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Kirsten Stromberg

Artista interdisciplinare

Kirsten Stromberg (nata a San Francisco, CA USA, vive e lavora a Firenze, Italia) è un’artista interdisciplinare che lavora con mixed media, pittura/disegno, sound art e musica sperimentale. Sue aree di ricerca includono: educazione artistica e impegno estetico per la trasformazione individuale e sociale, dolore e recupero nel world body, ricerca femminista e arte contemporanea. Ha conseguito la laurea presso il Dartmouth College, dove è stata Senior Fellow in musica elettro-acustica e arte. Nel 2005 ha completato il suo MFA in Arts and Consciousness Studies presso la JFKU. Ha studiato per oltre 20 anni con le artisti Rose Shakinovsky e Claire Gavronsky frequentando numerosi workshop e residenze con loro sia in Italia che in Sud Africa. Il lavoro di Kirsten è stato mostrato / eseguito in mostre personali e collettive a livello internazionale in differenti luoghi, tra cui: Le Murate PAC e Fabbrica Europa a Firenze; LACE e Huntington Beach Center for The Arts nell’area di

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Kirsten Stromberg (nata a San Francisco, CA USA, vive e lavora a Firenze, Italia) è un’artista interdisciplinare che lavora con mixed media, pittura/disegno, sound art e musica sperimentale. Sue aree di ricerca includono: educazione artistica e impegno estetico per la trasformazione individuale e sociale, dolore e recupero nel world body, ricerca femminista e arte contemporanea. Ha conseguito la laurea presso il Dartmouth College, dove è stata Senior Fellow in musica elettro-acustica e arte. Nel 2005 ha completato il suo MFA in Arts and Consciousness Studies presso la JFKU. Ha studiato per oltre 20 anni con le artisti Rose Shakinovsky e Claire Gavronsky frequentando numerosi workshop e residenze con loro sia in Italia che in Sud Africa. Il lavoro di Kirsten è stato mostrato / eseguito in mostre personali e collettive a livello internazionale in differenti luoghi, tra cui: Le Murate PAC e Fabbrica Europa a Firenze; LACE e Huntington Beach Center for The Arts nell’area di Los Angeles; The SF Arts Commission, 21 Grand and Works / San Jose ‘nella San Francisco Bay Area; oltre a mostre e progetti a New York, Londra, Copenaghen e Berlino.

Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

Pondweed Variations
Performance live 19 maggio 2021

1. Renato Grieco, Solo for Double Bass
2. Francesco Pellegrino, Solo for Clarinet
3. Francesco Toninelli, Solo for Percussion
Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

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Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

Ribwort Plantain Interlude
Performance live 19 maggio 2021

Renato Grieco, Double Bass
Francesco Pellegrino, Saxophone
Francesco Toninelli, Percussion
Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

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Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

Ribwort Sonata
Performance live 19 maggio 2021

Renato Grieco, Double Bass
Francesco Pellegrino, Clarinet
Francesco Toninelli, Percussion
Along the 𝄐 (Attraverso la 𝄐, 2019-2020), Kirsten Stromberg | Progetto RIVA

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Florence Korea Film Fest

Obiettivo del Festival, oltre alla cooperazione culturale ed istituzionale tra l’Italia e la Corea, è la promozione del seducente universo culturale coreano attraverso la lente d’ingrandimento del grande schermo, delle esposizioni d’arte e dei convegni.

Tra prime visioni e classici contemporanei, il festival, unico nel suo genere in tutta Italia, offre documentari, cortometraggi, film e ampie retrospettive sui principali registi della cinematografia coreana, con la partecipazione degli stessi autori. Dal 2007 l’Associazione promuove, oltre al Cinema Coreano in Italia, anche il cinema italiano in Corea del Sud, collaborando con i maggiori festival del paese alla programmazione nei loro palinsesti di retrospettive e rassegne dei protagonisti del nostro cinema.

Il Florence Korea Film Fest ha firmato un Memorandum d’intesa con uno dei più importanti festival coreani JIFF – Jeonju International Film Festival. Il Festival collabora anche con il BIFF – Busan International F

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Obiettivo del Festival, oltre alla cooperazione culturale ed istituzionale tra l’Italia e la Corea, è la promozione del seducente universo culturale coreano attraverso la lente d’ingrandimento del grande schermo, delle esposizioni d’arte e dei convegni.

