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Reincantare il Mondo

La mostra diffusa Reincantare il mondo coinvolge le cinque principali comunità religiose fiorentine (Centro Ewam Buddhista Tibetano, Chiesa di Santa Felicita, Moschea, Sinagoga, Villa Vrindavana,) e uno spazio civico, il Semiottagono delle Murate, così come altrettanti artisti afferenti alle suddette comunità e un artista laico. La scelta è motivata dal desiderio di manifestare un possibile “reincantamento” del mondo attraverso l’arte e le differenti forme spirituali ed etiche che coinvolgono gli artisti, le comunità e gli spazi prescelti. L’esperienza circoscritta di questi dodici attori si intende come una parte per il tutto, allo scopo di emanare un messaggio universale attraverso le differenze.  Ognuno degli artisti rappresenta contenuti che possono essere letti sia da un punto di vista spirituale/religioso che etico, cosmologico e relazionale.

Tarshito

Le quattro grandi tele presentate da Tarshito per questa mostra si collocano in un ambito partecipativo, sviluppato tra l’artista e alcune comunità artistiche tradizionali. Le opere sono state realizzate dal 2017 ad oggi assieme ad artisti dell’Orissa, del Bengala Occidentale, dell’Andhra Pradesh e del Telangana in India. Tutti i lavori sono il crocevia di estetiche a confronto che costituiscono non soltanto un ponte, ma anche una sintesi culturale espressa in confluenze di stili e soprattutto di messaggi spirituali, come figure umane nell’atto simbolico di trasformare i propri gesti in fioriture. Particolarismi e patrimoni materiali e immateriali, artistici e artigianali si incontrano e si fondono per creare geografie sacre e senza confini; un contributo al concetto di fratellanza che Tarshito esprime attraverso il linguaggio potenzialmente universale dell’arte.

Le sei mostre intendono nel complesso offrire un contributo a Lo strano posto della religione nell’arte contemporanea (Elkins, 2004) mostrando l’attuale superamento del tabù di appartenenza religiosa e anzi un ritorno del sacro, nelle arti come in società. Preferendo rintracciare il valore dell’arte e della religione piuttosto che tentare di definirle (Graham, 2007), le mostre intendono portare alla luce questo rimosso secolare; investigare la coalescenza tra arte e religione, come possibile “reincantamento” del mondo; far emergere “zone di contatto”; incrociare valori etici e laici; assecondarne il potere ecumenico; promuovere il dialogo interreligioso, come atto rivoluzionario; intuire uno spirito del tempo e un orientamento che con buona probabilità saranno storicizzati in futuro.

Il progetto complessivo è un coro finale che oscilla e si intreccia tra intuizione dell’assoluto, impegno sociale e identità, cadenzato dal susseguirsi di duetti tra artisti e comunità religiose. È una collezione di sconfinamenti, un catalogo metonimico di attitudini e correspondences.

 

La mostra è in collaborazione con MAD, Murate Art District.