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Teatro dell'Elce

Compagnia teatrale

Il Teatro dell’Elce nasce a Firenze nel 2006 su iniziativa del regista Marco Di Costanzo, dell’attore Stefano Parigi e del sound designer Andrea Pistolesi. Nel tempo il gruppo originario si arricchisce di nuove collaborazioni e diviene un nucleo di produzione di spettacoli e altri progetti teatrali. L’attività del Teatro dell’Elce coniuga la ricerca sul lavoro dell’attore con la volontà di rivolgersi a un pubblico il più possibile vasto e differenziato, al fine di produrre un teatro popolare di qualità. Le produzioni del Teatro dell’Elce sono state distribuite sul territorio nazionale e la compagnia è stata rappresentante dell’Italia al Festival International du Théâtre d’Alger 2010 (Algeria) e al Festival Internacional de Teatro por la Paz 2011 e 2012 a Barrancabermeja (Colombia).

Il Teatro dell’Elce nasce a Firenze nel 2006 su iniziativa del regista Marco Di Costanzo, dell’attore Stefano Parigi e del sound designer Andrea Pistolesi. Nel tempo il gruppo originario si arricchisce di nuove collaborazioni e diviene un nucleo di produzione di spettacoli e altri progetti teatrali. L’attività del Teatro dell’Elce coniuga la ricerca sul lavoro dell’attore con la volontà di rivolgersi a un pubblico il più possibile vasto e differenziato, al fine di produrre un teatro popolare di qualità. Le produzioni del Teatro dell’Elce sono state distribuite sul territorio nazionale e la compagnia è stata rappresentante dell’Italia al Festival International du Théâtre d’Alger 2010 (Algeria) e al Festival Internacional de Teatro por la Paz 2011 e 2012 a Barrancabermeja (Colombia).

Un training per l’attore “neo-drammatico”

Residenza d'artista del Teatro dell'Elce

Negli ultimi anni, e in particolare durante il lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19 della primavera 2020, abbiamo sviluppato l’esigenza di definire in modo più preciso l’estetica teatrale che ha caratterizzato i primi quindici anni di attività della compagnia. La necessità di questa definizione non nasce dalla volontà di concettualizzare il nostro operato, né ha lo scopo di descrivere la compagnia in una prospettiva storica. Al contrario, è una definizione che vuole emergere dallo sviluppo di una prassi di lavoro da costruire in sala, con i corpi, lo spazio, il movimento, l’immaginazione e – certamente – anche la relativa e conseguente riflessione; anziché essere proiettata sul passato, essa si slancia in avanti per caratterizzare la declinazione dei nostri futuri processi artistici.

Il primo passo da compiere ci è sembrato quello di tornare alle varie fonti e alle esperienze che hanno influenzato il nostro cammino per compiere un lavoro di sintesi e mettere a pu

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Negli ultimi anni, e in particolare durante il lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19 della primavera 2020, abbiamo sviluppato l’esigenza di definire in modo più preciso l’estetica teatrale che ha caratterizzato i primi quindici anni di attività della compagnia. La necessità di questa definizione non nasce dalla volontà di concettualizzare il nostro operato, né ha lo scopo di descrivere la compagnia in una prospettiva storica. Al contrario, è una definizione che vuole emergere dallo sviluppo di una prassi di lavoro da costruire in sala, con i corpi, lo spazio, il movimento, l’immaginazione e – certamente – anche la relativa e conseguente riflessione; anziché essere proiettata sul passato, essa si slancia in avanti per caratterizzare la declinazione dei nostri futuri processi artistici.

Il primo passo da compiere ci è sembrato quello di tornare alle varie fonti e alle esperienze che hanno influenzato il nostro cammino per compiere un lavoro di sintesi e mettere a punto un training, ovvero una serie di esercizi, giochi, provocazioni che mettano l’attore nella condizione di accedere al lavoro di prova e di spettacolo in una determinata temperie estetica.

L’immagine che ci guida nell’elaborazione del training è quella che abbiamo chiamato “teatro neo-drammatico”. È anche questa una definizione che si va costruendo: nasce dal desiderio esplorare gli aspetti più performativi dell’atto teatrale senza rinunciare a un’impostazione “drammaturgica” in senso lato, per cui l’atto al presente del performer non dovrebbe prescindere da un’impostazione di senso stabilita a priori. In altre parole, se il teatro drammatico fosse una strada e il teatro performativo fosse acqua, il “teatro neo-drammatico” sarebbe un fiume.

Un training per l’attore “neo-drammatico”

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Progetto RIVA

promosso dall'Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini

Il progetto RIVA, promosso dall’Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, Agenzia per la Coesione – Presidenza del Consiglio dei Ministri e MibACT ( Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Italia) nasce con l’obiettivo di valorizzare le rive del fiume Arno, nel cuore di Firenze.

Nel 1966 la città visse la terribile esperienza dell’alluvione, con più di cento vittime e il danneggiamento o la distruzione di migliaia di capolavori d’arte e libri rari. Con lo sforzo congiunto di volontari italiani e stranieri molte di queste opere sono state restaurate, ma anche a distanza di decenni resta ancora molto lavoro da fare. Dopo questa tragedia la città ha dimenticato le rive dell’Arno, osservandolo “da lontano”, perdendo ogni intimità con il fiume. RIVA è cresciuta con l’obiettivo di creare un parco fluviale nel cuore della città, attraver

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Il progetto RIVA, promosso dall’Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, Agenzia per la Coesione – Presidenza del Consiglio dei Ministri e MibACT ( Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Italia) nasce con l’obiettivo di valorizzare le rive del fiume Arno, nel cuore di Firenze.

Nel 1966 la città visse la terribile esperienza dell’alluvione, con più di cento vittime e il danneggiamento o la distruzione di migliaia di capolavori d’arte e libri rari. Con lo sforzo congiunto di volontari italiani e stranieri molte di queste opere sono state restaurate, ma anche a distanza di decenni resta ancora molto lavoro da fare. Dopo questa tragedia la città ha dimenticato le rive dell’Arno, osservandolo “da lontano”, perdendo ogni intimità con il fiume. RIVA è cresciuta con l’obiettivo di creare un parco fluviale nel cuore della città, attraverso la partecipazione di artisti, curatori, scienziati, biologi e architetti, italiani e stranieri. In questi anni, seguendo l’idea di riscoprire il patrimonio ambientale e culturale legato al fiume, il progetto RIVA ha realizzato:

* installazioni artistiche e mostre in collaborazione con fotografi, artisti e compositori che hanno prodotto ritratti visivi e sonori originali del fiume e della sua memoria, e promosso nuove visioni del fiume e delle sue sponde;

* workshop e laboratori per cittadini e giovani artisti guidati da designer, artisti e fotografi interessati a tematiche ambientali e relazionali;

* tavole rotonde, conferenze e talk a cui hanno partecipano artisti, curatori, scienziati, sociologi, architetti su temi quali sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio, biodiversità, democrazia partecipativa;

* residenze d’arte e opportunità di formazione per giovani artisti finalizzate alla produzione di nuove opere d’arte legate alla riscoperta del fiume come risorsa e come elemento generatore di un vasto parco nel centro di Firenze e nell’area metropolitana.

