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I've Known Rivers | Black History Month Florence VI ed.

Waiting For Progetto RIVA
Intervengono: Jems Kokobi e Dia Papa Demba
Modera: Justin Randolph Thompson
In collaborazione con MAD Murate Art District

I’ve Known Rivers trae il suo titolo da un verso di una poesia del 1920 di Langston Hughes che parla della diaspora e discendenza attraverso la metafora dei fiumi. Questo progetto si basa sull’operato di Jems Kokobi, che rielabora le tradizioni e collega la sua pratica artistica alla sostenibilità dell’ambiente naturale attraverso l’uso di materiali come il legno, con una risposta all’impatto della deforestazione sui fiumi, ai processi naturali che sono stati industrializzati e una riflessione sulla rivendicazione delle dimensioni spirituali di questo lavoro. L’artista, impegnato in meditazioni afrocentriche sulla storia e sul collegamento tra il mondo dell’arte contemporanea e attivismo, dialoga con un rappresentante locale dei sindacati impegnato nella lotta a favore della sostenibilità attraverso processi tecnologici e diritti dei lavoratori delle concerie del fiume Arno. La conversazione è interdisciplinare e affianca pratica e poesia.

 

I’ve Known Rivers trae il suo titolo da un verso di una poesia del 1920 di Langston Hughes che parla della diaspora e discendenza attraverso la metafora dei fiumi. Questo progetto si basa sull’operato di Jems Kokobi, che rielabora le tradizioni e collega la sua pratica artistica alla sostenibilità dell’ambiente naturale attraverso l’uso di materiali come il legno, con una risposta all’impatto della deforestazione sui fiumi, ai processi naturali che sono stati industrializzati e una riflessione sulla rivendicazione delle dimensioni spirituali di questo lavoro. L’artista, impegnato in meditazioni afrocentriche sulla storia e sul collegamento tra il mondo dell’arte contemporanea e attivismo, dialoga con un rappresentante locale dei sindacati impegnato nella lotta a favore della sostenibilità attraverso processi tecnologici e diritti dei lavoratori delle concerie del fiume Arno. La conversazione è interdisciplinare e affianca pratica e poesia.

 

I've Known Rivers | Black History Month Florence VI ed.

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I’ve Known Rivers | Black History Month Florence VI ed. 2021

Waiting For Progetto RIVA
Intervengono: Jems Kokobi e Dia Papa Demba
Modera: Justin Randolph Thompson
In collaborazione con MAD Murate Art District

I’ve Known Rivers
Black History Month Florence VI ed. 2021
I’ve Known Rivers | Black History Month Florence VI ed. 2021

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Benedetta Manfriani

Artista visiva e cantante

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Artista visiva e cantante, ha esplorato negli anni tecniche e linguaggi diversi – video, installazioni, fotografia, musica, ceramica, grafica – dando vita a opere multiformi. Collabora con Tempo Reale, sia nella didattica sia nella produzione di opere multimediali, e con la compagnia teatrale Catalyst. È attualmente artista in residenza al MAD Murate Art District. Nell’ambito del Progetto RIVA ha diretto la performance sonora Rivers  nel 2018, partecipando nel 2017 ad una installazione sonora di Tempo Reale Festival. Nel 2016 ha ideato CONfusion, un gruppo vocale multietnico formato da persone provenienti da molti paesi del mondo, che lavora per l’inclusione dei migranti attraverso la musica e la performance, attivo anche presso il Teatro Puccini di Firenze.

Progetto RIVA

Promosso dall'Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini

Il progetto RIVA, promosso dall’Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, in co-progettazione con il programma Sensi contemporanei e MiC (Ministero della Cultura, Italia) nasce con l’obbiettivo di valorizzare le rive del fiume Arno, nel cuore di Firenze e in area metropolitana.

Il progetto RIVA, promosso dall’Associazione MUS.E sotto la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, e Ministero della Cultura in co-progettazione con il programma Sensi Contemporanei, è prodotto da Murate Art District con l’obiettivo di valorizzare le rive del fiume Arno, nel cuore di Firenze e anche in ambito metropolitano.

Nel 1966 la città visse la terribile esperienza dell’alluvione, con più di cento vittime e il danneggiamento o la distruzione di migliaia di capolavori d’arte e libri rari. Con lo sforzo congiunto di volontari italiani e stranieri mol

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Il progetto RIVA, promosso dall’Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, in co-progettazione con il programma Sensi contemporanei e MiC (Ministero della Cultura, Italia) nasce con l’obbiettivo di valorizzare le rive del fiume Arno, nel cuore di Firenze e in area metropolitana.

Il progetto RIVA, promosso dall’Associazione MUS.E sotto la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, e Ministero della Cultura in co-progettazione con il programma Sensi Contemporanei, è prodotto da Murate Art District con l’obiettivo di valorizzare le rive del fiume Arno, nel cuore di Firenze e anche in ambito metropolitano.

Nel 1966 la città visse la terribile esperienza dell’alluvione, con più di cento vittime e il danneggiamento o la distruzione di migliaia di capolavori d’arte e libri rari. Con lo sforzo congiunto di volontari italiani e stranieri molte di queste opere sono state restaurate, ma a distanza di decenni resta ancora molto lavoro da fare. Dopo questa tragedia la città ha infatti dimenticato le rive dell’Arno, osservandolo “da lontano”, perdendo ogni intimità con il fiume.

Da anni il Progetto RIVA stimola un’indagine critica ed interdisciplinare che ponga le basi per la progettazione di un parco fluviale nel cuore della città, attraverso la partecipazione di artisti, curatori, scienziati, biologi e architetti, italiani e stranieri.

In questi anni, seguendo l’idea di riscoprire il patrimonio ambientale e culturale legato al fiume, il progetto RIVA ha realizzato:

* installazioni artistiche e mostre in collaborazione con fotografi, artisti e compositori che hanno prodotto ritratti visivi e sonori originali del fiume e della sua memoria, promuovendo nuove visioni del fiume e delle sue sponde;

* workshop e laboratori per cittadini e giovani artisti guidati da designer, fotografi e artisti interessati a tematiche ambientali e relazionali;

* tavole rotonde, conferenze e talk a cui hanno partecipano artisti, curatori, scienziati, sociologi, architetti su temi quali sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio, biodiversità, democrazia partecipativa;

  • residenze d’artista e opportunità di formazione per artisti emergenti finalizzate alla produzione di nuove opere d’arte legate alla riscoperta del fiume come risorsa e come elemento generatore di un vasto parco nel centro di Firenze e nell’area metropolitana.

La mostra qui presentata offre una panoramica sugli interventi più significativi realizzati nel corso degli ultimi cinque anni, a partire dal 50° anniversario dell’alluvione.

La lista degli artisti e dei progetti:

Yuval Avital

Giulia Dari

Edoardo Delille

Diario Popolare

Bernard Fort

Fotoromanzo italiano

Federica Gonnelli

Katrinem

LWCircus

Alice Machado

Alisa Martynova

Benedetta Manfriani

Martino Marangoni

Paolo Masi

Arno Rafael Minkkinen

Adrian Paci

Francesco Pellegrino

Radio Papesse

Stay with me

Kirsten Stromberg

Studio ++

Tempo Reale

Giuseppe Toscano

Davide Virdis

Massimo Vitali

Jay Wolke

Paolo Woods

Zhang Xiang

Renato Grieco

Francesco Toninelli

_______________

 

Il Progetto RIVA è realizzato in collaborazione Fondazione Studio Marangoni (Centro internazionale di formazione per la fotografia) e con Tempo Reale (Centro di ricerca, produzione e formazione musicale), in co-progettazione con il programma Sensi Contemporanei e MiC, con il sostegno di Regione Toscana, Comune di Firenze, Mus.e, FST.

Progetto RIVA

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STAY WITH ME

Art in turbolent times

Il sito è promosso da Mad – Murate Art District e curato da Associazione Ailae nell’ambito del programma Artegiro Contemporary Art per il Progetto RIVA .

Artisti visivi e sonori presentano opere, eventi e azioni realizzati dall’inizio della pandemia ad oggi.

Il sito Stay With Me. Arte in tempi di turbolenza  è il frutto di un progetto collaborativo ongoing curato da Artegiro per il Progetto RIVA, che vede un gruppo internazionale di artisti, curatori e critici affrontare la sfida di fare arte, curatela e critica oggi, in tempi complessi e turbolenti. I soggetti coinvolti, a partire da marzo 2020, hanno dedicato una serie di azioni al momento storico che stiamo vivendo, per essere testimoni del loro tempo.

E se sulla piattaforma MAD Archival Platform e sul sito stay-with-me.org verrà documentata la produzione degli artisti, un forum verrà proposto al MAD insieme a future azioni sulla sostenibilità nell’ambito del progetto RIVA, che spingerà Stay With Me ad affrontar

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Il sito è promosso da Mad – Murate Art District e curato da Associazione Ailae nell’ambito del programma Artegiro Contemporary Art per il Progetto RIVA .

Artisti visivi e sonori presentano opere, eventi e azioni realizzati dall’inizio della pandemia ad oggi.

Il sito Stay With Me. Arte in tempi di turbolenza  è il frutto di un progetto collaborativo ongoing curato da Artegiro per il Progetto RIVA, che vede un gruppo internazionale di artisti, curatori e critici affrontare la sfida di fare arte, curatela e critica oggi, in tempi complessi e turbolenti. I soggetti coinvolti, a partire da marzo 2020, hanno dedicato una serie di azioni al momento storico che stiamo vivendo, per essere testimoni del loro tempo.

E se sulla piattaforma MAD Archival Platform e sul sito stay-with-me.org verrà documentata la produzione degli artisti, un forum verrà proposto al MAD insieme a future azioni sulla sostenibilità nell’ambito del progetto RIVA, che spingerà Stay With Me ad affrontare le pratiche partecipative nello spazio pubblico.

Dal momento della sua messa online, sul sito Stay With Me saranno presenti (e fruibili) i vari contributi degli artisti all’interno di quelle che sono state simbolicamente chiamate “stanze”.

Aperto e trasversale, Stay with me è un modo di vivere e partecipare l’arte (e il dibattito che ruota intorno ad essa) anche in un momento in cui non è possibile la partecipazione dal vivo. Un invito a condividere le azioni realizzate dagli artisti in questi mesi, a esplorarne i contenuti, a discuterne apertamente creando un dialogo che coinvolga altri artisti, curatori, studiosi dell’arte, storici, sociologi, studenti o chiunque si senta coinvolto dal progetto e dalle sue premesse.

 

STAY WITH ME

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Constanza Villareal, Artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

Artista

Constanza Villareal, Artista
STAY WITH ME Art in turbolent times
Constanza Villareal, Artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

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Renata Summo - O'Connell

Director Artegiro Contemporary Art

Renata Summo-O’Connell è curatrice e responsabile per il progetto Artegiro Contemporary Art, un progetto curatoriale nomadico e transnazionale in arte contempoanea con sede in Italia. Artegiro è un programma che opera all’interno dell’AILAE, organizzazione fondata da Renata, Roberta Trapè e Damian O’Connell nel 2007. Avendo lavorato per lungo tempo nei campi di ricerca e docenza in Sociolinguistica e Gender Studies in Australia, ha continuato indipendentemente la sua scrittura e ricerca critica  dopo il ritorno in Europa, concentrandosi soprattutto su argomenti relativi ai ruoli dell’artista e del curatore nella società, la pratica artistica nelle nuove forme di cattività per migrazione,  attraverso nuovi modelli di ricerca transnazionale che, al di là di confini istituzionali, possano far avanzare con decisione il dibattito internazionale sull’arte, sulla progettualità creativa e culturale in relazione alla vita politica e sociale. Ha lanciato il progetto Imagined

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Renata Summo-O’Connell è curatrice e responsabile per il progetto Artegiro Contemporary Art, un progetto curatoriale nomadico e transnazionale in arte contempoanea con sede in Italia. Artegiro è un programma che opera all’interno dell’AILAE, organizzazione fondata da Renata, Roberta Trapè e Damian O’Connell nel 2007. Avendo lavorato per lungo tempo nei campi di ricerca e docenza in Sociolinguistica e Gender Studies in Australia, ha continuato indipendentemente la sua scrittura e ricerca critica  dopo il ritorno in Europa, concentrandosi soprattutto su argomenti relativi ai ruoli dell’artista e del curatore nella società, la pratica artistica nelle nuove forme di cattività per migrazione,  attraverso nuovi modelli di ricerca transnazionale che, al di là di confini istituzionali, possano far avanzare con decisione il dibattito internazionale sull’arte, sulla progettualità creativa e culturale in relazione alla vita politica e sociale. Ha lanciato il progetto Imagined Australia. Una Riflessione sulla reciproca costruzione di identità tra Australia e Europa, pubblicato da Peter Lang nel 2009. In particolare, specialmente con la creazione del COCOAA, una collaborazione che lei ha stabilito tra AILAE e il Comune di Conzano in Monferrato, dove cura le residenze artistiche Artegiro che hanno luogo annualmente dal 2010 ed hanno visto più di 14 artisti internazionali in residenza in questi anni.

Invito di Mariko Hori al progetto artistico If the wind blows

Il Progetto a cui sto lavorando per la residenza artistica che avrà luogo a Firenze durante il mese di giugno 2021, in su invito di MAD Murate Art District, si intitiola “ If the wind blows...”. Vorrei invitare varie persone che vivono, studiano, lavorano o abitano a Firenze, a partecipare a questo progetto rispondendo a una semplice domanda.

Il proverbio

Il titolo del mio progetto parte da un proverbio giapponese che dice “If the wind blows, the barrel makers prosper” ovvero “Quando il vento soffia i bottai si arricchiscono”, ovvero ogni evento può portare con sé effetti inattesi.
Maperché il vento farebbe arricchire i produttori di botti?

Invito di Mariko Hori al progetto artistico If the wind blows

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Susanna Schoenberg, artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

Artista

Susanna Schoenberg,
artista
STAY WITH ME Art in turbolent times
Susanna Schoenberg, artista | STAY WITH ME Art in turbolent times

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STAY WITH ME

Art in turbolent times

STAY WITH ME
Art in turbolent times
STAY WITH ME

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Ilze Petroni | STAY WITH ME Art in turbolent times

Audiovisual Art Researcher

Ilze Petroni, Audiovisual Art Researcher
| STAY WITH ME Art in turbolent times
Ilze Petroni | STAY WITH ME Art in turbolent times

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Mariko Hori | STAY WITH ME Art in turbolent times

Artista

Mariko Hori, artista
STAY WITH ME Art in turbolent times VIDEO
Mariko Hori | STAY WITH ME Art in turbolent times

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Salvatore Calì | STAY WITH ME Art in turbolent times VIDEO

Artista concettuale e multidisciplinare

Salvatore Calì | STAY WITH ME Art in turbolent times VIDEO
Artista concettuale e multidisciplinare
Salvatore Calì | STAY WITH ME Art in turbolent times VIDEO

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Lazzaro Ciccolella | STAY WITH ME Art in turbolent times

compositore

Lazzaro Ciccolella, compositore
STAY WITH ME Art in turbolent times
Lazzaro Ciccolella | STAY WITH ME Art in turbolent times

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Francesco Pellegrino

Musicista e artista visivo

Francesco Pellegrino è un artista multimediale e musicista; i suoi lavori includono musica elettroacustica, performance e installazioni. Come musicista si esibisce in concerti elettroacustici per strumenti vari (tra cui sax, tromba, clarinetto e vari oggetti) e live electronics; suona nel trio elettroacustico3D3, con Maurizio Montini e Andrea Venturoli. Come artista crea installazioni della forte componente sonora, ambienti immersivi, inviti alla contemplazione. Le sue installazioni sono state esposte a Firenze, Livorno, Stoccolma, Città del Messico, Chongquing ed altre.

