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La sesta edizione di Black History Month Florence sarà organizzata sotto il tema Ostinato. Il tema è simultaneamente un invito e una critica. L’invito è di ostinarsi nel lavoro socio-culturale di cui abbiamo sempre più bisogno. La critica riguarda l’ostinazione della resistenza del riconoscimento della lotta degli afro-discendenti riguardo l’accesso alla cittadinanza, ai diritti dei lavoratori e all’inclusione sociale nella definizione di italianità. Ostinato è una riflessione sull’ostinazione necessaria per affermare strategie proattive di organizzazione culturale su un lungo arco di tempo, come manifestazione di una visione non indifferente ai tempi attuali e alle sfide del presente.

L’edizione del 2021 si collocherà sulla scia delle proteste di lotta contro il razzismo diffuse in tutto il mondo. Nonostante il momento di crisi, riteniamo fondamentale “ostinarsi” in un programma completo e ampliato attraverso il coinvolgimento di nuovi partner, come forma di resistenza attiva.

Dal 2021 al 2024 Black Archive Alliance prende casa al MAD in una residenza di lungo periodo che porterà questo importante archivio, con i progetti di ricerca e la biblioteca tematica di 500 volumi, in residenza al MAD, per continuare e moltiplicare le occasioni di collaborazione e co-progettazione tra MAD e BHMF.

Le tre mostre proposte quest’anno alle Murate sono state co-prodotte e realizzate in una stretta collaborazione tra Murate Art District e BHMF

The Isle of Venus | Kiluanji Kia Henda A cura di BHMF, Sala Anna Banti

The isle of Venus | Kiluanji Kia Henda A cura di BHMF

La mentalità isolana si riferisce all’idea che l’isolamento e la mancanza di considerazione per tutto ciò che è al di là dei propri confini produce un senso di superiorità insulare nella sua desensibilizzazione. Nel nostro caso questo aggettivo non è riservato a coloro che sono geograficamente “tagliati fuori “, ma si riversa su quelle società così abitualmente impegnate a stabilire i termini, le norme, i canoni, i confini e i valori su cui prosperano, che raramente si accorgono della finzione intensamente costruita dal loro lavoro .

L’isola di Venere è una meditazione sulla miopia socio-psicologica prodotta dalla trasformazione delle città in siti museali tematici, ancorati al romanticismo del Rinascimento o al fascino grintoso del medievale. Parte integrante di questa patina è l’allontanamento di tutte le realtà non allineate, capaci invece di evocare  efficacemente le basi sociali di questo sbarramento coerente.

In collaborazione con MAD Murate Art District
fino al 28/02 MAD Murate Art District, Sala Anna Banti

Kiluanji Kia Henda

Luanda-Angola, 1979, Kiluanji Kia Henda è un autodidatta con un profondo trampolino di lancio in questo  campo poichè viene da una famiglia di appassionati di fotografia. Il suo taglio concettuale è stato affinato grazie alla sua immersione anche nei campi della musica, nel teatro d’avanguardia e collaborando con un collettivo di artisti emergenti nella scena artistica di Luanda. Kia Henda ha partecipato a diversi programmi di residenza in città come Venezia, Città del Capo, Parigi,... Amman e Sharjah, New York e Arles.

Le mostre personali selezionate da Kia Henda includono Something Happen on the Way to Heaven, al Museo di Arte di Nuoro (2020), The Isle of Venus al Museo di Lovanio a Leuven (2020),  A City Called Mirage all’International Studio and Curatorial Program (ISCP) di New York (2017), In the Days of a Dark Safari alla Galeria Filomena Soares di Lisbona e alla Goodman Gallery di Cape Town (2017) e Self-Portrait As A White Man alla Galleria Fonti di Napoli (2010).

Kia Henda ha partecipato a mostre collettive presso numerose istituzioni, tra cui Barbican Art Center di Lonodon (2020), Migros Museum di Zurigo (2020), Centre Georges Pompidou di Parigi (2020), Zeitz MOCAA di Città del Capo (2019), Tate Modern di Londra (2019), MAAT di Lisbona (2018), il National Museum of African Art – Smithsonian Institution di Washington D.C. (2015) e il Guggenheim Museum di Bilbao (2015).

