini, video, architettura e interazione con il pubblico: Sanlitung Village a Pechino, UniCredit Pavilion a Milano, Grand Palais a Pa

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Jacopo Baboni Schilingi proviene dalla musica cosiddetta “colta”, che unisce la scrittura e l’interattività. La stampa internazionale lo descrive come uno dei compositori più rappresentativi della sua generazione. È riconosciuto dai suoi concerti ed esposizioni nella cerchia dei conservatori e delle sale da concerto classiche: compositore in residenza all’IRCAM (7 anni), artista associato alla Saline Royale d’Arc-et-Senans (3 anni), curatore del colloquio annuale PRISMA nel mondo (dal 2000 ad oggi), artista associato del Festival EMW al Conservatorio Nazionale di Shanghai (4 anni), Visiting Professor alla Harvard University negli USA, Visiting Professor al Conservatorio di Wuhan (3 anni).

Le sue produzioni plastiche e musicali sono invitate ed esposte nelle nuove sale dedicate all’arte multidisciplinare che combinano immagini, video, architettura e interazione con il pubblico: Sanlitung Village a Pechino, UniCredit Pavilion a Milano, Grand Palais a Parigi, Nexus Hall a Tokyo, Streaming Museum a New York, ecc.  Il suo lavoro con Arman negli anni 2000 ha dato inizio ad una serie di creazioni con Miguel Chevalier, Jean-Pierre Balpe, Alain Fleischer, Elias Crespin, Sarkis, ecc. Nel 2015 ha partecipato due volte alla Biennale di Venezia: ha creato la musica per il Padiglione della Turchia Respiro della voce e il concerto per la giornata di chiusura nella Sala delle Armi. Jacopo Baboni Schilingi ha scritto musica per grandi sponsor come Hermès e Samsung. Dal 2015 al 2018, la casa Camille Fournet – Parigi è stata mecenate di Jacopo Baboni Schilingi per la sua installazione ARGO, esposta al Grand Palais di Parigi, nell’ambito della mostra “Artists & Robots”. Dal 2018 al 2020, è stato sponsorizzato dalla casa di Chanel per una serie di residenze, un concerto monografico e una mostra monografica a Tokyo.

Agnese Banti

Sound designer e musicista

Agnese Banti, sound designer e musicista toscana con base a Bologna, diplomata in sound design presso il Conservatorio di Musica “G.B. Martini” con un progetto di tesi svolto in parte presso il Department of Music Studies della Ionian University di Corfù. Lavora con il suono in ambiti musicali, audiovisivi, performativi e installativi. Collabora con Tempo Reale, centro fiorentino di produzione, ricerca e didattica musicale ed è attiva nel collettivo di musica elettronica della Scuola bolognese. I suoi lavori sono stati eseguiti in Italia, Irlanda, Grecia, Inghilterra, Portogallo e USA. Collabora con Roberto Laneri a progetti di canto armonico e colleziona trottole in attesa di riuscire a suonarle tutte.

soundcloud.com/agnesebanti

Agnese Banti, sound designer e musicista toscana con base a Bologna, diplomata in sound design presso il Conservatorio di Musica “G.B. Martini” con un progetto di tesi svolto in parte presso il Department of Music Studies della Ionian University di Corfù. Lavora con il suono in ambiti musicali, audiovisivi, performativi e installativi. Collabora con Tempo Reale, centro fiorentino di produzione, ricerca e didattica musicale ed è attiva nel collettivo di musica elettronica della Scuola bolognese. I suoi lavori sono stati eseguiti in Italia, Irlanda, Grecia, Inghilterra, Portogallo e USA. Collabora con Roberto Laneri a progetti di canto armonico e colleziona trottole in attesa di riuscire a suonarle tutte.

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