Tra prime visioni e classici contemporanei, il festival, unico nel suo genere in tutta Italia, offre documentari, cortometraggi, film e ampie retrospettive sui principali registi della cinematografia coreana, con la partecipazione degli stessi autori. Dal 2007 l’Associazione promuove, oltre al Cinema Coreano in Italia, anche il cinema italiano in Corea del Sud, collaborando con i maggiori festival del paese alla programmazione nei loro palinsesti di retrospettive e rassegne dei protagonisti del nostro cinema.

Il Florence Korea Film Fest ha firmato un Memorandum d’intesa con uno dei più importanti festival coreani JIFF – Jeonju International Film Festival. Il Festival collabora anche con il BIFF – Busan International Film Festival, primo festival della Corea e il più importante festival dell’Asia.

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If the wind blows in Florence...?

Mostra dell'artista giapponese Mariko Hori, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art e Ailae

If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recen

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If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recente pandemia, con il suo carattere di catastrofe globale, invita a una nuova apertura e rispetto per l’equilibrio della natura, così come alla realizzazione di un profondo punto di contatto tra gli esseri umani e tutte le creature viventi.

L’installazione di Mariko Hori, curata da Renata Summo-O’Connell, ha incluso la partecipazione diretta di cittadini fiorentini che hanno risposto al suo invito disseminato via Instagram e ai giovani artisti Grazie ad una partnership con l’Accademia di Belle Arti, a immaginarsi una possibile continuazione dell’incipit ” Cosa accade se il vento soffia a Firenze?”.

Nelle sale e nelle celle al primo piano del MAD, immagini, suoni e parole, che il pubblico potrà udire e leggere, trascritte, invitano a partecipare in questa riflessione collettiva che Mariko Hori articola, sala dopo sala, creando e ricreando atmosfere e esperienze sensoriali con una particolare attenzione agli spazi tra gli spazi, il tempo tra i tempi, una costante nel lavoro artistico dell’artista.

Il lavoro è stato sviluppato in preparazione e durante il periodo di residenza artistica presso MAD Murate Art District, ispirato e nutrito dalla natura, la cultura e dal linguaggio vivo, in una Firenze che rinasce, in una era che è indubbiamente nuova.

” If the wind blows in Florence…” apre al pubblico il 30 giugno e sarà visitabile fino al 4 settembre 2021.

Per meglio comprendere i contenuti e le peculiarità della mostra è previsto un programma di visite guidate gratuite – che andrà avanti fino alla fine del mese – curate da un gruppo di studentesse dell’Accademia di Belle Arti, formate direttamente da Mariko Hori, Renata Summo O’Connell e dalla direttrice artistica di MAD, Valentina Gensini.
Si comincia mercoledì 7 luglio, per poi proseguire l’8, 9, 14, 15, 16, 20, 21, 22, 23, 27, 28, 29 e infine il 30 luglio, sempre con un doppio orario, alle 17:30 e alle 18:30.

In collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Ailae, Villa Romana e Numeroventi.
La mostra rientra all’interno del progetto Citizens, Fondazione CRF, in partnership con ABI Firenze.

Opening 30 giugno: dalle 14.30 alle 19.30 mostra aperta con prenotazione obbligatoria; 17.30 talk con l’artista Mariko Hori e la curatrice Renata Summo O’Connell e Valentina Gensini con prenotazione obbligatoria

 

If the wind blows in Florence...?

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Mishima Code Gallery

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

Mishima Code Gallery

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Dal bianco - cartografia dei sensi

Residenza d'artista di Lucrezia Gabrieli

L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.


L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.

Dal bianco - cartografia dei sensi

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Mishima Code

Mostra di Fukushi Ito, dedicata a Yukio Mishima

L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconog

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L’esposizione site specific vuol far riflettere sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, attraverso videoproiezioni, installazioni ambientali, trasparenze, sculture digitali

Al centro, la questione di genere a le trasformazioni globali dei linguaggi artistici, a partire dalle parole chiave della poetica di Mishima

Trasparenze, videoproiezioni, installazioni ambientali, sculture digitali, in un inedito allestimento site specific, per interrogarsi sul rapporto tra Occidente ed Estremo Oriente, a partire dalle parole chiave della poetica di Yukio Mishima, uno dei più grandi scrittori del Novecento, scomparso nel 1970. È “Mishima Code”, la mostra personale dell’artista nipponica Fukushi Ito, in esposizione dal 1 luglio al 3 settembre a Firenze presso MAD – Murate Art District.