Francesco Pellegrino è un artista multimediale e musicista; i suoi lavori includono musica elettroacustica, performance e installazioni. Come musicista si esibisce in concerti elettroacustici per strumenti vari (tra cui sax, tromba, clarinetto e vari oggetti) e live electronics; suona nel trio elettroacustico3D3, con Maurizio Montini e Andrea Venturoli. Come artista crea installazioni della forte componente sonora, ambienti immersivi, inviti alla contemplazione. Le sue installazioni sono state esposte a Firenze, Livorno, Stoccolma, Città del Messico, Chongquing ed altre.

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Peter Bialobrzeski

Fotografo

Peter Bialobrzeski è un fotografo e professore di fotografia all’Università delle Arti di Brema in Germania. Bialobrzeski originariamente ha studiato politica e sociologia in Germania prima di studiare fotografia all’Università di Essen e al London College of Printing.

Peter Bialobrzeski è un fotografo e professore di fotografia all’Università delle Arti di Brema in Germania. Bialobrzeski originariamente ha studiato politica e sociologia in Germania prima di studiare fotografia all’Università di Essen e al London College of Printing.

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Antonio Capestro

Architetto

Architetto, è docente di Progettazione Architettonica e Urbana, responsabile scientifico di ricerche svolte per Enti pubblici e privati ed autore di pubblicazioni riguardanti il progetto dello spazio urbano in relazione ai processi di trasformazione della società contemporanea. È direttore scientifico di UD-Laboratorio di Urban Design, co-direttore del LAA-Laboratorio di Architettura e Autocostruzione e componente dell’Unità di Ricerca FAL-Florence Accessibility Lab presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze.
Architetto, è docente di Progettazione Architettonica e Urbana, responsabile scientifico di ricerche svolte per Enti pubblici e privati ed autore di pubblicazioni riguardanti il progetto dello spazio urbano in relazione ai processi di trasformazione della società contemporanea. È direttore scientifico di UD-Laboratorio di Urban Design, co-direttore del LAA-Laboratorio di Architettura e Autocostruzione e componente dell’Unità di Ricerca FAL-Florence Accessibility Lab presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze.

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Francesca Merz

Curatrice Il Diario Popolare | Progetto RIVA

Torinese di nascita, fiorentina di adozione. Cultural project manager, consulente strategico per lo sviluppo delle risorse culturali, storica e critica d’arte, da anni si occupa dell’ideazione, organizzazione e gestione di eventi culturali in tutto il mondo. Attualmente collabora con l’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli a Firenze, è a capo dell’ufficio marketing della società Contemporanea Progetti, nella ideazione e gestione delle mostre internazionali, e si occupa con la sua associazione Fund4art, della strutturazione di progetti di marketing e innovazione territoriale, strategie d’ascolto della cittadinanza e consulenza nell’ambito della valorizzazione e gestione dei distretti culturali, nonché di promozione di eventi di divulgazione su temi umanitari. Proprio nell’ambito dei progetti di ascolto della cittadinanza e di studio delle memorie dei territori, si iscrive la sua passione giornalistica, scrive per Nena-News di Palestina

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Torinese di nascita, fiorentina di adozione. Cultural project manager, consulente strategico per lo sviluppo delle risorse culturali, storica e critica d’arte, da anni si occupa dell’ideazione, organizzazione e gestione di eventi culturali in tutto il mondo. Attualmente collabora con l’Associazione degli Amici dei Musei di Palazzo Davanzati e Casa Martelli a Firenze, è a capo dell’ufficio marketing della società Contemporanea Progetti, nella ideazione e gestione delle mostre internazionali, e si occupa con la sua associazione Fund4art, della strutturazione di progetti di marketing e innovazione territoriale, strategie d’ascolto della cittadinanza e consulenza nell’ambito della valorizzazione e gestione dei distretti culturali, nonché di promozione di eventi di divulgazione su temi umanitari. Proprio nell’ambito dei progetti di ascolto della cittadinanza e di studio delle memorie dei territori, si iscrive la sua passione giornalistica, scrive per Nena-News di Palestina principalmente, nonché per CuCo, Cultura Commestibile

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Yuval Avital

Musicista e artista visivo

Nato a Gerusalemme nel 1977 e residente a Milano, l’artista multimediale, compositore e chitarrista Yuval Avital sviluppa le sue opere in diversi spazi, tra cui luoghi pubblici, siti di archeologia industriale, teatri e musei, sfidando le tradizionali categorie cristallizzate che separano le arti. Nelle sue mostre, performance, installazioni immersive, total-operas, “rituali” musicali su larga scala e concerti si possono trovare danzatori, ensemble di musica contemporanea, maestri di culture antiche, individui o comunità reclutate, proiezioni multi-video, ambienti tattili meditativi, strumenti tecnologici avanzati, materiali d’archivio, dati scientifici, Sound-Sculpture, pittura e opere d’arte a stampa.
Ogni opera d’arte di Avital è un microcosmo esperienziale, poetico ed emozionale unico, con una propria identità, frutto di una meticolosa ricerca condotta in un linguaggio accuratamente codificato, che affronta i temi ricorrenti dell’archeti

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Nato a Gerusalemme nel 1977 e residente a Milano, l’artista multimediale, compositore e chitarrista Yuval Avital sviluppa le sue opere in diversi spazi, tra cui luoghi pubblici, siti di archeologia industriale, teatri e musei, sfidando le tradizionali categorie cristallizzate che separano le arti. Nelle sue mostre, performance, installazioni immersive, total-operas, “rituali” musicali su larga scala e concerti si possono trovare danzatori, ensemble di musica contemporanea, maestri di culture antiche, individui o comunità reclutate, proiezioni multi-video, ambienti tattili meditativi, strumenti tecnologici avanzati, materiali d’archivio, dati scientifici, Sound-Sculpture, pittura e opere d’arte a stampa.
Ogni opera d’arte di Avital è un microcosmo esperienziale, poetico ed emozionale unico, con una propria identità, frutto di una meticolosa ricerca condotta in un linguaggio accuratamente codificato, che affronta i temi ricorrenti dell’archetipo e della struttura; la condizione umana dell’era ancestrale e del ribes globale; la natura e l’ibridità; il rituale e la scienza.
Le opere d’arte sonora e visiva di Avital sono state presentate in musei, fondazioni d’arte, luoghi ed eventi d’arte come la Biennale MANIFESTA, GAM – Torino, MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma; Biennale OSTRALE di Dresda, Fondazione La Fabbrica del Cioccolato in Svizzera, Chiesa di Sant’Antonio a Istanbul, Museo Marino Marini a Firenze; Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” a Milano.

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Parola di Artista Le Opere e i Giorni | Yuval Avital, musicista e artista visivo

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Yuval Avital, musicista e artista visivo

Parola di Artista Le Opere e i Giorni |
Yuval Avital, musician and visual artist
Parola di Artista Le Opere e i Giorni | Yuval Avital, musicista e artista visivo

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Pietro Gaglianò

Curatore

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le libertà individuali, prediligendo il contesto urbano, architettonico e sociale come scena delle pratiche artistiche contemporanee. Ha curato progetti speciali e mostre in Italia e all’estero. Da anni sperimenta formati ibridi dello spazio di verifica dell’arte, in cui esperienze di laboratorio e formazione si innestano sul modello tradizionale della mostra e del convegno.

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le libertà individuali, prediligendo il contesto urbano, architettonico e sociale come scena delle pratiche artistiche contemporanee. Ha curato progetti speciali e mostre in Italia e all’estero. Da anni sperimenta formati ibridi dello spazio di verifica dell’arte, in cui esperienze di laboratorio e formazione si innestano sul modello tradizionale della mostra e del convegno.

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Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Pietro Gaglianò, curatore

Con la rubrica #LeOpereeiGiorni abbiamo invitato artisti, curatori e intellettuali a condividere riflessioni sul loro lavoro e sul momento attuale.
Oggi lasciamo la parola a Pietro Gaglianò, curatore

Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni
Pietro Gaglianò, curatore
Parola di Curatore, Le Opere e i Giorni | Pietro Gaglianò, curatore

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China Project 2019

China Project 2019 - Progetto RIVA

Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.


Il progetto di residenze di artisti cinesi in Italia si è rinnovato nel 2019 con due nuovi artisti selezionati per un periodo di residenza che è andato dal 7 ottobre al 1 novembre 2019 e che rientrava nel Progetto RIVA curato e diretto da Valentina Gensini, in collaborazione con Zhong Art International, realizzato in co-progettazione e con il contributo di Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibac Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale.

I due artisti selezionati nel 2019 sono stati Xiang Zhang e Yanrong Liu.
È stato possibile visitare gli artisti nel loro studio 30 e il 31 ottobre 2019 e seguire così il lavoro che hanno portato avanti durante il loro periodo di residenza, con la possibilità di conversare con loro anche grazie alla collaborazione di Zhong Art International.

China Project 2019

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Racconto sull'Arno

Progetto RIVA

Attraverso i ricordi spontanei dei cittadini di Firenze, residenti o di passaggio, radicati sul territorio o nuovi arrivati, si è voluto costruire un diario collettivo che avesse come filo conduttore il fiume Arno. I racconti di ciascuno dei partecipanti è andato a ampliare la memoria collettiva sul fiume che, attraversando la città, ha attraversato le vite di tutti i fiorentini.

Attraverso i ricordi spontanei dei cittadini di Firenze, residenti o di passaggio, radicati sul territorio o nuovi arrivati, si è voluto costruire un diario collettivo che avesse come filo conduttore il fiume Arno. I racconti di ciascuno dei partecipanti è andato a ampliare la memoria collettiva sul fiume che, attraversando la città, ha attraversato le vite di tutti i fiorentini.

Racconto sull'Arno

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Xiang Zhang

Scultore

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

Zhang Xiang. Nasce nel 1982 a Dazhou, provincia di Si Chuan. Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Sichuan con un Master in Scultura nel 2010, ha studiato come Visiting Scholar al Academy of Art liberty vision of The Hague. Attualmente è docente di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Direttore del cross-media studio, membro della Chongqing Sculpture Society e anche corrispondente speciale della Chinese Sculpture Society. Le sue opere sono state collezionate dal China Sculpture Society, dal Hubei Museum of Art, dal The Gallery Magazine e anche collezionisti privati.

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Yanrong Liu

Pittrice

Nasce nel 1987 a Hangzhou, provincia di Zhejiang. Attualmente lavora e vive a Chongqing e Hangzhou, è docente nel Dipartimento di Grafica, dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan. La direzione della sua ricerca artistica si concentra su “tempo e spazio”, con “oggetti” e “luce” come materie principali. Attua modalità di azione artistica diverse dalla mostra attraverso la scrittura e la pittura.  

Nasce nel 1987 a Hangzhou, provincia di Zhejiang. Attualmente lavora e vive a Chongqing e Hangzhou, è docente nel Dipartimento di Grafica, dell’Accademia di Belle Arti di Sichuan. La direzione della sua ricerca artistica si concentra su “tempo e spazio”, con “oggetti” e “luce” come materie principali. Attua modalità di azione artistica diverse dalla mostra attraverso la scrittura e la pittura.  

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Città_Patrimonio e Progetto

Ciclo triennali di incontri organizzato da UD-Laboratorio di Urban Design del DIDA UNIFI

L’iniziativa rientrava in un ciclo di incontri tematici CITTÀ_PATRIMONIO E PROGETTO programmati per il triennio 2018/2020. L’intero ciclo è stato finalizzato ad esplorare le sfide che il Patrimonio architettonico-urbano-paesaggistico pone in chiave contemporanea e come affrontarle attraverso il Progetto nelle sue diverse e possibili declinazioni. La convergenza di questi temi si basa sulla consapevolezza che la salvaguardia e la valorizzazione del Patrimonio come eredità culturale possano contribuire al benessere e alla qualità della vita in città. Il ciclo di incontri è stato attivato in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 che promuoveva il patrimonio culturale come risorsa sostenibile per rafforzare il senso di appartenenza e i valori identitari da condividere in uno spazio comune europeo.

 

Il tema del primo incontro, tenutosi il 16 maggio 2018 presso MAD, dal titolo “Piazze minori nel centro storico di Firenze”, riguardava quell’insieme

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L’iniziativa rientrava in un ciclo di incontri tematici CITTÀ_PATRIMONIO E PROGETTO programmati per il triennio 2018/2020. L’intero ciclo è stato finalizzato ad esplorare le sfide che il Patrimonio architettonico-urbano-paesaggistico pone in chiave contemporanea e come affrontarle attraverso il Progetto nelle sue diverse e possibili declinazioni. La convergenza di questi temi si basa sulla consapevolezza che la salvaguardia e la valorizzazione del Patrimonio come eredità culturale possano contribuire al benessere e alla qualità della vita in città. Il ciclo di incontri è stato attivato in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 che promuoveva il patrimonio culturale come risorsa sostenibile per rafforzare il senso di appartenenza e i valori identitari da condividere in uno spazio comune europeo.

 

Il tema del primo incontro, tenutosi il 16 maggio 2018 presso MAD, dal titolo “Piazze minori nel centro storico di Firenze”, riguardava quell’insieme di piazze situate all’interno del tessuto storicizzato fiorentino che, nonostante il loro valore di posizione, versano in una condizione di residualità. A causa di una serie di fenomeni, più volte sottolineati dall’UNESCO (gentrification, mobilità non sostenibile, incuria ed abbandono), queste “piazze minori” il più delle volte sono escluse dai circuiti di maggior interesse turistico, culturale e commerciale anche perché, più in generale, sono occupate impropriamente da funzioni incompatibili con la vita ed i desiderata dei propri abitanti, residenti ma anche city users e turisti. Per questi motivi si trasformano da luoghi di relazione in luoghi marginali, aree prive di ruolo, sottoutilizzate o degradate che, in quanto tali diventano non-luoghi. La finalità dell’iniziativa è quella di fare un focus su queste tematiche riflettendo su come leggere, reinterpretare, rigenerare, progettare e ripensare questo fondamentale sistema, vitale per il tessuto urbano del centro storico fiorentino (e non solo).

Hanno partecipato Valentina Gensini – Direttore Artistico. MAD Murate Art District, Saverio Mecca – Direttore DIDA, Antonio Capestro – UNIFI, Patrizia Laudati – Directeur Adjoint Laboratoire DeVisu. Université de Valenciennes et du Hainaut-Cambrésis, Franco Mancuso – ANCSA Associazione Nazionale Centri Storici Artistici, Marisa Fantin – INU Istituto Nazionale di Urbanistica, Florian Nepravishta – FAU Faculty of Architecture and Urbanism, Tirana, Oberdan Armanni – già Presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Q1 del Comune di Firenze, Khaldoun Zreik – Digital Humanities Department | University Paris 8, France, Maria Concetta Zoppi – UNIFI, Gabriele Nannetti – MiBACT Soprintendenza ABAP FI-PT-PO, Fabio Capanni – UNIFI.

 

Il tema del secondo incontro del ciclo Città Patrimonio e Progetto è stato Arno tra permanenza ed effimero, che si è svolto il 4 marzo 2019 presso MAD.

A diversi anni dall’alluvione Firenze inizia a recuperare il rapporto con il suo fiume stringendo nuove alleanze con la città ed il territorio. Dopo gli anni siglati da una cultura della paura, dopo le commemorazioni per il cinquantenario per ricordare ed imparare dal tragico evento del ’66, oggi Firenze ha smesso di volgere le spalle al suo fiume. Si va affermando una nuova consapevolezza che questa vitale presenza naturalistica possa ancora essere una “risorsa” da ripensare, con diverse declinazioni, all’interno di uno scenario propositivo e implementabile nel tempo. L’iniziativa, rileggendo la complessa relazione tra la città ed il suo fiume, attiverà un dibattito su come progettare un nuovo rapporto, tra permanenza ed effimero, per una rinnovata cultura e visione dell’Arno.

