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Talk

Santuario digitale

di Irene Dionisio

 

All’interno del progetto di residenza MIRACOLA, l’artista Irene Dionisio avvia una riflessione critica sull’impiego dell’archivio storico nel contesto della narrazione del disastro pandemico ed ecologico, analizzato in relazione alla ricerca spirituale.

Il talk, intitolato “Santuario Digitale”, intende esplorare l’intersezione tra pratiche artistiche analogiche e digitali, con particolare attenzione al ruolo degli archivi, potenziali spazi di riflessione aperta sulla memoria collettiva.

Attraverso un’analisi di opere di artisti come Hans Haacke, Temporary Services, Hito Steyerl, Rafael Lozano-Hemmer e Diana Weymar, si esaminerà il modo in cui queste pratiche artistiche affrontano questioni sociali e politiche, combinando materiali tradizionali e contemporanei per elaborare nuove comprensioni della realtà. La discussione inviterà i partecipanti a considerare l’arte come un “santuario” in cui memoria e creazione si

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Talk

Santuario digitale

di Irene Dionisio

 

All’interno del progetto di residenza MIRACOLA, l’artista Irene Dionisio avvia una riflessione critica sull’impiego dell’archivio storico nel contesto della narrazione del disastro pandemico ed ecologico, analizzato in relazione alla ricerca spirituale.

Il talk, intitolato “Santuario Digitale”, intende esplorare l’intersezione tra pratiche artistiche analogiche e digitali, con particolare attenzione al ruolo degli archivi, potenziali spazi di riflessione aperta sulla memoria collettiva.

Attraverso un’analisi di opere di artisti come Hans Haacke, Temporary Services, Hito Steyerl, Rafael Lozano-Hemmer e Diana Weymar, si esaminerà il modo in cui queste pratiche artistiche affrontano questioni sociali e politiche, combinando materiali tradizionali e contemporanei per elaborare nuove comprensioni della realtà. La discussione inviterà i partecipanti a considerare l’arte come un “santuario” in cui memoria e creazione si fondono, generando connessioni significative tra passato e presente.

Il talk sarà condotto in collaborazione con Ilaria Bernardi, storica dell’arte, curatrice ed esperta di archivi d’artista.

Irene Dionisio

Irene Dionisio (Torino, 1986) è film-maker e artista. E’ rappresentata dall’agenzia Studio Olati e dalla Galleria Moitre – Torino.

E’ laureata con lode in Filosofia della Storia ed Estetica all’Università degli Studi di Torino e ha un M1 in Cinema e Filosofia all’UPJV di Amiens (Fr). Si è inoltre formata in cinema e archivio creativo con Alina Marazzi (IED Milano), in regia con Marco Bellocchio (Fare Cinema) e in arte pubblica con il collettivo a.titolo nei programmi di ricerca annuali Situa.to (IT) ideato da Andrea Bellini e Alcotra (Fr) con la supervisione dell’artista Luca Vitone.

Le sue video installazioni ed installazioni da artista sono state esposte tra i vari spazi espositivi al Magazzino Italian Art – NY, Ocat di Shanghai, al Pac di Milano, Villa Arson di Nizza, Onu di Ginevra e New York, Palazzo Grassi di Venezia, al Museo Berardo di Lisbona, al MamBo di Bologna, al Centre d’Art Contemporain di Ginevra, per il Piemonte Pavillon alla Bienna

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Irene Dionisio (Torino, 1986) è film-maker e artista. E’ rappresentata dall’agenzia Studio Olati e dalla Galleria Moitre – Torino.

E’ laureata con lode in Filosofia della Storia ed Estetica all’Università degli Studi di Torino e ha un M1 in Cinema e Filosofia all’UPJV di Amiens (Fr). Si è inoltre formata in cinema e archivio creativo con Alina Marazzi (IED Milano), in regia con Marco Bellocchio (Fare Cinema) e in arte pubblica con il collettivo a.titolo nei programmi di ricerca annuali Situa.to (IT) ideato da Andrea Bellini e Alcotra (Fr) con la supervisione dell’artista Luca Vitone.

Le sue video installazioni ed installazioni da artista sono state esposte tra i vari spazi espositivi al Magazzino Italian Art – NY, Ocat di Shanghai, al Pac di Milano, Villa Arson di Nizza, Onu di Ginevra e New York, Palazzo Grassi di Venezia, al Museo Berardo di Lisbona, al MamBo di Bologna, al Centre d’Art Contemporain di Ginevra, per il Piemonte Pavillon alla Biennale di Venezia da Carolyn Christov-Bakargiev e in altre gallerie nazionali ed internazionali.

La sua produzione artistica include inoltre la seguente filmografia: La fabbrica è piena (2011), Sur les Traces de Lygia Clark (2012), Sponde (2015) che hanno partecipato a numerosi festival internazionali (Torino Film Festival, Visions du Réel, Taiwan Film Festival, ecc) e ricevuto numerosi premi (tra gli il Premio Filmmaker, il Premio Solinas alla scrittura, il Premio Scam – Fr – e il Premio della Giuria al Cinema Verité in Iran. La sua opera prima Le ultime cose (tempesta, Rai Cinema) è stata presentata alla Settimana della Critica di Venezia e distribuita dall’Istituto Luce Cinecittà nel 2017. Il film ha partecipato a numerosi festival internazionali tra cui Goteborg Film Festival, Moscow International Film Festival, Open Roads a New York, Solothurn Film Festival, Houston Film Festival, Durban Film Festival, Bucharest Film Festival e molti altri. E’ stato nominato ai David di Donatello, al Globo d’Oro e ha vinto – tra gli altri premi – un Nastro D’argento Speciale alla Sceneggiatura nel 2017.

E’ stata per tre anni direttrice artistica (2017 – 2020) dello storico festival LGBTQI – Lovers sotto il cappello del Museo del Cinema di Torino. Ha inoltre recentemente curato la direzione artistica dell’arena cinematografica dello storico Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli dal nome “Pestifera” (2019-2020), le masterclass del Festival Écrans Mixtes di Lione (Istituto del Cinema di Lione), il public program Glitch Lab sull’intersezione tra arti visive, cinema e tecnologia (2022-2024).

Nel 2019 ha realizzato su commissione un cortometraggio sperimentale per la casa di moda Krizia con protagonista Miriam Dalmazio. Nel 2020 ha curato – su commissione – la regia di “Camera Chiara” uno dei episodi filmici del progetto sperimentale – tra cinema e teatro – del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale a cura di Valerio Binasco. Nel 2021 ha curato – su commissione – il ritratto filmico – prodotto da Gucci e Rai Teche – di Achille Bonito Oliva.

Ha inoltre vinto nel 2020 il Premio Giuseppe Bertolucci consegnato da Mario Martone per l’innovazione artistica. Nel 2021 e 2022 ha portato in scena prodotto da TPE e Fondazione San Paolo lo spettacolo “Queer Picture Show” con protagonista il Premio UBU Giovanni Anzaldo. Nel 2022 ha realizzato il ritratto di Achille Bonito Oliva prodotto da Gucci e Rai Teche, nel 2023 è stata invitata come artista alla mostra itinerante internazionale da lui curata dal nome “La grande visione italiana”.

Come docente ha curato corsi per differenti enti come il Teatro Stabile – To, la Scuola Civica di Milano, Scienze della Comunicazione – Unito, Scuola Holden, Torino, NYU Film Academy, Head – Ginevra, il Dicastero di Lugano e molti altri. Ha recentemente pubblicato per De Agostini il libro “Lo sguardo del regista – Sugli innovatori del cinema italiano”.

Collabora inoltre con Radio Tre per la scrittura di contenuti e podcast.

Attualmente, oltre al progetto qui presentato “Miracola”, sta lavorando in parallelo al suo secondo film di finzione “Idda’s Breath” (opera seconda) prodotto da Kino Produzioni sostenuto da MIC, Film Commission Torino, IDM Bolzano e selezionato al Co-Production Market della Berlinale 2024.

OPEN MAD

 

Murate Art District collabora ogni anno con centinaia di artisti nazionali e internazionali a progetti artistici, performativi, fotografici, rendendo partecipe la cittadinanza e la comunità dell’intenso lavoro di ricerca che viene svolto nella nostra città.

MAD apre le porte dal 23 al 27 ottobre 2024: incontri, riflessioni, performance, talk e convegni. Cinque giornate all’insegna della condivisione tra artisti, curatori e pubblico, per prendere parte alla quotidianità di MAD, davanti e dietro le quinte, approfondendo il tema della cura.

 

OPEN MAD

 

Murate Art District collabora ogni anno con centinaia di artisti nazionali e internazionali a progetti artistici, performativi, fotografici, rendendo partecipe la cittadinanza e la comunità dell’intenso lavoro di ricerca che viene svolto nella nostra città.

MAD apre le porte dal 23 al 27 ottobre 2024: incontri, riflessioni, performance, talk e convegni. Cinque giornate all’insegna della condivisione tra artisti, curatori e pubblico, per prendere parte alla quotidianità di MAD, davanti e dietro le quinte, approfondendo il tema della cura.

 

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Call for artists in residence

From September - October 2024

Call for artists in residence

This content is avaiable only in this archive.

Katrina Andry

Katrina Andry (b. 1981, New Orleans, LA, USA) challenges the ideology of individualism by examining inequalities and resulting degradation as the result of our color-based prejudices. She argues the belief in individualism allows Americans to turn a blind eye to inequality, suggesting barriers to well-being lie with the individual and not also within our social structures, in spite of documentation of the collective experiences of these groups and data on outcomes of disfavored groups.

Andry earned an MFA in Printmaking from Louisiana State University, Baton Rouge, LA. She has participated in exhibitions at the New Orleans Museum of Art, the Katonah Museum of Art in Katonah, NY, and Marc Straus Gallery, New York, NY, as well as had solo exhibitions at The Halsey Institute in Charleston, SC and the Hammonds House Museum in Atlanta, GA. In 2021, Andry was a participating artist in Prospect.5. Andry’s work can be found in the prominent art collections of 21C Museum, Saint Louis, MO, the

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Katrina Andry (b. 1981, New Orleans, LA, USA) challenges the ideology of individualism by examining inequalities and resulting degradation as the result of our color-based prejudices. She argues the belief in individualism allows Americans to turn a blind eye to inequality, suggesting barriers to well-being lie with the individual and not also within our social structures, in spite of documentation of the collective experiences of these groups and data on outcomes of disfavored groups.

Andry earned an MFA in Printmaking from Louisiana State University, Baton Rouge, LA. She has participated in exhibitions at the New Orleans Museum of Art, the Katonah Museum of Art in Katonah, NY, and Marc Straus Gallery, New York, NY, as well as had solo exhibitions at The Halsey Institute in Charleston, SC and the Hammonds House Museum in Atlanta, GA. In 2021, Andry was a participating artist in Prospect.5. Andry’s work can be found in the prominent art collections of 21C Museum, Saint Louis, MO, the Petrucci Family Foundation, the New Orleans Museum of Art, Union College, and the Ogden Museum of Southern Art in New Orleans, LA. Andry currently lives and works in New Orleans where she maintains a studio.

 

Partendo dal concetto di Pietas, etimologicamente e radicalmente inteso, il progetto intende esplorare la genesi di questa modalità dell’essere, da sempre legata al femminile, e ora più che mai necessaria per la stessa sopravvivenza della specie.

In omaggio alle grandi opere della classicità fiorentina (Cimabue, Michelangelo, Donatello), passando per Fabio Valle e Marina Abramovich, la rappresentazione iconoclasta di Matrioska propone un viaggio immaginifico tra gli stadi dell’essere attraverso la lente obliqua della complessità e della storia, alla ricerca di una nuova femminilità e di un vero Rinascimento.

Abstract

Il progetto, nato dalla collaborazione delle due artiste fiorentine Benedetta Manfriani e Umi Carroy, prevede uno studio di ricerca, approfondimento fonti e costruzione materiale di scena, strutturato, durante i tre mesi del percorso di residenza, per l’elaborazione e la realizzazione della performance multidisciplinare finale. Un lavoro che, prendendo spunto d

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Partendo dal concetto di Pietas, etimologicamente e radicalmente inteso, il progetto intende esplorare la genesi di questa modalità dell’essere, da sempre legata al femminile, e ora più che mai necessaria per la stessa sopravvivenza della specie.

In omaggio alle grandi opere della classicità fiorentina (Cimabue, Michelangelo, Donatello), passando per Fabio Valle e Marina Abramovich, la rappresentazione iconoclasta di Matrioska propone un viaggio immaginifico tra gli stadi dell’essere attraverso la lente obliqua della complessità e della storia, alla ricerca di una nuova femminilità e di un vero Rinascimento.

Abstract

Il progetto, nato dalla collaborazione delle due artiste fiorentine Benedetta Manfriani e Umi Carroy, prevede uno studio di ricerca, approfondimento fonti e costruzione materiale di scena, strutturato, durante i tre mesi del percorso di residenza, per l’elaborazione e la realizzazione della performance multidisciplinare finale. Un lavoro che, prendendo spunto dall’iconografia classica della Donna/Mater dell’immaginario collettivo, e in omaggio ad alcuni capolavori simbolo della città, indaga le ombre inespresse del sé e i processi di apprendimento e ricostruzione negati dalla storia.

Lo spettatore viene invitato a risalire agli albori cosmici dell’essere e  insieme guidato a riflettere sulla propria immagine. Il lavoro di Pietas vuole celebrare la vitae rispondere all’esigenza di onorare le grandi donne che ci hanno preceduto e che camminano con noi.

1) La performance installativa finale vede protagonisti sulla scena, oltre alle due attrici/musiciste in qualità di performers, alcuni strumenti scenici espressamente costruiti come parte integrante della rappresentazione, aprendo un dialogo articolato su differenti livelli di memoria, tra l’immaginifico, l’immaginario e lo spirito che anima il presente:

God Was (Is) A Woman

2) Parallelamente allo studio di ricerca, durante la residenza saranno realizzate e messe in scena  alcune pillole collaterali al progetto per un totale di 4 preview (nell’intento di uno sviluppo successivo al progetto di residenza, ma in stretta continuità col medesimo). Le preview saranno distribuite lungo un percorso sonoro e spazialmente ben definito, in luoghi particolarmente significativi, con l’obiettivo di stimolare negli spettatori una intima confessione tra sé e sé.

Photo Credits: Giampaolo Becherini

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Agorà è un progetto site-specific del sound artist Sadi (Sam Bertoldi), a cura di Veronica Caciolli e Valentina Gensini, che prosegue la collaborazione avviata nel 2022 tra MAD Murate Art District – Mus.e, e Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze.

L’artista, vincitore del bando Residenze MAD 2023/2024, presso Murate Art District lavorerà sul carcere duro. Al suo interno sonorizzerà una selezione di celle creando un percorso sonoro e luminoso che intende rappresentare una connessione impossibile tra le persone che hanno soggiornato in questi angusti spazi di isolamento. L’artista è interessato a far emergere le memorie visibili e invisibili delle figure che hanno vissuto in queste celle: non soltanto l’espresso, rappresentato da grafie lasciate sulle pareti o tracce scritte conservate negli archivi sul carcere, quanto un’espressività necessariamente altra, che sfuma nell’intimo e nel non verbale.

L’artista si concentrerà sulla rappresentazione di tracce bi

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Agorà è un progetto site-specific del sound artist Sadi (Sam Bertoldi), a cura di Veronica Caciolli e Valentina Gensini, che prosegue la collaborazione avviata nel 2022 tra MAD Murate Art District – Mus.e, e Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze.

L’artista, vincitore del bando Residenze MAD 2023/2024, presso Murate Art District lavorerà sul carcere duro. Al suo interno sonorizzerà una selezione di celle creando un percorso sonoro e luminoso che intende rappresentare una connessione impossibile tra le persone che hanno soggiornato in questi angusti spazi di isolamento. L’artista è interessato a far emergere le memorie visibili e invisibili delle figure che hanno vissuto in queste celle: non soltanto l’espresso, rappresentato da grafie lasciate sulle pareti o tracce scritte conservate negli archivi sul carcere, quanto un’espressività necessariamente altra, che sfuma nell’intimo e nel non verbale.

L’artista si concentrerà sulla rappresentazione di tracce biografiche, culturali e di residenza dei carcerati, includendo quelle degli afro-discendenti che qui hanno dimorato.

L’operazione non intende tuttavia essere didascalica, quanto rappresentare attraverso il suono, pensieri, parole, voci e memorie, che sovrappongono personale e collettivo, reclusione e relazione, afasia e comunicazione, mura ed etere.

 

Presso il Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze, Sistema Museale di Ateneo, l’artista vorrebbe ugualmente lavorare su tracce mnemoniche, sonore, storiche, culturali, racchiuse negli oggetti esposti.

Al fine di creare un discorso coerente con il lavoro sviluppato a MAD, Sadi intende concentrarsi in particolare sull’interpretazione degli oggetti esposti nella penultima sala titolata Africa: esplorazione, colonialismo, popoli minacciati.

La proiezione sonora graviterà nello spazio perimetrale della sala presentando un’installazione acusticamente descrittiva e di suggestione immersiva per il pubblico.

Le sonorità che verranno miscelate nella composizione musicale saranno corrispondenti a storia, storie, culture dei popoli e sonorità degli oggetti esposti in questa sala: da una ricerca di materiali di linguaggio esclusivamente sonoro a suoni riprodotti o recuperati da archivi audio etnografici.

 

A seguito dell’esplorazione delle tracce reperite in entrambi gli spazi, l’artista produrrà due partiture distinte, che li metteranno tuttavia in comunicazione, generando dunque un progetto unitario.

Il lavoro sviluppato culminerà in una live performance eseguita nella sala 17 in una data e in un orario da concordare, nei primi mesi 2024.

La sua consolle e due casse saranno posizionate in prossimità di una delle due finestre dove è situata una presa elettrica e tale posizionamento non inficerà in alcun modo il normale deflusso del pubblico.

 

Il progetto sarà realizzato da Mus.e, MAD, nell’ambito della convenzione con SMA, con la collaborazione di BHMF (Black History Month Florence).

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Maree Clarke è nata nel 1961, Wamba Wamba/Latji Latji/Wadi Wadi Country, Swan Hill, Victoria.

Vive e lavora a Wurundjeri/Boon Wurrung Country, Naarm/Melbourne. Yorta Yorta/Wamba Wamba/Mutti Mutti/Boonwurrung popoli.

Maree Clarke è una figura fondamentale nel recupero e nella promozione delle pratiche artistiche aborigene del sud-est australiano. Il suo continuo desiderio di affermare e riconnettersi con il suo patrimonio culturale l’ha vista rivitalizzare i tradizionali mantelli di pelle di opossum e i disegni contemporanei delle collane usando canne di fiume, denti di canguro e aculei di echidna. Le sue installazioni multimediali tra cui fotografia, scultura e video esplorano ulteriormente le tradizionali cerimonie e rituali dei suoi antenati in alcuni casi quasi completamente perduti.

Maree infatti ha una passione per la rinascita e la condivisione di elementi della cultura aborigena che sono stati persi –o che giacciono dormienti –come conseguenza della colonizzazione.

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Maree Clarke è nata nel 1961, Wamba Wamba/Latji Latji/Wadi Wadi Country, Swan Hill, Victoria.

Vive e lavora a Wurundjeri/Boon Wurrung Country, Naarm/Melbourne. Yorta Yorta/Wamba Wamba/Mutti Mutti/Boonwurrung popoli.

Maree Clarke è una figura fondamentale nel recupero e nella promozione delle pratiche artistiche aborigene del sud-est australiano. Il suo continuo desiderio di affermare e riconnettersi con il suo patrimonio culturale l’ha vista rivitalizzare i tradizionali mantelli di pelle di opossum e i disegni contemporanei delle collane usando canne di fiume, denti di canguro e aculei di echidna. Le sue installazioni multimediali tra cui fotografia, scultura e video esplorano ulteriormente le tradizionali cerimonie e rituali dei suoi antenati in alcuni casi quasi completamente perduti.

Maree infatti ha una passione per la rinascita e la condivisione di elementi della cultura aborigena che sono stati persi –o che giacciono dormienti –come conseguenza della colonizzazione. Maree registra meticolosamente i materiali che raccoglie per ogni opera in modo che le generazioni future possano studiarli e apprezzarli. Insegna anche le pratiche che ha imparato alla sua famiglia e ai gruppi del mob, cioè del suo gruppo familiare esteso.

Con oltre tre decenni di produzione artistica alle spalle, il suo lavoro costituisce una pratica multidisciplinare che include fotografia, incisione, scultura, gioielleria, video, vetro e altri medium.

Da fotografie in bianco e nero, alcune raramente esposte che danno vita a figure chiave e agli eventi a Melbourne durante gli 1990, fino al suo lavoro più compiuto e acclamato dalla critica degli ultimi anni, vi sono importanti installazioni a tecnica mista, gioielli contemporanei che incorporano denti di canguro, canne di fiume e aculei di echidna, stampe lenticolari, ologrammi fotografici, arte urbana.

Riflettendo il continuo desiderio di affermare e riconnettersi con il suo patrimonio culturale, Clarke ha spesso esposto sue opere contemporanee insieme a prestiti chiave di materiale storico dal Victoria Museum, evidenziando il suo profondo impegno e riverenza per le consuete cerimonie, rituali, oggetti e linguaggio dei suoi antenati.

Maree Clarke è una figura fondamentale non solo nel recupero delle pratiche artistiche aborigene del sud-est australiano, facendo rivivere elementi della cultura aborigena che erano andati perduti –o rimasti dormienti –durante il periodo della colonizzazione, ma è anche un leader nel coltivare e promuovere la diversità degli artisti aborigeni contemporanei del sud-est.

Le installazioni fotografiche multimediali di Maree Clarke, tra cui stampe lenticolari, fotografie 3D e ologrammi fotografici, nonché pittura, scultura e video installazioni, esplorano ulteriormente le consuete cerimonie, rituali e linguaggio dei suoi antenati e rivelano le sue ambizioni di lunga data per facilitare il dialogo interculturale sugli effetti in corso della colonizzazione, fornendo allo stesso tempo spazio alla comunità aborigena per impegnarsi e “piangere” l’impatto dell’espropriazione e perdita.

Maree è nota per il suo approccio aperto e collaborativo alla pratica culturale. Lavora costantemente nella collaborazione intergenerazionale per far rivivere la conoscenza culturale dormiente e utilizza la tecnologia per portare un nuovo pubblico alle arti aborigene del sud-est contemporaneo.

Maree Clarke ha esposto sia a livello nazionale che internazionale, e nel 2021 è stata oggetto di una grande mostra di indagine Maree Clarke –Ancestral Memories alla National Gallery of Victoria. Altre mostre recenti includono Tarnanthi, Art Gallery of South Australia, Adelaide (2021), The National, Museum of Contemporary Art Sydney (2021), Reversible Destiny, Tokyo Photographic Museum, Tokyo Japan (2021) e il King Wood Mallesons Contemporary Art Prize, per il quale ha ricevuto il Victorian Artist Award. Nel 2020 è stata insignita della Linewide Commission per il progetto Metro Tunnel (attuale) ed è la destinataria dell’Australia Council Aboriginal and Torres Strait Islander Arts Fellowship 2020.

Nel 2023, Maree ha ricevuto la prestigiosa Yalingwa Fellowship, un premio di $ 60.000 per un artista senior delle First Nations per un artista che attualmente viva e lavori in Victoria che abbia dato un contributo eccezionale alla pratica creativa nella comunità artistica dei First Peoples e si trovi in un momento significativo della sua carriera.

Maree continua il suo lavoro d’archivio, viaggiando in vari musei del mondo per rientrare in contatto con reperti indigeni australiani e riportandoli alla vita con workshops e azioni artistiche tenuti in collaborazione con Musei e altri enti culturali in tutto il mondo.

Nel 2023 Maree Clarke è stata nominata Australian of the Year.

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Dopo una lunga residenza artistica presso MAD Murate Art District, l’artista italo-argentina Mariana Ferratto ha affrontato negli ambienti dell’ex carcere delle Murate il tema degli spazi di libertà e creatività clandestine. La mostra Libertà clandestine ha esposto le più recenti ricerche dell’artista: Memoria de la materia, progetto artistico vincitore dell’Italian Council 2022, e Affiorare, sviluppato proprio durante la residenza fiorentina vinta con il bando MAD e sviluppata a partire da gennaio 2023.

I due progetti hanno raccontato gli spazi e gli interstizi di creatività e sopravvivenza che i detenuti politici sono riusciti a creare durante il periodo dittatoriale argentino del 1976-1983. Sotto il comando del tenente generale Jorge Rafael Videla, diventato Presidente dell’Argentina con un colpo di Stato, furono imprigionati numerosi dissidenti politici, sottoposti a tortura e isolamento. In questo contesto, in segno di resistenza, i detenuti iniziarono ad organizzar

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Dopo una lunga residenza artistica presso MAD Murate Art District, l’artista italo-argentina Mariana Ferratto ha affrontato negli ambienti dell’ex carcere delle Murate il tema degli spazi di libertà e creatività clandestine. La mostra Libertà clandestine ha esposto le più recenti ricerche dell’artista: Memoria de la materia, progetto artistico vincitore dell’Italian Council 2022, e Affiorare, sviluppato proprio durante la residenza fiorentina vinta con il bando MAD e sviluppata a partire da gennaio 2023.

I due progetti hanno raccontato gli spazi e gli interstizi di creatività e sopravvivenza che i detenuti politici sono riusciti a creare durante il periodo dittatoriale argentino del 1976-1983. Sotto il comando del tenente generale Jorge Rafael Videla, diventato Presidente dell’Argentina con un colpo di Stato, furono imprigionati numerosi dissidenti politici, sottoposti a tortura e isolamento. In questo contesto, in segno di resistenza, i detenuti iniziarono ad organizzarsi ideando originali attività all’insaputa delle guardie carcerarie. Le opere in mostra hanno raccontato questa esperienza: il potere della creatività come spinta alla sopravvivenza e nutrimento identitario collettivo come opposizione silente di fronte all’alienazione strategica a cui erano sottoposti.

Al primo piano del complesso il progetto artistico Memoria de la Materia ha riproposto sotto forma di laboratorio partecipato tutte le attività artistiche e creative ideate durante il periodo di detenzione attraverso video-installazioni, disegni sulla pratica di un linguaggio muto. Al carcere duro, invece, sono state collocate diverse installazioni audio che hanno documentato i racconti delle detenute politiche argentine del lavoro Affiorare. Tre grandi fiori di argilla e decine di piccoli fiori, quest’ultimi realizzati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze durante i workshop tenuti nel corso della residenza, hanno popolato questi ambienti cupi e dolorosi. L’artista ha portato nell’ex carcere duro delle Murate la memoria di una storia di resistenza femminile contro la repressione argentina Le opere hanno restituito atti di resilienza in modo delicato e intenso: gesti silenziosi, azioni artistiche, originali sistemi di comunicazione ricostruiscono la tenacia di un gruppo di uomini e donne che hanno condiviso la prigionia e poi la diaspora conseguente all’esilio, e che si sono trovati idealmente ricongiunti nel racconto delle invenzioni e dei diversivi escogitati per mantenere viva la creatività, la memoria, la relazione e gli affetti anche in una condizione di privazione e mortificazione, praticando arte, solidarietà, apprendimento continuo e mutuale.

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Welcome to Barerarerungar

curated by Valentina Gensini and Renata Summo O'Connell

Welcome to Barerarerungar

Maree Clarke

12th apr – 28th jul 2024

curated by Valentina Gensini and Renata Summo O’Connell

 

Maree Clarke, a descendant of the Mutti Mutti, Yorta Yorta, Wamba Wamba and Boon Wurrung, is an Australian indigenous artist who, celebrating the continuity with her culture and history, opens up innovative artistic spaces. Maree’s presence in Florence with her site-specific artistic project created during her residency at MAD is of great significance, as she engages with the city through her multiple installations in the ancient prisons and initiates a conversation with European colonial history through her installation at the Anthropological Museum.

 

Maree’s highly contemporary multimedia work finds its innovative visual language in the recovery of lost practices of Indigenous Australians from the southeast. The artist’s production in Florence began along the Arno, creating necklaces of river reeds, a symbol of safe passage

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Welcome to Barerarerungar

Maree Clarke

12th apr – 28th jul 2024

curated by Valentina Gensini and Renata Summo O’Connell

 

Maree Clarke, a descendant of the Mutti Mutti, Yorta Yorta, Wamba Wamba and Boon Wurrung, is an Australian indigenous artist who, celebrating the continuity with her culture and history, opens up innovative artistic spaces. Maree’s presence in Florence with her site-specific artistic project created during her residency at MAD is of great significance, as she engages with the city through her multiple installations in the ancient prisons and initiates a conversation with European colonial history through her installation at the Anthropological Museum.

 

Maree’s highly contemporary multimedia work finds its innovative visual language in the recovery of lost practices of Indigenous Australians from the southeast. The artist’s production in Florence began along the Arno, creating necklaces of river reeds, a symbol of safe passage and friendship in the tradition of Australian indigenous. These necklaces, traditionally worn during tribal journeys, now have immense significance in the exhibition Welcome to Barerarerungar in Florence. This ancestral practice, in which the reeds are dyed and intertwined with feathers, connects the Arno River and its city to a distant culture in a very special way, spanning ages and hemispheres, in a generous act of welcome.