Fukushi Ito torna a Firenze dopo oltre 30 anni dalla sua prima esposizione nella Galleria Palazzo Vecchio (nel 1984), per presentare una mostra narrativa, che reinterpreta in immagini l’iconografia di Mishima, a partire dai suoi romanzi e dai temi in essi trattati. In esposizione alcuni lavori inediti, site specific, e una selezione di installazioni pittorico digitali che si nutrono dei linguaggi e delle tecnologie contemporanee per dare vita a dispositivi artistici, presentate in esposizioni museali in Italia e Giappone negli ultimi 5 anni.

A cura del critico e filosofo Roberto Mastroianni, organizzata da fund4art, in collaborazione con MAD – Murate Art District, “Mishima Code” prosegue infatti il percorso iniziato al Palazzo Ducale di Genova con “Luce Spazio Tempo” nel 2013, al MAG di Amalfi e Palazzo Bufalini a Spoleto con “Persona” nel 2017, e un primo studio proprio su Mishima nel 2015 a Torino.

 

A partire da una formazione e da una pratica della pittura tradizionale giapponese, Fukushi Ito ha sviluppato una poetica contemporanea la cui natura espressiva si nutre dell’eredità dell’arte europea e italiana del ‘900. Da molti anni, la sua produzione si concentra su problemi di natura onto-antropologica che indagano l’emersione della realtà nello spazio e nel tempo, alla ricerca di un dialogo tra le forme di vita occidentali ed estremo orientali nel tentativo di dare risposta alle universali domande di senso dell’umanità. In questo percorso, le diverse figure esemplari di umanità con cui Ito si è confrontata danno vita a una galleria di personaggi notevoli di natura socio-politica e artistica che diventano una specie di galleria tipologica dal carattere esemplare, con cui lei entra in relazione. Tra tutti questi personaggi (Macchiavelli, Leonardo, Musashi, Fallaci,  Fontana…), Mishima ricopre un posto particolare.

“Mishima Code” consta di una ventina di opere di forme e dimensioni differenti divisi tra computer drawing e assemblage. In questi lavori, come ne “Il mare della fertilità”, “Algoritmo” o l’installazione a piramidi “Mishima P”, il carattere iconico viene ottenuto sovrapponendo immagini, foto realistiche di paesaggi, dei personaggi stessi, riproduzioni dei loro scritti e delle loro opere dando vita ad una rappresentazione virtuale che produce una realtà dilatata, anche grazie ad immagini digitali estratte dal mondo del web e della comunicazione televisiva, che sono successivamente stampate su pannelli di tela. La saturazione e la sovrapposizione delle immagini e la loro proiezione nell’ambiente espositivo, grazie all’uso della luce montata all’interno delle installazioni a forma di poliedro, restituisce la sensazione immersiva di una contemporaneità popolata di immagini e figure che circondano la nostra esistenza e formano il tessuto connettivo del mondo globalizzato. Così come le opere in trasparenza costituiscono un’installazione che partendo da immagini digitali interagiscono con la luce e le pellicole di rivestimento in un paziente lavoro di ri-composizione del reale. La mostra presenta il filo rosso della poetica e della sperimentazione su materiali e linguaggi. Tutte le serie realizzate dall’artista negli ultimi 30 anni portano il titolo “In the space and in the time”, visto l’interesse costante di Ito per la relazione tra la luce, l’ombra e la rappresentazione tecnologica.

 

Mishima Code” è quindi il dialogo differito nello spazio e nel tempo tra due artisti – Mishima e Ito – che tentano di unire, nella loro poetica e nella loro ricerca artistica, i linguaggi e i temi della ricerca estetica e della cultura dell’occidente europeo con quelli ereditati dalla tradizione estremo asiatica di riferimento. Non solo una mostra celebrativa, ma un percorso di riflessione e ricerca che ha portato Ito ad assumere e interpretare i temi sollevati da Mishima, rendendoli opere dal grande impatto emotivo e immaginario e dalla raffinata delicatezza visiva tipica di un’arte che si pone come ponte tra Oriente e Occidente. Il punto di partenza sono i libri, i temi, i titoli e le parole chiave della poetica di Mishima, scrittore, drammaturgo, saggista e poeta, a circa 50 anni dalla sua morte, avvenuta tramite Seppuku (suicidio rituale giapponese) per protestare contro l’occidentalizzazione del Giappone e la crisi e collasso dello spirito tradizionale nipponico e dell’etica dei Samurai cui era legato. Acceso nazionalista, ebbe notorietà anche come attore, regista cinematografico e artista marziale. Il dialogo di Ito con Mishima si nutre di opposizioni e somiglianze che permettono a questa relazione artistica di rappresentare iconicamente le contraddizioni del nostro tempo.