Hanno partecipato Valentina Gensini-Direttore Artistico MAD Murate Art District, Antonio Capestro-Direttore Scientifico UD-Laboratorio di Urban Design del DIDA, Patrizia Laudati-Directeur Adjoint Laboratoire DeVisu. Université de Valenciennes et du Hainaut-Cambrésis, Cinzia Palumbo-Direttore CISDU-Centro Internazionale di Studi sul Disegno Urbano, Oberdan Armanni- CISDU, Jessica Carione, Mattia Locci, Roberto Melosi, Andrea Puri, Aida Riahi, Gabriele Salimbeni, Simone Barbi-DIDA, Milena Blagojevic, Angela Fiorelli, Vanessa Stella, Diana Marcela Torres

 

Il terzo incontro si è svolto il 16 maggio 2019 e ha avuto come titolo Patrimonio tra materiale e immateriale traccia / simbolo / trasmissione.

La giornata studio intendeva far emergere gli elementi epistemologici, teorici e metodologici, necessari per superare la dicotomia materialità/immaterialità esistente nei differenti approcci, sia scientifici che operativi, sul patrimonio. Il postulato teorico più innovativo alla base delle strategie di salvaguardia del patrimonio, a partire dalla Convenzione Unesco del 2003, è il superamento della separazione tra i concetti di materialità e d’immaterialità. Questa dualità del patrimonio architettonico e urbano, tra l’aspetto visibile delle forme materiali ed il loro rinvio a dei riferimenti immateriali – al non visibile, al senso – può essere declinata secondi tre dimensioni: – La dimensione storica: Le forme dell’architettura sono le tracce del passato, le tracce cristallizzate, nella pietra, della storia della società e della cultura che le hanno prodotte; – La dimensione sincronica: Ogni forma è percepita come un segno “in praesentia” come un simbolo portatore di significati, di senso, e di valori identitari, corrispondenti a un momento preciso della loro vita; – La dimensione proiettiva: Le forme dell’architettura sono artefatti, di cui bisognerà garantire la durabilità fisica e semantica, da trasmettere alle generazioni future.

Hanno partecipato Valentina Gensini-Direttore Artistico MAD Murate Art District, Carlo Francini-Responsabile ufficio UNESCO Comune di Firenze, Antonio Capestro-Direttore Scientifico di UD Laboratorio di Urban Design | DIDA, Patrizia Laudati-Directeur Adjoint Laboratoire De Vusu Universitè Plytecnique Hauts De France, Francoise Albertini-Universitè de Corse, Vincent Becue-Universitè de Mons, Pascal Lardellier-Universitè de Bourgogne, Franco Mancuso-IUAV – Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Sylvie Merviel-Universitè Polytechnique Hauts de France, Cinzia Palumbo-CISDU Centro Internazionale Studi Didegno Urbano, Alessandro Rinaldi-DIDA Università degli Studi di Firenze, Daniel Schmitt-Universitè Plytecnique Hauts de France, Ulisse Tramonti-DIDA Università degli Studi di Firenze; In videoconferenza Marc Mequignon-Universitè Touluse 3, Jean-Pierre Migno-Univesitè Toulouse 3.

 

Città_Patrimonio e Progetto

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Chiara de' Rossi

Architetto e cofondatrice di LWCircus

Architetto, ha coordinato diverse installazioni di arte contemporanea a Roma (Giardino storico di Sant’Alessio) con la Fondazione Roma Arte e Musei. Ha progettato il parco archeologico di Nora in Sardegna e altri progetti pubblici a Roma, Bari, Cagliari. É la cofondatrice e coordinatrice scientifica di LWCircus, il programma operativo condiviso Italia-Messico, nato nel 2016 e centrato su modalità sperimentali nella ricerca di nuove strategie per uno sviluppo urbano e rurale sostenibile in aree naturali sensibili e nella rivitalizzazione di paesaggi culturali nel Mediterraneo e nei paesi in via di sviluppo.

Architetto, ha coordinato diverse installazioni di arte contemporanea a Roma (Giardino storico di Sant’Alessio) con la Fondazione Roma Arte e Musei. Ha progettato il parco archeologico di Nora in Sardegna e altri progetti pubblici a Roma, Bari, Cagliari. É la cofondatrice e coordinatrice scientifica di LWCircus, il programma operativo condiviso Italia-Messico, nato nel 2016 e centrato su modalità sperimentali nella ricerca di nuove strategie per uno sviluppo urbano e rurale sostenibile in aree naturali sensibili e nella rivitalizzazione di paesaggi culturali nel Mediterraneo e nei paesi in via di sviluppo.

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Annacaterina Piras

Architetto e cofondatrice di LWCircus

Annacaterina Piras è architetto e cartografa con un dottorato in Architettura paesaggistica ottenuto presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Sassari (2011). Si è laureata presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze (1999). Dal 2004 coordina diversi workshop cooperativi internazionali, sperimentando pratiche condivise di intervento urbano, usando l’arte come veicolo per reimmaginare spazi pubblici, in collaborazione con artisti locali, comunità e enti culturali, come Museo Nivola, Orani (2004) e la Fondazione Stazione dell’arte, Ulassai (2006). Negli ultimi anni ha collaborato con diverse università, fondazioni e enti culturali, quali Cornell University in Rome (2009), the Master in Landscape Architecture of Barcelona at ETSAB_UPC (2010), the Bauhaus Dessau Foundation (2011), the RMIT University, School of Architecture and Design, Melbourne (2013-19), the ENSP, Ecole nationale supérieure du Paysage, Versailles (2013-14-15-16), the Universid

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Annacaterina Piras è architetto e cartografa con un dottorato in Architettura paesaggistica ottenuto presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Sassari (2011). Si è laureata presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze (1999). Dal 2004 coordina diversi workshop cooperativi internazionali, sperimentando pratiche condivise di intervento urbano, usando l’arte come veicolo per reimmaginare spazi pubblici, in collaborazione con artisti locali, comunità e enti culturali, come Museo Nivola, Orani (2004) e la Fondazione Stazione dell’arte, Ulassai (2006). Negli ultimi anni ha collaborato con diverse università, fondazioni e enti culturali, quali Cornell University in Rome (2009), the Master in Landscape Architecture of Barcelona at ETSAB_UPC (2010), the Bauhaus Dessau Foundation (2011), the RMIT University, School of Architecture and Design, Melbourne (2013-19), the ENSP, Ecole nationale supérieure du Paysage, Versailles (2013-14-15-16), the Universidad Marista, Merida (2016), the Chinese Universities of SCUA, SCUT, GAFA in Guangzhou and PKU, Beijing (2017), the UHM, University of Hawaii at Manoa (2017), Tonji and Jiao Tong University in Shanghai (2018), TURENSCAPE Academy (from 2018). Dal 2009, coordinati diversi workshop per Master di secondo livello in Urbanismo paesaggistico mediterraneo, presso la Facoltà di architettura di Alghero dell’Università di Sassari. È cofondatrice e coordinatrice scientifica di LWCircus, il programma operativo condiviso Italia-Messico, nato nel 2016 e centrato su modalità sperimentali nella ricerca di nuove strategie per uno sviluppo urbano e rurale sostenibile in aree naturali sensibili e nella rivitalizzazione di paesaggi culturali nel Mediterraneo e nei paesi in via di sviluppo. È stata membro della giuria al World Landscape Architecture Award 2019 ed è stata nominata per l’Italian Fellowship 2019-2020 dall’American Academy in Rome.

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LWCircus

Programma Operativo Condiviso Italiano - Messicano

LWCircus è il Programma Operativo Condiviso Italiano – Messicano nato nel 2016, a seguito di una rilettura critica delle linee guida delineate lungo la pluriennale esperienza di coordinamento all’interno di programmi operativi internazionali di successo e alla ricerca di una sistematizzazione di metodologie alternative basate su pratiche sociali e un miglioramento di strumenti e dispositivi, in grado di dare vita a processi a lungo termine in termini di sviluppo sostenibile e valorizzazione responsabile. Il programma si concentra in particolare sulle modalità sperimentali nella ricerca di nuove strategie per lo sviluppo urbano e rurale sostenibile su aree naturali sensibili e territori in transizione (aspetti antropologici, socio-economici e ambientali), insieme a una valorizzazione responsabile dei paesaggi culturali all’interno del Mediterraneo e dei Paesi in via di sviluppo .

LWCircus è il Programma Operativo Condiviso Italiano – Messicano nato nel 2016, a seguito di una rilettura critica delle linee guida delineate lungo la pluriennale esperienza di coordinamento all’interno di programmi operativi internazionali di successo e alla ricerca di una sistematizzazione di metodologie alternative basate su pratiche sociali e un miglioramento di strumenti e dispositivi, in grado di dare vita a processi a lungo termine in termini di sviluppo sostenibile e valorizzazione responsabile. Il programma si concentra in particolare sulle modalità sperimentali nella ricerca di nuove strategie per lo sviluppo urbano e rurale sostenibile su aree naturali sensibili e territori in transizione (aspetti antropologici, socio-economici e ambientali), insieme a una valorizzazione responsabile dei paesaggi culturali all’interno del Mediterraneo e dei Paesi in via di sviluppo .

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ArnoLab019

Progetto RIVA

L’Associazione LWCircus, in collaborazione con la Direzione Artistica delle Murate, nell’ambito del progetto RIVA, palinsesto che promuove ricerche alternative commissionando interventi artistici incentrati sul fiume Arno, ha presentato il secondo appuntamento primaveriale della serie di seminari e Open Talks ILARKS, ideati per ampliare e promuovere il dibattito all’interno della disciplina sull’utilizzo di pratiche performative e linguaggi multimediali nella progettazione, valorizzazione e attivazione dei paesaggi culturali contemporanei, coinvolgendo architetti, paesaggisti, artisti e designer, attivisti, curatori antropologi ed editori, chiamati a dare il loro contributo in merito.

L’Associazione LWCircus, in collaborazione con la Direzione Artistica delle Murate, nell’ambito del progetto RIVA, palinsesto che promuove ricerche alternative commissionando interventi artistici incentrati sul fiume Arno, ha presentato il secondo appuntamento primaveriale della serie di seminari e Open Talks ILARKS, ideati per ampliare e promuovere il dibattito all’interno della disciplina sull’utilizzo di pratiche performative e linguaggi multimediali nella progettazione, valorizzazione e attivazione dei paesaggi culturali contemporanei, coinvolgendo architetti, paesaggisti, artisti e designer, attivisti, curatori antropologi ed editori, chiamati a dare il loro contributo in merito.

ArnoLab019

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Michelangelo Pistoletto

Artista Visivo

Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I Quadri specchianti costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica.
Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movi

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Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I Quadri specchianti costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica.
Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista. A partire dal 1967 realizza, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che rappresentano le prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che Pistoletto svilupperà nel corso dei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società. Tra il 1975 e il 1976 realizza nella Galleria Stein di Torino un ciclo di dodici mostre consecutive, Le Stanze, il primo di una serie di complessi lavori articolati nell’arco di un anno, chiamati “continenti di tempo”, come Anno Bianco (1989) e Tartaruga Felice (1992).
Nel 1978 tiene una mostra nel corso della quale presenta due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: Divisione e moltiplicazione dello specchio e L’arte assume la religione. All’inizio degli anni Ottanta realizza una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Dal 1985 al 1989 crea la serie di volumi “scuri” denominata Arte dello squallore. Nel corso degli anni Novanta, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, mette l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l’Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l’artista annuncia quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d’arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”.
Nel 2010 è autore del saggio Il Terzo Paradiso, pubblicato in italiano, inglese, francese e tedesco. Nel 2012 si fa promotore del Rebirth-day, prima giornata universale della rinascita, festeggiata ogni anno il 21 dicembre con iniziative realizzate in diversi luoghi del mondo. Nel 2013 il Museo del Louvre di Parigi ospita la sua mostra personale Michelangelo Pistoletto, année un – le paradis sur terre. In questo stesso anno riceve a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura.
Nel maggio del 2015 la Universidad de las Artes de L’Avana gli conferisce la laurea honoris causa. Nello stesso anno realizza un’opera di grandi dimensioni, intitolata Rebirth, collocata nel parco del Palazzo delle Nazioni di Ginevra sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Nel 2017 viene pubblicato il suo testo Ominiteismo e Demopraxia. Manifesto per una rigenerazione della società. Tra il 2018 e il 2020 è ulteriormente intensificata l’attività del Terzo Paradiso, in particolare attraverso lo sviluppo di una rete internazionale di Ambasciate e di Forum. In questi stessi anni è inoltre particolarmente attivo in vari paesi dell’America Latina con mostre personali e diverse iniziative legate al Terzo Paradiso

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Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

Presentazione del libro "Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società" di Michelangelo Pistoletto

Michelangelo Pistoletto – Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso a cura di MAD Murate Art District, Accademia di Belle Arti di Firenze, Associazione Nottola di Minerva, Chiarelettere e Cittadellarte

 

A MAD Murate Art District un appuntamento con Manifesto per una rigenerazione della società: dialogo tra Michelangelo Pistoletto, Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, e Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto ha presentato il 1 aprile 2019 il suo libro “Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società” (Chiarelettere editore srl), un manuale per una trasformazione responsabile della società che apre una preziosa occasione di dialogo: esercitata da ognuno nelle piccole occupazioni del quotidiano, ed accolta come pratica di ogni piccola comunità, la demopraxia potrà ispirare relazioni più complesse all’interno della società civile e della dialettica tra artisti, cittadini,

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Michelangelo Pistoletto – Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso a cura di MAD Murate Art District, Accademia di Belle Arti di Firenze, Associazione Nottola di Minerva, Chiarelettere e Cittadellarte

 

A MAD Murate Art District un appuntamento con Manifesto per una rigenerazione della società: dialogo tra Michelangelo Pistoletto, Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, e Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto ha presentato il 1 aprile 2019 il suo libro “Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società” (Chiarelettere editore srl), un manuale per una trasformazione responsabile della società che apre una preziosa occasione di dialogo: esercitata da ognuno nelle piccole occupazioni del quotidiano, ed accolta come pratica di ogni piccola comunità, la demopraxia potrà ispirare relazioni più complesse all’interno della società civile e della dialettica tra artisti, cittadini, imprenditori, giovani in formazione.

La due giorni dedicata al grande artista internazionale è proseguita e si è conclusa martedì 2 aprile  2019 all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove il maestro Pistoletto ha tenuto una lectio magistralis rivolta agli studenti e aperta anche al pubblico esterno. In seguito la presentazione del restauro dell’opera monumentale “Dietrofront”, a cura del restauratore Alberto Casciani e dei tecnici del CNR Cristiano Riminesi, Fabio Tarani e Rachele Manganelli Del Fa.

Un appuntamento presentato nell’ambito del Progetto Riva diretto da Valentina Gensini, e del programma triennale IDENTITIES Leggere il contemporaneo realizzato dall’Associazione Culturale La Nottola di Minerva in collaborazione con Mus.e, MAD Murate Art District per il Comune di Firenze.

Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

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Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

Presentazione del libro "Ominiteismo e Demopraxia. Per una rigenerazione della società" di Michelangelo Pistoletto

Viaggio a Firenze nel segno del Terzo Paradiso

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Edoardo Delille

Fotografo

Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità.  Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie   appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)

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Edoardo Delille è nato a Firenze nel 1974. Dopo gli studi in Giurisprudenza termina il corso triennale di Fotografia alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Nel 2001 si muove a Milano dove inizia a collaborare con fotografi di moda e pubblicità.  Dopo pochi anni inizia a scattare le prime campagne pubblicitarie e i primi editoriali per la rivista Uomo Vogue. Non abbandona mai la sua passione per il reportage sociale e nel corso degli anni le sue storie   appaiono sulle più importanti riviste di settore (Sunday Times, Wired Uk, Geo Francia, Stern, Le Monde, Marie Claire USA, Neon, IoDonna Corriere, D Repubblica, Sportweek). Lavora da molti anni sul concetto di confine in quasi tutti i paesi del Medio Oriente dove ha vissuto per lunghi periodi, alternando l’attività di storytelling con quella di ritrattista su assignment per riviste internazionali. Lavora per grandi aziende private e pubbliche (Enel, Camera di Commercio di Milano, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) realizzando corporate e progetti fotografici dedicati. Membro del collettivo di fotografi Riverboom, negli ultimi anni usa diversi mezzi espressivi (video, stop-motion, uso di droni, collage) per raccontare le sue storie sempre impegnate da un fine sociale. Le foto dei suoi progetti sono state esposte in numerose mostre internazionali e fanno parte di collezioni private.