 

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Nel 2016, in occasione dei 50 anni dall’alluvione dell’Arno, RIVA si è concentrata sulla città di Firenze con l’obiettivo di sensibilizzare le buone pratiche e gli atteggiamenti nei confronti del territorio e delle tematiche ambientali attraverso la pratica artistica. Oltre ai tre grandi fotografi internazionali Jay Wolke, Arno Rafael Minkkinen, Massimo Vitali, coinvolti con la curatela di Studio Marangoni, gli artisti coinvolti nel progetto sono stati Bernard Fort con Tempo Reale, Radio Papesse, Studio ++, Francesco Pellegrino, Fotoromanzo Italiano, che hanno realizzato opere inedite su commissione: installazioni site-specific sulle rive del fiume, workshop, mostre e conferenze sull’Arno e presso MAD Murate Art District. Tra gli interventi site specific permanenti e tuttora visitabili c’è il Terzo Giardino, a cura del collettivo Studio ++: 10mila metri quadrati sull’Arno restituiti alla città, un labirinto verde che richiama nel proprio nome la metafora del paesaggista Gilles Clément, che spiega come la vegetazione abbandonata presente nei “residui dell’organizzazione razionale dell’uomo” sia una straordinaria  riserva di biodiversità e potenziale evolutivo.

 

Nel 2017 RIVA ha dato vita ad una serie di installazioni site specific, workshop, mostre e talk grazie al coinvolgimento di performer, artisti visivi, fotografi e sound artist invitati a tenere un periodo di residenza in Toscana con l’obiettivo di produrre nuovi progetti sul tema del fiume. Per la prima volta, oltre Firenze, RIVA ha coinvolto tre comuni della regione bagnata dal fiume: Pontassieve, Pelago e Montelupo Fiorentino. Partendo da una riflessione sul patrimonio ambientale e culturale del fiume e il suo legame con la comunità e il territorio, gli artisti coinvolti (Davide Virdis, Katrinem, Adrian Paci, Radio Papesse, Studio ++) hanno lavorato nei tre comuni con l’amministrazione locale e i cittadini per nuovi progetti artistici. Il progetto principale di RIVA 2017 è stata una performance sul fiume seguita da una mostra di Adrian Paci che si è svolta tra Firenze e Pelago, coinvolgendo Museo Novecento e MAD Murate Art District, in cui sono state presentate opere di Adrian Paci legate al tema dell’acqua come metafora del flusso, del movimento e della migrazione. A Montelupo Fiorentino l’artista berlinese Katrinem ha tenuto una residenza curata da Tempo Reale in cui ha performato e registrato un lavoro personale di attraversamento ed “ascolto” del paesaggio sonoro.

 

 

Nel 2018 il Progetto RIVA ha proseguito la collaborazione con Pelago e Montelupo Fiorentino e ha coinvolto sia il centro che le periferie del Comune di Firenze ponendo l’attenzione alle tematiche ambientali, ma anche al contesto economico, politico e sociale. Uno degli eventi principali è stata la mostra QUI di Paolo Masi, in cui sono state esposte 12 nuove opere site-specific prodotte durante 6 mesi di residenza artistiche presso MAD Murate Art District. Nel comune di Montelupo Fiorentino hanno operato Yuval Avital ed il coro di migranti ConFusion diretto da Benedetta Manfriani, Tempo Reale con il progetto “Sentieri del silenzio” presso l’ex ospedale psichiatrico, e Radio Papesse con le “Storie dell’Arno a Montelupo”. Nell’altro comune attraversato dall’Arno, Pelago, sono stati ospitati il fotografo Davide Virdis, che ha presentato una mostra nello spazio pubblico ed un workshop in collaborazione con la Fondazione Studio Marangoni, ed il collettivo artistico Studio ++.
Presso Murate Art District sono stati proposti talk e lezioni in italiano ed in inglese a cura di LWCircus e del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. Durante il 2018 Progetto RIVA si è aperto anche all’Oriente, grazie alla collaborazione con Zhong Art International, ospitando tre artisti cinesi in residenza presso MAD, invitati a presentare la loro particolare visione sull’Arno.

 

 

Nel 2019 sono proseguiti i talk e i workshop internazionali, tra cui è di particolare rilevanza l’incontro presentato a MAD con Michelangelo Pistoletto, in collaborazione con  Accademia di belle Arti, e le conferenze curate da LWCircus, oltre al ciclo di incontri a cura del Prof. Antonio Capestro, in collaborazione con CISDU e Università degli Studi di Firenze. Allo stesso modo è continuata la costante manutenzione del parco fluviale del Terzo Giardino e le relative visite guidate a cura dell’area mediazione dell’Associazione Mus.e. È stato portato avanti il progetto di collaborazione con Zhong Art International, ha visto due professori dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan effettuare un periodo residenza presso Murate Art District. Questi eventi hanno permesso di compiere un percorso di avvicinamento alla grande mostra del pluriennale Progetto RIVA, prevista nel 2020, e posticipata al 2021 a causa delle restrizioni messe in atto per contrastare la pandemia da Covid-19.

 

Il Progetto RIVA è realizzato in collaborazione Fondazione Studio Marangoni (Centro internazionale di formazione per la fotografia) e con Tempo Reale (Centro di ricerca, produzione e formazione musicale), in co-progettazione con il programma Sensi Contemporanei e MiBACT, con il sostegno di Regione Toscana, Comune di Firenze, Mus.e, FST.

Progetto RIVA

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Black Archive Alliance

Volum III

Avviato nel 2018 Black Archive Alliance è un progetto di ricerca e formazione che mira ad evidenziare la ricerca radicata in documenti che riflettono le realtà e le storie di popolazioni africane, e della diaspora africana e la loro rappresentazione  negli di archivi e collezioni pubbliche e private nel contesto italiano.

La prima edizione ha creato una mappa virtuale di questa presenza archivistica nella città di Firenze con un catalogo che mira a supportare la ricerca futura e a fornire prospettive alternative.
La seconda edizione, realizzata tra settembre 2019- febbraio 2020 è basata su un tutoraggio tra ricercatori e studiosi e risiedono a Firenze con studenti legati a varie discipline e istituzioni.
La terza edizione nasce da una collaborazione tra un gruppo di cinque ricercatori afro-discendenti in diversi campi che hanno lavorato “in tandem” con gli artisti della YGBI Research Residency sulle connessioni fra il lavoro degli artisti e gli archivi materiali e immateriali

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Avviato nel 2018 Black Archive Alliance è un progetto di ricerca e formazione che mira ad evidenziare la ricerca radicata in documenti che riflettono le realtà e le storie di popolazioni africane, e della diaspora africana e la loro rappresentazione  negli di archivi e collezioni pubbliche e private nel contesto italiano.

La prima edizione ha creato una mappa virtuale di questa presenza archivistica nella città di Firenze con un catalogo che mira a supportare la ricerca futura e a fornire prospettive alternative.
La seconda edizione, realizzata tra settembre 2019- febbraio 2020 è basata su un tutoraggio tra ricercatori e studiosi e risiedono a Firenze con studenti legati a varie discipline e istituzioni.
La terza edizione nasce da una collaborazione tra un gruppo di cinque ricercatori afro-discendenti in diversi campi che hanno lavorato “in tandem” con gli artisti della YGBI Research Residency sulle connessioni fra il lavoro degli artisti e gli archivi materiali e immateriali radicati in Italia. Questa edizione estende le riflessione delle opere d’arte e la loro contestualizzazione.

Attraverso un approccio sperimentale di dialogo e di scambio, il progetto intende riflettere sulle modalità alternative per la visualizzazione della ricerca basata sugli archivi e arare il terreno academico.

Ricercatori/ Ricercatrice

SIMAO AMISTA

Simao Amista è un antropologo e dottore in scienze della formazione Italo-afrobrasiliano. Studioso di religioni e filosofie spirituali africane ed afrodiscendenti lavora da anni nel settore dell’accoglienza e della formazione.