 

In occasione dell’inaugurazione, il 1 luglio alle ore 11.30, si terrà un incontro su Sopravvivenza, ricorrenza e trasformazione dei modelli culturali nell’arte, a cui parteciperanno l’artista Fukushi Ito, il curatore Roberto Mastroianni, Valentina Gensini, direttrice del MAD, Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini e founder di #Boycottmanels, e Luca Bravi, ricercatore presso il Dipartimento di Formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia (FORLILPSI) dell’Università di Firenze. Si parlerà di questione di genere, delle trasformazioni globali dei linguaggi artistici e del rapporto tra tradizione e innovazione. Completano l’iniziativa, la proiezione del cortometraggio “Fukushi Ito-Mishima”, a cura di Christian Velcich, e la nuova composizione musicale di Sachito Hata, creata appositamente per la mostra e dedicata a Yukio Mishima.

“Il valore esistenziale, si potrebbe dire antropologico e spirituale delle immagini ispirate al corpus letterario e biografico di Mishima diventano il terreno di gioco di una ricerca da parte di Fukushi Ito, che si snoda tra fotografia, computer drawing e scultura installativa e, nello stesso tempo, si presentano come un omaggio alla figura del grande scrittore giapponese, alla sua vita, produzione e poetica. – dice il curatore Roberto Mastroianni – La mostra è, infatti, il risultato di un’indagine in qualche modo etimologico-filosofica sui luoghi, i temi, i libri e la poetica di Mishima: Fukushi Ito ha realizzato le proprie opere a partire da un dialogo decennale con lo scrittore giapponese, articolandolo intorno ai temi, alle immagini e alle parole evocative della narrativa di Mishima (morte, onore, devozione, sigillo, desiderio, grazia, tradizione…), accettando la sollecitazione che proviene dai libri di Mishima, dai luoghi in cui sono ambientati e dalle tematiche socio-politiche che in essi sono affrontate”.

 

“Sono molto felice di festeggiare i miei 40 anni in Italia, e in particolare a Firenze, che è stata la prima città in cui ho vissuto in questo paese, è un bel traguardo proporre la mia mostra personale proprio qui!”. dichiara l’artista Fukushi Ito.

Mishima Code

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Yukio Mishima

Scrittore

Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake, è stato uno scrittore giapponese tra i più originali e controversi della letteratura nipponica e internazionale. Nato il 14 gennaio 1925 a Tokyo ha una formazione influenzata dall’estetica e dalla letteratura europea, specialmente italiana e francese, di fine ‘800 inizio ‘900 e dal militarismo tradizionalista e nazionalista tipico del Giappone della prima metà del ‘ 900. Autore di alcuni romanzi centrali sulla dicotomia tra valori tradizionali e aridità spirituale del mondo contemporaneo dà forma a una poetica in bilico tra tradizione innovazione, tra culto del soldato poeta, del samurai, del corpo e delle arti marziali ed estetizzazione decadente. Il recupero di un ethos culturale nazionalista si unisce a un complesso rapporto con la propria omosessualità che lo porteranno ad abbracciare idee politiche nazionaliste e di estrema destra. Mishima affermo il valore della cultura del Giappone imperiale, criticando gli esiti del p

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Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake, è stato uno scrittore giapponese tra i più originali e controversi della letteratura nipponica e internazionale. Nato il 14 gennaio 1925 a Tokyo ha una formazione influenzata dall’estetica e dalla letteratura europea, specialmente italiana e francese, di fine ‘800 inizio ‘900 e dal militarismo tradizionalista e nazionalista tipico del Giappone della prima metà del ‘ 900. Autore di alcuni romanzi centrali sulla dicotomia tra valori tradizionali e aridità spirituale del mondo contemporaneo dà forma a una poetica in bilico tra tradizione innovazione, tra culto del soldato poeta, del samurai, del corpo e delle arti marziali ed estetizzazione decadente. Il recupero di un ethos culturale nazionalista si unisce a un complesso rapporto con la propria omosessualità che lo porteranno ad abbracciare idee politiche nazionaliste e di estrema destra. Mishima affermo il valore della cultura del Giappone imperiale, criticando gli esiti del processo di modernizzazione del paese. Temi ricorrenti della sua produzione sono il mito della forza e dell’eroismo, l’erotismo, il legame inscindibile fra sessualità e violenza, tra bellezza e morte. Nell’ultima fase della sua vita fondò un’organizzazione paramilitare, la Tatenokai (Società dello scudo), basata sull’esaltazione della cultura fisica e delle arti marziali che si poneva il compito di difendere la figura divina dell’Imperator e i valori tradizionali nipponici contro la modernizzazione. La sua prima opera Confessioni di una maschera (1949), parzialmente autobiografica, gli diede fama e successo internazionali che si consolidarono con La voce delle onde (1954), Il padiglione d’oro (1956), Il sapore della gloria (1963). Il 25 novembre 1970 si tolse la vita con il suicidio rituale samurai (Harakiri), come ultima protesta per la perdita dei valori tradizionali del Giappone contemporaneo.

