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«…23simo giorno…. 34simo giorno…. 47simo giorno…
– Che fate?
– Qui portano tanti vestiti, tessuti, tutto quello che hanno in casa. Facciamo le reti. Ci siamo organizzati. C’è chi taglia le strisce e noi leghiamo. Si procede velocemente……»
Le mie sorelle erano bloccate in un piccolo paese vicino a Sumy per più di un mese, accolti da una famiglia. Si occupavano di fare le reti militari come tante altre donne e bambini.
Il progetto prevede la realizzazione a più tappe di una rete militare seguendo il disegno utilizzato nel tradizionale ricamo ucraino, simboleggiando il cielo stellato o il cosmo organizzato. Il cielo – la parola che dal significato pacifico e sereno si è trasformato in una minaccia in questi tempi.
Il progetto adotta la pratica partecipativa che unisce le persone ad intrecciare una rete, con la stessa tecnica della rete militare, ma ricamando il disegno tradizionale ucraino che simboleggia il cielo pacifico, il




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«…23simo giorno…. 34simo giorno…. 47simo giorno…
– Che fate?
– Qui portano tanti vestiti, tessuti, tutto quello che hanno in casa. Facciamo le reti. Ci siamo organizzati. C’è chi taglia le strisce e noi leghiamo. Si procede velocemente……»
Le mie sorelle erano bloccate in un piccolo paese vicino a Sumy per più di un mese, accolti da una famiglia. Si occupavano di fare le reti militari come tante altre donne e bambini.
Il progetto prevede la realizzazione a più tappe di una rete militare seguendo il disegno utilizzato nel tradizionale ricamo ucraino, simboleggiando il cielo stellato o il cosmo organizzato. Il cielo – la parola che dal significato pacifico e sereno si è trasformato in una minaccia in questi tempi.
Il progetto adotta la pratica partecipativa che unisce le persone ad intrecciare una rete, con la stessa tecnica della rete militare, ma ricamando il disegno tradizionale ucraino che simboleggia il cielo pacifico, il cielo stellato che protegge e porta i sogni, una preghiera collettiva che intende fermarsi nelle scuole per un anno scolastico. Secondo il vecchio detto «le mani curano il cuore».
Il desiderio è d’incontrare virtualmente la comunità ucraina che vive o ha trovato la casa nuova sul territorio, e non solo per realizzare insieme questo “cielo”.

Olga Pavlenko

OLGA PAVLENKO è nata a Kherson, in Ucraina, nel 1982. Ha seguito corsi di pittura e arti applicate nella scuola d’arte della sua città natale. Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita a Kiev si è trasferita a Firenze dove ha proseguito gli studi artistici all’Accademia di Belle Arti sotto l’insegnamento di Vincenzo Canale.

Nel febbraio 2009 fonda insieme ad altri 9 artisti il collettivo .LAB, laboratorio di sperimentazione e confronto su temi legati all’arte e alla cultura contemporanea. Tra le sue esposizioni più recenti ricordiamo: Niente da vedere tutto da vivere, a cura di Lorenzo Bruni, evento parallelo della XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara, Istituto del Marmo Pietro Tacca, Carrara, 2010; International Student Triennial of Istanbul 2010, Istanbul, 2010; Lo spazio di via nuova dialoga con loro da quasi due anni e quattro mesi, Via Nuova arte contemporanea, Firenze, 2010; Storie dai Margini, a cura di Pietro Gagliano, Teatro Studio, Scandicci (F

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OLGA PAVLENKO è nata a Kherson, in Ucraina, nel 1982. Ha seguito corsi di pittura e arti applicate nella scuola d’arte della sua città natale. Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita a Kiev si è trasferita a Firenze dove ha proseguito gli studi artistici all’Accademia di Belle Arti sotto l’insegnamento di Vincenzo Canale.

Nel febbraio 2009 fonda insieme ad altri 9 artisti il collettivo .LAB, laboratorio di sperimentazione e confronto su temi legati all’arte e alla cultura contemporanea. Tra le sue esposizioni più recenti ricordiamo: Niente da vedere tutto da vivere, a cura di Lorenzo Bruni, evento parallelo della XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara, Istituto del Marmo Pietro Tacca, Carrara, 2010; International Student Triennial of Istanbul 2010, Istanbul, 2010; Lo spazio di via nuova dialoga con loro da quasi due anni e quattro mesi, Via Nuova arte contemporanea, Firenze, 2010; Storie dai Margini, a cura di Pietro Gagliano, Teatro Studio, Scandicci (Firenze), 2010; Crolli, a cura di Portage, Officina Giovanni, Prato, 2009.

Dare vita al disegno

o come realizzare insieme l’animazione non digitale e riflettere sul concetto del tempo

Il laboratorio didattico viene proposto da Olga Pavlenko basandosi sul suo progetto artistico che riflette sul movimento perpetuo.

Durante il laboratorio i partecipanti vengono a conoscenza di un strumento ottico antico che produce l’effetto di animazione, ovvero il phenakistoscopio o disco magico.

Il suo principio di funzionamento fu soggetto di studio già da parte del matematico greco Euclido e più tardi di Newton, ma fu effettivamente realizzato dal Joseph Plateau intorno al 1841 in Belgio.

Il disco magico sfrutta la capacità dell’occhio umano di unire 25 immagini in un movimento continuativo – il medesimo principio che viene utilizzato nel cinema. Il phenakistoskopio fu il primo tentativo di creare le immagini in movimento in forma analogica, nascendo come un giocattolo ma successivamente aprì la strada al cinema e all’era digitale.

Durante le ore del laboratorio gli studenti saranno guidati nel percorso che li porterà a realizzare un progetto di animazione tutto l

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Il laboratorio didattico viene proposto da Olga Pavlenko basandosi sul suo progetto artistico che riflette sul movimento perpetuo.

Durante il laboratorio i partecipanti vengono a conoscenza di un strumento ottico antico che produce l’effetto di animazione, ovvero il phenakistoscopio o disco magico.

Il suo principio di funzionamento fu soggetto di studio già da parte del matematico greco Euclido e più tardi di Newton, ma fu effettivamente realizzato dal Joseph Plateau intorno al 1841 in Belgio.

Il disco magico sfrutta la capacità dell’occhio umano di unire 25 immagini in un movimento continuativo – il medesimo principio che viene utilizzato nel cinema. Il phenakistoskopio fu il primo tentativo di creare le immagini in movimento in forma analogica, nascendo come un giocattolo ma successivamente aprì la strada al cinema e all’era digitale.

Durante le ore del laboratorio gli studenti saranno guidati nel percorso che li porterà a realizzare un progetto di animazione tutto loro. Studieranno e disegneranno il movimento ripetitivo per produrre un effetto di continuità.

Partendo dall’animazione discuteremo poi della relatività del tempo e l’importanza del continuo cambiamento. Attraverso un semplice movimento cercheremo di costruire un racconto collettivo, facendo da ponte anche con le materie scolastiche, come la tecnologia, la geometria, la storia e ovviamente l’arte.

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Ogni partecipante realizzerà il suo disco di 30cm di diametro che messo in moto produrrà l’effetto di animazione; in seguito i disegni verranno digitalizzati creando i video gif che si ripetano all’infinito.

Alla fine del progetto verrà realizzata la mostra sia delle animazioni analogici che dei video.

Dare vita al disegno

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