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UNA DONNA, POCO PIU’ DI UN NOME ( LA CRUDELTA’ HA UN CUORE UMANO-W. BLAKE)

Introducono:

Ornella Grassi, regista
Valentina Gensini, direttore artistico Murate Art District
Matteo Mazzoni, direttore Istituto Storico della Resistenza in Toscana

Proiezione del docufilm: UNA DONNA, POCO PIU’ DI UN NOME ( LA CRUDELTA’ HA UN CUORE UMANO-W. BLAKE)

Enrica Calabresi è una scienziata ebrea. Una grande scienziata. Una zoologa che si laurea giovanissima e lavora prima alla Specola e poi all’università di agraria di Pisa. Nata nei primi anni del 900, quando di donne all’università ce n’erano assai poche riesce a diventare segretario della società entomologica italiana. Donna colta. Pubblica anche in inglese e conosce il francese e il tedesco. Tra le sue allieve anche Margherita Hack che la ricorda nella sua autobiografia. Ma ci sono due guerre a mettersi in mezzo. La prima dove perde il fidanzato, Giovanni De Gasperi, speleologo , botanico, esploratore ( terra del fuoco) che come lei frequenta la Specola che muore nel 1916 e che porterà alla prima crisi. Enrica lascia l’università per due anni e va a fare l’infermiera al fronte. E poi la seconda con le leggi razziali.  Sbattuta fuori dall’università insegnerà alla scuola ebraica di via Farini. Rifiuterà sempre di nascondersi anche perché non vuole che altri rischino la vita per lei. Avrebbe potuto salvarsi. Avrebbe potuto rifugiarsi in Svizzera come fece il fratello con l’altra sorella ma lei resta a Firenze. Una donna coraggiosa. Sola e ebrea nella Firenze fascista e nazista. Una donna dignitosa Viene catturata, portata a Santa verdiana si toglie la vita avvelenandosi prima di partire per Auschwitz. Attraverso materiale d’epoca scorre la vita di Enrica prima a Ferrara poi a Firenze e Bologna dove ancora oggi si trova la casa di famiglia dei Calabresi e dove vive, ormai novantenne l’amato nipotino Francesco prezioso e lucido testimone.

Il film prevede parti di fiction, parti documentali sulla vita in guerra, sulle leggi razziali e testimonianze di persone che hanno vissuto in quel terribile periodo, della nipote del direttore del carcere di Santa Verdiana, di scienziati della Specola e di Pisa, di Udine e della famiglia Calabresi e dello scrittore Paolo Ciampi che su di lei ha scritto un libro.

Non un semplice documentario giornalistico ma un film che, attraverso il coinvolgimento emotivo di immagini e musiche , riesca a toccare il cuore dello spettatore e a far capire tutto l’orrore delle leggi razziali e a far dire mai più guerre (anche se purtroppo così non è in tante circostanze.)

 

Scheda del film

SOGGETTO: Ornella Grassi
REGIA: Ornella Grassi
DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA: Duccio Ricciardelli
MONTAGGIO: Marco Bartolini, Ornella Grassi
COLORIST: Marco Bartolini
RIPRESE BOLOGNA: Emiliano Madiai,  Tommaso Cimò
MUSICHE ORIGINALI: Enrico Fink
REGISTRAZIONE VOICE OVER : Saverio Damiani
ATTRICE: Ornella Grassi
VOCI FUORI CAMPO: Ornella Grassi, Massimo Tarducci
DURATA 1h30’
Produzione: Regione Toscana, UNICOOP Firenze, Ass. Culturale “Il Colibrì”
Produzione Esecutiva: Videoartevirale

Bio

Ornella Grassi inizia a lavorare in RAI all’età di cinque anni, in trasmissioni radiofoniche per bambini, diventando in seguito una delle principali interpreti radiofoniche italiane. In teatro lavora a fianco di Lilla Brignone, Nora Ricci, Giancarlo Giannini, Gianmaria Volonté, Carla Fracci. E’ stata protagonista con Dacia Maraini alla Biennale di Venezia nel ’74 dell’opera teatrale La donna perfetta, con personale successo di critica e che tante polemiche scatenò sul tema dell’aborto. Per il cinema lavora con Cinzia Torrini ( La colpevole), con Francesca Archibugi (Con gli occhi chiusi) con Sergio Bertossa (Artemisia Gentileschi), Reality News di Salvatore Vitiello e sempre per il cinema ha lavorato per il doppiaggio con Mario Maldesi.
Come autrice e sceneggiatrice ha scritto il monologo teatrale Ma come fa a far tutto. Storia di una mamma che lavora, tratto dal romanzo di Allison Pearson, il monologo tratto da La carta gialla, il monologo dal romanzo Come se io non ci fossi della Drakulic, il monologo Bagheria da Dacia Maraini e ha sceneggiato le poesie di Anne Sexton con il lavoro di riscrittura teatrale L’estrosa abbondanza.
Nel 2013 esce il primo docufilm dal titolo In guerra senza uccidere -testimonianza del padre della regista sula campagna di Russia e su Firenze durante il periodo dell’occupazione nazista e della liberazione. Il secondo documentario dal titolo Una donna, poco più di un nome, storia della scienziata ebrea Enrica Calabresi, è girato in varie città italiane e festival  e ha ricevuto il Premio Gilda come miglior docufilm al Festival internazionale di cinema e donne.

In collaborazione con :