JORDAN ANDERSON

Nato e cresciuto a Kingston Jamaica, Jordan Anderson è un giornalista di moda e cultura e direttore creativo con sede a Milano. Il suo lavoro spesso ingigantisce ed esplora temi politici all’interno e all’esterno dell’industria della moda, tra cui la razza, il genere, la sessualità, l’identità e l’etica culturale. Collabora a diverse pubblicazioni, tra cui Document Journal, Teen Vogue, Vogue Italia, The Face, ed è attualmente redattore e redattore online per Twin Magazine e nss magazine.

ANGELICA PESARINI

Angelica Pesarini è docente di Sociologia alla New York University di Firenze dove insegna “Black Italia”, un corso dedicato all’analisi delle intersezioni di razza, genere e cittadinanza in Italia. Ha conseguito un Ph.d. in Sociologia e Studi di Genere in Inghilterra e ha lavorato come docente di Genere, Razza e Sessualità all’università di Lancaster prima di riapprodare in Italia nel 2017. Il lavoro di ricerca di Pesarini si focalizza sulla performatività della razza nell’Italia coloniale e postcoloniale e si occupa anche della razzializzazione del discorso politico italiano contemporaneo. In precedenza Pesarini ha indagato le relazioni tra identità di genere e attività economiche presso alcune comunità Rom residenti a Roma, ed ha analizzato strategie di rischio, sopravvivenza e opportunità nel contesto della prostituzione minorile maschile, a Roma. Ha pubblicato diversi saggi accademici e ha partecipato a varie pubblicazioni collettanee.

JESSICA SARTIANI

Jessica Sartiani è un coffee trainer e coffee expert fiorentina.Con un padre italiano e una madre per metà filippina e per metà afroamericana è proprio dalle sue origini che parte il suo percorso come donna del caffè. Come operatrice formata e attenta alle recenti sotto culture del caffè ha iniziato suo lavoro in una delle caffetterie pioniere di questo prodotto selezionato, Ditta Artigianale, dieci anni fa, studiando e scoprendo tutto il lavoro che precede il servizio in caffetteria, dando importanza ai paesi produttori.

La sua esperienza si è evoluta con l’apertura del primo Speciality coffee in Italia, occupandosi della formazione dei baristi e dei clienti. Ha partecipato a vari competizioni come la Brewers cup, per migliorare il proprio contatto con il pubblico e arricchire il suo background e ha fatto parte a progetti di formazione in Honduras, in Lituania, nonché a diverse start-up di caffè locali. La sua formazione spazia dalle certificazioni SCA come Barista, Brewing, Latte art, al primo corso della Hydraulics Foundation e al Coffee Science Certificate. Nell’ultimo anno ha lavorato in collaborazione con nuovi Speciality Roasters, organizzando corsi e con torrefattori commerciali che vogliono avvicinarsi al mondo dello Speciality e dei caffè tracciabili.

PATRICK JOEL TATCHEDA YONKEU

Patrick Joël Tatcheda Yonkeu è nato in Camerun nel 1985, vive e lavora a Bologna. Trasferitosi in Italia dal 2009 dove ottiene una borsa di studio per l’Accademia delle Belle Arti di Bologna e ha conseguito il Master in arti visive nel 2016 con un progetto di ricerca sul tema dello Zen nelle arti. Questo suo interesse per la metafisica rimane la base della sua pratica, che riguarda le relazioni tra gli esseri umani e la natura e il nostro posto nell’universo, ricerca forme di spiritualità più adatte ai nostri tempi. La sua ricerca si fonda sull’idea dell’esistenza come flusso armonico il cui equilibrio deve essere preservato e spesso si riferisce a temi di vita e morte, il visibile e l’invisibile e l’energia nelle sue infinite forme. Approfondisce questa ricerca attraverso numerose collaborazioni tra Africa e Italia e creando seminari di pittura interculturale con scuole e associazioni dell’Emilia-Romagna

Black Archive Alliance

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FOSCA

Una rete in continua definizione

Fosca (2006) è una rete in continua definizione che mira a creare spazi di indagine e riflessione nella cultura contemporanea, attraverso creazioni nell’ambito delle arti performative e visive. All’interno delle varie iniziative ogni volta collaborano artisti e neofiti diversi, legati ai tratti specifici dell’opera. Fosca non vuole essere una formazione di persone, piuttosto un insieme di collaborazioni e vissuti, in continua mutazione fra soggetti, linguaggi, territori e ambiti disciplinari. È uno spazio mentale che trova la sua manifestazione in azioni concrete nella ricerca artistica e nello studio dei linguaggi della contemporaneità, occupandosi trasversalmente di cultura, educazione, socialità e scienze umane

Fosca (2006) è una rete in continua definizione che mira a creare spazi di indagine e riflessione nella cultura contemporanea, attraverso creazioni nell’ambito delle arti performative e visive. All’interno delle varie iniziative ogni volta collaborano artisti e neofiti diversi, legati ai tratti specifici dell’opera. Fosca non vuole essere una formazione di persone, piuttosto un insieme di collaborazioni e vissuti, in continua mutazione fra soggetti, linguaggi, territori e ambiti disciplinari. È uno spazio mentale che trova la sua manifestazione in azioni concrete nella ricerca artistica e nello studio dei linguaggi della contemporaneità, occupandosi trasversalmente di cultura, educazione, socialità e scienze umane

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ΟρΟ

di Cristina Abati e Angela Burico

ΟρΟ

Ci troviamo in uno spazio comune e iniziamo a scavare, setacciare, distinguere, selezionare, proprio come i cercatori.

Due figure differenti e parallele, prima del dissolversi, in bilico come funamboli, appena di ritorno dalla selva oscura.
Hanno la forza che spalanca la bocca del leone, la leggerezza delle camminatrici del cielo.

In quell’infinito presente nel quale nulla si può ricordare per cui tutto è.

ΟρΟ è un progetto di ricerca.

L’oro può essere trovato, non creato. Appare forse dopo una profonda trasformazione. E’ raro, denso, duttile. E’ pressoché incorruttibile.

Ciascuno scava il proprio cunicolo e ci si infila completamente. Ciascuno cerca nel suo solco, per la propria vita, per la fantasia e il sogno che l’oro rappresenta.

Ma l’oro è un metello relazionale, appare dove corpo, spirito e pensiero convergono; nel luogo dove le figure, distintamente pure e personali, abitano lo spazio con percorsi paralleli e anche antitetici,


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ΟρΟ

Ci troviamo in uno spazio comune e iniziamo a scavare, setacciare, distinguere, selezionare, proprio come i cercatori.

Due figure differenti e parallele, prima del dissolversi, in bilico come funamboli, appena di ritorno dalla selva oscura.
Hanno la forza che spalanca la bocca del leone, la leggerezza delle camminatrici del cielo.

In quell’infinito presente nel quale nulla si può ricordare per cui tutto è.

ΟρΟ è un progetto di ricerca.

L’oro può essere trovato, non creato. Appare forse dopo una profonda trasformazione. E’ raro, denso, duttile. E’ pressoché incorruttibile.

Ciascuno scava il proprio cunicolo e ci si infila completamente. Ciascuno cerca nel suo solco, per la propria vita, per la fantasia e il sogno che l’oro rappresenta.

Ma l’oro è un metello relazionale, appare dove corpo, spirito e pensiero convergono; nel luogo dove le figure, distintamente pure e personali, abitano lo spazio con percorsi paralleli e anche antitetici, si uniscono e si fondono attraverso la passività misteriosa dell’udire.