Il suo lavoro è stato esposto alla Biennale di Gwangju (2018), all’Assemblea di Bergen (2013), alla Biennale di San Paolo (2010), alla Biennale di Venezia (2007) e alla Triennale di Luanda (2007). Nel 2017, Kia Henda ha ricevuto il Frieze Artist Award.

Ha presentato la sua opera The Fortress nel cortile della Somerset House (Londra) nel 2019. L’artista ha vinto il premio nazionale per la cultura e le arti dell’Angola nel 2012. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche, tra cui la Tate Modern (Londra), il Museo d’Arte Moderna (Varsavia), il Centre George Pompidou (Parigi), il Pérez Art Museum (Miami) e la Coleção de Arte Moderna Calouste Gulbenkian (Lisbona).

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Gettare il Sasso e nascondere la mano  | A cura di BHMF, Piano Primo, Celle

Gettare il Sasso e nascondere la mano  | BHMF 2021

Gettare il Sasso e nascondere la mano è una mostra collettiva dedicata agli artisti della prima edizione della YGBI Research Residency sviluppata in collaborazione con OCAD e The Student Hotel nel febbraio 2020 sotto la guida di Andrea Fatona e Leaf Jerlefia. La residenza riflette su spazi di non-performatività, sulla collettività e sulla nozione di diaspora. Riunendo cinque artisti afro- discendenti di età inferiore ai 35 anni e residenti in Italia, la mostra progettata per le celle di Murate Art District abbraccia una serie di narrazioni collettive che collegano la spiritualità e i riti afro-discendenti all’educazione, la storia coloniale e la sua materialità all’attivismo storico. La mostra è radicalmente fondata su un approccio sperimentale alla condivisione collettiva dello spazio.

La frase Gettare il sasso e nascondere la mano è stata pronunciata da Cécile Kyenge come una descrizione di un futile tentativo di non essere ritenuto responsabile per l’attuazione di violenza sfacciata e intenzionale. La sua è stata una risposta alle mani platealmente nascoste, responsabili del danno sociale e del sostentamento di valori fratturati.

Questa mostra impegna l’ostinazione socio-spirituale che riconosce l’ovvio ma è consapevole di ciascuno di noi come custodi di un’agenzia poco riconosciuta. Le opere costituiscono un invito alla capacità collettiva di sviluppare strategie di resistenza ma anche una critica in relazione alla miopia dell’individualismo egoico. Il progetto nasce sulla scia di una serie di mostre personali che si sono svolte presso il Museo MA*GA nell’ambito del progetto di ricerca The Recovery Plan che è stato messo in pausa dalla seconda fase di serrate nell’autunno 2020 ed è accompagnato da cinque volumi monografici on line ciascuno dedicato a uno degli artisti coinvolti.

In collaborazione con MAD Murate Art District
fino al 28/02 MAD Murate Art District, celle, piano 1

Binta Diaw

Visual artist

Binta Diaw, nata nel 1995, è un’artista visiva senegalese-italiana con sede a Milano.

La sua ricerca è volta alla creazione di installazioni di varie dimensioni e opere che commentano fenomeni sociali come la migrazione, l’immigrazione e l’antropologia, ma anche come il suo corpo si relaziona con la natura e le nozioni di identità. Sfidando lo sguardo occidentale attraverso una realtà sovvertita, la sua pratica mette in discussione le percezioni di italianità... e africanità in relazione al suo patrimonio culturale e alla sua educazione.

Abbracciando l’arte visiva con una metodologia fortemente intersezionale, afro-diasporica e femminista basata su un’esperienza fisica e personale, è in grado di esplorare i molteplici strati del suo essere una persona di colore, il suo essere come corpo sociale e la sua posizione come donna nera in un contesto occidentale.

Ha studiato Belle Arti all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e ha ottenuto un MA all’ESAD Grenoble-Valence, in Francia. Nel 2018 si è trasferita in Germania per uno stage presso SAVVY Contemporary, a Berlino. Nel 2020 debutta con la sua prima personale alla Galleria Giampaolo Abbondio di Milano.