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Paolo Woods

Fotografo

Nato in Olanda da padre canadese e madre olandese, Paolo Woods cresce in Italia e vive a Parigi e a Haiti. Sfruttando la fotografia come strumento d’investigazione, si dedica a progetti di lunga durata dai quali nasce ogni volta una mostra, un libro e una serie di pubblicazioni nella stampa internazionale. Dopo un’indagine sul mondo del petrolio e un’inchiesta sulle guerre americane in Afghanistan e Iraq, si è interessato alla conquista cinese dell’Africa, esperienza da cui è nato CHINAFRICA, libro co-firmato con il giornalista Serge Michel e tradotto in undici lingue. Nel 2010 ha completato il progetto Walk on my Eyes, un ritratto intimo della società iraniana. Tra il 2010 e il 2014 Woods ha vissuto ad Haiti, esperienza che ha portato sia la pubblicazione (2013) di STATE e PEPE che la mostra prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna. Ha esposto in Francia, Italia, Stati Uniti, China, Spagna, Germania, Austria e Olanda, e i suoi lavori sono conservati in molte collezio

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Nato in Olanda da padre canadese e madre olandese, Paolo Woods cresce in Italia e vive a Parigi e a Haiti. Sfruttando la fotografia come strumento d’investigazione, si dedica a progetti di lunga durata dai quali nasce ogni volta una mostra, un libro e una serie di pubblicazioni nella stampa internazionale. Dopo un’indagine sul mondo del petrolio e un’inchiesta sulle guerre americane in Afghanistan e Iraq, si è interessato alla conquista cinese dell’Africa, esperienza da cui è nato CHINAFRICA, libro co-firmato con il giornalista Serge Michel e tradotto in undici lingue. Nel 2010 ha completato il progetto Walk on my Eyes, un ritratto intimo della società iraniana. Tra il 2010 e il 2014 Woods ha vissuto ad Haiti, esperienza che ha portato sia la pubblicazione (2013) di STATE e PEPE che la mostra prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna. Ha esposto in Francia, Italia, Stati Uniti, China, Spagna, Germania, Austria e Olanda, e i suoi lavori sono conservati in molte collezioni pubbliche e private. Ha ricevuto vari premi fra cui due World Press Photo Awards.

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Giuseppe Toscano

Fotografo

Giuseppe Toscano è nato a Catania nel 1976. Formatosi presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, dal 2003 lavora per la stessa scuola come insegnante di fotografia, organizzatore e coordinatore delle attività didattiche.

Giuseppe Toscano è nato a Catania nel 1976. Formatosi presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, dal 2003 lavora per la stessa scuola come insegnante di fotografia, organizzatore e coordinatore delle attività didattiche.

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Martino Marangoni

Fotografo

Martino Marangoni si è formato presso il Pratt Institute di New York, dal 1977 al 1993 è stato docente di fotografia dello Studio Arts Center International di Firenze. Nel 1991 ha istituito la Fondazione Studio Marangoni: Iniziative di Fotografia Contemporanea, di cui è presidente. Da quella data, Marangoni affianca la sua ricerca personale alla promozione della cultura fotografica a livello internazionale attraverso attività didattiche ed espositive e l’assegnazione di premi.

Martino Marangoni si è formato presso il Pratt Institute di New York, dal 1977 al 1993 è stato docente di fotografia dello Studio Arts Center International di Firenze. Nel 1991 ha istituito la Fondazione Studio Marangoni: Iniziative di Fotografia Contemporanea, di cui è presidente. Da quella data, Marangoni affianca la sua ricerca personale alla promozione della cultura fotografica a livello internazionale attraverso attività didattiche ed espositive e l’assegnazione di premi.

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Davide Virdis

Fotografo

Davide Virdis, Sassari 1962, vive a Firenze. Si è laureato in architettura. Lavora professionalmente come fotografo di architettura e territorio, realizzando campagne di analisi ed interpretazione dello spazio e delle sue relazioni con le attività umane. Dal 1998 conduce, per conto dell’Amministrazione Provinciale di Sassari, una ricerca finalizzata alla creazione di un archivio fotografico sul paesaggio contemporaneo del nord Sardegna.

Davide Virdis, Sassari 1962, vive a Firenze. Si è laureato in architettura. Lavora professionalmente come fotografo di architettura e territorio, realizzando campagne di analisi ed interpretazione dello spazio e delle sue relazioni con le attività umane. Dal 1998 conduce, per conto dell’Amministrazione Provinciale di Sassari, una ricerca finalizzata alla creazione di un archivio fotografico sul paesaggio contemporaneo del nord Sardegna.

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Incontri Confluenti

Progetto RIVA

Nell’autunno 2017 i fotografi Davide Virdis, Martino Marangoni e Giuseppe Toscano hanno elaborato un progetto originale per San Francesco, Comune di Pelago, e per Pontassieve. Il tema principale di questo lavoro era il rapporto tra il fiume Sieve e la comunità. Questo gruppo di ricerca ha prodotto un lavoro originale sul territorio tra Pelago e Pontassieve presentato durante la festa del patrono a Pelago-Pontassieve il 29 settembre 2018, in una esposizione pubblica delle fotografie prodotte. L’esposizione nello spazio pubblico, sui pannelli di affissione che permeano la dimensione urbana, viene proposta dunque in una dimensione di immediata e spontanea accessibilità. I tre autori hanno inoltre condotto un workshop sul campo con quattro giovani fotografe.

Nell’autunno 2017 i fotografi Davide Virdis, Martino Marangoni e Giuseppe Toscano hanno elaborato un progetto originale per San Francesco, Comune di Pelago, e per Pontassieve. Il tema principale di questo lavoro era il rapporto tra il fiume Sieve e la comunità. Questo gruppo di ricerca ha prodotto un lavoro originale sul territorio tra Pelago e Pontassieve presentato durante la festa del patrono a Pelago-Pontassieve il 29 settembre 2018, in una esposizione pubblica delle fotografie prodotte. L’esposizione nello spazio pubblico, sui pannelli di affissione che permeano la dimensione urbana, viene proposta dunque in una dimensione di immediata e spontanea accessibilità. I tre autori hanno inoltre condotto un workshop sul campo con quattro giovani fotografe.

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Ossessioni Fluviali

Progetto RIVA

Nel 2018 i fotografi Paolo Woods ed Edoardo Delille sono stati inviati a partecipare al Progetto RIVA con un workshop dedicato a giovani fotografi sul rapporto fiume e comunità, incentrato sul territorio di Pelago e Pontassieve, a cui hanno dedicato poi anche una produzione artistica inedita, che verrà esposta in occasione della grande mostra dedicata alla triennale del Progetto RIVA.

Nel 2018 i fotografi Paolo Woods ed Edoardo Delille sono stati inviati a partecipare al Progetto RIVA con un workshop dedicato a giovani fotografi sul rapporto fiume e comunità, incentrato sul territorio di Pelago e Pontassieve, a cui hanno dedicato poi anche una produzione artistica inedita, che verrà esposta in occasione della grande mostra dedicata alla triennale del Progetto RIVA.

Ossessioni Fluviali

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Paolo Masi

Progetto RIVA

Nato a Firenze nel 1933, è attivo dagli anni cinquanta. La sua formazione  passa prima da Milano, poi in Europa, dove l’artista si confronta e viene a contatto con il lavoro dei grandi astrattisti europei dai quali apprende lezioni di forte rigore formale. La produzione intrapresa negli anni ’60 passa dalla realizzazione di opere astratto-geometriche per approdare ad una sensibilità assoluta per il colore e negli anni ’70 alla ricerca e l’utilizzo di nuovi materiali. I suoi lavori di questo periodo sono caratterizzati dall’utilizzo del cartone ondulato. Sono degli anni ’80 i lavori dove l’artista si dedica a un’appassionata ricerca sul colore in rapporto allo spazio, realizzando opere dalle quali si desume la sua forte personalità cromatica. Negli anni 2000 Masi si cimenta nell’utilizzo di nuovi materiali come il plexiglas con il quale realizza opere di forme rettangolari o tonde dai colori smaglianti. Dalle iniziali esperienze di pittura informale e dall’astrat

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Nato a Firenze nel 1933, è attivo dagli anni cinquanta. La sua formazione  passa prima da Milano, poi in Europa, dove l’artista si confronta e viene a contatto con il lavoro dei grandi astrattisti europei dai quali apprende lezioni di forte rigore formale. La produzione intrapresa negli anni ’60 passa dalla realizzazione di opere astratto-geometriche per approdare ad una sensibilità assoluta per il colore e negli anni ’70 alla ricerca e l’utilizzo di nuovi materiali. I suoi lavori di questo periodo sono caratterizzati dall’utilizzo del cartone ondulato. Sono degli anni ’80 i lavori dove l’artista si dedica a un’appassionata ricerca sul colore in rapporto allo spazio, realizzando opere dalle quali si desume la sua forte personalità cromatica. Negli anni 2000 Masi si cimenta nell’utilizzo di nuovi materiali come il plexiglas con il quale realizza opere di forme rettangolari o tonde dai colori smaglianti. Dalle iniziali esperienze di pittura informale e dall’astrattismo concreto Masi vanta un lavoro articolato, complesso e diversificato sul piano tecnico-linguistico. Le sue opere divengono marcatori concettuali del paesaggio e, come nel caso delle Polaroid, agiscono come studio analitico sui codici urbani. La sua intensa attività è confermata e riconosciuta sia in Italia che all’estero, con opere presenti nelle collezioni del Mart di Rovereto, della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze e dalla Galleria d’Arte Moderna di Torino, del Museo Pecci di Prato e del Museo Novecento di Firenze. I suoi lavori sono caratterizzati da un’incessante evoluzione sperimentale capace di coinvolgere anche gli spazi urbani.

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Paolo Masi

Qui | Paolo Masi
Progetto RIVA
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Paolo Masi

L’ex complesso carcerario è riletto da Masi come luogo della memoria legato alla reclusione, sia essa volontaria, quale convento, o coatta, come carcere. Le opere esposte coinvolgono l’intero complesso monumentale, dagli spazi interni de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea agli spazi pubblici del complesso come la facciatala fontana di Piazza Madonna della Neve o l’interno del Semiottagono. La relazione con gli spazi del distretto culturale delle Murate rende questo progetto una grande opera pubblica che riflette sulla storia di questo particolare brano di città.

Le ex celle saranno interessate da una serie di installazioni site specific invitando il visitatore ad una riflessione sul concetto di reclusione e meditazione. Le opere – che l’artista ha concepito utilizzando materiali volutamente “duri” come chiodi o lana d’acciaio oppure graffiando e “segnando” le pareti del complesso – tradiscono interventi sia di matrice cromatica che di 

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L’ex complesso carcerario è riletto da Masi come luogo della memoria legato alla reclusione, sia essa volontaria, quale convento, o coatta, come carcere. Le opere esposte coinvolgono l’intero complesso monumentale, dagli spazi interni de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea agli spazi pubblici del complesso come la facciatala fontana di Piazza Madonna della Neve o l’interno del Semiottagono. La relazione con gli spazi del distretto culturale delle Murate rende questo progetto una grande opera pubblica che riflette sulla storia di questo particolare brano di città.

Le ex celle saranno interessate da una serie di installazioni site specific invitando il visitatore ad una riflessione sul concetto di reclusione e meditazione. Le opere – che l’artista ha concepito utilizzando materiali volutamente “duri” come chiodi o lana d’acciaio oppure graffiando e “segnando” le pareti del complesso – tradiscono interventi sia di matrice cromatica che di origine materica, in coerenza con il percorso artistico lungo e strutturato che ha caratterizzato l’intera produzione dell’artista. Gli interventi sullo spazio divengono così marcatori concettuali, in una ricerca serrata e coerente che ripercorre pratiche sperimentali avviate negli anni Settanta in modo nuovo e con una fragranza autentica, rigorosamente misurata con lo spazio. Sono presentati inoltre, 2 cicli inediti di Polaroid, uno dedicato alle Murate, spazio di isolamento e riflessione, l’altro al fiume Arno, luogo libero e mutevole, memoria di un mondo e di una vita esterna.

Quello che mi ha colpito è stato il fascino del luogo, dove le pareti in pietra hanno evidente il passaggio delle tante presenze tra monache di clausura e  prigionieri . Attraverso le polaroid ho cercato di riportare questa visibilità emozionale. La mostra è centrata sull’evidenziare la particolarità di questo spazio, diverso da una galleria e da un museo, che essendo luogo di produzione consente alla immaginazione di esprimersi in maniera libera e totale. Già dalla mia prima visita, ho deciso di concretizzare sentimenti ed emozioni su due piani diversificati: quello drammatico, al terzo piano, dove le celle sono legate da un racconto estremamente costrittivo; mentre al piano inferiore, il bianco della parete incisa, i due grandi cartoni e le tre carte piegate, riportano a una geometria  alternativa al senso di chiusura fisica espressa dalla funzionalità originaria del luogo”. (Paolo Masi )

Masi rinuncia dunque ad ogni velleità espositiva per misurare il lavoro all’ambiente delle Murate, accogliendo nell’opera stessa la memoria storica ed emozionale del luogo. Una sfida importante e coraggiosa che ci spinge a ricreare una relazione profonda con questi spazi secolari e anche con la nostra identità, che predilige la residenza e la produzione quale modalità di approccio profondo, socialmente ed eticamente impegnato, estraneo al consumo culturale. Mi piace pensare che Le Murate, con la presenza sempre maggiore di giovani, abbiano accolto un grande senior e scelto di abitare qualche mese con lui per riscoprire il senso profondo di questo luogo e di modalità radicalmente alternative alla proposta culturale mainstream”.

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Paolo Masi

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Alisa Martynova

Fotografa

Alisa Martynova (Orenburg, 1994) Nel 2019 si diploma nel programma triennale di fotografia professionale presso la Fondazione Studio Marangoni a Firenze. Durante i suoi studi è stata assistente per il collettivo fotografico Riverboom. Nel 2018 presenta il suo lavoro a Leica Story, nel 2019 vince la categoria fotografia del Premio Combat Prize, è seconda classificata del Premio Canon Giovani Fotografi, proietta il suo lavoro alla serata di apertura di Les Rencontres d’Arles e viene selezionata tra i finalisti del Photolux Award 2019 e del 2021 Photo Contest, categoria Portraits, di World Press Photo. È membro dell’agenzia fotografica Parallelo Zero.

Alisa Martynova (Orenburg, 1994) Nel 2019 si diploma nel programma triennale di fotografia professionale presso la Fondazione Studio Marangoni a Firenze. Durante i suoi studi è stata assistente per il collettivo fotografico Riverboom. Nel 2018 presenta il suo lavoro a Leica Story, nel 2019 vince la categoria fotografia del Premio Combat Prize, è seconda classificata del Premio Canon Giovani Fotografi, proietta il suo lavoro alla serata di apertura di Les Rencontres d’Arles e viene selezionata tra i finalisti del Photolux Award 2019 e del 2021 Photo Contest, categoria Portraits, di World Press Photo. È membro dell’agenzia fotografica Parallelo Zero.