 

The exhibition begins in the courtyard of MAD in Piazza delle Murate, encompassing all the walls of the surrounding buildings, and inside the historic cells: projections, large installations, photographs, and more, aim to honor painful themes such as lost land, languages, and cultural practices, while simultaneously opening her rich world to us, in a kind and open invitation to learn, understand, and respect the traditions of the oldest culture in the world.

 

 

For more information
+39 055 2476873
info.mad@musefirenze.it

Welcome to Barerarerungar

Available in:

Agorà

SADI

Permanent site specific sound installation

 

 

Agorà is a site-specific sound installation project, developed in collaboration with Pardo, Omikron, and BHMF Black History Month Florence, and curated by Veronica Caciolli and Valentina Gensini. The project emerged as the winner of the MAD call for artist residencies in October 2023 and is a creation by the sound artist SADI from Florence.

The Agorà installation is the outcome of an extensive four-month research initiative focusing on the memories of inmates in a prison. The research incorporated oral testimonies from collaborators such as Valeria Muledda and Corrado Marcetti, as well as documents from the State Archives of Florence, the Tuscan Institute of Resistance and Contemporary History, Villa Romana, and contributions from researchers like Pamela Giorgi and Elena Gonnelli. Additionally, it drew upon resources preserved by MAD.

Spanning approximately sixty years, from the 1920s to the 1970s, the r

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Agorà

SADI

Permanent site specific sound installation

 

 

Agorà is a site-specific sound installation project, developed in collaboration with Pardo, Omikron, and BHMF Black History Month Florence, and curated by Veronica Caciolli and Valentina Gensini. The project emerged as the winner of the MAD call for artist residencies in October 2023 and is a creation by the sound artist SADI from Florence.

The Agorà installation is the outcome of an extensive four-month research initiative focusing on the memories of inmates in a prison. The research incorporated oral testimonies from collaborators such as Valeria Muledda and Corrado Marcetti, as well as documents from the State Archives of Florence, the Tuscan Institute of Resistance and Contemporary History, Villa Romana, and contributions from researchers like Pamela Giorgi and Elena Gonnelli. Additionally, it drew upon resources preserved by MAD.

Spanning approximately sixty years, from the 1920s to the 1970s, the research unveiled a diverse array of anti-fascist figures, including Gaetano Salvemini, Hans Purrmann, Aldo Capitini, Carlo Levi, and Alessandro Sinigaglia. Agorà aspires to resonate with the ideas, orientations, and struggles of these figures, who represent a varied and resilient minority that played a pivotal role in shaping our understanding of the world.

The prison, originally conceived as a space of denial, is metamorphosed into an Agorà, invoking the spirit of the ancient Greek polis as a hub for democracy, religious and political gatherings, commercial activities, and social interactions. This project stands as a homage to the principles of freedom of thought, gender, origin, and religion, celebrating the lives and ideas of those who resisted and dissented during those crucial years of history.

 

The installation is openend to the public from February 1st 2024.

 

 

For additional information:
055 2476873
info.mad@musefirenze.it

Available in:

MOMENTI

Roberto Fassone

 

On Thursday, January 25th, the performance MOMENTI by Roberto Fassone will take place, marking the conclusion of his residency at MAD. The project, the winner of the Artist Residency Call, is conceived as a choreography for the mind and involves the audiovisual documentation comprising three acts corresponding to three distinct moments that explore the relationship between the artist and music. The presentation, in the form of a performance, is dedicated to the performative power of music. The performance, with the artist as the sole protagonist at the center of the stage, was realized in collaboration with Giacomo Raffaelli. The artist expresses gratitude to Carolina Cappelli.

 

The performance will take place in Sala Ketty La Rocca, with two repetitions at the following times: 6:00 PM and 6:40 PM.

Reservation is required to attend the performance.

 

 

For additional information and reservations:
055 2476873
info.mad@mu

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MOMENTI

Roberto Fassone

 

On Thursday, January 25th, the performance MOMENTI by Roberto Fassone will take place, marking the conclusion of his residency at MAD. The project, the winner of the Artist Residency Call, is conceived as a choreography for the mind and involves the audiovisual documentation comprising three acts corresponding to three distinct moments that explore the relationship between the artist and music. The presentation, in the form of a performance, is dedicated to the performative power of music. The performance, with the artist as the sole protagonist at the center of the stage, was realized in collaboration with Giacomo Raffaelli. The artist expresses gratitude to Carolina Cappelli.

 

The performance will take place in Sala Ketty La Rocca, with two repetitions at the following times: 6:00 PM and 6:40 PM.

Reservation is required to attend the performance.

 

 

For additional information and reservations:
055 2476873
info.mad@musefirenze.it

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Call for artists in residence

January 30th, 2024 - March 31st, 2024

Call for artists in residence

Available in:

Call for artists in residence

From September 2023 - January 2024

Call for artists in residence

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Bando residenza d'artista

Periodo 15 gennaio - 15 maggio 2023

Bando residenza d'artista

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Atletica del Cuore #7

Maratona radiofonica su Giorgio Manganelli
a cura di Fosca

La settima edizione di Atletica del Cuore inizia con un atto performativo (16 dicembre 2022), continua con i laboratori (febbraio/marzo 2023) e si conclude con la giornata di convegno (1 aprile 2023).

La parola che ispira le fasi del percorso è Fine. Come sempre la parola si limita a delimitare un campo di azione del pensiero e per questo verrà declinata, immaginata, decostruita e re/inventata mettendo insieme discipline, metodi e riflessioni diverse. Desideriamo che Atletica del Cuore sia un percorso che generi complessità e domande, cose che accomunano sia l’atto creativo che la relazione pedagogica. Riteniamo che la complessità sia necessaria per leggere le stratificazioni e le contraddizioni che abitano l’essere umano, sempre così indefinibile.

MARATONA RADIOFONICA

Venerdì 16 dicembre 2022 alle ore 19.00 prenderà vita la maratona radiofonica su Giorgio Manganelli.

Giorgio Antonio Manganelli (Milano, 15 novembre 1922 – Roma, 28 maggio 1990) è stato uno scrittore, t

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La settima edizione di Atletica del Cuore inizia con un atto performativo (16 dicembre 2022), continua con i laboratori (febbraio/marzo 2023) e si conclude con la giornata di convegno (1 aprile 2023).

La parola che ispira le fasi del percorso è Fine. Come sempre la parola si limita a delimitare un campo di azione del pensiero e per questo verrà declinata, immaginata, decostruita e re/inventata mettendo insieme discipline, metodi e riflessioni diverse. Desideriamo che Atletica del Cuore sia un percorso che generi complessità e domande, cose che accomunano sia l’atto creativo che la relazione pedagogica. Riteniamo che la complessità sia necessaria per leggere le stratificazioni e le contraddizioni che abitano l’essere umano, sempre così indefinibile.

MARATONA RADIOFONICA

Venerdì 16 dicembre 2022 alle ore 19.00 prenderà vita la maratona radiofonica su Giorgio Manganelli.

Giorgio Antonio Manganelli (Milano, 15 novembre 1922 – Roma, 28 maggio 1990) è stato uno scrittore, traduttore, giornalista, critico letterario, curatore editoriale e docente italiano, nonché uno dei teorici più coerenti della neoavanguardia. Prese parte attivamente agli incontri del Gruppo 63 e fu tra i redattori di Grammatica. Collaborò con numerosi quotidiani come Il Giorno, La Stampa, Corriere della Sera, Il Messaggero, e a vari settimanali (L’Espresso, Il Mondo, L’Europeo, Epoca) e mensili (FMR). Autore di numerose opere dalla prosa elaborata e complessa, che oscilla spesso tra il racconto-visione e il trattato, Manganelli affermò nella sua Letteratura come menzogna del 1967 che il compito della letteratura è quello di trasformare la realtà in menzogna, in scandalo e in mistificazione, risolta in un puro gioco di forme, attraverso le quali la scrittura diventa contestazione. Nelle opere di Manganelli la parodia e il sarcasmo si esercitano in forme letterarie raffinate e funamboliche.

Atletica del Cuore #7

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Trying to Grow Wings

È una comunità che lotta, che spiega le ali per volare nonostante un presente difficile quella raccontata nelle opere di Ana Vujovic per MAD Murate Art District.

Inaugura  il 28 aprile “Trying to grow wings”, l’articolato  progetto dell’artista serba curato da Renata Summo O’Connell, Artegiro, commissionato e prodotto da MAD Murate Art District.

La mostra, che si sviluppa nei vari ambienti del complesso, dal portico esterno fino alle celle al primo piano, è il frutto di una lunga residenza negli spazi del centro di arte contemporanea, dove l’artista ha lavorato per oltre un mese ad un progetto interamente site-specific.

 

Partendo da una tradizione pre-slavica di tessituraantica arte femminileAna Vujovic ha a lungo investigato il rapporto tra tradizione, storia, questione di genere da un lato, e sul ruolo dell’errore, del glitch dall’altro, come scrive la storica dell’arte Sladjana Petrović Varagić a proposito del suo lavoro. Un lavoro di

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È una comunità che lotta, che spiega le ali per volare nonostante un presente difficile quella raccontata nelle opere di Ana Vujovic per MAD Murate Art District.

Inaugura  il 28 aprile “Trying to grow wings”, l’articolato  progetto dell’artista serba curato da Renata Summo O’Connell, Artegiro, commissionato e prodotto da MAD Murate Art District.

La mostra, che si sviluppa nei vari ambienti del complesso, dal portico esterno fino alle celle al primo piano, è il frutto di una lunga residenza negli spazi del centro di arte contemporanea, dove l’artista ha lavorato per oltre un mese ad un progetto interamente site-specific.

 

Partendo da una tradizione pre-slavica di tessituraantica arte femminileAna Vujovic ha a lungo investigato il rapporto tra tradizione, storia, questione di genere da un lato, e sul ruolo dell’errore, del glitch dall’altro, come scrive la storica dell’arte Sladjana Petrović Varagić a proposito del suo lavoro. Un lavoro di ricerca che, dalle tecniche tradizionali del suo paese d’origine approda oggi a Firenze, ibridando la pratica di quest’artista contemporanea con materie e simboli della lunga tradizione locale.

Attraverso il concetto di canone e del gesto di tessitura, già al centro della serie Kanonatra, l’artista si è calata nel contesto fiorentino scegliendo di utilizzare come materia prima sete e carte pregiate, grazie alla collaborazione di Antico Setificio Fiorentino e Rossi1931.

 

Il fil rouge che attraversa il corpus di opere create per la mostra è il simbolo dell’uccello, che l’artista ha individuato sia nel pattern del tessuto rinascimentale “Uccellini” sia in alcune carte tradizionali: lo ritroviamo in tutti gli ambienti, dall’esterno all’interno di MAD, quale simbolo di resilienza. La nostra città, fiera di una bellezza antica e presente, è fin dal primo sopralluogo fiorentino apparsa all’artista autentica e resistente grazie al senso profondo di Comunità, riscoperto da Ana Vujovic quale segno fondante il MAD, e potente strumento di reazione e rivivificazione estetica.

 

I versi della poetessa Etel Adnan citati nel titolo, “Non stiamo giocando un gioco di dolore, stiamo cercando di sviluppare le ali e volare” (trying to grow wings), definiscono l’invito dell’artista a liberarsi dalle complesse difficoltà del presente per andare oltre.

Come in tre capitoli, dall’audio esterno sotto il loggiato, con i versi di Adnan letti dall’artista,  fino al culmine in sala Anna Banti, passando per le complesse installazioni nelle tre celle, l’artista utilizza la materia per costruire un complesso palinsesto di significati che scava, costruisce, moltiplica i livelli di senso e di lettura del lavoro.

“L’attesa generata nel loggiato attraverso anticipazioni  sensoriali e visive” spiega Valentina Gensini, “diviene esplorazione multimediale nelle celle al primo piano dove le pareti, il soffitto e il pavimento acquisiscono una dimensione polimorfa e generativa: Vujovic ci proietta in ambienti che divorano, scavano, estroflettono molteplici strati di senso in una sollecitazione continua dello sguardo, avvinto in una esplorazione mai paga. L’esperienza culmina in sala Anna Banti, dove una sfolgorante seta pregiata tessuta a mano si mostra tesa in due versi opposti, brandello di compiutezza estetica, sospeso in una tensione perenne che ne svela l’ordito, la dimensione processuale e la complessità.  L’estetizzazione del lacerto sembra dunque l’unica istanza possibile in un mondo in cui la tecnologia brutalizzante del mondo programmato esclude l’errore della sapienza collettiva femminile, in una ricerca estetica che alla perfezione compiuta predilige la poetica del frammento, da conquistare con coraggio oltre il velo di Maja”.

Trying to Grow Wings

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Le simmetrie dei desideri | Interviste

Ilaria Turba
Interventi di Ilaria Turba, Cristina Giachi, Giorgio Bacci, Valentina Gensini
Credits Luca Segato

Le simmetrie dei desideri | Interviste

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Le simmetrie dei desideri | Video

di Ilaria Turba
credits Luca Segato

Le simmetrie dei desideri | Video

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Il Respiro dei Sogni | Estratti dai Sogni

Alcuni dei sogni donati dai cittadini di Firenze per l'opera di Jacopo Baboni Schilingi

Sogno Onirico | Angeli e stupro
Sogno Onirico | Leonessa
Progetto | Casa al mare
Progetto | Amore a Boboli
Sogno Utopico | Fratelli cosmici
Sogno Utopico | Firenze colorata
Il Respiro dei Sogni | Estratto dell'installazione interattiva
Il Respiro dei Sogni | Estratti dai Sogni

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Il Respiro dei Sogni | Video

di Jacopo Baboni Schilingi

Il Respiro dei Sogni | Video

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Il Respiro dei Sogni | Gallery

di Jacopo Baboni Schilingi

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Il Respiro dei sogni | Interviste
Il Respiro dei sogni | Interviste

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Le simmetrie dei desideri | gallery

Ilaria Turba
credits Alisa Martynova

Le simmetrie dei desideri | gallery

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Raccolta dei sogni | Gallery

Il Respiro dei Sogni | Jacopo Baboni Schilingi

Raccolta dei sogni | Gallery

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Il respiro dei sogni

Dall’8 settembre al MAD Murate Art District di Firenze in mostra il lavoro di Jacopo Baboni Schilingi che raccoglie i sogni dei cittadini che hanno aderito alla call dell’artista

 

Sogni elaborati durante la notte, sogni nel cassetto o utopie personali e collettive, auspici per il pianeta o per il futuro. Jacopo Baboni Schilingi ha raccolto ognuna di queste suggestioni per trasformarle nelle voci di un’unica grande installazione. Si intitola il Respiro dei sogni la mostra che dall’8 settembre (e fino al 15 ottobre) inaugura MAD Murate Art District, centro di arte contemporanea e residenze d’artista del Comune di Firenze gestito da MUS.E.

Nell’installazione – che per un unico giorno, l’8 settembre, sarà fruibile al Terzo Giardino e per il resto del tempo al primo piano di MAD – sono infatti raccolti i sogni delle persone che hanno partecipato alla open call dello scorso maggio e che l’artista ha ascoltato e suddiviso in tre tracce audio interpretate dalle voci

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Dall’8 settembre al MAD Murate Art District di Firenze in mostra il lavoro di Jacopo Baboni Schilingi che raccoglie i sogni dei cittadini che hanno aderito alla call dell’artista

 

Sogni elaborati durante la notte, sogni nel cassetto o utopie personali e collettive, auspici per il pianeta o per il futuro. Jacopo Baboni Schilingi ha raccolto ognuna di queste suggestioni per trasformarle nelle voci di un’unica grande installazione. Si intitola il Respiro dei sogni la mostra che dall’8 settembre (e fino al 15 ottobre) inaugura MAD Murate Art District, centro di arte contemporanea e residenze d’artista del Comune di Firenze gestito da MUS.E.

Nell’installazione – che per un unico giorno, l’8 settembre, sarà fruibile al Terzo Giardino e per il resto del tempo al primo piano di MAD – sono infatti raccolti i sogni delle persone che hanno partecipato alla open call dello scorso maggio e che l’artista ha ascoltato e suddiviso in tre tracce audio interpretate dalle voci di Cristina Abati e Riccardo Rombi. Il risultato è un flusso di sogni sussurrati, freddamente esposti o interpretati, vissuti, tutti accompagnati da un video e da una traccia musicale inedita, composta dall’artista a partire dall’integrazione del racconto con le respirazioni e le pulsazioni cardiache.

Visioni oniriche, proiezioni personali e utopie collettive, queste le tre “macroaree” in cui Baboni Schilingi ha suddiviso il lavoro, creando un percorso che, a partire dalle celle dell’ex carcere fiorentino, culmina nella sala Anna Banti, all’interno della quale il visitatore troverà Argo – il dispositivo concepito da Baboni per misurare e visualizzare il suo respiro 24 ore su 24 – provando in prima persona a “sognare” e allo stesso tempo a comporre musica con il semplice movimento delle mani.

Il progetto di Jacopo Baboni Schilingi, curato da Valentina Gensini, direttore artistico di MAD, e Renata Summo O’Connell, Presidente di Artegiro, è finanziato da ANCI, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, all’interno di LUMEN- Progetto RIVA, ideato e prodotto da MAD, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Institut Francais, Accademia di Belle Arti di Firenze, Conservatorio Luigi Cherubini, EMI – Ensemble de Musique Interactive, con il supporto di Fondazione CR Firenze.

I cittadini, fiorentini e non, sognano a voce alta: dopo aver condiviso la dimensione più intima del proprio immaginario onirico, della proiezione verso il futuro, ma anche del proprio battito e del proprio respiro, misurati dal sensore Argo, la nostra Comunità potrà finalmente abitare spazi sonori disegnati dal grande compositore Jacopo Baboni Schilingi presso MAD Murate Art District e presso il Terzo Giardino; – ha detto Valentina Gensini, direttore artistico di MAD – . In due versioni completamente diverse, i sogni rivivranno ad alta voce con il sound design dell’artista, e potranno essere percorsi, attraversati, vissuti. Con un lavoro commissionato dal Progetto RIVA Baboni Schilingi propone questa installazione partecipativa dopo un lungo percorso di ascolto del territorio, di formazione con i giovani artisti dell’Accademia e del Conservatorio, di dedizione artistica alla città”.

Il Respiro dei Sogni – ha commentato Renata Summo O’Connell propone immagini, suoni e installazioni multimediali che raccolgono e raccontano in modalità assolutamente contemporanee le voci di sognatori, gli ideali e i desideri di cittadini fiorentini e non, narrati lungo l’Arno e restituiti in una corale e inattesa opera d’arte. Un lungo respiro di sogni, tanto digitale quanto organicamente naturale, che dall’Arno ci unisce al cuore della città”.

La capacità di sognare ci accomuna tutti: donne, uomini, giovani, anziani – ha spiegato Jacopo Baboni Schilingi -. È quella capacità inconscia grazie alla quale siamo tutti un po’ come degli artisti in grado di vivere esperienze profonde, misteriose, paurose, fantasiose. Attraverso il respiro dei sogni ho deciso di dar voce al vostro inconscio”.

Baboni Schilingi, artista di respiro internazionale e protagonista di una lunga residenza al MAD Murate Art District, ha invitato in una prima fase di “raccolta dei sogni” a passeggiare liberamente nel Terzo Giardino (per un massimo di 10 minuti) registrando sul telefono, sotto forma di messaggio vocale, uno o più sogni da “regalare” alla città di Firenze.

Ciascun vocale è stato interpretato da un’attrice e da un attore in modo da tutelare l’anonimato di chi ha “donato” la propria riflessione. A ciascuno dei partecipanti è stato applicato sul torace il sensore Argo, che registra le pulsazioni cardiache e misura le respirazioni, dati fisiologici che utilizzati dall’artista per comporre la partitura sonora dedicata a ciascun sogno.

Argo è uno speciale dispositivo concepito per misurare il respiro di Jacopo Baboni Schilingi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, basato sulla tecnologia sviluppata da David Kuller (attraverso la sua società MyAir). Un computer dedicato e un algoritmo monitorano costantemente i dati in entrata: la lunghezza dei respiri, il volume totale dagli ultimi 10 secondi a 1 minuto di respiro, la frequenza del respiro, l’espansione e la compressione della gabbia toracica. I dati, trasmessi e interpretati in diretta dal sensore che indossa, creano una simbiosi tra la tecnologia e il processo più intimo della vita di un essere umano: la respirazione. Attraverso la conversione di questi dati in funzioni semantiche, ARGO genera musica e video senza fine.

Si ringrazia il Consorzio di Bonifica Medio Valdarno per il determinante contributo alla manutenzione del Terzo Giardino.

Il respiro dei sogni

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TIRED DON GIOVANNI
TIRED DON GIOVANNI

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TIRED DON GIOVANNI

Con questo lavoro su Don Giovanni INGRATE intende continuare il processo di sperimentazione che ha come scopo una destrutturazione ed espansione dei repertori, delle forme classiche e della forma Opera in particolare, tentando di “disturbarle” e ricomprenderle profondamente, in un’ottica molteplice e contemporanea. In questo contesto i linguaggi artistici si combinano in nuove interpretazioni e il materiale di origine (formalmente e contenutisticamente) si espande in nuove forme ibride e ricomposte.

I video-appunti coreografici di Letizia Renzini, Marina Giovannini e Lucrezia Palandri guidano (non senza ironia e con solida visione intimamente femminista) il processo di ricomprensione dell’Opera “Don Giovanni” di Mozart-Da Ponte, cuore semantico del progetto TIRED DON GIOVANNI, realizzato da INGRATE ETS grazie al contributo del progetto Toscanaincontemporanea2022.

Il repertorio mozartiano cui si attinge, ricomposto live per questo primo step, è acusmatico, ovvero proviene d

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Con questo lavoro su Don Giovanni INGRATE intende continuare il processo di sperimentazione che ha come scopo una destrutturazione ed espansione dei repertori, delle forme classiche e della forma Opera in particolare, tentando di “disturbarle” e ricomprenderle profondamente, in un’ottica molteplice e contemporanea. In questo contesto i linguaggi artistici si combinano in nuove interpretazioni e il materiale di origine (formalmente e contenutisticamente) si espande in nuove forme ibride e ricomposte.

I video-appunti coreografici di Letizia Renzini, Marina Giovannini e Lucrezia Palandri guidano (non senza ironia e con solida visione intimamente femminista) il processo di ricomprensione dell’Opera “Don Giovanni” di Mozart-Da Ponte, cuore semantico del progetto TIRED DON GIOVANNI, realizzato da INGRATE ETS grazie al contributo del progetto Toscanaincontemporanea2022.

Il repertorio mozartiano cui si attinge, ricomposto live per questo primo step, è acusmatico, ovvero proviene da registrazioni storiche dell’Opera e viene in parte letteralmente sintetizzato e reso midi: un processo di astrazione e simbolizzazione realizzato in collaborazione con Lorenzo Brusci, processo che, in qualche modo, concorre a mettere in crisi quello che il tempo e le stratificazioni critiche hanno effettuato sull’opera e sul carattere del suo protagonista. Il Don Giovanni di Mozart Da Ponte è considerato – con pressoché unanime ed illustre ostinazione – il paladino e il custode dell’edonismo e dell’impulso vitale, il dispensatore di stimoli energetici, il generoso e inesauribile distributore di piacere, l’aristocratico bon vivant refrattario ai legami e alle limitazioni della libertà. In realtà con le sue arie veloci, il confronto musicale constante con il servo, il commendatore alle calcagna e le donne che lo vogliono punire e possedere, Don Giovanni è forse piuttosto corrispondente allo stanco maschio cisgender contemporaneo, sopraffatto dai doveri sociali della propria mascolinità, costantemente in burn-out, che agisce ormai in un vuoto e stancante automatismo in risposta alle proprie pulsioni mortali credendole vitali, schiacciato dagli eventi, dal dover fare, dalla crescita, diktat della società̀ patriarcale in cui è immerso, che prima gli chiede di essere performante, e poi lo uccide.

TIRED DON GIOVANNI

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Letizia Renzini

Regista, DJ e artista performativa

Regista, musicista, DJ, lavora come creatrice nel nuovo teatro musicale, arti performative, installazioni e musica elettronica/visiva; artista audio e video, performer, Letizia Renzini lavora internazionalmente sulla composizione e organizzazione dei linguaggi plurimi. Ha lavorato per molti anni per il 3° canale della RAI come dj e speaker per la trasmissione “Battiti”. Ha curato rassegne e festival incentrati sulla sound art, le arti performative e la nuova musica (Murate Vive nel 2007, Postelettronica nel 2012, Short Format nel 2013) e ha insegnato Arti Multimediali e Studi sul Cinema all’Istituto Marangoni per la Moda, le Arti e il Design (2018/2020). I suoi lavori di nuovo teatro musicale e le sue performance musicali e visive (per adulti e bambini) sono stati visti, ascoltati e prodotti presso luoghi d’arte internazionali e festival per le arti contemporanee e performative come la Biennale di Venezia, Festival Romaeuropa (I) Operadagen Rotterdam (NL), Nati

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Regista, musicista, DJ, lavora come creatrice nel nuovo teatro musicale, arti performative, installazioni e musica elettronica/visiva; artista audio e video, performer, Letizia Renzini lavora internazionalmente sulla composizione e organizzazione dei linguaggi plurimi. Ha lavorato per molti anni per il 3° canale della RAI come dj e speaker per la trasmissione “Battiti”. Ha curato rassegne e festival incentrati sulla sound art, le arti performative e la nuova musica (Murate Vive nel 2007, Postelettronica nel 2012, Short Format nel 2013) e ha insegnato Arti Multimediali e Studi sul Cinema all’Istituto Marangoni per la Moda, le Arti e il Design (2018/2020). I suoi lavori di nuovo teatro musicale e le sue performance musicali e visive (per adulti e bambini) sono stati visti, ascoltati e prodotti presso luoghi d’arte internazionali e festival per le arti contemporanee e performative come la Biennale di Venezia, Festival Romaeuropa (I) Operadagen Rotterdam (NL), National Theatre Amsterdam, Mozarteum Salzburg (A), Radialsystem Berlin (D), Fabbrica Europa Firenze (I), Parco della Musica Roma (I), Centro Cultural de Belem (P), State Theatre Pretoria (SA), Macro Roma, The Place London (GB), Opéra de Lille (FR), Tanzeshus Stockholm (S), Royal Opera House London (GB), CCS Strozzina Firenze (I), Walpurgis Antwerp (B), Bimhuis Amsterdam (NL), Concertgebouw Brugge (B): Elbphilarmonie di Amburgo, Cité de La Musique Parigi (F), e altri. La sua opera “Il Ballo delle Ingrate” ha vinto il premio internazionale Music Theatre Now! nel 2016. Ha debuttato con il suo spettacolo “Decameron 2.0” al Festival Dei due Mondi 61 di Spoleto nel 2018. Il suo spettacolo “Love, You son of a bitch – a Scarlatti project” prodotto da Staatsoper Unter den Linden debutta a Berlino nell’ottobre 2019. Nell’ottobre 2020 cura e dirige la prima edizione del festival di arti performative Happening! alla Manifattura Tabacchi di Firenze, incentrato sulle connessioni tra Performance, Performing Arts, Opera e Arte installativa. Nel 2021 Renzini fonda INGRATE ETS con i colleghi Luisa Zuffo e Fabrizio Massini, e presenta il suo ultimo lavoro “Inferno”, concerto-sonorizzazione dal vivo del capolavoro del cinema muto italiano del 1911.

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INGRATE ETS

INGRATE ETS si è formalmente costituita nel 2021 ma è attiva in varie forme da oltre 10 anni. Il gruppo si è precedentemente appoggiato all’amministrazione dell’associazione Cab 008 che ha permesso la gestione amministrativa dei progetti e degli spettacoli co-prodotti da Istituzioni italiane e straniere.
L’attività dell’associazione INGRATE ETS si concentra sulla creazione di progetti legati al nuovo teatro musicale, all’opera contemporanea, al multimedia e alle performance multidisciplinari. Le produzioni incorporano arti performative (cioè teatro, danza) con generi che includono concerti musicali, installazioni e arti visive. Come organizzatori, curiamo e produciamo eventi che includono festival, workshop ed eventi. L’attività si strutturata su tre linee di intervento: Produzione, Training, Programmazione. Queste linee si alimentano a vicenda, creando un ecosistema virtuoso e diffuso in vari luoghi della nostra Regione e del territorio nazionale e intern

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INGRATE ETS si è formalmente costituita nel 2021 ma è attiva in varie forme da oltre 10 anni. Il gruppo si è precedentemente appoggiato all’amministrazione dell’associazione Cab 008 che ha permesso la gestione amministrativa dei progetti e degli spettacoli co-prodotti da Istituzioni italiane e straniere.
L’attività dell’associazione INGRATE ETS si concentra sulla creazione di progetti legati al nuovo teatro musicale, all’opera contemporanea, al multimedia e alle performance multidisciplinari. Le produzioni incorporano arti performative (cioè teatro, danza) con generi che includono concerti musicali, installazioni e arti visive. Come organizzatori, curiamo e produciamo eventi che includono festival, workshop ed eventi. L’attività si strutturata su tre linee di intervento: Produzione, Training, Programmazione. Queste linee si alimentano a vicenda, creando un ecosistema virtuoso e diffuso in vari luoghi della nostra Regione e del territorio nazionale e internazionale in sinergia con il patrimonio locale e con i soggetti produttivi già esistenti. Per incoraggiare nuove relazioni tra arti e istituzioni artistiche, ed accorciare le distanze tra arti del passato (i Beni Culturali) e la produzione contemporanea.