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Raziel Perin

Artista

Raziel Perin è nato nel 1992 nella Repubblica Dominicana. Ha ricevuto un BFA in Arti Visive alla Naba Milano. Attingendo alla sua esperienza personale, alle associazioni mentali e ai riferimenti culturali, Raziel Perin crea opere d’arte misteriose, inaspettate e dirette che richiamano precisi momenti di chiarezza e densi ricordi che evocano la complessità del processo di riconciliazione dell’identità diasporica liberata dagli stereotipi occidentali. Perin è nato... nell’entroterra della Repubblica Dominicana, dove ha vissuto fino all’età di quattro anni. Nel 1996 si trasferisce nel Nord Italia con la madre. La sua produzione artistica prende forma tra due realtà molto distanti, radicate nel bisogno di essere accettato come “l’Altro” e allo stesso tempo sentendo il dovere di sopprimere la parte sensibile della sua storia personale, che riemerge costantemente. L’introspezione e la riconnessione con gli echi di quei legami ancestrali che sembravano essere stati recisi in questo processo di “sbiancamento” ne sono il risultato e si incanalano in disegni, dipinti, sculture e installazioni che uniscono e sintetizzano una serie di elementi ricorrenti. Il suo corpo di lavoro trasmette un’irresistibile metafora visiva degli strati di memoria personale e della storia culturale che informano e intensificano la sua esperienza del presente.

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Francis Offman

Artista

Francis Offman è nato a Butare, in Ruanda, nel 1987. Si è trasferito in Italia nel 1999. Vive e lavora a Bologna. Dopo aver studiato Scienze dell’Amministrazione all’Università degli Studi di Milano ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove ha studiato Pittura con Luca Bertolo. Nel 2018-2019 ha partecipato a diverse mostre collettive tra cui Tragitti divaganti, distrazioni da una meta durante Open Tour 2018. Nello stesso anno partecipa al workshop Q-Rated a... Nuoro promosso dalla Quadriennale di Roma. Nel 2020 partecipa alla YGBI Research Residency organizzata dal Black History Month Florence in collaborazione con Ontario College of Art and Design di Firenze. È uno degli artisti selezionati di Mediterranea 19 – Biennale Giovani Artisti (San Marino, 2021).

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Victor Fotso Nyie

Scultore

Victor Fotso Nyie è nato nel 1990 a Douala, in Camerun e vive e lavora a Faenza. Nel 2018 ha frequentato il Biennio di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha frequentato l’Istituito Tecnico Superiore Tonito Emiliani / Diploma di Tecnico Superiore per la progettazione e prototipazione di prodotti ceramici, Faenza, IT nel 2015. La sua ricerca artistica lo porta ad esplorare la varietà e la bellezza umana, senza dimenticare una dimensione spirituale. Crea opere che... richiamano la sua terra d’origine, l’Africa, che si fondono con altre che descrivono metaforicamente il mondo globalizzato in cui viviamo. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali tra cui The Armory show, New York city 2020, Stand P420 gallery,(2020), III Biennale d’Arte don Franco Patruno, a cura di Gianni Ceroli, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO) (2020).To be going to, a cura di Francesca Bertazzoni & Davide Ferri, P420, (2019) Nel 2020 partecipa al progetto Research Residency per BHMF, OCAD University, (Firenze). Vincitore di vari premi tra cui il Premio Roberto Daolio, 2018 la III Biennale d’Arte Don Franco Patruno, Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO), (2019). Tra le sue prossime mostre il Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (BO), IT (solo) (2020) e la Biennale del Mediterraneo, Repubblica di San Marino (2020).

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Emmanuel Yoro

Visual artist

Emmanuel Yoro è un artista visivo italiano di origine ivoriana che lavora tra Vicenza e Milano. Adottando una pratica artistica che abbraccia collage, design, moda, grafica e fotografia, scompone in immagini le questioni delle molteplici sfaccettature della sua identità culturale e le diverse sfumature della queerness.

Una sensibilità afro-diasporica e un’estetica cruda e monocromatica caratterizzano la sua ricerca e la sua recente produzione artistica, sempre nel tentativo... di una più ampia ridefinizione del sé che dimora nel simposio tra passato e presente, tra memoria e immaginazione.

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Black Archive Alliance Volum III | Black History Month Florence, Sala Emeroteca

Black Archive Alliance Volum III | Black History Month Florence

Questa III ° Edizione segna il terzo anno di collaborazione con Murate Art District nel ospitare il progetto Black Archive Alliance e il primo anno di una residenza di lunga durata progettata per favorire la crescita e la continua implementazione della ricerca negli archivi e nelle collezioni di Firenze e d’Italia. L’obiettivo del progetto di ricerca è di mappare e mettere a fuoco i popoli e la storia afrodiscendente e tenere spazio per un’archivio della ricerca di BHMF condivisibile nella sua forma, e nel suo contenuto.