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ArnoLab018

Progetto RIVA

Un grande ciclo di conferenze organizzato nella primavera 2018 da LWCircus e MAD Murate Art District, che ha affrontato la progettazione sostenibile nelle città contemporanee partendo da esempi e soluzioni sui fiumi delle grandi aree urbane internazionali dalla progettazione dal bacino della Garonna  in Francia ai modelli evolutivi di Shanghai. Al programma di conferenze si è affiancato il workshop ArnoLab018, un laboratorio creativo open air, finalizzato alla realizzazione in loco di installazioni effimere tra arte e paesaggio. Attraverso modalità sperimentali partecipate e operative i protagonisti di ArnoLab018 hanno reinterpretato e assemblato tra loro materiali naturali riciclati attraverso linguaggi artistici e multimediali per creare arredi urbani leggeri, punti di sosta e rifugi temporanei. I materiali di risulta derivanti dalle fluttuazioni del fiume  sono stati messi a disposizione dal Consorzio di Bonifica 3 del medio Valdarno e le essenze autoctone sono state fornite

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Un grande ciclo di conferenze organizzato nella primavera 2018 da LWCircus e MAD Murate Art District, che ha affrontato la progettazione sostenibile nelle città contemporanee partendo da esempi e soluzioni sui fiumi delle grandi aree urbane internazionali dalla progettazione dal bacino della Garonna  in Francia ai modelli evolutivi di Shanghai. Al programma di conferenze si è affiancato il workshop ArnoLab018, un laboratorio creativo open air, finalizzato alla realizzazione in loco di installazioni effimere tra arte e paesaggio. Attraverso modalità sperimentali partecipate e operative i protagonisti di ArnoLab018 hanno reinterpretato e assemblato tra loro materiali naturali riciclati attraverso linguaggi artistici e multimediali per creare arredi urbani leggeri, punti di sosta e rifugi temporanei. I materiali di risulta derivanti dalle fluttuazioni del fiume  sono stati messi a disposizione dal Consorzio di Bonifica 3 del medio Valdarno e le essenze autoctone sono state fornite dal raggruppamento Carabinieri Biodiversità reparto di Vallombrosa.

ArnoLab018

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Alice De Almeida Machado

Fotografa

Alice De Almeida Machado Di origini portoghesi, ma nata e cresciuta a Firenze. Dopo gli studi classici che l’hanno coinvolta in mondi sconosciuti, considerati antichi e ormai defunti, ha intrapreso un percorso del tutto diverso dedicandosi alla grafica e alla comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. La fotografia è stata una scoperta fatta su una spiaggia nel Nord del Portogallo. Ritiene che l’aspetto più affascinante della fotografia sia la luce, da utilizzare per delineare confini e scoprire dettagli nascosti.

Alice De Almeida Machado Di origini portoghesi, ma nata e cresciuta a Firenze. Dopo gli studi classici che l’hanno coinvolta in mondi sconosciuti, considerati antichi e ormai defunti, ha intrapreso un percorso del tutto diverso dedicandosi alla grafica e alla comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. La fotografia è stata una scoperta fatta su una spiaggia nel Nord del Portogallo. Ritiene che l’aspetto più affascinante della fotografia sia la luce, da utilizzare per delineare confini e scoprire dettagli nascosti.

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Adrian Paci Di queste luci si servirà la notte

A cura di Valentina Gensini

Lights to Serve the Night
Adrian Paci Di queste luci si servirà la notte

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Giulia Dari

Fotografa

Fotografa Freelance Laureata in Fotografia presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna 110/110 e Lode

Corsi e formazione
Miglianti Studio (GR)
Istituto Marangoni di Firenze
Accademia di Belle Arti di Bologna
UPV Universidad Politecnica Valencia
Cristina Nuñez studio
MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI sec., Roma
Principali Esperienze Lavorative:
L’Immagine Ritrovata, Cineteca di Bologna, restauro filmico digitale, Bologna;
Galleria Continua, desk, accoglienza visitatori, allestimento, San Gimignano (SI);
Photolux Festival, Biennale Internazionale di Fotografia, Lucca;
Grofest, festival della fotografia, Grosseto;
The Self Portrait Experience, Cristina Nuñez studio, Chiasso, Svizzera Italiana;
Workshops
Antoine D’Agata
Moira Ricci
Cristina Nuñez
Joan Fontcuberta e Cristina De Middel
Luca Andreoni



















Fotografa Freelance Laureata in Fotografia presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna 110/110 e Lode

Corsi e formazione
Miglianti Studio (GR)
Istituto Marangoni di Firenze
Accademia di Belle Arti di Bologna
UPV Universidad Politecnica Valencia
Cristina Nuñez studio
MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI sec., Roma
Principali Esperienze Lavorative:
L’Immagine Ritrovata, Cineteca di Bologna, restauro filmico digitale, Bologna;
Galleria Continua, desk, accoglienza visitatori, allestimento, San Gimignano (SI);
Photolux Festival, Biennale Internazionale di Fotografia, Lucca;
Grofest, festival della fotografia, Grosseto;
The Self Portrait Experience, Cristina Nuñez studio, Chiasso, Svizzera Italiana;
Workshops
Antoine D’Agata
Moira Ricci
Cristina Nuñez
Joan Fontcuberta e Cristina De Middel
Luca Andreoni

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Katrinem

Sound artist

Katrinem nasce nel 1969 ad Augsburg, vive e lavora a Linz e a Berlino. L’esame del suono e dello spazio è da tempo parte integrante del suo lavoro artistico.
Da oltre 12 anni, Katrinem studia la fruizione pedonale delle città e la relativa percezione spaziale. Due aspetti della sua attuale ricerca artistica sono: osservare un sito (Platzstudien) e sperimentare personalmente lo spazio mentre si cammina (SchuhzuGehör). Collabora con con artisti e ricercatori come Sam Auinger, Elena Biserna, Gernot Böhme, Elen Flügge, Annea Lockwood, Bruce Odland, Holger Schulze, Penelope Wehrli u.a.


Katrinem nasce nel 1969 ad Augsburg, vive e lavora a Linz e a Berlino. L’esame del suono e dello spazio è da tempo parte integrante del suo lavoro artistico.
Da oltre 12 anni, Katrinem studia la fruizione pedonale delle città e la relativa percezione spaziale. Due aspetti della sua attuale ricerca artistica sono: osservare un sito (Platzstudien) e sperimentare personalmente lo spazio mentre si cammina (SchuhzuGehör). Collabora con con artisti e ricercatori come Sam Auinger, Elena Biserna, Gernot Böhme, Elen Flügge, Annea Lockwood, Bruce Odland, Holger Schulze, Penelope Wehrli u.a.

Path of awareness

Progetto RIVA

Da oltre 15 anni Katrinem, sound artist di origini tedesche, studia l’interazione tra lo spazio
urbano, il suono e l’azione del camminare. Dal 10 al 12 novembre 2017 Tempo Reale ha proposto in collaborazione con MAD Murate Art District “Path of awareness”, un workshop tenuto dall’artista e indirizzato a sound artist che ha posto l’attenzione sul tratto del fiume Arno che attraversa Montelupo Fiorentino. L’esperienza consisteva in un percorso di consapevolezza (path of awareness) che esplorasse l’esperienza di camminare in uno spazio aperto prestando particolare attenzione all’interazione tra l’elemento sonoro e le architetture circostanti: una passeggiata sonora che genera consapevolezza
sull’integrazione tra fiume e ambiente. Katrinem ha realizzato insieme ai partecipanti
una mappa sonora sul Web che riproponeva il percorso attraverso le note, le registrazioni
e le foto scattate nella prima fase di studio.





Da oltre 15 anni Katrinem, sound artist di origini tedesche, studia l’interazione tra lo spazio
urbano, il suono e l’azione del camminare. Dal 10 al 12 novembre 2017 Tempo Reale ha proposto in collaborazione con MAD Murate Art District “Path of awareness”, un workshop tenuto dall’artista e indirizzato a sound artist che ha posto l’attenzione sul tratto del fiume Arno che attraversa Montelupo Fiorentino. L’esperienza consisteva in un percorso di consapevolezza (path of awareness) che esplorasse l’esperienza di camminare in uno spazio aperto prestando particolare attenzione all’interazione tra l’elemento sonoro e le architetture circostanti: una passeggiata sonora che genera consapevolezza
sull’integrazione tra fiume e ambiente. Katrinem ha realizzato insieme ai partecipanti
una mappa sonora sul Web che riproponeva il percorso attraverso le note, le registrazioni
e le foto scattate nella prima fase di studio.

Path of awareness

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Path of awareness

Progetto RIVA

Path of awareness | Katrinem
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Radio Papesse

Associazione culturale e archivio sonoro

Radio Papesse è un’associazione culturale non profit di base a Villa Romana, a Firenze. Nata nel 2006 al Palazzo delle Papesse di Siena, è una web-radio e archivio sonoro online dedicato all’arte contemporanea; uno spazio riservato alla riflessione critica sulle arti visive e alla promozione e condivisione di produzioni sonore e radiofoniche sperimentali. Produce e distribuisce sotto licenza Creative Commons documentari e interviste, racconta mostre e collezioni museali, usando la radio come suo linguaggio elettivo per parlare di arte, pratiche e processi. Negli ultimi dieci anni ha invitato artisti, musicisti, producer e Dj a confrontarsi con i limiti e le possibilità offerti dalla produzione radiofonica. Alcuni dei progetti sviluppati: Children of Unquiet di Mikhail Karikis, 2012-2014; Süden Radio insieme a Villa Romana, Saout Radio e Reboot FM, Nuovi Paesaggi, curato da Lucia Farinati con la partecipazione di Viv Corringham, Mikhail Karikis, Laura Malacart, Davide T

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Radio Papesse è un’associazione culturale non profit di base a Villa Romana, a Firenze. Nata nel 2006 al Palazzo delle Papesse di Siena, è una web-radio e archivio sonoro online dedicato all’arte contemporanea; uno spazio riservato alla riflessione critica sulle arti visive e alla promozione e condivisione di produzioni sonore e radiofoniche sperimentali. Produce e distribuisce sotto licenza Creative Commons documentari e interviste, racconta mostre e collezioni museali, usando la radio come suo linguaggio elettivo per parlare di arte, pratiche e processi. Negli ultimi dieci anni ha invitato artisti, musicisti, producer e Dj a confrontarsi con i limiti e le possibilità offerti dalla produzione radiofonica. Alcuni dei progetti sviluppati: Children of Unquiet di Mikhail Karikis, 2012-2014; Süden Radio insieme a Villa Romana, Saout Radio e Reboot FM, Nuovi Paesaggi, curato da Lucia Farinati con la partecipazione di Viv Corringham, Mikhail Karikis, Laura Malacart, Davide Tidoni e Allen S. Weiss, 2012; La Radio a Pedali, 2011. Nel 2013 ha preso parte alla prima edizione di Progetto Riva con Arno Atlas, una serie di quattro documentari sonori sulla storia sociale dell’Arno a Firenze.

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Confluenze

Progetto RIVA

Tra l’autunno 2017 e la primavera 2018 Radio Papesse ha coinvolto associazioni, esperti, storici, guide ambientali, imprenditori e istituzioni locali nella produzione di tre documentari radiofonici dedicati al genius loci montelupino, a partire dalla memoria delle acque dell’Arno e del torrente Pesa. Tra voci, testimonianze e field recording, Confluenze cerca di ricomporre un ritratto eterogeneo di Montelupo Fiorentino. I tre episodi interessano: “La ceramica ed il sistema Arno”, “La Villa Medicea dell’Ambrogiana”, “Ecosistemi che si incontrano e scontrano. Là dove l’Arno incontra il Pesa”

Tra l’autunno 2017 e la primavera 2018 Radio Papesse ha coinvolto associazioni, esperti, storici, guide ambientali, imprenditori e istituzioni locali nella produzione di tre documentari radiofonici dedicati al genius loci montelupino, a partire dalla memoria delle acque dell’Arno e del torrente Pesa. Tra voci, testimonianze e field recording, Confluenze cerca di ricomporre un ritratto eterogeneo di Montelupo Fiorentino. I tre episodi interessano: “La ceramica ed il sistema Arno”, “La Villa Medicea dell’Ambrogiana”, “Ecosistemi che si incontrano e scontrano. Là dove l’Arno incontra il Pesa”

Confluenze

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Confluenze | La Villa Ambrogiana: approdi e derive

Il 9 settembre 2017 Montelupo si riappropria di un importante capitolo della sua storia, quello della Villa Ambrogiana, residenza dei Medici dal sedicesimo secolo e poi corpo alieno, spazio escluso ai cittadini a causa dell’insediamento prima del manicomio e dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario poi. Da villa che accoglieva i suoi signori con una spettacolare grotta di meraviglie lungo l’Arno, a struttura detentiva chiusa definitivamente nel 2017, l’Ambrogiana è al tempo stesso un gioiello e una ferita per Montelupo che, per molti decenni nel Novecento, oltre ad essere il paese della ceramica, è stato il paese dei matti. Ora che l’O.P.G è stato smantellato, cosa resta e cosa sarà della Villa Medicea?
Con la partecipazione di Isabella Lapi Ballerini, Riccardo Manetti, Paolo Manetti, Adriano Rigatti e Luigi Falsetti.

Confluenze Ambrogiana
Confluenze | La Villa Ambrogiana: approdi e derive

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Confluenze | La ceramica e il sistema Arno

La storia della ceramica di Montelupo è una vicenda d’innovazioni tecnologiche e di circolazione del sapere: lo era in passato, lo è ancora oggi. Quanto il suo sviluppo sia legato all’Arno è una questione che riguarda il più ampio sistema economico, ecologico e infrastrutturale cui il fiume ha contribuito a dare forma. Grazie ai contributi di alcuni esperti - dalla ceramista di seconda generazione allo scienziato che sperimenta nuovi pigmenti ceramici per l’industria spaziale, dall’archeologo al carpentiere navale cresciuto sulle rive dell’Arno - attraversiamo una storia lunga almeno otto secoli. Con le voci di Fausto Berti, Tito Paroli, Giovanni Baldi e Ivana Antonini.

Confluenze | La ceramica e il sistema Arno
Confluenze | La ceramica e il sistema Arno

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Confluenze | Ecosistemi: incontri e scontri fra Arno e Pesa 

Là dove il fiume e il torrente si incontrano, le acque confluiscono ma gli ecosistemi restano profondamente diversi. Insieme a chi studia e vive ogni giorno le acque di Arno e Pesa, a chi lavora per la loro tutela, a chi ne progetta le relazioni con lo spazio urbano, ci immergiamo alla scoperta di un ecosistema fragile e in costante mutamento. Un ecosistema legato alle stagioni e alle azioni dell’uomo che oggi, finalmente, riscopre la necessità di tutelare anche i rivi considerati minori. 
Una vera e propria immersione sonora nel paesaggio creato dalla confluenza di Arno e Pesa, un paesaggio popolato da usignoli, picchi, api... con il minimo comun denominatore dell'acqua. Anche quando questa scompare. Con la partecipazione di Alessandro Pappalardo, Lorenzo Nesi, Jacopo Manetti e Alessandro Sacchetti.

Confluenze | Ecosistemi: incontri e scontri fra Arno e Pesa 
Confluenze | Ecosistemi: incontri e scontri fra Arno e Pesa 

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Arno Atlas | 1966 Alluvione e Avanguardie

Il 1966 fu un annus mirabilis nel mondo ed anche a Firenze, dove nonostante l'alluvione, emersero importanti movimenti di ricerca artistica - si iniziava a sperimentare con la parola, il suono, il corpo - e gli architetti radicali si affermavano come una delle esperienze d'avanguardia più
interessanti del Secondo Novecento. Sebbene il richiamo del passato si fosse rinvigorito dopo l'alluvione, con il mito del ritorno all'antico splendore, dal basso emergevano le prime istanze contemporanee, che sarebbero poi sfociate nei movimenti e nelle correnti degli Anni 70.
Con le voci di Gian Piero Frassinelli, Adolfo Natalini e Valentina Gensini.

Arno Atlas | 1966 Alluvione e Avanguardie
Arno Atlas | 1966 Alluvione e Avanguardie

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Arno Atlas | 1966 L'emergenza del restauro moderno


Un viaggio tra la chimica e la filosofia del restauro contemporaneo, un viaggio durato cinquant'anni, dall'emergenza dell'alluvione - con la nascita della moderna scienza del restauro - alla pratica attuale, per scoprire cosa è stato fatto e si continua a fare, cosa è oggi possibile e cosa si accetta di non poter fare con le vittime culturali del 1966: affreschi, tavole, dipinti, codici, libri...
Con le voci di Franca Falletti, Giorgio Bonsanti, Magnolia Scudieri e Marco Ciatti.