ΟρΟ

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Camilla Guarino

Danzatrice e performer

Camilla Guarino si avvicina alla danza classica e contemporanea fin da piccola, per poi integrare i suoi studi con laboratori teatrali e coreografici tenuti da Claudia Castellucci, Jacopo Jenna, Teatro Valdoca, Muta Imago e Armando Punzo. Si avvicina al coreografo Virgilio Sieni nel 2015, dopo un laboratorio di critica giornalistica tenuto da Massimo Marino e Altre Velocità. Laureata con una tesi magistrale sui Dieci anni di Accademia sull’arte del gesto di Virgilio Sieni, è coinvolta come interprete e stagista nel lavoro dell’artista. Nel 2015 collabora con la Biennale Danza di Venezia e nel 2018 vi partecipa con il progetto Biennale College ASAC seguito da Elisa Vaccarino. Fa parte dell’associazione BlaubArt – dance webzine, che si occupa di danza nel territorio bolognese e tiene corsi di teatro presso le scuole dell’infanzie e primarie. Attualmente frequenta il Master in drammaturgia presso l’Accademia d’arte Drammatica Silvio d’Amico e insieme al danzatore non ved

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Camilla Guarino si avvicina alla danza classica e contemporanea fin da piccola, per poi integrare i suoi studi con laboratori teatrali e coreografici tenuti da Claudia Castellucci, Jacopo Jenna, Teatro Valdoca, Muta Imago e Armando Punzo. Si avvicina al coreografo Virgilio Sieni nel 2015, dopo un laboratorio di critica giornalistica tenuto da Massimo Marino e Altre Velocità. Laureata con una tesi magistrale sui Dieci anni di Accademia sull’arte del gesto di Virgilio Sieni, è coinvolta come interprete e stagista nel lavoro dell’artista. Nel 2015 collabora con la Biennale Danza di Venezia e nel 2018 vi partecipa con il progetto Biennale College ASAC seguito da Elisa Vaccarino. Fa parte dell’associazione BlaubArt – dance webzine, che si occupa di danza nel territorio bolognese e tiene corsi di teatro presso le scuole dell’infanzie e primarie. Attualmente frequenta il Master in drammaturgia presso l’Accademia d’arte Drammatica Silvio d’Amico e insieme al danzatore non vedente Giuseppe Comuniello sta lavorando allo spettacolo Let Me Be.

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Giuseppe Comuniello

Danzatore e performer

Giuseppe Comuniello comincia il suo percorso nella danza nel 2009 con il coreografo Virgilio Sieni, con il quale collabora ancora oggi. Ha lavorato inoltre per coreografi nazionali e internazionali come Alessandro Schiattarella, Emanuel Gat, Emanuel Rosenberg e Michela Lucenti/Ballettto Civile con Bed Lambs, spettacolo vincitore del premio Danza&Danza come migliore produzione italiana. Contemporaneamente comincia un percorso sulla trasmissione del movimento attraverso la contact improvisation, tenendo laboratori sul movimento aperti a tutti in collaborazione con l’associazione MUVet di Bologna, la compagnia Teatro Danzabile di Lugano, la Galleria degli Uffizi e con il Sert di Firenze per il recupero delle  tossicodipendenze. Dal 2016 collabora con il Festival Oriente Occidente per il network internazionale sulla danza accessibile. I suoi ultimi lavori sono Danza cieca, creato e interpretato insieme a Virgilio Sieni per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e Lonely Planet,

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Giuseppe Comuniello comincia il suo percorso nella danza nel 2009 con il coreografo Virgilio Sieni, con il quale collabora ancora oggi. Ha lavorato inoltre per coreografi nazionali e internazionali come Alessandro Schiattarella, Emanuel Gat, Emanuel Rosenberg e Michela Lucenti/Ballettto Civile con Bed Lambs, spettacolo vincitore del premio Danza&Danza come migliore produzione italiana. Contemporaneamente comincia un percorso sulla trasmissione del movimento attraverso la contact improvisation, tenendo laboratori sul movimento aperti a tutti in collaborazione con l’associazione MUVet di Bologna, la compagnia Teatro Danzabile di Lugano, la Galleria degli Uffizi e con il Sert di Firenze per il recupero delle  tossicodipendenze. Dal 2016 collabora con il Festival Oriente Occidente per il network internazionale sulla danza accessibile. I suoi ultimi lavori sono Danza cieca, creato e interpretato insieme a Virgilio Sieni per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e Lonely Planet, il primo studio di un lavoro di ricerca con Camilla Guarino sulla percezione debuttato con il sostegno del Teatro Comunale di Ferrara all’interno della rassegna “La società a teatro”. Questo ultimo progetto si è sviluppato in Let me be prodotto da Versiliadanza.

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LET ME BE

Giuseppe Comuniello e Camilla Guarino

Come uno sguardo, come un soffio. Come quando qualcuno ti avvicina con cura una mano vicino alle labbra sporche ma tu capisci e lo precedi. Come la luce alle sei del mattino d’estate. Sai quando non riesci più a riaddormentarti e allora esci sul balcone per capire cosa fare? Come quando fai qualcosa che non avresti mai creduto di poter fare e pensi che allora forse è possibile. Forse a volte è possibile vedere la stessa cosa.

Un paesaggio di corpi, luci e storie si apre davanti a infiniti movimenti, interpretazioni, fisicità. Immaginari apparentemente uguali cambiano di volta in volta creando molteplici variazioni e punti di vista. Un piccolo mondo con un suo linguaggio, un pianeta contenitore di energie che esplodono in una rete di relazioni tra l’elemento descritto, chi descrive e chi immagina. Uno sguardo sempre più confuso che mette in discussione chi è che guida la visione dell’altro.

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Il progetto nasce nel 2019 dall’urgenza di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniell

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Come uno sguardo, come un soffio. Come quando qualcuno ti avvicina con cura una mano vicino alle labbra sporche ma tu capisci e lo precedi. Come la luce alle sei del mattino d’estate. Sai quando non riesci più a riaddormentarti e allora esci sul balcone per capire cosa fare? Come quando fai qualcosa che non avresti mai creduto di poter fare e pensi che allora forse è possibile. Forse a volte è possibile vedere la stessa cosa.

Un paesaggio di corpi, luci e storie si apre davanti a infiniti movimenti, interpretazioni, fisicità. Immaginari apparentemente uguali cambiano di volta in volta creando molteplici variazioni e punti di vista. Un piccolo mondo con un suo linguaggio, un pianeta contenitore di energie che esplodono in una rete di relazioni tra l’elemento descritto, chi descrive e chi immagina. Uno sguardo sempre più confuso che mette in discussione chi è che guida la visione dell’altro.

***

Il progetto nasce nel 2019 dall’urgenza di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniello, di esternare come può svilupparsi la descrizione di uno spettacolo di danza, e più in generale di qualsiasi opera d’arte, a una persona cieca. Come arriva l’immagine a Giuseppe? E come Camilla può tradurla e trasmettergliela? Non esistono regole, esiste solo una complicità tra i due maturata nel tempo che permette loro di creare un linguaggio nuovo fatto di parole e movimento, arricchito di volta in volta da nuovi gesti e visioni. I due interpreti hanno deciso di guardarsi da fuori nel corso della descrizione di uno spettacolo. Durante questo processo si sono resi conto di aver creato a loro volta una piccola e intima partitura coreografica oltre che delle dinamiche relazionali. La rielaborazione della descrizione porta con sé riflessioni, associazioni, ricordi e visioni frutto di esperienze personali che se trasmesse possono influenzare la visione dell’altro. Si creano quindi dei filtri nella trasmissione di una visione che vanno a modificare la percezione di chi non vede. Anche chi descrive vedrà con occhi diversi la realtà che lo circonda. Un lavoro in cui si confondono ripetutamente gli sguardi, le immagini si intrecciano, non esistono guide, non esiste giusto o sbagliato.