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Le simmetrie dei desideri

Le simmetrie dei desideri è un progetto costruito con i cittadini che abitano il quartiere di Sant’Ambrogio e il Complesso delle Murate.
Partendo dalla straordinaria esperienza vissuta nel corso dei quattro anni di residenza d’artista nei quartieri nord di Marsiglia, come artiste associée di Le ZEF – scène nationale de Marseille, Ilaria Turba ha ricercato oggetti privati e d’affezione che fossero forti veicoli di desideri, storie e immaginari. Se nel progetto sviluppato in Francia a materializzare i desideri della comunità era stata la pratica della panificazione, rituale antico che accomuna tutte le culture mediterranee, nella residenza fiorentina i manufatti francesi sono serviti da attivatori di un nuovo percorso partecipativo con gli abitanti delle Murate e del quartiere di Sant’Ambrogio. Il lungo processo di rigenerazione e riqualificazione di questo luogo unico prosegue dunque prendendo sempre nuove forme.

Ilaria Turba ha intervistato i cittadini chiedendo in pr


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Le simmetrie dei desideri è un progetto costruito con i cittadini che abitano il quartiere di Sant’Ambrogio e il Complesso delle Murate.
Partendo dalla straordinaria esperienza vissuta nel corso dei quattro anni di residenza d’artista nei quartieri nord di Marsiglia, come artiste associée di Le ZEF – scène nationale de Marseille, Ilaria Turba ha ricercato oggetti privati e d’affezione che fossero forti veicoli di desideri, storie e immaginari. Se nel progetto sviluppato in Francia a materializzare i desideri della comunità era stata la pratica della panificazione, rituale antico che accomuna tutte le culture mediterranee, nella residenza fiorentina i manufatti francesi sono serviti da attivatori di un nuovo percorso partecipativo con gli abitanti delle Murate e del quartiere di Sant’Ambrogio. Il lungo processo di rigenerazione e riqualificazione di questo luogo unico prosegue dunque prendendo sempre nuove forme.

Ilaria Turba ha intervistato i cittadini chiedendo in prestito oggetti simbolici, attivatori di memorie e narrazioni, cogliendo corrispondenze speculari, simmetrie consonanti con i desideri francesi.
Durante il mese di residenza l’artista ha collocato progressivamente negli spazi espositivi oggetti, pani e immagini fotografiche cui ha lavorato in progress, creando una vera e propria topografia emozionale del quartiere. Gli oggetti, abbinati secondo singolari corrispondenze della forma e dello spirito, sono accompagnati da racconti, desideri e tracce del processo di ricerca: ogni singolo elemento è parte di una narrazione collettiva, di una mappatura delle memorie e dei sentimenti, oltre che dei desideri della nostra comunità.

Le simmetrie dei desideri

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Trying to Grow Wings

Ana Vujovic
a cura di Renata Summo O'Connell

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De-clouding

Giulio Saverio Rossi

De-clouding

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Hieronymi

Residenza d'artista di Fabrizio Ajello

La residenza dell’artista Fabrizio Ajello presso il MAD (Murate Art District) riguarderà un percorso di ricerca e sviluppo del progetto Hieronymi sulla figura di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, predicatore, religioso e politico, dalle caratteristiche moderne e fortemente contradditorie. Attraverso un attento studio delle fonti e dell’immaginario scaturito negli anni dal personaggio storico ma al contempo leggendario verrà proposta una restituzione della ricerca che coinvolgerà diverse modalità espressive. Dal rapporto tra i caratteri peculiari dell’esperienza politica, religiosa, poetica e profetica del predicatore ferrarese e le peculiarità del nostro presente, il lavoro cercherà di restituire la complessità di una delle figure più interessanti e controverse del Rinascimento, attraverso un’indagine aperta sulla questione del potere, dell’immagine e del linguaggio.

La residenza dell’artista Fabrizio Ajello presso il MAD (Murate Art District) riguarderà un percorso di ricerca e sviluppo del progetto Hieronymi sulla figura di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, predicatore, religioso e politico, dalle caratteristiche moderne e fortemente contradditorie. Attraverso un attento studio delle fonti e dell’immaginario scaturito negli anni dal personaggio storico ma al contempo leggendario verrà proposta una restituzione della ricerca che coinvolgerà diverse modalità espressive. Dal rapporto tra i caratteri peculiari dell’esperienza politica, religiosa, poetica e profetica del predicatore ferrarese e le peculiarità del nostro presente, il lavoro cercherà di restituire la complessità di una delle figure più interessanti e controverse del Rinascimento, attraverso un’indagine aperta sulla questione del potere, dell’immagine e del linguaggio.

Hieronymi

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Agnese Banti

sound designer and musician

Italian sound designer and musician based in Bologna (Italy), working with sound in music, audiovisuals, performances and installations. In 2018 she started collaborating with Tempo Reale, an esteemed center for musical research, production and education in Florence (Italy). In the same year she co-founded the Electronic Music Collective at the Conservatory of Music “G. B. Martini” in Bologna (Elettronica Collettiva Bologna~), where she also graduated with the /krəʊk/ project, a group of sound installation created in partnership with the Department of Music Studies at the Ionian University of Corfù (Greece). Her work has been exhibited in Italy, Ireland, Greece, Portugal, the UK and the US. She is currently collaborating with the Italian composer Roberto Laneri on overtone singing projects. Agnese is always looking to add more spinning tops to her personal music instrument collection, with the goal to “play” them all.

soundcloud.com/agnesebanti

Italian sound designer and musician based in Bologna (Italy), working with sound in music, audiovisuals, performances and installations. In 2018 she started collaborating with Tempo Reale, an esteemed center for musical research, production and education in Florence (Italy). In the same year she co-founded the Electronic Music Collective at the Conservatory of Music “G. B. Martini” in Bologna (Elettronica Collettiva Bologna~), where she also graduated with the /krəʊk/ project, a group of sound installation created in partnership with the Department of Music Studies at the Ionian University of Corfù (Greece). Her work has been exhibited in Italy, Ireland, Greece, Portugal, the UK and the US. She is currently collaborating with the Italian composer Roberto Laneri on overtone singing projects. Agnese is always looking to add more spinning tops to her personal music instrument collection, with the goal to “play” them all.

soundcloud.com/agnesebanti

Available in:

I versi delle mani

Residenza d'artista a cura di Marta Bellu

Un progetto di Marta Bellu con Agnese Banti e Laura Lucioli
I versi delle mani

Available in:

Alessia Mallardo

Artista

Danzatrice e danzaterapeuta, psicologa e ricercatrice di processi inconsci, sensibili, visibili e invisibili. Da sempre interessata a esplorare quel territorio di confine che si trova tra la luce e l’ombra. Pratica la danza sia come forma d’arte sia come strumento a servizio del sociale e del diritto all’infanzia. Il Butoh, tra i tanti insegnamenti ricevuti, è il suo strumento prediletto; una pratica somatica, giovane, flessibile ed in costante evoluzione, dove il corpo è uno spazio dove poter sperimentare nuove ricerche, nuovi materiali. Esplorar-si. Raccontar-si. Danzar-si.

Danzatrice e danzaterapeuta, psicologa e ricercatrice di processi inconsci, sensibili, visibili e invisibili. Da sempre interessata a esplorare quel territorio di confine che si trova tra la luce e l’ombra. Pratica la danza sia come forma d’arte sia come strumento a servizio del sociale e del diritto all’infanzia. Il Butoh, tra i tanti insegnamenti ricevuti, è il suo strumento prediletto; una pratica somatica, giovane, flessibile ed in costante evoluzione, dove il corpo è uno spazio dove poter sperimentare nuove ricerche, nuovi materiali. Esplorar-si. Raccontar-si. Danzar-si.

If the wind blows in Florence...?

Presentazione della mostra
30 giugno 2021

Credits Kor D.L. O'Connell 2021
If the wind blows in Florence...?

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Kirsten Stromberg

Cross-disciplinary artist

Kirsten Stromberg (b. San Francisco, USA, lives and works in Florence, Italy) is an interdisciplinary
artist working in mixed media, painting/drawing, sound art and experimental music. Areas of research include: art education and aesthetic engagement for individual and social transformation, pain and recovery in the world body, feminist inquiry and contemporary art. She received her BA from Dartmouth College where she was a Senior Fellow in electro-acoustic music and studio art. In 2005 she completed her MFA in Arts and Consciousness Studies at JFKU. She has studied for over 20 years with the artists Rose Shakinovsky and Claire Gavronsky attending numerous workshops and residencies with them in both Italy and South Africa. Kirsten’s work has been shown/performed in both solo and group exhibitions internationally including: Le Murate PAC and Fabbrica Europa in Florence; L.A.C.E and Huntington Beach Center for The Arts in the Los Angeles area; The SF Arts Commission, 21 Grand and Work

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Kirsten Stromberg (b. San Francisco, USA, lives and works in Florence, Italy) is an interdisciplinary
artist working in mixed media, painting/drawing, sound art and experimental music. Areas of research include: art education and aesthetic engagement for individual and social transformation, pain and recovery in the world body, feminist inquiry and contemporary art. She received her BA from Dartmouth College where she was a Senior Fellow in electro-acoustic music and studio art. In 2005 she completed her MFA in Arts and Consciousness Studies at JFKU. She has studied for over 20 years with the artists Rose Shakinovsky and Claire Gavronsky attending numerous workshops and residencies with them in both Italy and South Africa. Kirsten’s work has been shown/performed in both solo and group exhibitions internationally including: Le Murate PAC and Fabbrica Europa in Florence; L.A.C.E and Huntington Beach Center for The Arts in the Los Angeles area; The SF Arts Commission, 21 Grand and Works/San Jose’; in the San Francisco Bay Area; as well as exhibitions and projects in New York, London, Copenhagen, and Berlin.

If the wind blows in Florence...?

Mostra dell'artista giapponese Mariko Hori, in collaborazione con Artegiro Contemporary Art e Ailae

If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recen

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If the wind blows in Florence…? è una indagine artistica di Mariko Hori, artista giapponese basata a Amsterdam, sul rapporto tra linguaggio e storia, partendo da un antico proverbio giapponese che propone una sorta di profezia sociale, dove “i bottai si arricchirebbero se il vento soffia”. Il proverbio suggerisce che nella storia, incluso la nostra presente, si creano reazioni a catena tra eventi inattesi, sottolineando il ruolo dell’umanità in tali eventi. Nell’antica società giapponese, tale reazione a catena di cause e effetti portava a un vantaggio utilitaristico: il profitto per la categoria dei bottai.

Nella visione dell’artista però, questo proverbio ha illuminato il collegamento tra la potenza della natura e la socialità umana, il modo in cui l’umanità interpreta l’influenza della natura sulla vita della collettività, alterata e condizionata dall’elemento naturale, imprevedibile e imponderabile.

L’esperienza della recente pandemia, con il suo carattere di catastrofe globale, invita a una nuova apertura e rispetto per l’equilibrio della natura, così come alla realizzazione di un profondo punto di contatto tra gli esseri umani e tutte le creature viventi.

L’installazione di Mariko Hori, curata da Renata Summo-O’Connell, ha incluso la partecipazione diretta di cittadini fiorentini che hanno risposto al suo invito disseminato via Instagram e ai giovani artisti Grazie ad una partnership con l’Accademia di Belle Arti, a immaginarsi una possibile continuazione dell’incipit ” Cosa accade se il vento soffia a Firenze?”.

Nelle sale e nelle celle al primo piano del MAD, immagini, suoni e parole, che il pubblico potrà udire e leggere, trascritte, invitano a partecipare in questa riflessione collettiva che Mariko Hori articola, sala dopo sala, creando e ricreando atmosfere e esperienze sensoriali con una particolare attenzione agli spazi tra gli spazi, il tempo tra i tempi, una costante nel lavoro artistico dell’artista.

Il lavoro è stato sviluppato in preparazione e durante il periodo di residenza artistica presso MAD Murate Art District, ispirato e nutrito dalla natura, la cultura e dal linguaggio vivo, in una Firenze che rinasce, in una era che è indubbiamente nuova.

” If the wind blows in Florence…” apre al pubblico il 30 giugno e sarà visitabile fino al 4 settembre 2021.

Per meglio comprendere i contenuti e le peculiarità della mostra è previsto un programma di visite guidate gratuite – che andrà avanti fino alla fine del mese – curate da un gruppo di studentesse dell’Accademia di Belle Arti, formate direttamente da Mariko Hori, Renata Summo O’Connell e dalla direttrice artistica di MAD, Valentina Gensini.
Si comincia mercoledì 7 luglio, per poi proseguire l’8, 9, 14, 15, 16, 20, 21, 22, 23, 27, 28, 29 e infine il 30 luglio, sempre con un doppio orario, alle 17:30 e alle 18:30.

In collaborazione con Artegiro Contemporary Art, Ailae, Villa Romana e Numeroventi.
La mostra rientra all’interno del progetto Citizens, Fondazione CRF, in partnership con ABI Firenze.

Opening 30 giugno: dalle 14.30 alle 19.30 mostra aperta con prenotazione obbligatoria; 17.30 talk con l’artista Mariko Hori e la curatrice Renata Summo O’Connell e Valentina Gensini con prenotazione obbligatoria

 

If the wind blows in Florence...?

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Dal bianco - cartografia dei sensi

Residenza d'artista di Lucrezia Gabrieli

L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.


L’obiettivo di queste attività è raccogliere materiale da inserire e rielaborare attraverso la danza, la musica e la videoarte per riflettere la visione di un paese in continuo movimento e dialogo nonostante l’arresto delle attività di creazione e ricerca artistica sul territorio e del distanziamento sociale imposto per il contenimento del contagio.
Nel nostro progetto “dal bianco – cartografia dei sensi”, il prodotto finale così come il processo creativo sono ideati con l’intento di tessere e esprimere una relazione tra artisti e pubblico (di diverse fasce d’età) attraverso la tecnologia e la comunicazione digitale, una riflessione sul vuoto, sul colore bianco, sul limite e sulle possibilità creative che possono nascere cambiando prospettiva.

Dal bianco - cartografia dei sensi

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Brychan Tudor

Brychan Tudor usa amalgamare fra di loro luce proiettata e strutture tridimensionali per creare una forma di stratificazione che esplori e ridefinisca i confini spaziali. Questo processo produce sottili mutamenti del ‘sentire’ e gioca con la nozione di una memoria esperienziale ‘fisica’. Attraverso una ripetizione controllata, tali proiezioni aiutano ad aprire un dialogo tra le alterazioni fisiche del luogo e le nozioni spaziali che esse esprimono.
http://www.creativeassault.org/BRYCHAN-TUDOR-1


Brychan Tudor usa amalgamare fra di loro luce proiettata e strutture tridimensionali per creare una forma di stratificazione che esplori e ridefinisca i confini spaziali. Questo processo produce sottili mutamenti del ‘sentire’ e gioca con la nozione di una memoria esperienziale ‘fisica’. Attraverso una ripetizione controllata, tali proiezioni aiutano ad aprire un dialogo tra le alterazioni fisiche del luogo e le nozioni spaziali che esse esprimono.
http://www.creativeassault.org/BRYCHAN-TUDOR-1

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Fabrizio Ajello

Fabrizio Ajello (Palermo, 1973) artista, ricercatore ed insegnante di base a Firenze, riflette e interviene sui modelli culturali attraverso un’indagine e un confronto continuo con le tematiche del sacro, della memoria collettiva/individuale e del rapporto tra spazio pubblico e spazio privato. Nel biennio 2005/2006 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole. Nel 2008 fonda, insieme all’artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini
sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche. Ha fondato nel 2016 insieme alla ricercatrice Licia Bianchi il progetto artistico Aizimen. Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e ha preso parte a diversi eventi tra i quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public R

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Fabrizio Ajello (Palermo, 1973) artista, ricercatore ed insegnante di base a Firenze, riflette e interviene sui modelli culturali attraverso un’indagine e un confronto continuo con le tematiche del sacro, della memoria collettiva/individuale e del rapporto tra spazio pubblico e spazio privato. Nel biennio 2005/2006 ha lavorato al progetto di arte pubblica, Progetto Isole. Nel 2008 fonda, insieme all’artista Christian Costa, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, basato a Firenze, che in questi anni ha prodotto indagini
sul territorio, interventi, workshop e talk presso istituzioni pubbliche e private, mostre e residenze artistiche. Ha fondato nel 2016 insieme alla ricercatrice Licia Bianchi il progetto artistico Aizimen. Ha inoltre esposto in gallerie e musei italiani e internazionali e ha preso parte a diversi eventi tra i quali: Berlin Biennale 7, Break 2.4 Festival a Ljubljana, in Slovenia, Synthetic Zero al BronxArtSpace di New York, Moving Sculpture In The Public Realm a Cardiff, Hosted in Athens ad Atene, The Entropy of Art a Wroclaw, in Polonia. Attualmente collabora con i magazine MEMECULT e MADE IN MIND, ha contribuito inoltre con interviste e saggi alla rivista Roots and Routes e alla piattaforma NESXT. Da anni interviene in istituzioni pubbliche con metodologie laboratoriali interdisciplinari e di collaborative learning. Insegna attualmente materie letterarie presso il Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

Available in:

Spazi Docili

Firenze è un brand. Lo stereotipo, conosciuto in tutto il mondo, della città rinascimentale. Firenze, tuttavia, è anche l’indiscussa capitale delle difficoltà italiane nel comprendere e gestire il contemporaneo e il relativo rapporto con il passato. Spazi Docili è la risposta in chiave di progetto di arte pubblica a questa realtà sconcertante ed esemplare. Il progetto è nato durante il 2008 ed è curato da Fabrizio Ajello e Christian Costa.
http://www.spazidocili.org


Firenze è un brand. Lo stereotipo, conosciuto in tutto il mondo, della città rinascimentale. Firenze, tuttavia, è anche l’indiscussa capitale delle difficoltà italiane nel comprendere e gestire il contemporaneo e il relativo rapporto con il passato. Spazi Docili è la risposta in chiave di progetto di arte pubblica a questa realtà sconcertante ed esemplare. Il progetto è nato durante il 2008 ed è curato da Fabrizio Ajello e Christian Costa.
http://www.spazidocili.org

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Christian Costa

Christian Costa, artista e critico, vive e lavora tra Napoli e Varsavia. Si occupa di arte pubblica da più di dieci anni. Ha mostrato il suo lavoro in svariati paesi e in progetti/eventi, quali: la Biennale di Venezia, il World Expo, la Biennale di Liverpool, l’European Culture Congress, e altri.
Dal 2005, insieme all’artista Fabrizio Ajello e alle curatrici Barbara D’Ambrosio e Costanza Meli, lavora al progetto di arte pubblica, Progetto Isole, basato a Palermo.
Dal 2007 lavora al progetto di arte pubblica N.EST, curato da Danilo Capasso e focalizzato sull’enorme e assai diversificata parte orientale di Napoli.
Nel 2008 fonda, insieme all’artista Fabrizio Ajello, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, incentrato sulla città di Firenze e che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio e interventi, workshop, mostre, residenze artistiche organizzate come curatori, talk. Dal 2015 l’artista Stefano Giuri entra a far parte stabilmente del progetto.
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Christian Costa, artista e critico, vive e lavora tra Napoli e Varsavia. Si occupa di arte pubblica da più di dieci anni. Ha mostrato il suo lavoro in svariati paesi e in progetti/eventi, quali: la Biennale di Venezia, il World Expo, la Biennale di Liverpool, l’European Culture Congress, e altri.
Dal 2005, insieme all’artista Fabrizio Ajello e alle curatrici Barbara D’Ambrosio e Costanza Meli, lavora al progetto di arte pubblica, Progetto Isole, basato a Palermo.
Dal 2007 lavora al progetto di arte pubblica N.EST, curato da Danilo Capasso e focalizzato sull’enorme e assai diversificata parte orientale di Napoli.
Nel 2008 fonda, insieme all’artista Fabrizio Ajello, il progetto di arte pubblica Spazi Docili, incentrato sulla città di Firenze e che in questi anni ha prodotto indagini sul territorio e interventi, workshop, mostre, residenze artistiche organizzate come curatori, talk. Dal 2015 l’artista Stefano Giuri entra a far parte stabilmente del progetto.
Nel 2014 Officina Marinoni, Spazi Docili e STALKER danno vita a Biennale Urbana, piattaforma culturale basata a Venezia che esplora a livello internazionale le pratiche estetiche che affrontano la dimensione urbana ed ambientale.

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John O’Hare

“Attraverso una pratica site-specific il mio intento è quello di riaffermare l’onnipresente/trascurato. Il mio lavoro esplora le potenzialità interattive dei processi decisionali relativi alla forma e, attraverso l’attenzione alla loro diffusione per mezzo dei nuovi media, le loro più ampie attrattive e applicazioni.”
https://sites.google.com/site/johnohare27/


“Attraverso una pratica site-specific il mio intento è quello di riaffermare l’onnipresente/trascurato. Il mio lavoro esplora le potenzialità interattive dei processi decisionali relativi alla forma e, attraverso l’attenzione alla loro diffusione per mezzo dei nuovi media, le loro più ampie attrattive e applicazioni.”
https://sites.google.com/site/johnohare27/

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Lee Campbell

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

“In maggiore o minore misura, fin dalla laurea nel 1996, il mio principale medium artistico sono state le altre persone. Io adopero la gente per esaminare le questioni dell’arte, e l’arte per rivelare l’oggettività nelle persone. Credo che questo rapporto vada ben oltre la semplice partecipazione/collaborazione per porre interrogativi su cose quali la comunicazione, il giudizio, l’impatto sullo spettatore, il comportamento, il cambiamento”.

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Kathryn Ashill

La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com


La pratica artistica di Kathryn Ashill è una combinazione di disegno, installazione e performance. Il suo lavoro è fortemente autobiografico e utilizza narrazioni del passato, del presente e del futuro per esplorare le idee proprie come l’esperienza delle persone e dei luoghi.
http://www.kathrynashill.com

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If the wind blows in Florence...?

di Mariko Hori, a cura di Renata Summo O'Connell

If the wind blows in Florence...?

Available in:

LET ME BE

Giuseppe Comuniello e Camilla Guarino

Like a gaze, like a breath. Like someone who moves his hand closer to your soiled lips, and you, foreseeing it, do it ahead. Like the morning light on a summer day. Do you know the feeling when you cannot fall asleep and you go out on the balcony to think? Just like when you succeed in something you were not confident about and hence you think, maybe, it is possible. Perhaps, sometimes, seeing the very same thing is possible.

A scenery of bodies, lights, and stories finds his dimension through a handful of moves, gestures, interpretations, and physicalities. Apparently similar images change from time to time, day after day, creating multiple variations and perspectives of the same subjects. A little world with his own language style, it is a world full of energies that express the relationship among the defined element, the narrator and the dreamer. An increasingly confused look that questions who is driving the vision of the other.

***

The project was born in 2019 when Camilla Guarino

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Like a gaze, like a breath. Like someone who moves his hand closer to your soiled lips, and you, foreseeing it, do it ahead. Like the morning light on a summer day. Do you know the feeling when you cannot fall asleep and you go out on the balcony to think? Just like when you succeed in something you were not confident about and hence you think, maybe, it is possible. Perhaps, sometimes, seeing the very same thing is possible.

A scenery of bodies, lights, and stories finds his dimension through a handful of moves, gestures, interpretations, and physicalities. Apparently similar images change from time to time, day after day, creating multiple variations and perspectives of the same subjects. A little world with his own language style, it is a world full of energies that express the relationship among the defined element, the narrator and the dreamer. An increasingly confused look that questions who is driving the vision of the other.

***

The project was born in 2019 when Camilla Guarino and Giuseppe Comuniello, a sightless dancer, realize their urgent desire of explaining how is describing a dance performance to a blind person. How does Giuseppe perceive the body shapes and figures? And how Camilla can translate and share them? No rules are set; only their complicity, matured over time, allows them to create a new way of communicating through words and moves, enriched from time to time with new gestures and perspectives.

Along the way, they realized they have created a cute and intimate choreographic score, together with many recurrent relational dynamics.This storytelling elaboration brings with it memories and thoughts based on past personal experiences, which, if shared, can influence other’s perspective. Consequently, the transmission of those images cannot be pure, but it gets through some filters which affect how the sightless person will perceive the images.

In the end, also who is describing the reality will end up looking at it more carefully, the perspectives are constantly mistaken, the images link together, there are no guidelines, there is no right or wrong.

Creazione e interpretazione: Giuseppe Comuniello e Camilla Guarino
Drammaturgia: Camilla Guarino
Assistente: Silvia Berti
Light Designer: Pietro Millosevich, Gabriele Termine
Artista sonoro: Umberto Foddis
Creazione video: Gabriele Termine
Prodotto da Versiliadanza
Co-prodotto da: Centro Internazionale della danza CID, MAD Murate Art District, Associazione MUS.E, Comune di Firenze.
Sostenuto da Compagnia Virgilio Sieni

LET ME BE

Available in:

Benedetta Manfriani

Visual Artist and singer

A visual artist and singer, over the years he has explored different techniques and languages – video, installations, photography, music, ceramics, graphics – giving life to multiform works. He collaborates with Tempo Reale, both in teaching and in the production of multimedia works, and with the Catalyst theatre company. He is currently artist in residence at MAD Murate Art District. As part of the RIVA Project he directed the sound performance Rivers in 2018, participating in a sound installation of Tempo Reale Festival in 2017. In 2016 he created CONfusion, a multi-ethnic vocal group made up of people from many countries around the world, working for the inclusion of migrants through music and performance, also active at the Puccini Theatre in Florence.

A visual artist and singer, over the years he has explored different techniques and languages – video, installations, photography, music, ceramics, graphics – giving life to multiform works. He collaborates with Tempo Reale, both in teaching and in the production of multimedia works, and with the Catalyst theatre company. He is currently artist in residence at MAD Murate Art District. As part of the RIVA Project he directed the sound performance Rivers in 2018, participating in a sound installation of Tempo Reale Festival in 2017. In 2016 he created CONfusion, a multi-ethnic vocal group made up of people from many countries around the world, working for the inclusion of migrants through music and performance, also active at the Puccini Theatre in Florence.

I versi delle mani

Residenza d'artista

Progetto di Marta Bellu con Agnese Banti e Laura Lucioli

Coreografia Marta Bellu

Interpretato da Laura Lucioli e Agnese Banti

Progetto sonoro Agnese Banti

Danza Laura Lucioli

I versi delle mani è il primo progetto professionale come danzatrice per Laura Lucioli, una ragazza che inizia nel 2014 un percorso di ricerca sul movimento insieme a Marta Bellu e continua ancora oggi approfondendo la danza contemporanea e il tango. Agnese Banti, è una musicista e performer sensibile e attratta dal dialogo con la gestualità del corpo, la fisicità del suono e la relazione spaziale; in questo progetto è al primo incontro con la composizione coreografica e con Marta Bellu, che dal 2014 inizia con la danza una ricerca che indaga il linguaggio in relazione alla composizione musicale. Insieme vorremo esplorare la costruzione simultanea di una partitura musicale e coreografica che possa essere tracciata nello spazio attraverso linee, punti e parole di un linguaggio materializzato portatore di certe

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Progetto di Marta Bellu con Agnese Banti e Laura Lucioli

Coreografia Marta Bellu

Interpretato da Laura Lucioli e Agnese Banti

Progetto sonoro Agnese Banti

Danza Laura Lucioli

I versi delle mani è il primo progetto professionale come danzatrice per Laura Lucioli, una ragazza che inizia nel 2014 un percorso di ricerca sul movimento insieme a Marta Bellu e continua ancora oggi approfondendo la danza contemporanea e il tango. Agnese Banti, è una musicista e performer sensibile e attratta dal dialogo con la gestualità del corpo, la fisicità del suono e la relazione spaziale; in questo progetto è al primo incontro con la composizione coreografica e con Marta Bellu, che dal 2014 inizia con la danza una ricerca che indaga il linguaggio in relazione alla composizione musicale. Insieme vorremo esplorare la costruzione simultanea di una partitura musicale e coreografica che possa essere tracciata nello spazio attraverso linee, punti e parole di un linguaggio materializzato portatore di certe qualità, sensibilità. Queste parole, come il nome del lavoro, sono emerse dal dialogo con le particolari ispirazioni espressive di Laura.

I versi delle mani intessono trame sonore, disegnano danze,

sono bocche che si aprono.

L’aria, leggera, prende corpo, diventa un gesto, un suono circolare, l’uno genera l’altro. Si parlano.

È la mano che dà il tempo e la risposta del polmone. Suoni fisici, vicinanza e distanza siderale.

Produrre un soffio d’aria per attivare il fuoco, un’intensità che circola. Rotazione, equilibrio, una danza fuori controllo. Una trottola. Intenso è ciò che mi porta a parlarti con fisicità,

i materiali del corpo che si animano di aria, spazio e fuoco.

I tre, attraverso la parola.

Lo vedi? Siamo di una sola natura: nasciamo senza sguardo dal soffio del vento, ci ritroviamo nello spazio attraversato dal suono, nei versi delle mani, nel gesto che prende l’energia della gioia e nel fuoco che ci

travolge come un canto.

