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Linee di Fuga

a cura di Accademia di Belle Arti di Firenze

Veronica Montanino, Domenico Antonio Mancini, Marco Raffaele e Marina Brancato

 

L’esposizione riunisce interventi site-specific realizzati dagli studenti della Scuola di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Firenze nelle celle dell’ex Carcere Duro delle Murate. Attraverso installazioni, immagini, suoni e pratiche ambientali, i giovani artisti riflettono sui temi dell’identità, della fragilità, della libertà e del rapporto tra interiorità e mondo esterno.

Fondata sulla ricerca intorno alla complessa stratificazione storica, simbolica e politica del luogo, attraversato nel tempo da differenti forme di separazione, controllo, isolamento e disciplina del corpo. La mostra prende avvio proprio da questa ambivalenza: dalla continuità e insieme dalla distanza tra clausura volontaria e reclusione imposta, tra protezione e contenimento, tra spazio interiore e costrizione materiale.

Gli artisti coinvolti: Pietro Apicella, Sofia De Francesch, Simone D’Archivio, Elena Marcacci, Leyla Janine Martinez Valencia, Joanna Marshall-Cook, Cecilia Monti, Alessandro Musumeci, Giulia Segalla.

 

Inaugurazione giovedì 25 giugno ore 17:30.

 

per maggiori informazioni info.mad@musefirenze.it

Pietro Apicella

Pietro Apicella (Firenze, 2006) si è diplomato presso il Liceo Artistico Alberti-Dante e attualmente frequenta il corso triennale di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua ricerca artistica è radicata nella scultura, disciplina incontrata durante gli anni delle superiori. Parallelamente, sperimenta con diverse tecniche — dalla fotografia alla pittura — alla ricerca di un linguaggio sempre nuovo.

Sofia De Francesch

Sofia De Francesch (Pieve di Cadore, 2003) è nata e cresciuta in un rifugio di montagna ad Auronzo di Cadore, contesto che influenza in modo costante la sua ricerca. Attualmente studia presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua pratica indaga dinamiche di attraversamento, consumo e alterazione dei luoghi, con particolare attenzione ai contesti montani e ai fenomeni legati al turismo di massa. Nei suoi progetti utilizza materiali eterogenei e spesso soggetti a trasformazione. La materia non è intesa come elemento stabile, ma come corpo attivo che registra tempo, azione e cambiamento.

Simone D’Archvio

Simone D’Archivio (L’Aquila, 2004) dopo aver concluso gli studi presso il liceo classico di L’Aquila si trasferisce per studiare all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, seguendo il corso di Decorazione. La sua ricerca artistica si avvale di diversi linguaggi e mezzi espressivi che spaziano dalla fotografia, al video, e dall’installazione alle opere partecipate. Tra i suoi temi, spiccano quelli legati alla memoria con una forte attitudine relazionale che prevede il coinvolgimento degli spettatori.

Elena Marcacci

Elena Marcacci (Pisa, 2004) Diplomata presso il Liceo Artistico F. Russoli di Cascina (PI), frequenta dal 2023 il corso di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua ricerca artistica si basa sul rapporto tra l’opera e lo spazio, cercando di suggerire riflessioni emotive anche attraverso il fattore del tempo e della coesistenza di passato e presente.

Leyla Janine Martinez Valencia

Leyla Jeanine Martinez Valencia (San Pedro Sula,Honduras, 2001) è un’artista visiva afro-latina focalizzata su pratiche tessili e scultoree il cui lavoro nasce da una ricerca personale legata all’identità hondureña, alla memoria diasporica, interpretate attraverso materiali plastici e processi manuali. Studia al terzo anno all’Accademia Di Belle Arti di Firenze nel corso di Decorazione per le arti visive, ha realizzato esposizioni artistiche in Italia.

Joanna Marshall-Cook

Joanna Marshall-Cook (Londra, 1984) è un’artista interdisciplinare con una formazione in biochimica e sostenibilità ambientale, frequenta attualmente il corso di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua pratica, guidata dalla ricerca, attinge a indagini scientifiche, ecologiche e materiche per esplorare le relazioni in continua trasformazione tra l’essere umano e il mondo naturale. Attraverso la scultura, la ceramica e l’impiego di materiali di recupero, cerca di rivelare la meraviglia e la violenza silenziosa insite nei fenomeni naturali quotidiani, invitando a nuove prospettive sulla nostra interdipendenza con la natura. Il suo lavoro affronta questioni ecologiche attraverso un linguaggio che pone al centro rigenerazione, resilienza e speranza.

Cecilia Monti

Cecilia Monti (Pistoia, 2005) frequenta il secondo anno del corso di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua ricerca si sviluppa attraverso il gioiello-scultura come mezzo di riflessione sul rapporto tra corpo, memoria e spazio. Attraverso la modellazione della cera e la tecnica della fusione a cera persa in argento 925, indaga temi legati alla reclusione, al confine e alla libertà individuale. Il suo lavoro mette in dialogo storia e contemporaneità, esplorando le tensioni tra scelta e costrizione e la loro traduzione in forma scultorea.

Alessandro Musumeci

Alessandro Musumeci (Palermo, 1999) ha conseguito il diploma presso il Liceo Classico di Sciacca. Si trasferisce a Firenze per studiare Cinema d’Animazione (2D e 3D) e, in seguito, Decorazione all’Accademia di Belle Arti dove attualmente frequenta il biennio. Ha una visione eclettica dell’arte che lo ha portato a interessarsi a molteplici discipline e sperimentare con vari mezzi espressivi. Le sue ricerche artistiche danno una forma fisica e visiva del rapporto con l’altra persona, trattano tematiche di attualità e creano collegamenti tra l’arte antica e contemporanea.