 

Creazione e interpretazione: Giuseppe Comuniello e Camilla Guarino
Drammaturgia: Camilla Guarino
Assistente: Silvia Berti
Light Designer: Pietro Millosevich, Gabriele Termine
Artista sonoro: Umberto Foddis
Creazione video: Gabriele Termine
Prodotto da Versiliadanza
Co-prodotto da: Centro Internazionale della danza CID, MAD Murate Art District, Associazione MUS.E, Comune di Firenze.
Sostenuto da Compagnia Virgilio Sieni

LET ME BE

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LET ME BE

Giuseppe Comuniello e Camilla Guarino

LET ME BE

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LA CITTÀ/LE CITTÀ

Quinto appuntamento del ciclo con Franco Tagliabue Volonté, fondatore insieme a Ida Origgi di ifdesign, sul tema “LO SPAZIO SOCIALE”.

Quinto appuntamento del ciclo con Franco Tagliabue Volonté, fondatore insieme a Ida Origgi di ifdesign, sul tema “LO SPAZIO SOCIALE”.

Introduce
Egidio Raimondi, OAF-Ordine degli Architetti PPC di Firenze

Presenta
Paolo Posarelli, CISDU-Centro Internazionale di Studi sul Disegno Urbano

Questo incontro costituisce l’avvio della seconda sessione del Ciclo che indaga sui temi delle possibili risposte e strategie da mettere in campo attraverso il progetto: lo spazio sociale come presidio attivo e filo conduttore degli interventi su cui applicare un’energia progettuale; il ruolo attivo della comunità che riaccende il fuoco della ‘domanda di città’ e partecipa alla sua riconfigurazione.

Con Franco Tagliabue Volontè parleremo di come l’emergenza sanitaria che ha travolto il mondo può rappresentare un’occasione imperdibile per ripensare lo spazio pubblico come espressione profonda della/e comunità che lo animano.
Un’occasione/rivoluzione per chi a vario titolo



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Quinto appuntamento del ciclo con Franco Tagliabue Volonté, fondatore insieme a Ida Origgi di ifdesign, sul tema “LO SPAZIO SOCIALE”.

Introduce
Egidio Raimondi, OAF-Ordine degli Architetti PPC di Firenze

Presenta
Paolo Posarelli, CISDU-Centro Internazionale di Studi sul Disegno Urbano

Questo incontro costituisce l’avvio della seconda sessione del Ciclo che indaga sui temi delle possibili risposte e strategie da mettere in campo attraverso il progetto: lo spazio sociale come presidio attivo e filo conduttore degli interventi su cui applicare un’energia progettuale; il ruolo attivo della comunità che riaccende il fuoco della ‘domanda di città’ e partecipa alla sua riconfigurazione.

Con Franco Tagliabue Volontè parleremo di come l’emergenza sanitaria che ha travolto il mondo può rappresentare un’occasione imperdibile per ripensare lo spazio pubblico come espressione profonda della/e comunità che lo animano.
Un’occasione/rivoluzione per chi a vario titolo interviene nel progetto e per chi ogni giorno ha il diritto/dovere di arricchire la sua esperienza in uno spazio sociale condiviso.

“Ha ancora senso parlare degli attributi fisici dello spazio pubblico nell’epoca dell’immateriale e della smart city, nel quadro degli sviluppi delle città del mondo, tra migrazioni totali e crisi ecologiche?

Come possono le tematiche ambientali condizionare gli spazi pubblici?

È sufficiente confidare nell’innesto salvifico della cosiddetta ‘quota verde’ all’interno delle nostre città o è necessario indagare con maggiore coscienza il significato dei termini ambiente, paesaggio, ecologia?

Come riflettere intorno agli antichi e nuovi rapporti tra gli spazi aperti e le comunità che li abitano?

Come è possibile riscattarsi dagli stereotipi di spazi pubblici che per anni hanno annichilito e annientato le istanze sociali e che non potranno più a lungo rappresentare il modello di spazio pubblico che ogni epoca reclama?”

Questo incontro costituisce l’avvio della seconda sessione del Ciclo LA CITTÀ/LE CITTÀ che indaga sui temi delle possibili risposte e strategie da mettere in campo attraverso il progetto:

  • lo spazio sociale come presidio attivo e filo conduttore degli interventi su cui applicare un’energia progettuale;
  • Il ruolo attivo della comunità che riaccende il fuoco della ‘domanda di città’ e partecipa alla sua riconfigurazione.

 

 

 

LA CITTÀ/LE CITTÀ

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LA CITTÀ/LE CITTÀ

LA CITTÀ/LE CITTÀ | Riprende il ciclo di conferenze on line iniziato nel 2020.
Quinto appuntamento del ciclo con Franco Tagliabue Volontè (IFdesign) sul tema “Lo Spazio Sociale”.

LA CITTÀ/LE CITTÀ

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Black History Month Florence

Curatorial Team

Black History Month Florence nasce nel 2016 come rete inter-istituzionale per promuovere la produzione culturale “Black” che celebra le culture afro-discendenti nel contesto italiano. L’iniziativa programma, coordina e co-promuove annualmente più di cinquanta eventi nel mese di febbraio attraverso una rete formata e supportata dal Comune, fondazioni, istituzioni e associazioni culturali, musei e locali dedicati all’arte e alla musica e scuole. BHMF come squadra curatoriale e sotto la guida di Justin Randolph Thompson e Janine Gaelle Dieudji.

Black History Month Florence nasce nel 2016 come rete inter-istituzionale per promuovere la produzione culturale “Black” che celebra le culture afro-discendenti nel contesto italiano. L’iniziativa programma, coordina e co-promuove annualmente più di cinquanta eventi nel mese di febbraio attraverso una rete formata e supportata dal Comune, fondazioni, istituzioni e associazioni culturali, musei e locali dedicati all’arte e alla musica e scuole. BHMF come squadra curatoriale e sotto la guida di Justin Randolph Thompson e Janine Gaelle Dieudji.

Alexis Peskine

Artist

Dopo una mostra nel 2016 alla 1-54 Contemporary African Art Fair di Londra, Peskine ha tenuto la sua prima mostra personale alla October Gallery nel 2017 e a ha partecipato a fiere d’arte internazionali con la Gallery negli anni successivi.
Parallelamente, nel 2016, l’Institut Francais di Dakar, Senegal ha ospitato Raft of Medusa: Le retour de la vague, una mostra personale delle opere di Peskine.
Nel 2018, i suoi lavori sono stati presentati nella mostra In Their Own Form al Museum of Contemporary Photography, Chicago e nella mostra Second Generation dell’Africa House a New York. Ha ricevuto numerosi premi prestigiosi, tra cui una borsa di studio Fulbright e il premio Hennessy Black Masters Art Competition.
Negli ultimi dieci anni, Peskine ha lavorato con i giovani dei centri urbani in Francia, Senegal e Brasile per creare una serie di pezzi monumentali, il più grande dei quali è stato prodotto in Francia nel 2012. Musei e collezionisti importanti tra cui Peggy Coo