 

I versi delle mani

Available in:

Teatro dell'Elce

Theatre company

Teatro dell’elce is a theatre company founded in 2016 from Marco Di Costanzo (director), Stefano Parigi (actor) and Andrea Pistolesi (sound designer). Teatro dell’Elce activity is focalised on a continuos study about acting as well as on production of performances and other education and research projects, in order to achieve a high quality popular theatre. Teatro dell’Elce performances have been staged throughout Italy and the company was Italy representative within the International Algiers Theatre Festival 2010 and the International Theatre Festival for Peace 2011 and 2012 in Barrancabermeja (Colombia).

Teatro dell’elce is a theatre company founded in 2016 from Marco Di Costanzo (director), Stefano Parigi (actor) and Andrea Pistolesi (sound designer). Teatro dell’Elce activity is focalised on a continuos study about acting as well as on production of performances and other education and research projects, in order to achieve a high quality popular theatre. Teatro dell’Elce performances have been staged throughout Italy and the company was Italy representative within the International Algiers Theatre Festival 2010 and the International Theatre Festival for Peace 2011 and 2012 in Barrancabermeja (Colombia).

Un training per l’attore “neo-drammatico”

Residenza d'artista del Teatro dell'Elce

During the last years, we encountered the need of a precise definition of our theatric style. We don’t want a conceptual definition, nor we need a definition to describe the past: on the contrary, we look for a praxis to characterise in a specific way our working activity in the future.

First, we decided to develop a new “training”, through an activity of synthesis of all sources and experiences which contributed to draw our path until today. A “training” is a set of exercises, games, provocations for the actor to enter a specific working atmosphere to rehearse or to perform.

The target we are following is what we called “neo-dramatic theatre” (another ongoing definition): it concerns the desire to explore the performative branch of acting as well as saving a “dramatic” basis, for whom the “present” act of the performer is not unlinked to an “a-priori” organization of the performance meaning. In other words, if dramatic theatre was a road and performative thea

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During the last years, we encountered the need of a precise definition of our theatric style. We don’t want a conceptual definition, nor we need a definition to describe the past: on the contrary, we look for a praxis to characterise in a specific way our working activity in the future.

First, we decided to develop a new “training”, through an activity of synthesis of all sources and experiences which contributed to draw our path until today. A “training” is a set of exercises, games, provocations for the actor to enter a specific working atmosphere to rehearse or to perform.

The target we are following is what we called “neo-dramatic theatre” (another ongoing definition): it concerns the desire to explore the performative branch of acting as well as saving a “dramatic” basis, for whom the “present” act of the performer is not unlinked to an “a-priori” organization of the performance meaning. In other words, if dramatic theatre was a road and performative theatre was water, “neo-dramatic theatre” would be a river.

Un training per l’attore “neo-drammatico”

Available in:

Camilla Guarino

Dancer and performer

Camilla Guarino approaches ballet and contemporary dance since childhood, and then integrate her studies with theatrical and choreographic workshops held by Claudia Castellucci, Jacopo Jenna, Teatro Valdoca, Muta Imago and Armando Punzo. She approached the choreographer Virgilio Sieni in 2015, after a laboratory of journalistic criticism held by Massimo Marino and Altre Velocità. Graduated with a master thesis on the Ten Years of Academy on the Art of Gesture by Virgilio Sieni, she is involved as an interpreter and intern in the work of the artist. In 2015 she collaborates with the Biennale Danza in Venice and in 2018 she participates with the project Biennale College ASAC followed by Elisa Vaccarino. She is part of the association Blaubart – dance webzine, which deals with dance in the Bologna area and holds theater courses at the infancy and primary schools. She currently attends the Master in dramaturgy at the Academy of Dramatic Art Silvio d’Amico and together with Gi

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Camilla Guarino approaches ballet and contemporary dance since childhood, and then integrate her studies with theatrical and choreographic workshops held by Claudia Castellucci, Jacopo Jenna, Teatro Valdoca, Muta Imago and Armando Punzo. She approached the choreographer Virgilio Sieni in 2015, after a laboratory of journalistic criticism held by Massimo Marino and Altre Velocità. Graduated with a master thesis on the Ten Years of Academy on the Art of Gesture by Virgilio Sieni, she is involved as an interpreter and intern in the work of the artist. In 2015 she collaborates with the Biennale Danza in Venice and in 2018 she participates with the project Biennale College ASAC followed by Elisa Vaccarino. She is part of the association Blaubart – dance webzine, which deals with dance in the Bologna area and holds theater courses at the infancy and primary schools. She currently attends the Master in dramaturgy at the Academy of Dramatic Art Silvio d’Amico and together with Giuseppe Comuniello is working on the performance Let Me Be.

Available in:

Giuseppe Comuniello

Dancer and performer

Giuseppe Comuniello began his dance career in 2009 with choreographer Virgilio Sieni, with whom he still collaborates today. He has also worked for national and international choreographers such as Alessandro Schiattarella, Emanuel Gat, Emanuel Rosenberg and Michela Lucenti/Ballettto Civile with Bed Lambs, a show that won the Danza&danza award for best Italian production. At the same time he began a journey on the transmission of movement through contact improvisation, holding workshops on movement open to all in collaboration with the association Muvet of Bologna, the company Teatro Danzabile of Lugano, the Uffizi Gallery and the Sert of Florence for the recovery of drug addiction. Since 2016 collaborates with the Oriente Occidente Festival for the international network on accessible dance. His latest works are Danza Cieca, created and performed together with Virgilio Sieni for Matera European Capital of Culture 2019 and Lonely Planet, the first study of a research work with Camil

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Giuseppe Comuniello began his dance career in 2009 with choreographer Virgilio Sieni, with whom he still collaborates today. He has also worked for national and international choreographers such as Alessandro Schiattarella, Emanuel Gat, Emanuel Rosenberg and Michela Lucenti/Ballettto Civile with Bed Lambs, a show that won the Danza&danza award for best Italian production. At the same time he began a journey on the transmission of movement through contact improvisation, holding workshops on movement open to all in collaboration with the association Muvet of Bologna, the company Teatro Danzabile of Lugano, the Uffizi Gallery and the Sert of Florence for the recovery of drug addiction. Since 2016 collaborates with the Oriente Occidente Festival for the international network on accessible dance. His latest works are Danza Cieca, created and performed together with Virgilio Sieni for Matera European Capital of Culture 2019 and Lonely Planet, the first study of a research work with Camilla Guarino on perception debuted with the support of the Teatro Comunale di Ferrara within the review “La società a teatro”. This last project in 2020 was developed in Let me be produced by Versiliadanza.

 

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CC-Collettivo Cluster | Vocal sharing

Residenza d'artista

CC-Collettivo Cluster | Vocal sharing

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Cristina Abati

Musician and performer

She is an Italian musician and performer. In 1998 she founded, with other actors, Gogmagog theatre company, which she still co-directs. Since 2004 she has been active in the field of radical improvisation. Since 2009 she has also worked with Fosca company as a performer and musician, and since 2017 she is artistics co-directs. Since 2012 she has played in the Blutwurst. She works on vocal research projects related to the body and poetic writing.

 

She is an Italian musician and performer. In 1998 she founded, with other actors, Gogmagog theatre company, which she still co-directs. Since 2004 she has been active in the field of radical improvisation. Since 2009 she has also worked with Fosca company as a performer and musician, and since 2017 she is artistics co-directs. Since 2012 she has played in the Blutwurst. She works on vocal research projects related to the body and poetic writing.

 

La Riva: along the fermata

Residenza d'artista di Kirsten Stromberg - Progetto RIVA

LA RIVA: ALONG THE
Artist/Composer: Kirsten Stromberg
Performers: Francesco Toninelli, Renato Grieco, Francesco Pellegrino
An installation and performance of graphic scores inspired by the relational ecology of plants along the
banks of the Arno River in Florence. Working with drawings that trace the spaces and movements between
complex growth structures, they form the basis of graphic musical scores from which performers will activate.
The instruments include: wind, percussion, violencello and voice. Neither entirely classical structured
composition, nor entirely improvised, this project touches upon the relations between natural, interior and
social structures, as well as musical and visual translations, highlighting the interplay of human/plant
relationships, and pausing to listen to the music of an area of Florence that is often ignored.










LA RIVA: ALONG THE
Artist/Composer: Kirsten Stromberg
Performers: Francesco Toninelli, Renato Grieco, Francesco Pellegrino
An installation and performance of graphic scores inspired by the relational ecology of plants along the
banks of the Arno River in Florence. Working with drawings that trace the spaces and movements between
complex growth structures, they form the basis of graphic musical scores from which performers will activate.
The instruments include: wind, percussion, violencello and voice. Neither entirely classical structured
composition, nor entirely improvised, this project touches upon the relations between natural, interior and
social structures, as well as musical and visual translations, highlighting the interplay of human/plant
relationships, and pausing to listen to the music of an area of Florence that is often ignored.

La Riva: along the fermata

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H.I.I.T. (High Intensity Identity Training)

Artistic residency by Penelope Morout

H.I.I.T. (High-Intensity Identity Training): Strategies of self-awareness in a world of consumption is an artistic research project which encompasses both an academic thesis and a solo dance performance. It began as artistic research in September 2018, during the Master Theatre Practices (MTP) studies at ArtEZ University of the Arts, in Arnhem, Netherlands. In June 2019, it took the form of an artistic installation (attached you will find a video link and description of this installation) and by May 2021, a 45’ solo dance performance should be created.

H.I.I.T. underlines the urgency to escape stereotypical preconceptions, by accepting the possibility of multiple selves inhabiting one body. As the body cannot be easily disentangled from identity, its image is constantly used by today’s consumer culture in order to construct identities which comply to the social and commercial expectations. The more the emphasis is on appearance and representation, the more the image of the human bo

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H.I.I.T. (High-Intensity Identity Training): Strategies of self-awareness in a world of consumption is an artistic research project which encompasses both an academic thesis and a solo dance performance. It began as artistic research in September 2018, during the Master Theatre Practices (MTP) studies at ArtEZ University of the Arts, in Arnhem, Netherlands. In June 2019, it took the form of an artistic installation (attached you will find a video link and description of this installation) and by May 2021, a 45’ solo dance performance should be created.

H.I.I.T. underlines the urgency to escape stereotypical preconceptions, by accepting the possibility of multiple selves inhabiting one body. As the body cannot be easily disentangled from identity, its image is constantly used by today’s consumer culture in order to construct identities which comply to the social and commercial expectations. The more the emphasis is on appearance and representation, the more the image of the human body which is promoted is that of a fit and healthy one. The more the outer appearance is considered a projection of the inner self, the more the fluid state of identity is compromised. With the advent of internet and virtual reality, the sense of belonging, of physically connecting to one another is often lost. Fitting into this consumer society model, might temporarily constitute a way to re-establish that sense. However, relations and unpredictable events constantly occur through and across time, which challenge human existence. When facing a traumatic event, the state of shock and perplexity that overwhelms is such that a need to find new identities, new shapes to embody the current state of precariousness is generated. In that liminal point, identities clash with the cultural consumer imagery.

H.I.I.T. (High Intensity Identity Training)

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Stretching one's arms again

Residenza di Lucrezia Gabrieli

Il progetto desiderava coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà.
L’interesse non è volto alla descrizione bensì a creare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di una porzione del reale. Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko e utilizzando il pretesto del codice cromatico, entriamo nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità.  Si è esplorato il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la fiducia, il coraggio di delimitare uno spazio di interazione in cui giocare con l’equilibrio, il ritmo, la vicinanza.
La scarpa da punta è stata qui utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui è semplice prolungamento del corpo.



Il progetto desiderava coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà.
L’interesse non è volto alla descrizione bensì a creare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di una porzione del reale. Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko e utilizzando il pretesto del codice cromatico, entriamo nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità.  Si è esplorato il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la fiducia, il coraggio di delimitare uno spazio di interazione in cui giocare con l’equilibrio, il ritmo, la vicinanza.
La scarpa da punta è stata qui utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui è semplice prolungamento del corpo.

Stretching one's arms again

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Casey Kaufmann

Regista

E’ un giornalista americano cresciuto a Firenze che ha lavorato in più di trenta paesi per Al Jazeera English, il World Food Programme, Sky Italia e APTN. Nel 2010 ha ricevuto il prestigioso “Concentra’s video journalism Breaking News Award” per un reportage dalla Striscia di Gaza, mentre nel 2013 ha vinto il CINE Golden Eagle Award per un documentario sulla separazione del Sud Sudan dal Nord. Ha recentemente lasciato il Qatar per vivere in Italia e lavorare sui film “Inside a Box” e “The Killer and The Butterfly.” A Murate Art District ha concluso i due docufilm The Things we keer e Butterfly durante la residenza d’asrtista con Alessandro Cassigoli

E’ un giornalista americano cresciuto a Firenze che ha lavorato in più di trenta paesi per Al Jazeera English, il World Food Programme, Sky Italia e APTN. Nel 2010 ha ricevuto il prestigioso “Concentra’s video journalism Breaking News Award” per un reportage dalla Striscia di Gaza, mentre nel 2013 ha vinto il CINE Golden Eagle Award per un documentario sulla separazione del Sud Sudan dal Nord. Ha recentemente lasciato il Qatar per vivere in Italia e lavorare sui film “Inside a Box” e “The Killer and The Butterfly.” A Murate Art District ha concluso i due docufilm The Things we keer e Butterfly durante la residenza d’asrtista con Alessandro Cassigoli

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Casey Kaufmann, regista

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Casey Kaufmann, regista

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Casey Kaufmann, regista
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Casey Kaufmann, regista

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Alessandro Cassigoli, regista

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Alessandro Cassigoli, regista

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Alessandro Cassigoli, regista
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Alessandro Cassigoli, regista

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Pietro Gaglianò

Curator

Pietro Gaglianò (1975) is an art critic and curator. After graduating in architecture he deepened the relationship between the aesthetics of power and individual freedoms, preferring the urban, architectural and social context as the scene of contemporary art practices. He has curated special projects and exhibitions in Italy and abroad. For years he has been experimenting with hybrid formats of the art verification space, in which laboratory and training experiences are grafted onto the traditional model of exhibition and conference.

Pietro Gaglianò (1975) is an art critic and curator. After graduating in architecture he deepened the relationship between the aesthetics of power and individual freedoms, preferring the urban, architectural and social context as the scene of contemporary art practices. He has curated special projects and exhibitions in Italy and abroad. For years he has been experimenting with hybrid formats of the art verification space, in which laboratory and training experiences are grafted onto the traditional model of exhibition and conference.

Luigi Presicce

Artist

Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976) lives in Florence. He attended the Academy of Fine Arts in Lecce, deliberately choosing not to discuss his thesis. His work has been influenced by his independent studies. In 2007 he attended the Advanced Course in Visual Arts (CSAV) at the Antonio Ratti Foundation in Como with Joan Jonas. In 2008, as part of Artist in Residence, he participated in the workshop in Viafarini in Milan with Kim Jones. In Milan, in 2008, with Luca Francesconi and Valentina Suma, he founded Brownmagazine and later Brown Project Space, for which he is responsible for programming. In 2011 with Giusy Checola and Salvatore Baldi he founded Archiviazioni in Lecce (exercises of investigation and discussion on the contemporary South). In 2012 he took part in Artists in Residence at MACRO in Rome, extending his invitation to nine other artists (Laboratorio). Since 2010, with Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese and Cesare Pietroiusti he has been involved in the Lu Cafaus

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Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976) lives in Florence. He attended the Academy of Fine Arts in Lecce, deliberately choosing not to discuss his thesis. His work has been influenced by his independent studies. In 2007 he attended the Advanced Course in Visual Arts (CSAV) at the Antonio Ratti Foundation in Como with Joan Jonas. In 2008, as part of Artist in Residence, he participated in the workshop in Viafarini in Milan with Kim Jones. In Milan, in 2008, with Luca Francesconi and Valentina Suma, he founded Brownmagazine and later Brown Project Space, for which he is responsible for programming. In 2011 with Giusy Checola and Salvatore Baldi he founded Archiviazioni in Lecce (exercises of investigation and discussion on the contemporary South). In 2012 he took part in Artists in Residence at MACRO in Rome, extending his invitation to nine other artists (Laboratorio). Since 2010, with Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese and Cesare Pietroiusti he has been involved in the Lu Cafausu project that promotes La festa dei vivi (reflecting on death) and with which he was invited by AND AND to dOCUMENTA13, Kassel. Since 2016 he has been a founding member of the Lac o le Mon Foundation in San Cesario di Lecce. With Francesco Lauretta since 2017 he has been part of the Scuola di Santa Rosa, a free school of drawing en plein air based in Florence and New York. He has been selected for the 2018 Studio Program at Artists Allianc Inc, New York and TAD Residency at Monastero del Carmine, Bergamo. He conceived and curated in 2018 and 2019 the Symposium of Painting at the Lac o le Mon Foundation, a residence/platform focused on Italian painting of the last thirty years.

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Luigi Presicce, artist

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen Luigi Presicce, artist

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Luigi Presicce, artista
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Luigi Presicce, artist

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Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

Mediterranea # Habitus/Ethos
Installazione multimediale e performativa di Benedetta Manfriani
Sound design Agnese Banti
Performers Coro CONfusion.

Benedetta Manfriani Mediterranea # Habitus/Ethos
Artista visiva e cantante | Residenza d'artista e Progetti
Benedetta Manfriani su Mediterranea # Habitus/Ethos

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Benedetta Manfriani su Walkabout

Walkabout
Benedetta Manfriani
Coro CONfusion
Progetto RIVA | Residenza d'artista e Perfromance

Benedetta Manfriani su Walkabout
Progetto RIVA | Residenza d'artista e Perfromance
Benedetta Manfriani su Walkabout

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Francesco Gesualdi

composer and director of GAMO Gruppo Aperto Musica Oggi

Francesco Gesualdi has made a name for himself among European critics as one of the most original Italian accordionists engaged in the development and interpretation of contemporary works for the accordion.

He works closely with many of today’s foremost composers, and has built up a wide repertoire as soloist and as chamber musician. He has made more than one hundred performance editions – including world premiere and unreleased recordings – of original compositions for accordion by many international authors of today’s music scene. He has also worked very closely with Sofia Gubaidulina, Mauricio Kagel, Toshio Hosokawa, Wolfgang Rihm, Alessandro Solbiati, Stefano Gervasoni, Matteo Franceschini, Mauro Cardi, Rebecca Saunders, Howard Skempton, Mauricio Sotelo (just to name a few), playng their most important works for accordion (as soloist and as a chamber musician in various instrumental ensemble), some in Italian premiere, others in world premiere. The focus of

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Francesco Gesualdi has made a name for himself among European critics as one of the most original Italian accordionists engaged in the development and interpretation of contemporary works for the accordion.

He works closely with many of today’s foremost composers, and has built up a wide repertoire as soloist and as chamber musician. He has made more than one hundred performance editions – including world premiere and unreleased recordings – of original compositions for accordion by many international authors of today’s music scene. He has also worked very closely with Sofia Gubaidulina, Mauricio Kagel, Toshio Hosokawa, Wolfgang Rihm, Alessandro Solbiati, Stefano Gervasoni, Matteo Franceschini, Mauro Cardi, Rebecca Saunders, Howard Skempton, Mauricio Sotelo (just to name a few), playng their most important works for accordion (as soloist and as a chamber musician in various instrumental ensemble), some in Italian premiere, others in world premiere. The focus of many of his concerts in Italy, Europe, Australia and America is characterized by ancient music programs (He has written and played trascriptions of works by early composers such C.Gesualdo, A.de Cabezon, G.Frescobaldi, J.S.Bach, D.Scarlatti) and contemporary music programs.

 

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Gesualdi,composer and director ofGAMO Gruppo Aperto Musica Oggi

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Francesco Gesualdi, compositore e direttore di GAMO Gruppo Aperto Musica Oggi
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Gesualdi,composer and director ofGAMO Gruppo Aperto Musica Oggi

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L'arte prende casa nelle scuole

Residenza d'artista nelle scuole

Le aule (non utilizzate) diventano atelier e gli artisti offrono laboratori gratuiti ai ragazzi
Il progetto ideato da MAD Murate Art District in collaborazione con l’Assessorato all’istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana, è partito per l’anno scolastico 2018/2019 all’Istituto comprensivo Oltrarno e all’Istituto comprensivo Poliziano. I primi due artisti coinvolti sono stati Rossella Liccione e Francesco Pellegrino

A novembre 2018 ha inaugurato un importante progetto pilota di collaborazione tra artisti del territorio e gli istituti scolastici fiorentini partendo da un progetto della Associazione MUS.E con l’Istituto Comprensivo Oltrarno (Dirigente prof.ssa Paola Salmoiraghi), promosso dal Comune di Firenze (Direzione Istruzione).

L’iniziativa ha visto le strutture scolastiche mettere a disposizione un’aula non utilizzata per accogliere un artista contemporaneo che lavora quotidianamente a scuola. L’artista ospitato, ha offerto un laboratorio gratuito


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Le aule (non utilizzate) diventano atelier e gli artisti offrono laboratori gratuiti ai ragazzi
Il progetto ideato da MAD Murate Art District in collaborazione con l’Assessorato all’istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana, è partito per l’anno scolastico 2018/2019 all’Istituto comprensivo Oltrarno e all’Istituto comprensivo Poliziano. I primi due artisti coinvolti sono stati Rossella Liccione e Francesco Pellegrino

A novembre 2018 ha inaugurato un importante progetto pilota di collaborazione tra artisti del territorio e gli istituti scolastici fiorentini partendo da un progetto della Associazione MUS.E con l’Istituto Comprensivo Oltrarno (Dirigente prof.ssa Paola Salmoiraghi), promosso dal Comune di Firenze (Direzione Istruzione).

L’iniziativa ha visto le strutture scolastiche mettere a disposizione un’aula non utilizzata per accogliere un artista contemporaneo che lavora quotidianamente a scuola. L’artista ospitato, ha offerto un laboratorio gratuito per gli studenti dell’Istituto coinvolgendo di settimana in settimana classi diverse. Il progetto intendeva creare una situazione virtuosa di scambio tra scuole e artisti. Le strutture scolastiche che hanno messo a disposizione aule non utilizzate come studi d’artista, hanno accolto l’artista selezionato ad abitare quotidianamente la scuola e offrire un laboratorio settimanale gratuito per gli studenti.

La condivisione di spazi e ambienti ha creato una relazione tra artista e “abitanti della scuola” siano essi alunni, personale docente, di segreteria o collaboratori scolastici, dando vita ad una piccola comunità sperimentale aperta ad esperienze laboratoriali altamente innovative. Tali esperienze laboratoriali sono state guidate, seguite e monitorate da Mus.e, che ha supportato e incoraggiato progetti inediti e sperimentali.

Durante l’anno scolastico 2019/2020 il progetto è stato implementato portando a cinque il numero delle scuole coinvolte. MAD ha proposto cinque diverse residenze:

Rossella Liccione presso l’Istituto Comprensivo Poliziano
Francesco Pellegrino presso l’Istituto Comprensivo Oltrarno
Fosca presso l’Istituto Comprensivo Pirandello
Casey Kaufmann e Alessandro Cassigoli presso L’Istituto Comprensivo Vespucci
Torrick Ablack, in arte Toxic presso la Scuola Secondaria di primo grado “Dino Compagni”

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Firenze e Regione Toscana nell’ambito di Toscanaincontemporanea 2018 e Toscanaincontemporanea 2019, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio Firenze.

L'arte prende casa nelle scuole

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L'arte prende casa nelle scuole | Associazione Fosca

Residenza d'artista nelle scuole dell'Associazione Fosca

Il progetto è nato dalla volontà di condividere lo sguardo e il pensiero di un giovane pubblico nel momento in cui si decide di costruire delle opere che parlano di emozioni fondanti dell’umano. Lo sguardo privo di sovrastrutture, in connessione con zone dell’essere umano spesso non più vive e pulsanti negli adulti strutturati, diventa una risorsa artistica ed è quindi un elemento con cui è prezioso entrare in dialogo e confrontarsi.

Le fiabe sono fonti di archetipi e metafore importanti per affrontare zone complesse dell’animo umano; per questo la paura ha preso in scena le sembianze del Lupo: un archetipo articolato e difficile da sciogliere e comprendere come la paura di cui è rappresentante. E’ la rappresentazione metaforica della paura verso qualcosa che si reputa oscuro ma che seduce. La paura che si desidera provare come quando da bambini si scendevano le scale di una cantina buia per sentire il brivido dell’ignoto lungo la schiena. Questo metalupo, questa figura

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Il progetto è nato dalla volontà di condividere lo sguardo e il pensiero di un giovane pubblico nel momento in cui si decide di costruire delle opere che parlano di emozioni fondanti dell’umano. Lo sguardo privo di sovrastrutture, in connessione con zone dell’essere umano spesso non più vive e pulsanti negli adulti strutturati, diventa una risorsa artistica ed è quindi un elemento con cui è prezioso entrare in dialogo e confrontarsi.

Le fiabe sono fonti di archetipi e metafore importanti per affrontare zone complesse dell’animo umano; per questo la paura ha preso in scena le sembianze del Lupo: un archetipo articolato e difficile da sciogliere e comprendere come la paura di cui è rappresentante. E’ la rappresentazione metaforica della paura verso qualcosa che si reputa oscuro ma che seduce. La paura che si desidera provare come quando da bambini si scendevano le scale di una cantina buia per sentire il brivido dell’ignoto lungo la schiena. Questo metalupo, questa figura al di là del lupo dei boschi, è colui che è stato indagato insieme ai ragazzi e alle ragazze che hanno partecipato in varie forme al progetto.

L'arte prende casa nelle scuole | Associazione Fosca

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Toxic

Street artist

Nato nel Bronx nel 1965 da famiglia caraibica. Come molti altri ragazzi di quel quartiere turbolento, cercava di esprimere la sua rabbia giovanile attraverso una forma spontanea di affermazione d’identità: disegnando graffiti sui malconci muri di case tutte uguali, plumbee ed anonime o sui vagoni malandati e squallidi della metropolitana. Insieme ad alcuni dei suoi “colleghi” di maggior talento, viene notato e nel momento in cui so lancia il Graffitismo come forma d’arte a pieno titolo, Toxic è nel gruppo dei migliori. Compagno di strada di leggende dell’arte contemporanea come Basquiat, Haring, Rammelzee, A One ed altri, Toxic ha partecipato alla crescita di questa corrente artistica underground che dalle strade più povere della metropoli americana è poi approfata in alcune gallerie famose, transitando anche per la Factory di Andy Warhol, e in innumerevoli mostre museali. Toxic ha continuato a lavorare su tele (e muri), trasferendosi in Europa (Francia e Italia). Protago

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Nato nel Bronx nel 1965 da famiglia caraibica. Come molti altri ragazzi di quel quartiere turbolento, cercava di esprimere la sua rabbia giovanile attraverso una forma spontanea di affermazione d’identità: disegnando graffiti sui malconci muri di case tutte uguali, plumbee ed anonime o sui vagoni malandati e squallidi della metropolitana. Insieme ad alcuni dei suoi “colleghi” di maggior talento, viene notato e nel momento in cui so lancia il Graffitismo come forma d’arte a pieno titolo, Toxic è nel gruppo dei migliori. Compagno di strada di leggende dell’arte contemporanea come Basquiat, Haring, Rammelzee, A One ed altri, Toxic ha partecipato alla crescita di questa corrente artistica underground che dalle strade più povere della metropoli americana è poi approfata in alcune gallerie famose, transitando anche per la Factory di Andy Warhol, e in innumerevoli mostre museali. Toxic ha continuato a lavorare su tele (e muri), trasferendosi in Europa (Francia e Italia). Protagonista ormai di numerose mostre, attualmente Toxic vive e dipinge in Toscana.

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L'arte prende casa nelle scuole | Alessandro Cassigoli & Casey Kaufmann

Residenza d'artista nelle scuole di Alessandro Cassigoli e Casey Kaufmann

Ognuno è un piccolo film

E’ quasi sempre la storia di una persona ad essere al centro di un film, di un documentario o di un reportage televisivo.
Ma come si filma una persona e come la si racconta attraverso lo strumento del video?
Lo scopo del workshop è stato quello di realizzare un breve filmato che raccontasse un personaggio scelto appositamente insieme agli alunni. Inizialmente sono stati mostrati alcuni brevi esempi di reportage realizzati dai docenti del workshop, e sono state fornite alcune nozioni basilari di filmmaking, dopodichè i partecipanti sono stati divisi in tante piccole troupe ognuna delle quali ha avuto l’obbiettivo di filmare una determinata persona.
Il workshop è stato condotto da Casey Kauffman e Alessandro Cassigoli vincitori con il documentario “Butterfly” del Globo d’ Oro 2019, assegnato dall’Associazione Stampa Estera in Italia, come miglior film documentario italiano dell’anno.