Avviato nel 2018 Black Archive Alliance è un progetto di ricerca e formazione che mira ad evidenziare la ricerca radicata in documenti che riflettono le realtà e le storie di popolazioni africane e della diaspora africana e la loro rappresentazione negli archivi e nelle collezioni pubbliche e private nel contesto italiano.

La prima edizione ha creato una mappa virtuale di questa presenza archivistica nella città di Firenze con un catalogo che mira a supportare la ricerca futura e a fornire prospettive di lettura e analisi storica alternative. La seconda edizione, realizzata tra settembre 2019 e febbraio 2020 è basata su un tutoraggio tra ricercatori e studiosi che risiedono a Firenze con studenti internazionali legati a diverse discipline e istituzioni.

La terza edizione nasce da una collaborazione tra un gruppo di cinque ricercatori afrodiscendenti in diversi campi che hanno lavorato “in tandem” con gli artisti della prima edizione YGBI Research Residency. Lavorando a coppie, attraverso un approccio sperimentale basato sul dialogo e lo scambio, hanno esplorato archivi tangibili e intangibili radicati in Italia. Fornendo una contestualizzazione e una più ampia riflessione sulle opere d’arte prodotte dai membri di YGBI, il progetto intende riflettere su modi alternativi di attivare e presentare la ricerca basata su archivi, al di là della sfera accademica. I testi integrali prodotti dai ricercatori, sviluppati in collaborazione con Archive Books, saranno presenti nell’ultima pubblicazione di Archive Journal che sarà presentata il 24 febbraio alle ore 17. Nell’ambito di questa apertura espositiva, presentiamo la nostra collaborazione con Postcolonial Italy, che introduce questo progetto di mapping all’interno del nostro spazio espositivo.

A cura di BHMF con Alessandra Ferrini
In collaborazione con Archive Books, Museo MA*GA e Villa Romana
MAD Murate Art District _Emeroteca

Ricercatori: Simao Amista, Jessica Sartiani, Angelica Pesarini, Jordan Anderson, Patrick Joel Tatcheda Yonkeu

Angelica Pesarini

Docente di Sociologia alla New York University di Firenze

Angelica Pesarini è docente di Sociologia alla New York University di Firenze dove insegna “Black Italia”, un corso dedicato all’analisi delle intersezioni di razza, genere e cittadinanza in Italia. Ha conseguito un dottorato in Sociologia e Studi di Genere in Inghilterra e ha lavorato come docente di Genere, Razza e Sessualità alla Lancaster University prima di tornare in Italia nel 2017. La ricerca di Pesarini si concentra sulla performatività della razza... nell’Italia coloniale e post-coloniale e sulla razzializzazione del discorso politico italiano contemporaneo. Pesarini ha precedentemente indagato le relazioni tra identità di genere e attività economiche in alcune comunità rom che vivono a Roma, analizzando le strategie di rischio, la sopravvivenza e le opportunità nel contesto della prostituzione minorile maschile a Roma. Ha pubblicato diversi saggi accademici e ha partecipato a diverse pubblicazioni collettive.

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Jessica Sartiani

Formatrice ed esperta di caffè

Jessica Sartiani è una formatrice ed esperta di caffè fiorentina. Con un padre italiano e una madre metà filippina e metà afroamericana, è dalle sue origini che inizia il suo viaggio come donna del caffè. Come persona formata, operativa e attenta alle recenti sottoculture del caffè, ha iniziato il suo lavoro in una delle caffetterie pioniere di questo prodotto selezionato, Ditta Artigianale, dieci anni fa, studiando e scoprendo tutto il lavoro che precede il servizio in caffetteria,... dando importanza ai paesi produttori. La sua esperienza si è evoluta con l’apertura del primo Speciality coffee in Italia, occupandosi della formazione dei baristi e dei clienti. Ha partecipato a vari concorsi come il Brewers cup, per migliorare il contatto con il pubblico e arricchire il suo background, e ha fatto parte di progetti di formazione in Honduras, Lituania e diverse start-up di caffè locali.

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Simao Amista

Antropologo e medico

Simao Amista è un antropologo e medico di origine italo-afro-brasiliana. Studioso di religioni e filosofie spirituali africane e afrodiscendenti, lavora da anni nel campo dell’ospitalità e dell’educazione.