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Dopo una mostra nel 2016 alla 1-54 Contemporary African Art Fair di Londra, Peskine ha tenuto la sua prima mostra personale alla October Gallery nel 2017 e a ha partecipato a fiere d’arte internazionali con la Gallery negli anni successivi.
Parallelamente, nel 2016, l’Institut Francais di Dakar, Senegal ha ospitato Raft of Medusa: Le retour de la vague, una mostra personale delle opere di Peskine.
Nel 2018, i suoi lavori sono stati presentati nella mostra In Their Own Form al Museum of Contemporary Photography, Chicago e nella mostra Second Generation dell’Africa House a New York. Ha ricevuto numerosi premi prestigiosi, tra cui una borsa di studio Fulbright e il premio Hennessy Black Masters Art Competition.
Negli ultimi dieci anni, Peskine ha lavorato con i giovani dei centri urbani in Francia, Senegal e Brasile per creare una serie di pezzi monumentali, il più grande dei quali è stato prodotto in Francia nel 2012. Musei e collezionisti importanti tra cui Peggy Cooper Cafritz; Laurence Graff OBE; il New Britain Museum of American Art, New Britain, USA; The Harvard Art Fogg Museum, Cambridge, USA; Collezione Pizzuti del Columbus Museum of Art, Columbus, USA; e il Museum of Contemporary Photography (MoCP), Chicago, USA, hanno acquisito le opere di Peskine.

Residenza Alexis Peskine

A cura di BHMF in collaborazione con BHMBo, Murate Art District, Numeroventi, Villa Romana e October Gallery

Residenza Alexis Peskine

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In preparazione alla 6a edizione del Black History Month Florence | Residenza Alexis Peskine

A cura di BHMF in collaborazione con BHMBo, MAD, Numeroventi, Villa Romana e October Gallery

In preparazione alla 6a edizione del Black History Month Florence, la residenza e la mostra di Alexis Peskine sono organizzate da BHMF in collaborazione con Murate Art District, Numeroventi, Villa Romana, October Gallery e Black History Month Bologna.

Il progetto supporta l’artista nello sviluppo di una nuova serie di opere in dialogo con la storia afroitaliana. Peskine utilizzerà uno studio presso Murate Art District dal 4 gennaio al 4 febbraio 2020. Le opere risultanti saranno esposte in una mostra a Villa Romana nell’ambito della 6a edizione del Black History Month Florence.

Le opere più emblematiche di Alexis Peskine sono ritratti monumentali a tecnica mista, della diaspora africana, resi attraverso il martellamento di chiodi di diversa misura, con precisione millimetrica, su legno macchiato di caffè e fango. Applicando la foglia d’oro ai chiodi, l’artista crea immagini composite. Ritrae figure di forza e perseveranza, la cui energia ricorda le “figure

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In preparazione alla 6a edizione del Black History Month Florence, la residenza e la mostra di Alexis Peskine sono organizzate da BHMF in collaborazione con Murate Art District, Numeroventi, Villa Romana, October Gallery e Black History Month Bologna.

Il progetto supporta l’artista nello sviluppo di una nuova serie di opere in dialogo con la storia afroitaliana. Peskine utilizzerà uno studio presso Murate Art District dal 4 gennaio al 4 febbraio 2020. Le opere risultanti saranno esposte in una mostra a Villa Romana nell’ambito della 6a edizione del Black History Month Florence.

Le opere più emblematiche di Alexis Peskine sono ritratti monumentali a tecnica mista, della diaspora africana, resi attraverso il martellamento di chiodi di diversa misura, con precisione millimetrica, su legno macchiato di caffè e fango. Applicando la foglia d’oro ai chiodi, l’artista crea immagini composite. Ritrae figure di forza e perseveranza, la cui energia ricorda le “figure di potere” di Minkisi del bacino del Congo, con la loro carica spirituale.
Anche le sue opere video e fotografiche sono sorprendenti.

In preparazione alla 6a edizione del Black History Month Florence | Residenza Alexis Peskine

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Benedetta Manfriani

Artista visiva e cantante

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Voci adolescenti | Call for QuaranTeens

Un invito rivolto agli adolescenti di tutto il mondo ideato dall’artista Benedetta Manfriani

La call di “Voci adolescenti | Call for QuaranTeens” vuole raccogliere – tramite il sito www.murateartdistrict.it e il numero dedicato 320.2505022 – una serie di audio di dieci secondi inviati da ragazzi che stanno vivendo sulla propria pelle i disagi e il dramma della pandemia.

L’azione di arte partecipativa proposta dal progetto “Voci Adolescenti | Call for QuaranTeens” – che al termine del lavoro di ricezione degli audio verrà trasformata in un’installazione sonora in collaborazione con Tempo Reale  – mira a raccogliere la voce degli adolescenti di tutto il mondo (la call è diffusa in italiano e inglese e invita a inviare parole, suoni ed emozioni sonore), perché possano lasciare una sorta di traccia sonora emozionale, un unico grido che superi i limiti dello spazio, comunicando attraverso il suono come si percepiscono, come si sentono e chi sono.

“Il progetto nasce dall’esperienza vissuta quotidianamente da mia figlia adolescente alle prese c

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La call di “Voci adolescenti | Call for QuaranTeens” vuole raccogliere – tramite il sito www.murateartdistrict.it e il numero dedicato 320.2505022 – una serie di audio di dieci secondi inviati da ragazzi che stanno vivendo sulla propria pelle i disagi e il dramma della pandemia.

L’azione di arte partecipativa proposta dal progetto “Voci Adolescenti | Call for QuaranTeens” – che al termine del lavoro di ricezione degli audio verrà trasformata in un’installazione sonora in collaborazione con Tempo Reale  – mira a raccogliere la voce degli adolescenti di tutto il mondo (la call è diffusa in italiano e inglese e invita a inviare parole, suoni ed emozioni sonore), perché possano lasciare una sorta di traccia sonora emozionale, un unico grido che superi i limiti dello spazio, comunicando attraverso il suono come si percepiscono, come si sentono e chi sono.

“Il progetto nasce dall’esperienza vissuta quotidianamente da mia figlia adolescente alle prese con la DAD da marzo scorso. Mia figlia, come tutti gli studenti in DAD, trascorre l’intera giornata davanti al monitor per le lezioni e per lo svolgimento dei compiti, parla con gli amici in chat o su una piattaforma online, e se ha tempo guarda qualche serie. La fatica del primo lockdown è stata superata con la speranza che tutto si risolvesse velocemente. Ora però, dopo quasi un anno di didattica a distanza, i ragazzi cominciano a manifestare segnali di disagio importanti. Questa impressione di sofferenza è stata confermata dall’incontro con gli alunni di alcune scuole medie che hanno manifestato ansia per la salute dei propri cari, preoccupazione per la situazione economica della famiglia, angoscia per il timore di contagiare i nonni provocandone la morte, grande paura per il futuro. Per la prima volta nella storia, inoltre, quello che i nostri figli stanno sperimentando riguarda milioni di ragazzi in tutto il mondo. Gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni sono circa 1,2 miliardi, il 18% della popolazione mondiale. Sono il futuro, sono i depositari della progettualità e di un possibile cambiamento per la sopravvivenza del nostro pianeta. La solitudine, l’isolamento, la mancanza di contatto fisico tra persone sono evidentemente una grande privazione per ogni essere umano, ma lo sono particolarmente per gli adolescenti. La formazione della personalità e l’apprendimento, infatti, non possono prescindere dallo scambio con i coetanei. La sensazione di sfiducia verso il futuro, la paura della catastrofe imminente, il senso di impotenza e il senso di colpa, al contrario, rischiano di bloccare un’intera generazione. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati, e hanno bisogno che il loro disagio venga conosciuto e accolto.”