Ognuno è un piccolo film

E’ quasi sempre la storia di una persona ad essere al centro di un film, di un documentario o di un reportage televisivo.
Ma come si filma una persona e come la si racconta attraverso lo strumento del video?
Lo scopo del workshop è stato quello di realizzare un breve filmato che raccontasse un personaggio scelto appositamente insieme agli alunni. Inizialmente sono stati mostrati alcuni brevi esempi di reportage realizzati dai docenti del workshop, e sono state fornite alcune nozioni basilari di filmmaking, dopodichè i partecipanti sono stati divisi in tante piccole troupe ognuna delle quali ha avuto l’obbiettivo di filmare una determinata persona.
Il workshop è stato condotto da Casey Kauffman e Alessandro Cassigoli vincitori con il documentario “Butterfly” del Globo d’ Oro 2019, assegnato dall’Associazione Stampa Estera in Italia, come miglior film documentario italiano dell’anno.

L'arte prende casa nelle scuole | Alessandro Cassigoli & Casey Kaufmann

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L'arte prende casa nelle scuole | Toxic

Residenza d'artista nelle scuole di Toxic

Firenze, da culla del Rinascimento a promotrice della street art, conferma nel tempo la sua vocazione all’arte in ogni sua forma ed espressione, offrendo anche una mappa on line in continuo aggiornamento. La Scuola Dino Compagni con l’opera di Toxic è stata parte di questo grande museo a cielo aperto.
La street art è rappresentazione della società contemporanea, è un linguaggio fatto di simboli e significati non sempre svelati ma che arriva diretta allo sguardo di chi la incontra, è’ racconto contemporaneo, storytelling in tempo reale. Un polo didattico e culturale completo, che si può immaginare come un microcosmo perfetto, nel quale ogni elemento costituisce parte integrante e fondamentale del tutto. Questa è la visione di Toxic espressa in VERITAS attraverso la rappresentazione dei 4 elementi acqua, fuoco, aria, terra, che costituiscono la composizione di ogni sostanza esistente. “è la prima scuola in città pensata e costruita con gli spazi e la funzionalità di un

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Firenze, da culla del Rinascimento a promotrice della street art, conferma nel tempo la sua vocazione all’arte in ogni sua forma ed espressione, offrendo anche una mappa on line in continuo aggiornamento. La Scuola Dino Compagni con l’opera di Toxic è stata parte di questo grande museo a cielo aperto.
La street art è rappresentazione della società contemporanea, è un linguaggio fatto di simboli e significati non sempre svelati ma che arriva diretta allo sguardo di chi la incontra, è’ racconto contemporaneo, storytelling in tempo reale. Un polo didattico e culturale completo, che si può immaginare come un microcosmo perfetto, nel quale ogni elemento costituisce parte integrante e fondamentale del tutto. Questa è la visione di Toxic espressa in VERITAS attraverso la rappresentazione dei 4 elementi acqua, fuoco, aria, terra, che costituiscono la composizione di ogni sostanza esistente. “è la prima scuola in città pensata e costruita con gli spazi e la funzionalità di un centro civico avanzato”.
La scuola secondo Plutarco non deve riempire le menti come un vaso, ma accendere il fuoco per il gusto della ricerca e l’amore della VERITÀ come potente mezzo per rendere l’uomo libero. Questo è stato il messaggio scelto da Toxic per la sua opera, VERITAS, che ha occupato circa 400 metri quadri di parete esterna della Dino Compagni.
Da sempre Toxic con la sua arte contribuisce attivamente a progetti di beneficenza e di valorizzazione artistica di spazi urbani come la nuova scuola di Campo di Marte.

L'arte prende casa nelle scuole | Toxic

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Rossella Liccione

Artista visivo

Rossella Liccione vive ed opera a Firenze presso il suo laboratorio artistico, collaborando con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affiancando i docenti nella Scuola di decorazione, dove ha conseguito il diploma Accademico di I livello in decorazione e successiva specializzazione di II livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo” ed un Master in Textile. L’Artista elabora un linguaggio di geometrie irregolari che sfruttano la luce e la trasparenza per esaltare l’intensità del colore.

Rossella Liccione vive ed opera a Firenze presso il suo laboratorio artistico, collaborando con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, affiancando i docenti nella Scuola di decorazione, dove ha conseguito il diploma Accademico di I livello in decorazione e successiva specializzazione di II livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo” ed un Master in Textile. L’Artista elabora un linguaggio di geometrie irregolari che sfruttano la luce e la trasparenza per esaltare l’intensità del colore.

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L'arte prende casa nelle scuole | Rossella Liccione

Residenza d'artista nelle scuole di Rossella Liccione

Rossella Liccione durante la propria residenza d’artista a scuola ha lavorato con i ragazzi ed i docenti dell’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Emozione = Identità, è stato il titolo scelto per questo progetto di residenza d’artista. Vi è il tentativo, in questa esperienza, di riappropriarsi del proprio io, ovvero, io allievo emozionandomi comunico le diverse sensazioni, attraverso i colori le forme e le infinite combinazioni, interagendo con un materiale palpabile, facile da lavorare, come il pvc. Attraverso questo processo creativo, emerge il singolo “allievo” con le sue caratteristiche, la sua creatività, così da riconoscersi ed identificarsi attraverso tale espressione, per poter essere “se stessi” in mezzo al gruppo, per condividere il proprio elaborato, ed essere parte integrando del lavoro di squadra. I canali scelti per q

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Rossella Liccione durante la propria residenza d’artista a scuola ha lavorato con i ragazzi ed i docenti dell’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Emozione = Identità, è stato il titolo scelto per questo progetto di residenza d’artista. Vi è il tentativo, in questa esperienza, di riappropriarsi del proprio io, ovvero, io allievo emozionandomi comunico le diverse sensazioni, attraverso i colori le forme e le infinite combinazioni, interagendo con un materiale palpabile, facile da lavorare, come il pvc. Attraverso questo processo creativo, emerge il singolo “allievo” con le sue caratteristiche, la sua creatività, così da riconoscersi ed identificarsi attraverso tale espressione, per poter essere “se stessi” in mezzo al gruppo, per condividere il proprio elaborato, ed essere parte integrando del lavoro di squadra. I canali scelti per questa esperienza sono stati “i sensi”, punto focale di tutto il processo creativo, indipendenti dalle materie coinvolte per svolgere i laboratori con i ragazzi della scuola Machiavelli. La particolarità dell’esperienza è stata quella di lavorare con le diverse materie, così da allargare i punti di vista e comprendere che da una singola esperienza di emozioni, pensieri, il lavoro unico e personale di ogni allievo, apre a nuovi mondi. Un semplice elaborato di forme e colori può diventare una melodia, può esprimersi attraverso la poesia, combinare con le regole della matematica, esprimersi con un’altra lingua, etc…etc…. La sperimentazione di coinvolgere le diverse materie scolastiche, nell’attività creativa, ha dato risultati molto positivi. Semplicemente meraviglioso, lo stupore dei ragazzi nel vedere, che ciò di cui avevo esposto verbalmente all’inizio, di questa straordinaria esperienza, è stato possibile realizzarlo, e soprattutto che i principali attori erano loro. L’esperienza laboratoriale è cominciata ascoltando la musica, con gli occhi chiusi, per potersi emozionare, ed esprimere tale sensazione attraverso i colori e le sue combinazioni, creando svariate forme con il pvc, dando un nome o un titolo a ciascun elaborato. L’esperienza “si conclude” con la performance della “Campana della Vita”, gioco performativo, svolto nel giardino della scuola, dove ogni singolo allievo indossava degli auricolari, con gli occhi chiusi, e ascoltando la musica, doveva attraversare sette quadrati di diverso materiale, simulando il gioco della campana. In questo processo si attivano e prendono vita tutti i sensi: dall’udito al tatto alla vista, e inconsciamente, quando siamo in uno stato di pace interiore e serenità e gratificazione si attivano anche “l’olfatto e il gusto”, l’immaginazione, crea sogni, e ci porta in uno stato di sazietà, e dove l’aria che respiriamo ha il profumo della bellezza e dell’armonia’. Rossella Liccione

L'arte prende casa nelle scuole | Rossella Liccione

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Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Katia Favilli, theatrical trainer

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Katia Favilli, theatrical trainer

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni
Katia Favilli, formatrice teatrale, FOSCA
Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Katia Favilli, theatrical trainer

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Giacomo Bogani

Actor, inQuanto Teatro

inQuanto teatro is a company founded in Florence in 2010. It produces shows, workshops and projects on the territory, with a multidisciplinary approach that aims to bring together different artistic skills. Whether it is to present a show or to conduct a workshop, the objective is the same. To cultivate and transmit a greater expressive awareness, in the belief that this is a fundamental tool for understanding the world and participation, especially for the younger generations. In its projects the company has involved and continues to involve young professionals (from graphic design to writing, music composition, photography and video art), integrating their contribution to the work of the artistic core, formed by: Giacomo Bogani (director, actor and trainer) Andrea Falcone (writer), Floor Robert (choreographer and performer).

inQuanto teatro won the Scenario Infanzia award in 2018, and over the years has won several awards in prestigious national competitions (winner of the Bando SIAE

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inQuanto teatro is a company founded in Florence in 2010. It produces shows, workshops and projects on the territory, with a multidisciplinary approach that aims to bring together different artistic skills. Whether it is to present a show or to conduct a workshop, the objective is the same. To cultivate and transmit a greater expressive awareness, in the belief that this is a fundamental tool for understanding the world and participation, especially for the younger generations. In its projects the company has involved and continues to involve young professionals (from graphic design to writing, music composition, photography and video art), integrating their contribution to the work of the artistic core, formed by: Giacomo Bogani (director, actor and trainer) Andrea Falcone (writer), Floor Robert (choreographer and performer).

inQuanto teatro won the Scenario Infanzia award in 2018, and over the years has won several awards in prestigious national competitions (winner of the Bando SIAE Sillumina in 2017, finalist at the Romaeuropa Festival DNA Prize in 2016, winner of the Bando Giovani Artisti per Dante di Ravenna Festival in 2015, winner of the Young in Scene competition in 2013, Jury Mention at Scenario Prize 2011, finalist at Scenario Infanzia Prize in 2010), and important collaborations such as those with Kinkaleri, La Piccionaia, Teatro di Rifredi, Associazione Muse and Murate Art District. Since 2014 he has participated with original proposals in the cultural activities of the City of Florence, creating events for the Florentine Summer festival.

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Andrea Falcone

Drammaturgo, inQuanto Teatro

inQuanto teatro is a company founded in Florence in 2010. It produces shows, workshops and projects on the territory, with a multidisciplinary approach that aims to bring together different artistic skills. Whether it is to present a show or to conduct a workshop, the objective is the same. To cultivate and transmit a greater expressive awareness, in the belief that this is a fundamental tool for understanding the world and participation, especially for the younger generations. In its projects the company has involved and continues to involve young professionals (from graphic design to writing, music composition, photography and video art), integrating their contribution to the work of the artistic core, formed by: Giacomo Bogani (director, actor and trainer) Andrea Falcone (writer), Floor Robert (choreographer and performer).

inQuanto teatro won the Scenario Infanzia award in 2018, and over the years has won several awards in prestigious national competitions (winner of the Bando SIAE

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inQuanto teatro is a company founded in Florence in 2010. It produces shows, workshops and projects on the territory, with a multidisciplinary approach that aims to bring together different artistic skills. Whether it is to present a show or to conduct a workshop, the objective is the same. To cultivate and transmit a greater expressive awareness, in the belief that this is a fundamental tool for understanding the world and participation, especially for the younger generations. In its projects the company has involved and continues to involve young professionals (from graphic design to writing, music composition, photography and video art), integrating their contribution to the work of the artistic core, formed by: Giacomo Bogani (director, actor and trainer) Andrea Falcone (writer), Floor Robert (choreographer and performer).

inQuanto teatro won the Scenario Infanzia award in 2018, and over the years has won several awards in prestigious national competitions (winner of the Bando SIAE Sillumina in 2017, finalist at the Romaeuropa Festival DNA Prize in 2016, winner of the Bando Giovani Artisti per Dante di Ravenna Festival in 2015, winner of the Young in Scene competition in 2013, Jury Mention at Scenario Prize 2011, finalist at Scenario Infanzia Prize in 2010), and important collaborations such as those with Kinkaleri, La Piccionaia, Teatro di Rifredi, Associazione Muse and Murate Art District. Since 2014 he has participated with original proposals in the cultural activities of the City of Florence, creating events for the Florentine Summer festival.

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Parola di artista, Le Opere e i Giorni | Andrea Falcone, playwright e Giacomo Bogani, actor, inQuanto Teatro

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Andrea Falcone, playwright e Giacomo Bogani, actor, inQuanto Teatro

Parola di artista, Le Opere e i Giorni
Andrea Falcone, drammaturgo e Giacomo Bogani, attore, inQuanto Teatro
Parola di artista, Le Opere e i Giorni | Andrea Falcone, playwright e Giacomo Bogani, actor, inQuanto Teatro

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L'arte prende casa nelle scuole | Francesco Pellegrino

Residenza d'artista nelle scuole di Francesco Pellegrino

Francesco Pellegrino ha portato avanti il suo progetto di residenza d’artista a scuola presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Al centro degli incontri vi era un’installazione interattiva, realizzata appositamente per questo progetto, intorno alla quale sono state realizzati dei workshop dove gli studenti potevano sperimentare ed interagire con l’opera. Una vasca circolare di un metro di diametro con all’interno dell’acqua, attraverso un eccitatore posizionato sulla superficie inferiore della vasca, permetteva al materiale di vibrare, e quindi all’acqua, visualizzando attraverso di essa le forme delle onde sonore. Attraverso due sensori di distanza si è resa l’installazione interattiva attribuendo ad un sensore il volume e all’altro la frequenza del suono nell’acqua. A partire dall’opera si è potuto parlare degli aspetti

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Francesco Pellegrino ha portato avanti il suo progetto di residenza d’artista a scuola presso l’Istituto Comprensivo Poliziano durante l’anno scolastico 2018/2019 e presso l’Istituto Comprensivo Oltrarno durante l’anno scolastico 2019/2020.

‘Al centro degli incontri vi era un’installazione interattiva, realizzata appositamente per questo progetto, intorno alla quale sono state realizzati dei workshop dove gli studenti potevano sperimentare ed interagire con l’opera. Una vasca circolare di un metro di diametro con all’interno dell’acqua, attraverso un eccitatore posizionato sulla superficie inferiore della vasca, permetteva al materiale di vibrare, e quindi all’acqua, visualizzando attraverso di essa le forme delle onde sonore. Attraverso due sensori di distanza si è resa l’installazione interattiva attribuendo ad un sensore il volume e all’altro la frequenza del suono nell’acqua. A partire dall’opera si è potuto parlare degli aspetti fisici del suono, di come la consapevolezza dei mezzi possa diventare mezzo espressivo e di come non ci siano limiti nell’arte a che tipo di mezzo si utilizza. Si è potuto parlare anche di percezione, potendo esperire il suono, normalmente legato al solo senso dell’udito, anche con la vista ed infine anche con il tatto, facendo provare i ragazzi ad immergere le mani nell’acqua mentre suonavano. Questo percorso è stato attraversato da tutte le classi. Con alcune classi è stato possibile aggiungere altre esperienze attorno all’opera: con la classe di strumento (violoncello e flauto) è stato possibile far suonare i propri strumenti ai ragazzi e farli amplificare attraverso l’installazione, visualizzando così ciò che suonavano; con la professoressa di matematica si è potuto affiancare un percorso di fisica e acustica “visualizzabile” sulla vasca; infine con la professoressa di italiano è stato messo in atto un interessantissimo percorso in due lezione sul linguaggio applicato al suono: a partire dalle definizioni oggettive verso tutte le espressioni soggettive per descrivere ciò che un suono ci comunica’. Francesco Pellegrino

L'arte prende casa nelle scuole | Francesco Pellegrino

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Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Pellegrino, musician e Visual artist

With the column #LeOpereeiGiorni we invited artists, curators and intellectuals to share reflections on their work and the current moment.
Today we listen to Francesco Pellegrino, musician e Visual artist

Parola di Artista, Le Opere e i Giorni
Francesco Pellegrino, musicista e artista visivo
Parola di Artista, Le Opere e i Giorni | Francesco Pellegrino, musician e Visual artist

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Francesco Gori

Attore, autore e musicista

Francesco Gori

Autore, attore, musicista, vive a Firenze dove lavora con MUS.E come mediatore culturale e teatrale nei Musei Civici Fiorentini. PhD in Studi Culturali con una tesi Sull’indistruttibilità dell’uomo primitivo, da 10 anni porta avanti una ricerca artistica sulla dimensione del rito e del mito all’origine della cultura, attraverso spettacoli, performance, installazioni, conferenze, pubblicazioni, in Italia e all’estero. Specializzato in teatro trasformatore con Juan Carlos Corazza nel quadro del programma di formazione olistica SAT di Claudio Naranjo, ha realizzato due spettacoli di teatro rituale: La Bestia. Un rito apotropaico (2017) Penteo. Un rito iniziatico (2019). Nel 2018 è uscito il suo libro-manifesto Futurismo Paleolitico. Manuale di sopravvivenza per Neobabilonesi. Dal 2015 conduce laboratori didattici sulle forme originarie dell’espressione – gesto, recitazione, musica, scrittura, arti visive – in scuole e istituti di formazione sup

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Francesco Gori

Autore, attore, musicista, vive a Firenze dove lavora con MUS.E come mediatore culturale e teatrale nei Musei Civici Fiorentini. PhD in Studi Culturali con una tesi Sull’indistruttibilità dell’uomo primitivo, da 10 anni porta avanti una ricerca artistica sulla dimensione del rito e del mito all’origine della cultura, attraverso spettacoli, performance, installazioni, conferenze, pubblicazioni, in Italia e all’estero. Specializzato in teatro trasformatore con Juan Carlos Corazza nel quadro del programma di formazione olistica SAT di Claudio Naranjo, ha realizzato due spettacoli di teatro rituale: La Bestia. Un rito apotropaico (2017) Penteo. Un rito iniziatico (2019). Nel 2018 è uscito il suo libro-manifesto Futurismo Paleolitico. Manuale di sopravvivenza per Neobabilonesi. Dal 2015 conduce laboratori didattici sulle forme originarie dell’espressione – gesto, recitazione, musica, scrittura, arti visive – in scuole e istituti di formazione superiore. Attualmente sta lavorando al suo terzo spettacolo di teatro rituale, sugli antichi riti misterici di Eleusi all’origine del teatro greco.

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Cellule. Vivere insieme separati

Residenza d'artista di Francesco Gori

Cellule. Vivere insieme separati

Il laboratorio sperimentale di teatro Cellule, vivere insieme separati, organizzato dall’Associazione dei Desideri e condotto da Francesco Gori, con il sostegno della Fondazione CR Firenze. Il percorso tematico del laboratorio si sviluppa lungo le tracce degli antichi riti misterici da cui sono nate le prime forme di teatro, ancora legate alla dimensione rituale e trasformativa piuttosto che allo spettacolo e all’intrattenimento; in esso confluiscono elementi del teatro trasformatore, del teatro fisico, del movimento autentico e della danza butoh.
Il laboratorio è orientato alla creazione collettiva di una performance finale che avrà luogo nel dicembre 2020. La performance sarà site-specific per gli spazi dell’ex carcere delle Murate e si propone di utilizzare il distanziamento fisico e le restrizioni comportamentali attualmente vigenti come risorsa creativa, per dare vita a un’azione rituale che possa dare un contributo di fiducia e spera

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Cellule. Vivere insieme separati

Il laboratorio sperimentale di teatro Cellule, vivere insieme separati, organizzato dall’Associazione dei Desideri e condotto da Francesco Gori, con il sostegno della Fondazione CR Firenze. Il percorso tematico del laboratorio si sviluppa lungo le tracce degli antichi riti misterici da cui sono nate le prime forme di teatro, ancora legate alla dimensione rituale e trasformativa piuttosto che allo spettacolo e all’intrattenimento; in esso confluiscono elementi del teatro trasformatore, del teatro fisico, del movimento autentico e della danza butoh.
Il laboratorio è orientato alla creazione collettiva di una performance finale che avrà luogo nel dicembre 2020. La performance sarà site-specific per gli spazi dell’ex carcere delle Murate e si propone di utilizzare il distanziamento fisico e le restrizioni comportamentali attualmente vigenti come risorsa creativa, per dare vita a un’azione rituale che possa dare un contributo di fiducia e speranza rispetto alla crisi che stiamo attraversando.

Cellule. Vivere insieme separati

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L'attore e il suo naso

Residenza d'artista del Teatro dell'Elce

Per la prima edizione del Laboratorio di formazione per attori, Murate Art District in collaborazione con Comune di Firenze e Teatro dell’Elce ha offerto una Borsa di Studio per la partecipazione gratuita al laboratorio teatrale “L’attore e il suo naso”. Ad un candidato meritevole è stata quindi data la possibilità di acquisire nuove esperienze attraverso un programma vario e strutturato e gli insegnamenti di attori professionisti.

Laboratorio per attori, allievi attori o appassionati con forte motivazione guidato da Marco Di Costanzo, regista del Teatro dell’Elce.

“Chi è la persona che il pubblico vede sulla scena?”. “È il personaggio!”, risponderanno alcuni. “Ma no, è l’attore!”, risponderanno altri. “Come può il personaggio stupirsi di un evento che l’attore già conosce perché previsto dal copione?”. “Come può stupirsene ogni volta, durante ogni prova, durante ogni replica?”.

Il laboratorio “L’attore e il suo naso” si

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Per la prima edizione del Laboratorio di formazione per attori, Murate Art District in collaborazione con Comune di Firenze e Teatro dell’Elce ha offerto una Borsa di Studio per la partecipazione gratuita al laboratorio teatrale “L’attore e il suo naso”. Ad un candidato meritevole è stata quindi data la possibilità di acquisire nuove esperienze attraverso un programma vario e strutturato e gli insegnamenti di attori professionisti.

Laboratorio per attori, allievi attori o appassionati con forte motivazione guidato da Marco Di Costanzo, regista del Teatro dell’Elce.

“Chi è la persona che il pubblico vede sulla scena?”. “È il personaggio!”, risponderanno alcuni. “Ma no, è l’attore!”, risponderanno altri. “Come può il personaggio stupirsi di un evento che l’attore già conosce perché previsto dal copione?”. “Come può stupirsene ogni volta, durante ogni prova, durante ogni replica?”.

Il laboratorio “L’attore e il suo naso” si propone di studiare il paradosso attore-personaggio attraverso la pedagogia del clown ed è articolato in tre moduli:

  1. Introduzione alla presenza del clown.
  2. Il clown e l’improvvisazione.
  3. La presenza del clown e il testo drammatico.

Il clown è alla base di ogni personaggio. Il clown siamo noi stessi, inevitabilmente impreparati alla vita.

L'attore e il suo naso

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Adji Dieye

Photographer

Adji Dieye is an ItaloSenegalese photographer born in Milan in 1991. She graduated in New Technologies for Art at the Academy of Fine Arts of Brera in Milan. Over the past years she has been traveling between Milan and Dakar, focusing her research on the influence of advertisement in the African visual culture. Her work explores different facets of West African societies; the influence of advertising in the construction of a national identity and the syncretic spirituality that remains central to African communities.

Adji Dieye’s artistic practice pushes the boundaries of photography in an attempt to investigate the archetypes that constitute African visual cultures. In her research, the continent is never considered an end in itself; instead, it represents a bridge towards further investigations into broader social and geopolitical realities.

Adji Dieye is an ItaloSenegalese photographer born in Milan in 1991. She graduated in New Technologies for Art at the Academy of Fine Arts of Brera in Milan. Over the past years she has been traveling between Milan and Dakar, focusing her research on the influence of advertisement in the African visual culture. Her work explores different facets of West African societies; the influence of advertising in the construction of a national identity and the syncretic spirituality that remains central to African communities.

Adji Dieye’s artistic practice pushes the boundaries of photography in an attempt to investigate the archetypes that constitute African visual cultures. In her research, the continent is never considered an end in itself; instead, it represents a bridge towards further investigations into broader social and geopolitical realities.

M’barek Bouhchichi

Visual artist

Born in 1975, Akka, Morocco, he lives and works in Tahanaout next to Marrakech where he teaches art. Using painting, sculpture, drawing or even video, M’barek Bouhchichi develops his work through a tentative language grounded on the exploration of the limits between our internal discourse and its extension towards the outer world, the actual, the other. He places his works at the crossroad between the aesthetic and the social, exploring associated fields as possibilities for self-definition.

Recently, his work has been exhibited as a solo show Les mains noires (Kulte, Rabat, Morocco, 2016), as collective exhibition Documents bilingues (MUCEM, Marseille, France, 2017), as well as Le Maroc contemporain (Institut du Monde Arabe, Paris, France, 2014), Between walls (Le 18, Marrakech, Morocco, 2017).

Born in 1975, Akka, Morocco, he lives and works in Tahanaout next to Marrakech where he teaches art. Using painting, sculpture, drawing or even video, M’barek Bouhchichi develops his work through a tentative language grounded on the exploration of the limits between our internal discourse and its extension towards the outer world, the actual, the other. He places his works at the crossroad between the aesthetic and the social, exploring associated fields as possibilities for self-definition.

Recently, his work has been exhibited as a solo show Les mains noires (Kulte, Rabat, Morocco, 2016), as collective exhibition Documents bilingues (MUCEM, Marseille, France, 2017), as well as Le Maroc contemporain (Institut du Monde Arabe, Paris, France, 2014), Between walls (Le 18, Marrakech, Morocco, 2017).

Sasha Huber

Photographer, video artist, performer

Sasha Huber (CH/FI) is a visual artist of Swiss-Haitian heritage, born in Zurich, Switzerland in 1975. She lives and works in Helsinki, Finland. Huber’s work is primarily concerned with the politics of memory and belonging, particularly in relation to colonial residue left in the environment. Sensitive to the subtle threads connecting history and the present, she uses and responds to archival material within a layered creative practice that encompasses performance-based interventions, video, photography, and collaborations. Huber is also claiming the compressed-air staple gun, aware of its symbolic significance as a weapon, while offering the potential to renegotiate unequal power dynamics. She is known for her artistic research contribution to the Demounting Louis Agassiz campaign, aiming at dismantling the glaciologist’s lesser-known but contentious racist heritage. This long-term project (since 2008) has been concerned with unearthing and redressing the little-known history

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Sasha Huber (CH/FI) is a visual artist of Swiss-Haitian heritage, born in Zurich, Switzerland in 1975. She lives and works in Helsinki, Finland. Huber’s work is primarily concerned with the politics of memory and belonging, particularly in relation to colonial residue left in the environment. Sensitive to the subtle threads connecting history and the present, she uses and responds to archival material within a layered creative practice that encompasses performance-based interventions, video, photography, and collaborations. Huber is also claiming the compressed-air staple gun, aware of its symbolic significance as a weapon, while offering the potential to renegotiate unequal power dynamics. She is known for her artistic research contribution to the Demounting Louis Agassiz campaign, aiming at dismantling the glaciologist’s lesser-known but contentious racist heritage. This long-term project (since 2008) has been concerned with unearthing and redressing the little-known history and cultural legacies of the Swiss-born naturalist and glaciologist Louis Agassiz (1807-1873), an influential proponent of “scientific” racism who advocated for segregation and “racial hygiene”. Huber has had solo exhibitions such as at the Hasselblad Foundation (Project Room) in Gothenburg and participated in numerous international exhibitions, including the 56th la Biennale di Venezia in 2015 (collateral exhibition: Frontier Reimagined), the 19th Biennale of Sydney in 2014, and in the 29th Biennial of São Paulo in 2010.

Delio Jasse

Pontus - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Amelia Umuhire

Untitled - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Amelia Umuhire

Available in:

Nari Ward

Immigrist Male Figure Wall Tryptich - Sporcarsi le mani per fare un lavoro pulito

Posare il tempo

Residenza d'artista di Claudia Catarzi e Claudia Caldarano

Questo lavoro nasce da una condizione immaginata. È una declinazione della visione, a volte un tentativo di simultaneità di tempi e spazi.

Ciò che in natura e in scienza non si può avere, è una forte attrattiva per chi ama maneggiare strumenti utili per l’assurdo, per l’eccezionale.

La materia prima sono due corpi, due elementi dell’ordinario, due persone, due ritratti, due entità scultoree, due frammenti, due e, a volte, un unico. Come creta nelle mani di uno scultore i due corpi sono a servizio di questo esperimento, dello stare e restare e del posare, della trasformazione.

Posiamo per essere guardarti e posiamo il nostro peso, ineluttabilmente sottostiamo alle leggi fisiche della gravità e misteriosamente parliamo senza parole con i nostri corpi, raccontando storie non udibili.

Posare il tempo invita ciascuno spettatore a lasciare da parte il suo insaziabile bisogno di comprendere.

“Il percorso è carnale piuttosto che concettuale e il pensiero è legato al “qui

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Questo lavoro nasce da una condizione immaginata. È una declinazione della visione, a volte un tentativo di simultaneità di tempi e spazi.

Ciò che in natura e in scienza non si può avere, è una forte attrattiva per chi ama maneggiare strumenti utili per l’assurdo, per l’eccezionale.

La materia prima sono due corpi, due elementi dell’ordinario, due persone, due ritratti, due entità scultoree, due frammenti, due e, a volte, un unico. Come creta nelle mani di uno scultore i due corpi sono a servizio di questo esperimento, dello stare e restare e del posare, della trasformazione.

Posiamo per essere guardarti e posiamo il nostro peso, ineluttabilmente sottostiamo alle leggi fisiche della gravità e misteriosamente parliamo senza parole con i nostri corpi, raccontando storie non udibili.