Arno Atlas | 1966 L'emergenza del restauro moderno

Arno Atlas | 1966 L'emergenza del restauro moderno


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Arno Atlas | (Eco)Sistema complesso

Nel corso dei secoli l'Arno ha cambiato molte facce, così come sono cambiati i suoi abitanti. Aironi, gallinelle, garzette, germani, ma anche bagnanti, bardotti, canottieri, renaioli e lavandaie oppure turisti, curiosi e corridori. Con (Eco)sistema Complesso apriamo il nostro sguardo e ascolto al 'sistema' Arno: luogo di attività economiche, luogo di svago oppure rifugio sicuro per animali che mai penseremmo di trovare in città? Fiume o canale? (Eco)sistema Complesso è un racconto lungo la via dell'acqua e del verde, lungo un fiume che entrando in città si trasforma, viene imbrigliato, disciplinato, in alcuni tratti addirittura negato, ma che in altri ritrova la dimensione di spazio pubblico.

Arno Atlas | (Eco)Sistema complesso
Arno Atlas | (Eco)Sistema complesso

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Arno Atlas | A cinque metri sotto l'Arno. Modernità e storia nel sottosuolo fiorentino

Piazza Poggi. Da qui si accedeva alla Galleria Binata, un canale sotterraneo di 200 metri, percorribile anche a piedi, a cinque metri di profondità sotto il livello della pescaia di San Niccolò. Il 3 giugno 1877, 4616 cittadini, dietro il pedaggio di 25 centesimi, provarono l'esperienza di percorrerla, da una riva all'altra. Nella Galleria affianco - per questo si chiamava Binata - l'acqua incanalata dalla nuova Fabbrica dell'acqua risaliva in collina fino ai depositi del Pellegrino. Chilometri di canali sotterranei, cunicoli e gallerie che raccontano di opere idrauliche modernissime e avventurose esplorazioni.

Arno Atlas | A cinque metri sotto l'Arno. Modernità e storia nel sottosuolo fiorentino
Arno Atlas | A cinque metri sotto l'Arno. Modernità e storia nel sottosuolo fiorentino

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Arno Atlas | Prospettiva Arno

Nel 1869 Mark Twain scrisse “sarebbe un fiume plausibile l'Arno, se ci pompassero dentro l'acqua...i fiorentino lo chiamano fiume e onestamente pensano lo sia davvero, ma non capisco perchè invece non lo guadino a piedi”. Mark Twain era abituato al Mississippi, i fiorentini non si sono mai abituati alle sfuriate dell'Arno. Per questo Firenze si è scoperta 'città sul fiume' molto tardi: Prospettiva Arno è un racconto parziale e diacronico di questa storia, a partire da Piazza del Cestello, qui dove la città si apre al fiume e il fiume si proietta in città, qui dove la storia si traduce in un suono fantasma, riflesso inaspettato delle sue architetture e dell’invenzione dei Lungarni.

Arno Atlas | Prospettiva Arno
Arno Atlas | Prospettiva Arno

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Arno Atlas | Abbecedario d'acqua

La A di Arno ma anche di Anguilla o Alluvione, la B di Biblioteca Nazionale e C di Comunità: storie conosciute e storie dimenticate in una navigazione alfabetica lungo le parole dell'Arno e del suo rapporto con Firenze, sempre all'insegna del rischio. Un breve abbecedario a pelo d'acqua per scoprire o ricordare la motonave Fiorenza e i balli sull'acqua; i navalestri, Enea, il sogno di Leonardo e quello infranto di Rajaram Chuttraputi.

Arno Atlas | Abbecedario d'acqua
Arno Atlas | Abbecedario d'acqua

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Adrian Paci

Adrian Paci (Scutari, 1969) è tra gli artisti più noti del panorama artistico internazionale. All’interno delle sue opere (pitture, installazioni, video, fotografie) indaga la condizione umana sempre in transito e la complessità delle dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro presente. Dopo gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Tirana, nel 1997 Paci lascia l’Albania e si trasferisce a Milano dove attualmente vive e lavora. Ha esposto con mostre personali in numerosi istituzioni internazionali tra cui: Museo MAXXI di Roma (2015); MAC, Musée d’Art Contemporain di Montréal (2014); Padiglione d’Arte Contemporanea – PAC a Milano (2014); Jeu de Paume a Parigi (2013); Mamco, Musée d’art moderne et contemporain di Ginevra (2013); National Gallery of Kosovo di Pristina (2012); Kunsthaus Zurich a Zurigo (2010); Bloomberg Space a Londra (2010); The Center for Contemporary Art – CCA di Tel Aviv (2009); MoMA PS1 di New York (2006); Moderna Museet

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Adrian Paci (Scutari, 1969) è tra gli artisti più noti del panorama artistico internazionale. All’interno delle sue opere (pitture, installazioni, video, fotografie) indaga la condizione umana sempre in transito e la complessità delle dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro presente. Dopo gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Tirana, nel 1997 Paci lascia l’Albania e si trasferisce a Milano dove attualmente vive e lavora. Ha esposto con mostre personali in numerosi istituzioni internazionali tra cui: Museo MAXXI di Roma (2015); MAC, Musée d’Art Contemporain di Montréal (2014); Padiglione d’Arte Contemporanea – PAC a Milano (2014); Jeu de Paume a Parigi (2013); Mamco, Musée d’art moderne et contemporain di Ginevra (2013); National Gallery of Kosovo di Pristina (2012); Kunsthaus Zurich a Zurigo (2010); Bloomberg Space a Londra (2010); The Center for Contemporary Art – CCA di Tel Aviv (2009); MoMA PS1 di New York (2006); Moderna Museet di Stoccolma (2005) e Contemporary Arts Museum di Houston (2005). Tra le numerose mostre collettive: 7° Bi-City Biennale of UrbanismArchitecture (UABB), Nantou Old Town a Shenzhen, 14° Biennale di Architettura di Venezia (2014), 48° e 51° Biennale di Arti Visive di Venezia (1999 e 2005), 15° Biennale di Sydney (2006) e Biennale di Lione (2009).

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Di queste luci si servirà la notte

Adrian Paci

L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita a Di queste luci si servirà la notte.

Un corpus di lavori articolato che vede al centro i temi della migrazione, dell’identità e del flusso, sviscerati con intensità e poesia. Rintracciando storie personali e richiamando alla mente fatti e trasformazioni della storia recente, Paci trascende l’esperienza personale e affronta la migrazione e la mobilità come condizione ontologica, quanto mai attuale in un momento storico in cui i concetti stessi di casa e di identità (culturale, politica e sociale) sono continuamente richiamati e messi in discussione. L’esistenza viene interpretata come una ricerca continua, un movimento perenne, e l’acqua diviene metafora dell’idea di scorrimento e di flusso.

Di queste luci si servirà la notte – spiega Adrian Pacinasce come intervento sul fiume Arno attraverso un azione

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L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita a Di queste luci si servirà la notte.

Un corpus di lavori articolato che vede al centro i temi della migrazione, dell’identità e del flusso, sviscerati con intensità e poesia. Rintracciando storie personali e richiamando alla mente fatti e trasformazioni della storia recente, Paci trascende l’esperienza personale e affronta la migrazione e la mobilità come condizione ontologica, quanto mai attuale in un momento storico in cui i concetti stessi di casa e di identità (culturale, politica e sociale) sono continuamente richiamati e messi in discussione. L’esistenza viene interpretata come una ricerca continua, un movimento perenne, e l’acqua diviene metafora dell’idea di scorrimento e di flusso.

Di queste luci si servirà la notte – spiega Adrian Pacinasce come intervento sul fiume Arno attraverso un azione performativa, ma poi il lavoro si sposta verso una riflessione sul dialogo e la tensione tra la luce e il buio, tra la superficie e la profondità, tra il visibile e l’invisibile. La presenza dell’uomo sembra quella di chi attiva questo dialogo senza pretendere di portarlo ad una conclusione”.

Presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, la mostra si sviluppa tra il primo e il terzo piano, con un’ampia sala di documentazione al piano terra. La scultura Home to go abita e risignifica la sala Colonne, mentre le celle dell’ex carcere duro ritrovano voce grazie al video Rasha, delicata e assoluta, che dialoga in modo forte e simbolico con questo luogo di dolore. Nelle celle al primo piano sono esposti i lavori pittorici e installativi di tre giovani artisti residenti in Toscana, Davide d’Amelio, Gianni Barelli e Lori Lako, selezionati direttamente da Adrian Paci a seguito del workshop tenuto lo scorso anno in questa sede, nell’ambito del progetto Riva.

A Montelupo Fiorentino, la Fornace Cioni Alderighi ospita la video installazione The Encounter(2011).

A Pelago, l’ex Fabbrica Tappeti a San Francesco accoglie la video installazione One and Twenty-Four Chairs (2013).

Di queste luci si servirà la notte

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Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita a Di queste luci si servirà la notte.
Un corpus di lavori articolato che vede al centro i temi della migrazione, dell’identità e del flusso, sviscerati con intensità e poesia. Rintracciando storie personali e richiamando alla mente fatti e trasformazioni della storia recente, Paci trascende l’esperienza personale e affronta la migrazione e la mobilità come condizione ontologica, quanto mai attuale in un momento storico in cui i concetti stessi di casa e di identità (culturale, politica e sociale) sono continuamente richiamati e messi in discussione. L’esistenza viene interpretata come una ricerca continua, un movimento perenne, e l’acqua diviene metafora dell’idea di scorrimento e di flusso.

Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

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Di queste luci si servirà la notte

Adrian Paci

Lights to Serve the Night, Adrian Paci
Di queste luci si servirà la notte

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Lori Lako

Di queste luci si servirà la notte

(1991 – POGRADEC, ALBANIA)

Vive e lavora a Firenze. Ha studiato Arti visivi e Nuovi Linguaggi Espressivi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Akademie der Bildenden Künste, Monaco di Baviera. Attraverso la sua ricerca riflette sulla condizione dell’uomo post-moderno surclassato da immagini e messaggi che ostacolano la decodifica del mondo, la memoria storica e l’ascolto del sé.

Tra le mostre recenti: Still Life, Terzopiano Arte Contemporanea, Lucca (2019); And whatever I do will become forever what I have done, Museo Novecento, Firenze (2019); Schermo a schermo; rassegna sul film e sul video sperimentale in Italia e in Albania, Black box, Tirana (2018); The sea is far, though my tears are salty, Galeria e Arteve, Shkoder (2018); Polis BBQ, Arte fiera, Bologna (2018); Premio nazionale per l’arte contemporanea “Idromeno”, Galeria e Arteve, Shkodër (2017); Di queste luci si servirà la notte, Le Murate / Progetti Arte Contemporanea, Firenze (2017)

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(1991 – POGRADEC, ALBANIA)

Vive e lavora a Firenze. Ha studiato Arti visivi e Nuovi Linguaggi Espressivi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Akademie der Bildenden Künste, Monaco di Baviera. Attraverso la sua ricerca riflette sulla condizione dell’uomo post-moderno surclassato da immagini e messaggi che ostacolano la decodifica del mondo, la memoria storica e l’ascolto del sé.

Tra le mostre recenti: Still Life, Terzopiano Arte Contemporanea, Lucca (2019); And whatever I do will become forever what I have done, Museo Novecento, Firenze (2019); Schermo a schermo; rassegna sul film e sul video sperimentale in Italia e in Albania, Black box, Tirana (2018); The sea is far, though my tears are salty, Galeria e Arteve, Shkoder (2018); Polis BBQ, Arte fiera, Bologna (2018); Premio nazionale per l’arte contemporanea “Idromeno”, Galeria e Arteve, Shkodër (2017); Di queste luci si servirà la notte, Le Murate / Progetti Arte Contemporanea, Firenze (2017); TU 35 Expanded, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato (2017); Downside-up, Tirana Art Lab, Tirana (2016); Era pacifica pare, Careof, Milano (2016).

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Lori Lako

Residenza d'Artista per la Mostra Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Lori Lako

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Davide D'amelio

Di queste luci si servirà la notte

(1990 – TERMOLI, ITALY)

Vive a Firenze da circa otto anni, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti, integrando gli studi con diversi progetti e laboratori con artisti e curatori.

Tra le mostre finora tenute si citano le più importanti: Give me five, a cura di Giorgio de Finisi, MAAM, Roma (2017); The stray statue paradox, a cura di Gabriele Tosi, SACI, Firenze, (2017); De pingendi natura, a cura di Pietro Gaglianò, SRISA gallery, Firenze (2016); Come sé, a cura di Arabella Natalini ed Elena Magini, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2016).

Il lavoro dell’artista si concentra sulla struttura e la storia dell’immagine e della visione, sviluppando una concezione duale tra i fenomeni normativi ed espressivi delle narrative. Questo lo porta a un interesse nelle questioni dell’infanzia e della sessualità, ideati come elementi entropici delle strutture sociali.

(1990 – TERMOLI, ITALY)

Vive a Firenze da circa otto anni, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti, integrando gli studi con diversi progetti e laboratori con artisti e curatori.

Tra le mostre finora tenute si citano le più importanti: Give me five, a cura di Giorgio de Finisi, MAAM, Roma (2017); The stray statue paradox, a cura di Gabriele Tosi, SACI, Firenze, (2017); De pingendi natura, a cura di Pietro Gaglianò, SRISA gallery, Firenze (2016); Come sé, a cura di Arabella Natalini ed Elena Magini, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2016).

Il lavoro dell’artista si concentra sulla struttura e la storia dell’immagine e della visione, sviluppando una concezione duale tra i fenomeni normativi ed espressivi delle narrative. Questo lo porta a un interesse nelle questioni dell’infanzia e della sessualità, ideati come elementi entropici delle strutture sociali.

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Davide D'amelio

Residenza d'Artista per la Mostra Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Davide D'amelio

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Gianni Barelli

Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Gianni Barelli nasce nel 1976 ad Arezzo, Italia. È un visual artist e performer, si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2002. Il suo lavoro si esprime attraverso vari media come video, istallazioni e performance. Nel 2012 è stato selezionato da VISUALCONTAINER Italian video art distributor, con il video Genesi o melanconia del dormiente. Nel 2013 partecipa al MAGAZINE BAU-contenitore di cultura contemporanea, con un progetto di lunga durata dal nome Archivio sincronico familiare, una piattaforma aperta sul tema della famiglia connessa con l’idea di memoria e rielaborazione della stessa. Ha lavorato in varie città europee in spazi espositivi indipendenti come INSTITUT FUR ALLES MOGLICHE in Berlino e GEBORGEN KAMERS in The Hague. Nel 2017 è stato selezionato dall’artista albanese Adrian Paci per contribuire alla sua mostra Di queste luci si servirà la notte presso Le MURATE – PROGETTI DI ARTE CONTEMPORANEA a Firenze. Recentemente ha partecipato

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Gianni Barelli nasce nel 1976 ad Arezzo, Italia. È un visual artist e performer, si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2002. Il suo lavoro si esprime attraverso vari media come video, istallazioni e performance. Nel 2012 è stato selezionato da VISUALCONTAINER Italian video art distributor, con il video Genesi o melanconia del dormiente. Nel 2013 partecipa al MAGAZINE BAU-contenitore di cultura contemporanea, con un progetto di lunga durata dal nome Archivio sincronico familiare, una piattaforma aperta sul tema della famiglia connessa con l’idea di memoria e rielaborazione della stessa. Ha lavorato in varie città europee in spazi espositivi indipendenti come INSTITUT FUR ALLES MOGLICHE in Berlino e GEBORGEN KAMERS in The Hague. Nel 2017 è stato selezionato dall’artista albanese Adrian Paci per contribuire alla sua mostra Di queste luci si servirà la notte presso Le MURATE – PROGETTI DI ARTE CONTEMPORANEA a Firenze. Recentemente ha partecipato la workshop Through Rituals (Make it Happen) degli artisti Stefan Pente e William Loche Wheeler presso VILLA ROMANA. Al momento sta lavorando ad un progetto in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica di Firenze.