Benedetta Manfriani

Courtesy Benedetta Manfriani, Into the wild

 

 

Voci adolescenti | Call for QuaranTeens

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CONfusion

Gruppo vocale composto da persone provenienti da diversi paesi del mondo

CONfusion è un gruppo vocale formato da persone provenienti da diversi paesi del mondo, nato nel 2016 come progetto di inclusione di migranti e rifugiati, ideato e diretto da Benedetta Manfriani, attivo in  Mugello e presso il Teatro Puccini di Firenze. In quattro anni di attività hanno partecipato alle attività del coro oltre 80 persone provenienti da Gambia, Ghana, Nigeria, Camerun, Senegal, Congo, Togo, Mali, Guinea, Yemen, Costa d’Avorio, Armenia, Pakistan, Siria, Francia, Germania, Usa, Uk, Olanda, e tanti italiani del territorio del Mugello e di Firenze.
La proposta culturale del coro CONfusion parte dalla reinterpretazione di brani del repertorio popolare delle diverse tradizioni musicali che toccano temi universali, per arrivare a brani di autori contemporanei. All’interno del coro CONfusion questo scambio di vissuti profondi attraverso la musica e la condivisione di tanti patrimoni di lingue e culture diverse, caratterizza l’ordinaria pratica artistica e umana.
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CONfusion è un gruppo vocale formato da persone provenienti da diversi paesi del mondo, nato nel 2016 come progetto di inclusione di migranti e rifugiati, ideato e diretto da Benedetta Manfriani, attivo in  Mugello e presso il Teatro Puccini di Firenze. In quattro anni di attività hanno partecipato alle attività del coro oltre 80 persone provenienti da Gambia, Ghana, Nigeria, Camerun, Senegal, Congo, Togo, Mali, Guinea, Yemen, Costa d’Avorio, Armenia, Pakistan, Siria, Francia, Germania, Usa, Uk, Olanda, e tanti italiani del territorio del Mugello e di Firenze.
La proposta culturale del coro CONfusion parte dalla reinterpretazione di brani del repertorio popolare delle diverse tradizioni musicali che toccano temi universali, per arrivare a brani di autori contemporanei. All’interno del coro CONfusion questo scambio di vissuti profondi attraverso la musica e la condivisione di tanti patrimoni di lingue e culture diverse, caratterizza l’ordinaria pratica artistica e umana.
CONfusion si è esibito in concerti e performance quali: il video di coro virtuale CONfusion Hello Django, realizzato durante il lockdown, in mostra presso il RAC Rochester Art Center  Creative Confinement Exhibition, la partecipazione alla marcia di Barbiana 2020, la realizzazione del minifestival Walkabout/Migrazioni Sonore per l’Estate Fiorentina 2019, la partecipazione allo spettacolo del Pavel Zalov Quartet di Enrico Fink al Teatro Corsini di Barberino per la giornata della memoria 2019, la performance Rivers di Y. Avital alla Notte Bianca, 2109 presso il Museo M. Marini, Rivers di Yuval Avital, nell’ambito del progetto RIVA 2018, concerti nelle biblioteche nell’ambito degli eventi promossi da Catalyst per l’Estate Fiorentina 2018, la partecipazione al Tempo Reale Festival 2017 (Sound&Bike), Migrarti 2017.
Nel 2019 CONfusion è stato in residenza a MAD Murate Art Distric.

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Bring me little water, Sylvie

Il Coro multietnico CONfusion diretto da Benedetta Manfriani

Il coro multietnico CONfusion diretto da Benedetta Manfriani uscirà a gennaio con un nuovo video di coro virtuale registrato a MAD Murate Art District. Il brano oggetto del video sarà Bring me little water, Sylvie, (portami un po’ d’acqua, Sylvie) canto di lavoro scritto da Leadbelly, uno dei più importanti esponenti della musica blues, chitarrista dalla vita travagliata, che lavorò nei campi di cotone e finì più volte dietro le sbarre. Bring me little water, Sylvie sarà eseguito nella versione arrangiata da Moira Smiley, ed ha una parte di body percussions.

In questo momento soffriamo l’isolamento e la mancanza di contatto fisico con le persone, i concerti live sono impossibili, cantare insieme non si può, il futuro è incerto (in realtà lo è sempre stato…), l’umore è cupo. Siamo assetati di vita.

Un video non è un concerto dal vivo e nessuno canterà in sala insieme agli altri. Vuole solo offrire una visione, vuole offrire un sorso d’acqua fresca a chi

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Il coro multietnico CONfusion diretto da Benedetta Manfriani uscirà a gennaio con un nuovo video di coro virtuale registrato a MAD Murate Art District. Il brano oggetto del video sarà Bring me little water, Sylvie, (portami un po’ d’acqua, Sylvie) canto di lavoro scritto da Leadbelly, uno dei più importanti esponenti della musica blues, chitarrista dalla vita travagliata, che lavorò nei campi di cotone e finì più volte dietro le sbarre. Bring me little water, Sylvie sarà eseguito nella versione arrangiata da Moira Smiley, ed ha una parte di body percussions.

In questo momento soffriamo l’isolamento e la mancanza di contatto fisico con le persone, i concerti live sono impossibili, cantare insieme non si può, il futuro è incerto (in realtà lo è sempre stato…), l’umore è cupo. Siamo assetati di vita.

Un video non è un concerto dal vivo e nessuno canterà in sala insieme agli altri. Vuole solo offrire una visione, vuole offrire un sorso d’acqua fresca a chi ha sete.

Bring me little water, Sylvie

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Buon compleanno Giancarlo Cardini | Stagione 2020 GAMO 41° Anno GAMO INTERNATIONAL FESTIVAL

Stagione 2020 GAMO 41° Anno GAMO INTERNATIONAL FESTIVAL
GAMO, Gruppo Aperto Musica Oggi, in collaborazione con Murate Art District, MUS.E Firenze, con il sostegno di Regione Toscana, Città Metropolitana e Comune di Firenze e con il supporto di Fondazione Ente Cassa, presenta la 41° edizione GAMO international Festival

“Buon compleanno Giancarlo Cardini” | 31 DIC 21.00
Concerto dedicato alla musica di Giancarlo Cardini, fondatore del GAMO, per il suo 80° compleanno.

Gli amici del GAMO a Giancarlo…

Concerto con
Roberto Fabbriciani, flauto
Matteo Fossi, pianoforte

Con la partecipazione speciale di Renzo Cresti, musicologo, e di Marco Lenzi, musicologo

Programma:
Tony Renis/Giancarlo Cardini: Quando quando quando per flauto e pianoforte
Roberto Fabbriciani, flauto Matteo Fossi, pianoforte

Giancarlo Cardini: Arabesque per flauto in sol
Roberto Fabbriciani, flauto

Giancarlo Cardini: Ultimi fiori, verso sera per pianoforte
Matteo Fossi, pianoforte

Luigo Tenco/Giancarlo Cardini: Lontano lontano per pianoforte
Matteo Fossi, pianoforte

Buon compleanno Giancarlo Cardini
Stagione 2020 GAMO 41° Anno GAMO INTERNATIONAL FESTIVAL
Buon compleanno Giancarlo Cardini | Stagione 2020 GAMO 41° Anno GAMO INTERNATIONAL FESTIVAL

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Francesco Gherardi

MultiPercussionista, compositore e regista di spettacoli poliedrici

Specializzato in Tabla e accompagnamento di musica e danza classica Indiana, ha tenuto concerti in tutto il mondo, e da circa 15 anni organizza e produce concerti e conferenze sulla divulgazione del ritmo indiano, dal 2019 è co- fondatore di Matra Network – Indian Rhythm Experience, in collaborazione con il proprio mentore, Nihar Mehta, direttore dell’ Ass. Saptak-India, con sede a Nizza. Accompagna regolarmente dal vivo classi di danza del West Africa ed è membro della compagnia Giguywassa, diretta dal coreografo Alain Frank Nahi.
Dal 2013 porta avanti lo studio e l’approfondimento della percussione corporale, interessante strumento non solo espressivo ma anche didattico, sotto la guida di vari maestri, trovando particolare affinità con Jep Melendez e Simone Mongelli, ma ispirato anche a Khalid Freeman (Cirque du Soleil e Stomp).