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Roberto Mastroianni

Curatore

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, Dottore di Ricerca in Filosofia e Scienze della Comunicazione, membro del Comitato di Direzione della UNESCO Chair in Sustainable Development and Territory Management dell’Università degli Studi di Torino, Ricercatore Indipendente presso il C.I.R.Ce – Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Comunicazione e Presidente del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino. Le sue ricerche si concentrano principalmente sull’Estetica filosofica, la Teoria generale della Politica, l’Antropologia, la Semiotica, Urban Studies, Communication Studies and Cultural StudiesUrban Innovation and Cultural Heritage, Street Art e Graffiti-Writing, Urban Design UrbanArt, l’arte contemporanea e irregolare e la critica filosofica.

È autore e co-autore di diversi libri, articoli e saggi di teoria della politica, filosofia e critica d’arte e curato diverse es

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Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, Dottore di Ricerca in Filosofia e Scienze della Comunicazione, membro del Comitato di Direzione della UNESCO Chair in Sustainable Development and Territory Management dell’Università degli Studi di Torino, Ricercatore Indipendente presso il C.I.R.Ce – Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Comunicazione e Presidente del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino. Le sue ricerche si concentrano principalmente sull’Estetica filosofica, la Teoria generale della Politica, l’Antropologia, la Semiotica, Urban Studies, Communication Studies and Cultural StudiesUrban Innovation and Cultural Heritage, Street Art e Graffiti-Writing, Urban Design UrbanArt, l’arte contemporanea e irregolare e la critica filosofica.

È autore e co-autore di diversi libri, articoli e saggi di teoria della politica, filosofia e critica d’arte e curato diverse esposizioni in spazi pubblici e privati e musei e tenuto lezioni, seminari e conferenze in differenti Università italiane e straniere. Inoltre ha svolto attività di consulenza nell’analisi strategica e culturale per diverse agenzie internazionali, organizzazioni pubbliche e private e istituzioni politiche.

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Mishima Code Audioguida

Audioguida alla mostra con Fukushi Ito, intervistata da Francesca Martini

Mishima Code Audioguida

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Fukushi Ito

Artista visivo

Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire

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Fukushi Ito (伊藤 福紫) è nata a Nagoya nel 1952, laureata alla Tokyo University of Arts, dopo aver conseguito la laurea specialistica presso la stessa Università si trasferisce in Italia, dove vive da circa 40 anni. Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda. Nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’onore con il Nastro Blu Scuro per conto dell’Imperatore. La sua opera supera la dicotomia tra Oriente e Occidente, per diventare sintesi superiore, sostenuta anche dal pensiero che nella cultura giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione. Così Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. Da ciò deriva la predilezione nell’accostamento di materiali antichi a contemporanei, come la carta giapponese e i pigmenti all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass, alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led. In particolare è proprio la luce, lo strumento privilegiato che essa utilizza volutamente al fine di coinvolgere il pubblico con l’intento di amplificarne gli stimoli sensoriali. Il suo lavoro porta l’artista a entrare e uscire costantemente da due culture.

 

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Formal Interference

Progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili

Dal 7 di maggio 2014 Le Murate. Progetti Arte Contemporanea ha ospitato Formal Interference, un progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili (progetto di arte pubblica basato a Firenze) e con John O’Hare & Gordon Culshaw, curatori dal 2006 al 2010 di Wolstenholme Projects (galleria di Liverpool che ha esposto il lavoro di artisti affermati, britannici ed internazionali, quali Keren Cytter, Mark Lewis, Paul Rooney, Jordan Baseman e Wolfgang Tilmans e offerto, allo stesso tempo, una piattaforma espositiva per artisti emergenti e collettivi artistici quali the Centre of Attention di Londra e Stand Assembly/Moot di Nottingham).