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Gianni Barelli

Residenza d'Artista per la Mostra Di queste luci si servirà la notte, Adrian Paci

Gianni Barelli

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Federica Gonnelli

Progetto RIVA

Federica Gonnelli (Firenze, 1981) frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Vive e lavora al confine tra Firenze e Prato, dove dal giugno 2011 apre “InCUBOAzione”. Confine che caratterizza il suo percorso materialmente e concettualmente, attuando una ricerca al limite tra le discipline delle arti visive. Ogni velo d’organza o fotografia a doppia esposizione sono determinanti elementi che concorrono nella significazione dell’opera, imponendo agli osservatori uno slancio per varcare a loro volta il confine. Dal 2001 espone in personali, collettive e concorsi. Nel 2006 consegue la laurea, con la tesi “L’Arte & L’Abito”. Dal 2007 fa parte del collettivo artistico “Arts Factory” per il quale si occupa della progettazione e realizzazione di video, installazioni e videoinstallazioni. Nel 2013 consegue la specializzazione in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi, con la tesi “Videoinstallazioni tra Corpo-Spazio-Tempo”. Dal 2015 partec

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Federica Gonnelli (Firenze, 1981) frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Vive e lavora al confine tra Firenze e Prato, dove dal giugno 2011 apre “InCUBOAzione”. Confine che caratterizza il suo percorso materialmente e concettualmente, attuando una ricerca al limite tra le discipline delle arti visive. Ogni velo d’organza o fotografia a doppia esposizione sono determinanti elementi che concorrono nella significazione dell’opera, imponendo agli osservatori uno slancio per varcare a loro volta il confine. Dal 2001 espone in personali, collettive e concorsi. Nel 2006 consegue la laurea, con la tesi “L’Arte & L’Abito”. Dal 2007 fa parte del collettivo artistico “Arts Factory” per il quale si occupa della progettazione e realizzazione di video, installazioni e videoinstallazioni. Nel 2013 consegue la specializzazione in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi, con la tesi “Videoinstallazioni tra Corpo-Spazio-Tempo”. Dal 2015 partecipa a varie residenze d’artista, pratica che acquista una particolare importanza per la sua ricerca.

 

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Studio ++

Collettivo di artisti architetti

Studio ++ è un collettivo d’artisti composto dagli architetti Fabio Ciaravella (1982), Umberto Daina (1979) e Vincenzo Fiore (1981). La sua ricerca si basa su un approccio progettuale all’opera d’arte con il quale vengono affrontati i temi della condizione pubblica dell’opera, del divenire e delle nuove tecnologie nella loro influenza sulla quotidiana percezione del mondo. Il lavoro si concentra sulla formulazione di un metodo di analisi e di rappresentazione della realtà in stretto e simbiotico legame con i concetti di ‘relazione di limite’ e ‘tempo rinviato’. La formazione “d’architetto” di tutti i membri del collettivo, l’attenzione all’approccio sociale, alle evoluzioni tecnologiche, agli approfondimenti teorici e progettuali sui temi di paesaggio e partecipazione, fanno della ricerca di Studio++ un percorso di dialogo multidisciplinare costante che ha come punti di partenza lo sguardo dell’arte e gli strumenti dell’architettura.

Studio ++ è un collettivo d’artisti composto dagli architetti Fabio Ciaravella (1982), Umberto Daina (1979) e Vincenzo Fiore (1981). La sua ricerca si basa su un approccio progettuale all’opera d’arte con il quale vengono affrontati i temi della condizione pubblica dell’opera, del divenire e delle nuove tecnologie nella loro influenza sulla quotidiana percezione del mondo. Il lavoro si concentra sulla formulazione di un metodo di analisi e di rappresentazione della realtà in stretto e simbiotico legame con i concetti di ‘relazione di limite’ e ‘tempo rinviato’. La formazione “d’architetto” di tutti i membri del collettivo, l’attenzione all’approccio sociale, alle evoluzioni tecnologiche, agli approfondimenti teorici e progettuali sui temi di paesaggio e partecipazione, fanno della ricerca di Studio++ un percorso di dialogo multidisciplinare costante che ha come punti di partenza lo sguardo dell’arte e gli strumenti dell’architettura.

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Gabriele Galimberti

Fotografo

Gabriele Galimberti (1977) Il suo lavoro consiste nel raccontare storie, attraverso ritratti e racconti brevi, di persone in giro per il mondo, narrandone le peculiarità e le differenze, le cose di cui sono orgogliosi e gli averi di cui si circondano. Si è impegnato nella fotografia documentaria dopo gli inizi come fotografo commerciale e dopo essere entrato a far parte del collettivo artistico Riverboom. Le sue foto sono state esposte in tutto il mondo, come il Festival Images a Vevey, Svizzera, Le Rencontres de la Photographie (Arles) e il V&A Museum di Londra, oltre a essere pubblicate in riviste internazionali come National Geographic, The Sunday Times, Stern, Geo, Le Monde, La Repubblica e Marie Claire.

Gabriele Galimberti (1977) Il suo lavoro consiste nel raccontare storie, attraverso ritratti e racconti brevi, di persone in giro per il mondo, narrandone le peculiarità e le differenze, le cose di cui sono orgogliosi e gli averi di cui si circondano. Si è impegnato nella fotografia documentaria dopo gli inizi come fotografo commerciale e dopo essere entrato a far parte del collettivo artistico Riverboom. Le sue foto sono state esposte in tutto il mondo, come il Festival Images a Vevey, Svizzera, Le Rencontres de la Photographie (Arles) e il V&A Museum di Londra, oltre a essere pubblicate in riviste internazionali come National Geographic, The Sunday Times, Stern, Geo, Le Monde, La Repubblica e Marie Claire.

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Familiar places

Progetto RIVA

Familiar Places è un progetto di studio che ha approfondito il rapporto fra il fiume Sieve e la comunità di San Francesco a Pelago.
Attraverso interviste, dialoghi e incontri con gli abitanti, gli artisti Studio ++ hanno rintracciato il rapporto tra il passato e il presente del fiume nell’intento di indurre una maggiore consapevolezza del patrimonio immateriale del nostro paesaggio. Alcune interviste video restituiscono il legame tra popolazione e fiume: racconti di esperienze di vita, idee, aspirazioni e leggende sono messe a confronto con la dimensione tangibile del paesaggio.


Familiar Places è un progetto di studio che ha approfondito il rapporto fra il fiume Sieve e la comunità di San Francesco a Pelago.
Attraverso interviste, dialoghi e incontri con gli abitanti, gli artisti Studio ++ hanno rintracciato il rapporto tra il passato e il presente del fiume nell’intento di indurre una maggiore consapevolezza del patrimonio immateriale del nostro paesaggio. Alcune interviste video restituiscono il legame tra popolazione e fiume: racconti di esperienze di vita, idee, aspirazioni e leggende sono messe a confronto con la dimensione tangibile del paesaggio.

Familiar places

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Fotoromanzo Italiano

Collettivo artistico

Collettivo artistico, fondato nel 2011 da Giorgio Barrera, Andrea Botto e Marco Citron, lavora sull’immagine e sul costume dell’Italia oggi attraverso una nuova forma di racconto che attinge all’immaginariocollettivo, attivandolo e dotandolo di nuovi significati. Un ‘minestrone’ caustico e ironico di immagini e parole, che, partendo dal reale, produce libere narrazioni, incrociando politica, gossip e fatti di cronaca arrivando a nuovi contenuti, secondo criteri ispirati a quello che è stato definito ‘neorealitysmo’

Collettivo artistico, fondato nel 2011 da Giorgio Barrera, Andrea Botto e Marco Citron, lavora sull’immagine e sul costume dell’Italia oggi attraverso una nuova forma di racconto che attinge all’immaginariocollettivo, attivandolo e dotandolo di nuovi significati. Un ‘minestrone’ caustico e ironico di immagini e parole, che, partendo dal reale, produce libere narrazioni, incrociando politica, gossip e fatti di cronaca arrivando a nuovi contenuti, secondo criteri ispirati a quello che è stato definito ‘neorealitysmo’

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Quei giorni del diluvio

Progetto RIVA

Durante i giorni dell’alluvione del ’66, per la prima volta a Firenze si mise in moto spontaneamente un’enorme catena di solidarietà. Ad accorrere furono giovani provenienti da ogni parte del mondo per salvare l’arte italiana: per tutti loro fu coniato il termine ‘angeli del fango’. Fotoromanzo Italiano lavora assemblando e contaminando immagini e materiali vari; per MAD Murate Art District gli artisti hanno costituito un gruppo di lavoro che ha coinvolto studenti o giovani artisti under 35 attivi sul territorio toscano in un workshop di ricerca attorno all’Arno. I partecipanti hanno lavorato come una vera e propria redazione procedendo prima alla stesura e poi alla realizzazione di un fotoromanzo sul fiume.

Durante i giorni dell’alluvione del ’66, per la prima volta a Firenze si mise in moto spontaneamente un’enorme catena di solidarietà. Ad accorrere furono giovani provenienti da ogni parte del mondo per salvare l’arte italiana: per tutti loro fu coniato il termine ‘angeli del fango’. Fotoromanzo Italiano lavora assemblando e contaminando immagini e materiali vari; per MAD Murate Art District gli artisti hanno costituito un gruppo di lavoro che ha coinvolto studenti o giovani artisti under 35 attivi sul territorio toscano in un workshop di ricerca attorno all’Arno. I partecipanti hanno lavorato come una vera e propria redazione procedendo prima alla stesura e poi alla realizzazione di un fotoromanzo sul fiume.

Quei giorni del diluvio

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Vivente

Progetto RIVA

Vivente è un’installazione multimediale che restituisce un inedito ritratto sonoro del fiume Arno, in cui aspetti sonori e visivi si fondono nella creazione di uno spazio immersivo e contemplativo. L’opera è composta da 128 canne di bambù di lunghezze diverse, sospese dall’alto; ogni canna può suonare sia come aerofono sia come percussione creando, nell’insieme, un ambiente estetico e allo stesso tempo visivo e acustico. Le dimensioni e la disposizione delle canne permettono di suggerire percorsi ed esperienze che i visitatori hanno potuto attraversare liberamente.

Vivente è un’installazione multimediale che restituisce un inedito ritratto sonoro del fiume Arno, in cui aspetti sonori e visivi si fondono nella creazione di uno spazio immersivo e contemplativo. L’opera è composta da 128 canne di bambù di lunghezze diverse, sospese dall’alto; ogni canna può suonare sia come aerofono sia come percussione creando, nell’insieme, un ambiente estetico e allo stesso tempo visivo e acustico. Le dimensioni e la disposizione delle canne permettono di suggerire percorsi ed esperienze che i visitatori hanno potuto attraversare liberamente.

Vivente

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Bernard Fort

Artista sonoro e compositore

Bernard Fort Co-fondatore e responsabile del GMVL (Groupe Musiques Vivantes de Lyon) insegna composizione acusmatica alla Scuola Nazionale di Musica di Villeurbanne e dedica il resto del suo tempo alla composizione e all’ornitologia. Le sue opere musicali sono dedicate interamente al genere acusmatico per i concerti in situazioni plein air, per la danza e per il giovane pubblico. Nel suo lavoro si è sempre interessato alle zone di confine tra astrazione e raffigurazione, naturale e culturale. La sua ricerca si focalizza principalmente sui modi di rappresentazione della musica elettroacustica

Bernard Fort Co-fondatore e responsabile del GMVL (Groupe Musiques Vivantes de Lyon) insegna composizione acusmatica alla Scuola Nazionale di Musica di Villeurbanne e dedica il resto del suo tempo alla composizione e all’ornitologia. Le sue opere musicali sono dedicate interamente al genere acusmatico per i concerti in situazioni plein air, per la danza e per il giovane pubblico. Nel suo lavoro si è sempre interessato alle zone di confine tra astrazione e raffigurazione, naturale e culturale. La sua ricerca si focalizza principalmente sui modi di rappresentazione della musica elettroacustica

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Lumières d’automne sur l’Arno

Progetto RIVA

Il paesaggio sonoro: una rielaborazione in chiave artistica del paesaggio sonoro naturale del fiume Arno. Dopo il workshop Field Recording Arno tenuto nel 2016 per giovani artisti e musicisti selezionati tramite open call, e un incontro sulle fasi creative del paesaggio sonoro, il compositore Bernard Fort ha proposto al pubblico, nello stesso anno, un’installazione sonora immersiva pensata per l’ambiente urbano delle Murate e per la sala emeroteca de MAD Murate Art District. Un ritratto del fiume che è stato realizzato così su due diversi registri: l’immagine acustica, figurativa e realistica, e l’immagine composta o immagine acusmatica. L’immagine acustica, rappresentazione di una situazione naturale all’aperto, è stata proposta all’interno dell’emeroteca. Qui l’interesse si è concentrato sulla restituzione dello spazio e sulla sua profondità di campo dentro ad un grande piano fisso.

Il paesaggio sonoro: una rielaborazione in chiave artistica del paesaggio sonoro naturale del fiume Arno. Dopo il workshop Field Recording Arno tenuto nel 2016 per giovani artisti e musicisti selezionati tramite open call, e un incontro sulle fasi creative del paesaggio sonoro, il compositore Bernard Fort ha proposto al pubblico, nello stesso anno, un’installazione sonora immersiva pensata per l’ambiente urbano delle Murate e per la sala emeroteca de MAD Murate Art District. Un ritratto del fiume che è stato realizzato così su due diversi registri: l’immagine acustica, figurativa e realistica, e l’immagine composta o immagine acusmatica. L’immagine acustica, rappresentazione di una situazione naturale all’aperto, è stata proposta all’interno dell’emeroteca. Qui l’interesse si è concentrato sulla restituzione dello spazio e sulla sua profondità di campo dentro ad un grande piano fisso.