Patrick Joël Tatcheda Yonkeu

Giornalista di moda e cultura e direttore creativo

Patrick Joël Tatcheda Yonkeu è nato in Camerun nel 1985, vive e lavora a Bologna. Si trasferisce in Italia nel 2009 dove ottiene una borsa di studio per l’Accademia di Belle Arti di Bologna e ottiene un Master in Arti Visive nel 2016 con un progetto di ricerca sul tema dello Zen nelle arti. Il suo interesse per la metafisica rimane la base della sua pratica, che riguarda il rapporto tra gli esseri umani e la natura e il nostro posto nell’universo, e cerca forme di spiritualità... più adatte ai nostri tempi. La sua ricerca si basa sull’idea dell’esistenza come un flusso armonico il cui equilibrio deve essere preservato e fa spesso riferimento ai temi della vita e della morte, del visibile e dell’invisibile e dell’energia nelle sue infinite forme. Approfondisce questa ricerca attraverso numerose collaborazioni tra Africa e Italia e creando seminari di pittura interculturale con scuole e associazioni dell’Emilia-Romagna.

Nato e cresciuto a Kingston Jamaica, Jordan Anderson è un giornalista di moda e cultura e direttore creativo che attualmente vive a Milano. Il suo lavoro spesso esplora anche temi politici dentro e fuori l’industria della moda, inclusi razza, genere, sessualità, identità ed etica culturale. Collabora a diverse pubblicazioni tra cui Document Journal, Teen Vogue, Vogue Italia, The Face e attualmente è online editor e editor-at-large rispettivamente per Twin Magazine e nss magazine.

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Black History Month Florence

Curatorial Team

Black History Month Florence nasce nel 2016 come rete inter-istituzionale per promuovere la produzione culturale “Black” che celebra le culture afro-discendenti nel contesto italiano. L’iniziativa programma, coordina e co-promuove annualmente più di cinquanta eventi nel mese di febbraio attraverso una rete formata e supportata dal Comune, fondazioni, istituzioni e associazioni culturali, musei e locali dedicati all’arte e alla musica e scuole. BHMF come squadra curatoriale e sotto la... guida di Justin Randolph Thompson e Janine Gaelle Dieudji.

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Justin Randolph Thompson

co-fondatore e direttore Black History Month Florence

Justin Randolph Thompson è un artista dei nuovi media, facilitatore culturale ed educatore nato a Peekskill, NY nel ’79. Vive tra l’Italia e gli Stati Uniti dal 1999, Thompson è co-fondatore e direttore del Black History Month Florence, un’esplorazione sfaccettata delle culture diasporiche africane e africane nel contesto dell’Italia fondata nel 2016. Thompson ha ricevuto il Louise Comfort Tiffany Award, il Franklin Furnace Fund Award, il Visual Artist Grant della... Fundacion Marcelino Botin, due Foundation for Contemporary Arts Emergency Grants, una Jerome Fellowship dal Franconia Sculpture Park e una Emerging Artist Fellowship dal Socrates Sculpture Park. La sua vita e il suo lavoro cercano di approfondire le discussioni sulla stratificazione socio-culturale e l’organizzazione gerarchica, impiegando comunità temporanee e fugaci come monumenti e promuovendo progetti che collegano l’attivismo sociale del discorso accademico e le strategie di networking del fai da te in incontri annuali e biennali, condivisione e gesti di collettività.

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Janine Gaëlle Dieudji

co-fondatore e direttore Black History Month Florence

Janine Gaëlle Dieudji è di nazionalità francese e camerunese, laureata in Cultura e Relazioni Internazionali dell’Università di Lione 3 in Francia. Ha conseguito un Master in Scienze Politiche presso l’Università di Parigi 2 Panthéon Assas. Da sei anni vive a Firenze, una città di cui si è innamorata. È così che Firenze è diventata la sua casa e il luogo dove ha iniziato a costruire la sua carriera di professionista dell’arte. Si considera una... “multilocale”, credendo che apparteniamo a tutti i luoghi in cui abbiamo vissuto. La casa è il luogo dove la mente può creare e sentirsi riposata allo stesso tempo. È a questo che serve il viaggio della vita, a esplorare per diventare la persona che decidiamo di essere.

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