La pubblicità e l’informazione estetizzano i messaggi provenienti da qualunque ambito pubblico. Gli eventi sono riportati in maniera uniforme senza alcuna considerazione riguardo la loro sostanza. I cittadini sono alienati da tali modalità comunicative che hanno il solo effetto, in sostanza, di renderli impotenti rispetto al m

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Dal 7 di maggio 2014 Le Murate. Progetti Arte Contemporanea ha ospitato Formal Interference, un progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili (progetto di arte pubblica basato a Firenze) e con John O’Hare & Gordon Culshaw, curatori dal 2006 al 2010 di Wolstenholme Projects (galleria di Liverpool che ha esposto il lavoro di artisti affermati, britannici ed internazionali, quali Keren Cytter, Mark Lewis, Paul Rooney, Jordan Baseman e Wolfgang Tilmans e offerto, allo stesso tempo, una piattaforma espositiva per artisti emergenti e collettivi artistici quali the Centre of Attention di Londra e Stand Assembly/Moot di Nottingham).

La pubblicità e l’informazione estetizzano i messaggi provenienti da qualunque ambito pubblico. Gli eventi sono riportati in maniera uniforme senza alcuna considerazione riguardo la loro sostanza. I cittadini sono alienati da tali modalità comunicative che hanno il solo effetto, in sostanza, di renderli impotenti rispetto al messaggio.
Questa forzata impotenza cresce quando gli spazi personali, pubblici, virtuali, testuali e narrativi vengono trasformati in spazi estetici. Per affrontare e neutralizzare tali tecniche di controllo è necessario che gli artisti si riapproprino dei linguaggi estetici sottraendoli dalla sfavorevole associazione con le aree di senso legate al mercato e all’intrattenimento.
L’attenzione critica verso tali sottigliezze formali può mostrare quanto una trasmissione aggressiva dell’informazione stimoli precisi comportamenti e risposte: solo attraverso l’introduzione di sottili elementi perturbatori questa finzione di autorità può essere palesata e rimossa.
Il fine di questo progetto è  stato di contrastare e sfidare la legittimità di questa retorica estetizzante insidiosamente autoritaria. Gli artisti prescelti sono stati selezionati in considerazione della qualità e dello sviluppo della loro pratica artistica: CAAPO mira a costituire un programma internazionale di arte pubblica che includa una varietà di nuovi lavori in grado di esplorare i temi dell’appropriazione, della contaminazione e della corruzione.

Gli artisti partecipanti sono stati: Kathryn Ashill, Lee Campbell, Jamie Davies, John O’Hare, Brychan Tudor e Spazi Docili

Il programma ha previsto, oltre ad eventi di arte pubblica in giro per la città, anche una serie di workshop, incontri e dibattiti aperti al pubblico organizzati presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.

Formal Interference è un progetto sostenuto da:  British Council, Wales Arts Internationa, Comune di Firenze, Associazione Mus.e e Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.

Formal Interference

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Formal Interference

Progetto di CAAPO ideato e prodotto in collaborazione con Spazi Docili

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Brychan Tudor

Brychan Tudor usa amalgamare fra di loro luce proiettata e strutture tridimensionali per creare una forma di stratificazione che esplori e ridefinisca i confini spaziali. Questo processo produce sottili mutamenti del ‘sentire’ e gioca con la nozione di una memoria esperienziale ‘fisica’. Attraverso una ripetizione controllata, tali proiezioni aiutano ad aprire un dialogo tra le alterazioni fisiche del luogo e le nozioni spaziali che esse esprimono.
http://www.creativeassault.org/BRYCHAN-TUDOR-1


Brychan Tudor usa amalgamare fra di loro luce proiettata e strutture tridimensionali per creare una forma di stratificazione che esplori e ridefinisca i confini spaziali. Questo processo produce sottili mutamenti del ‘sentire’ e gioca con la nozione di una memoria esperienziale ‘fisica’. Attraverso una ripetizione controllata, tali proiezioni aiutano ad aprire un dialogo tra le alterazioni fisiche del luogo e le nozioni spaziali che esse esprimono.
http://www.creativeassault.org/BRYCHAN-TUDOR-1