Lumières d’automne sur l’Arno

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Arno Atlas

Progetto RIVA

Arno Atlas, una installazione sonora con cinque documentari dedicati al fiume Arno, una mappatura della sua geografia emozionale, un progetto di narrativa sonora per far riascoltare la voce di un fiume e la città che attraversa, Firenze.
Arno Atlas | 1966 L’emergenza del restauro [nuova produzione, 2016] Un viaggio tra la chimica e la filosofia del restauro contemporaneo. Un viaggio durato cinquanta anni, dall’emergenza dell’alluvione con la nascita della moderna scienza del restauro alla pratica attuale, per scoprire cosa è stato fatto e si continua a fare, cosa è oggi possibile e cosa si accetta di non poter fare con le vittime cultuali del 1966: affreschi, tavole, dipinti, codici, libri… Con: Franca Falletti, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze dal 1992 al 2013, Giorgio Bonsanti – storico dell’arte e Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure dal 1988 al 2000, Magnolia Scudieri – Ex Direttrice del Museo di San Marco, Marco Ciatti – Soprintendent

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Arno Atlas, una installazione sonora con cinque documentari dedicati al fiume Arno, una mappatura della sua geografia emozionale, un progetto di narrativa sonora per far riascoltare la voce di un fiume e la città che attraversa, Firenze.
Arno Atlas | 1966 L’emergenza del restauro [nuova produzione, 2016] Un viaggio tra la chimica e la filosofia del restauro contemporaneo. Un viaggio durato cinquanta anni, dall’emergenza dell’alluvione con la nascita della moderna scienza del restauro alla pratica attuale, per scoprire cosa è stato fatto e si continua a fare, cosa è oggi possibile e cosa si accetta di non poter fare con le vittime cultuali del 1966: affreschi, tavole, dipinti, codici, libri… Con: Franca Falletti, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze dal 1992 al 2013, Giorgio Bonsanti – storico dell’arte e Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure dal 1988 al 2000, Magnolia Scudieri – Ex Direttrice del Museo di San Marco, Marco Ciatti – Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure.
Arno Atlas | 1966 Alluvione e Avanguardie [nuova produzione, 2016] Il 1966 fu un anno mirabilis nel mondo e a Firenze dove, nonostante l’alluvione, emersero movimenti di ricerca artistica – si iniziava a sperimentare con la parola, il suono, il corpo – e gli architetti radicali si affermavano come una delle esperienze d’avanguardia più interessanti del Secondo Novecento. Sebbene il richiamo del passato si fosse rinvigorito dopo l’alluvione, con il mito del ritorno all’antico splendore, dal basso emergono le prime istanze contemporanee che sarebbero sfociate negli Anni 70. Con: Piero Frassinelli – architetto, Adolfo Natalini – architetto, Valentina Gensini – direzione scientifica del Museo del Novecento di Firenze.
Arno Atlas | (eco)sistema complesso [produzione Progetto RIVA 2013] Il fiume Arno: fiume o canale? Luogo di atti+M4vità economiche, luogo di svago o rifugio sicuro per animali che mai penseremmo di trovare in città? Lo ascoltiamo laddove entra ed esce da Firenze, dallo sbocco dell’Affrico e dalla Passerella dell’Isolotto, prestando il nostro orecchio a quell’(eco)sistema complesso che lo anima. Con: Antonio Bellace – presidente dell’Associazione dei Renaioli, Biagio Guccione – docente di Architettura del Paesaggio dell’Università di Firenze, Carlo Scoccianti – biologo ed esperto fluviale.
Arno Atlas | Cinque Metri sotto l’Arno [produzione Progetto RIVA 2013] La storia di Firenze sotterranea, tra miti, utopie ingegneristiche e grandi opere. Dalla fabbrica dell’acqua al canale sotterraneo che collegava le due rive del fiume, dalle esplorazioni di oggi ai miti metropolitani del sottosuolo fiorentino. Con: Stefano Sieni – giornalista, Piero Battarra – membro del Circolo Canottieri.
Arno Atlas | Abbecedario d’acqua [produzione Progetto RIVA 2013] La A di Arno, ma anche di Anguilla o Alluvione, la B di Biblioteca Nazionale e la C di Comunità: storie conosciute e storie dimenticate in una navigazione alfabetica lungo le parole dell’Arno e della sua relazione con Firenze. Un breve abbecedario a pelo d’acqua per scoprire o ricordare la motonave Fiorenza e le danze sull’acqua; i navalestri, Enea, il sogno di Leonardo e quello infranto di Rajaram Chuttraputti. Con Giovanni Menduni – docente di Idraulica e Ingegneria per l’ambiente e il territorio del Politecnico di Milano, Piero Frassinelli – architetto, Piero Battarra – membro del Circolo Canottieri.

Arno Atlas

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Terzo Giardino

Progetto RIVA

Un giardino di oltre 10.000 metri quadri che torna alla città grazie a un intervento di arte pubblica. Un palinsesto di eventi per adulti e ragazzi, volto a  valorizzare il rapporto tra l’Arno e la città e a animare un luogo “di confine”. La riva sinistra del fiume sotto Lungarno Serristori si trasforma nel “Terzo Giardino”, grazie alla riqualificazione artistica realizzata dal collettivo Studio ++, un lavoro attento alla conservazione naturale e alla valorizzazione della biodiversità, affiancando all’opera d’arte un programma di incontri, workshop e laboratori per famiglie, che punta a avvicinare l’ambiente fluviale ai cittadini, facendone emergere le peculiarità. Il progetto artistico di Studio ++ si basa su tagli mirati della vegetazione spontanea che cresce nei pressi dell’Arno, sfruttando le tecniche impiegate per il mantenimento degli argini. Due diverse azioni creano aree differenti: “parterre” geometrici divisi in quattro sezioni trasversali e veri e

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Un giardino di oltre 10.000 metri quadri che torna alla città grazie a un intervento di arte pubblica. Un palinsesto di eventi per adulti e ragazzi, volto a  valorizzare il rapporto tra l’Arno e la città e a animare un luogo “di confine”. La riva sinistra del fiume sotto Lungarno Serristori si trasforma nel “Terzo Giardino”, grazie alla riqualificazione artistica realizzata dal collettivo Studio ++, un lavoro attento alla conservazione naturale e alla valorizzazione della biodiversità, affiancando all’opera d’arte un programma di incontri, workshop e laboratori per famiglie, che punta a avvicinare l’ambiente fluviale ai cittadini, facendone emergere le peculiarità. Il progetto artistico di Studio ++ si basa su tagli mirati della vegetazione spontanea che cresce nei pressi dell’Arno, sfruttando le tecniche impiegate per il mantenimento degli argini. Due diverse azioni creano aree differenti: “parterre” geometrici divisi in quattro sezioni trasversali e veri e propri muri di vegetazione spontanea. Il risultato è un disegno ispirato alla tradizione del Giardino all’Italiana, con par¬ticolare attenzione al modello dei Giardini dei Semplici. La vegetazione che emerge è costituita dalle piante spontanee della riva del fiume, che, grazie a questo metodo di “sottrazione”, si manifestano in tutta la loro inaspettata biodiversità. L’aggettivo “terzo” richiama la metafora del paesaggista Gilles Clèment che spiega come la vegetazione abbandonata presente nei “residui dell’organizzazione razionale dell’uomo” sia un’importante riserva di biodiversità e potenziale evolutivo.

Terzo Giardino

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Terzo Giardino

Progetto RIVA

Terzo Giardino
Studio ++
Progetto RIVA
Terzo Giardino

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Arno Rafael Minkkinen

Fotografo

Arno Rafael Minkkinen è un fotografo finlandese-americano. Dopo la laurea presso il Wagner College con un BA in letteratura inglese, ricopre l’incarico di copywriting in Madison Avenue. Tra i suoi scritti “Cosa succede dentro la tua mente può accadere all’interno di una macchina fotografica” (per le fotocamere Minolta) e “Jingle Bells” (per J & B Scotch). Dopo questa esperienza la sua attenzione si rivolge in maniera esclusiva alla fotografia. In un workshop con John Benson a Apeiron, Millerton, New York, nel settembre 1971 produce una serie di autoritratti nudi ispirati in parte dal lavoro della compianta Diane Arbus. Pochi anni dopo, studiando con Harry Callahan e Aaron Siskind alla Rhode Island School of Design, consegue l’MFA in fotografia. Nel corso del decennio successivo, intraprende la carriera di insegnante/curatore e di direttore creativo/copywriter. Minkkinen continua nel corso della sua vita a dedicare le sue energie e la ricerca fotografica all’autori

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Arno Rafael Minkkinen è un fotografo finlandese-americano. Dopo la laurea presso il Wagner College con un BA in letteratura inglese, ricopre l’incarico di copywriting in Madison Avenue. Tra i suoi scritti “Cosa succede dentro la tua mente può accadere all’interno di una macchina fotografica” (per le fotocamere Minolta) e “Jingle Bells” (per J & B Scotch). Dopo questa esperienza la sua attenzione si rivolge in maniera esclusiva alla fotografia. In un workshop con John Benson a Apeiron, Millerton, New York, nel settembre 1971 produce una serie di autoritratti nudi ispirati in parte dal lavoro della compianta Diane Arbus. Pochi anni dopo, studiando con Harry Callahan e Aaron Siskind alla Rhode Island School of Design, consegue l’MFA in fotografia. Nel corso del decennio successivo, intraprende la carriera di insegnante/curatore e di direttore creativo/copywriter. Minkkinen continua nel corso della sua vita a dedicare le sue energie e la ricerca fotografica all’autoritratto: nello specifico la sua attenzione si rivolge alle immagini non manipolate della figura umana nuda nel paesaggio naturale. Attualmente è docente di Arte presso l’Università del Massachusetts Lowell; ricopre inoltre un incarico come docente presso l’Università di Arte e design di Helsinki e alla facoltà del Maine Media College in Rockport, Maine. Ha pubblicato ed esposto in tutto il mondo, i suoi lavori sono presenti nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York, nel Museum of Fine Arts di Boston, presso l’Addison Gallery of American Art di Andover, nel Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi e Centre Georges Pompidou di Parigi, presso il Musée de l’Elysée di Losanna, nel Center for creative Fotografia in Tucson, al Tokyo Metropolitan Museum of photography in Giappone e in molti altri musei di calibro internazionale. Arno Rafael Minkkinen è stato insignito nel 1992 della medaglia di prima classe all’Ordine del Leone da parte del Governo Finlandese, e del Premio Finnish State Art in Fotografia nel 2006. Attualmente è membro del Consiglio Nazionale della Society for Photographic Education.

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Jay Wolke

Fotografo

Jay Wolke vive e lavora a Chicago, Illinois. Personali a lui dedicate sono state organizzate presso l’Art Institute di Chicago, il St. Louis Art Museum, Harvard University, la California Museum of Photography, e la Galleria Primo Piano di Napoli. Tra le varie collezioni permanenti che espongono sue fotografie vi sono il Museum of Modern Art, New York, il Whitney Museum of American Art, New York, l’Art Institute of Chicago e il Museo di San Francisco di arte moderna. Dal 1981 è docente di fotografia e arte in varie università. Dal 1992-1999 è stato Coordinatore della laurea in Documentary Photography presso l’Istituto di Design (IIT). Nel 1999-2000 è stato responsabile della “Art and Graduate Studies” presso Studio Art Centers International di Firenze. Attualmente è docente di Fotografia presso la Columbia College di Chicago, ha ricoperto anche la carica di presidente del dipartimento di Arte e Design anche nei periodi 2000-2005 e 2008-2014. Wolke ha ricevuto borse di stu

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Jay Wolke vive e lavora a Chicago, Illinois. Personali a lui dedicate sono state organizzate presso l’Art Institute di Chicago, il St. Louis Art Museum, Harvard University, la California Museum of Photography, e la Galleria Primo Piano di Napoli. Tra le varie collezioni permanenti che espongono sue fotografie vi sono il Museum of Modern Art, New York, il Whitney Museum of American Art, New York, l’Art Institute of Chicago e il Museo di San Francisco di arte moderna. Dal 1981 è docente di fotografia e arte in varie università. Dal 1992-1999 è stato Coordinatore della laurea in Documentary Photography presso l’Istituto di Design (IIT). Nel 1999-2000 è stato responsabile della “Art and Graduate Studies” presso Studio Art Centers International di Firenze. Attualmente è docente di Fotografia presso la Columbia College di Chicago, ha ricoperto anche la carica di presidente del dipartimento di Arte e Design anche nei periodi 2000-2005 e 2008-2014. Wolke ha ricevuto borse di studio e premi dalla National Endowment for the Arts, l’Arts Council Illinois, Focus Infinity Fund and the Ruttenberg Arts Foundation. Wolke ha conseguito il suo B.F.A. in Printmaking / Illustrazione presso la Washington University, St. Louis, e un M.S. in Fotografia presso l’Istituto di Design, Illinois Institute of Technology, Chicago. Ha pubblicato alcune monografie come “All Around the House: Photographs of American- Jewish Communal Life” (Art Institute of Chicago, 1998), “Along the Divide: Photographs of the Dan Ryan Expressway” (Center for American Places, 2004) e “Architecture of Resignation: Photographs from the Mezzogiorno” (Center for American Places, 2011). Le sue fotografie sono apparse in numerose pubblicazioni tra cui il New York Times Magazine, Doubletake, Architectural Record, Newsweek, Fortune, e il Village Voice.

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Massimo Vitali

Fotografo

Nato a Como, Massimo Vitali si trasferisce a Londra dopo il liceo, dove studia fotografia alla London College of Printing. Nei primi anni Sessanta lavora come fotoreporter, collaborando con molte riviste e agenzie in Italia e in Europa. In questo periodo di intenso lavoro incontra Simon Guttmann, fondatore dell’agenzia Report, fondamentale per la sua crescita come “Concerned Photographer”. All’inizio degli anni Ottanta una crescente sfiducia nella convinzione che “la fotografia abbia avuto una capacità assoluta di riprodurre le sfumature della realtà” porta Vitali a intraprendere un cambiamento nella sua carriera. Lavora come direttore della fotografia per la televisione e il cinema, tuttavia, il suo legame con la fotocamera rimane e la fotografia diviene per lui mezzo di ricerca artistica. La sua serie di panorami balneari italiani è iniziata alla luce dei radicali cambiamenti politici in Italia. Vitali osserva con attenzione le realtà italiane dipingendo una “vision

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Nato a Como, Massimo Vitali si trasferisce a Londra dopo il liceo, dove studia fotografia alla London College of Printing. Nei primi anni Sessanta lavora come fotoreporter, collaborando con molte riviste e agenzie in Italia e in Europa. In questo periodo di intenso lavoro incontra Simon Guttmann, fondatore dell’agenzia Report, fondamentale per la sua crescita come “Concerned Photographer”. All’inizio degli anni Ottanta una crescente sfiducia nella convinzione che “la fotografia abbia avuto una capacità assoluta di riprodurre le sfumature della realtà” porta Vitali a intraprendere un cambiamento nella sua carriera. Lavora come direttore della fotografia per la televisione e il cinema, tuttavia, il suo legame con la fotocamera rimane e la fotografia diviene per lui mezzo di ricerca artistica. La sua serie di panorami balneari italiani è iniziata alla luce dei radicali cambiamenti politici in Italia. Vitali osserva con attenzione le realtà italiane dipingendo una “visione clinica e compiacente di normalità italiane”. Nel corso degli ultimi 12 anni sviluppa un nuovo approccio per ritrarre il mondo, “illuminando l’apoteosi della Mandria”, esprimendo e commentando attraverso le più intriganti, forme palpabili di arte contemporanea.

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Arno Immaginario Collettivo

Progetto RIVA

Mostra fotografica di Massimo Vitali, Arno Rafael Minkkinen e Jay Wolke A cura di Fondazione Studio Marangoni

Arno immaginario Collettivo si è configurato come un triplice lavoro fotografico sull’Arno che da settembre a novembre 2016 ha coinvolto fotografi locali, fotografi internazionali e giovani fotografi. Il progetto si sviluppa sul rapporto tra Firenze e il suo elemento naturale più importante, il fiume, e restituisce una ricostruzione collettiva dell’immaginario intorno ad esso, attraverso tre momenti espositivi distinti. La mostra conclusiva ha visto la partecipazione di tre grandi fotografi internazionali. Arno Minkkinen, Massimo Vitali e Jay Wolke hanno interpretato la città di Firenze attraverso la sua spina dorsale, l’Arno, e hanno prodotto una serie di lavori inediti. Focus della ricerca di Arno Minkkinen è il paesaggio antropomorfizzato e il rapporto tra la figura umana e l’elemento dell’acqua. Un sistema combinatorio che tiene insieme a livello visivo le div

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Mostra fotografica di Massimo Vitali, Arno Rafael Minkkinen e Jay Wolke A cura di Fondazione Studio Marangoni

Arno immaginario Collettivo si è configurato come un triplice lavoro fotografico sull’Arno che da settembre a novembre 2016 ha coinvolto fotografi locali, fotografi internazionali e giovani fotografi. Il progetto si sviluppa sul rapporto tra Firenze e il suo elemento naturale più importante, il fiume, e restituisce una ricostruzione collettiva dell’immaginario intorno ad esso, attraverso tre momenti espositivi distinti. La mostra conclusiva ha visto la partecipazione di tre grandi fotografi internazionali. Arno Minkkinen, Massimo Vitali e Jay Wolke hanno interpretato la città di Firenze attraverso la sua spina dorsale, l’Arno, e hanno prodotto una serie di lavori inediti. Focus della ricerca di Arno Minkkinen è il paesaggio antropomorfizzato e il rapporto tra la figura umana e l’elemento dell’acqua. Un sistema combinatorio che tiene insieme a livello visivo le diverse anime del fiume è, invece, al centro della produzione di Jay Wolke, mentre Massimo Vitali guarda alla relazione tra i cittadini e il fiume come momento aggregazione.

Arno Immaginario Collettivo

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