Giulia Segalla

Giulia Segalla (Trento, 2004) attualmente studia Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze, La sua ricerca artistica parte dal vissuto personale per indagare temi come la memoria, la trasformazione dell’identità e la relazione tra corpo, spazio e natura. Al centro del suo lavoro vi sono i concetti di clausura, libertà e impermanenza, intesi come riflesso del costante mutamento della materia e del pensiero.
Questa indagine si sviluppa attraverso una produzione multimediale in cui la manipolazione della materia e la costruzione dello spazio diventano gli strumenti per rendere visibile l’invisibile.

Veronica Montanino

Veronica Montanino è artista visiva. Al centro della sua ricerca vi sono le dinamiche di ibridazione e metamorfosi che attraversano immagini, corpi e ambienti. Le sue opere attivano spazi di ambiguità in cui le opposizioni tra naturale e artificiale, umano e non umano, interno ed esterno perdono stabilità, dando forma a configurazioni aperte e mutevoli che interrogano la costruzione culturale del reale. Ha realizzato numerosi interventi ambientali in dialogo con l’habitat e lo spazio... pubblico. Tra i lavori site specific e permanenti Palazzo Collicola Arti Visive di Spoleto (2010), Casa dell’Architettura di Roma (2013), Policlinico Universitario Agostino Gemelli (2016), MARCA Museo delle Arti di Catanzaro (2018). Nel 2020-21 il Casino Nobile di Villa Torlonia ospita la personale Rami. Nel 2026 realizza Memorie per la mostra Art Gender Gap. Ha curato il progetto Per una ricerca sulla specificità dell’arte [eventualmente] femminile, con Anna Maria Panzera, divenuto poi volume per Bordeaux, ed è autrice del libro Arte, pratiche di resistenza, in dialogo con la sociologa Anna Simone (Meltemi, 2024).

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Domenico Antonio Mancini

Domenico Antonio Mancini è un artista visivo la cui pratica si sviluppa a partire da un profondo interesse per i temi della memoria, della costruzione sociale dello spazio e della relazione tra individuo e paesaggio. La sua ricerca si muove tra arte pubblica, installazione, disegno e fotografia, con un linguaggio che si radica in un’attenta osservazione del reale e in un approccio critico ai meccanismi di rappresentazione e potere. In molte sue opere, l’elemento storico si fa presenza... silenziosa ma pregnante: paesaggi alterati, immagini cancellate, oggetti replicati, diventano dispositivi per riflettere sulle forme della trasmissione culturale e della cancellazione simbolica. Il suo lavoro abita il confine tra visibile e invisibile, tra traccia e rimozione, tra permanenza e sparizione. Mancini ha esposto in numerosi contesti istituzionali e indipendenti, tra cui il Museo MADRE di Napoli, il MART di Rovereto la GNAM di Roma, gli Istituti Italiani di Cultura di New York e di Berlino, la Fondazione Merz di Torino, il Museo MAXXI de L’Aquila e in gallerie come Lia Rumma (Napoli/Milano).

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Marco Raffaele

Marco Raffaele è artista visivo. Nel corso degli anni ha sperimentato diversi linguaggi espressivi, tra cui la pittura, la fotografia e i media digitali. La sua ricerca artistica si concentra sulle tematiche del paesaggio, inteso come elemento identitario della propria esperienza e come approdo protetto della memoria. Nei suoi lavori affiorano ricordi preziosi come frammenti liberi ai quali attribuire nuove coordinate di provenienza e nuove possibilità di datazione. Tra le mostre e i progetti... più recenti EGOZERO, Pontormo Lab, 2024; La Vita dell’Arte 2, A60 International Art Space, Milano, 2021; International Digital Image Exhibition, progetto tra Tianjin, Milano e Firenze, 2020; One Belt One Road. Tutte le strade, mostra sino-italiana tra Changsha e Shanghai, 2019. È stato tra i curatori e promotori di StARTpoint, il programma dell’Accademia di Belle Arti di Firenze dedicato all’arte contemporanea, coordinando mostre, workshop, incontri e progetti espositivi che hanno coinvolto istituzioni come Villa Romana, Le Murate, la Galleria dell’Accademia, il Museo Leonardiano di Vinci e altri spazi cittadini.

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Marina Brancato

Marina Brancato è antropologa visuale e ricercatrice. Si è formata sul piano della ricerca scientifica presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, E’ docente di Antropologia culturale e Sociologia dei processi culturali presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua traiettoria di studio è incentrata sulle politiche della rappresentazione e sulla decostruzione dei dispositivi di assoggettamento e di costruzione dell’alterità, indagate attraverso... l’etnografia visiva, le prospettive femministe. Attualmente la sua ricerca si focalizza in modo specifico sull’etnografia degli archivi di confine coniugando l’indagine sul campo e la produzione di documentari con lo studio della memoria traumatica, dell’ecologia politica e dei processi di risignificazione dello spazio pubblico. Autrice di saggi monografici e contributi scientifici, persegue una postura metodologica tesa a far convergere la ricerca etno-antropologica e le pratiche artistiche contemporanee, intese come forme necessarie di posizionamento critico e di azione comune.

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