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Zona/Zone

Laboratorio di arte pubblica e intervento sul territorio

Zona/Zone

Fabrizio Ajello / Robert Pettena

Zona/Zone è un laboratorio di arte pubblica e intervento sul territorio ideato dall’artista Fabrizio Ajello con la collaborazione del Prof. Robert Pettena, realizzato all’interno del percorso formativo di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Gli allievi del corso hanno partecipato attivamente al processo di documentazione, analisi e intervento in alcune zone della città di Firenze, selezionate appositamente dall’artista. Gli spazi d’indagine sono stati scelti in base alle peculiarità urbanistiche ma anche estetico-sociali, economiche ed emozionali. Partendo da ricognizioni specifiche di singole porzioni del territorio (Zone), si è passati ad una riflessione sul complesso città come organismo (Zona). L’attraversamento, il ripensare la città, le appartenenze e le discrasie, le partizioni e i riflessi, gli avvenimenti storicizzati e l’attualità, la materia e l’informe, l’appropriazione temporanea, le strutt

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Zona/Zone

Fabrizio Ajello / Robert Pettena

Zona/Zone è un laboratorio di arte pubblica e intervento sul territorio ideato dall’artista Fabrizio Ajello con la collaborazione del Prof. Robert Pettena, realizzato all’interno del percorso formativo di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Gli allievi del corso hanno partecipato attivamente al processo di documentazione, analisi e intervento in alcune zone della città di Firenze, selezionate appositamente dall’artista. Gli spazi d’indagine sono stati scelti in base alle peculiarità urbanistiche ma anche estetico-sociali, economiche ed emozionali. Partendo da ricognizioni specifiche di singole porzioni del territorio (Zone), si è passati ad una riflessione sul complesso città come organismo (Zona). L’attraversamento, il ripensare la città, le appartenenze e le discrasie, le partizioni e i riflessi, gli avvenimenti storicizzati e l’attualità, la materia e l’informe, l’appropriazione temporanea, le strutture e i riflessi, sono stati i temi centrali dell’intero percorso laboratoriale, restituito dai partecipanti attraverso una serie di interventi sul territorio realizzati e da realizzare nei prossimi mesi e una produzione di immagini e percorsi progettuali.

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Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello, artista, vive e lavora a Firenze. Si è laureato presso l’Università di Palermo, facoltà di Lettere e Filosofia, con una tesi in storia dell’arte contemporanea.

Negli anni ’90 comincia ad esporre e collaborare con artisti italiani ed esteri. La sua attività spazia dalle tecniche ad olio e inchiostro alla fotografia, al collage, all’istallazione, individuando nei temi della memoria, del confronto culturale, della relazione tra il sacro e l’immaginario personale e della ricerca sullo spazio come luogo da leggere e interpretare artisticamente il proprio fulcro tematico. Ha esposto in Italia e all’estero, ed è uno dei membri del progetto Spazi docili.

Fabrizio Ajello, artista, vive e lavora a Firenze. Si è laureato presso l’Università di Palermo, facoltà di Lettere e Filosofia, con una tesi in storia dell’arte contemporanea.

Negli anni ’90 comincia ad esporre e collaborare con artisti italiani ed esteri. La sua attività spazia dalle tecniche ad olio e inchiostro alla fotografia, al collage, all’istallazione, individuando nei temi della memoria, del confronto culturale, della relazione tra il sacro e l’immaginario personale e della ricerca sullo spazio come luogo da leggere e interpretare artisticamente il proprio fulcro tematico. Ha esposto in Italia e all’estero, ed è uno dei membri del progetto Spazi docili.

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Spazi Docili

Firenze è un brand. Lo stereotipo, conosciuto in tutto il mondo, della città rinascimentale. Firenze, tuttavia, è anche l’indiscussa capitale delle difficoltà italiane nel comprendere e gestire il contemporaneo e il relativo rapporto con il passato. Spazi Docili è la risposta in chiave di progetto di arte pubblica a questa realtà sconcertante ed esemplare. Il progetto è nato durante il 2008 ed è curato da Fabrizio Ajello e Christian Costa.
http://www.spazidocili.org


Firenze è un brand. Lo stereotipo, conosciuto in tutto il mondo, della città rinascimentale. Firenze, tuttavia, è anche l’indiscussa capitale delle difficoltà italiane nel comprendere e gestire il contemporaneo e il relativo rapporto con il passato. Spazi Docili è la risposta in chiave di progetto di arte pubblica a questa realtà sconcertante ed esemplare. Il progetto è nato durante il 2008 ed è curato da Fabrizio Ajello e Christian Costa.
http://www.spazidocili.org