Posare il tempo invita ciascuno spettatore a lasciare da parte il suo insaziabile bisogno di comprendere.

“Il percorso è carnale piuttosto che concettuale e il pensiero è legato al “qui ed ora” che sostiene la scrittura della storia tra i corpi, guida le metamorfosi dei pensieri che vi operano e trasforma costantemente la materia prima: la figura umana […] Nel mio lavoro il tempo opera la progressione della composizione, lo spazio genera le connessioni e il peso radica il senso del gesto”. Claudia Catarzi

Con lo studio a due “Posare il tempo”, prosegue la  ricerca sulle figurazioni, sui parametri della sua composizione e sul ritmo dei suoi paesaggi in movimento, visitati in un viaggio intimo e in una dimensione psicologica partecipata di sottile e forte impatto. La relatività delle connessioni è nella trama del suo operare scultoreo, in dialogo con il suono, per una scrittura scenica peculiare, per una costellazione pittorica di elementi corporei asciutti, privi di ogni compiacimento. Gli istanti, da decifrare e inseguire, si concatenano a opera della pura presenza in un’idea dell’arte del corpo raffinata, controllata, ampliata nei dettagli di una partitura dinamica esatta che elabora segni poetici in un montaggio accuratissimo, scevro di descrizioni nella propria chiarezza nettamente modellata e scandita.

Posare il tempo

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Fulvio Cauteruccio

Attore

Fulvio Cauteruccio vive a Firenze dove ha frequentato la “Bottega Teatrale” di Vittorio Gassman ed è stato membro della Compagnia Teatrale Krypton per oltre 20 anni, fino al 2013. Oltre a svolgere attività registica e attorale, è stato il Direttore del laboratorio di cultura teatrale e dell’attore presso il Teatro Studio di Scandicci.
Con “UBU RE” di Jarry è stato finalista agli “Olimpici del Teatro” dell’ETI come migliore spettacolo dell’anno nel 2005. Tra gli spettacoli più importanti da lui interpretati “FINALE DI PARTITA” di Beckett, “LA TEMPESTA” di Shakespeare, “NELLA SOLITUDINE DEI CAMPI DI COTONE” di Koltes , “UNO, NESSUNO E CENTOMILA” di Pirandello “TERRONI D’ITALIA” scritto, diretto e interpretato dallo stesso Fulvio Cauteruccio in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Negli anni più recenti, tra le collaborazioni più rilevanti, ha interpretato il ruolo di coprotagonista accanto a Fulvio Fals

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Fulvio Cauteruccio vive a Firenze dove ha frequentato la “Bottega Teatrale” di Vittorio Gassman ed è stato membro della Compagnia Teatrale Krypton per oltre 20 anni, fino al 2013. Oltre a svolgere attività registica e attorale, è stato il Direttore del laboratorio di cultura teatrale e dell’attore presso il Teatro Studio di Scandicci.
Con “UBU RE” di Jarry è stato finalista agli “Olimpici del Teatro” dell’ETI come migliore spettacolo dell’anno nel 2005. Tra gli spettacoli più importanti da lui interpretati “FINALE DI PARTITA” di Beckett, “LA TEMPESTA” di Shakespeare, “NELLA SOLITUDINE DEI CAMPI DI COTONE” di Koltes , “UNO, NESSUNO E CENTOMILA” di Pirandello “TERRONI D’ITALIA” scritto, diretto e interpretato dallo stesso Fulvio Cauteruccio in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Negli anni più recenti, tra le collaborazioni più rilevanti, ha interpretato il ruolo di coprotagonista accanto a Fulvio Falsarano in “BRATTARO MON AMOUR” di Paolo Cagnan, Regia di Andrea Bernard, Produzione Teatro Stabile di Bolzano. Con “PORCILE” di P.P. Pasolini Regia di Valerio Binasco, Produzione del Teatro Metastasio di Prato è stato candidato nella terna come MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA al premio “Le Maschere del Teatro 2016” presso il Teatro Mercadante di Napoli.
Nel 2016 ha debuttato al Teatro San Ferdinando di Napoli con “FERDINANDO” di Annibale Ruccello, regia di Nadia Baldi, in una coproduzione della Compagnia “Teatro Segreto” di Ruggero Cappuccio e il Teatro Nazionale di Napoli.
Nel 2019 ha interpretato Creonte in” Edipo a Colono” di Sofocle con la regia del maestro lituano RImas Tuminas produzione Teatro Stabile/Teatro Nazionale di Napoli con debutto nel Teatro Grande degli Scavi di Pompei e in tournèe in Italia e all’estero nella prossima stagione.
In televisione ha lavorato tra il 2000/2001 ad “Un posto al sole” nel 2004 e nel 2010 “La Squadra“ di RAI 3 , su Canale 5 è andato in onda con “L’uomo della carità” accanto a Giulio Scarpati. Nel film “Legami di sangue” ha interpretato uno dei personaggi principali accanto ad Arnoldo Foà, nel 2018 ha partecipato ad un episodio della fiction “Il Commissario Montalbano” su Rai Uno.
E’ regista e protagonista di “ELLEPI: JUST A PERFECT DAY”.

Available in:

China Project 2019

China Project 2019 - Progetto RIVA

Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.


Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.

China Project 2019

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Xiang Zhang

Scultore

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

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Giulio Saverio Rossi

Artista visivo

Giulio Saverio Rossi (Massa, 1988) vive e lavora a Torino. Ha studiato pittura all’Accademia di Venezia e all’Accademia Albertina di Torino. Attualmente è docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Fra le sue mostre personali Il giardino di notte, Casa Masaccio (San Giovanni Valdarno, 2021); Nuova Scuola delle Nuvole e della Nebbia, Sichuan Fine Arts Institue (Chongqing, Cina, 2019). Il suo lavoro è stato presentato in mostre collettive, spazi istituzionali e musei fra cui Istituo Italiano di Cultura di Tokyo (Tokyo, 2021) e GAM (Torino, 2020).  Ha partecipato a programmi internazionali fra cui China Project, promosso da MAD Murate Art District e Zhong Art International (Chongqing, 2019); Mediterranea18, BJCEM (Albania, 2017); Real Presence, Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea (Belgrado, Rivoli, 2008). Nel 2020 è vincitore dell’avviso pubblico Cantica21. Italian contemporary art everywhere, promosso da MIC (DGCC) e MAECI (DGSP).  La sua

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Giulio Saverio Rossi (Massa, 1988) vive e lavora a Torino. Ha studiato pittura all’Accademia di Venezia e all’Accademia Albertina di Torino. Attualmente è docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Fra le sue mostre personali Il giardino di notte, Casa Masaccio (San Giovanni Valdarno, 2021); Nuova Scuola delle Nuvole e della Nebbia, Sichuan Fine Arts Institue (Chongqing, Cina, 2019). Il suo lavoro è stato presentato in mostre collettive, spazi istituzionali e musei fra cui Istituo Italiano di Cultura di Tokyo (Tokyo, 2021) e GAM (Torino, 2020).  Ha partecipato a programmi internazionali fra cui China Project, promosso da MAD Murate Art District e Zhong Art International (Chongqing, 2019); Mediterranea18, BJCEM (Albania, 2017); Real Presence, Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea (Belgrado, Rivoli, 2008). Nel 2020 è vincitore dell’avviso pubblico Cantica21. Italian contemporary art everywhere, promosso da MIC (DGCC) e MAECI (DGSP).  La sua opera è entrata recentemente a far parte della collezione Cassa Depositi e Prestiti.

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China Project 2019 - Nuova scuola delle nuvole e della nebbia

Residenza d'artista in Cina di Giulio Saverio Rossi

Il progetto Nuova scuola delle nuvole e della nebbia si sviluppa a partire dalla pratica del disegno, inteso come elemento che si trova alla base sia della tradizione rinascimentale che dell’evoluzione artistica in Cina.

Durante le quattro settimane di residenza si è creato una scuola temporanea dedicata al disegno continuo delle nuvole così come appaiono in cielo. Partendo dai recenti studi che teorizzano la possibilità che le nuvole scompaiano definitivamente dai nostri cieli a causa del riscaldamento globale si è elaborato una continua mappatura delle nuvole, tesa da un lato a raccogliere la forma del transitorio, dall’altro a creare una mappatura visiva non più basata sulla conoscenza del suolo ma sulle nuvole.

Il progetto ha creato un incontro ideale fra le due identità coinvolte nella residenza, la Toscana e La Cina, che trova una propria affermazione all’interno del medium del disegno inteso duplicemente sia come accettazione dell’effimero della forma che del suo t

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Il progetto Nuova scuola delle nuvole e della nebbia si sviluppa a partire dalla pratica del disegno, inteso come elemento che si trova alla base sia della tradizione rinascimentale che dell’evoluzione artistica in Cina.

Durante le quattro settimane di residenza si è creato una scuola temporanea dedicata al disegno continuo delle nuvole così come appaiono in cielo. Partendo dai recenti studi che teorizzano la possibilità che le nuvole scompaiano definitivamente dai nostri cieli a causa del riscaldamento globale si è elaborato una continua mappatura delle nuvole, tesa da un lato a raccogliere la forma del transitorio, dall’altro a creare una mappatura visiva non più basata sulla conoscenza del suolo ma sulle nuvole.

Il progetto ha creato un incontro ideale fra le due identità coinvolte nella residenza, la Toscana e La Cina, che trova una propria affermazione all’interno del medium del disegno inteso duplicemente sia come accettazione dell’effimero della forma che del suo tentativo di fermarla sulla carta tentando, in un gesto simbolico e paradossale, di impedire la scomparsa delle nuvole.

E’ stato chiesto di partecipare sia a persone senza una particolare preparazione artistica, sia ad artisti cinesi emergenti o affermati che si renderanno disponibili su invito diretto a diventare membri della Scuola.

China Project 2019 - Nuova scuola delle nuvole e della nebbia

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inQuanto teatro

Compagnia teatrale

inQuanto teatro è una compagnia fondata a Firenze nel 2010. Realizza spettacoli, laboratori e progetti sul territorio, con un approccio multidisciplinare che punta a mettere in comunicazione le diverse competenze artistiche. Sia che si tratti di presentare uno spettacolo che di condurre un laboratorio, l’obiettivo è lo stesso. Coltivare e trasmettere una maggiore consapevolezza espressiva, nella convinzione che questa sia uno strumento fondamentale di comprensione del mondo e partecipazione, in particolare per le giovani generazioni.

Nei suoi progetti la compagnia ha coinvolto e continua a coinvolgere giovani professionisti (dalla grafica alla scrittura, passando per la composizione musicale, la fotografia e la video arte) integrando il loro contributo al lavoro del nucleo artistico, formato da: Giacomo Bogani (regista, attore e formatore) Andrea Falcone (scrittore), Floor Robert (coreografa e performer).

inQuanto teatro vince il premio Scenario Infanzia nel 2018, e ottiene negli a

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inQuanto teatro è una compagnia fondata a Firenze nel 2010. Realizza spettacoli, laboratori e progetti sul territorio, con un approccio multidisciplinare che punta a mettere in comunicazione le diverse competenze artistiche. Sia che si tratti di presentare uno spettacolo che di condurre un laboratorio, l’obiettivo è lo stesso. Coltivare e trasmettere una maggiore consapevolezza espressiva, nella convinzione che questa sia uno strumento fondamentale di comprensione del mondo e partecipazione, in particolare per le giovani generazioni.

Nei suoi progetti la compagnia ha coinvolto e continua a coinvolgere giovani professionisti (dalla grafica alla scrittura, passando per la composizione musicale, la fotografia e la video arte) integrando il loro contributo al lavoro del nucleo artistico, formato da: Giacomo Bogani (regista, attore e formatore) Andrea Falcone (scrittore), Floor Robert (coreografa e performer).

inQuanto teatro vince il premio Scenario Infanzia nel 2018, e ottiene negli anni vari riconoscimenti in prestigiosi concorsi nazionali (vincitore del Bando SIAE Sillumina nel 2017, finalista al Premio DNA di Romaeuropa Festival nel 2016, vincitore del Bando Giovani Artisti per Dante di Ravenna Festival nel 2015, vincitore del bando Giovani in Scena nel 2013, Menzione della Giuria al Premio Scenario 2011, finalista al Premio Scenario Infanzia nel 2010), e importanti collaborazioni come quelle con Kinkaleri, La Piccionaia, il Teatro di Rifredi, Associazione Muse e MAD Murate Art District. Dal 2014 partecipa con proposte originali alle attività culturali del Comune di Firenze, realizzando eventi per la rassegna Estate fiorentina.

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Power Tales

Residenza d'artista di inQuanto teatro

Power Tales è stato un evento speciale curato da inQuanto Teatro per Estate Fiorentina 2019, in collaborazione con Edizioni Black Coffee. Il progetto è nato dalla pubblicazione di Freeman’s: Power, il nuovo numero della rivista letteraria di John Freeman, un volume che raccoglie le voci di scrittori contemporanei che hanno risposto (con racconti, poesie, saggi) al quesito: COS’È IL POTERE? A questa domanda ha voluto rispondere anche la compagnia teatrale inQuanto teatro, lavorando su una selezione di testi e preparando performance e letture in un laboratorio aperto alla cittadinanza. L’esito è stato presentato al pubblico il 6 settembre 2019 dalle ore 18.00 presso Murate Art District in una serata che ha visto la partecipazione del curatore John Freeman e di tanti altri ospiti.
Chiunque ha potuto prendere parte alla creazione. È basto iscriversi per accedere all’Open Lab di conoscenza, in cui ci è stato selezionato il gruppo di lavoro per l’evento finale: un modo pe

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Power Tales è stato un evento speciale curato da inQuanto Teatro per Estate Fiorentina 2019, in collaborazione con Edizioni Black Coffee. Il progetto è nato dalla pubblicazione di Freeman’s: Power, il nuovo numero della rivista letteraria di John Freeman, un volume che raccoglie le voci di scrittori contemporanei che hanno risposto (con racconti, poesie, saggi) al quesito: COS’È IL POTERE? A questa domanda ha voluto rispondere anche la compagnia teatrale inQuanto teatro, lavorando su una selezione di testi e preparando performance e letture in un laboratorio aperto alla cittadinanza. L’esito è stato presentato al pubblico il 6 settembre 2019 dalle ore 18.00 presso Murate Art District in una serata che ha visto la partecipazione del curatore John Freeman e di tanti altri ospiti.
Chiunque ha potuto prendere parte alla creazione. È basto iscriversi per accedere all’Open Lab di conoscenza, in cui ci è stato selezionato il gruppo di lavoro per l’evento finale: un modo per mettere in comune voci e idee, corpi e memorie, per dare una risposta alla stessa domanda, per farlo insieme. La residenza presso MAD ha poi permesso di sviluppare il progetto in vista della presentazione al pubblico.

Power Tales

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Theater Fit

Residenza d'artista di Sotterraneo

L’evento Theatre-fit _ allenamento al fare teatrale si è svolto a Firenze presso la Sala Ketty La Rocca delle Murate dal 2 al 6 settembre 2019. Si è trattato di una masterclass gratuita di teatro per giovano attori con una dimostrazione finale aperta al pubblico: un percorso professionalizzante di 35 ore in cui in cui i partecipanti hanno potuto formarsi su alcuni aspetti centrali del fare teatrale – dalla presenza all’ascolto, dalla capacità improvvisativa alla composizione scenica – attraverso esercizi e pratiche legate al corpo, alla voce, al canto, alla danza.
Sotterraneo solitamente gestisce i propri progetti formativi estendendo ai partecipanti il proprio metodo di ricerca, e motivando questi ultimi a sentirsi parte attiva e integrante del percorso. Le varie fasi di costruzione del prodotto scenico che il gruppo affronta per ogni produzione vengono riproposte e illustrate ai partecipanti per quello che sono: non solo esercizi per formare un allievo, ma anche e soprattu

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L’evento Theatre-fit _ allenamento al fare teatrale si è svolto a Firenze presso la Sala Ketty La Rocca delle Murate dal 2 al 6 settembre 2019. Si è trattato di una masterclass gratuita di teatro per giovano attori con una dimostrazione finale aperta al pubblico: un percorso professionalizzante di 35 ore in cui in cui i partecipanti hanno potuto formarsi su alcuni aspetti centrali del fare teatrale – dalla presenza all’ascolto, dalla capacità improvvisativa alla composizione scenica – attraverso esercizi e pratiche legate al corpo, alla voce, al canto, alla danza.
Sotterraneo solitamente gestisce i propri progetti formativi estendendo ai partecipanti il proprio metodo di ricerca, e motivando questi ultimi a sentirsi parte attiva e integrante del percorso. Le varie fasi di costruzione del prodotto scenico che il gruppo affronta per ogni produzione vengono riproposte e illustrate ai partecipanti per quello che sono: non solo esercizi per formare un allievo, ma anche e soprattutto metodo di creazione di un gruppo di ricerca esteso, allargato, reso partecipe.
Nel caso di Theatre-fit, per allargare l’offerta formativa e offrire ai partecipanti uno spettro più ampio di possibilità, abbiamo deciso di coinvolgere anche Massimiliano Civica, regista pluripremiato (3 premi Ubu) e attuale consulente artistico del Teatro Metastasio di Prato, che ha sviluppato un lavoro sul concetto di “attore/autore” e sulla costruzione/decostruzione del personaggio: il laboratorio dunque è stato gestito per i primi due giorni e mezzo da Civica, e per la seconda parte da Sotterraneo – che ha lavorato principalmente sull’addestramento alla composizione scenica e sul concetto di teatro come “filosofia in azione”.
I partecipanti a Theatre-fit sono stati selezionati in seguito a una call pubblica che ha visto più di 60 domande di candidatura, da cui sono state selezionate 22 persone giovani e giovanissime: l’obiettivo, pienamente raggiunto, era quello di fornire loro un’esperienza professionalizzante, totalmente gratuita, che potesse aiutarli nella loro crescita artistica e incentivarli all’approfondimento della pratica teatrale, rendendoli coscienti di quanto sia al tempo stesso complessa, stratificata e in grado di accrescere lo spirito critico.
È stato estremamente stimolante, a detta di chi ha gestito il laboratorio e di chi lo ha seguito, mettere a confronto le poetiche e le modalità di lavoro profondamente diverse di Civica e Sotterraneo: il primo portato a una pedagogia teatrale profondissima e rigorosissima, che attraverso esercizi, dimostrazioni pratiche e brevi conferenze riesce a guidare gli attori verso un’incredibile consapevolezza di sé e dei propri strumenti espressivi; i secondi portatori di un fare teatrale più cinetico e propulsivo, insieme caotico e maniacale, con cui bombardare i partecipanti di stimoli performativi diversissimi allo scopo di disinnescare il pensiero razionale per accendere il pensiero in azione.
Il doppio laboratorio si è concluso con una dimostrazione finale aperta a pubblico, in cui sono stati selezionati alcuni degli esercizi proposti durante la settimana e restituiti agli spettatori in una sequenza ragionata che restituisse il senso, anche attraverso l’uso di una voce off, di quello che era stato il percorso formativo intrapreso.

Theater Fit

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Theater Fit

Residenza d'artista di Sotterraneo

Theater Fit

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Emigranti cià cià cià

Residenza d'artista di Fulvio Cauteruccio

Emigranti cià cià cià è un monologo, scritto a due mani da Fulvio Cauteruccio e Giuseppe Mazza, che racconta le vicissitudini di un emigrante siciliano strappato prematuramente ai propri affetti e ai propri sogni e provato durante una residenza d’artista presso Murate Art District nell’estate del 2019.

Giuseppe, protagonista e narratore della storia, avrebbe voluto diventare “attore di arte drammatica” ed invece si ritrova a lavorare in un ufficio postale in un isolato paese del Trentino Alto Adige.
Con estrema leggerezza Giuseppe, oramai vecchio ed in pensione, racconta la storia della sua vita, partendo dai giorni da studente nella Sicilia sudorientale appena uscita dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Pian piano il riso iniziale diventerà amaro, nel momento in cui la narrazione delle vicende di Giuseppe porterà a comprendere la tragicità di chi ha lasciato la propria casa per ritrovarsi in luoghi spesso ostili e di chi per poter sperare in un futu

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Emigranti cià cià cià è un monologo, scritto a due mani da Fulvio Cauteruccio e Giuseppe Mazza, che racconta le vicissitudini di un emigrante siciliano strappato prematuramente ai propri affetti e ai propri sogni e provato durante una residenza d’artista presso Murate Art District nell’estate del 2019.

Giuseppe, protagonista e narratore della storia, avrebbe voluto diventare “attore di arte drammatica” ed invece si ritrova a lavorare in un ufficio postale in un isolato paese del Trentino Alto Adige.
Con estrema leggerezza Giuseppe, oramai vecchio ed in pensione, racconta la storia della sua vita, partendo dai giorni da studente nella Sicilia sudorientale appena uscita dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Pian piano il riso iniziale diventerà amaro, nel momento in cui la narrazione delle vicende di Giuseppe porterà a comprendere la tragicità di chi ha lasciato la propria casa per ritrovarsi in luoghi spesso ostili e di chi per poter sperare in un futuro migliore è stato costretto a rinunciare a tutto ciò che possiede.

Lo spettacolo ripercorre alcuni punti focali della storia d’Italia (l’Unità d’Italia, la migrazione dal sud al nord, la tragedia dei minatori italiani a Marcinelle) e si pone l’intento di far sorgere nello spettatore una domanda: come è possibile che gli italiani abbiano dimenticato che i loro padri ed i loro nonni siano emigrati in tutto il mondo? Perché si vuole negare aiuto a chi percorre strade di terra e di mare in cerca di accoglienza e di un futuro?

Emigranti cià cià cià, messo in scena dall’Associazione Culturale Impresa Fulvio Cauteruccio, vuole essere un manifesto dell’accoglienza come atto di umanità e come dovere di uno stato democratico e civile.

Emigranti cià cià cià

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Penteo. Un rito iniziatico

Residenza d'artista di Francesco Gori

Residenza di produzione aperta alla cittadinanza: quando i cittadini diventano protagonisti di pièces sperimentali

Penteo. Un rito iniziatico
Ideazione e drammaturgia: Francesco Gori

Penteo” è una riscrittura delle Baccanti di Euripide dal punto di vista del protagonista maschile Penteo. La vicenda del giovane re di Tebe cessa di essere una tragedia, dove l’empietà di un uomo è punita con la condanna sua e di tutta la sua stirpe, per diventare un rito collettivo di iniziazione che coinvolge un attore, venti performer e il pubblico.

Lo spettacolo è stato prodotto nel corso della residenza artistica a MAD Murate Art District, in cui è stato composto il collettivo di performer del dramma satiresco che prelude alla tragedia di Penteo, che ha dato vita a ben 4 repliche sold out tra l’aprile ed il maggio 2019.

Da piccolo il re di Tebe, Penteo, perse il padre ed fu cresciuto dalle donne, ma delle donne non conobbe la natura, le teme e le maltratta poiché non conosce se st


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Residenza di produzione aperta alla cittadinanza: quando i cittadini diventano protagonisti di pièces sperimentali

Penteo. Un rito iniziatico
Ideazione e drammaturgia: Francesco Gori

Penteo” è una riscrittura delle Baccanti di Euripide dal punto di vista del protagonista maschile Penteo. La vicenda del giovane re di Tebe cessa di essere una tragedia, dove l’empietà di un uomo è punita con la condanna sua e di tutta la sua stirpe, per diventare un rito collettivo di iniziazione che coinvolge un attore, venti performer e il pubblico.

Lo spettacolo è stato prodotto nel corso della residenza artistica a MAD Murate Art District, in cui è stato composto il collettivo di performer del dramma satiresco che prelude alla tragedia di Penteo, che ha dato vita a ben 4 repliche sold out tra l’aprile ed il maggio 2019.

Da piccolo il re di Tebe, Penteo, perse il padre ed fu cresciuto dalle donne, ma delle donne non conobbe la natura, le teme e le maltratta poiché non conosce se stesso. Non conoscendo se stesso non riesce a riconoscere l’Altro, sia esso donna o dio, baccante o Dioniso.
Fu per questo che Dioniso – prigioniero di Penteo nella sua reggia – lo convinse a travestirsi da donna per andare a spiare le baccanti nei boschi del monte Citero. Le baccanti, scopertolo, lo fanno a pezzi. A decapitarlo la sua stessa madre, Agave.
È così che Penteo vivrà sulla sua pelle lo 
σπαραγμός (sparagmòs):il rito particolarmente violento dei misteri dionisiaci che consiste nello smembramento rituale. Come Dioniso, il dio maschio-femmina, morì fanciullo sbranato dai titani e risorse dalla coscia del padre, Zeus, adesso che la sua spoglia di re viene deposta – e con essa la sua volontà, la sua arroganza, il suo ego –  e Penteo diventa un iniziato a Dioniso.

Con: Francesco Gori e Filippo Bagordo, Benedetta Bronzini, Giovanna Brunelli, Lorenzo Caponnetto, Silvia Catani, Tommaso Ciabatti, Giulia Ciccarelli, Ilaria Jina Corsi, Filippo Focardi, Barbara Gerini, Tommaso Laponti, Ester Mauro Scucces, Maria Montesi, Gabriele Orsini, Filippo Pasciuto, Lorenzo Pellegrini, Michele Vangioni, Melody Waysieh Behbahani, Chiara Zavattaro. E con la straordinaria partecipazione di Lorenzo Pezzatini

Regia: Francesco Gori e Gloria Amaranti

Art: Parama Libralesso

Costumi: Marion Gizard

Luci e Suoni: Martino Lega

Grafica: Silvia Catani

Supporto Tecnico: Michele Vangioni

Penteo. Un rito iniziatico

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Penteo. Un rito iniziatico

Residenza d'artista di Francesco Gori

Penteo. Un rito iniziatico

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Marta Bellu

Danzatrice e psicologa

Danzatrice e psicologa, ricercatrice del corpo e della mente, si interessa a pratiche di consapevolezza ed espressione che coinvolgono il sistema mente-corpo in senso artistico, evolutivo e sociale. Dal 2014 si occupa di ricerca coreografica in dialogo col linguaggio e la composizione musicale che prosegue con Donato Epiro e Andrea Sanson, indagando la relazione tra corpo, suono e luce, come Collettivo Trifoglio. Collabora dal 2019, come artista associata, con Versiliadanza. Lavora con Cristina Kristal Rizzo dal 2016, con la coreografa svizzera Yasmine Hugonnet, ha lavorato con il Gruppo Nanou. Dal 2013 si occupa di progetti di danza e ricerca coreografica con persone con disabilità intellettiva collaborando con L’Associazione Trisomia21, Autismo Svizzera Italiana, MAD (Murate Art District), e dal 2021 con la danzatrice Laura Lucioli per lo spettacolo I versi delle Mani. Dal 2015 si occupa di formazione artistica nelle scuole con l’Associazione Fosca e dal 2020 con Tempo Reale. Do

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Danzatrice e psicologa, ricercatrice del corpo e della mente, si interessa a pratiche di consapevolezza ed espressione che coinvolgono il sistema mente-corpo in senso artistico, evolutivo e sociale. Dal 2014 si occupa di ricerca coreografica in dialogo col linguaggio e la composizione musicale che prosegue con Donato Epiro e Andrea Sanson, indagando la relazione tra corpo, suono e luce, come Collettivo Trifoglio. Collabora dal 2019, come artista associata, con Versiliadanza. Lavora con Cristina Kristal Rizzo dal 2016, con la coreografa svizzera Yasmine Hugonnet, ha lavorato con il Gruppo Nanou. Dal 2013 si occupa di progetti di danza e ricerca coreografica con persone con disabilità intellettiva collaborando con L’Associazione Trisomia21, Autismo Svizzera Italiana, MAD (Murate Art District), e dal 2021 con la danzatrice Laura Lucioli per lo spettacolo I versi delle Mani. Dal 2015 si occupa di formazione artistica nelle scuole con l’Associazione Fosca e dal 2020 con Tempo Reale. Dopo aver concluso il Master in Neuroscienze e Pratiche contemplative all’Università di Pisa, si dedica allo studio e alla pratica del Buddhismo tibetano all’Istituto Lama Tzong Khapa concludendo il programma avanzato FPMT Basic Program. Nel 2014, inizia il progetto del Collettivo_CA, con base a Cagliari, che coltiva attraverso i linguaggi dell’arte, esperienze di ricerca e riflessione di respiro comunitario.

Little Boy

Residenza d'artista a cura del Teatro dell'Elce

Little Boy

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The glass between us

Top exhibition of Middle East Now Festival 2019

Mohammad Alfaraj’s first solo exhibition, The Glass Between Us, is an experimentation on sound and image, viewing life through the lens of a child. His new body of work searches for the surprising and the unexpected in daily life, creating a huge mosaic formed by humans and their peers. Presenting works prepared in advance by the artist in Saudi Arabia, alongside new work made with children in Florence during a series of workshops, the exhibition presents a sensory and visual experience that may be simple in form, but depends on a fundamental and important subject around which it tried to create a dialogue.

Middle East Now, MAD Murate Art District and Crossway Foundation Residency in collaboration with PIA Palazzina Indiano Arte della Compagnia Virgilio Sieni.