Fondatore del progetto di ricerca artistica e di performance chiamato Ball Percussion, che unisce la percussione corporale alla manipolazione


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Specializzato in Tabla e accompagnamento di musica e danza classica Indiana, ha tenuto concerti in tutto il mondo, e da circa 15 anni organizza e produce concerti e conferenze sulla divulgazione del ritmo indiano, dal 2019 è co- fondatore di Matra Network – Indian Rhythm Experience, in collaborazione con il proprio mentore, Nihar Mehta, direttore dell’ Ass. Saptak-India, con sede a Nizza. Accompagna regolarmente dal vivo classi di danza del West Africa ed è membro della compagnia Giguywassa, diretta dal coreografo Alain Frank Nahi.
Dal 2013 porta avanti lo studio e l’approfondimento della percussione corporale, interessante strumento non solo espressivo ma anche didattico, sotto la guida di vari maestri, trovando particolare affinità con Jep Melendez e Simone Mongelli, ma ispirato anche a Khalid Freeman (Cirque du Soleil e Stomp).

Fondatore del progetto di ricerca artistica e di performance chiamato Ball Percussion, che unisce la percussione corporale alla manipolazione di oggetti, ha iniziato a condurre oltre alle performance nei Festival anche corsi e seminari di Body percussion e vocalità del ritmo in tutta Italia, trovando nei linguaggi percussivi a trasmissione orale di India e Africa una grande fonte di approfondimento e creatività.

Già formatore di body percussion dal 2016 al 2019 presso la Sponky Style Academy, diretta dal coreografo Sponky Love e nelle scuole pubbliche di Firenze, ha portato la musica e la percussione corporale negli ultimi sette anni anche all’interno della scuola di circo EnPiste! e nei progetti di formazione e performance ”Caleidoscopio” (2018 e 2019) dedicati a migranti di prima e seconda generazione, organizzati da Aria Network.

Ha quindi iniziato dal 2018 un percorso di collaborazione con il ballerino Federico Macchi, specialista di Hip-Hop e danze urbane, che oggi li vede insieme al giocoliere Niccolò Piccioli nella produzione di spettacoli con la Compagnia Ball Percussion e nella didattica ritmo/movimento.

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Niccolò Piccioli

Artista

Si forma da autodidatta come giocoliere e nel 2012 fonda l’associazione VolaTutto, con l’obbiettivo di promuovere la giocoleria nella zona fiorentina. Nel 2014 entro a far parte della compagnia Ball percussion, un progetto artistico che esplora la sinergia fra giocoleria e body percussion, assieme a Amedeo Bacenetti e a Francesco Gherardi.

Si forma da autodidatta come giocoliere e nel 2012 fonda l’associazione VolaTutto, con l’obbiettivo di promuovere la giocoleria nella zona fiorentina. Nel 2014 entro a far parte della compagnia Ball percussion, un progetto artistico che esplora la sinergia fra giocoleria e body percussion, assieme a Amedeo Bacenetti e a Francesco Gherardi.

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Federico Macchi

Performer, coreografo ed insegnante

Laureato in Scienze Biologiche Molecolari, scopre la street dance e lo ha portato a studiare con molti ballerini della scena sia nazionale che internazionale, come Swan, Kris, Poppin’ Pete, Mr. Wiggle, David Bellay, Karim Bellarch, Byron, Pop’N Taco e molti altri; nel 2011 supera l’audizione per entrare nel percorso formativo della “Academy Dance Center of Hip Hop – Sponky Style” diretta da Sponky Love. Grazie a questi studi ha potuto approfondire le basi di vari stili delle danze urbane come l’Hip Hop, il Popping, il Locking, l’House dance e il Breaking.
In questi anni, prima con il gruppo Fresh crew e poi con i gruppi Soul’X crew e BTS crew, ha partecipato e vinto a molte competizioni sia nazionali che internazionali (gruppi coreografati da Sponky Love). Da settembre 2013 ha intrapreso una collaborazione con Sponky stesso, prima come suo assistente nel programma accademico e poi, in seguito al diploma ottenuto nel 2014, come docente di Popping nell’anno accade

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Laureato in Scienze Biologiche Molecolari, scopre la street dance e lo ha portato a studiare con molti ballerini della scena sia nazionale che internazionale, come Swan, Kris, Poppin’ Pete, Mr. Wiggle, David Bellay, Karim Bellarch, Byron, Pop’N Taco e molti altri; nel 2011 supera l’audizione per entrare nel percorso formativo della “Academy Dance Center of Hip Hop – Sponky Style” diretta da Sponky Love. Grazie a questi studi ha potuto approfondire le basi di vari stili delle danze urbane come l’Hip Hop, il Popping, il Locking, l’House dance e il Breaking.
In questi anni, prima con il gruppo Fresh crew e poi con i gruppi Soul’X crew e BTS crew, ha partecipato e vinto a molte competizioni sia nazionali che internazionali (gruppi coreografati da Sponky Love). Da settembre 2013 ha intrapreso una collaborazione con Sponky stesso, prima come suo assistente nel programma accademico e poi, in seguito al diploma ottenuto nel 2014, come docente di Popping nell’anno accademico 2015/2016. Il culmine di questa collaborazione è rappresentato dalla partecipazione come ballerino ad “UBUNTU pt.1”, spettacolo diretto e coreografato da Sponky Love, al teatro Odeon di Roma. Proprio da questo spettacolo nasce la compagnia Ball Percussion e l’incontro con Francesco Gherardi.

photo courtesy by Tommaso Germogli

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BALL PERCUSSION

compagnia

BALL PERCUSSION nasce a Firenze nel 2013 da una ricerca artistica atta ad unire body percussion e manipolazione di oggetti di giocoleria.

La formazione attuale e’ composta da tre artisti:
Francesco Gherardi (fondatore), Niccolò Piccioli e Federico Macchi, i quali portano in scena coreografie espresse attraverso i movimenti del corpo e degli oggetti, suonando in simultanea sequenze ritmiche con body percussion.

Quest’ anno la compagnia ha prodotto il nuovo spettacolo “Catch the Rhythm”

BALL PERCUSSION nasce a Firenze nel 2013 da una ricerca artistica atta ad unire body percussion e manipolazione di oggetti di giocoleria.

La formazione attuale e’ composta da tre artisti:
Francesco Gherardi (fondatore), Niccolò Piccioli e Federico Macchi, i quali portano in scena coreografie espresse attraverso i movimenti del corpo e degli oggetti, suonando in simultanea sequenze ritmiche con body percussion.

Quest’ anno la compagnia ha prodotto il nuovo spettacolo “Catch the Rhythm”

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