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Christian Costa

Christian Costa, artista e critico, vive e lavora tra Napoli e Varsavia. Si occupa di arte pubblica da più di dieci anni. Ha mostrato il suo lavoro in svariati paesi e in progetti/eventi, quali: la Biennale di Venezia, il World Expo, la Biennale di Liverpool, l’European Culture Congress, e altri.
Dal 2005, insieme all’artista Fabrizio Ajello e alle curatrici Barbara D’Ambrosio e Costanza Meli, lavora al progetto di arte pubblica, Progetto Isole, basato a Palermo.
Dal 2007 lavora al progetto di arte pubblica N.EST, curato da Danilo Capasso e focalizzato sull’enorme e assai diversificata parte orientale di Napoli.
Nel 2008 fonda, insieme all’artista Fabrizio Ajello, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, incentrato sulla città di Firenze e che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio e interventi, workshop, mostre, residenze artistiche organizzate come curatori, talk. Dal 2015 l’artista Stefano Giuri entra a far parte stabilmente del progetto.
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Christian Costa, artista e critico, vive e lavora tra Napoli e Varsavia. Si occupa di arte pubblica da più di dieci anni. Ha mostrato il suo lavoro in svariati paesi e in progetti/eventi, quali: la Biennale di Venezia, il World Expo, la Biennale di Liverpool, l’European Culture Congress, e altri.
Dal 2005, insieme all’artista Fabrizio Ajello e alle curatrici Barbara D’Ambrosio e Costanza Meli, lavora al progetto di arte pubblica, Progetto Isole, basato a Palermo.
Dal 2007 lavora al progetto di arte pubblica N.EST, curato da Danilo Capasso e focalizzato sull’enorme e assai diversificata parte orientale di Napoli.
Nel 2008 fonda, insieme all’artista Fabrizio Ajello, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, incentrato sulla città di Firenze e che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio e interventi, workshop, mostre, residenze artistiche organizzate come curatori, talk. Dal 2015 l’artista Stefano Giuri entra a far parte stabilmente del progetto.
Nel 2014 Officina Marinoni, Spazi Docili e STALKER danno vita a Biennale Urbana, piattaforma culturale basata a Venezia che esplora a livello internazionale le pratiche estetiche che affrontano la dimensione urbana ed ambientale.

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John O’Hare

“Attraverso una pratica site-specific il mio intento è quello di riaffermare l’onnipresente/trascurato. Il mio lavoro esplora le potenzialità interattive dei processi decisionali relativi alla forma e, attraverso l’attenzione alla loro diffusione per mezzo dei nuovi media, le loro più ampie attrattive e applicazioni.”
https://sites.google.com/site/johnohare27/


“Attraverso una pratica site-specific il mio intento è quello di riaffermare l’onnipresente/trascurato. Il mio lavoro esplora le potenzialità interattive dei processi decisionali relativi alla forma e, attraverso l’attenzione alla loro diffusione per mezzo dei nuovi media, le loro più ampie attrattive e applicazioni.”
https://sites.google.com/site/johnohare27/

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Jamie Davies

“Da dove facciamo discendere il nostro divenire? La mia pratica artistica esplora i concetti di intimità, identità, autorità. Costruisco oggetti per mettere in discussione quanto un singolo soggetto, utilizzando una metodologia non soggettiva, possa essere ampliato. Questi oggetti appaiono come invenzioni personali e artificiali, e le loro imperfezioni e fragilità come un tentativo per cercare di eliminare ogni senso di autobiografia dal lavoro.”
http://www.creativeassault.org/JAMIE-DAVIES-1  


“Da dove facciamo discendere il nostro divenire? La mia pratica artistica esplora i concetti di intimità, identità, autorità. Costruisco oggetti per mettere in discussione quanto un singolo soggetto, utilizzando una metodologia non soggettiva, possa essere ampliato. Questi oggetti appaiono come invenzioni personali e artificiali, e le loro imperfezioni e fragilità come un tentativo per cercare di eliminare ogni senso di autobiografia dal lavoro.”
http://www.creativeassault.org/JAMIE-DAVIES-1  

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Lee Campbell

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

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Kathryn Ashill

La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com


La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com

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Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

Progetto RIVA

Un passato fuori dal tempo (2019) | Zhang Xiang

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