Mohammad Alfaraj’s first solo exhibition, The Glass Between Us, is an experimentation on sound and image, viewing life through the lens of a child. His new body of work searches for the surprising and the unexpected in daily life, creating a huge mosaic formed by humans and their peers. Presenting works prepared in advance by the artist in Saudi Arabia, alongside new work made with children in Florence during a series of workshops, the exhibition presents a sensory and visual experience that may be simple in form, but depends on a fundamental and important subject around which it tried to create a dialogue.

Middle East Now, MAD Murate Art District and Crossway Foundation Residency in collaboration with PIA Palazzina Indiano Arte della Compagnia Virgilio Sieni.

The glass between us

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The glass between us

Mostra di punta del Middle East Film Festival 2019

The glass between us

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Because time in this place does not obey an order

Because time in this place does not obey an order - Black History Month Florence 2019

Curated by BHMF With the partnership of MAD Murate Art District

In collaboration with: Boomker Sound Studios Syracuse University Florence SRISA Vivaio Il Giardiniere Antonella Bundu Chris Norcross

And we can no longer breathe And we can no longer see But, in the escape compagno In the fear, compagno Like in the fight, compagno I will be forever by your side

Collettivo Victor Jara, Le Murate

These were the words written and sung by the musical collective Victor Jara days after the 1974 revolt at le Murate jails. Protest against unfit living conditions and oppressive forces are frequent in sites which separate, either willingly or by force, social groups from the world that surrounds them. The socio-spiritual nature of what is just and human worth is at the root of contemplation in isolation. These feelings originated from the artist’s encounter with Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, they led the project. For the occasion of the fourth edition of Black History Month Florence

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Curated by BHMF With the partnership of MAD Murate Art District

In collaboration with: Boomker Sound Studios Syracuse University Florence SRISA Vivaio Il Giardiniere Antonella Bundu Chris Norcross

And we can no longer breathe And we can no longer see But, in the escape compagno In the fear, compagno Like in the fight, compagno I will be forever by your side

Collettivo Victor Jara, Le Murate

These were the words written and sung by the musical collective Victor Jara days after the 1974 revolt at le Murate jails. Protest against unfit living conditions and oppressive forces are frequent in sites which separate, either willingly or by force, social groups from the world that surrounds them. The socio-spiritual nature of what is just and human worth is at the root of contemplation in isolation. These feelings originated from the artist’s encounter with Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, they led the project. For the occasion of the fourth edition of Black History Month Florence current Rome Prize Fellow at the American Academy in Rome Karyn Olivier presents Because Time In This Place Does Not Obey An Order, a series of site specific installations that grapple with the relationship between justice and spirituality. The works engage the history of Le Murate and its transition from a site of spiritual recluse to a carceral space sifting through the continuity and contrast that these histories evoke. Mental health, social critique, isolation, the closeting of history and the conflation of senses set cloistered gardens in dialogue with the steady words of Martin Luther King Jr. writing from a jail cell and reveal traces of life behind closed doors which claims universal rights.

Because time in this place does not obey an order

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Because time in this place does not obey an order

Because time in this place does not obey an order - Black History Month Florence 2019

Because time in this place does not obey an order

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Edoardo Delille

Fotografo

Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità. Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) realizzand

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Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità. Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) realizzando corporate e progetti fotografici dedicati. Membro del collettivo di fotografi Riverboom, negli ultimi anni usa diversi mezzi espressivi (video, stop-motion, uso di droni, collage) per raccontare le sue storie sempre impegnate da un fine sociale. Le foto dei suoi progetti sono state esposte in numerose mostre internazionali e fanno parte di collezioni private. Nel 2024, insieme a Giulia Piermartiri, è vincitore della XX edizione del Premio Ponchielli.

Ignas Krunglevičius

Composer and visual artist

Ignas Krunglevičius works as a composer and visual artist. He creates sound and image installations, videos, and objects that explore the psychology of power games and the working of the human psyche.

The sound in this work revisits Good Boy Bad Boy (1985), a work by the US artist Bruce Nauman, from the present viewpoint. The actors who performed Nauman’s work have been replaced by the latest voice synthesis technology, which can simulate emotional inflection, while the script has been altered to reflect the language of social media self-presentation.

Ignas Krunglevičius works as a composer and visual artist. He creates sound and image installations, videos, and objects that explore the psychology of power games and the working of the human psyche.

The sound in this work revisits Good Boy Bad Boy (1985), a work by the US artist Bruce Nauman, from the present viewpoint. The actors who performed Nauman’s work have been replaced by the latest voice synthesis technology, which can simulate emotional inflection, while the script has been altered to reflect the language of social media self-presentation.

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Ieva Rojūtė

Interdisciplinary artist

Ieva Rojūtė in her works explores connections between people, the family construct, conflicts in the individual’s identity and everyday folklore. The main themes she keeps revisiting are the possibility of failure, misfortune, anxiety, fear, fantasy, not succeeding in life. In the site-specific installation Lithuanian sadness, the artist combines in a different way some phrases from previous works: «Using some sad sayings I have collected about life and surviving when there is nothing bad happening but feels like nothing good will either. »

Ieva Rojūtė in her works explores connections between people, the family construct, conflicts in the individual’s identity and everyday folklore. The main themes she keeps revisiting are the possibility of failure, misfortune, anxiety, fear, fantasy, not succeeding in life. In the site-specific installation Lithuanian sadness, the artist combines in a different way some phrases from previous works: «Using some sad sayings I have collected about life and surviving when there is nothing bad happening but feels like nothing good will either. »

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Arnas Anskaitis

Interdisciplinary artist

Arnas Anskaitis is an interdisciplinary artist, in his works he synthesizes experiences from different areas including photography, film, sound art, philosophy and even linguistics. His new video installation Letters from Home reflects on the connections between language and perception: «Writing interests me not only in the context of language but also from the position of handwriting. How did letters of the alphabet emerge? It seems they were shaped by a human hand. What would letters look like, if they were written not on a flat sheet of paper, but in simulated three-dimensional space?» 3D models of cursive letters exhibited as video projections produce a stream of images. Literary and imaginary meaning overlap, with reference to the origin of writing itself, that is one of the fundamental elements of our human identity.

Arnas Anskaitis is an interdisciplinary artist, in his works he synthesizes experiences from different areas including photography, film, sound art, philosophy and even linguistics. His new video installation Letters from Home reflects on the connections between language and perception: «Writing interests me not only in the context of language but also from the position of handwriting. How did letters of the alphabet emerge? It seems they were shaped by a human hand. What would letters look like, if they were written not on a flat sheet of paper, but in simulated three-dimensional space?» 3D models of cursive letters exhibited as video projections produce a stream of images. Literary and imaginary meaning overlap, with reference to the origin of writing itself, that is one of the fundamental elements of our human identity.

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Andrej Polukord

Installation artist and painter

Andrej Polukord draws on painting, installation, performance, and video art to create unpredictable environments and absurd situations that produce double meanings and ambiguity: «What especially interests me is creating a feeling of surprise. The absurd liberates us from the seriousness that otherwise always sets the tone in our life.» In this case the artist uses a big wall printing, a video and a series of small ceramic sculptures – elements between natural and artificial – in order to elaborate, in an imaginative way, one of the “star” of the Lithuanian nature, the mushroom: a symbol of seeking and finding (as a surprise).

Andrej Polukord draws on painting, installation, performance, and video art to create unpredictable environments and absurd situations that produce double meanings and ambiguity: «What especially interests me is creating a feeling of surprise. The absurd liberates us from the seriousness that otherwise always sets the tone in our life.» In this case the artist uses a big wall printing, a video and a series of small ceramic sculptures – elements between natural and artificial – in order to elaborate, in an imaginative way, one of the “star” of the Lithuanian nature, the mushroom: a symbol of seeking and finding (as a surprise).

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A certain identity

Ciclo Global Identities

Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė curated by Matteo Innocenti in collaboration with Adrius Pocius, Alesia and Yuliya Savitskaya As Second episode of The GLOBAL IDENTITIES cicle, A certain identity is a project that brings together artists of different nationalities to express themselves about identity issues. The first exhibition of the project, presents the young Lithuanian artists Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė. The certain , as an integral part of the title, in Italian “certa”, takes on a double meaning: as an adjective it is synonymous with certainty, the identity which we can undoubtedly recognize, as an alternative it is also an indefinite adjective, without quality or quantity, indicating an identity that is possible among many others. Four artists of a particular nationality are chosen by the curator of the project in collaboration with the museums or the Fine Arts Academy of the respective c

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Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė curated by Matteo Innocenti in collaboration with Adrius Pocius, Alesia and Yuliya Savitskaya As Second episode of The GLOBAL IDENTITIES cicle, A certain identity is a project that brings together artists of different nationalities to express themselves about identity issues. The first exhibition of the project, presents the young Lithuanian artists Arnas Anskaitis, Ignas Krunglevičius, Andrej Polukord, Ieva Rojūtė. The certain , as an integral part of the title, in Italian “certa”, takes on a double meaning: as an adjective it is synonymous with certainty, the identity which we can undoubtedly recognize, as an alternative it is also an indefinite adjective, without quality or quantity, indicating an identity that is possible among many others. Four artists of a particular nationality are chosen by the curator of the project in collaboration with the museums or the Fine Arts Academy of the respective countries to “represent”, according to the particular inclination of their research and culture of origin, the factor of identity through such exhibition. The history and geographic location of Lithuania makes it significant both for the question of identity and for that of the borders and relations within the continent. Since the Republic of Lithuania, like the other Baltic countries, has built itself in a dual movement of independence and annexation, between Russia and Europe – where is been a member since 2004 -. 2018 also marks the centenary of the nation’s independence, which took place in February 1918 and The constitution of the Republic. Vernissage e artists talk: 5 aprile ore 17.30. With the collaboration of Le Murate. Progetti Arte Contemporanea – Mus.e and with TUM associazione culturale (Italia/Italy), Fondazione per lo sviluppo della cultura dell’istruzione della persona (Bielorussia/Belarus), Vilnius Pataphysic Institute (Lituania/Lithuania). Con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Lituana nella Repubblica Italiana e del Consolato della Repubblica Lituana di Firenze.

A certain identity

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Il viaggio immaginario

di Barthélémy Toguo a cura di Janine Gaelle Dieudji e Justin Randolph Thompson, realizzata in collaborazione con Black History Month Florence e Institut Francais Italia

Il viaggio immaginario

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Katrinem

Sound artist

Katrinem nasce nel 1969 ad Augsburg, vive e lavora a Linz e a Berlino. L’esame del suono e dello spazio è da tempo parte integrante del suo lavoro artistico.
Da oltre 12 anni, Katrinem studia la fruizione pedonale delle città e la relativa percezione spaziale. Due aspetti della sua attuale ricerca artistica sono: osservare un sito (Platzstudien) e sperimentare personalmente lo spazio mentre si cammina (SchuhzuGehör). Collabora con con artisti e ricercatori come Sam Auinger, Elena Biserna, Gernot Böhme, Elen Flügge, Annea Lockwood, Bruce Odland, Holger Schulze, Penelope Wehrli u.a.


Katrinem nasce nel 1969 ad Augsburg, vive e lavora a Linz e a Berlino. L’esame del suono e dello spazio è da tempo parte integrante del suo lavoro artistico.
Da oltre 12 anni, Katrinem studia la fruizione pedonale delle città e la relativa percezione spaziale. Due aspetti della sua attuale ricerca artistica sono: osservare un sito (Platzstudien) e sperimentare personalmente lo spazio mentre si cammina (SchuhzuGehör). Collabora con con artisti e ricercatori come Sam Auinger, Elena Biserna, Gernot Böhme, Elen Flügge, Annea Lockwood, Bruce Odland, Holger Schulze, Penelope Wehrli u.a.

Radio Papesse

Radio Papesse

Radio Papesse è un’associazione culturale non profit di base a Villa Romana, a Firenze. Nata nel 2006 al Palazzo delle Papesse di Siena, è una web-radio e archivio sonoro online dedicato all’arte contemporanea; uno spazio riservato alla riflessione critica sulle arti visive e alla promozione e condivisione di produzioni sonore e radiofoniche sperimentali. Produce e distribuisce sotto licenza Creative Commons documentari e interviste, racconta mostre e collezioni museali, usando la radio come suo linguaggio elettivo per parlare di arte, pratiche e processi. Negli ultimi dieci anni ha invitato artisti, musicisti, producer e Dj a confrontarsi con i limiti e le possibilità offerti dalla produzione radiofonica. Alcuni dei progetti sviluppati: Children of Unquiet di Mikhail Karikis, 2012-2014; Süden Radio insieme a Villa Romana, Saout Radio e Reboot FM, Nuovi Paesaggi, curato da Lucia Farinati con la partecipazione di Viv Corringham, Mikhail Karikis, Laura Malacart, Davide T

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Radio Papesse è un’associazione culturale non profit di base a Villa Romana, a Firenze. Nata nel 2006 al Palazzo delle Papesse di Siena, è una web-radio e archivio sonoro online dedicato all’arte contemporanea; uno spazio riservato alla riflessione critica sulle arti visive e alla promozione e condivisione di produzioni sonore e radiofoniche sperimentali. Produce e distribuisce sotto licenza Creative Commons documentari e interviste, racconta mostre e collezioni museali, usando la radio come suo linguaggio elettivo per parlare di arte, pratiche e processi. Negli ultimi dieci anni ha invitato artisti, musicisti, producer e Dj a confrontarsi con i limiti e le possibilità offerti dalla produzione radiofonica. Alcuni dei progetti sviluppati: Children of Unquiet di Mikhail Karikis, 2012-2014; Süden Radio insieme a Villa Romana, Saout Radio e Reboot FM, Nuovi Paesaggi, curato da Lucia Farinati con la partecipazione di Viv Corringham, Mikhail Karikis, Laura Malacart, Davide Tidoni e Allen S. Weiss, 2012; La Radio a Pedali, 2011. Nel 2013 ha preso parte alla prima edizione di Progetto Riva con Arno Atlas, una serie di quattro documentari sonori sulla storia sociale dell’Arno a Firenze.

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Confluenze

Progetto RIVA

Tra l’autunno 2017 e la primavera 2018 Radio Papesse ha coinvolto associazioni, esperti, storici, guide ambientali, imprenditori e istituzioni locali nella produzione di tre documentari radiofonici dedicati al genius loci montelupino, a partire dalla memoria delle acque dell’Arno e del torrente Pesa. Tra voci, testimonianze e field recording, Confluenze cerca di ricomporre un ritratto eterogeneo di Montelupo Fiorentino. I tre episodi interessano: “La ceramica ed il sistema Arno”, “La Villa Medicea dell’Ambrogiana”, “Ecosistemi che si incontrano e scontrano. Là dove l’Arno incontra il Pesa”

Tra l’autunno 2017 e la primavera 2018 Radio Papesse ha coinvolto associazioni, esperti, storici, guide ambientali, imprenditori e istituzioni locali nella produzione di tre documentari radiofonici dedicati al genius loci montelupino, a partire dalla memoria delle acque dell’Arno e del torrente Pesa. Tra voci, testimonianze e field recording, Confluenze cerca di ricomporre un ritratto eterogeneo di Montelupo Fiorentino. I tre episodi interessano: “La ceramica ed il sistema Arno”, “La Villa Medicea dell’Ambrogiana”, “Ecosistemi che si incontrano e scontrano. Là dove l’Arno incontra il Pesa”

Confluenze

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Lori Lako

Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Lori lives and works in Florence. She studied Visual Arts and New Expressive Styles at the Academy of Fine Arts in Florence and at the Akademie der Bildenden Künste, Munich. Through her work she reflects on the condition of post-modern humanity, outclassed by images and messages that hinder the decoding of the world, historical memory and listening to the self.

Recent exhibitions: Still Life, Terzopiano Arte Contemporanea, Lucca (2019); And whatever I do will become forever what I have done, Museo Novecento, Florence (2019); Schermo a schermo; rassegna sul film e sul video sperimentale in Italy e in Albania, Black box, Tirana (2018); The sea is far, though my tears are salty, Galeria e Arteve, Shkoder (2018); Polis BBQ, Arte fiera, Bologna (2018); Premio nazionale per l’arte contemporanea “Idromeno”, Galeria e Arteve, Shkodër (2017); Di queste luci si servirà la notte, Le Murate / Progetti Arte Contemporanea, Florence (2017); TU 35 Expanded, Centro per l’arte contempor

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Lori lives and works in Florence. She studied Visual Arts and New Expressive Styles at the Academy of Fine Arts in Florence and at the Akademie der Bildenden Künste, Munich. Through her work she reflects on the condition of post-modern humanity, outclassed by images and messages that hinder the decoding of the world, historical memory and listening to the self.

Recent exhibitions: Still Life, Terzopiano Arte Contemporanea, Lucca (2019); And whatever I do will become forever what I have done, Museo Novecento, Florence (2019); Schermo a schermo; rassegna sul film e sul video sperimentale in Italy e in Albania, Black box, Tirana (2018); The sea is far, though my tears are salty, Galeria e Arteve, Shkoder (2018); Polis BBQ, Arte fiera, Bologna (2018); Premio nazionale per l’arte contemporanea “Idromeno”, Galeria e Arteve, Shkodër (2017); Di queste luci si servirà la notte, Le Murate / Progetti Arte Contemporanea, Florence (2017); TU 35 Expanded, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato (2017); Downside-up, Tirana Art Lab, Tirana (2016); Era pacifica pare, Careof, Milan (2016).

Lori Lako

Artist residence for the Exhibition Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Lori Lako

Available in:

Davide D'amelio

Di queste luci si servirà la notte, Adrian paci

(1990 – TERMOLI, ITALY)

D’Amelio has been living in Firenze for eight years where he graduated from the Accademia di Belle Arti. Alongside his studies, he participated in many projects and laboratories with artists and curators outside the academy.

His most important exhibitions include: Give me five, curated by Giorgio de Finisi, MAAM, Roma (2017); The stray statue paradox, curated by Gabriele Tosi, SACI, Firenze, (2017); De pingendi natura, curated by Pietro Gaglianò, SRISA gallery, Firenze (2016); Come sé, curated by Arabella Natalini and Elena Magini, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2016).

D’Amelio’s work focuses on the structure and history of image and vision, developing a dual conception between the normative and expressive phenomena of narratives. This gives rise to an interest in the questions of childhood and sexuality, conceived as entropic elements of social structures.

(1990 – TERMOLI, ITALY)

D’Amelio has been living in Firenze for eight years where he graduated from the Accademia di Belle Arti. Alongside his studies, he participated in many projects and laboratories with artists and curators outside the academy.

His most important exhibitions include: Give me five, curated by Giorgio de Finisi, MAAM, Roma (2017); The stray statue paradox, curated by Gabriele Tosi, SACI, Firenze, (2017); De pingendi natura, curated by Pietro Gaglianò, SRISA gallery, Firenze (2016); Come sé, curated by Arabella Natalini and Elena Magini, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2016).

D’Amelio’s work focuses on the structure and history of image and vision, developing a dual conception between the normative and expressive phenomena of narratives. This gives rise to an interest in the questions of childhood and sexuality, conceived as entropic elements of social structures.

Davide D'amelio

Artist residence for the Exhibition Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Davide D'amelio

Available in:

Cristina Mariani

Fiber artist

PAST EXHIBITIONS / WORK EXPERIENCE

2019Tapestry weaver, prototypes for Man Fashion Show – Jil Sander – Milan, Italy
Tapestry and Hand Weaving Teacher – Lottozero, Prato, Italy
FAST- Florence Art Science Technology – Teatro del Maggio Musicale, Florence, Italy
Irene Davies Award for Small Tapestries – Australian Tapestry Workshop, Melbourne, AUS
YTAT Young Textile Art Triennial – Strzemiński Academy of Fine Arts Łódź – Łódź (Poland)
Art Residency at Faculty of Geology – FAST Project, Florence, Italy
Rassegna Biennale Fiber Art – group exhibition, Spoleto, Italy

2018Faccia Trama, Master Textile final exhibition – Le Murate Pac – Florence, Italy
Internship at Giuditta Brozzetti Hand Weaving – Perugia, Italy
Figurazioni Musicali – group exhibition, Officina d’Arte e Tessuti, Spoleto, Italy
Trame d’Autore 2.0 – group exhibition, Imbiancheria del Vajro, Chieri, Italy

2017Muratessili – Le Murate. Progetti Arte Contemporanea. Art Residency and final sol










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PAST EXHIBITIONS / WORK EXPERIENCE

2019Tapestry weaver, prototypes for Man Fashion Show – Jil Sander – Milan, Italy
Tapestry and Hand Weaving Teacher – Lottozero, Prato, Italy
FAST- Florence Art Science Technology – Teatro del Maggio Musicale, Florence, Italy
Irene Davies Award for Small Tapestries – Australian Tapestry Workshop, Melbourne, AUS
YTAT Young Textile Art Triennial – Strzemiński Academy of Fine Arts Łódź – Łódź (Poland)
Art Residency at Faculty of Geology – FAST Project, Florence, Italy
Rassegna Biennale Fiber Art – group exhibition, Spoleto, Italy

2018Faccia Trama, Master Textile final exhibition – Le Murate Pac – Florence, Italy
Internship at Giuditta Brozzetti Hand Weaving – Perugia, Italy
Figurazioni Musicali – group exhibition, Officina d’Arte e Tessuti, Spoleto, Italy
Trame d’Autore 2.0 – group exhibition, Imbiancheria del Vajro, Chieri, Italy

2017Muratessili – Le Murate. Progetti Arte Contemporanea. Art Residency and final solo exhibition, Florence
Trame a Corte – group exhibition, Rocca di Sala Baganza, Italy
Fiber Art II Contaminazioni – group exhibition, Spoleto, Italy
Young Fiber Contest II – Maria Luisa Sponga Award, Imbiancheria del Vajro, Chieri, Italy
Memoria Tessile _sul filo dei diritti – group exhibition, Casa della Memoria e della Storia, Rome
Valcellina Award 10th edition – Palazzo d’Attimis, Maniago, Italy

2016Sculture Tessili – group exhibition, Museo Civico Archeologico di Anzio, Italy
Trame a Corte – group exhibition, Rocca di Sala Baganza, Italy
Young Fiber Contest – Maria Luisa Sponga Award, Imbiancheria del Vajro, Chieri, Italy
Italia – Polonia. Suggestioni delle presenze polacche in Italia – group exhibition, Galleria Spazio 5, Rome, Italy

2008 – 2016Web and Graphic Designer

2011Dissipatio HG – group exhibition, Chiostro di Voltorre, Italy
Dissiparty – group exhibition, Parco Morselli, Gavirate, Italy2007-2008
Assistant of Sissy Rizzatto (artist), Angela Florio (artist and house decorator), Katja Noppes (artist),
Italo Zuffi (artist), Milan, Italy

2005Gemine Muse – Young Artists in European Museums – group exhibition, Amstelkring Museum, Amsterdam (The Netherlands)
Who Uses the Space? – group exhibition, Isola Art Center, Milan, Italy

PRIZES AND AWARDS

2019Grant for Studio Space – Coworking for Young Professionals – Regione Toscana, Prato, Italy

2018Scholarship for the results obtained at the Master in Textile, TIAC International – Florence, Italy

2017Art Residency, Toscanaincontemporanea 2017 – -Le Murate P.a.c. Florence, Italy

2016Honorable Mention for the work “Circuit”, Young Fiber Contest – Maria Luisa Sponga Award, Chieri, Italy
Second Prize for the work “Silk Road”, Trame a Corte, Rocca di Sala Baganza, Italy

EDUCATION

2018Master in Textile – Creation of Art Fabrics, Accademia di Belle Arti di Firenze e Fondazione Arte della Seta Lisio, Florence, Italy

2015 – 2017Tapestry Vertical loom, Scuola delle Arti Ornamentali San Giacomo, Rome, Italy
Hand Weaving Horizontal loom 4 e 8 harnesses, Scuola delle Arti Ornamentali San Giacomo, Rome

2016Natural indigo dyeing and shibori techniques, Rosella Cilano, Associazione Tintura Naturale, Milan
Felt and silk, seminar, Sergio Milioni e Daniela Costanzo Giorgio, Accademia Koefia, Rome

2015Intangible Cultural Heritage, Workshop on the Unesco Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage, UNESCO – Regione Lombardia, Italy and Switzerland

2002 – 2007Product Design, Art and Design, 4 years BA, Nuova Accademia di Belle Arti , Milan, Italy

Available in:

Muratessili

Residenza d'artista e installazione di Cristina Mariani

MURATESSILI

All’interno del complesso delle murate un progetto che collega passato e presente grazie all’opera della fiber artist Cristina Mariani.

Dalle antiche maestranze fiorentine dell’Arte della Lana e di Calimala al progetto di Cristina Mariani vincitrice della Open Call per artisti contemporanei di MAD Murate art District 2017. Un progetto sostenuto grazie al finanziamento della Regione Toscana che affonda le proprie radici nell’arte della tessitura e riprende tecniche tramandate dalle maestranze artigianali toscane nel corso dei secoli. MURATESSILI è una lunga striscia di quasi 13 metri tessuta manualmente al telaio con la tecnica dello spolinato. Questa prevede, oltre all’ordito e alla trama di fondo, una seconda trama detta trama d’opera che forma il disegno vero a proprio tessuto con vari materiali tessili come lana maremmana, lino, seta lucchese, damaschi, velluti e broccati in grado di restituire i colori del variegato paesaggio toscano: gialli, ocra, marroni,

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MURATESSILI

All’interno del complesso delle murate un progetto che collega passato e presente grazie all’opera della fiber artist Cristina Mariani.

Dalle antiche maestranze fiorentine dell’Arte della Lana e di Calimala al progetto di Cristina Mariani vincitrice della Open Call per artisti contemporanei di MAD Murate art District 2017. Un progetto sostenuto grazie al finanziamento della Regione Toscana che affonda le proprie radici nell’arte della tessitura e riprende tecniche tramandate dalle maestranze artigianali toscane nel corso dei secoli. MURATESSILI è una lunga striscia di quasi 13 metri tessuta manualmente al telaio con la tecnica dello spolinato. Questa prevede, oltre all’ordito e alla trama di fondo, una seconda trama detta trama d’opera che forma il disegno vero a proprio tessuto con vari materiali tessili come lana maremmana, lino, seta lucchese, damaschi, velluti e broccati in grado di restituire i colori del variegato paesaggio toscano: gialli, ocra, marroni, verdi, azzurri. Alla ricerca artistica e alla pratica produzione tessile, si unisce l’elemento sonoro: il canto che è sempre stato una costante nel lavoro tessile come ritmo e elemento di coesione tra le lavoratrici, diventa l’elemento conduttore e rappresentazione grafica nella trama d’opera che si esprime in un’onda sonora di un canto popolare. Traccia e struttura del lavoro è una partitura visiva ispirata all’Inno delle tessitrici. legato agli scioperi del 1910, e simbolo del sentimento comune di lavoratrici che invocano unione nella riconquista dei diritti femminili.  In collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato Si ringrazia l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi per la concessione dell’Inno delle tessitrici

Muratessili

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Muratessili

Residenza d'artista e installazione di Cristina Mariani

Muratessili

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Fotoromanzo Italiano

Collettivo artistico

Collettivo artistico, fondato nel 2011 da Giorgio Barrera, Andrea Botto e Marco Citron, lavora sull’immagine e sul costume dell’Italia oggi attraverso una nuova forma di racconto che attinge all’immaginariocollettivo, attivandolo e dotandolo di nuovi significati. Un ‘minestrone’ caustico e ironico di immagini e parole, che, partendo dal reale, produce libere narrazioni, incrociando politica, gossip e fatti di cronaca arrivando a nuovi contenuti, secondo criteri ispirati a quello che è stato definito ‘neorealitysmo’

Collettivo artistico, fondato nel 2011 da Giorgio Barrera, Andrea Botto e Marco Citron, lavora sull’immagine e sul costume dell’Italia oggi attraverso una nuova forma di racconto che attinge all’immaginariocollettivo, attivandolo e dotandolo di nuovi significati. Un ‘minestrone’ caustico e ironico di immagini e parole, che, partendo dal reale, produce libere narrazioni, incrociando politica, gossip e fatti di cronaca arrivando a nuovi contenuti, secondo criteri ispirati a quello che è stato definito ‘neorealitysmo’

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Vivente

Progetto RIVA

Vivente è un’installazione multimediale che restituisce un inedito ritratto sonoro del fiume Arno, in cui aspetti sonori e visivi si fondono nella creazione di uno spazio immersivo e contemplativo. L’opera è composta da 128 canne di bambù di lunghezze diverse, sospese dall’alto; ogni canna può suonare sia come aerofono sia come percussione creando, nell’insieme, un ambiente estetico e allo stesso tempo visivo e acustico. Le dimensioni e la disposizione delle canne permettono di suggerire percorsi ed esperienze che i visitatori hanno potuto attraversare liberamente.

Vivente è un’installazione multimediale che restituisce un inedito ritratto sonoro del fiume Arno, in cui aspetti sonori e visivi si fondono nella creazione di uno spazio immersivo e contemplativo. L’opera è composta da 128 canne di bambù di lunghezze diverse, sospese dall’alto; ogni canna può suonare sia come aerofono sia come percussione creando, nell’insieme, un ambiente estetico e allo stesso tempo visivo e acustico. Le dimensioni e la disposizione delle canne permettono di suggerire percorsi ed esperienze che i visitatori hanno potuto attraversare liberamente.

Vivente

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Arno Atlas

Progetto RIVA

Arno Atlas, una installazione sonora con cinque documentari dedicati al fiume Arno, una mappatura della sua geografia emozionale, un progetto di narrativa sonora per far riascoltare la voce di un fiume e la città che attraversa, Firenze.
Arno Atlas | 1966 L’emergenza del restauro [nuova produzione, 2016] Un viaggio tra la chimica e la filosofia del restauro contemporaneo. Un viaggio durato cinquanta anni, dall’emergenza dell’alluvione con la nascita della moderna scienza del restauro alla pratica attuale, per scoprire cosa è stato fatto e si continua a fare, cosa è oggi possibile e cosa si accetta di non poter fare con le vittime cultuali del 1966: affreschi, tavole, dipinti, codici, libri… Con: Franca Falletti, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze dal 1992 al 2013, Giorgio Bonsanti – storico dell’arte e Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure dal 1988 al 2000, Magnolia Scudieri – Ex Direttrice del Museo di San Marco, Marco Ciatti – Soprintendent

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Arno Atlas, una installazione sonora con cinque documentari dedicati al fiume Arno, una mappatura della sua geografia emozionale, un progetto di narrativa sonora per far riascoltare la voce di un fiume e la città che attraversa, Firenze.
Arno Atlas | 1966 L’emergenza del restauro [nuova produzione, 2016] Un viaggio tra la chimica e la filosofia del restauro contemporaneo. Un viaggio durato cinquanta anni, dall’emergenza dell’alluvione con la nascita della moderna scienza del restauro alla pratica attuale, per scoprire cosa è stato fatto e si continua a fare, cosa è oggi possibile e cosa si accetta di non poter fare con le vittime cultuali del 1966: affreschi, tavole, dipinti, codici, libri… Con: Franca Falletti, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze dal 1992 al 2013, Giorgio Bonsanti – storico dell’arte e Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure dal 1988 al 2000, Magnolia Scudieri – Ex Direttrice del Museo di San Marco, Marco Ciatti – Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure.
Arno Atlas | 1966 Alluvione e Avanguardie [nuova produzione, 2016] Il 1966 fu un anno mirabilis nel mondo e a Firenze dove, nonostante l’alluvione, emersero movimenti di ricerca artistica – si iniziava a sperimentare con la parola, il suono, il corpo – e gli architetti radicali si affermavano come una delle esperienze d’avanguardia più interessanti del Secondo Novecento. Sebbene il richiamo del passato si fosse rinvigorito dopo l’alluvione, con il mito del ritorno all’antico splendore, dal basso emergono le prime istanze contemporanee che sarebbero sfociate negli Anni 70. Con: Piero Frassinelli – architetto, Adolfo Natalini – architetto, Valentina Gensini – direzione scientifica del Museo del Novecento di Firenze.
Arno Atlas | (eco)sistema complesso [produzione Progetto RIVA 2013] Il fiume Arno: fiume o canale? Luogo di atti+M4vità economiche, luogo di svago o rifugio sicuro per animali che mai penseremmo di trovare in città? Lo ascoltiamo laddove entra ed esce da Firenze, dallo sbocco dell’Affrico e dalla Passerella dell’Isolotto, prestando il nostro orecchio a quell’(eco)sistema complesso che lo anima. Con: Antonio Bellace – presidente dell’Associazione dei Renaioli, Biagio Guccione – docente di Architettura del Paesaggio dell’Università di Firenze, Carlo Scoccianti – biologo ed esperto fluviale.
Arno Atlas | Cinque Metri sotto l’Arno [produzione Progetto RIVA 2013] La storia di Firenze sotterranea, tra miti, utopie ingegneristiche e grandi opere. Dalla fabbrica dell’acqua al canale sotterraneo che collegava le due rive del fiume, dalle esplorazioni di oggi ai miti metropolitani del sottosuolo fiorentino. Con: Stefano Sieni – giornalista, Piero Battarra – membro del Circolo Canottieri.
Arno Atlas | Abbecedario d’acqua [produzione Progetto RIVA 2013] La A di Arno, ma anche di Anguilla o Alluvione, la B di Biblioteca Nazionale e la C di Comunità: storie conosciute e storie dimenticate in una navigazione alfabetica lungo le parole dell’Arno e della sua relazione con Firenze. Un breve abbecedario a pelo d’acqua per scoprire o ricordare la motonave Fiorenza e le danze sull’acqua; i navalestri, Enea, il sogno di Leonardo e quello infranto di Rajaram Chuttraputti. Con Giovanni Menduni – docente di Idraulica e Ingegneria per l’ambiente e il territorio del Politecnico di Milano, Piero Frassinelli – architetto, Piero Battarra – membro del Circolo Canottieri.

Arno Atlas

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Terzo Giardino

Progetto RIVA

Un giardino di oltre 10.000 metri quadri che torna alla città grazie a un intervento di arte pubblica. Un palinsesto di eventi per adulti e ragazzi, volto a  valorizzare il rapporto tra l’Arno e la città e a animare un luogo “di confine”. La riva sinistra del fiume sotto Lungarno Serristori si trasforma nel “Terzo Giardino”, grazie alla riqualificazione artistica realizzata dal collettivo Studio ++, un lavoro attento alla conservazione naturale e alla valorizzazione della biodiversità, affiancando all’opera d’arte un programma di incontri, workshop e laboratori per famiglie, che punta a avvicinare l’ambiente fluviale ai cittadini, facendone emergere le peculiarità. Il progetto artistico di Studio ++ si basa su tagli mirati della vegetazione spontanea che cresce nei pressi dell’Arno, sfruttando le tecniche impiegate per il mantenimento degli argini. Due diverse azioni creano aree differenti: “parterre” geometrici divisi in quattro sezioni trasversali e veri e

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Un giardino di oltre 10.000 metri quadri che torna alla città grazie a un intervento di arte pubblica. Un palinsesto di eventi per adulti e ragazzi, volto a  valorizzare il rapporto tra l’Arno e la città e a animare un luogo “di confine”. La riva sinistra del fiume sotto Lungarno Serristori si trasforma nel “Terzo Giardino”, grazie alla riqualificazione artistica realizzata dal collettivo Studio ++, un lavoro attento alla conservazione naturale e alla valorizzazione della biodiversità, affiancando all’opera d’arte un programma di incontri, workshop e laboratori per famiglie, che punta a avvicinare l’ambiente fluviale ai cittadini, facendone emergere le peculiarità. Il progetto artistico di Studio ++ si basa su tagli mirati della vegetazione spontanea che cresce nei pressi dell’Arno, sfruttando le tecniche impiegate per il mantenimento degli argini. Due diverse azioni creano aree differenti: “parterre” geometrici divisi in quattro sezioni trasversali e veri e propri muri di vegetazione spontanea. Il risultato è un disegno ispirato alla tradizione del Giardino all’Italiana, con par¬ticolare attenzione al modello dei Giardini dei Semplici. La vegetazione che emerge è costituita dalle piante spontanee della riva del fiume, che, grazie a questo metodo di “sottrazione”, si manifestano in tutta la loro inaspettata biodiversità. L’aggettivo “terzo” richiama la metafora del paesaggista Gilles Clèment che spiega come la vegetazione abbandonata presente nei “residui dell’organizzazione razionale dell’uomo” sia un’importante riserva di biodiversità e potenziale evolutivo.

Terzo Giardino

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Terzo Giardino

Progetto RIVA

Terzo Giardino
Studio ++
Progetto RIVA
Terzo Giardino

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Robert Pettena

Photographer, Video artist, installation artist

Born in Penbury (UK) in 1970, Robert Pettena spent a large part of his youth and adolescence between Brixton (London) and San Giovenale (Reggello, Italy). In 1990 he moved to Florence, where he attended the Accademia di Belle Arti.

Robert Pettena is an artist-cum-traveller probing the wonders and inconsistencies of the world, seizing conflicting aspects of reality in a manner both poetic and a provocative.
Alongside photography, video-art and installations, his work includes performances and site-specific projects involving other players besides himself, often hailing from the artistic underground in which Pettena has identified a potential and an energy that he transfers and channels into a variety of situations, sparking a short-circuit in his audience’s senses. His art can be both massive and “destructive”, like his excavation inside the Gum studio in Carrara, or minimal, like his insertion of a record player into the desolate panorama of the artificial lake of Santa Barb

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Born in Penbury (UK) in 1970, Robert Pettena spent a large part of his youth and adolescence between Brixton (London) and San Giovenale (Reggello, Italy). In 1990 he moved to Florence, where he attended the Accademia di Belle Arti.

Robert Pettena is an artist-cum-traveller probing the wonders and inconsistencies of the world, seizing conflicting aspects of reality in a manner both poetic and a provocative.
Alongside photography, video-art and installations, his work includes performances and site-specific projects involving other players besides himself, often hailing from the artistic underground in which Pettena has identified a potential and an energy that he transfers and channels into a variety of situations, sparking a short-circuit in his audience’s senses. His art can be both massive and “destructive”, like his excavation inside the Gum studio in Carrara, or minimal, like his insertion of a record player into the desolate panorama of the artificial lake of Santa Barbara, entitled Alla conquista dell’inutile [Conquering the Pointless].

He has taken part in numerous collective exhibitions both in Italy and abroad, including: Watou Poëziezomer 2001 Een lege plek om te blijven, curated by Pier Luigi Tazzi and Ann Demeester, Watou (Belgium) 2001; Palazzo delle Libertà, curated by Lorenzo Fusi and Marco Pierini, Palazzo delle Papesse, Siena, 2003; Fuori uso, curated by Luca Beatrice, Pescara 2004; The Food Show: The Hungry Eye, curated by Robert G. Edelman and Gina Fiore, Chelsea Art Museum, New York (USA) 2006; Pan Screening, Art Radio Live, WPS1. ORG Broadcasts, Biennale di Venezia, Venice 2007; Rites de Passage, curated by Pier Luigi Tazzi, Schunck, Glaspaleis, Heerlen, Netherlands 2009, and Jump into the UnKnown, Future Rhythms curated by Mike Watson, side event of the 56th Biennale Internazionale d’Arte of Venice 2015, and Florenz Contemporary, curated by Angelika Stepken Embassy of Italy, Berlin 2015. A sweeping anthological exhibition of his work was held in several different sites in the historic centre of Prato in 2008: Second Escape, curated by Pier Luigi Tazzi. His most recent personal exhibitions in 2014 include: Robert Pettena Noble Explosion, curated by Marco Pierini, Galleria Civica of Modena; and in 2016: L’Enigma di Nobel curated by Valentina Gensini, PAC, Florence.

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L'enigma del Nobel

Residenza d'artista e installazione di Robert Pettena

E’ stata inaugurata giovedì 3 marzo 2016, presso MAD Murate Art District, l’Enigma di Nobel, installazione dell’artista Robert Pettena nata da un lungo lavoro di ricerca compiuto a partire dai siti SIPE-Nobel del territorio italiano. Alfred Nobel, noto come l’ideatore dell’omonimo premio, fu anche e soprattutto l’inventore della dinamite: nei primi anni Settanta dell’Ottocento, dopo aver incontrato varie difficoltà in molti Paesi del nord Europa, Nobel giunse in Italia per installare i suoi impianti di produzione di esplosivi. Più tardi la sua società “Dynamite Nobel” stabilì una fruttuosa joint venture con la Società Italiana Prodotti Esplodenti, dando vita alla SIPE Nobel S.p.A. L’Enigma di Nobel è stato il secondo capitolo di un ampio progetto dedicato a Nobel, iniziato qualche anno fa all’interno di una delle sue ex-fabbriche, la polveriera di Forte dei Marmi, poi proseguito negli altri stabilimenti siti lungo la penisola e presentato al pubblico co

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E’ stata inaugurata giovedì 3 marzo 2016, presso MAD Murate Art District, l’Enigma di Nobel, installazione dell’artista Robert Pettena nata da un lungo lavoro di ricerca compiuto a partire dai siti SIPE-Nobel del territorio italiano. Alfred Nobel, noto come l’ideatore dell’omonimo premio, fu anche e soprattutto l’inventore della dinamite: nei primi anni Settanta dell’Ottocento, dopo aver incontrato varie difficoltà in molti Paesi del nord Europa, Nobel giunse in Italia per installare i suoi impianti di produzione di esplosivi. Più tardi la sua società “Dynamite Nobel” stabilì una fruttuosa joint venture con la Società Italiana Prodotti Esplodenti, dando vita alla SIPE Nobel S.p.A. L’Enigma di Nobel è stato il secondo capitolo di un ampio progetto dedicato a Nobel, iniziato qualche anno fa all’interno di una delle sue ex-fabbriche, la polveriera di Forte dei Marmi, poi proseguito negli altri stabilimenti siti lungo la penisola e presentato al pubblico con la mostra Noble Explosion presso la Galleria civica di Modena.

All’interno degli spazi di MAD la mostra ha ospitato alcune fotografie delle architetture industriali, abbandonate e sopraffatte dalla vegetazione spontanea, e un’installazione densa di suggestioni: un ambiente che è allo stesso tempo laboratorio, archivio (con disegni tecnici, maquette, libri paga, materiale d’archivio, visori e negativi stereoscopici), serra per la coltivazione di orchidee, nonché un omaggio a Gino De Dominicis. Gli spazi hanno accolto materiali ritrovati da Pettena all’interno delle fabbriche o acquistati da antiquari, che riportano in superficie una storia ormai dimenticata e restituiscono un ritratto articolato di Alfred Nobel: una riflessione sugli aspetti più contraddittori della sua figura, spesso citata per le sue capacità visionarie, ma ancora poco rappresentata e indagata.

“La passione di Nobel per le piante”, ha dichiarato l’artista “si muove con la stessa intensità del suo impegno in numerosissimi brevetti,[…] nella dimora ad Avenue Malakoff, ora Avenue Raymond Poincaré, a Parigi, aveva un giardino d’inverno dove coltivava le sue orchidee mentre nel laboratorio a fianco sperimentava nuove sostanze esplodenti. […] Il suo rapporto contraddittorio con l’uso degli esplodenti per la produzione di ordigni bellici come per grandi opere civili, si muoveva di pari passo con la filantropia nel sostegno di organizzazioni pacifiste e in particolare quella capeggiata Bertha von Suttner, già sua segretaria. […] Gli improvvisi boati prodotti dalla nitroglicerina tanto odiati dai vicini e la sorprendente rigogliosità della vegetazione nelle sue serre, inducono adesso a percepire una sottile connessione in equilibrio tra il senso di pace nato dall’interesse per la botanica e lo studio approfondito dei materiali dalle caratteristiche instabili. […] L’installazione l’Enigma di Nobel, un laboratorio/serra, vuole essere un luogo in cui innescare tali sinergie in una ricostruzione atemporale in cui ogni oggetto, seppur distante di luogo o di significato, può creare un cortocircuito generatore di interessanti invenzioni”.

In occasione del vernissage, alle ore 18.30, si è svolta una performance ideata dall’artista Robert Pettena e interpretata dalla performer Chiara Macinai.

Il nome di Alfred Nobel è indissolubilmente legato ai prestigiosi premi che ogni anno vengono attribuiti in diversi campi della scienza: fisica, chimica, medicina, delle lettere e dell’economia, oltre al premio Nobel per la pace che assume spesso un’importante rilevanza anche sul piano politico. Forse non a tutti è noto, invece, che Nobel è stato un geniale inventore, autore di oltre 350 brevetti in settori fra loro anche molto diversi, il più noto dei quali è senz’altro collegato alla scoperta della dinamite. Grazie ai proventi delle attività industriali basate sulle sue invenzioni, Nobel lasciò in eredità gran parte della sua fortuna per creare i premi che portano il suo nome da assegnare a coloro che “portano importanti benefici all’umanità” per le loro ricerche e invenzioni, per le opere letterarie e per l’impegno in favore della pace “da conferire senza distinzione alcuna di nazionalità”.

 

L'enigma del Nobel

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L'enigma del Nobel

Residenza d'artista e installazione di Robert Pettena

L'enigma del Nobel

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Katharina Anna Loidl

Artista concettuale

Laureata con lode nel 2012 alla University of Art & Design Linz (Austria), ricercatrice e artista concettuale, dal 2009 realizza installazioni e progetti site-specific combinando scultura, video e fotografia. L’espansione dello spazio, lo scetticismo verso il visibile e le sottili irritazioni del quotidiano forniscono lo stimolo per il suo modo concettuale di lavorare. Nel suo vocabolario artistico delle forme, esamina l’elemento di collegamento dell’astratto con la rappresentazione, lo storico con il contemporaneo, la natura rurale con l’architettura urbana. Premiata con riconoscimenti e produzioni internazionali, Katharina Loidl è stata artist-in-residence a Berlino, Marsiglia, Berna (Stadtgalerie) e Algeri, in Indonesia (Sewon Art Space, Yogykarta) e Quebec (Sporobole-Centre en art actuel, Sherbrooke), ed ha realizzato progetti di arte pubblica in Austria. Sue opere sono state acquisite da istituzioni pubbliche e private in Austria e Canada.

Laureata con lode nel 2012 alla University of Art & Design Linz (Austria), ricercatrice e artista concettuale, dal 2009 realizza installazioni e progetti site-specific combinando scultura, video e fotografia. L’espansione dello spazio, lo scetticismo verso il visibile e le sottili irritazioni del quotidiano forniscono lo stimolo per il suo modo concettuale di lavorare. Nel suo vocabolario artistico delle forme, esamina l’elemento di collegamento dell’astratto con la rappresentazione, lo storico con il contemporaneo, la natura rurale con l’architettura urbana. Premiata con riconoscimenti e produzioni internazionali, Katharina Loidl è stata artist-in-residence a Berlino, Marsiglia, Berna (Stadtgalerie) e Algeri, in Indonesia (Sewon Art Space, Yogykarta) e Quebec (Sporobole-Centre en art actuel, Sherbrooke), ed ha realizzato progetti di arte pubblica in Austria. Sue opere sono state acquisite da istituzioni pubbliche e private in Austria e Canada.

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Panopticon

Site-specific installation by Katharina Anna Loidl

Katharina Anna Loidl winner of the Open call for artist-in-residence for national and international artists 2015

The term “Panopticon“ describes a prison design concept which is to allow all inmates to be observed by a single watchman without the inmates being able to tell whether or not they are being watched. The name is a reference to Panoptes from Greek mythology; who was a giant with a hundred eyes and thus was known to be a very effective watchman. Panopticon is a mode of obtaining power of mind over mind, in a quantity hitherto without example. Prison inmates are exposed to permanent surveillance and control in contrast to the loss of their existence of an individual anymore, they are invisible for the public. Permanently observed for reasons of security prevention we are willing to give up our privacy and personal freedom. Michel Foucault describes the panoptic system of surveillance, built on physical space, is replaced by a strategy of deterrence centered around virtual

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Katharina Anna Loidl winner of the Open call for artist-in-residence for national and international artists 2015

The term “Panopticon“ describes a prison design concept which is to allow all inmates to be observed by a single watchman without the inmates being able to tell whether or not they are being watched. The name is a reference to Panoptes from Greek mythology; who was a giant with a hundred eyes and thus was known to be a very effective watchman. Panopticon is a mode of obtaining power of mind over mind, in a quantity hitherto without example. Prison inmates are exposed to permanent surveillance and control in contrast to the loss of their existence of an individual anymore, they are invisible for the public. Permanently observed for reasons of security prevention we are willing to give up our privacy and personal freedom. Michel Foucault describes the panoptic system of surveillance, built on physical space, is replaced by a strategy of deterrence centered around virtual spaces occupied not by people but by information: “No more subject, no more focal point, no more center or periphery: pure flexion or circular inflexion. No more violence or surveillance: only „information“, secret virulence, chain reaction, slow implosion, and simulacra of spaces in which the effect of the real again comes into play.“ The expansion of the space, the fine irritations in everyday life and the skepticism towards the visible provide an incentive for selecting the conceptual approach of the artists’ work. During the one month residency at La Murate. Progretti Arte Contemporanea the artist elaborated a working series on the topic of visibility. The project deals with actual tenses of control and surveillance and vanishing borders between the public and private sphere under the facade of transparency. This work is related to the theme of isolation and deals with a larger meaning of the human being as an individual in an age of carceral culture under globalized institutions of power. The used material of these art works has been chosen in connection to the “Le Murate” building complex as well as to the topic of surveillance and visibility. All of these artworks are connected in form and content among each other to certain items of this massive building. In the middle of the room an art installation out of 1.000 meters of iron chains are held by two of the monumental columns. The first prisons in Ancient Athens was known as the “place of chains”. These chains simulates a facade or translucente wall on which – from a certain point of view – a single circle is visible. By watching from a different angle this concrete form changes. The lightness of the material as well as the color which was uses for the circle stands in an opposite part to the metal. On the right side a pending meshwork suggesting a cloud gets into a dialogue with the text on the wall behind. The form of the grid corresponds to the window grids of the Le Murate windows. These raster work is reference to the barricade of the wide view and the network system of every individual. A movie of the twisting lenticular machine has been made in the exhibition room hidden from the viewer. This work playfully interacts with perspective shifts and optical illusions. The modelled eye in the peripheral wall of the exhibition room can be seen as a quote of the topic of this series on questioning the meaning of visibility and self-determination. The Panopticon is a machine for dissociating the see/being seen dyad: in the peripheral ring, one is totally seen, without ever seeing; in the central tower, one sees everything without ever being seen.        Michel Foucault, Discipline and Punish, The Birth of the Prison, Panopticism 1977

Panopticon

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Panopticon

Site-specific installation by Katharina Anna Loidl

Panopticon

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Valeria Muledda

Artista multisciplinare, attrice e performer

Lavora come artista, attrice e performer. Si forma nella scena del teatro di ricerca internazionale e nella prassi artistica di differenti linguaggi e strumenti privilegiando l’esplorazione della relazione corpo-spazio. Lavora attualmente costruendo dispositivi di partecipazione che hanno alla base l’indistinzione tra le arti ed una rinnovata relazione col quotidiano. E’ Docente di Performing Art presso differenti istituzioni nazionali ed europee. Nel 2002 è tra i fondatori del multiple-name Svarnet (selezione nazionale Es.terni 2007, finalista PREMIO EXTRA 2008). Vive tra l’italia e la Francia, dove collabora con le Centre d’Etude des Arts Contemporains (CEAC) e con l’Université de Lille 3, France; qui è parte dell’equipe de Le Jeu d’Orchestre, Recherche-action en art dans les lieux de privation de liberté (Lille 3, Esagramma, Hors Cadre). Nel Gennaio 2012 è fondatrice di STUDIOVUOTO – Studio di architettura che non costruisce, laboratorio transdisciplinare di s

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Lavora come artista, attrice e performer. Si forma nella scena del teatro di ricerca internazionale e nella prassi artistica di differenti linguaggi e strumenti privilegiando l’esplorazione della relazione corpo-spazio. Lavora attualmente costruendo dispositivi di partecipazione che hanno alla base l’indistinzione tra le arti ed una rinnovata relazione col quotidiano. E’ Docente di Performing Art presso differenti istituzioni nazionali ed europee. Nel 2002 è tra i fondatori del multiple-name Svarnet (selezione nazionale Es.terni 2007, finalista PREMIO EXTRA 2008). Vive tra l’italia e la Francia, dove collabora con le Centre d’Etude des Arts Contemporains (CEAC) e con l’Université de Lille 3, France; qui è parte dell’equipe de Le Jeu d’Orchestre, Recherche-action en art dans les lieux de privation de liberté (Lille 3, Esagramma, Hors Cadre). Nel Gennaio 2012 è fondatrice di STUDIOVUOTO – Studio di architettura che non costruisce, laboratorio transdisciplinare di studi e pratiche artistiche che chiama a sé artisti ed abitanti in progetti di attraversamento, mitopoiesi, e trasformazione del territorio a partire da processi condivisi di indagine e creazione. Valeria Muledda ha esposto e sviluppato progetti a Milano, Firenze, Venezia, Lille, Tallin, Londra, Basilea, Barcellona. Per Le Murate Progetti Arte Contemporanea ha prodotto, in collaborazione con Francesco Casciaro (Tempo Reale), l’installazione sonora site-specific per gli spazi dell’ex carcere duro delle Murate di Firenze Nuclei (Vitali). Immagine tratta da: Studio per una cena con R.M. , Valeria Muledda, 2013. Courtesy by Valeria Muledda.

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Nuclei (Vitali)

Artistic residency and permanent installation by Valeria Muledda

Nuclei (Vitali) is the title of the audio installation created by Valeria Muledda for the new artistic centre Le Murate. Contemporary Art Projects. The aim and the site specific of this are linked to 6 months of artistic residence and addressed to the hard prison. In fact, this prison was the strictest detention area of the 19th and 20th Century. Since the transformation of the convent into a men’s jail during the 19th Century, Le Murate has been a penitentiary that held in its cells authentic examples of freedom and protagonists of some decisive episodes in Italian and Florentine history, such as Gaestano Salvemini, Nello Rosselli, Carlo L. Ragghianti, Tosca Bucarelli, Anna Maria Enriques Agnoletti, Orsola Biasutti, Enrica Calabresi, Nathan Cassuto, Aldo Braibanti, Guido Calogero, Aldo Capitini, Oreste Ristori, Tristano Codignola, and Carlo Levi. But they are only some names that lived in these cells until 1983, when the Murate prison was closed and its prisoners moved away from

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Nuclei (Vitali) is the title of the audio installation created by Valeria Muledda for the new artistic centre Le Murate. Contemporary Art Projects. The aim and the site specific of this are linked to 6 months of artistic residence and addressed to the hard prison. In fact, this prison was the strictest detention area of the 19th and 20th Century. Since the transformation of the convent into a men’s jail during the 19th Century, Le Murate has been a penitentiary that held in its cells authentic examples of freedom and protagonists of some decisive episodes in Italian and Florentine history, such as Gaestano Salvemini, Nello Rosselli, Carlo L. Ragghianti, Tosca Bucarelli, Anna Maria Enriques Agnoletti, Orsola Biasutti, Enrica Calabresi, Nathan Cassuto, Aldo Braibanti, Guido Calogero, Aldo Capitini, Oreste Ristori, Tristano Codignola, and Carlo Levi. But they are only some names that lived in these cells until 1983, when the Murate prison was closed and its prisoners moved away from the city to the new penal institution of Solliciano as a result of the penal legislative reform (1975) and the Gozzini’s law (1986). The installation, which takes place in 12 cells on the third floor, contains and divides in the space 20 hours of audio material through old equipment. The project is composed of 6 parts: an anthology of direct and indirect stories related to the Murate jail and to his historical urban context which influenced its identity and the citizens’ perception; audio recordings connected with these physical spaces; stories and recordings from the learned milieu of the new prison of Sollicciano; the description of the vital and architectural space of the cells and the prisons through the eyes of an Italian detainee in the last 25 years of his life; cellular elaborations of the environmental recorded sounds; a selection of  590 stones from the Murate (one for each year, from the foundation in 1424 until today) made using the technique of stone rubbings. The 590 tracks of this archive are the real sound part of the whole work of art. The choice of the name (Vital) Cores is explained by the artist in this way: “The Italian language calls “core” the central and thickest part of the cellular (diminutive of the Latin word cella, little room) the unit at the basis of each organism considered as the smallest living structure. The project “Nuclei (Vitali) calls the space of the cells of the hard prison of Le Murate with this expression of life and movement, focusing on this place the soul of the whole penitentiary center. Nuclei (Vitali) has been made possible through the collaboration of: Educational Department of Sollicciano prison, Arts and Show department of BNCF, l’associazione Altro Diritto, l’Ateneo Libertario di Firenze, Giovanni Azzurro, Barbara Bacci, Ennio Bazzoni, Alessandro Bellucci, Liliana Benvenuti “Angela”, Valerio Biscalkin, Sandra Brigida, Oreste Cacurri, Pamela Calamai, Francesco Casciaro, Raffaele Catuogno, Marisa Cecchi, Sofia Ciufoletti, Marcello Citano “Sugo”, Giulio Consigli, la Comunità di Ricorboli, Roberto Cossi, Franco Corleone, Francesco D’Ausilio, Pietro Demontis, la Fondazione Giovanni Michelucci, Natale Fosco, Valentina Gensini, Alessandro Giobbi, Francesco Giomi, Giampaolo Ietro, il Laboratorio “16 sbarre” CAT – IPM Firenze, Camilla Lastrucci, Giovanna Lori Geddes, Camilla Macchi, Corrado Marcetti, Alessandro Margara, Giada Margheri, Maria Antonietta Marletta, Umberto Mattei, Gabriele Mattioli, Vittorio Meoni “Sosso”, Lucia Meoni, Simonetta Michelotti, Vincenzo Mordini, Vida Mokhtari, l’associazione Mus.e, le Musiquorum, Lorenzo Niccolai Napoli, Raffaele Palmisano, Roberto Perotti, all prisoner meting in the Sollicciano Prison, Mario Pittalis, Gianfranco Politi, Alessandra Povia, il RFK Center Europe, Maurizio Romani, Enrico Rossi, Giorgio Sacchetti, Linda Salvadori, Alessandro Sardelli, SuperN*, l’associazione Tempo Reale, Stefano Tocci, Sabrina Tosi Cambini, Michele Verrengia, Italo Zanda.

Nuclei (Vitali)

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